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 .. riflessi in una viola del pensiero ..... di Lunadicarta
 
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Vi è una sola cosa peggiore dell'ingiustizia: la giustizia senza la spada in mano. Quando il diritto non è la forza è male.

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 07:46:12, in Magistratura, linkato 1531 volte)
Csm verso gli standard per misurare i giudici

di Lionello Mancini
Sole 24 ore - 19 Aprile 2010

Il lavoro di raccolta e di elaborazione dati è durato oltre un anno, ha coinvolto centinaia di uffici giudiziari e migliaia di magistrati, ma alla fine il quadro è pronto e questo Consiglio superiore della magistratura (Csm) lascerà in eredità al prossimo organo di autogoverno che verrà eletto a luglio, lo strumento per valutare lo «standard medio» di produttività di ogni singolo magistrato italiano. Più facile a dirsi che a farsi, come conferma Elisabetta Cesqui, membro del Consiglio superiore della magistratura, «e i problemi non sono ancora tutti risolti, ma siamo finalmente arrivati a un metodo che riteniamo efficace per misurare il rapporto magistrato-fascicoli; si tratta ora di stabilire chi potrà usare questo strumento e con quali finalità».

Il lavoro della ventina tra statistici e magistrati («esonerati solo parzialmente dal normale servizio», precisa uno di questi ultimi) è iniziato nel dicembre 2008. Divisi in due commissioni, una per il penale e l'altra al civile, hanno accumulato dati e affinato criteri per rendere realisticamente comparabile il lavoro del magistrato Rossi della sezione sfratti di Milano con il suo collega Bianchi che è impegnato sullo stesso fronte in un piccolo o medio tribunale del centro o del sud Italia.

Per l'analisi del settore penale sono stati estratti i dati di 48 mesi (2005-2008) da 16 tribunali e 142 procure della Repubblica, cioè l'attività svolta da 247 giudici, 179 Gip e 979 sostituti procuratori della Repubblica (136 dei quali operanti nell'antimafia); oltre a questi, hanno partecipato 120 giudici di sorveglianza (sono 150 in tutto), con i dati del biennio 2008-2009. Quanto al civile, i rilevatori hanno censito i carichi di 1.070 «annualità/giudice»: tutti quelli (527) operanti nei tre tribunali metropolitani di Roma, Milano e Napoli; 356 dei grandi tribunali, 187 dei medi e piccoli. Con le opportune correzioni dei fattori di distorsione (ad esempio maternità), sono stati presi in considerazione i fascicoli di contenzioso ordinario, esclusi fallimentare, esecuzioni, giudici tutelari, per carenza di banche dati. Sia per il civile sia per il penale, sono stati assunti esclusivamente i carichi di lavoro dei magistrati ordinari, lasciando fuori il pur cospicuo contributo apportato dai magistrati onorari.

Venerdì scorso il Csm ha ricevuto dalle due commissioni le relazioni finali della lunga disamina e presto farà proprie le conclusioni definitive, assumendole in una delibera come modello per "misurare" la produttività dei magistrati. «È stato un lavoro lungo e complesso – spiega ancora Cesqui – ma avevamo l'esigenza di dati credibili e aggiornati per circoscrizione e ufficio; oltre a ciò, dev'essere possibile estrarre ogni notizia utile a valutare in profondità le singole posizioni», come la legge impone ogni 4 anni per le progressioni di carriera. E se alla valutazione giudiziaria serve questa fotografia in tempo reale, alimentata costantemente dagli uffici secondo criteri omogenei, il ministero dovrà usare gli stessi dati combinati in modo differente, ad esempio per stabilire le piante organiche del personale, le dotazioni strumentali eccetera. Dunque in gioco c'è un grande affresco statistico condiviso e utilizzabile di comune accordo: un obiettivo al momento ancora distante. Alla "misurabilità" del lavoro giudiziario, infatti, è sotteso un braccio di ferro tutto politico tra le toghe e quanti indicano nello scarso impegno di giudici e pm la sola causa dei guai della Giustizia.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/04/19/Economia e Lavoro/4_D.shtml

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme e Tributi/2010/04/pubblico-impiego-riforma-brunetta-giustizia.shtml
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 07:33:38, in Magistratura, linkato 1474 volte)
GENOVA PROCESSO PENALE,
RATIFICATO PROTOCOLLO MAGISTRATI - AVVOCATI



(AGI) - GENOVA, 19 apr. - E' stato ratificato oggi il primo protocollo d'intesa tra i magistrati e gli avvocati liguri per la gestione delle udienze dibattimebtali penali, collegiali e monocratiche, del tribunale ordinario di Genova e delle udienze preliminari.

La ratifica e' avvenuta nell'aula della Corte d'Assise del palazzo di giustizia di Genova alle 12. Erano presenti il presidente del tribunale Claudio Viazzi, il presidente dell'Anm Liguria Francesco Pinto, il presidente dell'ordine degli avvocati di Genova Stefano Savi ed il presidente della Camera penale Corrado Pagano.

"Si tratta di una prima fase - ha spiegato il sostituto procuratore Francesco Pinto - a cui ne fara' seguito un'altra di controllo e verifica durante le udienze. Naturalmente i protocolli non sono altro che un "consiglio virtuoso" su come gestire le udienze, regolate dal codice di procedura penale.

Nessuno puo' dire a un giudice come gestire un'udienza. Sono solo regole virtuose, ripeto, a favore prima di tutto del cittadino e quindi degli operatori della giustizia". Nel complesso, si tratta di regole comportamentali tese ad evitare aule sovraffollate, rinvii per assenza di magistrati, calendarizzazioni non compatibili per le parti.
  Cli/Ge
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 07:29:01, in Magistratura, linkato 1405 volte)
Giustizia del lavoro, venerdì convegno a Roma


Iniziativa promossa dalla Consulta giuridica della Cgil, Magistratura democratica e Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale. Tema: la "controriforma" contenuta nel collegato lavoro

Un convegno per riflettere sul disegno di legge governativo n. 1167-B, quello che riforma la giustizia del lavoro. Un disegno di legge che pone una serie di interrogativi, primi tra tutti quelli relativi alla clausola compromissoria allegata al contratto di lavoro ed all’arbitrato secondo equità; e ancora: il problema dei termini di decadenza per il deposito del ricorso giudiziale, quello del condizionamento dei poteri del magistrato del lavoro in materia di clausole generali, giusta causa e giustificato motivo di licenziamento, sanzioni disciplinari e altro.

Norme che in larga misura il Presidente della Repubblica ha deciso di rimettere al Parlamento, per una nuova e più approfondita disamina, tenuto conto della possibile collisione con le norme costituzionali che tutelano il lavoratore quale contraente debole. La nota presidenziale auspica inoltre che la flessibilizzazione della disciplina del rapporto di lavoro venga realizzata con riforme del diritto sostanziale specifiche, evidenti e generalmente condivise, anziché con norme processuali surrettizie e di portata indeterminata.

Il convegno si articolerà in due sessioni. Quella mattutina, presieduta da Sergio Mattone (Presidente onorario della Corte di Cassazione), sarà introdotta dal Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara. Seguiranno le relazioni di Luigi Mariucci (Università di Venezia) sul declino dei diritti individuali e collettivi nel processo di lavoro; di Valerio Speziale (Università di Pescara) sui limiti alla giustiziabilità dei diritti nella riforma del lavoro; e di Massimo Roccella (Università di Torino) sul regime delle impugnazioni.

Il convegno proseguirà con alcuni interventi programmati: Raffaele Foglia (Magistrato di Cassazione presso la Corte Costituzionale) parlerà degli aspetti problematici della nuova normativa; Amos Andreoni (La Sapienza Università di Roma) tratterà il tema del processo previdenziale; Giovanni Cannella (Magistrato) discuterà dell’organizzazione del lavoro negli uffici giudiziari; infine l’avvocato Sergio Vacirca tratterà delle funzioni dell’avvocatura nel nuovo processo di lavoro.

Nel pomeriggio è prevista una tavola rotonda dal titolo “Per una tutela effettiva dei diritti dei lavoratori”, presieduta da Rita Sanlorenzo (Magistrato, segretario nazionale di Magistratura democratica) ed alla quale sono stati invitati: Piergiovanni Alleva (Università Politecnica delle Marche), Maurizio Cinelli (Università di Macerata), Giuseppe Ferraro (Università di Napoli “Federico II”), Tiziano Treu (Vice Presidente della Commissione Lavoro del Senato) e Antonio Vallebona (Università di Roma Tor Vergata). Concluderà i lavori il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni.

www.rassegna.it
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 07:23:59, in Magistratura, linkato 1350 volte)
19/04/2010 - REFERTO SUL SITEMA UNIVERSITARIO

La Corte dei Conti boccia
la riforma dell'Università

"La laurea breve non ha dato miglioramenti"


La Corte dei Conti boccia la riforma universitaria che ha introdotto il sistema a doppio ciclo, laurea e laurea specialistica (cioè quella breve), spiegando che «non ha prodotto i risultati attesi» nè in termini di aumento dei laureati nè in termini di miglioramento della qualità dell’offerta formativa. Anzi, sostiene la magistratura contabile in un Referto sul sistema universitario appena pubblicato, ha generato un sistema incrementale di offerta «con un’eccessiva frammentazione ed una moltiplicazione spesso non motivata dei corsi di studio».

La Corte stima che dopo le riforme del 2004 e del 2007, solo dall’anno accademico 2008-2009, c’è stato un’inversione di tendenza. C’è da segnalare poi «il rilevante fenomeno dell’incremento delle sedi deccentrate e il peso via via crescente nassunto dai professori a contratto esterni ai ruoli universitari». C’è da dire, inoltre, che il sistema non ha migliorato la qualità dell’offerta formativa «anche in termini di più efficace spendibilità del titolo nell’ambito dello spazio comune europeo».

Per la magistratura contabile, «gli effettivi sbocchi occupazionali che offrono i diversi corsi di laurea dovrebbero guidare l’andamento delle immatricolazioni e l’orientamento degli studenti verso le differenti tipologie di crisi».


http://www3.lastampa.it/scuola/sezioni/news/articolo/lstp/191352/
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Di Loredana Morandi (del 19/04/2010 @ 09:58:43, in Estero, linkato 1282 volte)
Liberi i 3 operatori italiani di Emergency


 http://www.giustiziaquotidiana.it/public/emergency.jpg



Una notizia che rasserena, certo, ma lascia l'amaro in bocca per aver assistito all'inciviltà della tentata incriminazione di 3 operatori umanitari e dei cooperanti afghani per la sola "ragione possibile": "il furto".

Gino Strada ha lavorato molti anni in Afghanistan, ma in Italia è stato guardato sempre con una punta di sospetto, forse anche dettata da invidia, dagli operatori di altre organizzazioni umanitarie dello stesso settore. E se c'è stato un rimprovero rivolto a lui da tutti è stato che le strutture create da Emergency avessero locazione e funzionalità in tutto simili a "cliniche private".

L'ospedale espropriato è così, nonostante abbia accolto anche poveri e rifiutati, e se all'esterno sembra una clinica privata, dall'interno i vialetti e la vegetazione curata dal giardiniere, gli ambienti puliti ed organizzati che certo avete visto in foto non han lasciato in voi alcun dubbio.

Tristissima la via giudiziaria adottata dal governo Karzai. 4 bombe a mano nascoste ad arte per lanciare l'allarme terrorismo. Poi, forse proprio grazie al fatto che la giustizia italiana ha insegnato agli afghani, l'incriminazione storica di Goebbels contro i pacifisti è caduta e quei ragazzi sono tornati.

L.M.
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Mi permetto di aggiungere che in merito alle missioni militari alcuni reati mancano del tutto...LM

Giustizia: Tricoli, quella militare funziona

ma ci sono incongruenze tra i reati

Vicepresidente del Consiglio della Magistratura Militare: giurisdizione frammentaria e a macchia di leopardo.

Roma, 18 apr. - C'è un'isola, nell'arcipelago spesso problematico della Giustizia italiana, che appare, se non felice, quantomeno normale: quella della Giustizia Militare. "Veloce, rapida e immediata" e con "risorse adeguate", la descrive alla ADNKRONOS l'avvocato Roberto Fabio Tricoli, nominato lo scorso anno vice presidente del Consiglio della Magistratura Militare (l'equivalente del Csm per la giustizia ordinaria, ndr), per il quale "si arriva alla sentenza in tempi rapidissimi". Con la riforma entrata in vigore nel luglio del 2008, la Giustizia militare è andata incontro a un processo di snellimento e razionalizzazione che ha lasciato sul territorio tre Procure e altrettanti tribunali, Roma, Verona e Napoli e una sola Corte d'Appello, a Roma. Il Tribunale militare e la Procura militare di Roma mantengono inoltre la competenza sui reati militari commessi all'estero. Ad amministrare la Giustizia militare, al cui vertice siede, nel ruolo di presidente del Consiglio della magistratura militare il primo presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, un organico di cinquantotto magistrati.Ma non mancano i problemi, come rileva lo stesso vicepresidente Tricoli, che denuncia "la frammentarietà di una giurisdizione che è a macchia di leopardo". Tricoli traccia alcuni esempi di quelle che chiama "incongruenze": costituisce reato militare l'omicidio tra militari di grado diverso e non quello tra militari dello stesso grado; è reato militare il peculato, ma non il peculato d'uso; non è reato militare la corruzione o la concussione, ma il furto sì, ma non la rapina. Questa situazione, spiega, "paralizza la tutela penale delle legalità in ambito militare".

Il vicepresidente del Consiglio della Magistratura Militare invoca quindi la rapida riforma dell'articolo 37 del Codice militare di pace che, "è in itinere". In sintesi, spiega, basterebbe stabilire che, "tutti i reati che vengono commessi in una postazione militare sono di competenza del tribunale militare, e laddove c'è un concorso con il privato, la competenza passa al tribunale ordinario". Ma quali sono i reati di maggiore frequenza nell'universo militare? In base alle denunce ricevute dalle tre Procure militari (Roma, Verona e Napoli) nel corso del 2009 è stato registrato un numero elevato di reati di "furto militare", il 23% del totale. Nel suo intervento all'apertura dell'anno giudiziario, il procuratore generale militare presso la Corte Militare d'Appello, Fabrizio Fabretti, ha indicato anche un consistente numero di reati di danneggiamento colposo di cose mobili militari. Inoltre, dalla relazione di Fabretti, e' emerso anche un significativo numero di truffe ai danni dell'amministrazione militare, con una percentuale che va dal 6 all'8% dei procedimenti. Il reato di peculato militare ha invece una percentuale del 2% sul totale dei reati. Sono il 2,5% i reati di lesione personale e sempre il 2,5% i reati di diffamazione, il reato di insubordinazione rappresenta il 3,5% e quello di abuso di autorità il 4,2%.

Sempre in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, il presidente della Corte Militare d'Appello, Vito Nicolò Diana, ha rilevato che nel corso del 2009, agli uffici del Gip e del Gup dei tribunali militari, sono giunti 1922 fascicoli e ne sono stati esauriti 1.833. "Il carico dei procedimenti pendenti -ha detto Diana, è quindi aumentato da 263 a 352. I Tribunali militari a fronte di 173 procedimenti ricevuti ne hanno esauriti 181 riducendo il carico dei processi pendenti da 151 a 143. La Corte Militare d'Appello ha trattato 139 processi, avendone ricevuti 87, riducendo il carico dei processi pendenti da 88 a 36". "Numeri assolutamente modesti -ha detto Diana nel suo intervento- specie se 'pesati' con riferimento alla scala della Giustizia ordinaria". Per Diana, "solo un prossimo futuro potrà chiarire" se "questa progressiva rarefazione dei processi militari penali" è dovuta a "un'oggettiva minore frequenza di illeciti o piuttosto ad una minore efficacia del controllo di legalita'". Il vicepresidente del Cmm Tricoli, rileva però che con il passaggio dall'esercito di leva a quello professionale, "la natura dei reati è cambiata molto". Un tempo, spiega "la struttura portante dei reati era costituita dalla diserzione e dalla renitenza alla leva". Nel 2009, il reato di assenza dal servizio, come la diserzione e l'allontanamento illecito ha avuto una percentuale del 2,5% a Roma, del 9% a Verona e del 13,5% a Napoli. (Adnkronos)

GrNet.it
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Di Loredana Morandi (del 18/04/2010 @ 12:31:37, in Redazionale, linkato 1564 volte)
Le smanie di Saviano


Dovete sapere che Roberto Saviano entra su queste pagine soltanto per ricevere la giusta critica ai suoi smaniosi comportamenti. E a me, personalmente, questo personaggio montato dai media non piace, non mi inganna e non mi convince neppure un po'.

E va bene è stato minacciato dalla mafia, ma chi non lo è se partecipa al rullo compressore della vita politica e mediatica del paese? Il fatto che lo sia stato ha prodotto certamente un ottimo fatturato per i suoi libri, tradotti in molte lingue, finanche in ebraico.

Questo Roberto Saviano, che scrive parole dure contro il premier e la casa editrice con la quale scrive, è lo stesso Saviano in visita a quel fiore caritatevole di santità di Shimon Perez? Sì è lo stesso, ed io per rendere più vivace il confronto vi invito a leggerlo qui, dove scrive la gente comune, perché non ne fa mistero neppure il quotidiano La Repubblica.

E' lo stesso Saviano invitato da Perez a risiedere per sempre in Israele protetto dalla sicurezza delle ogive nucleari nazionali divulgate da Vanunu (uno che il carcere se lo è fatto), l'uomo al quale risponde Marina Berlusconi in qualità di presidente della editrice Mondadori, ovvero colei che pubblica i libri di codesto signore? Sì è lui.

Così che cosa vuole questo duplice Saviano, avversato dai clan e acclamato dalla lobby? Che cosa vuole l'italiano che per primo è entrato in Israele mentre ancora l'esercito di occupazione bombardava i confini tra la striscia di Gaza e l'Egitto, ai danni della popolazione araba palestinese ed egiziana?

Saviano è uno che vuole troppo. Al punto di far diventare "più simpatica" la cupola mafiosa per mero campanilismo, se paragonata al terrorismo internazionale dell'ultima lobby colonialista del pianeta. Sarà certo una reminiscenza obsoleta, ma nel lontano e remoto passato la mafia si prendeva cura delle famiglie dei caduti, mentre oggi quel terrorismo: prima uccide gli uomini, e poi bombarda senza tregua i civili e i bambini,  le donne  e vecchi.

Senza neppur vedere come muore il nemico, senza sentimenti, senza senso, senza rispetto alcuno per la vita umana. Un terrorismo che lascia alle sue vittime ferite ed ustioni al fosforo bianco,  che bruciano le carni senza tregua e senza cura.

Un terrorismo che viola i Trattati internazionali sulle armi di distruzione di massa e impreca il nome di "Giustizia".


Saviano: "In Israele l'aspettano, ci vada!"

Una prece: quando è lì, cambi casa editrice, farà senz'altro miglior figura.

Loredana Morandi

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-04-18_saviano.jpg

UPDATE: NEWS DA FACEBOOK

Qualcuno sta cercando di comunicare il proprio dissenso. Uno dei molti gruppi intitolati ad Emergency, un gruppo con circa 5000 utenti, ha cambiato nome e immagine. Ora si chiama "Roberto Saviano la mafia sei tu". Il solo segnale da leggere in questi eventi, e senza nessun catastrofismo, è che la gente è stufa. La gente è stufa delle menzogne e dei balletti per soldi o per potere.

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Di Loredana Morandi (del 18/04/2010 @ 07:22:24, in Estero, linkato 1509 volte)
IL PROCESSO

Battisti, i motivi del no all'asilo
"Sull'estradizione ora decide Lula"

Il Supremo Tribunal Federal ha pubblicato il testo della sentenza con la quale mesi fa aveva dato il via libera al rientro in Italia dell'ex terrorista, condannato nel nostro Paese per aver commesso quattro omicidi

BRASILIA - Adesso l'ultima parola spetta al presidente brasiliano Lula. Sarà lui a decidere se Cesare Battisti potrà tornare in Italia o meno. Il Supremo Tribunal Federal di Brasilia ha infatti pubblicato il testo della sentenza con la quale, mesi fa, aveva dato il dichiarato illegale l'asilo politico, precisando che la decisione del destino dell'ex terrorista rosso è nelle mani del capo dello Stato. Motivazioni che lo stesso Lula, lunedì scorso a Washington incontrando il premier Silvio Berlusconi, aveva riferito di aspettare per poter decidere.  

La decisione non è facile. La vicenda Battisti è un caso di estradizione che riguarda anche la politica estera del Brasile e, in questo campo, le decisioni spettano, com'è ovvio nella separazione di poteri, all'esecutivo. Per il vicepresidente, José Alencar, Lula dovrebbe accettare la sentenza della Corte Suprema. La normativa all'interno della quale Lula ha la possibilità di muoversi è quella del Trattato di estradizione sottoscritto da Italia e Brasile. Il presidente non può confermare l'asilo politico concesso da un ministro del suo governo perché già dichiarato "illegale" dal Tribunale ma può utilizzare le eccezioni del Trattato dove queste stabiliscono le ragioni per le quali il Capo dello Stato ha facoltà di bloccare un processo di estradizione avallato dal massimo potere giudiziario. Un passaggio impervio.

Una possibilità, forse l'unica concessa dal Trattato, è quella della "persecuzione politica". Il Capo dello Stato può non estradare nel caso in cui sia manifesto il rischio di persecuzione per ragioni politiche. L'altra speranza per Cesare Battisti di evitare l'estradizione è la cosiddetta "soluzione umanitaria". Ipotesi che seccondo quanto dicono alcuni esponenti del governo, non piace affatto al presidente Lula. Sulle motivazioni della sentenza con le quali il Supremo Tribunale Federale ha annullato l'asilo politico concesso dall'ex ministro della Giustizia Tarso Genro, si legge però che i quattro omicidi dei quali Battisti è stato accusato in Italia sono stati fatti "senza alcuna motivazione politica", né rappresentano "una legittima reazione ad un regime oppressivo. Ed è proprio sulla base di tale punto, sottolineano analisti locali, che nel caso in cui il presidente Lula voglia confermare l'asilo politico a Battisti, dovrà presentare una motivazione diversa dalla persecuazione politica.

L'ex terrorista rosso Cesare Battisti era stato condannato dal tribunale di Rio de Janeiro a due anni di reclusione per uso di passaporto falso. Il giudice Rodolfo Kronenberg Harmann aveva condannato l'ex membro dei Proletari Armati per il Comunismo a due anni in regime di semilibertà. Battisti, arrestato sulla spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro il 18 marzo del 2007, è stato condannato in Italia a due ergastoli per aver commesso quattro omicidi durante gli "anni di piombo" e il governo chiede da tempo l'estradizione.  

Il 13 gennaio 2009, il Brasile gli aveva accordato lo status di rifugiato politico. Il ministro della giustizia Tarso Genro, contrario alla decisione del Conare (l'organismo brasiliano che esamina le richieste di asilo politico) votata due mesi prima, aveva motivato la decisione sul timore di persecuzione di Battisti per le sue idee politiche, nonché sui dubbi espressi sulla regolarità del procedimento giudiziario nei suoi confronti.

Contro la richiesta di estradizione presentata al Brasile dal governo italiano, l'ex terrorista aveva fatto uno sciopero della fame di undici giorni. "Quando ho sentito in due occasioni in tv Lula chiedermi di sospendere lo sciopero, ho capito che era un messaggio positivo", aveva detto dopo aver interrotto lo sciopero. "Credo che rimarrò in Brasile", aveva poi aggiunto. "Francamente credo che Berlusconi non abbia interesse in questa storia. Forse rimarranno tranquilli, ma non alcuni ministri fascisti. Per me sarà difficile attendere fino alla decisione finale da parte del presidente brasiliano. Ma avrò pazienza", aveva detto Battisti.

http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/16/news/battisti-lula-3398272/
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Di Loredana Morandi (del 17/04/2010 @ 08:59:09, in Osservatorio Famiglia, linkato 1487 volte)
Pedofilia, se il prete fa scandalo e l’intellettuale no
 

Roma, 16 apr (Il Velino) - Il pedofilo non piace solo se è un prete. In altri casi, infatti, lo si tende a giustificare in nome dell’arte o della sua appartenenza all’intellighenzia, perché in queste situazioni l’abuso appare meno turpe e diventa espressione di libertà sessuale e di legittima ricerca del piacere. Questa la polemica sollevata da Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea all’università La Sapienza di Roma, nei giorni scorsi sia sul Riformista che al programma televisivo di Gad Lerner su La7 L’infedele, in merito alla vicenda degli abusi sessuali che vedono coinvolti degli ecclesiastici. Al VELINO Scaraffia approfondisce il tema della disparità di trattamento nei confronti dei pedofili, da parte soprattutto dei media, a seconda vestano l’abito talare o meno. “A finire nell’occhio del ciclone – spiega la studiosa – è soprattutto la Chiesa perché in questi tempi è per la difesa della vita ed è contraria al matrimonio tra omosessuali. È l’unica voce discorde importante, l’unica istituzione mondiale che esprime con voce autorevole la propria avversità. Dal momento che costituisce un disturbo, la si attacca come si può. Siccome, vergognosamente, esiste la piaga dei preti pedofili, i media preferiscono accanirsi sopra questi casi per sferrare attacchi contro la Chiesa”.

Scaraffia rimarca casi di pedofilia, nei quali sono rimasti coinvolti intellettuali, che non hanno suscitato pari indignazione nei media o nell’opinione pubblica. Anzi, in qualche caso, si è assistito alla difesa dell’accusato. “Recentemente abbiamo visto il regista Roman Polanski, che una trentina di anni fa stuprò una dodicenne, ricevere lettere di solidarietà affinché non finisca in prigione”, osserva la studiosa che aggiunge: “C’è poi la vicenda dell’attuale ministro francese della Cultura, Frederic Mitterand, che in un libro di memorie ha raccontato dei suoi rapporti con minori del Terzo mondo”. Scaraffia ricorda come “nella rivoluzione sessuale degli anni Sessanta si sia parlato apertamente di rendere legittima la sessualità infantile e quindi anche la pedofilia”. Il dottor Kinsey, autore negli anni della Seconda guerra mondiale del famoso “Rapporto sulla vita sessuale”, uno dei testi fondamentali della rivoluzione culturale, descrisse rapporti coi bambini ed ebbe problemi anche giudiziari perché voleva sdoganare la pedofilia. “Su queste vicende, però, si è finiti per passare sopra e il libro ha avuto un successo strepitoso”, sottolinea Scaraffia che punta l’attenzione verso un altro problema: “La proliferazione di gruppi per la libertà e i diritti sessuali che chiedono alle organizzazioni internazionali di abbassare l’età di consenso dei rapporti sessuali da dodici a otto anni”.

Ai nomi di intellettuali e politici citati da Scaraffia se ne possono aggiungere altri. Senza andare a ritroso fino alla Grecia classica, ci si può limitare a ricordare come il filosofo illuminista Jean Jacques Rousseau, nella Venezia del Settecento, abbia comprato per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le proprie serate. E ancora, in tempi a noi più vicini, in piena rivoluzione sessuale negli anni Sessanta, Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault e il futuro ministro francese Jack Lang, abbiano firmato una petizione a favore della legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori. Erano gli anni in cui Dacia Maraini sosteneva che l’incesto fosse una pratica naturale e il teorico del ’68, Gerd Koenen, scriveva che “negli asili infantili più radicali le attività sessuali divennero parte integrante dei giochi”. Un altro leader sessantottino, Daniel Cohn-Bendit, esponente di punta dei Verdi all’Europarlamento, raccontò addirittura di avere sperimentato e favorito la pedofilia e il sesso coi minori a scuola, come insegnante. Proprio Scaraffia ha ricordato un’intervista del 1985 di Nichi Vendola a Repubblica, nella quale l’attuale governatore della Puglia dichiarava che “non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia (…) cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti, e trattarne con chi la sessualità l'ha vista sempre in funzione della famiglia”. Sempre per restare in ambito nazionale, suscitò scalpore alcuni fa lo scrittore Aldo Busi quando dichiarò che andava ritenuto lecito per un tredicenne avere rapporti omosessuali, in quanto a questa età un ragazzo sarebbe adulto e libero di decidere di avere rapporti con un altro uomo. E Mario Mieli, uno dei fondatori del movimento omosessuale in Italia, considerava esperienze redentive, da promuovere, la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia.

“Il mondo intellettuale negli anni scorsi non ha stigmatizzato a dovere il fenomeno pedofilia come avrebbe dovuto fare”. Così al VELINO lo psicanalista Umberto Silva che suggerisce di utilizzare il vocabolo “misopedia” perché “pedofilia” contiene la parola ‘amore’ e invece “è più appropriato il termine ‘misos’, cioè ‘odio’ verso i bambini”. Silva sottolinea come questa mancata denuncia sia dipesa dal fatto che fino a pochi decenni fa “si faceva confusione tra pedofilia e omosessualità”. Inoltre, osserva lo studioso, “i tempi erano differenti: dei bambini del Medio Oriente neppure si sapeva l’età, non c’era un’anagrafe e la promiscuità era totale. Per questo erano prede dei cosiddetti ‘turisti sessuali’ che spesso erano anche personaggi colti e famosi”. Il confine dell’età, i paletti, sono stati introdotti dai codici moderni della famiglia. “Che il reato commesso a 14,16 o 18 anni vada considerato in modo differente è una conquista contemporanea – spiega Silva -. Fino agli Sessanta non c’era tutta questa distinzione tra giovinetti, bambini e ragazzi e solo in quel periodo si è posta l’attenzione sull’età e a fare leggi più specifiche e precise”. Sui recenti scandali che hanno visto coinvolti esponenti ecclesiastici, lo psicanalista rimarca che “si tendono a sottolineare i peccati della Chiesa perché questa è un’istituzione seria. E quindi anche i suoi peccati meritano una dolorosa attenzione”. Per Silva, quella dei preti è differente da tutte le altre forme di pedofilia. “I fanciulli, infatti – spiega lo studioso -, rappresentano il volto di Dio, la sua più bella e innocente incarnazione. Quindi che un sacerdote faccia scempio dei bambini che gli sono affidati è un atto sia contro quei fanciulli che contro Dio stesso. Per questo la pedofilia dei preti è doppiamente grave rispetto alle altre”.
 
(gat) 16 apr 2010 18:24
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1103469#news_id_1103469
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Luigi de Magistris ricicla il "motto storico"
di Movimento per la Giustizia



articolo semi serio

"In Movimento" è il motto storico di Movimento per la Giustizia - Art. 3, la più giovane delle correnti della magistratura associata. Da oggi, il motto che ha celebrato i primi 20 anni della corrente nata nel 1988 e che campeggia da anni sul sito a cura di un illustre magistrato tecnologico, è stato "riciclato".

Un simpatico Pulcinella con una fumante pizza con "la pummarola n'goppa", l'immagine a commento di una recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione sui napoletanismi lessicali della popolazione nostrana, sembra avercela proprio con il neoeletto eurodeputato.

 "Non faccia il napoletano, signor De Magistris" sembra dire il sorridente Pulcinella, che da buon partenopeo è avvezzo fin dal primo dopo guerra al trovare in vendita al dettaglio i "chiodi usati", ribattuti, lucidati e spacciati per "nuovi" al mercato.  Figuriamoci ora che a Napoli ci sono i cinesi, a cucire anche 16 ore al giorno le griffe fasulle per le bancarelle, se Pulcinella non è divenuto saggio. Lui sì che ne ha sentite di turiste americane gridare "al ladro", a distesa come stridule campane, sulla via di "spaccanapoli". E chissà se le poverette non avessero ancora in mano la sfogliatella di Scaturchio, offerta loro da un illustre gentil'uomo d'altri tempi e pure magistrato.

Italia dei Valori è così, è come il Carnevale. A Palermo la Jardinara Sonia Alfano ha potato due giornalisti  e lavoratori (uno ero io) per far largo nell'aiuola al cavallacciu. Poco importa che nulla sappia il cavallacciu del lavoro e ragli invece di nitrire, lei l'ha fatto "responsabile per le professioni". Tant'è che in quell'aiuola non crescono vertenze o lavoratori e così ci si attrezza solo per la raccolta col falcetto dei frutti dell'orto altrui, perché la cosa importante oltre all'apparire è che sian contenti tutti i Briganti.

Io son romana signora e a queste cose non sono avvezza, cresciuta come sono con le fiabe di Trilussa amico del bisnonno garibaldino. E sì, che lui c'era col poeta trasteverino, quando non si poteva dire "governo ladro". Ma pioveva, pioveva di brutto. Pioveva proprio a catinelle e disse: "Piove Governatore!" Così domando: "in agitazione" non sarebbe stato titolo più confacente e salutista? Il  troppo  movimento fa sudare, certe volte pure a "catinelle", come la pioggia del poeta...

"Il titolo l'è mediatico in quel di Milan", commenta in ultimo Meneghino nel rassicurare l'amico Pulcinella, "perché da oggi in poi il "partito dei giudici" se non son i  magistrati democratici saran di sicuro quelli  "in movimento"..."

Loredana Morandi


La rassegna

Idv/ De Magistris sfida Di Pietro e lancia 'inmovimento'

Affaritaliani.it - ‎6 ore fa‎
Va bene il partito, in questo caso l'Idv, ma serve anche il movimento. Luigi de Magistris, europarlamentare Idv, segue la strada 'finiana' della fondazione ...

De Magistris fonda "inmovimento", ma non discute appartenenza a Idv

Libero-News.it - ‎6 ore fa‎
uigi De Magistris fonda un movimento, ma non mette in discussione la sua appartenenza all'Idv. «Ho sempre pensato - spiega l'europarlamentare - che la gente ...
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