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 butterfly and red ...... di Lunadicarta
 
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E non cambiare. Non distogliere il tuo amore dalle cose visibili. Continua ad amare ciò che è buono, semplice e ordinario; animali e cose e fiori, e mantieni l'equilibrio appropriato.

Rilke
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 13/08/2009 @ 09:32:42, in Magistratura, linkato 1580 volte)
Caso Genova, Ferri (Csm) difende Lalla


13 agosto 2009
Matteo Indice - Massimiliano Lenzi

Dopo le perplessità espresse da alcune fra le principali autorità cittadine in materia di ordine pubblico, sul “caso Genova” e le difficoltà nell’applicare concretamente il nuovo reato di clandestinità interviene pure il Consiglio superiore della magistratura. Nel frattempo carabinieri e polizia fanno i conti con tutte le falle che il procuratore capo Francesco Lalla e il questore Salvatore Presenti avevano segnalato attraverso Il  Secolo XIX, a margine d’una serie d’incontri a palazzo di giustizia per fare il punto della situazione (l’ultimo si è tenuto ieri mattina, quando il comandante provinciale dell’Arma Gino Micale si è presentato in tribunale).

Nel capoluogo ligure non è stato infatti possibile espellere i primi due denunciati per “semplice” clandestinità, immigrati che hanno commesso un reato solo perché privi del permesso di soggiorno ancorché incensurati. Il primo, un muratore albanese scoperto dai vigili urbani che sono intervenuti per il rumore provocato dal cantiere nel quale lavorava in nero, dovrebbe essere processato entro sei giorni, ma nel frattempo è stato rimesso in libertà poiché le nuove norme non contemplano l’arresto.

Stessa cosa per un tunisino ventiseienne scoperto dai carabinieri, privo pure del passaporto oltre al permesso di soggiorno: nessun posto disponibile nei centri di identificazione ed espulsione, nessuna possibilità di rimpatriarlo direttamente perché non c’erano aerei e pure per lui ritorno in libertà. Capitolo Csm. Dopo aver letto le dichiarazioni di Lalla («La nuova legge è di difficile applicazione»), è stato il consigliere togato Cosimo Maria Ferri di Magistratura indipendente, la corrente in qualche modo più “conservatrice”, a pronunciarsi: «Il procuratore pone questioni reali, rispetto alle quali la ricerca di soluzioni non può essere semplicemente lasciata agli operatori del diritto, che devono applicare la legge.

Sta alla politica intervenire per rendere del tutto operative ed efficaci le norme. In particolare, ritengo che i problemi organizzativi, insieme al difficile rispetto del principio di effettività della pena, fossero e restino oggi gli aspetti che lasciano più perplessi». Apertura sulla possibilità di realizzare un centro per clandestini nel capoluogo ligure: «Una delle strade che portano alla soluzione dei problemi che si sono generati con l’introduzione di questa legge è proprio quella di realizzare al più presto tutti gli strumenti che le norme stesse individuano per snellire le procedure».

Il Secolo XIX
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E' in casa la mattanza delle donne:
ora le vittime sono più dei morti di mafia

Ex mariti ed ex fidanzati fanno strage: è allarme al Nord

di Nino Cirillo
ROMA (13 agosto) - Sui selciati delle strade nostre s’affollano cadaveri di donna che invocano giustizia. Girarsi dall’altra parte e aspettare che la mattanza passi, che finisca la solita maledetta estate, che si torni a covare odio e violenza protetti dalla routine per poi farli riesplodere quando le remore cadono e i freni s’allentano, beh, questo non serve.

Non serve a un Paese civile che ha già dovuto rassegnarsi a un tristissimo conto: ne uccide più la famiglia della mafia. A un Paese che negli anni 90 contava i cadaveri dei picciotti sperando che un giorno o l’altro quella guerra finisse e che, quando è finita, ha dovuto accorgersi di essere stato sfidato da un altro schifoso nemico: la violenza sulle donne. Si cominciò agli inizi degli anni Duemila a tenere d’occhio quel paradosso e si finì nel 2006: 176 vittime di omicidi in famiglia contro 146 vittime delle cosche. Da allora, ovviamente, non c’è stata più partita.

Mentre la Spagna, la caldissima Spagna, grazie a una legge di durezza inaudita, ha fatto scendere i suoi morti in famiglia a 74 nell’ultima rilevazione annuale, noi siamo andati aumentando: 195 nel 2007, secondo dati Eures, e 149 nei primi otto mesi del 2008 secondo l’Istat. Le statistiche, ferocemente, offrono altri due spunti: sette vittime su dieci di questi delitti domestici sono donne e il Nord, il nostro amabile, laccato, benestante Settentrione, batte tutti, lascia una scia di sangue lunga il 48,2 cento.

Che storie, che drammi, che pozzi di paura. Lui licenziato che accoltella lei nel sonno e i due figli piccoli, e poi si uccide. Varese, Italia. Lui, sempre lui, che non vuole separarsi, per questo accoltella la moglie a morte e ai carabinieri fa i complimenti: «Bravi, mi avete preso». Pizzo Calabro, Italia. Lui, ancora lui, che la riempiva di botte ogni sera per rubarle quei due soldi e che una sera ha esagerato. E lei che in ospedale si regala l’ultima sceneggiata: «Sono caduta». Sì, caduta a morte, in Allumiere, sempre Italia.

Tutto questo è accaduto nelle ultime 96 ore, tra un jackpot mancato e la Champions League che sta per arrivare, tra un aperitivo in giardino e gli esami di riparazione del pupo. Paginate di giornali, ma anche un senso di ingiustificata stanchezza, come se stessimo partecipando tutti a un triste rituale e che questo rituale prima o poi dovesse finire. Con qualche punta, ovviamente, di acclarata morbosità.

«Pensi a quelli che chiamano gialli dell’estate - esordisce pungente Maria Rita Parsi, psicoterapeuta e scrittrice - è già tutto un programma. Che ci sarà mai di giallo? Qui c’è una normalità che si spezza, ci sono pensieri che non si contengono più, ci sono uomini che si sentono deboli, rifiutati, che non possono portare la vita e allora portano morte. Uno degli assassini di questi giorni diceva sempre alla moglie: vedrai, combino qualcosa che viene pure il Tg. E il Tg è venuto».

Ma perché l’attenzione su questo massacro non si trasforma, o si trasforma difficilmente in attenzione “politica”? Maria Rita Parsi offre una chiave abbastanza tranchant: «Perché il potere è fatto proprio di questo, perché anche il potere è un impasto di paura, vuole asservire, assoggettare».

Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, fondatrice insieme alla Hunzicker dell’associazione “Doppia Difesa” per le donne vittime di abusi e maltrattamenti, psicoterapueta non è ma penalista di fama, e quindi ha tutt’altra visione: «La legge sullo stalking che questo governo ha approvato da pochissimi mesi sta funzionando e bene. Sono aumentate ovunque le denunce delle donne, ma per vederne gli effetti bisogna ancora aspettare. Eppoi, sia chiaro, questo non è un fatto di legge ma di cultura. Noi cerchiamo di offrire alle donne soprattutto la consapevolezza dei loro diritti, insegnamo loro che non sono tenute a sopportare».

Speriamo che la legga anche un’anonima blogger, una che si fa chiamare “Forse” e che scrive: «L’ho denunciato e finora non è successo niente, lui è sempre a casa. Un’assistente sociale mi ha detto che possa andare in una casa protetta con mio figlio, il problema è che lui sa esattamente dove lavoro e non c’è nessuno che possa fermarlo... verrebbe sicuramente a fare un casino sul lavoro, mettendo in pericolo l’unica mia forma si sostentamento. E naturalmente per farmi del male, seguirmi... insomma, dovrei sparire. Non so cosa fare».

E’ vero che le denunce aumentano: erano 4.500 nel 2006 e sono diventate seimila due anni dopo solo calcolando quelle arrivare al 112 dei Carabinieri. Ma è solo l’inizio di un cammino che chissà mai quando verrà completato. Ci sono dati Istat che fanno rabbrividire. Alla fine di un’indagine andata avanti per cinque anni, su un campione di 25 mila donne, proprio l’Istat ha dovuto concludere che il 91,6 per cento degli stupri non viene denunciato, che il 96 per cento delle “ingiurie fisiche” passa sotto silenzio. E allora viene in mente la tremenda rivelazione che fece due anni fa l’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato: in Italia, ogni anno, subiscono violenza di vario tipo un milione e 250 mila donne. Una vergogna.

Il Messaggero


Approfondimenti

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Stoppati dalla Corte Costituzionale molti tentativi di negare valore determinante al voto degli insegnanti di religione

Insegnamento legittimo:
i tre sì della Consulta precedenti

La questione venne già sollevata nel 2007 dallo stesso cartello di associazioni e gruppi, ma in sede di appello venne respinta

DA MILANO ENRICO LENZI

Ricorso « non dotato di sufficiente consistenza » , anche perché « non si rinvengono i profili di pregiudizio grave e irreparabile» sollevati dai ricorrenti. In questo modo il Consiglio di Stato nel 2007 accolse l’appello del ministero della Pubblica Istruzione contro la sentenza del Tar del Lazio che già prendeva nel mirino «istruzioni e modalità per lo svolgimento degli esami di Stato » nella parte relativa all’insegnamento della religione cattolica. Una sentenza (2920 del 12 giugno 2007) che permise di riprendere fiato alle migliaia di studenti che con la precedente sentenza del Tar avevano visto privarsi del credito dell’insegnamento che avevano seguito durante l’anno.

E così l’insegnante di religione ritrovò il proprio posto nel consglio di classe durante gli scrutini finali e il voto ( o meglio il giudizio) della materia venne considerato ai fini del giudizio complessivo finale. Allora, come oggi, fu lo stesso cartello di associazioni, gruppi e organizzazioni religiose a presentare il ricorso. A distanza di due anni ci risiamo e ancora una volta il Tar del Lazio accoglie il ricorso del variegato cartello di ricorrenti. Ma la questione era già stata sollevata da altri ricorsi amministrativi che avevano tentato di negare valore determinante al voto dell’insegnante di religione nello scrutinio finale.

Molti tentativi, che fino all’altro giorno, avevano comunque portato a un orientamento giurisprudenziale che invece riconosce all’insegnante piena partecipazione alla determinazione della maggioranza deliberante, con l’unico onere di dover motivare il proprio voto nel verbale. La prima sentenza a sancirlo nel 1994 venne da un altro Tar, quello della Puglia. Un decennio dopo si è pronunciato anche il Consiglio di Stato ( sezione VI, ordinanza 5822 del 3- 12- 2004), riconoscendo che il voto dell’insegnante di religione non può perdere la sua rilevanza ai fini della valutazione finale.

Una battaglia, quella contro l’insegnamento dell’ora di religione cattolica nella scuola italiana, che è giunta in diverse occasioni sino davanti ai giudici della Corte Costituzionale, che in tutte le occasioni hanno sancito la costituzionalità dell’Accordo firmato nel febbraio 1984 tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, nonchè le norme da esso derivate.

Accadde così con la sentenza 390 del 1999, sotto la presidenza di Renato Granata, quando nel mirino finirono le « norme in materia di reclutamento » degli insegnanti di religione, dopo il caso sollevato da un docente non riconfermato nell’incarico. a anche la collocazione oraria ( e le difficoltà di gestione dei non avvalentesi quando l’insegnamento della religione cattolica è in mezzo alla giornata scolastica) fu oggetto di una sentenza della Consulta: la numero 290 del 1992, presidente Aldo Corasaniti. Venne respinto l’obbligo di collocare all’inizio o alla fine della giornata l’insegnamento per evitare problemi gestionali alla scuola. Da segnalare anche la sentenza 203 del 1989 nella quale la Corte, presieduta da Francesco Saja, riconobbe che la Repubblica impartisce l’insegnamento della religione cattolica sulla base del valore formativo di una cultura religiosa che sottende il pluralismo e dell’acquisizione dei principi del cattolicesimo al patrimonio storico del popolo italiano.

L'Avvenire, pag. 5, ed 13 agosto 2009
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Di Loredana Morandi (del 14/08/2009 @ 01:20:44, in Politica, linkato 1162 volte)
Il sonno della ragione genera mostri e così l'ignoranza. Che cosa ci faceva il compagno Piero Bernocchi insieme al miasmatico assembramento di associazioni massoniche e para massoniche dei richiedenti? E perché ci manda l'ottimo avvocato Salerni? Glielo domanderò di persona ... (e vi prego di notare che non ho citato per filo e per segno le organizzazioni, che hanno finanziato il bombardamento di Gaza)..L.M.

I prof: «Discriminati noi
e il 91% degli studenti»

«Situazione da chiarire per rassicurare famiglie e scuole»


Il Tar del Lazio contraddice quanto aveva deciso nel 2000 Allora erano «inammissibili» simili ricorsi contro i crediti «Ma perché su una materia chiarita dal Concordato si pronuncia con tale frequenza la giustizia amministrativa?»

DA MILANO PAOLO LAMBRUSCHI

Una sentenza «scientifica». Emessa dal Tar laziale a ridosso di Ferragosto, quasi per mettere in crisi i consigli di classe che tra una ventina di giorni dovranno riunirsi per valutare gli allievi rimandati a settembre. Tar che a distanza di nove anni contraddice se stesso. E ignora tre pronunciamenti della Corte Costituzionale e quattro ordinanze di altrettanti ministri dell’istruzione dal 1999 ad oggi.
Non sono agitati i professori di religione,il verdetto della giustizia amministrativa è un film già visto.
Ma sconcertati. Ieri sul sito della loro associazione sono arrivate centinaia di mail di insegnanti.
Esprimevano soprattutto preoccupazione per gli studenti e le famiglie all’improvviso prive di certezze. Il clima lo descrivono alcuni rappresentanti della categoria.
«È chiaro – spiega Sergio Cicatelli, oggi dirigente scolastico e consulente della Cei – che la sentenza del Tar ha sapore propagandistico e mira ad affossare l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane. Periodicamente alcune sigle, sempre le stesse, presentano ricorso.
Puntualmente si fanno le solite polemiche sui media. Abbiamo scarsa memoria, ma proprio il Tar laziale nel novembre 2000 giudicò inammissibili analoghi ricorsi presentati da queste sigle. E ci fu una bocciatura del Consiglio di Stato nel 2007, quando respinse la sospensiva di un’altra sezione del Tar ribadendo che l’insegnamento della religione concorre alla determinazione del credito scolastico». Insomma per Cicatelli l’intervento del ministro Gelmini, la quale ha annunciato ieri il ricorso al Consiglio di Stato, è un atto dovuto.
«Anche perché – prosegue Cicatelli – è dal 1999 che i suoi predecessori Berlinguer, De Mauro, Moratti e Fioroni ribadiscono che i professori di religione appartengono a pieno titolo al consiglio di classe ed esprimono valutazioni sull’allievo.
Ferie permettendo, auspico che la risposta dell’organo supremo della giustizia amministrativa arrivi entro fine agosto». In caso contrario?
«I crediti formativi – è la conclusione del dirigente scolastico – hanno valore non solo per la maturità, ma anche per la terza e quarta classe delle scuole superiori. Quindi, se vale quello stabilito dal Tar laziale, gli scrutini di giugno teoricamente potrebbero venire invalidati perché svoltisi alla presenza dei docenti di religione. Probabile che qualche solerte insegnante o dirigente puntualmente sollevi il caso nei prossimi giorni. Così i collegi che a settembre devono valutare gli allievi rimandati potrebbero dover rifare gli scrutini per tutti. e un’ipotesi, perciò la situazione va chiarita per rassicurare mondo scolastico e famiglie».
Nicola Incampo. professore di religione alle superiori, è membro della commissione paritetica Cei – Ministero dell’istruzione per l’insegnamento della religione cattolica. Non lesina critiche al Tar.
«Ripeto, la sentenza è assurda. Quando uno studente decide di avvalersi dell’insegnamento della religione, materia scolastica con dignità formativa e culturale pari alle altre, ha diritto a vedersi riconosciuto l’impegno di frequenza alle lezioni. Lo dicono l’intesa concordataria del 1984 e diverse sentenze della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e del Tar. Fu l’ordinanza del 1999 dell’allora ministro Berlinguer a stabilire che avvalersi dell’insegnamento di religione cattolica concorreva alla possibilità di formare il credito.
L’ordinanza del 2007 del ministro Fioroni, sulla quale si è espresso il Tar, prevede che anche i non avvalentesi concorrano a crediti qualora seguano attività alternative o facciano lo studio assistito. Mi chiedo perché su questa materia continui a pronunciarsi caparbiamente la giustizia amministrativa». Che discriminazione causa la presenza dell’insegnante di religione nei collegi dei docenti, allora?
«Senta, il 91% degIi alunni sceglie liberamente l’ora di religione. Finché sono minori decide la famiglia, dopo i 18 anni l’allievo. E la materia ha un programma preciso e quindi, ha riconosciuto la Consulta, è curricolare. Chi non la frequenta, ha diverse alternative. La scuola concorda con gli interessati le attività sulle quali matura il credito formativo. Si può obiettare che non tutte le scuole lo fanno e che alcuni dirigenti piazzano religione alla prima o all’ultima ora, così che l’alternativa diventa saltare la lezione. Però con questo non si può discriminare chi frequenta regolarmente».
Ultima, ma non meno importante, la questione della pari dignità culturale della religione e dei suoi docenti.
«È la revisione concordataria – puntualizza Dino Castiglioni, professore di religione in aspettativa e segretario regionale ligure di Cisl scuola – a ribadire che i principi cristiani fanno parte del patrimonio culturale del popolo italiano. Mi pare che la sentenza confonda i piani. Qui non si parla di un’ora di catechismo, la scelta di fede è personale. A scuola l’insegnante di religione spiega i valori cardine della nostra cultura e questa materia ha pari dignità con le altre. Quindi chi la insegna ha il diritto e il dovere di valutare l’allievo nel consiglio di classe. Non è giusto discriminare questi professori e i loro allievi, vale a dire la maggioranza degli italiani».
Incampo: «Chi decide per l’ora di religione, materia scolastica con dignità pari alle altre ha il diritto di vedersi riconosciuto l’impegno di frequenza alle lezioni Ci sono i programmi, ha valore curricolare»

L'Avvenire, pag. 6, ediz. 13/08/2009
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Di Loredana Morandi (del 14/08/2009 @ 05:23:44, in Politica, linkato 5784 volte)
MAFIA: COMANDO ARMA CARABINIERI
SCONCERTANTI ACCUSE BOCCA SU ESPRESSO
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Il settimanale 'L'Espresso' pubblica oggi un articolo a firma di Giorgio Bocca dal titolo 'Quanti amici ha Toto' Riina' nel quale si proietta, in modo sconcertante, sui Carabinieri che operano in Sicilia l'ombra della collusione e della pavidita', ombra che il Comando Generale respinge con fermezza e con indignazione''. Lo si legge in una nota dello stesso Comando Generale dell'Arma.

Che cosi' prosegue: ''Basterebbe a confutarla la menzione dei 33 caduti per mano della mafia, tra i quali il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sorprendentemente accostato a figure come Toto' Riina e Massimo Ciancimino, entrambi arrestati dai Carabinieri. All'eroica testimonianza dei caduti si affianca - sottolinea la nota - quella delle migliaia di Carabinieri che in Sicilia continuano ad offrire quotidiane prove di abnegazione e di riconosciuta efficienza.

Sono i Carabinieri che ieri hanno arrestato lo stesso Riina e oggi hanno stroncato sul nascere il tentativo di riorganizzazione di Cosa Nostra''.

Ad avviso del Comando Generale dell'Arma, quindi, ''sorprendono le ingiustificate accuse che si risolvono nella delegittimazione dell'operato di fedeli servitori dello Stato. Il Carabiniere e' pienamente consapevole del rischio che corre ed e' invero 'innaturale' insinuare che risponda a 'tacite regole di coesistenza', perche' obbedisce con coraggio e lealta' unicamente all'imperativo del dovere, per la difesa della legalita' e l'affermazione del bene comune. E - conclude orgogliosamente il comunicato di Viale Romania - sulla via di quel dovere muore a Palermo come a Monreale, a Vicenza come a Pagani, a Plati' come a Nassyria, a Torre di Palidoro come alle Fosse Ardeatine''.

com-lpe/sam/bra 13-08-09


MAFIA: BOCCA, IN SICILIA PATTO COESISTENZA CON CARABINIERI E CHIESA
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Una ragione del 'comportamento speciale' della piu' efficiente polizia italiana verso la mafia c'e' ed e' evidente: i carabinieri, come la mafia, non sono qualcosa di estraneo e di ostile alla societa' siciliana, fanno parte e parte fondamentale del patto di coesistenza sul territorio, di controllo del territorio, condiviso con la Chiesa e con la mafia. In ogni paese siciliano accanto alla Chiesa e al parroco c'e' una caserma dei carabinieri e una cosca mafiosa''. E' questo il passaggio dell'articolo ('Quanti amici ha Toto' Riina') a firma di Giorgio Bocca, comparso oggi sul settimanale 'L'Espresso', che ha suscitato la ferma reazione, in primo luogo, del Comando Generale dell'Arma.

Nel suo pezzo Bocca sostiene anche che ''Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri 'nei secoli fedeli' si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la 'onorata societa''''.

lpe/sam/ss  13-08-09


MAFIA: COCER CC, SDEGNO E SCONCERTO PER ARTICOLO BOCCA SU ESPRESSO
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Con riferimento all'articolo a firma di Giorgio Bocca dal titolo 'Quanti amici ha Toto' Riina', pubblicato oggi dal settimanale 'L'Espresso', il Cocer Carabinieri condivide ed apprezza il comunicato stampa diffuso in proposito dal Comando Generale e, interpretando il sentimento di tutti i Carabinieri, esprime sdegno e sconcerto per il contenuto malevolo ed ingiustificato del pezzo giornalistico che offende in maniera gratuita l'opera di chi, tutti i giorni, rischia la vita per la difesa della legge e dei cittadini''.

Lo si legge in una nota del Cocer dell'Arma dei Carabinieri a commento dell'articolo comparso su 'L'Espresso' in cui Giorgio Bocca parla, fra l'altro, dell'esistenza in Sicilia di un 'patto di coesistenza' fra carabinieri, Chiesa e mafia.

com-lpe/sam/ss  13-08-09


MAFIA: ORLANDO (IDV), VERITA' STORICA SUE INFILTRAZIONI DENTRO STATO
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Desta certamente stupore nell'articolo di Giorgio Bocca, oggi pubblicato su L'Espresso, il mancato riferimento a uomini di Chiesa e ad esponenti delle forze dell'ordine che alla mafia si sono coerentemente opposti, pagando anche con la vita il proprio impegno di legalita' e di civilta'. Desta, pero', non minore stupore - e costituisce mancanza di rispetto per quanti hanno fatto e fanno il proprio dovere - il reagire all'articolo di Giorgio Bocca con una difesa di ufficio tutti e di ciascuno''. Lo afferma, sul suo sito, il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando.

''Giorgio Bocca - prosegue Orlando - ha espresso, in maniera chiara e radicale, una verita' storica: la mafia in Sicilia si e' avvalsa di lacune ed omissioni di uomini di Chiesa e di esponenti delle forze dell'ordine, non soltanto di Carabinieri. Talora uomini di Chiesa ed esponenti delle forze dell'ordine hanno varcato la soglia della legalita', configurando ipotesi di vera e propria complicita', quale risulta, peraltro, da numerosi riscontri in sede giudiziaria e in atti di Commissioni di inchiesta. In questo campo - rileva l'esponente dipietrista - dovremmo forse prendere lezioni dalla Chiesa che, pur avendo espresso coraggiose posizioni sino alla condanna della mafia quale 'struttura di peccato', si e' astenuta, e speriamo si asterra', da poco credibili difese di tutti e di ciascuno''.

Orlando aggiunge che ''in tanti esprimiamo ammirazione e gratitudine alle forze dell'ordine e, in particolare, ai Carabinieri per il fondamentale, difficile e rischioso impegno di difesa della legalita' (dal vice questore Boris Giuliano al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, per citare soltanto alcuni dei tanti caduti nell'esercizio coerente delle loro funzioni). In tanti esprimiamo ammirazione e gratitudine anche a uomini di Chiesa, dal Pastore Valdese Panascia al Cardinale Salvatore Pappalardo, da don Pino Puglisi a don Giuseppe Diana, sino a Sua Santita' Giovanni Paolo II per il suo indimenticabile magistero espresso con forza, e anche nel corso di sue visite pastorali in Sicilia.

Proprio quella gratitudine e quella ammirazione - conclude l'ex sindaco di Palermo - rendono pero' doveroso non ignorare la verita' storica, quella che vuole la mafia essere non soltanto una organizzazione criminale contro lo Stato, contro la Chiesa, contro la societa' civile ma anche un sistema di potere che si infiltra dentro lo Stato, dentro la Chiesa, dentro la societa' civile''.

com-lpe/sam/ss  13-08-09


MAFIA: CASINI, ARTICOLO BOCCA INFAME. PAESE SI STRINGA INTORNO A CC
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Tutto il Paese si deve stringere in ogni sua componente, maggioranza e opposizione, intorno all'Arma dei Carabinieri nel ricordo dell'alto prezzo pagato per combattere la mafia e la criminalita' e nella consapevolezza di cio' che rappresenta per il presente e per il futuro. L'articolo di Giorgio Bocca e' infame e ogni altro commento e' superfluo''. Lo afferma il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, il quale esprime ''al Generale Gallitelli la solidarieta' dei simpatizzanti e militanti dell'Unione di Centro''.

com-lpe/sam/lv  13-08-09


MAFIA: GASPARRI, PAROLE BOCCA SU CC MERITANO SEGUITO IN TRIBUNALE
 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Le parole di Bocca, con deliranti accuse di collusione in Sicilia tra carabinieri e mafia, meritano un seguito in tribunale. Me ne faro' promotore con tutti i carabinieri ed ex carabinieri che si vorranno associare alla denuncia''. Lo scrive il presidente del gruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, in un articolo che sara' pubblicato domani su 'Il Tempo'.

''Bocca - prosegue Gasparri - ha offeso tutti i carabinieri di ieri e di oggi, i trentatre appartenenti all'Arma uccisi dalla mafia, la memoria del generale Dalla Chiesa, che fu a Corleone giovane capitano e a Palermo prefetto martirizzato da Cosa nostra. Bocca - sottolinea il capogruppo del Popolo della Liberta' a Palazzo Madama - da molti anni dimostra cosa sia l'usura del tempo. Ogni suo articolo e' una serie di insulti, in genere diretti a Berlusconi e a tutti noi del Pdl. Ora ha scelto i carabinieri''.

com-lpe/sam/ss  13-08-09
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Di Loredana Morandi (del 14/08/2009 @ 05:28:08, in Osservatorio Famiglia, linkato 1472 volte)
La notizia rappresenta una speranza anche per me, che ho un sito del porno commerciale che si indicizza con il mio nome sui motori di ricerca. Però è insopprimibile la sensazione della discriminazione sociale, premiata la denuncia di una rumena, determinata dagli imbrogli della politica ai danni delle donne italiane e per i possedimenti di Tiscali Spa e/o quelli neri di Pirate Bay e lo scandalo UniNa in Azzurra.org.

A settembre mi metterò a disposizione del PM romano incaricato delle indagini, e sono disposta a fargli da scorta perché potrebbe subire pressioni politiche ed economiche. Inizio infatti a domandarmi anche io quel che si domandò il Questore Mulas: "Si chiudono siti web tutti i giorni, come mai questo non si chiude?"

In fondo nella mia vicenda non ci sono nomi che non possono essere nominati, ed anche Poltel si rassegnerà al fatto insolito che UniNa è caduto per i miei 45 giorni di sciopero della fame e l'attenzione della stampa. D'altra parte se il Governo non concede risorse sufficienti ai comparti (benzina per la PS e computer per la Poltel) non è certo colpa loro...


CREA FALSO SITO PORNO
DI UNA PARENTE DOPO LITE

CATANIA  - Per rappresaglia nei confronti di una sua parente di 46 anni, nei confronti della quale nutriva dei rancori per dissidi familiari, avrebbe realizzato un sito Internet in cui la donna faceva pesanti avance sessuali ai visitatori on line, mettendo in rete oltre a una sua foto, anche la sua l'identità, la residenza e il numero di telefono.

E' l'accusa contestata dalla polizia postale di Catania a un romeno di 29 anni, che è stato denunciato per molestie e sostituzione di persona nei confronti di una connazionale. Le indagini erano state avviate dopo la denuncia della vittima, che al suo telefonino aveva ricevuto diverse richieste di incontri a fini sessuali da parte di uomini.

Di fronte alle proteste della donna, questi le spiegavano di aver chiamato dopo avere visitato il suo sito su Internet. Agenti del compartimento della polizia postale della Sicilia orientale sono riusciti a risalire all'autore del gesto, un parente di 29 anni della vittima, suo connazionale. L'uomo è stato indagato dal sostituto procuratore Salvatore Faro, che ha coordinato le indagini.

ANSA 2009-08-14 09:29
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Di Loredana Morandi (del 15/08/2009 @ 11:00:12, in Osservatorio Famiglia, linkato 1378 volte)
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I DELITTI D'AGOSTO,
DA VIA POMA A LLORET DE MAR


ROMA  - Le cronache estive si tingono ogni anno di giallo. Da via Poma nel 1990 a Garlasco nel 2007 fino alla vicenda della ragazza di Padova uccisa l'anno scorso in Spagna da un giovane che aveva conosciuto in discoteca, i mesi più caldi hanno fatto da cornice a omicidi che, in anni diversi, hanno catalizzato l'attenzione degli italiani.

Risolti o rimasti senza un colpevole, i delitti estivi hanno impegnato a lungo gli investigatori in indagini complesse e controverse, trasformandosi in veri e propri rompicapo che hanno lasciato ombre e misteri su colpevoli e moventi, spesso di tipo passionale. Il caso più famoso è l' assassinio di Simonetta Cesaroni, l' impiegata dell' associazione degli ostelli della gioventù massacrata con 30 coltellate nell' ufficio di via Poma, a Roma, il 7 agosto di 19 anni fa. Le indagini su quell' omicidio - che avevano coinvolto personaggi poi usciti di scena, come il portiere Pietrino Vanacore e il giovane Federico Valle, nipote di un anziano architetto che abitava nel palazzo - non si sono mai fermate: proprio due mesi mesi fa il Gup ha fissato per il 24 settembre prossimo l' udienza per esaminare la richiesta della procura della capitale di rinviare a giudizio Raniero Busco, ex fidanzato della ragazza. Busco, che oggi ha 44 anni, é accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà ma si è sempre proclamato innocente. Gli inquirenti hanno puntato i riflettori su di lui grazie ai progressi delle tecniche investigative, come i test per il Dna. Stando agli accertamenti, inoltre, il segno di un morso trovato sul seno sinistro di Simonetta e lasciato, secondo gli esperti, al momento dell' omicidio, è compatibile con l' arcata dentale di Busco.

LUGLIO 2008 - Federica Squarise, 23enne di Padova, scompare la notte dell'1 luglio a Lloret de Mar, sulla costa Brava dove era in vacanza. Viene trovata morta una settimana dopo. Per il suo omicidio è sotto processo in Spagna Victor Diaz Silva, l'uruguayano 30enne, reo confesso, che soffocò la ragazza - conosciuta ad una festa - perché non voleva avere un rapporto sessuale con lui.

AGOSTO 2007 - L'omicidio di Chiara Poggi macchia il Ferragosto di due anni fa. La mattina del 13 agosto il fidanzato della vittima Alberto Stasi la trova riversa a terra nella villetta di Garlasco (Pavia): l'assassino le ha sfondato il cranio. Già dopo una settimana, il 24enne studente della Bocconi viene iscritto nel registro degli indagati. Indizi e dubbi continuano a dividere innocentisti e colpevolisti. Dalle scarpe immacolate indossate da Alberto quando ha scoperto il cadavere, alle macchie sui pedali della sua bici. Ad aprile scorso, al termine della camera di consiglio del processo con rito abbreviato in cui è imputato Stasi, il gup invece di emettere una sentenza ha riaperto le indagini e disposto nuovi accertamenti. A 24 mesi di distanza la morte di Chiara resta un delitto irrisolto.

AGOSTO 2006 - Una relazione finita male è la causa della morte del noto pittore Aldo Bresciani. Il 20 agosto viene trovato senza vita, nudo e avvolto in un lenzuolo nel suo attico di Brescia. Ad ucciderlo Hamine Safie, un 25enne maghrebino con cui il pittore 72enne da qualche tempo aveva una relazione che il ragazzo aveva deciso di troncare.

AGOSTO 2005 - Durarono venti giorni le ricerche dei due anziani coniugi Donegani, trovati poi morti nei boschi del bresciano, fatti a pezzi e rinchiusi in sacchi neri per spazzatura. A denunciarne la scomparsa era stato il nipote, Guglielmo Gatti, condannato all'ergastolo nel giugno del 2008. Secondo i giudici avrebbe agito perché, caduto in uno stato depressivo dopo la perdita dei genitori, non sopportava la serenità in cui vivevano gli zii.

AGOSTO 2004 - Il ritrovamento del cadavere di una turista tedesca nel Tevere apre il giallo di Roma. In un primo momento viene accusato dell'omicidio Nabil Benyahya. Durante le indagini il marocchino viene anche accusato dello stupro un'altra ragazza romana. Dopo una breve evasione dagli arresti domiciliari, nel 2007 Benyahya è infine stato condannato per aver causato indirettamente la morte della donna annegata nel Tevere, che aveva fatto bere e fumare hascisc prima di abusare di lei in una baracca in riva al fiume.

ANSA 2009-08-14 20:07
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Di Loredana Morandi (del 15/08/2009 @ 23:58:14, in Osservatorio Famiglia, linkato 1271 volte)
Gli effetti della campagna mediatica del Gruppo Espresso La Repubblica contro i Diritti della Donna: ad esclusivo favore di Noemi e delle Escort, Ecco a Voi la restaurazione del clima in cui "tutte le donne sono puttane".

E anche dopo lo stupratore seriale di Roma, Luca Bianchini, coordinatore ed attivista del PD, e dopo il tesseramento dello stupratore Tommaso Conte, la cui vittima si è suicidata, eletto dal PD a rappresentare gli italiani in Germania...

Care Lettrici, iscrivete alla vostra memoria che adesso, e dopo anni e anni di menzogne ai nostri danni, lo "stupratore" è dichiaratamente di "sinistra"..


UN FERMO PER VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO
IN UN CIRCOLO ARCI



(AGI) - Guspini (Cagliari), 14 ago. - Un altro fermato, dopo i primi tre arrestati, per la violenza sessuale di gruppo avvenuta in un circolo Arci a Guspini, nel cagliaritano. Il provvedimento dei carabinieri della locale stazione e' scattato questa sera per Ulisse Polato, 48 anni, del posto, coniugato, operatore ecologico, ritenuto responsabile di violenza sessuale di gruppo aggravata.


Stando alle indagini dei militari dell'Arma, l'uomo avrebbe partecipato, con altre tre persone arrestate invece due giorni fa, alla violenza avvenuta presso il circolo "Renzo Laconi", per poi dileguarsi immediatamente dopo la commissione del reato dal retro del locale, attraverso la finestra di un bagno.

AGI
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PROTESTE

Notte sul Colosseo per salvare il lavoro
La Procura indaga su buco da 80 milioni

Sette guardie giurate asserragliate sul livello più alto: «Restiamo qui, niente blitz o ci buttiamo»

Hanno trascorso la notte sul Colosseo le 7 guardie giurate salite venerdì fino al livello più alto dell'Anfiteatro Flavio per contestare i licenziamenti in corso nella Ancr-Urbe Roma, in seguito alla cessione a privati del loro ente. Due di loro hanno accusato malori e, al buio, un paramedico ha dovuto raggiungere gli spalti per prestare i primi soccorsi. E adesso si viene a sapere che la Procura di Roma indaga sulla società che vorrebbe liberarsi di 300 di loro: per un buco da 80 milioni di euro.
I vigilantes hanno scelto la forma più classica delle proteste romane, quella di salire sul Colosseo.
I «sette gladiatori» - come li hanno ribattezzati i loro compagni - sono determinati a proseguire nella protesta: Giorgio, Daniele, Massimo, Ambrogio, Orfeo, Renato e Angelo si sono rifocillati la scorsa notte grazie alla collaborazione dei loro colleghi che hanno fatto giungere loro alcune coperte e tè e caffè caldo e qualche panino. I viveri giungono grazie ad una corda a cui viene legata una busta che fa da paniere portavivande.


PORTARE IN ALTO LE VOCI - La loro manifestazione si ispira a quella dell'Innse di Milano, che ormai fa scuola. Anche in questo caso, i lavoratori sono determinati a restare barricati fino a che non sarà garantito il loro posto di lavoro. I sette si erano arrampicati venerdì pomeriggio, intorno alle 17.30, sull'ultimo ordine di arcate del Colosseo (a circa 40 metri d'altezza) e avevano esposto uno striscione con su scritto «Ancr-Istituto vigilanza Urbe: contro la precarietà».

PRONTI A RESISTERE - «Da qui ce ne andiamo a dicembre» urlano dall'alto con un megafono. E, in effetti, i manifestanti sembrano intenzionati ad occupare il Colosseo per un lungo periodo e hanno persino organizzato un sistema di approvvigionamento: i colleghi ai piedi del Colosseo (circa un centinaio dipersone) li riforniscono con cibo e acqua attraverso una carrucola. La protesta ricorda quella messa in atto dagli operai della Innse di Milano, che ha ispirato anche i lavoratori della Cim di Marcellina, vicino a Roma: una protesta che si è risolta positivamente giovedì scorso. «Siamo stati costretti a comportarci come quelli di Milano: oggi se non ti metti in cima a qualcosa non ti ascolta nessuno» dicono.

INCHIESTA IN CORSO - «Restiamo qui e i nostri compagni scenderanno dal Colosseo solo se sarà ripristinata la legalità, questo il prefetto lo sappia - ribadisce Claudio Biggioni, sindacalista della RdB e portavoce dei lavoratori -. Negli scorsi anni abbiamo denunciato le vicende da cui è scaturita la dichiarazione di insolvenza del nostro ente al Tribunale fallimentare di Roma». Sotto accusa «lo scorporo della stessa società dall'Associazione combattenti e reduci e la scelta della nuova società di azzerare i contratti». E avvisa: «Ci sono inchieste della magistratura tuttora in corso».

CONTRO I LICENZIAMENTI - Alla base della protesta, il mutato assetto societario dell'Ancr-Urbe Roma, che prelude a licenziamenti e condizioni contrattuali meno vantaggiose delle attuali. «Siamo tutti dipendenti dell'Associazione nazionale combattenti e reduci (ente morale) sotto il controllo del ministero della Difesa e della presidenza del Consiglio dei ministri - spiega un altro manifestante -. Eravamo 960 lavoratori tra Roma e provincia. Di questi 660 si sono licenziati e si sono fatti riassumere dalla società Vigilanza dell'Urbe spa, nata appositamente nel 2008. In 300 non abbiamo aderito, e da giovedì a mezzanotte non abbiamo più incarichi». Su via dei Fori Imperiali sono ora almeno cento i colleghi delle guardie giurate in cima al Colosseo che sostengono con cori e slogan («siamo tutti con voi») i loro compagni per evitare i 300 licenziamenti.

LA PROCURA E IL BUCO IN BILANCIO - In effetti la magistratura romana indaga da tempo sull'Associazione nazionale combattenti e reduci (Ancr) di cui l'Istituto di Vigilanza Urbe, a cui appartengono le guardie giurate sul Colosseo, è una «costola». Il pm Paolo D'Ovidio ha aperto un fascicolo per appropriazione indebita per far luce sulla vendita del patrimonio immobiliare dell'Ente che percepisce, tra l'altro, finanziamenti anche dal ministero della Difesa e dalla presidenza del Consiglio.
Il pm ha iscritto sul registro degli indagati - dopo le denunce di alcuni sindacalisti e una attività del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma che ha acquisito documentazione e fatto sequestri presso l'Ancr - l'ex presidente Gustavo De Meo. L'inchiesta punta a chiarire una presunta svendita di alcuni immobili di pregio nel cuore di Trastevere e il progressivo svuotamento delle casse dello storico istituto delle guardie giurate capitoline.
Sarebbe stato accertato un «buco» di 80 milioni di euro. L'indagine vuole accertare se alcune operazioni finanziarie siano servite a nascondere guadagni illeciti. Sotto la lente della procura è anche la gestione dell'Istituto Urbe per cui il tribunale fallimentare ha dichiarato l'insolvenza. Il pm aveva disposto una consulenza tecnica per valutare le operazioni decise dalla passata gestione e le stime degli immobili, tra cui un palazzo vicino a viale Trastevere che sarebbe stato svenduto per 1,8 milioni euro.

LA RISPOSTA DELL'AZIENDA -«Il lavoro c'è per tutti: basta andare in azienda e lo avranno. Se invece vogliono lo stipendio pubblico io non posso darglielo perché non è mia competenza: io non ho promesso questo, forse lo ha fatto qualcun altro», sostiene Lucio Francario, commissario straordinario per la Ancr-Urbe Roma.
Secondo Francario, i cambiamenti subiti dall'istituto di vigilanza dell'Urbe sono stati provocati dalla situazione debitoria: l'azienda aveva 60 milioni di debiti e, dopo 18 mesi di commissariamento, è stata acquisita da una cordata che ha preso lo stesso nome di quella originaria come richiesto dai sindacati. «Più di 600 dipendenti sono già stati riassunti dall'azienda - dice il commissario -. Gli altri non riconoscono la fase commissariale perchè sostengono che un ente morale non possa fallire e vogliono mantenere la loro posizione di dipendente pubblico. Io ho fatto tutto in regola, in maniere ineccepibile. Ora dipende da loro scegliere di tornare a lavorare oppure no».

MINACCE ANTI-BLITZ - Il vice sindaco di Roma, Mauro Cutrufo, ha invitato le guardie giurate «a scendere dal monumento e a rinunciare all'azione dimostrativa dal momento che i vertici della prefettura si sono attivati per aprire un tavolo tra le parti per trovare una soluzione».
«Non tentate blitz per farci scendere, oppure quanto è vero Dio ci buttiamo e qualcuno dovrà prendersi la responsabilità» replica via telefonino Giorgio, 52 anni, uno dei vigilantes arrampicati sul Colosseo .
«Due di noi - ha raccontato sabato mattina - si sono sentiti male e un infermiere è salito per prestare le necessarie cure». E con il buio ci sono stati alcuni problemi: «Ci hanno spento la luce e servivano le fotocellule perchè avevamo paura per la nostra incolumità - aggiunge Giorgio -. Siamo in sette in pochi metri quadrati».
Ai piedi del monumento, sul lato che guarda Colle Oppio, i vigili del fuoco hanno gonfiato un grande materasso per scongiurare eventuali cadute. Venerdì, per circa un'ora, via dei Fori Imperiali è stata interrotta al transito delle auto dall'incrocio con via Labicana all'incrocio con via Cavour. A Ferragosto, di prima mattina, sono tornati i turisti in visita al Colosseo: sguardi curiosi verso l'alto e tante domande.

POSSIBILE INCONTRO IN PREFETTURA - «La prefettura è pronta a convocare un tavolo con tutte le parti interessate lunedì a patto che i manifestanti scendano dal Colosseo» sottolinea Giorgio Ciardi, il delegato del sindaco di Roma alla sicurezza accorso ai piedi del Colosseo. Ma la proposta non soddisfa i manifestanti: «Siamo ancora qui, non abbiamo avuto alcuna rassicurazione- dice Mauro, uno dei lavoratori in cima all'Anfiteatro Flavio -. Fino ad ora abbiamo avuto tante promesse. Vogliamo che qualcuno venga qui e ci venga a dire fatti concreti».


14 agosto 2009 Corriere Sera (ultima modifica: 15 agosto 2009)


L'Aggiornamento

GUARDIE GIURATE SU COLOSSEO, CONTINUA PROTESTA

ROMA (ANSA) - Seconda notte sul Colosseo per le 7 guardie giurate dell'Istituto vigilanza dell'Urbe, che da sabato pomeriggio, sono accampate sopra il terzo anello del monumento per protestare contro il cambio di gestione dell'ente, trasformato in soggetto privato e che impone la modifica del loro contratto di lavoro, da pubblici dipendenti in lavoratori di un'azienda privata, con condizioni salariali e tutele più incerte.

"Nel corso della notte - racconta uno dei colleghi che da sotto il Colosseo assiste i sette, Walter Pignatelli - Giorgio, 52 anni, ha avuto di nuovo problemi di respirazione. La dottoressa si è rifiutata di raggiungerlo 'in quota', circa 50 metri d'altezza, per prestargli soccorso. Così l'autista dell' autoambulanza del 118 è salito a portare un respiratore con l'ossigeno, ma arrivato sul posto non ha funzionato".

A quel punto non è restato che far avere a Giorgio un ansiolitico che, secondo quanto viene riferito, è stato sufficiente a calmarlo e farlo dormire fino alle 5. Stamani sono stati rifocillati con cornetti, cappuccini, acqua e bustine di magnesio e potassio per affrontare la giornata che si preannuncia con temperature elevate. Di scendere non ne vogliono sapere e di una eventuale staffetta non se ne parla: "le forze dell'ordine ce lo impedirebbero e non possiamo permettercelo", spiega.

ANSA 2009-08-16 08:50


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Con l'eliminazione a monte dell'ora di Religione l'Italia perderebbe 25 mila posti di lavoro nel comparto scuola, la domanda fondamentale è: a chi si vorrebbero dare questi posti?
Alla Massoneria? Cosa ha insegnato la Massoneria in Italia? Licio Gelli e la Loggia P2? La tessera di Silvio Berlusconi? Perché la Massoneria interessa tanto alla sinistra ? E perché anche alla sinistra radicale, oggi, durante la dittatura al GOI, che ha già fatto la spaccatura nel PdCI ?
Le richieste provenienti dalla Chiesa Valdese e dalla Sinagoga ebraica sono inaccettabili perché hanno strutture tali da consentire l'efficacia di una duplice proposta per un ora di religione alternativa. Ma ai Valdesi non interessa e tutte le Sinagoghe d'Italia dovrebbero rinunciare a parte agli incassi "d'oro" sulle visite scolastiche (a Roma la visita della durata di 1 ora per 1 classe di 20 ragazzini costa più di 300 euro).

Di seguito un interessante articolo del Prof. Alberto Giannino, presidente della Ass. Culturale Docenti Cattolici..


L'ORA DI RELIGIONE E IL COMPLOTTO POLITICO SINDACALE E MEDIATICO PER DELEGITTIMARLA


Società (15/08/2009) - Fra 20 giorni, nelle Scuole Secondarie di II grado, si terranno gli scrutini finali che interessano la recente sentenza del Tar del Lazio. La sentenza ha affermato che i docenti di religione cattolica non potranno concorrere a determinare il credito scolastico degli studenti con "giudizio sospeso" (cioè quelli rimandati a settembre). E tale sentenza riguarda solo gli studenti del triennio della Scuola secondaria di II grado. Che sono almeno il 20% delle superiori.
Con questo caos che si è determinato, con questa situazione ibrida da un punto di vista giuridico, e con questo triste epilogo che riguarda soprattutto i docenti delle Superiori non so come il Ministero potrà garantire la regolarità di tale scrutini. Anche perché gli studenti che fanno tuttora una materia alternativa possono anch'essi (giustamente) avere riconosciuto il credito scolastico. Tranne coloro che hanno scelto di entrare un'ora dopo, uscire un'ora prima e andare fuori dalla scuola durante l'ora di religione. Costoro infatti hanno scelto il disimpegno scolastico che è altamente diseducativo e non possono chiedere crediti se non frequentano nulla. Anzi se scelgono paradossalmente l'ora del nulla come la chiamò efficacemente il Cardinale Carlo Maria Martini nel nel lontano 1997 non hanno diritto a nulla. "Much ado about nothing" (Tanto rumore per nulla), direbbe William Shakespeare!. Ma questa è l'Italia laicista e anticlericale che vuole emarginare i cattolici nella scuola pubblica nel Terzo millennio con 4 Radicali di sinistra e qualche comunistello di sacrestia. Scuola - lo ricordiamo all'infinito - che è di tutti, e non già della CGIl scuola o della Gilda o della Uil scuola o di altri sindacato ostili all'ora di religione che invece concorre a formare l'uomo e il cittadino.
E' stupefacente come qualcuno abbia colto l'occasione per delegittimare tale ora e i suoi docenti. Dire che è un'ora di catechismo è un insulto all'intelligenza dei 6 milioni di studenti che l'hanno scelta liberamente, spontaneamente, senza che nessuno gli puntasse una pistola alla tempia. E un'ora di cultura religione perché si parla del senso religioso, delle domande che si pone ogni uomo, della Bibbia il libro che ha permeato la civiltà occidentale, di Gesù Cristo, della Chiesa, della morale cattolica, del confronto con altre confessioni religiose monoteiste (Ebraismo ed islamismo) e non, e della dottrina sociale della Chiesa. Un'ora che viene svolta per 33 settimane dove si può discutere col docente aperto e disponibile anche dei problemi che riguardano i giovani, le loro prospettive odierne e il loro futuro.
E' un'ora di dialogo e di ascolto, ma soprattutto è un'ora in cui si trasmette cultura e si formano le nuove generazioni. Chi pensasse di parlare di musica, sesso, e calcio ha sbagliato. Chiunque, tra i docenti del Consiglio di Classe, lo puo' fare. Non siamo gelosi e non ci offendiamo. Noi vogliamo una generazione di studenti, la classe dirigente del futuro, colti e preparati, che conoscano il cristianesimo, il suo messaggio e la storia del suo fondatore. Vogliamo che conoscano non solo le ombre della Chiesa che insegnano con passione ed entusiasmo certi docenti di filosofia, italiano, matematica scienze o lingua straniera abusando del loro potere di educatori.
Noi, poiché abbiamo un'onestà intellettuale, parliamo e delle ombre e delle luci della Chiesa senza occultare niente. Neanche i casi di Giordano Bruno, di Galileo, della Inquisizione, delle crociate, della vendita delle indulgenze, del nepotismo e degli scandali che hanno riguardato e riguardano il clero. Sarebbe sciocco quel docente di religione che occultasse la verità. Certo, occorre lavorare di più per l'aggiornamento dei docenti di religione e la loro formazione. Ma squalificarli perché la scuola sarebbe solo un feudo personale di alcuni sindacati no. Noi non ci stiamo. Non abbiamo complessi di superiorità ma neanche di inferiorità. Noi entriamo nella scuola per favorire un clima di serenità, di dialogo, di confronto, di socializzazione e per fare un lavoro interdisciplinare anche con altri colleghi.
Penso quando con il collega di filosofia prof. Pierluigi Raccagni andammo con due classi quinte liceali a vedere il campo di sterminio ad Auschwitz, penso quando andammo col prof. Marro docente di Matematica a Kairouan in Tunisia a vedere la terza moschea più grande del mondo. Naturalmente furono tutti viaggi d'istruzione (non gite dove si fumano spinelli, si abusa di alcool o si fa la notte fuori rientrando alla 6 del mattino) preparati affinché gli studenti potessero conoscere la barbarie del nazismo, la religione ebraica e la religione islamica. Ma di questi lavori interdisciplinari non si parla o si tende a minimizzare. Quante colleghe e colleghi di religione ho visto preparare con cura uscite didattiche di un giorno per visitare sinagoghe, chiese ortosse, mostre culturali, basiliche, cattedrali e partecipare a conferenze sulla legalità con la partecipazione di magistrati o andare a teatro per istruirsi su cultura e religione. I docenti di religione erano li accanto ai loro studenti perché conoscessero la storia e la cultura religiosa.
Ma i laicisti della scuola di stato tacciono rigorosamente su queste iniziative culturali che hanno il plauso la stima e il rispetto di tutte le componenti della scuola e dellae Curie vescovili. Leggo che il prof. Cacciari rispolvera una proposta vecchia di 20 anni fa del mio ex Preside, Angelo Malinverno, ora deceduto. La proposta è quella di rendere obbligatorio l'insegnamento religioso e di estenderlo a tutti perché fa parte integrante della cultura integrale dell'uomo. Ma il prof. cacciare ha già messo le mani avanti: il reclutamento dei docenti non deve avvenire tramite le Curie vescovili, ma nell'area storico filosofica. Si, ok prof. Cacciari, ma c'è un problema.
Dove vanno i 26 mila docenti di religione cattolica? In mezzo alla strada, a casa, in biblioteca, a fare fotocopie? Sia più chiaro su questi punti prof. Cacciari perché altrimenti la sua proposta che in un primo tempo appare interessante, in realtà mira ancora una volta ad emarginare e a discriminare i docenti di religione cattolica che, come dice la legge, hanno gli stessi diritti e doveri degli altri insegnanti. Comunque quello di cacciari è un vecchio progetto pilota della CGIL scuola che risale al 1990 dopo il Concordato tra Santa Sede e Repubblica Italiana del 1984 ( votato anche dal PCI) e che su suggerimento della Curia di Milano feci cassare dal Collegio dei Docenti dell'Istituto maxi sperimentale C.E. Gadda di Paderno Dugnano (MI) votando democraticamente per la sua bocciatura perché il reclutamento dei docenti doveva avvenire solo nell'area storico-filosofica. Da allora ha origine il mobbing orizzontale e verticale che alcuni docenti della CGIL scuola mi praticano ogni anno con soprusi angherie e vessazioni varie.
Ora il ministro Mariastella Gelmini deve garantire la regolarità degli scrutini finali di settembre senza perdere tempo. Con un ricorso d'urgenza al Consiglio di stato per chiedere la sospensiva della sentenza del Tar del Lazio che discrimina milioni di studenti. Gli avversari dell'ora di religione vogliono che questo tema dell'ora di religione tenga banco ancora per settimane sui media al fine di erodere il consenso degli studenti che hanno detto SI a un'ora di religione cattolica che non ha il fine di fare proselitismo come le sette, non ha desiderio di catturare gli studenti, e che non è un 'ora di catechesi parrocchiale che si svolge invece in parrocchia. Infatti la catechesi ha il fine di aderire alla fede cattolica, l'ora di religione ha come fine principale di trasmettere i contenuti del cattolicesimo e delle altre confessioni religiose senza chiedere nessuna adesione. tanto è vero che molti studenti atei o agnostici restano in classe ad ascoltare la lezione con molta educazione e rispetto reciproco. Chi afferma il contrario è obnubilato, è ottenebrato e mostra pregiudizi ideologici duri a morire. Neanche nel 1968 abbiamo assistito a un ateismo aggressivo e militante come vediamo su il Manifesto, sull'Unità. sul Tg 3, su Repubblica e su tante testate cosiddette democratiche. No, li c'è solo odio, livore e accanimento. Mentre la scuola dovrebbe essere una comunità educante e non una palestra di intolleranza. Concludo: il 70% dei 26 mila docenti di religione, che piaccia o no all'UAAR, alla CGIL scuola, alla Gilda, alla Uil scuola, ai Cobas, ai Cub, ha sostenuto un regolare Concorso nazionale e l'ha superato; non sono entrati nella scuola con il doppio canale, leggi, leggine e sanatorie ad hoc. No. Essi sono dei professionisti della cultura religiosa. Alcuni hanno il dottorato in teologia, altri la Licenza, altri il Baccalaureato, altri ancora le Scienze Religiose o una laurea civile. Allora perché devono essere trattati come se fossero la zavorra della scuola? Perchè devono fare i sudditi dei vari dirigenti scolastici ostili all'IRC e ai suoi docenti pena il mobbing con le sanzioni disciplinari e le richieste di trasferimento per compiacere il dirigente scolastico e i docenti laicisti e anticlericali?.
Noi chiediamo rispetto, auspichiamo un clima meno insolente, meno tracotante e meno arrogante. Diciamo basta all'astio, all'acredine, e all'animosità di vecchi sessantottini orfani dell'ideologia che ricorrono alle provocazioni e alle invettive. Diciamo basta alla illegalità, agli arbitri e agli attacchi violenti. Diciamo basta, infine, alle nuove crociate, alle campagne diffamatorie e alla guerra contro l'ora di religione. Noi chiediamo soltanto di esercitare con passione ed entusiasmo la missione dell'educatore con spirito di servizio che lavora per il bene della scuola e degli studenti senza essere continuamente vessati o delegittimati. Concita De Gregorio direttore de L'Unità ha fatto fare un sondaggio secondo cui il 59% degli italiani condivide la sentenza del Tar del Lazio. Virgilio.it invece ha fatto un sondaggio sui suoi lettori e ha dichiarato che il 56% non condivide la sentenza del Tar del Lazio che tanto piace a donna Concita.
Chi dice la verità? Chi è il pinocchio della situazione? Chi propina fandonie e menzogne? Non c'è dubbio: il foglio dell'ex Partito Comunista Italiano. Alla redazione dell'Unità non dormono la notte perché 6 milioni di studenti della scuola di stato fanno liberamente e spontaneamente religione a scuola. Non sanno che altro inventare per rovesciare questa tendenza positiva che vede il 91,1% fare religione a scuola, un luogo che considerano cosa loro, ma che invece è di tutti. Ora la finiscano di discriminare i 26 mila docenti di religione cattolica. Aspettiamo ancora la posizione della Cisl scuola, dello Snals, e dell'UGL scuola a difesa dell'ora di religione come hanno fatto i deputati Lupi, Gasparri, Cicchitto, Binetti, Gelmini, i Vescovi di Como mons. Coletti, e di San Marino, mons. Negri, la CEI, Pionati, il sottosegretario Giuseppe Pizza, Rotondi, Tommaso Foti, Italo Bocchino, e di qualche esponente dell'UDC. Il silenzio della Bindi, di Franceschini, di Prodi, e di Enrico Letta, di Tonini, di Marini, di Toia e di Baio, e dei vecchi democristiani è eloquente e non dà adito a dubbi sulla loro posizione di cattolici baciapile in cerca di posti e di prebende nel PD di D'Alema. . E Messori dell'Opus Dei ? pensa solo a vendere libri comprati anche dai docenti di religione cattolica con l'amico ciellinoTornielli che sforna 5 libri ogni anno. Ma dove trova il tempo? Ce lo dica cosi facciamo anche noi un po' di business religioso. E il vecchio Giuseppe De Carli ex TG1 vaticanista d'assalto a ogni Natale televisivo, ex basista doc, ex frigeriano, ed ex tabacciano che dice? Aspetta il ritorno del PD?

Prof. Alberto Giannino - Presidente Ass. culturale docenti cattolici (ADC)

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