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 Lady Justice 3... ... di Lunadicarta
 
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Quando tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa.

Walter Lippmann
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 29/04/2010 @ 17:31:49, in Magistratura, linkato 2071 volte)
Fiorella Pilato, Csm:
"Non c'è protagonismo nei giudici.
L'autocritica la facciamo da soli"

di Claudia Mura

Il discorso fatto al Quirinale dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai vertici del Csm e ai giovani magistrati non ha mancato di agitare la polemica e il consueto duello tra concordi e discordi. Quanti hanno visto nel nuovo monito presidenziale una critica severa ai giudici, si dividono così fra chi sposa un nuovo “dagli alla toga rossa” e chi li difende a spada tratta dall’ennesimo attacco.
Fiorella Pilato, magistrato e membro del Csm, era presente all’incontro fra i nuovi giudici e Napolitano, che ha parlato anche in veste di presidente del Consiglio superiore della magistratura. La sua è una voce fuori dal coro polemico che vuole invece accendere l’attenzione sui meriti e sulle novità di una categoria in evoluzione.

Il Capo dello Stato ha invitato la magistratura a fare autocritica. Lei condivide l’invito?
“L’appello non era rivolto alla magistratura in generale. Quello del Presidente era un discorso che accoglieva i giovani magistrati al termine del tirocinio e comprendeva una serie di consigli e indicazioni rivolte a chi si accinge a intraprendere questo mestiere. Le assicuro che se anche lei fosse stata presente avrebbe avuto un’impressione completamente diversa rispetto ai resoconti fatti dei giornali. I giornalisti, come spesso accade con i discorsi del Presidente, hanno colto solo ciò che volevano cogliere. Io ho sentito un messaggio completamente diverso da ciò che ho poi letto e sentito sui media”.

Un invito all’autocritica diretto a un novizio suona strano però. A molti è sembrato, invece, un rimprovero per gli anziani.
“Il presidente ha detto ‘siate sempre autocritici, abbiate senso della misura, guardatevi dal protagonismo’, il tutto inserito in un messaggio di benvenuto con raccomandazioni per il lavoro futuro. Un messaggio espresso con fare paterno che comprendeva anche frasi come questa: ‘La Repubblica si attende molto da voi’. E poi non è che la magistratura non faccia autocritica, farla è previsto nel modello deontologico che ogni giudice sottoscrive.”

Quindi nessun ammonimento da parte di Napolitano?
“Si è trattato di raccomandazioni che si possono fare a chiunque, che valgono per qualsiasi categoria. Le ripeto la lettura data dai media è parziale. Ma la cosa non mi stupisce. La stampa ormai interpreta i discorsi del Presidente in un’unica direzione”.

Quale sarebbe questa direzione?
“È un’interpretazione riduttiva e parziale che rischia di attribuire al Presidente un pensiero non suo. Tra l’altro io mi ritrovo in molte delle cose dette dal Presidente”.

Mi scusi ma Napolitano non ha detto “La magistratura non può sottrarsi a una seria riflessione critica su se stessa”, non ha parlato di un “problema della crisi di fiducia insorta nel Paese” e di un “funzionamento insoddisfacente”?
“Sì ma sono frasi che estrapolate dal contesto stravolgono il senso del discorso.”

Il presidente dell’Anm Luca Palamara ha dichiarato che fare autocritica è “difficile quando si è oggetto di attacchi e insulti. Per primi rispettiamo tutte le altre istituzioni e l'autonomia del Parlamento: un rispetto che diamo e che chiediamo". Condivide la risposta data a Napolitano?
“Ma Palamara non rispondeva mica al Presidente, semmai rispondeva a un suo collega che gli porgeva la domanda. È un problema di informazione giornalistica. Palamara, così come me, non ha inteso il discorso come un rimprovero ai magistrati.”

Se il premier o la maggioranza attaccano la magistratura, secondo lei i giudici hanno il diritto di replicare o si rischia il protagonismo criticato da Napolitano?
“In realtà i giudici non hanno mai risposto ai recenti attacchi, è sempre stato il Csm a intervenire con l’apertura, quando necessario, di pratiche a tutela. Pensi al caso del giudice Masiano, lui non ha mai risposto agli attacchi subiti.”

Cambiamo argomento: il 58% dei vincitori del concorso per magistratura è donna. Le sue colleghe si avviano al sorpasso quindi.
“Sì. È un trend che è iniziato tempo fa e ora comincia a dare i suoi frutti. Quando ho iniziato io, circa 30 anni fa, le donne erano poche. Ma già dalla sessione successiva alla mia ho notato che il numero di colleghe cresceva costantemente e oggi siamo al sorpasso. Questo dimostra che quando c’è un concorso pubblico che riconosce il merito, le donne emergono.”

Ma le posizioni di responsabilità anche fra i giudici sono prevalentemente al maschile.
“È ancora così ma le donne in posizioni chiave sono aumentate molto proprio in questa consiliatura. Grazie alla riforma dell’ordinamento giudiziario la scelta per gli incarichi direttivi non viene più fatta in base al mero criterio di anzianità come si faceva un tempo. Le donne hanno fatto il loro ingresso nella magistratura relativamente di recente e le anziane sono ancora poche. Per questo il criterio di anzianità premiava gli uomini. Ma oggi ci sono molte colleghe anche in Cassazione.”

Il Lodo Alfano sarà un disegno di legge di rango costituzionale ma non prevede nessuna modifica della Costituzione. Crede che in questo modo la Corte Costituzionale non avrà più niente eccepire?
“Su questo ddl, che viene impropriamente definito un lodo, non mi pronuncio. Il dibattito, al termine del quale il Csm si esprimerà con un parere pubblico, è ancora aperto e quindi non posso dare un parere.”

Ci può almeno spiegare cosa significhi “legge di rango costituzionale”?
“Si tratta di una norma che, diversamente dalle leggi ordinarie, richiede in Parlamento una maggioranza qualificata, cioè di almeno i due terzi di tutti i parlamentari aventi diritto al voto, come per una norma costituzionale.”

Tiscali Notizie, 29 aprile 2010
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2010 @ 16:23:36, in Sindacati Giustizia, linkato 2007 volte)


Partecipata Manifestazione Nazionale a Roma




Giorno 24 aprile i lavoratori  provenienti da tutti gli uffici giudiziari d’Italia hanno aderito all’iniziativa Nazionale indetta da CGIL,UIL,RDB e FLP per la tutela della giustizia e dei diritti di chi ci lavora.
Numerosi manifestanti, nonostante le avverse condizioni metereologiche, si sono concentrati in Piazza Bocca della Verità alle ore 10,30, sventolando le bandiere, con cartelloni satirici e si sono avviati in corteo invadendo le strade cittadine. Il lungo corteo proseguiva sino a Piazza Navona, passando sotto la sede della Funzione Pubblica, dove sono stati scanditi slogan all’indirizzo del Ministro Brunetta.
Dal palco a Piazza Navona hanno preso la parola i responsabili Nazionali delle OO.SS che hanno organizzato la manifestazione, CGIL, UIL, RDB ed FLP,  nonché i rappresentanti dell’OUA e dei giuristi democratici.
Hanno fatto pervenire la propria adesione anche l’ANM, l’Associazione Libera,  l’Associazione Antigone e molti rappresentanti politici.
Erano inoltre presenti gli organi di stampa Tv Nazionali e private che hanno ripreso l’evento ed intervistato diversi partecipanti.
Si è manifestato per una giustizia rapida ed efficiente, per la valorizzazione e la riqualificazione del personale,  per nuove assunzioni, contro i tagli indiscriminati alla giustizia, per investimenti adeguati e per un progetto di modernizzazione, contro il devastante C.C.I. firmato dall’Amministrazione e da Cisl ed UNSA, che rappresentano la minoranza dei lavoratori.
I lavoratori hanno ricordato all’Amministrazione che gli accordi si fanno con le maggioranze e non con le minoranze e che questo è un principio fondante della democrazia!

Vi terremo costantemente informati sugli sviluppi della situazione.

Roma 26 aprile 2010
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2010 @ 16:20:08, in Sindacati Giustizia, linkato 2035 volte)





Lettera unitaria
Roma, 27/04/10


Al Sottosegretario di Stato
Sen. Giacomo Caliendo

Al Capo Dipartimento dell'
Organizzazione Giudiziaria
Cons. Luigi Birritteri


Dallo scorso dicembre i lavoratori della giustizia hanno manifestato in numerose occasioni contro l'ipotesi di accordo da voi firmato con la minoranza delle OO.SS.

L'indifferenza e l'inerzia da voi dimostrate mettono a rischio quanto spetta ai lavoratori ovvero i soldi del residuo fua 2008 e del fua 2009: pertanto chiediamo che vengano immediatamente riaperta la discussione in relazione ai succitati fondi.

Recentemente una sentenza del Tribunale di Torino, che condanna l'INPS per comportamento antisindacale, ha confermato quanto da noi più volte asserito durante le trattative nazionali, ovvero che sono validi a tutt'oggi il CCNL e il C.I. vigenti: alla luce di ciò ribadiamo la necessità di riaprire immediatamente le trattative per la corresponsione del fua con i criteri di cui al C.I. del 2000 e del CCNL 2006/09.


FPCGIL - UILPA - Rdb - FLP
(Grieco) - (Pilla) - (Todisco) - (Piazza)
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2010 @ 16:01:35, in Politica, linkato 1183 volte)
Chiedo scusa ai miei lettori, perché non sono solita al gossip.
Infatti io dico solo "Oh Signur !", così tanto per dire che "non ho parole" e sapete che mi viene naturalmente alla "milanese", anche se sono romana.
Ma su Facebook gliene stanno dicendo di tutti i colori, considerato che il settimanale L'Espresso è da ritenersi una "fonte" serissima...




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Di Loredana Morandi (del 28/04/2010 @ 14:42:39, in Magistratura, linkato 1294 volte)
Alle 16 di oggi si riunisce il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura sul tema: "Partecipazione dei Magistrati agli Enti Locali".

Anm: «Il rispetto che diamo
è quello che chiediamo per noi»



«Noi abbiamo rispetto per le istituzioni dello Stato, ma il rispetto che diamo è quello che chiediamo per noi». Lo dice il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, a chi gli chiede di commentare l'intervento fatto oggi dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in occasione dell'incontro al Quirinale con i magistrati in tirocinio. «Il presidente della Repubblica gode da parte della magistratura del massimo rispetto, sia per la sua figura istituzionale, sia per le opinioni espresse» dice Palamara. La necessità di «un'autocritica e di una riflessione è ben presente alla magistratura associata» aggiunge il leader del sindacato delle toghe. Un'autocritica che, però, «diventa difficile quando la magistratura è oggetto di attacchi, aggressioni e insulti».

Breve da Sole 24 ore online del 27 aprile 2010

Leggi il testo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Intervento del Presidente Napolitano
all'incontro con i nuovi Magistrati in tirocinio

Quirinale, 27/04/2010

Signor Ministro della Giustizia,
Signor Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura,
Signor Primo Presidente della Corte di Cassazione,
Signor Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione,
Signori Componenti del Consiglio Superiore della Magistratura,
Cari magistrati in tirocinio,

a tutti voi e ai collaboratori della Commissione del Consiglio Superiore per il tirocinio e la formazione professionale, il mio più cordiale saluto.

Un ringraziamento particolare al Vice Presidente, Sen. Mancino, per l'intervento di apertura nel quale ha ricordato le numerose attività che il Consiglio ha svolto per rendere il periodo di tirocinio davvero funzionale al futuro esercizio dei complessi compiti che attendono i giovani magistrati.

Al Vice Presidente Mancino desidero poi esprimere, ancora una volta, l'apprezzamento e la stima per l'equilibrio e lo spirito di servizio con i quali ha assiduamente presieduto i lavori del Consiglio in questi anni, anche nelle situazioni più difficili.

A lui e a tutti i componenti del Consiglio va oggi il mio invito a porre, nei prossimi mesi, il massimo impegno nel dare attuazione alle norme sul trasferimento nelle sedi "disagiate" e nel procedere tempestivamente, con il "concerto" del Ministro, al conferimento di uffici direttivi di grande importanza: in primo luogo, quelli di Primo Presidente della Corte di cassazione e di procuratore della Repubblica di Milano.

A voi magistrati che state per assumere una così rilevante funzione, un benvenuto caloroso.

In 298 avete superato un selettivo concorso, dimostrando di possedere una valida preparazione giuridica e di essere animati da forti motivazioni, che vi hanno indotto ad una scelta così impegnativa.

Sottolineo anch'io come anche in questa occasione abbia trovato conferma il trend degli ultimi anni per il quale la componente femminile dei vincitori si dimostra crescente e proporzionalmente superiore rispetto a quella maschile. E' incoraggiante notare come i principi costituzionali di pari dignità e di eguaglianza di diritti si siano affermati in magistratura, di certo anche grazie all'esempio delle donne magistrato che vi hanno preceduto e che - sia pure in una percentuale non ancora soddisfacente - hanno raggiunto posizioni di vertice.

Quello di oggi è il mio secondo incontro con i magistrati ordinari in tirocinio e conferma una tradizione coltivata dal mio predecessore, della cui importanza sono profondamente convinto. Lo scorgere nei vostri volti passione e fervore, ma anche consapevolezza dei difficili compiti che vi accingete a svolgere, è motivo di orgoglio: in particolare per me, che dell'autonomia e indipendenza della magistratura sono garante nella duplice veste di Presidente della Repubblica e di Presidente del Consiglio Superiore.

E in questo duplice ruolo, debbo farmi carico - anche oggi, in questa che per voi è soprattutto una cerimonia augurale - di alcuni problemi che in materia di giustizia continuano a creare apprensione.

Innanzitutto - l'ho rappresentato al CSM lo scorso 9 giugno - il problema della crisi di fiducia insorta nel paese sia per il funzionamento insoddisfacente dell'amministrazione della giustizia sia per l'incrinarsi dell'immagine e del prestigio della magistratura.

Occorre adoperarsi per recuperare l'apprezzamento e il sostegno dei cittadini e a tal fine la magistratura non può sottrarsi a una seria riflessione critica su se stessa, ma deve proporsi le necessarie autocorrezioni, rifuggendo da visioni autoreferenziali.

E' un percorso non facile, al quale può darsi positivo inizio se si stemperano le esasperazioni e le contrapposizioni polemiche che da anni caratterizzano il nodo, "delicato e critico", dei rapporti tra politica e giustizia.

Rimango convinto, come ho avuto modo di dire più volte, che la politica e la giustizia non possono e non debbono percepirsi come "mondi ostili guidati dal reciproco sospetto". Deve prevalere in tutti il senso della misura, del rispetto e, infine, della comune responsabilità istituzionale, nella consapevolezza di essere chiamati solidalmente a prestare un servizio efficiente, a garantire un diritto fondamentale ai cittadini.

Dò volentieri atto al Governo, al Consiglio Superiore, alla magistratura e all'avvocatura di aver dato, nell'ambito delle rispettive competenze, concreto impulso all'accelerazione delle procedure giudiziarie. Vi è ancora molto da fare. Vanno individuate strategie di intervento condivise che siano frutto di un confronto anche acceso, ma costruttivo e che non risentano di un atteggiamento pregiudizialmente conflittuale.

Solo in tal modo potrà essere esaltato l'impegno che tanti magistrati pongono nell'esercizio della loro attività: in tal modo, anche voi giovani potrete guardare con soddisfazione all'affermazione e al riconoscimento del vostro ruolo.

Quella del magistrato è una funzione che esige equilibrio, serenità e sobrietà di comportamenti. Il suo unico fine è quello di applicare e far rispettare le leggi attraverso un esercizio della giurisdizione che coniughi il rigore con la scrupolosa osservanza delle garanzie previste per i cittadini. Non dimenticate che i casi sui quali siete chiamati a pronunciarvi promanano da situazioni difficili e spesso dolorose che hanno come protagonista l'uomo e le aspettative di giustizia che nutre. Sappiate quindi accompagnare il ricorso alle vostre competenze giuridiche e il necessario scrupolo nell'applicazione delle norme con un profondo rispetto della dignità della persona.

Fate attenzione a non cedere a "esposizioni mediatiche" o a sentirvi investiti - come ho detto più volte in questi anni - di missioni improprie ed esorbitanti oppure ancora a indulgere ad atteggiamenti impropriamente protagonistici e personalistici che possono offuscare e mettere in discussione la imparzialità dei singoli magistrati, dell'ufficio giudiziario cui appartengono, della magistratura in generale.

Questi richiami assumono per voi un significato particolare perché - sia pure in via residuale e in deroga ai principi generali affermati dal legislatore del 2007 - il decreto legge n. 193 del 2009 consente che siate chiamati a svolgere fin da subito le peculiari funzioni di pubblico ministero. Il rigoroso rispetto delle norme che regolano l'avvio e la conduzione delle indagini è essenziale non meno della scrupolosa applicazione delle norme sostanziali.

La fiducia che i cittadini ripongono nella magistratura si nutre anche della percezione che essi hanno della indipendenza e imparzialità dei singoli magistrati nell'esercizio concreto delle loro funzioni.

E' stata d'altronde la Corte Costituzionale a ricordare (sentenza n. 224/2009) che "i magistrati, per dettato costituzionale debbono essere imparziali ed indipendenti e tali valori vanno tutelati non solo con specifico riferimento al concreto esercizio delle funzioni giudiziarie, ma anche come regola deontologica da osservarsi in ogni comportamento".

Lo afferma ora anche la risoluzione che domani sarà definita dal plenum del Consiglio Superiore e che ho molto apprezzato. In essa si prende atto della oggettiva confusione di ruoli che può tra l'altro discendere dalla circostanza che il magistrato si proponga per incarichi politici nella sede in cui ha esercitato le sue funzioni.

I valori costituzionali dell'autonomia e indipendenza si difendono tutelando i magistrati dai comportamenti che creano nei loro confronti un clima di ingiusta delegittimazione, ma anche adottando risoluzioni consapevoli - quale quella che ho prima richiamato -. Né vanno assecondate chiusure corporative, dissimulate insufficienze professionali, tollerati casi gravi di inerzia o cattiva conduzione degli uffici.

Non a caso, questo Consiglio Superiore della Magistratura ha più incisivamente esercitato il potere disciplinare, e di ciò ho già dato atto in altra occasione.

Per i giovani magistrati, il ruolo del Consiglio è però anche - e forse in primo luogo - quello della promozione della professionalità. Rilevo anch'io con soddisfazione che, in attesa dell'attuazione della Scuola Superiore della Magistratura, sono stati sviluppati profili di aggiornamento in sede decentrata che possono consentire a voi tutti di recepire "prassi virtuose" predisponendovi tra l'altro a instaurare, con il personale amministrativo, relazioni coinvolgenti e di fruttuosa collaborazione.

Qualunque sia la sede in cui andrete a operare, qualunque sia la funzione che andrete a svolgere, unico dovrà essere il vostro comune impegno; garantire la legalità e l'attuazione dello stato di diritto che la ordinata convivenza civile presuppone e richiede.

Trenta anni fa il giudice Guido Galli fu ucciso da terroristi di "Prima Linea". Il 22 marzo scorso ho incontrato i suoi familiari e, tra loro, le due figlie che hanno voluto seguirne le orme, divenendo anch'esse magistrati.

Mi hanno consegnato una pubblicazione contenente parte della lettera con la quale il giudice Galli spiegò al padre la sua scelta di entrare in magistratura "perché vedi, papà" - scrisse - "io non ho mai pensato ai grandi clienti e alle "belle sentenze" o ai libri; io ho pensato soprattutto... a un mestiere che potesse darmi la grande soddisfazione di fare qualcosa per gli altri...". La carica umana di Guido Galli e la sua sollecitudine per i problemi della società hanno caratterizzato le condotte di tanti magistrati, tra i quali non pochi barbaramente uccisi solo per aver fatto il loro dovere. Vorrei che le parole di Guido Galli e il sacrificio dei colleghi come lui caduti vi guidassero nel vostro "mestiere" spronandovi a dare in ogni momento il meglio di voi stessi.

Lasciatemi dire, in conclusione, che la Repubblica si attende molto da voi, dalle nuove generazioni di magistrati che hanno preso o stanno prendendo il loro posto in quell'"ordine" che la Costituzione ha voluto "autonomo e indipendente da ogni altro potere". Ci attendiamo da voi un apporto di fresca e serena consapevolezza delle vostre responsabilità, nell'esercizio della funzione che vi spetta e nel rapporto di leale cooperazione con tutte le istituzioni rappresentative e di garanzia, così come nell'attento rapporto con l'evoluzione e le domande della società.

Le tensioni e le polemiche acuitesi nel corso degli anni non debbono condizionarvi : applicatevi al vostro compito con animo sgombro. E non vi manchi la fierezza di appartenere a un mondo di servitori dello Stato - "soggetti solo alla legge", fedeli alla Costituzione - che in decenni di vita democratica ha espresso personalità di straordinaria tempra morale, sapienza giuridica, sensibilità umana e sociale, e dato contribuiti inestimabili alla tutela della legalità, dei diritti dei cittadini, delle regole di un ordinato e dinamico vivere civile. E' un patrimonio che nessuna ombra, nessuna caduta, nessuna contestazione può cancellare o svilire : un patrimonio che voi siete chiamati a raccogliere e che potete salvaguardare e rinnovare se vi sorreggeranno, insieme con il senso della misura, anche lo slancio ideale e l'apertura culturale di cui oggi siete portatori. Dipende non poco da voi e dai vostri colleghi delle più recenti leve della magistratura, aprire una nuova pagina, una nuova stagione nelle travagliate vicende della giustizia in Italia.

Un forte augurio a voi tutti e un affettuoso saluto ai vostri cari.

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Di Loredana Morandi (del 28/04/2010 @ 09:18:28, in Magistratura, linkato 1388 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



L’Anm ricevuta dal presidente Fini
 

Una delegazione della Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati, con il presidente Luca Palamara e il segretario generale Giuseppe Cascini, è stata ricevuta oggi dal presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini.

L’incontro era stato chiesto dall’Associazione il 14 aprile scorso a seguito dei ripetuti annunci nel dibattito pubblico di riforme costituzionali in materia di giustizia.

 L’Anm ha ribadito che è prioritario approvare riforme che restituiscano funzionalità al sistema giudiziario.

L’Associazione ha confermato la propria disponibilità al confronto sulle riforme dirette ad assicurare un servizio efficiente e a rafforzare le garanzie dei diritti dei cittadini.

Roma, 27 aprile 2010

La Rassegna

Giustizia/ Anm da Fini, confronto riforma su ddl e non su 'bozze'
Nessuna proposta ancora depositata nè alla Camera nè al Senato


Roma, 27 apr. (Apcom) - Mezz'ora di incontro a Montecitorio tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e i vertici dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara e Giuseppe Cascini. Al centro dell'incontro, chiesto dall'Anm per capire lo stato dell'arte, le riforme della giustizia. Riforme di cui si discuterà, ha assicurato, secondo quanto si apprende, Fini durante il colloquio, a partire dai ddl presentati. E per ora non ve ne sono. Fini infatti ha ascoltato i magistrati e ribadito che alla Camera e al Senato non sono stati depositati ddl e solo quando ciò avverrà se ne potrà discutere.

Il confronto, dunque, si farà sui testi effettivamente depositati alle Camere e non su "bozze imprecisate" o anticipazioni che nelle settimane scorse hanno preoccupato le toghe. "Avevamo chiesto questo incontro all'indomani delle elezioni regionali - ha spiegato il presidente dell'Anm Luca Palamara ai giornalisti - considerando le bozze non meglio precisate e gli annunci di riforma costituzionale della giustizia che c'erano stati".

GIUSTIZIA: ANM A FINI, DISPONIBILI A CONFRONTO PER MIGLIORARE SERVIZIO

Agenzia di Stampa Asca - ‎14 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 27 apr - Una delegazione della Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati, con il presidente Luca Palamara e il ...

Giustizia: Fini, nessun ddl presentato

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(ANSA) - ROMA, 27 APR - Per ora non e' stato presentato nessun ddl di riforme costituzionali sulla giustizia: lo afferma il presidente della Camera Fini ...

INTERCETTAZIONI: ANM, CONDIVIDIAMO PREOCCUPAZIONI FNSI

Agenzia di Stampa Asca - ‎15 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 27 apr - ''Condividiamo le preoccupazioni che la Federazione nazionale della stampa ha espresso riferite all'eccessiva limitazione del ...

Giustizia: Fini incontra Anm, pronti a confronto quando ci sara ...

Libero-News.it - ‎16 ore fa‎
Roma, 27 apr. - (Adnkronos) - Pronti al confronto con i magistrati, ma soltanto quando ci sara' sul tavolo un disegno di legge costituzionale di riforma ...

GIUSTIZIA: FINI VEDE ANM, CONFRONTO NON SU BOZZE MA SU TESTI ...

Agenzia di Stampa Asca - ‎16 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 27 apr - ''Allo stato attuale non ci sono testi sulla riforma della giustizia depositati in Parlamento. Fino a quel momento non si puo' ...

Intercettazioni/ Anm non sara' in piazza ma "condividiamo Fnsi"

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Roma, 27 apr. (Apcom) - In piazza no, non ci sarà domani l'Associazione nazionale magistrati ma "condivide le preoccupazioni della Fnsi" sul ddl sulle ...

Giustizia: Fini, nessun ddl presentato

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(ANSA) – ROMA, 27 APR – Per ora non e' stato presentatonessun ddl di riforme costituzionali sulla giustizia: lo affermail presidente della Camera Fini ...

GIUSTIZIA: FINI RICEVE VERTICI ANM

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(AGI) - Roma, 26 apr. - Il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha ricevuto oggi a Montecitorio una delegazione dell? ...

INTERCETTAZIONI: ANM, CONDIVIDIAMO LE PREOCCUPAZIONI DELLA FNSI

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(AGI) - Roma, 27 apr. - L'Associazione nazionale magistrati non sara' in piazza domani accanto alla Fnsi, della quale, pero' condivide le preoccupazioni in ...

Giustizia/ Anm da Fini, confronto riforma su ddl e non su 'bozze'

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Roma, 27 apr. (Apcom) - Mezz'ora di incontro a Montecitorio tra il presidente della Camera Gianfranco Fini ei vertici dell'Associazione nazionale magistrati ...

GIUSTIZIA: INCONTRO ANM-FINI, SU RIFORME CONFRONTO SOLO SU TESTI

Elezioni-oggi - ‎15 ore fa‎
(AGI) - Roma, 27 apr. - Il confronto sulle riforme sara' possibile soltanto quando verranno depositati disegni di legge in Parlamento, cosa che ancora non ...
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Luca Palmara (Anm):
«Se un pm entra in politica non deve più indossare la toga»



Occhio a non lasciarsi ingannare dall’aria da bamboccione e dalle maniche di camicia. Il presidente dell’Anm, Luca Palamara, riceve in borghese nel suo ufficio da sostituto procuratore al terzo piano della Procura della Repubblica di Roma. Lui la toga ce l’ha cucita dentro. Ma non è una toga rossa. Iscritto alla corrente di centro Unicost, rifiuta l’etichetta di antiberlusconiano, non si riconosce nel Pd e nemmeno nell’Idv dell’ex pm di Milano Tonino Di Pietro. E boccia la proposta di riforma della giustizia della sinistra, così come ogni altra proposta di riforma del presente, del passato e del futuro. Fedele al totem dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.

Se passerà la riforma della giustizia sulla separazione delle carriere targata PdL, lei sceglierà di fare il giudice o il pm?

«Io sono entrato in magistratura come pubblico ministero, ho sempre fatto il pm, è un lavoro che mi piace e che vorrei continuare a fare. Ma la separazione di fatto c’è già, è stata introdotta dalle riforme Castelli e Mastella che hanno nettamente distinto le funzioni rendendo più difficile il passaggio da pm a giudice».

Ma non impossibile.

«Se io volessi fare il giudice, dovrei farlo fuori dal distretto della Corte d’Appello del Lazio».

Perché la separazione delle carriere fa così scandalo a voi procuratori visto che non vi toglie lo status di magistrati ma vi chiede di fare una scelta definitiva all’origine?

«Perché oggi avere giudice e pm che fanno parte della stessa carriera garantisce innanzitutto i cittadini».

Innanzitutto voi toghe, vorrà dire.

«No. Il pm già in fase di indagini preliminari svolge il medesimo ragionamento di un giudice ed è dotato delle stesse cognizioni tecnico-giuridiche. Ecco perché è importante che le carriere restino unite».

L'articolo prosegue su Libero Online

Non sarà piuttosto che voi pm non intendete rinunciare al rapporto privilegiato che avete con i giudici e alla supremazia di cui godete sugli avvocati?

«Se noi analizziamo quante richieste di condanna, di assoluzione o di rinvio a giudizio vengono accolte dai giudici, possiamo facilmente smentire che i pm godano di un privilegio. Soprattutto negli uffici grandi come Roma, dove ci sono cento pm e duecento giudici, può capitare benissimo che un giudice conosca molto meglio gli avvocati e neanche un pm».

Non vorrà negare che nel sistema giudiziario italiano ci sia uno sbilanciamento a scapito della difesa, a cominciare dal fatto che gli avvocati entrano in gioco solo in fase dibattimentale.

«Non è vero, è stato molto potenziato il ruolo della difesa nella fase delle indagini preliminari. È chiaro che questa fase vede un ruolo preponderante del pm, che deve indagare. Ma nel momento in cui l’indagato viene avvisato dell’inchiesta a suo carico, entra in gioco la difesa».

Appunto. La storia giudiziaria pullula di casi in cui si riceve l’avviso di garanzia molto dopo essere stati iscritti nel registro degli indagati.

«Oggi, infatti, si discute molto della funzione che deve avere l’avviso di garanzia. Negli ultimi 15 anni si è stravolto l’impianto del codice di procedura penale, enfatizzando la fase delle indagini preliminari».

È giusto che un magistrato che ti ha accusato in un processo possa essere quello che ti giudica in un altro processo?

«In passato c’era il rischio che accadesse, ma oggi è impossibile che avvenga nello stesso distretto. Io non posso fare il giudice a Roma. Potrebbe succedere solo nel caso mi trasferissi e, da giudice, mi capitasse la stessa persona di cui ho chiesto la condanna a Roma».

E se succedesse?

«È un’ipotesi assai remota. E comunque il nostro codice disciplina le cause di incompatibilità».

È la sezione disciplinare del Csm a processare le toghe. È giusto che i magistrati siano giudicati dagli stessi magistrati?

«Il tema disciplinare non può essere disgiunto da quello dell’autonomia e dell’indipendenza al quale noi magistrati siamo molto sensibili. Proprio per la peculiarità del giudizio che si è chiamati a dare, credo che esso debba essere affidato a chi è in grado di valutare tecnicamente il lavoro del magistrato».

Però non si è mai visto un magistrato che abbia condannato un collega.

«Non è vero. La commissione europea per l’efficienza della giustizia dice che il sistema disciplinare del Csm in Italia funziona bene».

Sarà, ma i magistrati radiati in Italia si contano sulle dita di mezza mano.

«Questo tema si presta a facili strumentalizzazioni, sarebbe meglio stare ai dati».

Nel 2009, su 9.000 magistrati ne sono stati puniti solo 100 e con lievi sanzioni.

«In passato ci possono essere stati momenti in cui è prevalsa una logica di corporazione, ma oggi non è più così. Anche perché la riforma Castelli, nel 2006, ha rivoluzionato la carriera dei magistrati introducendo un criterio di valutazione. Si è passati da un avanzamento automatico a un sistema nel quale ogni quattro anni bisogna essere valutati per poter progredire professionalmente. E noi siamo i primi a volerlo».

Ma se quando Castelli avanzò questa proposta gli faceste la guerra…

«Infatti è stato possibile attuarla grazie all’interpretazione costituzionalmente orientata che ne ha dato l’attuale Csm».

Chi è migliore come guardasigilli, Castelli o Alfano?

«Appartengono a epoche diverse. Alfano è stato uno dei ministri accolti meglio dal nostro congresso, ma gli sviluppi successivi hanno portato a una profonda diversità di vedute su temi fondamentali».

Non sarebbe meglio affidare a un organo esterno al Csm la valutazione dei magistrati?

«Togliere la sezione disciplinare al Csm lederebbe l’autonomia e l’indipendenza del giudice, perché limiterebbe lo svolgimento della sua attività».

Allora è vero che voi magistrati siete una casta che si autoprotegge.

«No, tuteliamo il nostro lavoro. Se il giudizio sul mio operato viene affidato a un politico o a qualcuno designato dalla politica, c’è il forte rischio che io possa essere fermato mentre indago. Quindi preferisco che sia un organo della magistratura a giudicarmi».

Ma così c’è il rischio che chiuda un occhio sulle sue eventuali magagne.

«Il sistema disciplinare del Csm non guarda in faccia a nessuno. L’idea della corporazione è molto lontana dalla nostra categoria».

Perché vi siete così offesi quando è stato proposto di introdurre il test psicologico per i magistrati, cui altre categorie, come i medici o i piloti, si sottopongono senza sentire lesa la loro dignità professionale?

«Perché la modalità con cui questa proposta è stata fatta ha mostrato solo il disprezzo che c’è nei confronti dei magistrati. Quindi, la rispedisco al mittente».

Voi decidete il destino di una persona, non crede sia giusto appurare che siate sani di mente?

«Basta la valutazione della carriera di un giudice a dimostrare che è in grado di fare il suo mestiere».

Perché certe toghe hanno un’irresistibile tendenza a sconfinare nella politica?

«La magistratura deve valutare la ricaduta che le norme hanno sul sistema. Non è che se io dico che la legge sulle intercettazioni o sul processo breve non vanno bene, sconfino nella politica. Come magistrato, sono chiamato a esprimere una valutazione tecnica, è la Costituzione che me lo chiede. E poi c’è il tema delle inchieste giudiziarie: quando indaghiamo sul centrodestra siamo toghe rosse, quando indaghiamo sul centrosinistra siamo toghe nere. Bisogna mettersi in testa che la legge è uguale per tutti».

Vorrebbe negare che certe procure abbiano condizionato il corso della storia della Prima Repubblica?

«Prima che da certe procure, il corso della storia è stato condizionato dal comportamento dei singoli. Se i reati non vengono commessi, difficilmente le procure possono muoversi».

Ma possono decidere di indagare a senso unico.

«È il solito discorso che ci portiamo dietro da Tangentopoli».

Appunto. Che valutazione dà lei di Mani Pulite?

«C’è stata un’azione molto importante della magistratura che ha dimostrato come il sistema della corruzione fosse una piaga per l’Italia. Perché anziché chiederci come mai i magistrati indagano non ci chiediamo perché in Italia c’è la corruzione?».

E perché, nonostante la corruzione fosse un sistema, come dice lei, quei magistrati azzerarono un solo partito?

«Penso che Tangentopoli debba essere lasciata al giudizio degli storici, ma non credo affatto che il pool di Milano abbia indagato a senso unico».

Lei quindi condivide quelle sentenze?

«Da quell’inchiesta sono emersi fatti accertati con sentenze che evidenziano come in quegli anni ci fosse un profondo malcostume nel rapporto tra imprenditoria e politica, che ha portato alla fine della Prima Repubblica. Quindi il mio giudizio sull’attività di quei magistrati è del tutto positivo».

Dal ’94, Berlusconi sostiene di aver subìto 106 inchieste giudiziarie e 24 processi: 16 arrivati a dibattimento e 8 conclusi in fase di indagini preliminari. Non crede che ci sia un eccesso indiziario nei suoi confronti? 

«Non mi pare. Se ci sono delle accuse, un magistrato è chiamato a verificarne la fondatezza nelle indagini preliminari e nel giudizio».

È la quantità di accuse su Berlusconi che desta sospetto e il fatto che siano iniziate nell’anno della sua discesa in campo.

«I processi a Berlusconi hanno coinvolto talmente tanti magistrati a tutti i livelli, che faccio fatica a credere all’ipotesi del complotto».

Che opinione si è fatto dell’inchiesta di Trani in cui il pm Michele Ruggiero aveva avanzato una richiesta di interdizione contro il premier che ha scandalizzato persino la sinistra?

«Non posso parlare di indagini che non conosco».

Il codice di procedura penale prevede la inutilizzabilità delle intercettazioni su Berlusconi, Masi, Minzolini e Innocenzi, perché estranee al filone originario dell’inchiesta. Non crede che nelle procure italiane ci sia un abuso delle intercettazioni?

«Un conto è lo strumento investigativo delle intercettazioni, che non deve essere toccato. Altra cosa è frenare la pubblicazione e la diffusione di parti di conversazioni irrilevanti per le inchieste e lesive della privacy».

Ma ai giornali la soffiata arriva dalle procure.

«La diffusione di casi secretati, come è successo nella procura di Trani, avviene raramente. Il problema è che spesso vengono pubblicate intercettazioni di atti non più segreti perché messi a disposizione delle parti».

E voi pm cosa fate per evitare gli abusi?

«Vigiliamo sulle intercettazioni fin quando la notizia è segreta, ma poi il controllo sui nastri non ce l’ha solo il pm».

Il presidente Napolitano ha dato l’ok al legittimo impedimento, il pm di Milano Fabio De Pasquale ha detto che è anticostituzionale. Lei da che parte sta?

«Sto dalla parte della legge. Tante norme varate dal presidente della Repubblica poi sono state dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale».

Anche l’opposizione concorda sull’opportunità di uno scudo giudiziario per il premier. Lei?

«Questo, come il lodo Alfano e l’immunità, è un tema che riguarda la politica, su cui è la politica, non la magistratura, a dover decidere assumendosene le responsabilità. Altra cosa è il processo breve, su cui non sono d’accordo perché mette in ginocchio il sistema giudiziario».

Le piace la riforma della giustizia per via ordinaria proposta da Andrea Orlando del Pd?

«Condivido le proposte che riguardano il miglioramento del funzionamento del servizio giustizia, che deve costituire la vera priorità della riforma. Meno quelle relative ad altri aspetti, come l’efficacia dell’azione disciplinare e dell’obbligatorietà dell’azione penale».

Ma lei ritiene o no che vada riformata la giustizia in Italia?

«Assolutamente sì».

E allora perché voi magistrati vi opponete a qualunque proposta di riforma?

«Noi diciamo sì a una riforma nell’interesse dei cittadini. Ma qui, invece di accorciare la durata dei processi, si preoccupano di separare le carriere, di riformare il Csm…».

Insomma, riforma sì, purché non tocchi i magistrati.

«La magistratura è disposta a confrontarsi su tutto ciò che non metta in discussione la sua autonomia e indipendenza. Non difendiamo un privilegio di casta, ma i pilastri della Costituzione».

L’Anm è associata all’opposizione. Lei è un antiberlusconiano?

«No, io non mi sento in alcun modo associato all’opposizione. Quello che caratterizza il mio mandato all’Anm è proprio il contrario: svolgere osservazioni tecniche senza essere assimilato al Pd o all’Idv».

Lei appartiene a Unicost, corrente un tempo vicina alla Dc. Oggi qual è il vostro partito di riferimento?

«Noi magistrati non abbiamo partiti di riferimento».

Magistratura democratica è dichiaratamente vicina alla sinistra.

«Sono solo equiparazioni che tendono a demonizzare le correnti, che invece vanno esaltate nel loro valore positivo. Anche se non tutti gli iscritti all’Anm, il 94% dei magistrati, appartengono a correnti».

Come riesce a conciliare la presidenza del sindacato con la sua attività di procuratore?

«È molto difficile, perché l’attività associativa mi assorbe quasi totalmente».

I detrattori fanno notare che sono i magistrati più scarsi a dedicarsi all’attività sindacale.

«La storia professionale di ciascuno è a disposizione di tutti. E io penso che il primo compito di un magistrato debba essere quello di impegnarsi nella giurisdizione, cosa che ritengo di aver sempre fatto,  e che certamente l’Anm non possa diventare il rifugio di chi non ha saputo fare il magistrato».

Lei seguì un filone di Calciopoli che ha avuto un’evoluzione imprevista su impulso della difesa di Luciano Moggi, di cui lei chiese la condanna a sei anni. Le intercettazioni contenute nel fascicolo di Napoli erano anche nelle carte della procura di Roma?

«In parte, perché noi abbiamo svolto solo un segmento dell’inchiesta, relativa alla Gea».

Non crede che la Juventus sia stata punita troppo duramente con la retrocessione in serie B e la sottrazione di due scudetti?

«Io mi sono occupato del processo penale, non sta a me valutare il verdetto del processo sportivo».

Confessi, in quel processo, sul pm prevalse il romanista che è in lei?

«Non scherziamo, il calcio è uno sport che seguono molti italiani, ma i processi sono una cosa seria».

Però ci va allo stadio con la sciarpa della “Maggica”.

«Poco adesso, la sciarpa la lascio a mio figlio».

Ma fa parte della squadra di calcetto dell’Anm.

«Sì, sono il centravanti».

Scenderà nel campo della politica?

«No, mi piace fare il magistrato».

Come giudica quelli che lo hanno fatto?

«Il diritto di candidarsi deve essere riconosciuto a tutti, ma ritengo che se un magistrato che è sceso in campo smette di fare politica, poi non possa più indossare la toga».

Che effetto le fa essere il più giovane presidente dell’Anm?

«Mi fa sentire un forte senso di responsabilità e orgoglio di appartenenza».

Crede che avrebbero scelto lei se non fosse figlio di un importante magistrato deceduto sul lavoro?

«Mio padre venne a mancare quando io avevo 18 anni. È successo talmente tanto tempo fa che non credo si possano mettere in relazione le due cose. Mio padre è stato un grande magistrato e mi commuove constatare come ancora oggi sia apprezzato da tutti quelli che lo hanno conosciuto. È il mio punto di riferimento e la sua morte avvenuta in quel modo è stata la motivazione che mi ha spinto a fare il magistrato».

Vorrebbe che i suoi due figli seguissero le sue orme?

«Mi piacerebbe».

Libero Online 27/04/2010 alle 15.21
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Di Loredana Morandi (del 28/04/2010 @ 08:46:53, in Politica, linkato 1240 volte)
In realtà non è possibile escludere che queste dichiarazioni siano anche effetto delle problematiche interne al PdL, viceversa è intollerabile che la politica e i rappresentanti del Governo siano così "umorali".
L'incontro della ANM con Fini, il "mai" delfino di Berlusconi odiato dalla base di destra e per questo caro ai media di sinistra, in questo momento storico, forse, non è stato una buona idea.

GIUSTIZIA: ALFANO,
BASTA DICHIARAZIONI TOGHE AI GIORNALI

(AGI) - Roma, 27 apr. - “Un magistrato deve operare attraverso sentenze e provvedimenti, non con dichiarazioni ai giornali”. Lo ha detto il guardasigilli, Angelino Alfano, intervistato dal Tg1. Il ministro ha ribadito anche di aver “molto apprezzato” il discorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, pronunciato stamani ai giovani magistrati in tirocinio. (AGI) Oll/Stp


Giustizia/ Alfano, per Anm Parlamento e' organo da serie B

Martedì, 27 Aprile 2010 - 20:00 - L'associazione Nazionale Magistrati "ha preso posizione su ogni nostro progetto di riforma, ha ritenuto il Parlamento un organismo di serie B e ha ritenuto l'indipendenza e l'autonomia della magistratura come un potere di veto nei confronti della sovranità del Parlamento". E' quanto ha dichiarato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in un'intervista al Tg1.

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Di Loredana Morandi (del 28/04/2010 @ 08:31:26, in Magistratura, linkato 1443 volte)
Nonostante il felice evento dell' incontro di circa 300 nuovi magistrati con il presidente della Repubblica, credo che con l'ultimo discorso di Napolitano si sia raggiunto il livello più alto della critica contro la Magistratura. Di Pietro, di cui ho solo letto i titoli, non ha posizioni contrarie al Colle, ma di fatto ha posizioni contrarie alla magistratura stessa. L.M.


''Non vanno assecondate chiusure corporative''


Napolitano a toghe: fare autocritica.
Anm: diamo e chiediamo rispetto


Roma - (Adnkronos/Ign) - Il presidente della Repubblica incontra i magistrati in tirocinio: ''Stemperare le esasperazioni e le contrapposizioni polemiche che da anni caratterizzano il nodo delicato e critico dei rapporti tra politica e giustizia''. L'Associazione nazionale magistrati: autocritica è presente ma siamo oggetto di attacchi e insulti

Roma, 27 apr. (Adnkronos/Ign) - Nei rapporti tra la politica e la magistratura occorre aprire una nuova pagina. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esorta ad entrare in una nuova stagione, mettendo al bando da un lato gli atteggiamenti pregiudizialmente conflittuali e dall'altro esposizioni mediatiche ed eccessive voglie di protagonismo.

L'incontro al palazzo del Quirinale con i magistrati in tirocinio, alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano e del vicepresidente del Csm Nicola Mancino, offre l'occasione al capo dello Stato per piantare i 'paletti' fondamentali nel settore della giustizia.

Napolitano chiede esplicitamente di "aprire una nuova pagina, una nuova stagione, nelle travagliate vicende della giustizia in Italia". Si tratta di "un percorso non facile", ammette il presidente della Repubblica, al quale però "può darsi positivo inizio se si stemperano le esasperazioni e le contrapposizioni polemiche che da anni caratterizzano il nodo delicato e critico dei rapporti tra politica e giustizia".

Il capo dello Stato ribadisce con forza la convinzione che "la politica e la giustizia non possono e non devono percepirsi come mondi ostili, guidati dal reciproco sospetto". Al contrario, "deve prevalere in tutti il senso della misura, del rispetto e della comune responsabilità istituzionale, nella consapevolezza di essere chiamati solidalmente a prestare un servizio efficiente e a garantire un diritto fondamentale ai cittadini". In tal senso, pur dando atto al governo, al Csm, alla magistratura e all'avvocatura, nell'ambito delle rispettive competenze di aver fornito un "concreto impulso all'accelerazione delle procedure giudiziarie", Napolitano avverte che "vi è ancora molto da fare: vanno individuate strategie di intervento condivise, che siano frutto di un confronto anche acceso ma costruttivo e che non risentano di un atteggiamento pregiudizialmente conflittuale".

Il presidente della Repubblica chiede poi ai magistrati di "fare attenzione a non cedere a esposizioni mediatiche o a sentirsi investiti di missioni improprie ed esorbitanti oppure a indulgere ad atteggiamenti impropriamente protagonistici e personalistici, che possono offuscare e mettere in discussione l'imparzialità dei singoli magistrati, dell'ufficio giudiziario cui appartengono, della magistratura in generale". Quella del magistrato, ricorda Napolitano, "è una funzione che esige equilibrio, serenità e sobrietà di comportamento".

Napolitano si dice in ogni caso "consapevole dei difficili compiti" che attendono chi entra in magistratura e ribadisce il suo ruolo di "garante dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, nella duplice veste di presidente della Repubblica e di presidente del Csm. E' in questo duplice ruolo - spiega il capo dello Stato - che debbo farmi carico di alcuni problemi che, in materia di giustizia, continuano a creare apprensione", anche in presenza di "una crisi di fiducia insorta nel Paese, sia per il funzionamento insoddisfacente dell'amministrazione della giustizia, sia per l'incrinarsi dell'immagine e del prestigio della magistratura", che deve "adoperarsi per recuperare l'apprezzamento e il sostegno dei cittadini, senza sottrarsi a una seria riflessione critica ma proponendo le necessarie autocorrezioni rifuggendo da visioni autoreferenziali".

Non solo. "Non vanno assecondate chiusure corporative - raccomanda Napolitano - né dissimulate insufficienze professionali, né tollerati gravi casi di inerzia o di cattiva conduzione degli uffici".

"Il momento dell'autocritica è presente'', replica l'Anm ma ''certo è difficile farla quando si è oggetto di attacchi e insulti". "Per primi rispettiamo tutte le altre istituzioni e l'autonomia del Parlamento. Un rispetto che diamo e che chiediamo", afferma il presidente dell'Anm, Luca Palamara.

La Rassegna

Napolitano: "Magistrati facciano autocritica"
L'Anm: "Ok, ma rispetto si dà e si chiede"


Il presidente riceve i 298 vincitori dell'ultimo concorso. chiedendo che "prevalga il senso della misura". La replica dell'associazione di categoria: "Difficile quando si è oggetto di attacchi e insulti"

ROMA - "Anche i magistrati facciano autocritica". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che oggi ha ricevuto al Quirinale i 298 vincitori del concorso di magistratura. "Deve prevalere in tutto il senso della misura, del rispetto, e infine della comune responsabilità istituzionale - ha spiegato il capo dello Stato - nella consapevolezza di essere chiamati a prestare un servizio efficiente, e garantire un diritto fondamentale ai cittadini". "Rimango convinto che la politica e la giustizia non possono e non debbono percepirsi come 'mondi ostili guidati dal reciproco sospetto'", ha aggiunto.

Affermazioni che hanno provocato la replica dell'Associazione nazionale magistrati. A parlare è il presidente, Luca Palamara: "Il momento dell'autocritica è presente - ha dichiarato - certo è difficile farla quando si è oggetto di attacchi e insulti. Per primi - conclude - rispettiamo tutte le altre istituzioni e l'autonomia del Parlamento: un rispetto che diamo e che chiediamo".

Per il resto, nel discorso ai giovani magistrati il presidente della Repubblica ha chiesto "l'apertura di una nuova pagina dopo una nuova fase certamente travagliata". "L'ho detto più volte anche in passato - ha scandito - quella del magistrato è una funzione che esige equilibrio, serenità e sobrietà di comportamenti". Il che non significa avallare però "l'ingiusta delegittimazione" della quale spesso i magistrati sono stati vittima.

"Io - ha sottolineato Napolitano - dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura sono garante nella duplice veste di Presidente della Repubblica e del Csm". E in questa doppia veste, il Capo dello Stato ha chiesto di "recuperare l'apprezzamento e il sostegno dei cittadini", scegliendo un "percorso non facile", che includa "le necessarie autocorrezioni, rifuggendo da visioni autoreferenziali". Al tempo stesso, ha ribadito, "si stemperino le esasperazioni e le contrapposizioni polemiche" che da anni caratterizzano il nodo, 'delicato e critico', dei rapporti tra politica e giustizia.

(Repubblica.it - 27 aprile 2010)

***

Il presidente della Repubblica Riceve al Quirinale i giovani magistrati

Napolitano alle toghe: «Fate autocritica
per recuperare la fiducia della gente»


«Misura e rispetto tra giustizia e politica».
L'Anm: «Difficile fare autocritica davanti a insulti e attacchi»


ROMA - Misura e rispetto reciproco tra politica e giustizia. Lo chiede Giorgio Napolitano ricevendo al Quirinale le nuove leve della magistratura italiana (298 vincitori di concorso), numerose decine di giovani che hanno appena vinto il concorso ed ora iniziano il tirocinio. «Deve prevalere in tutto il senso della misura, del rispetto, e infine della comune responsabilità istituzionale», dice il Capo dello Stato, «nella consapevolezza di essere chiamati a prestare un servizio efficiente, e garantire un diritto fondamentale ai cittadini». «Occorre adoperarsi per recuperare l'apprezzamento e il sostegno dei cittadini. E a tal fine la magistratura non può sottrarsi ad una seria riflessione critica su se stessa, ma deve proporsi le necessarie autocorrezioni, rifuggendo da visioni autoreferenziali».

ANM - «Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, ha commentato le parole di Napolitano precisando: Noi abbiamo rispetto per le istituzioni dello Stato, ma il rispetto che diamo è quello che chiediamo per noi». «Il presidente della Repubblica gode da parte della magistratura del massimo rispetto, sia per la sua figura istituzionale, sia per le opinioni espresse» dice Palamara. La necessità di «un'autocritica e di una riflessione è ben presente alla magistratura associata» aggiunge il leader del sindacato delle toghe. Un'autocritica che, però, «diventa difficile quando la magistratura è oggetto di attacchi, aggressioni e insulti». «Noi abbiamo rispetto delle istituzioni dello Stato e dell'autonomia del Parlamento ma chiediamo anche noi rispetto».

AL CSM - Napolitano, nel duplice ruolo di presidente della Repubblica e di presidente del Csm, ha ricevuto al Quirinale anche i vertici del Consiglio superiore della magistratura, a cui ha raccomandato «il massimo impegno nel dare attuazione nei prossimi mesi alle norme sul trasferimento nelle sedi ’disagiate’ e nel procedere tempestivamente, con il ’concerto’ del ministro, al conferimento di uffici direttivi di grande importanza». Si tratta, ricorda Napolitano, «in primo luogo di quello di primo presidente della Corte di cassazione e di procuratore della Repubblica di Milano». Poi il capo dello Stato esprime «apprezzamento e stima al vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, per l’equilibrio e lo spirito di servizio con i quali ha assiduamente presieduto i lavori del Consiglio in questi anni anche nelle situazioni più difficili».

MANCINO - E Mancino, prendendo la parola, ha detto che la guida del Csm affidata al presidente della Repubblica dall'articolo 104 della Costituzione è anche «segno di riconoscimento della rilevante funzione svolta dall'organo di governo autonomo». Poi ha sottolineare il dato che non solo sempre più donne fanno i magistrati ma in uno degli ultimi concorsi per l'accesso all' ordine giudiziario hanno costituito la maggioranza dei vincitori: il 58%. Mancino ha parlato al riguardo di una «conferma» del «successo dei candidati di sesso femminile, secondo un andamento ormai costante negli ultimi concorsi, giacchè dei 298 vincitori ben 173 sono donne». Sono «tutte donne», ha fatto presente il vice presidente, anche i 4 magistrati che hanno vinto il concorso bandito per la Provincia Autonoma di Bolzano. Significativo pure un altro dato relativo allo stesso concorso: la presenza di «ben sette» magistrati abruzzesi «che hanno sostenuto le prove orali ad appena un mese di distanza dal sisma che ha afflitto la loro regione». Rispetto al passato, ha notato ancora Mancino, «è più accentuata la distribuzione geografica delle provenienze», visto che «in tutti i distretti di Corte d'appello sono presenti magistrati in tirocinio», con il risultato che è «territorialmente rappresentata tutta la nazione». Le sedi di «Napoli e Roma, seguite da Milano e Catania», continuano però a « fornire un elevato numero di nuovi magistrati».

NUOVA FASE - Tornando all'incontro al Quirinale ai giovani magistrati il Presidente della Repubblica chiede anche «l'apertura di una nuova pagina dopo una nuova fase certamente travagliata». Nell'immediato sottolinea la preoccupazione per la perdita di credibilità del potere giudiziario, troppo lento e farraginoso nella sua azione. Ma i guai vengono anche da una certa predisposizione al protagonismo mediatico. Ci vuole, insomma, anche una seria autocritica libera dalla difesa delle posizioni di corporazione. «L'ho detto più volte anche in passato», scandisce, «quella del magistrato è una funzione che esige equilibrio, serenità e sobrietà di comportamenti». Poi il consiglio: «Fate attenzione a non cedere a esposizioni mediatiche o a sentirvi investiti, come ho detto più volte in questi anni, di missioni improprie e esorbitanti oppure ancora a indulgere ad atteggiamenti impropriamente protagonistici e personalistici che possono offuscare e mettere in discussione l'imparzialità dei singoli magistrati, dell'ufficio giudiziario cui appartengono, della magistratura in generale».

Corriere Sera 27 aprile 2010
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Di Loredana Morandi (del 26/04/2010 @ 21:19:33, in Estero, linkato 1277 volte)
E' un vero peccato che l'Italia si faccia trovare impreparata. Il nostro paese ha nel cassetto forse la migliore proposta di legge prodotta in un parlamento nazionale ed ha perso il treno legislativo per guidare l'Europa nelle sue scelte. Anche considerato che probabilmente quello è il testo più condiviso in un parlamento bipartisan degli ultimi 15/20 anni. Sì, un vero peccato. L.M.

EUROPA, GIRO DI VITE

CONTRO I CRIMINI SESSUALI

LE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE. ORA TOCCA AL PARLAMENTO


(DIRE - Notiziario Minori) Roma, 26 apr. - Una lotta piu' dura contro i crimini sessuali sui minori e la tratta di esseri umani.

E' l'obiettivo della Commissione europea che nelle proprio nelle scorse settimane ha proposto sanzioni piu' severe per i colpevoli, maggiore protezione per le vittime e prevenzione: ora la proposta passa al Parlamento europeo. Sono diversi i fronti sui quali la Commissione europea propone un giro di vite.

Prima di tutto gli abusi sessuali, lo sfruttamento , la pornografia infantile (soprattutto su internet) e poi una strategia complessiva che rafforzera' e coordinera' l'impegno degli Stati membri contro la tratta. Le misure previste nelle normative messe a punto dall'esecutivo europeo prevedono, prima di tutto, l'inasprimento delle pene per i reati di natura sessuale che coinvolgono minorenni.

Inoltre, nella gamma dei reati punibili entreranno il grooming ( cioe' l'adescamento elettronico che, partendo dal contatto online con i ragazzi, riesce pian piano a conquistarne le confidenze e la fiducia necessaria che puo' portare a un incontro reale), la semplice visione di filmati pedopornografici e la realizzazione di foto con bambini in pose ammiccanti. Come gia' e' previsto in diversi paesi europei, il turismo sessuale verso mete esotiche dovra' essere comunque punibile.

Per quanto riguarda le vittime, la Commissione europea propone che vengano loro risparmiati gli ulteriori traumi derivanti dalle deposizioni in sede giudiziaria e che godano sempre dell'assistenza gratuita di un avvocato.

Le misure restrittive nei contatti con minori inflitte ai condannati avranno, poi, validita' sull'intero territorio europeo e non solo all'interno dei confini nazionali. Infine, gli Stati membri dovranno garantire, con mezzi propri, il tempestivo blocco dei siti contenenti materiale pedopornografico.

Spesso si tratta di siti ubicati al di fuori del territorio continentale, quindi molto difficili da eliminare. Per quanto riguarda la tratta, le norme proposte dalla Commissione europea obbligheranno gli Stati membri ad intervenire su tre fronti: l'azione penale contro i responsabili della tratta, la protezione delle vittime e la prevenzione dei reati. L'Europa si dotera' anche di un "coordinatore antitratta" che dovra' rendere piu' incisiva la politica e relazionarsi con i paesi coinvolti. La proposta vuole allineare le legislazioni europee e rendere possibile che gli autori del reato siano perseguiti anche se hanno commesso il fatto all'estero. Le vittime riceveranno alloggio e cure mediche in modo da potersi ristabilire e da non avere paura di testimoniare contro gli autori dei reati.

Riceveranno, inoltre, consulenza giuridica nel corso dell'intero procedimento, anche ai fini di una domanda di indennizzo. Per fare di piu' sul fronte della prevenzione della tratta, la proposta prevede azioni volte a sensibilizzare le vittime potenziali circa i rischi che corrono e i funzionari pubblici su come individuare le vittime e occuparsene adeguatamente; chiede inoltre l'applicazione di sanzioni contro chi ricorre al lavoro o alle prestazioni di una persona sapendo che questa e' vittima della tratta e istituisce organismi negli Stati membri per monitorare l'attuazione di queste azioni. La proposta della Commissione sara' esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei Ministri dell'UE e, una volta approvata, dovra' essere recepita nelle normative nazionali. La Commissione potra' verificare che gli Stati membri recepiscano correttamente la normativa dell'UE nei loro ordinamenti e portare dinanzi alla Corte di giustizia i paesi che non lo fanno.

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