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 collage... di Lunadicarta
 
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Quanti reati si compiono in nome del commercio elettronico!

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Sono lieta di dissentire: anche non volendo considerare lo sfruttamento della prostituzione di un minore sulla quale si indaga a carico del gallerista, la legge sul  "consenso" è cambiata ed è stata elevata l'età del minore che subisce reati a carattere sessuale ad opera di un adulto. Strano che a divulgare dichiarazioni così superficiali e poco informate sia una donna, e pure avvocato.. L.M.

Legale Tadini: Sul caso diffuse notizie erronee e diffamatorie


Roma, 2 mag. (Apcom) - Nella vicenda che vede coinvolto il gallerista Francesco Tadini "sono state diffuse notizie erronee e diffamatorie". Lo sostiene il legale di Tadini, Claudia Michela, in una nota. Francesco Tadini, figlio del pittore Emilio Tadini, è stato arrestato giovedì scorso a Milano con l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico e di avere avuto rapporti sessuali con una 15nne.

L'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio del gip venerdì "perchè - spiega il suo legale - si era sentito male durante la notte e non era in condizioni di sostenerlo" ed è accusato di aver avuto rapporti sessuali "con una prostituta di età compresa tra i 14 e i 16 anni, una fascia d'età che non rientra in quella della pedofilia".

Il legale puntualizza anche che il fatto che il suo cliente non abbia risposto al gip "non pregiudica ovviamente la facoltà e la volontà di collaborare, in un momento successivo, con la magistratura". Su quanto accaduto, spiega, "sono state diffuse notizie erronee e diffamatorie" e "vista la delicatezza dei reati ipotizzati la descrizione con dovizie di particolari, oltre che lesiva, la si ritiene di taglio scandalistico.

Pertanto è inconcepibile la pubblicazione di nome e cognome dell'indagato, di fotografie sue e della sua famiglia e di informazioni circa la sua vita privata e la sua attività professionale". "La difesa di Francesco Tadini si riserva pertanto - conclude la nota - la facoltà di adire alle vie legali per la tutela degli interessi dell'indagato, dei suoi famigliari e dello Spazio Tadini".
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Di Loredana Morandi (del 02/05/2010 @ 11:01:47, in Osservatorio Famiglia, linkato 1620 volte)
Il caso di Garlasco
.. spaventatevi del nuovo "innocentismo"


La mia riflessione nasce da una serie di ottimi articoli pubblicata da Il Corriere della Sera a firma Alessandro Piperno, il giornalista che forse tra qualche tempo o forse dopo il secondo o terzo grado di giudizio sul caso  di Garlasco pubblicherà il suo "libro d'opinione".

Ecco perché Alberto sembrava a tutti un perfetto colpevole (30 settembre 2009)
L'imputato perfetto e il verdetto per forza ingiusto (1 maggio 2009)
Chiara e Kafka: i depistaggi di un omicidio (27 gennaio 2008)
Alberto sconterà la pena del sospetto

I punti trattati dal giornalista sono molti, io ne tratterò solo alcuni edulcorando il contesto delle affermazioni dai virtuosismi letterari, che a null'altro servono se non a confondere il lettore e ad impedirne, di fatto, la scelta. Tanto sono già stata insultata da Alessandro, che certamente mi inserirà nella categoria bloggistica dell'odio. Ma io, purtroppo per lui, parlo per esperienza e per aver visto all'azione prima la lobby e poi i suoi protetti.

La magistratura. Ha fatto il suo lavoro. Anche il gup, che pure ha smantellato con una pedata virtuale il lavoro del Ris, dimostrando nonostante tutto la sua attenzione e il disappunto per la mancata rispondenza dell'organo incaricato dell'indagine. Ma quei ragazzi non sono poi così male. A Vigevano hanno subito l'assalto dei "consulenti" e han ceduto, così i "consulenti" hanno avuto la parte del "leone". Ma si sa, nei casi di pedofilia c'è da attendersi solo "falchi tiratori". Coraggio.

I media. L'uso e l'abuso dei media  lo abbiamo visto fin dall'inizio con la photoshoppata delle gemelle veline, la punta di spicco dell'insensibilità immorale della attuale generazione giovanile, pari solo alle orge omicide dei processi di Perugia o dei meno influenti nichilisti della crew che affligge me, attualmente in vendita. Ma una tale commovente predisposizione giovanile alla corruzione non poteva che attirare gli "avvoltoi" e la lobby.

L'unico comune denominatore è la pedopornografia in rete. Qui potrei tranquillamente fare l'ennesima filippica criminologica sul come la Rete e la Pornografia anestetizzino di fatto l'animo umano. Ma l'obiettivo di questo scritto è mostrare il volto della Lobby, che è potente ma per fortuna non inattaccabile e più volte sottoposta ad indagini e sconfitta dalle condanne in giudizio, anche e soprattutto internazionali.

Ciò che si intravede dietro al glaciale ariano biondo è una "strada maestra", solcata dalle trasmissioni Mediaset e dal Ministro leghista scaricone amato dai radicali. Il popolo della rete può essere ingannato, ma non gli artefici dei fenomeni mediatici. La firma di questo nuovo innocentismo è quella della Lobby, nessun dubbio da dichiarare.

E il più chiaro segno di ciò è che non si inganna una intera generazione di radicali, cresciuta in seno all'Osservatorio di Urso e mediaticamente introdotta, nel seguire la matrice "destra" del file sharing.

La strada maestra del fenomeno mediatico sul caso di Garlasco conduce irreparabilmente a Destra, la destra nazista austriaca e pedofila, ma non sfiora  ancora Berlusconi nonostante il suo ignorante e malleabile collega leghista. Infatti, nonostante si tratti dello stesso destro pensiero che ha finanziato l'operazione commerciale illiberista del "monopolio del p2p europeo" pervenuto attraverso una capillare campagna di acquisto nelle mani di Pirate Bay e pagato con i fondi neri della pedofilia in rete che ha condotto l'equivalente telematico di Al Qaeda pedopornografa al parlamento europeo, la pedofilia in Italia attecchisce a sinistra.

Fa nulla se i computer del p2p di Pirate Bay sono alloggiati in un vero e proprio bunker da guerra riadattato a web farm dalla multinazionale del crimine. Essenziale per la riuscita  dell'operazione è favorire l'onanismo, il nuovo oppio dei popoli. La sinistra segaiola non lo vedrà. Nessuno vedrà il bunker nazista dei 3 di Pirate Bay.

Solo nella sinistra italiana per sbarazzarsi di un imbarazzante efebofilo Grillini lo  si candida con Di Pietro,  solo da noi si ri-assume Marrazzo in Rai ma di nascosto e lo si fa martellando un Di Giannantonio qualunque (lo incontro tutti i giorni al bar sotto casa) e il suo Direttore, mentre ancora si fa del vittimismo politico sulla memoria storica dello sfruttatore della prostituzione giovanile Pierpaolo Pasolini. La sempre più sinistra lobby della pedofilia in Rai è la stessa che sfrontatamente impose pochi giorni or sono alle famiglie un Aldo Busi ad ogni ora del giorno via Isola, mentre dalla trasmissione che ancora fu di Marrazzo abbiamo visto di nuovo il caso "preti" su testimonianze rilasciate anche da sessantenni mutuato dalle confessioni pubbliche ad Anno Zero.  Ed era sempre Marrazzo che inviava il verde Angelo Bonelli al capezzale carcerario del regista Rai indagato per gli abusi a minori di Rignano Flaminio.

Poi, per affermare il vero sulla pedopornografia e sui pedofili laici è necessario superare lo scoglio dei condomini Rai  Santoro e Travaglio, e i  loro tre scrittori pro pedofili editi Chiare Lettere e Il Fatto Spa. Il lavoro della sinistra di Bersani ha diritto al rispetto, ma lui quando è stato in Rai a chi lo ha chiesto? A gente che spende per viaggi e alberghi una cifra superiore all'affitto di uno Stadio sono altre le domande da porre. Oppure Bertolaso è un santo. E la pedopornografia non esiste, come non esiste la mafia.

Storia. Il solo commercio funzionante su web è la pornografia,  10 anni fa la pedopornografia  era considerata uno dei prodotti accessori e già apparivano le loli sulle pagine web di una società  di cui venni al corrente tramite una nota mailing list antiberlusconiana e dalle testimoniante di famosi avventori, soprattutto quelle di un targato Rai perennemente all'estero (la legione straniera uso Craxi) in previsione dell' "indagine". Oggi, grazie a commercianti senza scrupoli, la pedopornografia ha conquistato una larga fetta di mercato, anche tra le fasce "giovanili" di utenza. Nella società dei consumi, ogni singolo venditore lavora solo alla sua fetta di guadagno.

Chiedetemi come mai sono scomparsi i miei 45 giorni di sciopero della fame, dati per il delink del server dell'Università Federico II di Napoli dalla rete IRC per il p2p di pornografia illegalmente installata ai danni degli studenti napoletani, cannibalizzati e nascosti dalla piattaforma "Il Cannocchiale" che senza aver mai visto neppur da lontano un magistrato mi censurava le parole "stop pedo", e vi parlerò della utenza sui blog dei 3 scrittori  pro pedofilia di Travaglio e delle abitudini alla molestia necroflammers degli stessi in veste di commentatori altrove.

Quale odio. Una marea nera e vischiosa che con la sentenza Google ha tentato il disastro ecologico anche sulle coste del Tribunale di Milano attaccando le "colonne" del Tempio;  malati che senza timore di inquinare hanno applaudito la denuncia in nome e per conto della criminalità alla Guardia di Finanza e  nei confronti di un ottimo pubblico ministero sulla Procura di Venezia; tentato il bavaglio contro la sottoscritta e zittito una procura isolana  isolata con la medesima minaccia e con un falso accordo pre elettorale. Ancor oggi infatti la sinistra affaristica del pacchetto azionario Tiscali Spa viola i miei diritti di cittadina italiana,  il testo sulla Privacy, alcuni Trattati internazionali e la Carta dei Diritti Umani. Così, dopo aver sottratto alla Criminalità organizzata i beni dello Stato di una Università italiana, io porto sulle spalle il peso di un sito pornografico che si chiama Sesso e sui cui contenuti non sussiste il minimo dubbio. La Pubblicità rappresenta alle volte un progresso per la Verità.

Anche la versione innocentista di Piperno appare con questi lumi così laicamente dubitativa, da esser fin troppo spoglia del cordoglio verso le vittime di Garlasco, Chiara  e la sua famiglia, e  improntata ad una nobiliare "sufficienza" verso la magistratura, già stretta dalla morsa mediatica e assediata dai consulenti, per sembrar fuori dalla lobby.

Inoltre, non conosco il giornalista, ma tra le righe ho dovuto intravedere un vago innamoramento per i tratti efebici del biondo personaggio. Il giornalista lo trasforma così nella "musa" di un pensiero  pro omofilo colto in cui, superata con accettazione e gradimento la metamorfosi kafkiana, sotto il pungolo della pena non s'ha bisogno alcuno d'interrogarsi sulla condanna alla  "parola" che graffia l'esoscheletro cheratinoso .

Alla famiglia di Chiara dico: Resistete, senza paura! Non rilasciate dichiarazioni per le quali potreste essere incriminati e siate moralmente preparati. Se Alberto fosse condannato dalla Corte d'Appello in secondo grado di giudizio, seguendo le logiche dell'asset trasversale della lobby, avrete anche la sentenza mediatica: quei  giudici sono tutti comunisti.

Senza una  porta "politica" cui bussare.


Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 02/05/2010 @ 06:08:55, in Politica, linkato 1560 volte)

Scajola presto dai magistrati

 

di Carmine Fotina e Marco Ludovico

Claudio Scajola sarà sentito presto dai magistrati. Mentre l'inchiesta sulle dubbie compravendite immobiliari e gli affari illeciti fatti da vip e politici con «la cricca del G8» si sta allargando. È di ieri la notizia che, in base a una nuova testimonianza, spunta nell'indagine di Perugia il nome di Pietro Lunardi, già ministro delle infrastrutture. Ma si parla anche di un titolare in carica di un dicastero del governo, di un parlamentare Pdl, di un assessore regionale.

Scajola, intanto, sarà ascoltato dai pubblici ministeri della procura di Perugia, in qualità di testimone. È in questo ruolo, per ora, che il ministro dello Sviluppo Economico entrerà ufficialmente a colloquio con i pm Alessia Tavernesi e Sergio Sottani. I procuratori gli chiederanno spiegazione del perché Diego Anemone, ora in carcere per corruzione e facente parte della «cricca», come l'hanno definita i pm, insieme ai funzionari dei Lavori pubblici Angelo Balducci, Mauro Della Giovanpaola e Fabio De Santis, incaricò l'architetto Angelo Zampolini – che gli stessi pm vorrebbero arrestare per riciclaggio – di pagare con 900mila euro, in assegni circolari, una casa romana di 180 metri quadri con vista sul Colosseo. Un'abitazione pagata secondo rogito poco più di 600 mila euro, a cui si sarebbero aggiunti per la parte venditrice gli assegni circolari di Zampolini.

La scelta dei pubblici ministeri di sentire Scajola come testimone, se in apparenza fa entrare in procura il ministro dello Sviluppo economico come non indagato, in realtà potrebbe rivelarsi un boomerang per l'interessato.

L'articolo prosegue su Il Sole 24 ore

Perché, stando alle carte, il rischio è che i pm possano trarre, dalle dichiarazioni rese da Scajola, conferme alle loro ipotesi investigative, e trasformare la sua posizione da testimone a incriminato. Poi, certo, la vicenda passerà al tribunale dei ministri, presso la procura di Roma. Ma intanto le difese più volte espresse in pubblico dal ministro sulla sua assoluta innocenza comincerebbero a vacillare. Sul confronto con i magistrati, come persona informata dei fatti, Scajola chiarisce di aver proposto un incontro a breve, «compatibilmente con i miei impegni di governo».

Ieri, nel corso di un pomeriggio particolarmente difficile, Claudio Scajola ha approntato insieme al legale di fiducia e ai più stretti consiglieri i punti chiave della difesa volta ad allontanare quelle che sono giudicate tesi infondate. «Degli assegni circolari consegnati alle due proprietarie ho letto solo sui giornali. Con l'imprenditore Diego Anemone nessun legame o appalto sospetto, e l'architetto Angelo Zampolini lo ricordo appena». Questa l'essenza della versione del ministro. L'intenzione, ad ogni modo, è di andare avanti, senza ripetere quanto accadde con il caso Biagi, «non avendo colpe».

Nella sua ricostruzione Scajola, che sottolinea a più riprese di non essere indagato, di fatto smentisce la versione delle due signore con cui nel 2004 firmò il rogito per l'appartamento nell'ufficio da ministro dell'Attuazione del programma. Finora non c'è nessuna versione ufficiale sui verbali delle due proprietarie – è il punto chiave della replica – e anche la testimonianza del notaio apparirebbe poco salda, quantomeno contraddittoria per quanto riportato finora sui giornali. In ogni caso, ammesso che la versione delle due signore fosse agli atti – è il ragionamento – si tratterebbe della loro parola contro quella del ministro.

Fu Angelo Balducci, ex provveditore alle Opere pubbliche, ad aiutare Scajola nella ricerca di un appartamento nel periodo in cui, da ministro dell'Attuazione, risiedeva a Roma in albergo. Vago il ricordo di Zampolini, a sua volta conoscente di Balducci, e artefice, secondo gli inquirenti, del passaggio di 900mila euro da contanti ad assegni circolari poi finiti alle proprietarie dell'appartamento di via del Fagutale. Circostanza smentita da Scajola, che sottolinea ancora di aver pagato, al momento del rogito, la somma pattuita pari a 610mila euro con mutuo acceso con il Banco di Napoli.

Un valore che, secondo il ministro, nonostante la prestigiosa vista sul Colosseo, sarebbe congruo considerato che si tratta di un ammezzato, acquistato in condizioni non ottimali. Quanto all'imprenditore Anemone, Scajola ricorda di averlo incontrato in alcune circostanze dopo essersi insediato al Viminale, perché una sua ditta era già stata precedentemente incaricata di eseguire la messa in sicurezza dell'alloggio di servizio che viene assegnato a ogni ministro dell'Interno. Nessun appalto, è la tesi, sarebbe stato agevolato.

Scajola: «Colpita la famiglia, ma ho la coscienza pulita»

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Di Loredana Morandi (del 30/04/2010 @ 18:58:02, in Osservatorio Famiglia, linkato 2094 volte)
Presentato esposto a Procura Milano e denuncia a polizia postale

Bimbi che fanno sesso con animali,
scovato sito con foto pedopornografiche

ultimo aggiornamento: 30 aprile, ore 18:40

Roma - (Adnkronos) - La scoperta è stata fatta dal gruppo degli esperti telematici di Aidaa, l'associazione italiana a tutela degli animali e dell'ambiente, che ha trovato siti contenenti centinaia di immagini e filmati liberamente e facilmente scaricabili dalla rete.

Roma, 30 apr. - (Adnkronos) - "Spuntano diversi siti con immagini di bambine e bambini impegnati a fare sesso con animali, il tutto con una semplice ricerca su internet, la ricerca realizzata dal gruppo degli esperti telematici di Aidaa ha portato alla scoperta di alcuni siti contenenti centinaia di immagini e filmati di chiaro contenuto pedopornografico liberamente e facilmente scaricabili dalla rete". E' quanto denuncia Aidaa, associazione italiana per la difesa di animali e ambiente. Il presidente nazionale di Aidaa Lorenzo Croce ha immediatamente provveduto a inviare una denuncia alla polizia postale segnalando il sito pedopornografico e chiedendone la immediata chiusura.

''Abbiamo passato ogni limite - afferma Croce - siamo all'abominio abbiamo scovato un sito contenente centinaia di filmati liberamente visionabili che contengono scene esplicite di bambini impegnate in azioni sessuali complete con animali. Ora ci auguriamo che da una parte questi siti vengano definitivamente oscurati, e che dall'altra parte il legislatore una volta per tutte si decida a dichiarare reato penale il sesso con animali".

"In particolare- continua Croce- ci auguriamo che vengano perseguiti coloro i quali hanno scaricato anche in Italia questi filmati che definire schifosi e' un eufemismo. La nostra battaglia contro i reati che vedono coinvolti animali in rete continua senza sosta, in questo caso- conclude Croce-siamo ancora piu' motivati nel denunciare la situazione in quanto oltre agli animali questi video porno hanno come coprotagonisti i bambini. Mettiamo davvero la parola fine a queste orrende e orribili vicende".
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Di Loredana Morandi (del 30/04/2010 @ 18:42:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 2153 volte)
Come potete leggere la pedofilia riguarda principalmente gli uomini e non sussiste alcun limite di età o di condizione. E se sono temibili i pedofili quando religiosi, sappiate che la belva in sembianze umane che è di fatto un pedofilo laico non ha neppure paura del castigo di Dio. L.M.

Abusò dei nipotini: 10 anni allo zio

Il Secolo XIX
L'imputato, incensurato, è sempre stato presente in aula ed era a palazzo di giustizia anche ieri mattina, alla lettura della sentenza. ...

Abusi su minori, il gallerista arrestato sceglie di non rispondere ...

Corriere della Sera
MILANO - Si è avvalso della facoltà di non rispondere Francesco Tadini, il noto gallerista milanese arrestato giovedì con l'accusa di aver avuto rapporti sessuali in cambio di denaro con una minorenne e di aver scaricato migliaia di file ...

L'AQUILA, PEDOFILO ARRESTATO

AGI - Agenzia Giornalistica Italia
La vittima del presunto pedofilo e' uno sfollato che vive con la famiglia in un sito messo a disposizione dalla Protezione Civile per i terremotati. ...

Emirati: imam pedofilo a processo per molestie a bambino di 8 anni

Adnkronos/IGN - ‎28/apr/2010‎
Abu Dhabi, 28 apr. - (Adnkronos/Aki) - Si e' tenuta oggi presso la Corte di Dubai la prima udienza del processo a carico di un imam locale ZH, ...
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2010 @ 19:05:16, in Osservatorio Famiglia, linkato 2793 volte)
Questa notizia merita un approfondimento ...

Milano: figlio di noto pittore arrestato per pedofilia


giovedì 29 aprile 2010

E’ stato arrestato a Milano il gallerista Francesco Tadini, figlio cinquantenne dell’artista Emilio Tadini (scomparso nel 2002). I militari che lo hanno arrestato hanno trovato nel suo computer materiale pedopornografico con immagini e video di bambini seviziati, torturati e costretti ad atti sadici. Il gallerista si è difeso asserendo di detenere tale materiale per interesse culturale riguardo al disagio sociale, ma a suo carico pende un’altra indagine per sfruttamento della prostituzione: è infatti accusato di avere avuto rapporti sessuali con una minore di 16 anni in cambio di denaro.

Sesso con minori e foto con bimbi seviziati, in manette il gallerista milanese Tadini Adnkronos, Pedofilia/ Tadini pronto a pagare fino a 4mila euro per bimbe Apcom, Pedofilia: arrestato il gallerista Francesco Tadini Ansa, Sevizie e abusi su minori: arrestato il gallerista Francesco Tadini Corriere della Sera, Sesso con minori e foto pedoporno arrestato a Milano il gallerista Tadini La Repubblica, Sesso con minori e foto con bambini torturati: arrestato il gallerista Tadini Il Messaggero, Pedofilia, torture su bimbi Arrestato gallerista Tadini Ritrovate migliaia di foto Il Giornale, Pedofilia, arrestato il gallerista Tadini: aveva foto e video con bambini torturati Il Mattino, Pedofilia, arrestato gallerista milanese Libero, «Sevizie e abusi su minori» Arrestato il gallerista Tadini Il Secolo XIX, Arrestato noto gallerista: sul suo pc materiale pedopornografico MilanoToday, Arancia meccanica nell’arte milanese? Arrestato per pedofilia Francesco Tadini Exibart

La Cronaca Italiana


Milano, arrestato il gallerista Francesco Tadini

Francesco Tadini, noto gallerista milanese e responsabile dello Spazio Tadini nonché nipote del pittore Emilio, è stato arrestato nell'ambito di un'inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione. L'accusa parla di rapporti sessuali con minorenni in cambio di denaro e di detenzione di materiale pedopornografico, fotografico e video. Il gallerista era indagato già dallo scorso gennaio, e il 17 febbraio era stato interrogato dal pm Antonio Sangermano, che ne ha ora chiesto l'arresto. Pare che le indagini abbiano avuto una svolta grazie a una serie di intercettazioni telefoniche, nelle quali fra l'altro Tadini pare si dicesse disposto a pagare fino a 4.000 euro per bambine fra i 3 ed i 10 anni. (S. C.)

InsideArt



le intercettazioni: disposto a pagare fino a 4 mila euro per bambine di 3-10 anni

Sevizie e abusi su minori: arrestato
il gallerista Francesco Tadini

Il figlio del pittore Emilio accusato di rapporti con una 15enne e detenzione di materiale pedopornografico

MILANO - Francesco Tadini, noto gallerista milanese 50 enne figlio del pittore Emilio Tadini, è stato arrestato con l'accusa di avere avuto rapporti sessuali con una minorenne in cambio di denaro e di detenere un ingente quantità di materiale pedopornografico, foto e video, tra cui anche immagini di bambini seviziati, torturati, legati con funi e costretti ad atti sadici. Il 17 febbraio scorso Tadini era stato interrogato per oltre due ore in Procura, a Milano, perché indagato con l'accusa di favoreggiamento della prostituzione minorile nell'ambito di un'inchiesta del pubblico ministero Antonio Sangermano sullo sfruttamento di giovani ragazze straniere. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il gallerista avrebbe avuto rapporti con prostitute minorenni e, a suo carico, ci sarebbero anche alcune intercettazioni telefoniche che dimostrerebbero la sua volontà di avere incontri con bambine.

LE TORTURE - Le immagini trovate durante una perquisizione nei supporti informatici di Tadini ritraggono anche bambini di meno di 10 anni sottoposti a torture e sevizie a sfondo sessuale. Il gallerista, arrestato su un ordine di custodia cautelare in carcere firmato dal Gip Michaela Curami su richiesta del Pm Antonio Sangermano, si sarebbe giustificato di fronte ai magistrati e agli investigatori sostenendo che il materiale trovato era custodito «per indagare artisticamente l’abiezione umana».

LE BANDE DEGLI SFRUTTATORI - Tadini era indagato dal gennaio scorso nell’ambito di un’inchiesta su due bande costituite, una da cittadini albanesi e l’altra da cittadini romeni, accusati di sfruttamento della prostituzione. Tra il gennaio e il febbraio scorso le indagini avevano portato all’esecuzione di quattro diverse ordinanze, che avevano consentito alla polizia di arrestare una ventina di persone.

«BAMBINE DA PICCHIARE» - Secondo quanto è possibile apprendere, Tadini avrebbe allora contattato per telefono la banda di romeni per chiedere una prestazione sessuale con una 15enne e contatti sessuali con bambine di 3 e 10 anni, anche «da picchiare». Sarebbe stato disponibile a pagare dai mille ai 4 mila euro. La prima richiesta era stata accontentata, a dicembre, in cambio di 500 euro, mentre la seconda no perché la banda non aveva bambine così piccole a disposizione. A carico dell'uomo ci sarebbero numerose intercettazioni telefoniche.

IL DIALOGO - In una conversazione intercettata con una prostituta rumena di nome Elena, Tadini chiede incontri con ragazze e bambine. La donna dice che può fidarsi di lei, che mai lo truffaterebbe, e fa riferimento all'episodio del 21 dicembre dicendo: «Hai visto che ti ho portato una quindicenne». Quando lui parla di bambine e chiede se è possibile picchiarle durante gli incontri, lei gli consiglia di «andarci leggero, perché si tratta di bambine». Tadini ha ammesso nell'interrogatorio il rapporto con una ragazza nel dicembre scorso, affermando però che la giovane era maggiorenne. Ma gli inquirenti, stando a quanto si apprende, non gli avrebbero creduto, anche perché il prezzo versato, pari a 500 euro, appare sproporzionato stando alle tariffe chieste dalle rom, tra i 30 e i 50 euro.

LA PERQUISIZIONE - All’inizio dello scorso febbraio, grazie a un decreto di perquisizione, gli agenti della Mobile avevano condotto una perquisizione presso gli spazi a disposizione del gallerista, scoprendo un’enorme mole di materiale pedopornografico: circa 1.250 fotografie, 14.028 file visibili direttamente, 424 file compressi, 4 video compressi, 46 video immediatamente consultabili e 34 file protetti da password. Il gallerista è stato recluso nel carcere di San Vittore a Milano.

LO SPAZIO TADINI - Sul sito dello Spazio Tadini di via Jommelli è stato messo online il seguente comunicato: «L’associazione culturale Spazio Tadini, a seguito delle ultime notizie diffuse a mezzo stampa circa l’indagine che vede coinvolto Francesco Tadini, ritiene doveroso ricordare che da febbraio egli non è più né presidente, né direttore artistico dell’associazione. Questa decisione è stata presa da Francesco Tadini per rispetto e dovere nei confronti di tutti coloro che collaborano con l’associazione culturale. Oggi ne ricoprire l’incarico Melina Scalise».

Redazione online
Corriere Sera 29 aprile 2010

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Di Loredana Morandi (del 29/04/2010 @ 18:37:39, in Osservatorio Famiglia, linkato 2168 volte)
.. prima o poi vi dirò la mia sull'omicida seriale, promesso.

Elisa, Cristina e le altre: 5 ragazze e l'ombra di Restivo

08:56  CRONACHE Cesena, ricerche in un convento. E Aosta indaga su giovane sparita Alberti


.. la pedofilia dei laici.

Sevizie e abusi su minori: arrestato
il gallerista Francesco Tadini

15:41   CRONACA  Il figlio del pittore Emilio accusato di rapporti sessuali con una 15enne e detenzione materiale pedopornografico. Era disposto a pagare fino a 4 mila euro per bambine di 3-10 anni

Avrebbe chiesto di avere rapporti con una bimba di 3 anni
Disposto a pagare da 1000 a 4000 euro

MILANO (29 aprile) - Francesco Tadini, figlio del pittore scomparso Emilio Tadini e noto gallerista milanese, è stato arrestato nel capoluogo lombardo con l'accusa di avere avuto rapporti sessuali con una prostituta minorenne e di detenere 140mila file...


.. la bontà delle maestre.

Schiaffi e aggressioni a bambini dell'asilo
Arrestata maestra: violenze in un video


ROMA (29 aprile) - Un'insegnante d'asilo quarantenne di Militello in Val di Catania è stata arrestata in flagranza di reato da carabinieri della...


.. e certo, con quello che costa.

Garlasco, i periti: Stasi non scaricava
abitualmente materiale pedopornografico


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.. storie di straordinaria violenza familiare, proprio come succede da noi.

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Di Loredana Morandi (del 29/04/2010 @ 18:22:15, in Sindacati Giustizia, linkato 2036 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/COISPlogo.jpg


Coordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia


COMUNICATO STAMPA
DEL 29 APRILE 2010

Ancora delinquenti presi come icona d’insegnamento.

Il COISP: “Vallanzasca in cattedra? E ora dobbiamo aspettarci anche Riina o Provenzano nelle università?”.

“Non è mostrando gli esempi negativi della società che si insegnerà ai ragazzi che ci sono cose che non si possono e non si devono fare. Cosa dobbiamo fare? Aspettare che qualcuno chieda a Totò Riina di spiegare nelle università quali sono i codici della mafia, o augurarci che Bernardo Provenzano ci aiuti a interpretare i suoi "pizzini"?” -  E' veemente e contrariata la reazione di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp - il Sindacato Indipendente di Polizia - alla notizia che Renato Vallanzasca, pregiudicato condannato a 4 ergastoli per complessivi 260 anni di reclusione, per i numerosissimi delitti di cui si è macchiato e mai pentito, abbia parlato a degli studenti tra il compiacimento generale. “Crediamo nella giustizia e abbiamo rispetto delle decisioni assunte dalla Magistratura, - dice il leader del Coisp - ma permettere a un uomo che si è macchiato di orrendi delitti, senza per altro mai pentirsi, di dare lezioni di vita ci sembra come minimo discutibile al punto di diventare disgustoso”. “La giustizia degli uomini ha già emesso la sua sentenza nei confronti di Vallanzasca - conclude Franco Maccari - quella divina si compirà a tempo debito, a noi, in quanto rappresentanti delle Forze dell’Ordine interessa che non si trasmetta il mito del falso eroe. Gli eroi veri sono i nostri uomini e le nostre donne, tutti quelli che ogni giorno scendono in strada proprio per  garantire che i nostri figli possano crescere nel massimo della libertà e con la certezza che un giorno non debbano temere di camminare nelle città perché un delinquente come Vallanzasca decide di seminare terrore e morte”.
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2010 @ 18:05:01, in Giuristi, linkato 2138 volte)
“DIRETTIVA RICORSI”: SEMINARIO FORMATIVO
ORGANIZZATO DALL’AVVOCATURA DEL COMUNE DI ROMA


L'Avvocatura del Comune di Roma organizza per il 3 maggio nella Sala del Carroccio in Campidoglio, un Seminario Formativo sul recepimento della Direttiva 66/2007/CE (c.d. “direttiva ricorsi”), recepita con il D.Lgs. 53/2010.

Il tema, di forte interesse, destinato non solo a rivoluzionare il contenzioso in materia di appalti ma anche a cambiare le modalità di interlocuzione tra Uffici e operatori economici, sarà sviluppato in particolare su “Gli effetti del recepimento della seconda direttiva ricorsi e il nuovo processo amministrativo degli appalti pubblici”.

Queste le novità maggiormente significative:

· termine dilatorio minimo (35 giorni) fra la comunicazione dell’aggiudicazione e la stipulazione del contratto;

· proroga del termine nel caso di proposizione di ricorso giurisdizionale con contestuale domanda cautelare;

· giurisdizione esclusiva del g.a. sulle controversie riguardanti la sorte del contratto conseguente all’annullamento dell’aggiudicazione;

· previsione di fattispecie tipiche in cui l’annullamento dell’aggiudicazione determina l’inefficacia del contratto (salvo “esigenze imperative”) e ampio potere del giudice di determinare la sorte del contratto negli altri casi;

· previsione di un nuovo rito processuale super-accelerato.

Il seminario ha inizio alle ore 9 con l’apertura dei lavori a cura del capo dell’Avvocatura comunale, Pietro Bonanni, per poi proseguire con gli interventi del consigliere del Tar del Lazio, Stefano Toschei (ore 9.30), e dell’avv. Luigi D’Ottavi, dell’Avvocatura del Comune di Roma (ore 11.30).

Terminati gli interventi, il seminario prosegue con una tavola rotonda (12.30 – 13.30) cui partecipano rappresentanti del Segretariato Generale del Comune di Roma, dell’Avvocatura comunale e del Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana. Tema del dibattito: “Prospettive di recepimento nel Comune di Roma alla luce della macrostruttura e del decentramento amministrativo”.

Il seminario è accreditato presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati per i crediti formativi.

Il programma integrale della giornata è pubblicato a partire dalle ore 18 di questo pomeriggio sul Notiziario home page del Portale del Comune di Roma.

Fonte Ufficio Stampa Comune di Roma
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2010 @ 17:57:25, in Magistratura, linkato 2113 volte)
Csm, giro vite su toghe in politica

Passa a unanimita' risoluzione apprezzata da Capo Stato

(ANSA) - ROMA, 28 APR - Serve un giro di vite sui magistrati in politica: la sollecitazione viene dal plenum del Csm. Il consiglio superiore della magistratura ha approvato all'unanimita' la risoluzione, elogiata ieri dal capo dello Stato, in cui chiede al legislatore nuove regole. E in particolare di impedire che un magistrato possa svolgere oltre alle sue funzioni quelle di amministratore locale e candidarsi nello stesso territorio in cui ha condotto le sue inchieste.


Leggi il Testo della Delibera trasmessa al Ministero della Giustizia


Candidature dei magistrati e partecipazione al governo degli Enti locali
(relatore Dott.ssa MACCORA)

«Il Consiglio superiore della magistratura osserva:

1. Premessa

È compito fondamentale del Consiglio Superiore della Magistratura, derivante direttamente dal ruolo assegnatogli dalla Costituzione, tutelare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.
Tale tutela involge necessariamente anche l’immagine di terzietà ed imparzialità che deve assistere ciascun magistrato nell’esercizio concreto delle sue funzioni.
Come di recente rilevato dalla Corte Costituzionale, “i magistrati, per dettato costituzionale (artt. 101, secondo comma, e 104, primo comma, Cost.), debbono essere imparziali ed indipendenti e tali valori vanno tutelati non solo con specifico riferimento al concreto esercizio delle funzioni giudiziarie, ma anche come regola deontologica da osservarsi in ogni comportamento al fine di evitare che possa fondatamente dubitarsi della loro indipendenza ed imparzialità” (C. Cost. n. 224/2009).
Nei termini riportati il diritto vivente riconosce che  “l'immagine dell’imparzialità” è  un valore indispensabile, perché traduce in una forma esterna immediatamente percepibile il contenuto sostanziale di detto valore.
D’altra parte, la fiducia che i cittadini ripongono nella magistratura si nutre anche della percezione che gli stessi hanno della indipendenza e dell’imparzialità dei singoli magistrati nell’amministrazione della giustizia.
Nella delineata prospettiva, il Consiglio Superiore  ritiene necessario avviare una riflessione sull’attuale assetto ordinamentale  in tema di partecipazione dei magistrati alle competizioni elettorali, e in particolare  relativamente a quello concernente gli enti locali ovvero il coinvolgimento dei magistrati in ruoli di amministrazione attiva presso i medesimi  enti.

2. Il quadro normativo vigente.

2.1 Il decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, recante il “Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali” prevede, all’art. 60, che: “Non sono eleggibili a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale: …...... 6) nel territorio, nel quale esercitano le loro funzioni, i magistrati addetti alle corti di appello, ai tribunali, ai tribunali amministrativi regionali, nonché i giudici di pace”.
Il terzo comma della medesima norma stabilisce che la riportata causa di ineleggibilità non ha effetto se il magistrato “cessa dalle funzioni per dimissioni, trasferimento, revoca dell'incarico o del comando, collocamento in aspettativa non retribuita non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature”.
Pertanto, la causa di ineleggibilità in commento non sussiste allorquando la candidatura sia presentata per cariche amministrative presso enti locali situati fuori dal territorio in cui il magistrato esercita le  funzioni. In tale ultimo caso,  l’assenza della causa di ineleggibilità, unitamente alla previsione stabilita in sede di normazione primaria di un obbligo di aspettativa, rende possibile per il magistrato il contemporaneo svolgimento delle funzioni politiche amministrative e di quelle giudiziarie, sia pure in diversi ambiti territoriali.

2.2 Situazione analoga si verifica  per le cariche elettive regionali.
L’articolo 122, primo comma, della Costituzione demanda alla potestà legislativa regionale la disciplina dei casi di ineleggibilità e incompatibilità del presidente della regione e degli altri componenti della giunta e dei consigli regionali, nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica. Tali principi erano già fissati dalla legge 23 aprile 1981, n. 154, recante “Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale”.
Per quel che rileva nella presente sede, l’art. 2, comma 2, n. 6 L. 154/1981 stabiliva che non erano eleggibili a consigliere regionale, “nel territorio, nel quale esercitano le loro funzioni, i magistrati addetti alle corti di appello, ai tribunali, alle preture ed ai tribunali amministrativi regionali nonché i vice pretori onorari e i giudici conciliatori”.
Tali cause di ineleggibilità, ai sensi del comma 2 del medesimo articolo, non avevano effetto se il magistrato cessava dalle funzioni per dimissioni, trasferimento o collocamento in aspettativa non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature.
La legge 2 luglio 2004, n. 165, recante “Disposizioni di attuazione dell’articolo 122”, primo comma, della Costituzione, stabilisce all’attualità “in via esclusiva, ai sensi dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione, i principi fondamentali concernenti il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale, nonché dei consiglieri regionali”, secondo quanto previsto dall’art. 1  della legge in commento.
In particolare  il successivo art. 2 fissa i principi fondamentali cui devono attenersi i legislatori regionali nel disciplinare i casi di ineleggibilità, prevedendo espressamente, al comma 1 lett. a), la “sussistenza delle cause di ineleggibilità qualora le attività o le funzioni svolte dal candidato, anche in relazione a peculiari situazioni delle regioni, possano turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori ovvero possano violare la parità di accesso alle cariche elettive rispetto agli altri candidati” nonché al comma 1 lett. b) “l’inefficacia delle cause di ineleggibilità qualora gli interessati cessino dalle attività o dalle funzioni che determinano l’ineleggibilità, non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature o altro termine anteriore altrimenti stabilito, ferma restando la tutela del diritto al mantenimento del posto di lavoro, pubblico o privato, del candidato”.  
Pertanto, anche per le cariche elettive regionali -per le quali pure manca la previsione in sede di normazione primaria di un obbligo di aspettativa- risulta possibile che il magistrato svolga contemporaneamente le funzioni politiche amministrative e quelle giudiziarie, sia pure in diversi ambiti territoriali, anche all’esito dell’entrata in vigore della L. 165/2004, alla quale le Regioni hanno dato diversamente attuazione, nella misura in cui l’attività giurisdizionale sia svolta in un contesto territoriale diverso rispetto a quello ove vengono espletate le funzioni di amministrazione attiva.

2.3 La descritta situazione di simultaneo esercizio si ripropone, nei medesimi termini, anche nei casi in cui i magistrati assumano l’incarico di assessore comunale, provinciale e regionale cosiddetto “esterno”.
L’art. 47, comma 3, D.Lgs 267/00 prevede che, nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti e nelle province, gli assessori “sono nominati dal sindaco o dal presidente della provincia anche al di fuori dei componenti del consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere”; in base al comma 4, ciò è possibile anche nei comuni con popolazione inferiore a 15.000, purché sia espressamente previsto dallo statuto.
Con riferimento agli assessori esterni, pertanto, per espressa previsione legislativa, sussistono le medesime cause di ineleggibilità ed incompatibilità previste per i consiglieri comunali e provinciali: conseguentemente  si ripropongono le considerazioni  sopra svolte con riguardo al possibile contemporaneo esercizio di funzioni giudiziarie e funzioni “politiche”.
L’ultimo comma dell’art. 122 Cost., come novellato dalla legge costituzionale 1/1999, stabilisce che il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e che, una volta eletto, nomina e revoca i componenti della Giunta.
Gli ordinamenti regionali, nel dare attuazione all’indicata disposizione costituzionale, hanno sostanzialmente esteso agli assessori regionali “esterni” le cause di incompatibilità ed ineleggibilità che la normativa prevede in relazione alla carica di consigliere regionale, cause da intendersi come ostative alla nomina.
Pertanto, il magistrato non può essere nominato assessore esterno nella regione nell’ambito territoriale della quale insiste l’ufficio presso il quale egli presta servizio a meno che non intervenga il suo collocamento in aspettativa.
Proprio in merito a tale aspetto, deve evidenziarsi che mentre il D.Lgs. 267/2000, all’art. 81, prevede che “I sindaci, i presidenti delle province, i presidenti dei consigli comunali e provinciali, i presidenti dei consigli circoscrizionali dei comuni di cui all’articolo 22, comma 1, i presidenti delle comunità montane e delle unioni di comuni, nonché i membri delle giunte di comuni e province, che siano lavoratori dipendenti possono essere collocati a richiesta in aspettativa non retribuita per tutto il periodo di espletamento del mandato”, ragione per la quale dell’aspettativa potranno godere anche gli assessori “esterni”, analoga disposizione manca per le giunte regionali. 
Ciòٍ nondimeno, il Consiglio Superiore della Magistratura in proposito ha rilevato  che “l’aspettativa deve essere necessariamente riconosciuta anche agli assessori regionali nominati dal Presidente dell’Ente, sia perché, pur non essendo espressamente prevista, non può non essere attribuita in ragione di un’interpretazione estensiva delle disposizioni che la prevedono per tutti gli altri uffici ai quali sono conferite funzioni simili o assimilabili sia presso lo Stato, e precisamente per i Ministri e Sottosegretari, sia presso gli Enti locali, e segnatamente “per i membri delle giunte di comuni e province”, sia perché la giurisprudenza amministrativa maggioritaria ammette l’interpretazione estensiva delle disposizioni in materia di collocamento in aspettativa dei dipendenti pubblici per l’assunzione di cariche pubbliche (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, sent. n. 1181 del 27-10-1988, nonché Cons. Stato, Sez. VI, sent. n. 1265 del 26-9-1989), sia perché, altrimenti, si impedirebbe, di fatto, ai magistrati ordinari, l’esercizio dell’ufficio di assessore regionale, pure non vietato dalla legge, attesa la mancata esplicita previsione persino di permessi o licenze”.

3. L’esercizio dei diritti politici da parte dei magistrati.

La Corte di Cassazione, nell’affrontare le questioni relative all’elettorato passivo, con particolare riguardo alle condizioni di non candidabilità, ineleggibilità ed incompatibilità per le elezioni degli enti locali, ha delineato il portato precettivo dell’art. 51 della Costituzione, quale previsione che assicura in via generale il diritto di elettorato passivo, che la stessa Suprema Corte riconduce alla sfera dei “diritti inviolabili della persona” di cui all’art. 2 Cost.
La Suprema Corte, nello sviluppo di tale processo interpretativo, richiamando pure l’insegnamento della Corte Costituzionale, ha sottolineato la preminenza del principio del libero accesso in condizioni di eguaglianza di tutti cittadini alle cariche elettive di cui all’art. 51 Cost., giungendo così ad affermare che “L'eleggibilità è la regola e l'ineleggibilità l'eccezione, per cui le norme che derogano al diritto elettorale passivo sono di stretta interpretazione; che, infine, le restrizioni di un diritto inviolabile sono ammissibili solo nei limiti indispensabili alla tutela di altri interessi di rango costituzionale pari o superiore” (cfr. Cass. civ, Sez. I, 29 novembre 2000, n. 15285).
Il Consiglio Superiore della Magistratura, in linea con il richiamato orientamento sia della Corte di Cassazione sia della Corte Costituzionale, ha costantemente rilevato che l’art. 51, comma 1, Cost., nel riconoscere a tutti i cittadini l’accesso, senza alcuna limitazione, non solo alle cariche pubbliche elettive ma anche a tutti gli uffici pubblici -ovviamente nel rispetto dei requisiti di eleggibilità previsti per ciascuna fattispecie- esprime un principio fondamentale dell’ordinamento costituzionale che conduce al riconoscimento di un diritto politico in capo ad ogni cittadino, a cui viene consentito l’ingresso, su un piano di eguaglianza, nel tessuto vivo delle istituzioni, così da realizzare la democraticità della Repubblica.
Dalle esposte considerazioni deriva che il mandato elettivo o assimilato, in quanto espressione del fondamentale diritto all’elettorato passivo, non tollera limitazioni non espressamente previste. Ne consegue che il magistrato interessato non ha alcun onere di richiedere una preventiva autorizzazione al Consiglio Superiore e ciò in linea con l’art. 16 R.D. 12/41, norma che prevede l’autorizzazione del C.S.M solo per il conferimenti di incarichi .
La distinzione tra la nozione di pubblico ufficio e quello di incarico costituisce la ratio che giustifica la differenza di disciplina:  mentre l’incarico deve essere autorizzato, l’accesso al pubblico ufficio non è soggetto ad autorizzazione  trattandosi  di un diritto politico costituzionalmente riconosciuto in capo ad ogni cittadino senza alcuna distinzione derivante dall’attività o dalle funzioni svolte.
La conclusione alla quale è giunto il Consiglio Superiore è, dunque, che l’assunzione della carica di amministratore di ente locale territoriale non necessita di autorizzazione da parte del Consiglio Superiore della magistratura,  con  riferimento sia ad incarichi assunti a seguito di competizione elettorale sia a quelli  di assessorato “esterno”.

4. La necessità di una modifica della legislazione primaria.

4.1 La professionalità acquisita dai magistrati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie può apportare un significativo contributo anche all’amministrazione attiva degli enti locali.
Ciò nondimeno il Consiglio Superiore ha il dovere istituzionale, in ragione del ruolo assegnatogli dalla Costituzione, di tutelare pienamente l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che potrebbe essere potenzialmente appannata nella sua immagine dal contestuale esercizio di funzioni giudiziarie e funzioni di governo locale  da parte dei magistrati.
In tale prospettiva sembra quanto mai opportuno e necessario che, indipendentemente dalla
localizzazione dell’ente territoriale e dalla modalità di accesso alla funzione amministrativa (elezione o designazione), sia introdotta, a livello di fonte primaria, la previsione in base alla quale per svolgere le funzioni di sindaco, presidente della Provincia, presidente della Regione, consigliere ovvero assessore comunale, provinciale e regionale occorre comunque il collocamento in aspettativa del magistrato.
Ad oggi, infatti, i magistrati possono assumere incarichi politico-amministrativo elettivi presso gli enti locali territoriali quali quelli di sindaco, presidente della provincia e presidente della regione, consigliere comunale, provinciale e regionale nell’esercizio del diritto all’elettorato passivo al pari di qualsiasi altro cittadino, secondo i principi di cui all’art. 51 Cost.
Secondo la disciplina vigente sopra richiamata, per le cariche amministrative presso enti locali territoriali, non è prevista aspettativa obbligatoria e, conseguentemente, i magistrati possono svolgere contemporaneamente funzioni giurisdizionali e funzioni politico-amministrative in forza di mandato elettorale o di incarico di assessore quando la funzione politico-amministrativa e la funzione giurisdizionale  siano svolte in diversi ambiti territoriali.
La causa di ineleggibilità prevista dall’art. 60, n. 6 Dlgs 227/00 si riferisce, infatti, ai magistrati che svolgono funzioni giurisdizionali nell’ambito territoriale della circoscrizione elettorale. Tale causa di ineleggibilità è rimossa con il collocamento in aspettativa al momento della presentazione della candidature ovvero, per gli assessori delle giunte comunali, provinciali e regionali, con il collocamento in aspettativa prima dell’accettazione della carica.
Non sussistono invece cause di ineleggibilità o di incompatibilità  nei casi in cui  il magistrato sia eletto o nominato assessore nell’ambito di circoscrizione o di giunta locale situata fuori dal territorio ove esercita le funzioni giurisdizionali; in tal caso l’assunzione di funzioni amministrative che non richiede la rimozione di causa di ineleggibilità di cui all’art. 60, n.6 D.lgs. 227/00 non determina la necessità di alcun atto autorizzatorio da parte del Consiglio, né è prevista alcuna comunicazione da effettuarsi ad opera del magistrato.
Per tale ragione non è stato possibile effettuare alcuna ricognizione circa il numero dei  magistrati che  svolgano contemporaneamente funzioni giurisdizionali e funzioni politico-amministrative (questo dato non è infatti mai stato conosciuto dall'organo di governo autonomo della magistratura).

4.2 Al fine di evitare la descritta contestualità funzionale, sarebbe opportuno che il Legislatore valutasse la possibilità di introdurre un meccanismo -del tutto analogo a quello già vigente per la candidatura e l’eventuale successiva elezione alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica- in forza del quale il magistrato all’atto dell’accettazione della candidatura nonché durante l’espletamento di tutto il mandato debba necessariamente trovarsi in aspettativa, con conseguente collocamento fuori ruolo.   
In tal modo, infatti, si consente il legittimo esercizio dei diritti di partecipazione politica assicurati dall’art. 51 Cost. e, al contempo, si garantisce la tutela dell’imparzialità e dell’indipendenza della magistratura, valori che vanno tutelati non solo con specifico riferimento al concreto esercizio delle funzioni giudiziarie ma, più in generale, quale regola deontologica da osservarsi in ogni comportamento da parte dei magistrati. 

4.3 Nella medesima prospettiva, il Consiglio auspica un intervento del Legislatore che attraverso normativa  primaria  renda la disciplina in tema di eleggibilità e di rientro in ruolo dei magistrati chiamati a ricoprire cariche pubbliche nelle amministrazioni degli enti locali del tutto omogenea a quella oggi vigente per le elezioni al Parlamento.
Appare, infatti,  coerente con le considerazioni fino ad ora svolte -relative alla salvaguardia dell’immagine di autonomia ed indipendenza- evitare che il magistrato si proponga come amministratore attivo nel medesimo contesto territoriale nel quale, senza soluzioni di continuità, ha appena svolto attività giurisdizionali, rischiando in tal modo di creare  un’oggettiva confusione di ruoli e di funzioni, di per se idonea ad appannare l’immagine di imparzialità.
L'indipendenza della magistratura non si fonda solo sulle norme che la sanciscono, ma ha bisogno di una base materiale fatta di volontà, interessi e sentimenti, cioè essa si alimenta degli  orientamenti culturali delle diverse forze politiche, degli equilibri tra le Istituzioni, del comune sentire dei cittadini, delle posizioni assunte dai mezzi di informazioni che influenzano l'opinione pubblica e le danno voce.
E allora, se è vero, come sopra già evidenziato, che i magistrati debbono godere degli stessi diritti di libertà garantiti ad ogni altro cittadino, è altrettanto vero che “le funzioni esercitate e la qualifica rivestita dai magistrati non sono indifferenti e prive di effetto per l’ordinamento costituzionale (sentenza n. 100 del 1981). Per la natura della loro funzione, la Costituzione riserva ai magistrati una disciplina del tutto particolare, contenuta nel titolo IV della parte II (artt. 101 e ss.): questa disciplina, da un lato, assicura una posizione peculiare, dall’altro, correlativamente, comporta l’imposizione di speciali doveri” (cfr. Corte Costituzionale n. 224/2009).
Al fine sia di preservare adeguatamente l’immagine di imparzialità sia di evitare pretestuose strumentalizzazioni dell’attività giudiziaria svolta , sembra indispensabile che i magistrati non si candidino nelle circoscrizioni sottoposte, in tutto o in parte, alla giurisdizione degli uffici ai quali si sono trovati assegnati o presso i quali hanno esercitato le loro funzioni per un congruo periodo antecedente la data di accettazione della candidatura; del pari occorre che i magistrati che sono stati candidati e non sono stati eletti non possano esercitare per un periodo di cinque anni le loro funzioni nella circoscrizione nel cui ambito si sono svolte le elezioni.
Analoghe disposizioni, con i necessari adattamenti del caso, dovrebbero essere introdotte anche con riguardo agli assessori cosiddetti “esterni”,  nel momento sia dell’assunzione sia della cessazione dell’incarico.
Su questa strada  il Consiglio Superiore della Magistratura, nell’esercizio dei poteri di normazione secondaria di cui è titolare, ha già regolamentato la “Destinazione dei magistrati al termine dell’aspettativa per avvenuta presentazione di candidatura alle elezioni politiche ed amministrative, nonché dopo la scadenza del mandato elettorale”, come pure la “Assegnazione della sede ai magistrati chiamati a ricoprire cariche pubbliche nell’amministrazione degli enti locali” (cfr. paragrafi XXIX e XXXI della Circolare n. 12046/2009).
Si auspica, ora,  l’intervento del Legislatore, attesa la necessità di una  disciplina  unitaria  e sistematica per la partecipazione politica dei magistrati, tema di indubbia attualità e di particolare delicatezza nell’individuazione del giusto punto di equilibrio tra esigenza di partecipazione ed obblighi di imparzialità.

5. Una considerazione finale

Rimane da affrontare l'ulteriore sensibile questione che attiene alla  regolamentazione  delle candidature al Parlamento dei magistrati.
La normativa del 1957 che  stabilisce condizioni di ineleggibilità ed incompatibilità  è stata elaborata in un contesto storico-culturale completamente diverso da quello attuale ove vige un sistema di   democrazia maggioritaria e in cui la nuova legge elettorale  (270/2005), attraverso il binomio “lista bloccata” ed assenza di voto di preferenza,   ha completamente mutato il rapporto  tra elettore ed eletto, affidando  di fatto la scelta dei rappresentati   direttamente alle segreterie ed ai vertici  dei partiti.
Il nuovo ordinamento giudiziario ha  poi decisamente  modificato  il sistema di valutazione della professionalità dei magistrati (non più legato ad una quantomeno ritenuta automatica  progressione per anzianità) e ciò comporta la necessita di ripensare anche la condizione ordinamentale del magistrato collocato in  aspettativa per mandato parlamentare. 
Partendo dalla premessa chiara contenuta nella sentenza 224/2009  secondo cui i magistrati   “debbono godere degli stessi diritti di libertà garantiti ad ogni altro cittadino e che quindi possono , com’é ovvio,  non solo condividere un’idea politica ma anche espressamente manifestare le proprie opzioni al riguardo” il Consiglio ritiene opportuno avviare una riflessione generale per verificare se  l’articolata griglia di regole che impone condizioni di ineleggibilità e incompatibilità, possa ritenersi  ancora adeguata a garantire il corretto equilibrio tra i due principi costituzionali contrapposti sopra citati: il diritto del magistrato a non essere escluso dall'esercizio dei diritti di elettorato passivo e l’esigenza di salvaguardare l'immagine d'indipendenza del singolo magistrato e la credibilità della magistratura  che va sempre preservata essendo un patrimonio delle Istituzioni della Repubblica. E, dunque, se non sia opportuno ragionare su  regole coerenti con l’attuale assetto delle Istituzioni politiche e con l’attuale struttura della carriera del magistrato.».

La presente risoluzione viene trasmessa al Ministro della Giustizia.
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