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 shoutoku doll... di Lunadicarta
 
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Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Rilancio un interessante articolo di Fabrizio Agnoli per Il Foglio sul tema preti e pedofilia, perché rileva alcuni elementi utili per il giudizio dell'affaire mediatico sulla pedofilia nella Chiesa.
Casualmente giorni fa mi è arrivata la traduzione di un articolo di Sara Flounders, esponente dell'ormai appaltata organizzazione International Action Center (IAC), i promotori delle maggiori manifestazioni contro l'attacco unilaterale all'Iraq. Una accozzaglia delirante di concetti tra comunismo, preti, pedofilia che in conclusione attacca senza mezzi termini Benedetto XVI e la Chiesa, madre di tutti i mali del mondo come se non ci fosse clero ovunque sorge un minareto, una sinagoga o un tempio di qualsiasi altro tipo,  articolo pubblicato da Il Manifesto domenica 9 aprile scorso. Gli americani, naturalmente, non sanno nulla di comunismo e non li ritengo all'altezza di giudicarlo, figuriamoci di spiegarlo a noi europei. Ma soprattutto: nel paese più anticomunista del mondo, un testo in apologia del "comunismo"  del taglio a "zampa di elefante" può avere soltanto la classica matrice della propaganda Israeliana, cui ogni strumentalizzazione è concessa. Non a caso la divulgazione in Italia, paese dove si sta a digiuno di politica da fin troppi anni per capire i concetti e si è abbastanza esterofili da digerire anche uno gnocco di terra impastato a mano.
Tornando all'articolo Agnoli dichiara: "
Al contrario, su molti siti dei cacciatori di pedofili di professione, degli anticlericali in servizio permanente, dei sedicenti “laici”, si sprecano gli insulti e le maledizioni, contro il don Paolo e, tramite lui, contro la chiesa in generale. Inesistenti i garantisti, i dubbiosi, coloro che si interrogano."
Nulla di più vero. In generale nulla di più vero, non soltanto per il caso del prete antimafia condannato per pedofilia. Fino ai limiti estremi come questo caso, che non è degno della citazione dei nomi, in cui il clone ed il clonato sono "indistinguibili" l'uno dall'altro.



Vedere QUI il Video definito "PEDOFILO" per credere o per ricredersi...

A seguire il clone sulla identica linea editoriale.

La domanda stupida si fa slogan: hePad? itPedo?

La risposta al buon cuore dei lettori.

Io, che non sono in commercio, preferisco restare I Win.




L.M.


Reprobi ripugnanti che non lo erano

L’altra faccia delle streghe pedofile

Il peccato dei peccati al quale inchiodare la chiesa e i suoi ministri. “Terrificante” anche per il Papa. Troppo spesso, dietro le accuse c’è la calunnia

Leggi l'articolo su Il Foglio



Don Giorgio Carli, don Luigi Giovannini, don Sandro De Pretis: tre sacerdoti della mia regione finiti recentemente nel tritacarne dell’accusa di pedofilia, l’accusa più infamante e difficile da smentire che vi sia. Il primo, assolto in primo grado “perché il fatto non sussiste” mentre la vittima, unico teste, è giudicata “inattendibile”. Don Giorgio lavora nella chiesa del Corpus Domini di Bolzano, nella “zona più popolata e popolare della città”, in cui “non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque, per la gente che lo conosce. Invece in appello il sacerdote viene condannato per violenza: “La memoria (della giovane vittima, ndr) riaffiorò dopo 14 anni e un lungo trattamento di 350 sedute chiamato ‘distensione meditativa’”, simile all’ipnosi. La ragazza, dopo tanti anni e tante sedute, dunque, racconta un sogno di stupro, in cui don Giorgio non compare neppure direttamente, ma solo grazie all’interpretazione degli “esperti”. “Modalità particolari, uniche nella giurisprudenza italiana”, recita il Corriere del 26/3/2009. Una cosa assurda, mai vista, mi conferma il professor Casonato, docente di Psicologia dinamica dell’Università di Milano, esperto di pedofilia.
Il secondo, don Luigi: ama stare coi ragazzi, lo fa con passione e bontà (era un collega…); viene messo sotto accusa per molestie, il caso finisce sui giornali, come sempre poco delicati, e smette di insegnare. Tutto è nato da una diffamazione, come si scoprirà alla fine delle indagini, da parte di una mitomane che dice di avere le visioni della Madonna: è lei, nientemeno, a rivelarle i peccati del don! L’accusatrice verrà inviata dalla magistratura in un istituto psichiatrico per deboli di mente.

Il terzo, don Sandro: vocazione adulta, dopo aver fatto un’esperienza di volontariato internazionale, finisce missionario a Gibuti, piccola Repubblica del Corno d’Africa. A un certo punto viene imputato per corruzione di minori e pedofilia, poi l’accusa cambia (e cambierà molte volte ancora): detenzione di materiale pornografico. In realtà don Sandro ha le foto di bambini con bubboni sul braccio, che ha archiviato per sottoporle ai medici, da buon missionario. Quello di don Sandro diventa un caso internazionale, tanto che il governo Prodi sospende un finanziamento all’ospedale di Gibuti. Alla fine don Sandro viene liberato: sembra che la sua colpa sia stata quella di essere un testimone scomodo, l’unico occidentale a Gibuti nel 1995, quando venne ucciso il giudice francese Bernard Borrel. “La scia dei delitti porta a Ismail Omar Guelleh, attuale presidente della Repubblica”: la vittima è un prete la cui onestà e la cui presenza fanno paura (Vita Trentina, 5/4/2009). L’accusa è dunque quella usata a suo tempo verso i preti cattolici oppositori al regime dai nazisti e dai comunisti, secondo una logica terribile: screditare l’avversario, è meglio che ucciderlo.

Riprendo l’elenco, raccontando qualcuno dei numerosi casi che si possono trovare con qualche ricerca.
Don Giorgio Govoni: condannato a 14 anni in primo grado, la giustizia lo ha del tutto riabilitato quando ormai era già morto di dolore, dieci anni fa: era stato accusato di essere il capobanda di una setta di satanisti feroci, dediti ad abusi su minori e decapitazione di bambini. Per trovare le prove sono stati dragati fiumi e perquisiti cimiteri, alla ricerca di corpi inesistenti. Sulla sua lapide è scritto: “Vittima innocente della calunnia e della faziosità umana, ha aiutato assiduamente i bisognosi…”. Don Giorgio, ricorda Lucia Bellaspiga, “era un prete particolare, amato dalla sua gente in modo non comune. Il “prete camionista”, era chiamato, perché per sostenere economicamente i suoi poveri, prima i meridionali, poi gli extracomunitari, nelle ore libere guadagnava qualche soldo guidando i Tir” (Avvenire del 3 agosto 2004). Ancora oggi i suoi parrocchiani lo ricordano con affetto e celebrano proprio in questi giorni l’anniversario della sua morte.
Don Paolo Turturro: parroco di Santa Lucia, a Palermo. Una zona difficile: “Nel Borgo vecchio  l’anno scorso furono uccisi a coltellate due ragazzi, davanti a centinaia di persone, che dissero di non aver visto niente. La chiesa sta proprio davanti al portone del carcere dell’Ucciardone (di cui don Turturro è stato anche cappellano, ndr), l’aria che si respira è pesante. Possono essere vere le accuse che due bambini hanno scagliato contro padre Paolo Turturro, il prete antimafia incriminato per pedofilia? Uno choc, una cosa inconcepibile, alla quale nessuno sembra voler credere. Ma le imputazioni del sostituto procuratore della Repubblica, Alessia Sinatra, fatte proprie dal giudice per le indagini preliminari, Marcello Viola, sono da brividi”. Per la sua gente “le accuse contro don Paolo sono inventate, i ragazzini sono stati sentiti senza i genitori, li hanno forzati a raccontare cose non vere”.

Così “trecento persone hanno espresso pubblicamente il loro affetto al prete in fiaccolata notturna ma, probabilmente, né loro né gli autorevoli esponenti della chiesa che si sono schierati a fianco di don Paolo conoscevano l’ordinanza del magistrato che, nel disporre il suo allontanamento, ha scritto: ‘Padre Turturro, in qualità di vero e proprio benefattore delle famiglie del quartiere e artefice di numerose iniziative in campo sociale, anche a sostegno delle istituzioni che contrastano la criminalità organizzata, è inevitabilmente, da lungo tempo, diventato personaggio di spicco, carismatico e nei cui confronti tutti i ragazzi e le rispettive famiglie nutrono da sempre profondi sentimenti di riconoscenza e rispetto, cui inevitabilmente si accompagna una soggezione psicologica non indifferente’. In sostanza, dice il giudice, il prete è sì quello che tutti sappiamo, un paladino della lotta a Cosa nostra, ma proprio per questo il pericolo di inquinamento probatorio diventa più concreto: ‘E’ altissimo’, scrive infatti il dottor Viola, ‘il rischio che le voci dei minori vengano soffocate dalle pressioni dell’indagato, del quale è indiscutibile il prestigio all’interno della comunità di quartiere’”. Il giornalista Gennaro De Stefano conclude così il suo servizio: “‘La sua attività non poteva rimanere senza risposta’, dicono nel quartiere. ‘Siringhe usate infilzate sul portone della chiesa, telefonate minatorie e uova lanciate contro la parrocchia sono state per anni l’avvertimento della mafia. La vendetta potrebbe essere arrivata puntuale con questa sporca storia di pedofilia’. Speriamo sia davvero così” (Oggi, n. 40, 2003). Don Paolo, che vive scortato perché avversato dai boss, amico di don Puglisi, il parroco ucciso dalla mafia, per tutti “prete antimafia” vicino agli ultimi e soprattutto ai bambini a rischio, viene condannato nel 2009 in primo grado a sei anni e sei mesi per pedofilia e a risarcire 50 mila euro alle vittime, costituitesi parti civili. Sembra abbia avuto nei confronti di due bambini “attenzioni particolari” e che in un caso abbia anche “baciato sulla bocca uno dei piccoli”.

Scrive Repubblica del 18 luglio 2009: “Il presidente Fasciana ha anche deciso la trasmissione alla procura degli atti di un ragazzo, Benedetto P., per la testimonianza resa durante il processo in aula. Per il giovane si profila l’iscrizione nel registro degli indagati… Durante il processo, deponendo in aula, altri ragazzini hanno ritrattato o ridimensionato le accuse mosse al prete durante le indagini. Non hanno cambiato versione invece le due presunte vittime”. Alla notizia della sua condanna, che non è definitiva, nessuno tra coloro che ben lo conoscono, ci crede. Scrive un ragazzo sul blog Live Sicilia, quotidiano on line, sotto la notizia della condanna: “Sono stato con don Paolo Turturro dall’età di 9 (1989) anni fino ai 14 (1994), notte e giorno ed è stato come un padre per me, io che un padre non l’ho mai avuto (era un mafiosetto da quattro soldi) e la madre (alcolizzata), tutti e due morti. Non credo assolutamente alle volgari, ignobili ed infamanti accuse. Eravamo più di cento bambini e ragazzi con i quali si parlava si giocava e si viveva insieme tutti i giorni e mai NESSUNO!!! ha accennato o ha avuto il minimo dubbio sulla sua moralità ed operato. Non credo che un UOMO cambi il suo stile di vita, il suo pensiero, la sua anima col trascorrere del tempo” (http://www.livesicilia.it/2009/07/17/condannato-don-turturro/). Al contrario, su molti siti dei cacciatori di pedofili di professione, degli anticlericali in servizio permanente, dei sedicenti “laici”, si sprecano gli insulti e le maledizioni, contro il don Paolo e, tramite lui, contro la chiesa in generale. Inesistenti i garantisti, i dubbiosi, coloro che si interrogano. Se non tra coloro che don Turturro lo hanno conosciuto e che giurano sulla sua innocenza.

Quanto al bacio sulla bocca di don Paolo, divenuto “violenza sessuale”, “pedofilia” (dimostrabile, e come?), fa venire alla mente un altro caso, quello di un altro prete “pedofilo”: don Ilario Rolle, famoso per la sua lotta alla pedopornografia, presidente dell’Associazione Davide onlus per la tutela dei diritti dei minori in rete (attraverso l’invenzione del famoso filtro Davide), consulente del governo per la sicurezza dei minori in rete, fondatore di una casa di accoglienza detta “Pronto soccorso sociale” per l’ospitalità di emergenza di minori e giovani in situazioni di disagio. Don Ilario è stato condannato a tre anni e otto mesi per violenza sessuale su minore: avrebbe baciato sulla bocca un bimbo di dodici anni. “Il pm Stefano Demontis – scrive il Corriere di Chieri e Moncalieri – aveva chiesto un anno e otto mesi, ma il Gup ha deciso di inasprire la pena non condividendo l’ipotesi di violenza lieve sostenuta dalla procura. Nella sentenza il giudice non ha trascurato anche i ‘guai giudiziari’ molto simili avuti in passato da don Rolle.

Due episodi che non portarono a nessuna condanna, uno dei quali avvenne quando si trovava ancora a Carmagnola. Era il 1990, don Ilario aveva 39 anni ed era il parroco di Vallongo. Venne accusato di molestie da un ragazzino di 12 anni, ma venne completamente prosciolto. Il prete si era difeso affermando che il minore era uno sbandato che aveva voluto vendicarsi perché non era stato accolto in comunità. Il ragazzino faceva parte del mondo della baby prostituzione di Porta Nuova e a presentarlo a don Rolle era stato un noto avvocato torinese. La difesa, sostenuta dall’avvocato Stefano Castrale, ha già annunciato appello”. Scrive Repubblica, sotto il titolo “Il bacio proibito del prete antipedofilia: “E’ conosciuto per il suo impegno nella lotta alla pedopornografia, è il creatore di siti Internet con filtri protetti per i bambini, è uno dei preti che ha ricevuto più premi e riconoscimenti, e ha sempre detto che la sua missione è quella di ‘proteggere i minori’. Eppure proprio da un bambino è stato messo nei guai…”. E conclude: “Ma tre anni e otto mesi di carcere sono tanti, e l’accusa di pedofilia rischia di rovinare per sempre una vita dedicata alla lotta contro la violenza sessuale sui minori” (Repubblica, 3/12/2009).

Due anziane suore orsoline di Bergamo: lavorano in un asilo, vengono condannate a nove anni e mezzo in primo grado per abusi su otto bambini tra il 1999 e il 2000. Carmen Pugliese, il pubblico ministero che ha chiesto e ottenuto la pesante condanna, ha dichiarato: “Ci siamo sforzati di non farci condizionare dall’abito che portavano le imputate. Abbiamo avvertito il peso di lavorare in una città cattolica, anche per lo scarso rilievo pubblico dato a una vicenda così grave” (http://italy.indymedia.org/news/2005/04/777565_comment.php, sotto il titolo “Per non dimenticare lo scandalo dei preti pedofili”: uno dei tanti siti, specie di sinistra, che esultano a ogni condanna di preti, e che omettono sistematicamente ogni assoluzione). Nel luglio 2004 le suore vengono assolte in secondo grado, con formula piena, dopo tanta “fortuna” sui giornali. Da mostri sicuri a innocenti certi.
Suor Marta Roversi, nota come suor Rosa: qua e là compare come la suora “pedofila”. Avrebbe coperto l’autista di un asilo di Calabritto, colpevole di molestie su minori. Suor Rosa è stata condannata a tre anni in primo grado e appello. La sentenza in appello è stata però annullata dalla Cassazione e quindi si celebrerà un nuovo appello.

Don Aldo Bonaiuto: responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi, dedita all’aiuto, tra le altre cose, delle prostitute, e alla lotta contro il traffico di nigeriane, viene indagato nel 2003 per presunta violenza sessuale nei confronti di un bimbo di cinque anni. A chiamarlo in causa è il figlio di una “lucciola” dell’ex Jugoslavia che don Bonaiuto aveva sottratto dal marciapiede e ospitato nella sua casa-famiglia “Papa Giovanni XXIII”. “C’è un episodio nel passato di don Aldo Bonaiuto che merita di esser ricordato. Il parroco cercò di aiutare la prostituta nigeriana Evelyn Okodua, uccisa a Senigallia il 26 febbraio del 2000, mettendosi contro i suoi presunti sfruttatori. Denunciati dalla polizia, non sono mai stati arrestati. La causa del delitto della nigeriana fu la volontà di uscire dal giro della prostituzione, a cui i suoi sfruttatori si sono opposti ferocemente. Evelyn dieci giorni prima della sua uccisione chiese aiuto a don Bonaiuto e a don Benzi. Il suo corpo straziato fu ritrovato in mezzo a una sterpaia di Passo di Ripe dove si prostituiva. Forse quell’accusa infamante di pedofilia potrebbe essere un segno di ritorsione degli sfruttatori danneggiati dall’impegno sociale del parroco. E la procura sta seguendo indagini anche verso questa ipotesi, quella della malavita organizzata sul racket delle prostitute” (http://www.vivacity.it scritto da Anna Germoni). Don Aldo è stato assolto.

Don Giancarlo Locatelli: accusato per possesso di materiale pedopornografico, assolto perché il fatto non sussiste il 7 novembre 2006. Quattro sacerdoti torinesi: accusati di violenza da tale Salvatore Costa, che vive di espedienti, di furti e di ricatti. Se non mi date dei soldi, vi denuncio: questa la sua strategia, allargata poi ad almeno altri tre preti, uno milanese, uno ligure e uno pugliese, nel corso dei suoi vagabondaggi. Salvatore Costa, racconta Repubblica, “dopo un’infanzia per strada, passava le sue giornate a fare il giro delle chiese, tra elemosine e ricatti”. Per strada significa soprattutto in via Cavalli, a Torino: là dove dagli anni Ottanta “uscivano allo scoperto decine di ragazzi di strada. Giovani di 16-17 anni; a volte anche meno. Disposti a tutto…

Funzionava così, a quei tempi. Quando si vendeva il proprio corpo per qualche migliaio di lire. Per comprarsi un paio di jeans alla moda, scarpe firmate”. Oggi non è diverso, se non per il luogo: non più via Cavalli, per chi vuole sesso e minori. “Chi cerca minorenni li trova più facilmente in qualche cinema a luci rosse. Ormai sono quelli i luoghi di ritrovo durante il giorno. E quei ragazzini in cerca di soldi facili sono lì già dal primo pomeriggio, fino a sera inoltrata. Se ne stanno sulle scale oppure non lontano dagli ingressi. Per una ventina di euro sono disposti a tutto, o quasi” (la Stampa, 9/8/2007). Costa non ha mai avuto un lavoro. Chiede l’elemosina ai preti, come tanti, e talora ad alcuni estorce denaro, minacciando di infangarli pubblicamente per presunti rapporti con lui quand’era minore. Finché uno di loro lo denuncia. Dei preti ricattati uno viene subito scagionato. Due invece non ne escono benissimo: ammettono di avere avuto rapporti omosessuali, ma mai con minori. Del resto le dichiarazioni del Costa sui suoi rapporti con loro risultano “contraddittorie” e non credibili. Sembra che Costa conoscesse le debolezze di qualche sacerdote omosessuale e puntasse sulla possibilità di retrodatare presunti rapporti, per trasformare in un reato ciò che non lo è. Alla fine la magistratura condanna Costa a quattro anni e sei mesi di carcere. La sua abitudine alla diffamazione è sempre più chiara anche grazie alle intercettazioni. In una di queste egli dichiara alla compagna, riferendosi al suo primo legale (ne cambierà quattro): “Ma lo mando a fanc… e lo cancello come avvocato… te lo giuro, giovedì all’interrogatorio faccio finta che mi ha molestato due bambini davanti a me e lo rovino” (la Stampa, 12/12/2008). Insomma, “un ricattatore di professione”, come lo definisce il gip Emanuela Gai. Parte della pena Costa la passerà agli arresti domiciliari, in una parrocchia. “Salvatore Costa è cambiato, ha mostrato l’intenzione di chiudere questo triste capitolo della sua vita. Certo all’interno della parrocchia darà una mano, ma il suo obiettivo è di cercarsi finalmente un lavoro”: così ha dichiarato l’avvocato del Costa. Intanto il ricattatore sarà aiutato. Da un prete (Repubblica, 6 e 8/2/2009).

Don Marco: della sua denuncia per pedofilia parla il Giornale del 2 aprile 2010. Si riportano a grandi caratteri le accuse di un padre: “Pedofilia, la denuncia del padre di una bambina: un padre molestò mia figlia, lo hanno coperto”. Il sacerdote accusato di “semplice” palpeggiamento, ha oltre settant’anni, e nessuna denuncia precedente alle spalle. A inguaiarlo le parole di una bambina di sette anni. Il Giornale spiega che la denuncia della bambina è certamente credibile. Gran parte della letteratura giuridica e psicologica dice il contrario: le testimonianze dei bambini, senza il sostegno di prove concrete, sono del tutto inaffidabili, in quanto i bimbi sono troppo influenzabile, sotto mille aspetti. Ma il giornalista che ha confezionato il titolone e l’articolo, non sa nulla. Chi c’è dietro la bambina? Un uomo con problemi economici e non solo, che era stato sempre aiutato dalla Caritas e dallo stesso don Marco, come dichiara lui stesso: “Prima di allora, io con i salesiani avevo sempre avuto un buon rapporto. Con me erano stati generosi, mi avevano aiutato quando ero in difficoltà. Ero un ‘mammo’, un padre single con due figli, e faticavo ad arrivare a fine mese”. Poi aggiunge: “Dopo la mia denuncia è cambiato tutto. Ci hanno chiuso le porte dell’oratorio… Hanno detto in giro che mia figlia si era inventata tutto perché io volevo estorcere del denaro alla chiesa. Ma quale padre al mondo costringe la figlia a inventarsi un racconto così?”. Nessun padre?

La cronaca ce ne offre decine e decine: ad esempio il padre che spinse il figlio Jordan Chandler ad accusare ingiustamente Michael Jackson per estorcergli 20 milioni di dollari. Avvenire del 3 aprile racconta: “Don Marco, il salesiano accusato di molestie a una bambina… è tornato spontaneamente nel 2008 dal Brasile per dimostrare al magistrato la propria innocenza. Ma nessuno lo ha detto… Sulla vicenda è in corso un processo. Tutti sono convinti dell’innocenza di don Marco, a cominciare dalla sua vecchia parrocchia. E l’ispettore dei salesiani di Milano, don Agostino Sosio, ricorda di aver rigettato una richiesta di denaro del padre per non sporgere denuncia. A quel punto la congregazione è andata fino in fondo per difendere in tribunale il sacerdote”. Aspettiamo dunque la sentenza, sebbene per il Giornale, questa volta in perfetta sintonia con i metodi dei quotidiani di sinistra, i preti denunciati meritano già la condanna e il linciaggio, almeno mediatico, ben prima dell’accertamento dei fatti. Solo notiamo che le prove di un palpeggiamento non si troveranno mai. Rimane quindi una domanda: è più credibile il settantasettenne don Mario, una vita al servizio degli altri, o l’accusatore in perenne ricerca di denaro, di cui sopra?

Tre preti bresciani: coinvolti tutti e tre nella piscosi collettiva di Brescia, a cui Antonio Scurati ha persino dedicato un romanzo. La psicosi inizia nel 2002: piano piano per contagio vengono coinvolti appunto 23 bambini, tre preti, sei maestre e bidelli d’asilo. I tre sacerdoti sono: don Armando Nolli, don Amerigo Barbieri, don Stefano Bertoni. Scrive Repubblica: “Dodici persone in tutto che rappresentano in un colpo solo tutto quello che Brescia ha sempre portato come modello: il suo sistema educativo, le sue strutture sociali, la sua vocazione di cooperazione e solidarietà, la sua chiesa che da quindici secoli ne costituisce l’anima istituzionale, politica e spirituale. Una macchina sociale che rischia di collassare per aver tradito i suoi figli. Per questo da più di un anno, da quando questo incubo collettivo è incominciato, qualcosa nell’anima della città si è rotto. Difficile pensare che non sia successo nulla, impossibile pensare che sia successo qualcosa” (18/10/2004). L’assoluzione finale per tutti gli indagati, perché “i fatti non sussistono”, arriva il 31 marzo 2009. Ancora una volta esperti e magistrati concludono che le dichiarazioni di bambini sotto pressione degli adulti e delle loro convinzioni, non sono attendibili.

Dai casi cui si è accennato, ma se ne potrebbero elencare molti altri, emergono alcune considerazioni.
La prima: l’accusa di pedofilia non dovrebbe essere sufficiente a distruggere una persona, prima che la colpa non sia stata provata. Se la colpa è certa, ben venga l’evangelica macina al collo. Lo stato faccia il suo dovere, la chiesa, soprattutto, vigili sui suoi preti e seminaristi: torni alle regole pre Concilio, allorché, prima che uno fosse accettato in seminario, veniva vagliato e controllato con grande scrupolo e severità. I vescovi, soprattutto, facciano il loro dovere: che non è anzitutto quello di denunciare al tribunale un prete che sbaglia, anche perché non è così facile accertarlo, quanto quello di conoscere, frequentare, sostenere come un padre i suoi seminaristi e i suoi sacerdoti (cosa che purtroppo avviene assai di rado).

La seconda: in molti casi sacerdoti e religiosi vivono spesso a contatto con situazioni limite, con tossici, poveri, squilibrati, sbandati, emarginati. Da chi vanno a chiedere aiuto immigrati senza lavoro, persone che hanno perso tutto, o in difficoltà di vario tipo? Alla Caritas, alla San Vincenzo, alle mense dei poveri che nascono in moltissime città dal volontariato cattolico, alle porte delle canoniche… Non è dunque raro che proprio da costoro i sacerdoti vengano talora ripagati con accuse infamanti, per estorcere denaro, per malintesi, scontri, ricatti, vendette… Come nei “Miserabili” di Victor Hugo è frequente che il beneficiato approfitti del benefattore, specie quando le sue condizioni sono disperate. Si tratta di una situazione ben conosciuta, per esempio, da chi ha avuto a che fare con le comunità terapeutiche di tossici, in cui non di rado succede che il rapporto di amore-odio tra i drogati e i loro aiutanti-“guardiani”, laici o preti che siano, finisca in accuse terribili nei confronti di quest’ultimi, sovente puramente calunniose. Inoltre la scelta di stare accanto agli emarginati, procura talora nemici pericolosi: magnaccia, mafiosi, sfruttatori, cui l’impegno di un sacerdote coraggioso dà immenso fastidio.
In tutti questi casi l’accusa di pedofilia può essere una calunnia, e rende molti sacerdoti, non dei “mostri”, ma delle vittime della loro stessa carità e generosità. Vittime, per di più, infangate e derise dal pregiudizio e dall’odio che la superficialità di molti media alimenta, non senza colpa.

di Francesco Agnoli

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Di Loredana Morandi (del 15/05/2010 @ 11:18:42, in Magistratura, linkato 1605 volte)


Parole di Giustizia


Il ricco calendario della manifestazione



La Spezia. Ecco il programma della manifestazione, organizzata dal Comune della Spezia e dall'Associazione studi giuridici "Giuseppe Borrè"

CittàdiLaSpezia



mattino 10.00-12.30

anteprima scuole
LEGALITÀ, DIRITTI, DELITTI
spazi aperti con gli studenti

ore 10.00
Centro Allende

Gli anni del terrorismo

incontro con
Alessandra Galli
nel corso dell’incontro sarà proiettato il film documentario
"Il codice tra le mani. Storia di Guido Galli"
di Stefano Caselli e Davide Valentini


ore 10.00
CAMeC

Mafia e istituzioni
incontro con
Antonio Ingroia


VENERDÌ 21
pomeriggio

ore 15.30
Terrazza Camec
presentazione
"Parole di giustizia 2010"


VENERDÌ 21
pomeriggio

L’OCCIDENTE E GLI ALTRI

ore 16.00
Terrazza Camec

Pietro Costa
La nascita dello Stato di diritto in Europa
introduce
Maurizio Sergi


ore 17.15
Centro Allende

La democrazia degli altri: Islam e non solo
Elisabetta Cesqui
ne discute con
Renzo Guolo


ore 18.30
sala Dante

lezione magistrale
Gustavo Zagrebelsky
L’essenza della democrazia
presenta
Massimo Federici
introduce
Emanuele Rossi


ore 21.30
Teatro Civico
Compagnia del Teatro dell’Argine
Italiani cìncali
di Mario Perrotta


SABATO 22
mattino

LA GIUSTIZIA OLTRE LO STATO


ore 9.30
Terrazza Camec

I diritti umani nell'età della globalizzazione
ne discutono
Marcello Flores e Salvatore Senese


ore 10.30
Centro Allende

Diritti umani e giustizia:
tribunali e soluzioni alternative

testimoni del tempo

Alberto Perduca
Il Tribunale internazionale per i crimini
commessi nella ex Yugoslavia

Michela Miraglia
L’esperienza della Corte penale internazionale

Massimo Toschi
Verità e riconciliazione in Sudafrica

Adolfo Pérez Esquivel
Le ferite aperte del Sudamerica
coordina
Franco Ippolito


ore 12.30
Sala Dante

La dimensione sovranazionale dei diritti
e l’Europa
ne discutono
Giuliano Amato e Elena Paciotti


SABATO 22
pomeriggio

LE NUOVE FRONTIERE
DEL DIRITTO E DELLA GIUSTIZIA


ore 15.00
Sala CAMeC

Guerra alla povertà o guerra ai poveri?
Rinaldo Gianola
intervista
Luigi Spaventa e Giovanni Palombarini

ore 16.15
Centro Allende

Il carcere e l'umanità cancellata
Carlo Renoldi
ne discute con
Lucia Castellano e Donatella Stasio
(autrici “Diritti e castighi”, Il Saggiatore, 2009

ore 17.30
Terrazza CAMeC

Condizione femminile e diritti
ne discutono
Marina Cacace e Rita Sanlorenzo
coordina
Maria Cristina Failla


ore 18.45
Loggia de' Banchi

testimoni del tempo
I giudici: vent’anni di libri
ne discutono
Nando Dalla Chiesa
("Il giudice ragazzino", Einaudi, 1992)
Francesco Cascini
("Storia di un giudice. Nel far west della 'ndrangheta", Einaudi, 2010)
coordina
Luca Monteverde


DOMENICA 23
mattino

LE PROSPETTIVE DELLA DEMOCRAZIA

ore 9.30
Sala Provincia

testimoni del tempo
L’immigrazione tra accoglienza e rifiuto
in occasione dell’uscita del libro
"Tutti indietro"
di Laura Boldrini(Rizzoli, 2010)
Jean René Bilongo e Livio Pepino
ne discutono con l’autrice


ore 10.45
Terrazza CAMeC

Governo dei giudici
o giudici del governo?
Luigi Ferrarella
intervista
Luca Palamara e Gaetano Pecorella


ore 12.00
Centro Allende

testimoni del tempo
Poteri, giustizia, satira
Sergio Staino
racconta e disegna
introduce
Francesco Paolo Barbanente


I protagonisti

Giuliano Amato è professore di Diritto costituzionale comparato e di Istituzioni giuridiche e politiche pubbliche all'Istituto universitario europeo di Firenze. Due volte presidente dl Consiglio dei ministri e ripetutamente ministro si è ritirato dalla politica attiva nel giugno 2008. È stato vicepresidente della Convenzione europea ed è attualmente presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani

Francesco Paolo Barbanente, avvocato, é presidente della Camera penale della Spezia

Jean René Bilongo, mediatore culturale originario del Camerun, vive e lavora a Castel Volturno. È componente del direttivo dell’Associazione “Jerry Masslo” e responsabile del coordinamento immigrati della Cgil di Caserta

Laura Boldrini, giornalista, è portavoce in Italia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Ha scritto, da ultimo, Tutti indietro, Rizzoli, 2010

Marina Cacace, sociologa, coordinatrice della Assemblea delle donne per lo sviluppo e la lotta alla esclusione sociale (Asdo), ha svolto e diretto progetti di ricerca su diversi aspetti della questione femminile (occupazione, leadership, ambiente urbano, famiglia, politica etc.). Fra le sue pubblicazioni Femminismo e generazioni, Baldini Castoldi & Dalai, 2004

Francesco Cascini, magistrato, è stato sostituto procuratore della Repubblica a Locri e poi a Napoli ed è attualmente direttore dell’Ufficio ispettivo e del controllo presso il Dipartimento della Amministrazione penitenziaria. Ha scritto il racconto lungo Storia di un giudice. Nel far west della 'ndrangheta, Einaudi, 2010

Lucia Castellano, direttrice del carcere di Bollate di Milano, ha scritto, con D. Stasio, Diritti e castighi. Storie di umanità cancellata in carcere, Il Saggiatore, 2009

Elisabetta Cesqui, magistrato, é componente del Consiglio superiore della magistratura

Pietro Costa, professore di Storia del diritto medioevale e moderno nella Università di Firenze, è componente del consiglio scientifico di Diritto pubblico. Tra i suoi numerosi scritti, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa, Laterza, 1999-2001 e Cittadinanza, Laterza, 2005

Nando Dalla Chiesa, professore di sociologia della criminalità organizzata nella Università statale di Milano è stato parlamentare della Repubblica dal 1992 al 2006. Attualmente è presidente onorario di Libera. Tra i suoi libri di narrazione civile, Il giudice ragazzino (biografia di Rosario Livatino), Einaudi, 1992 e, da ultimo, Album di famiglia, Einaudi, 2009

Cristina Failla, magistrato, é presidente di sezione presso il Tribunale di Massa

Luigi Ferrarella, giornalista, segue la cronaca giudiziaria per il Corriere della Sera. Nel 2007 ha pubblicato, per i tipi de Il Saggiatore, Fine pena mai. L’ergastolo dei tuoi diritti nella giustizia italiana

Marcello Flores, professore di Storia contemporanea e Storia comparata all’Università di Siena si occupa da sempre di diritti umani. Tra i suoi scritti più recenti nel settore, Storia dei diritti umani, Il Mulino, 2008, Il genocidio degli Armeni, Il Mulino, 2007 e Tutta la violenza di un secolo, Feltrinelli, 2005

Alessandra Galli è giudice al Tribunale di Chiavari

Rinaldo Gianola, giornalista, vicedirettore de L’Unità, ha seguito e segue con particolare attenzione l'evoluzione del capitalismo e dei suoi protagonisti nel nostro Paese

Renzo Guolo, docente di sociologia delle religioni presso l’Università di Torino e pubblicista, è tra i maggiori esperti italiani di Islam. Tra le sue opere più recenti si segnala L’Islam è compatibile con la democrazia?, Laterza, 2007

Antonio Ingroia è procuratore aggiunto a Palermo, dopo essere stato sostituto a Marsala e nel capoluogo siciliano. Autore di alcune delle più importanti indagini su “Cosa nostra” e sui rapporti tra mafia e politica, collabora con quotidiani e riviste ed è autore di numerose pubblicazioni (giuridiche non). Da ultimo (2009) ha pubblicato, per i tipi di Stampa alternativa, C’era una volta l’intercettazione

Franco Ippolito, consigliere della Corte di cassazione e componente del Tribunale permanente dei popoli, è stato presidente dei Magistratura democratica. Autore di numerosi scritti in tema di diritti fondamentali e della loro tutela sul piano nazionale e internazionale, dirige la collana Istituzioni e democrazia dell’editore Chimienti

Michela Miraglia insegna diritto processuale penale e internazionale presso l’Università di Genova. Studiosa di giustizia sovranazionale ha seguito, in particolare, le vicende della Corte penale internazionale su cui ha pubblicato numerosi articoli e una monografia

Luca Monteverde, magistrato, é sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale della Spezia

Elena Paciotti, magistrato sino al 1999, è stata successivamente parlamentare europeo (partecipando alla redazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e ai lavori della Convenzione per l'elaborazione della Costituzione europea). È attualmente presidente della Fondazione Lelio e Lisli Basso - Issoco

Luca Palamara, sostituto procuratore della Repubblica a Roma, è presidente della Associazione nazionale magistrati (Anm)

Giovanni Palombarini, procuratore aggiunto presso la Corte di cassazione, è tra i magistrati più impegnati nel dibattito culturale del Paese. Collabora con riviste e giornali ed è particolarmente attento ai temi dei diritti civili, del welfare e della immigrazione

Gaetano Pecorella, professore di diritto penale e avvocato, presidente dal 1994 al 1998 della Unione Camere penali, ha alternato l’attività professionale con l’impegno politico, iniziato nella sinistra radicale per sfociare sul finire degli anni Novanta in Forza Italia. È attualmente parlamentare del Popolo della Libertà, di cui è tra gli esperti giuridici più ascoltati

Livio Pepino, magistrato, componente del Consiglio superiore della magistratura, è direttore di Questione giustizia e presidente della Associazione studi giuridici Giuseppe Borrè. Ha scritto, da ultimo, con G.C. Caselli, Lettera a un cittadino che non crede nella giustizia (Laterza, 2008) e, con A. Caputo, La Costituzione repubblicana. I princìpi, le libertà, le buone ragioni (FrancoAngeli, 2009)

Alberto Perduca, magistrato, dopo essere stato sostituto alla Procura della Repubblica di Torino, ha svolto numerosi incarichi giudiziari in diverse realtà europee. È stato componente dell’Ufficio del Procuratore del Tribunale internazionale dell’Aja per i crimini commessi nella ex Jugoslavia e, poi, responsabile Giustizia della missione Eulex in Kosovo

Adolfo Pérez Esquivel, architetto e scultore argentino, a partire dagli anni Settanta si dedica a tempo pieno alla attività politica contro le ingiustizie sociali e in difesa dei diritti fondamentali. Per la sua opera di denuncia viene arrestato nel 1975 dalla polizia brasiliana e nel 1976 da quella ecuadoregna. Nel 1977 viene fermato dalla polizia argentina, torturato e detenuto per quattordici mesi senza processo. Mentre si trova in carcere riceve il Memoriale della pace di papa Giovanni XXIII. Nel 1980 viene insignito del premio Nobel per la pace come riconoscimento per i suoi sforzi contro la dittatura del suo Paese e in favore dei diritti umani. Dal 2003 è presidente della Lega internazionale per i diritti umani e la liberazione dei popoli

Carlo Renoldi, magistrato di sorveglianza a Cagliari, è responsabile del gruppo immigrazione di Magistratura democratica. Autore di numerosi scritti giuridici collabora con diverse riviste tra le quali, con particolare intensità, Diritto, immigrazione, cittadinanza

Emanuele Rossi, professore di Diritto costituzionale e preside della Classe accademica di Scienze sociale presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è autore di numerosi lavori su temi di diritto costituzionale tra i quali Maggioranza e opposizioni nelle procedure parlamentari, Cedam, 2004

Rita Sanlorenzo, giudice del lavoro a Torino, è segretario nazionale di Magistratura democratica. Collabora con giornali e riviste ed è componente del comitato di redazione di Questione giustizia

Salvatore Senese, magistrato, presidente di sezione della Corte di cassazione, è stato parlamentare per tre legislature. Presiede attualmente il Tribunale permanente dei popoli e l’Associazione per la storia e le memorie della Repubblica

Maurizio Sergi è avvocato a Spezia

Luigi Spaventa, professore di Economia politica e manager, è stato Ministro del bilancio e della programmazione economica e presidente della Consob. Economista tra i più apprezzati del Paese è autore di numerose pubblicazioni e collabora con riviste e giornali, tra cui La Repubblica e il Corriere della Sera

Sergio Staino, autore di fumetti e programmi per la televisione pubblica nonché regista cinematografico, commenta quotidianamente con le sue vignette (da ultimo su L’Unità) la politica, i suoi vizi e le sue (poche) virtù. Il suo personaggio più noto, Bobo, è comparso per la prima volta nel 1979 su Linus ed è, da allora, immancabile protagonista della satira nel nostro Paese

Donatella Stasio, giornalista, segue il settore giustizia per Il Sole 24 ore. Ha scritto, con L. Castellano, Diritti e castighi. Storie di umanità cancellata in carcere, Il Saggiatore, 2009

Massimo Toschi, esperto in cooperazione internazionale, dal 2000 ad oggi ha compiuto oltre 40 “missioni di pace” in zone calde del mondo per conto della Regione Toscana, dapprima come consigliere del presidente per la pace, la cooperazione e i diritti umani e poi, dal maggio 2005, come assessore alla cooperazione internazionale, perdono e riconciliazione tra i popoli

Gustavo Zagrebelsky, professore di giustizia costituzionale nella Università di Torino è stato giudice e, poi, presidente della Corte costituzionale. Impegnato nel dibattito pubblico sulla democrazia e la legalità, scrive, tra l’altro, su La Repubblica e La Stampa e presiede Biennale democrazia. Affianca a una vasta produzione accademica opere di cultura politica. Tra queste, Il diritto mite. Legge, diritti, giustizia, Einaudi, 1992, Il «crucifige!» e la democrazia, Einaudi, 1995 nonché, da ultimo, Contro l’etica della verità, Laterza, 2008 e Scambiarsi la veste. Stato e Chiesa al governo dell’uomo, Laterza, 2010


I promotori

La rassegna è promossa da:
Comune della Spezia
Associazione studi giuridici Giuseppe Borrè
Istituzione per i servizi culturali del Comune della Spezia

in collaborazione con
Fondazione Lelio e Lisli Basso
Fondazione Verardi
Questione giustizia

con il patrocinio di
Regione Liguria
Provincia della Spezia
Associazione nazionale magistrati
Magistratura democratica
Consiglio nazionale forense
Consiglio Ordine avvocati della Spezia
Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento Sant'Anna di Pisa
Facoltà di giurisprudenza Università degli studi di Genova

con il sostegno di
Cassa di Risparmio della Spezia

Direzione scientifica
Livio Pepino

Parole di Giustizia
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Di Loredana Morandi (del 15/05/2010 @ 08:21:02, in Magistratura, linkato 1627 volte)
Si riapre il giallo, stavolta con le tinte fosche dei servizi deviati.  Un informatico  (atu?, cancelliere?, tutore dell'ordine? di sicuro era persona sempre presente) accede abusivamente ai computer per controllare lo stato dell'indagine, ed è autore della soffiata sul "bagno a mare" del magistrato e dei suoi ospiti. Un particolare quest'ultimo che oggi sarebbe stato in prima pagina 3 secondi dopo la formulazione dell'invito prima ancora di udir le risposte, e con tanto di 3 puntate di Anno Zero anticipate con comunicato alla stampa e risposta dei parlamentari dalle agenzie. Sulle tecnologie sorge spontanea una domanda: nel 1989 non esistevano le tecnologie per rilevare impronte digitali e dna? L.M.

Falcone, bomba Addaura: 6 indagati

Procura Caltanissetta riapre inchiesta


Sei nuove persone risultano indagate in relazione al fallito attentato dell'Addaura contro Giovanni Falcone. La Procura della Repubblica di Caltanissetta, che conduce l'inchiesta, ha ordinato il prelievo delle tracce di Dna da muta, pinne e occhiali adoperati dai sub che il 19 giugno 1989 piazzarono una borsa con 20 chili di esplosivo sulla scogliera sulla quale si affacciava la villa di Falcone. La bomba fu disinnescata dalla sua scorta.
Falcone, 5 indagati per bomba Addaura

Al nome del superkiller di Cosa Nostra Salvo Madonia, che era stato iscritto già da tempo, si sono ora aggiunti quelli di Gaetano Scotto, già condannato per la strage di via D'Amelio, dei fratelli Giuseppe e Raffaele Galatolo, del nipote Angelo Galatolo, e del collaboratore di giustizia Angelo Fontana, che si è autoaccusato. Giuseppe Galatolo, che avrebbe avuto il ruolo di procurare il telecomando per attivare l'ordigno piazzato sulla scogliera davanti alla villa del magistratro, è deceduto tempo fa. E dunque nei suoi confronti non si potrà che archiviare.

La Procura nissena ha disposto un incidente probatorio per il prelivo di campioni di dna dalle pinne, dalle maschere e dalla muta da subacqueo ritrovati tra gli scogli dov'era stata piazzata una carica esplosiva davanti alla villa presa in affitto da Falcone. Quel giorno era ospite del magistrato siciliano l'allora procuratore federale svizzero, Carla del Ponte. L'attentato venne neutralizzato dagli uomini della scorta del magistrato, che notarono il borsone da sub contenente 20 chili di tritolo.

I rapporti tra mafia e gli 007
La procura indaga anche sui rapporti tra Cosa nostra e i servizi segreti. All'interno della sede della Dia di Caltanissetta si sarebbe introdotto un uomo dell'intelligence che collegandosi ad un computer avrebbe controllato le varie fasi delle indagini sull'attentato all'Addaura. Una talpa avrebbe anche informato coloro che piazzarono l'esplosivo alla villa di Falcone che il magistrato si sarebbe recato all'Addaura con i magistrati svizzeri per andare a fare un bagno.

Buoni e cattivi nei servizi segreti
"Buoni" e "cattivi" sono uomini dei servizi segreti e si fronteggiarono per due cause diverse: i primi protessero Falcone, gli altri lo volevano eliminare. Il gruppo degli assalitori era costituito da uomini del clan Madonia che avevano piazzato una borsa piena di candelotti di tritolo sulla scala che conduce alla villa del magistrato. I ''buoni'' avrebbero intercettato l'operazione e disinnescato il micidiale ordigno. Falcone si salvò. I depistaggi frenarono l'inchiesta sul fallito attentato dell'Addaura e solo a distanza di tanto tempo sono cominciati ad affiorare spezzoni di una verità a lungo occultata. Soprattutto quella di un collegamento tra uomini dei servizi di sicurezza e ambienti di Cosa nostra.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo481607.shtml
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Di Loredana Morandi (del 15/05/2010 @ 07:54:58, in Politica, linkato 1433 volte)
Auguri e soprattutto auguri alle donne. Ieri ho intercettato la manifestazione alla tv, proprio al  momento della consegna della medaglia d'oro alla bandiera della Polizia di Stato per il valore dimostrato durante i soccorsi del terremoto Aquilano.
Complimenti sinceri alla mente pensante, che ha dato vita allo spettacolo con gli artisti che han composto la scritta "c'è più sicurezza insieme". Sul caso Gugliotta ritirare la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale sarebbe davvero un bel gesto da parte di Polizia di Stato, perché è noto che certi ragazzi siano "irresistibili" specie se tanti e armati. Sgravare  economicamente la famiglia dalla tenaglia giudiziaria potrebbe essere un bel gesto anche per dare pace alla memoria di Tutte le altre vittime. La violenza e la sopraffazione sono sbagliati ovunque. Risolvere definitivamente il problema violenza negli Stadi invece è una responsabilità civile di tutti, ad iniziare con le Associazioni Sportive e i circoli delle tifoserie.
I festeggiamenti per il 158esimo anniversario della PS, prima istituzione in Europa ad avere un corpo di "sommozzatori", proseguono al Laghetto dell'Eur tra sabato e domenica.

Promessa: per il 160esimo della PS pubblicherò copia della mia "domanda di concorso in polizia", discussa animatamente e con fiducia con gli agenti delle scorte di ritorno dai luoghi del barbaro omicidio di Paolo Borsellino.
L.M.



La Polizia fa 158 anni, da 50 in rosa
Napolitano: sempre piu' incisiva la lotta alle mafie

14 maggio, 21:32

ROMA - Nell'ultimo anno la polizia ha proseguito "con accresciuta incisività la lotta alla criminalità organizzata" catturando pericolosi latitanti e aggredendo consistenti patrimoni ai mafiosi. E' quanto scrive il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato per il 158/o anniversario della fondazione della Polizia di Stato.

Le celebrazioni per la ricorrenza si sono svolte, come da tradizione, a piazza del Popolo a Roma. Presenti tra gli altri, oltre a Napolitano, il presidente del Senato Renato Schifani, il sottosegretario Gianni Letta, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, il presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante. Assente il premier Silvio Berlusconi che in un messaggio ha elogiato il corpo, "all'avanguardia per modernità ed efficacia nel contesto europeo e internazionale più evoluto", ringraziando quanti hanno onorato la divisa "fino all'estremo sacrificio".

E' stato quindi Maroni a prendere la parola per sottolineare i successi ottenuti nella lotta alla criminalità: negli ultimi due anni sono stati sequestrati più di 22mila beni per un valore di oltre 11 miliardi di euro; i reati sono diminuiti di oltre l'11%, i latitanti catturati sono stati 360, di cui 24 nell'elenco dei 30 più pericolosi, gli sbarchi dei clandestini sono calati di oltre il 90%.

Attenzione alta, ha spiegato il ministro, anche contro il terrorismo internazionale, con nove "pericolosi terroristi" individuati ed espulsi. Il presidente Napolitano ha poi consegnato le onorificenze al corpo. Tra le altre, la medaglia d'oro alla Bandiera della polizia di Stato per il servizio prestato in occasione del sisma in Abruzzo ed i diplomi di promozione per merito straordinario alla squadra Catturandi della squadra mobile di Palermo ed al personale della Mobile di Reggio Calabria.

Medaglia anche per il cinquantesimo anniversario dell'entrata in servizio della donna in polizia: a ritirarlo Rosa Scafa, frequentatrice del primo corso per assistenti della polizia femminile. Una scelta, quella di 50 anni fa, ha sottolineato Maroni, "coraggiosa per i tempi, ma che si è rilevata esatta".

Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha toccato il delicato tasto dei fondi. I tagli, ha premesso, "hanno colpito non solo l'Italia e non solo le forze di polizia, ma è certo che noi abbiamo bisogno di più risorse". Il prefetto ha poi riferito di confidare nel Fondo unico giustizia alimentato dai beni sequestrati alla criminalità organizzata che può mettere denaro a disposizione delle forze dell'ordine.

Manganelli, infine, è tornato sul caso di Stefano Gugliotta, il giovane picchiato ed arrestato dopo la partita Roma-Inter del 5 magio. "Quando accadono questi fatti, ha riconosciuto, "c'é amarezza e forte rammarico e voglia di scusarsi con tutti. Ci sono uomini e donne straordinarie nelle forze di polizia che lavorano ogni giorno raggiungendo ottimi risultati ed è riprovevole, anche se fisiologico, ogni atto che fuoriesce dall'ordinario svolgimento dell'attività. Possono esserci eccessi, manifestazioni che noi andiamo a sanzionare".
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Di Loredana Morandi (del 14/05/2010 @ 18:29:11, in Politica, linkato 2133 volte)
A seguito del fallimento della società di vigilanza La Gazzella srl.

Bancarotta, chiesto a Napoli

arresto del senatore Pdl Vincenzo Nespoli


venerdì 14 maggio 2010 16:54
 
NAPOLI (Reuters) - Una ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata chiesta dalla procura di Napoli per il senatore del Pdl e sindaco di Afragola Vincenzo Nespoli, per i reati di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e per reimpiego di denaro di provenienza illecita.

L'ordinanza e la relativa richiesta di autorizzazione a procedere è stata depositata presso il Senato.

Lo ha riferito la Guardia di Finanza di Napoli, che ha effettuato l'indagine sul fallimento della società di vigilanza La Gazzella srl, dichiarata fallita nel maggio 2007 con un passivo di oltre 25 milioni di euro costituito prevalentemente da debiti nei confronti dell'Inps. Non è stato possibile contattare un legale del senatore.

Secondo gli inquirenti, l'indagine avrebbe evidenziato il ruolo di "dominus occulto" svolto da Nespoli nella gestione della società fallita, di cui sarebbe stato titolare di fatto attraverso un prestanome e dalla quale avrebbe tratto vantaggi per il consenso elettorale e fondi attraverso diverse distrazioni di somme raccolte dai clienti della società di vigilanza, con l'occultamento e la falsificazione dei documenti contabili e societari.

L'indagine è stata coordinata dai sostituti procuratori Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, della sezione criminalità economica della procura di Napoli.

La Rassegna

Bancarotta, chiesto a Napoli arresto del senatore Pdl Nespoli

Reuters Italia - ‎1 ora fa‎
NAPOLI (Reuters) - Una ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata chiesta dalla procura di Napoli per il senatore del Pdl e sindaco di Afragola Vincenzo Nespoli, per i reati di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e ...

Arresti domiciliari per il senatore PdL Nespoli

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
n'altro senatore termina nella rete della Giustizia Italiana. Dopo che i pm John Woodcock e Vincenzo Piscitelli hanno chiesto gli arresti domiciliari per il senatore del Pdl, nonché sindaco di Afragola Vincenzo Nespoli, oggi il gip Alessandro Buccino ...

17:30 Napoli, Gdf chiede arresti domiciliari per senatore Pdl Nespoli

APCOM - ‎59 minuti fa‎
Roma, 14 mag. (Apcom) - La Guardia di Finanza Napoli ha chiesto gli arresti domiciliari per il Sindaco di Afragola, Senatore Vincenzo Nespoli, per concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e reimpiego di denaro frutto di attività ...

Napoli: bancarotta fraudolenta, chiesto arresto senatore Pdl Nespoli

Adnkronos/IGN - ‎2 ore fa‎
Napoli, 14 mag. (Adnkronos) - La Procura di Napoli, sezione reati contro la criminalita' economica ha chiesto l'arresto del senatore del Pdl, Vincenzo Nespoli, attuale sindaco di Afragola, comune a nord di Napoli. Le indagini che coinvolgono ...

BANCAROTTA FRAUDOLENTA: ARRESTATO IL SENATORE NESPOLI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎2 ore fa‎
(AGI) - Napoli, 14 mag. - Il gip del tribunale di Napoli ha emesso un'ordine di custodia cautelare nei confronti del senatore Vincenzo Nespoli (Pdl), sindaco di Afragola, nel napoletano, per concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale ...

Pdl/ Richiesta domiciliari per Nespoli. Cicchitto: Solidarietà

Virgilio - ‎2 ore fa‎
Un'ordinanza di custodia agli arresti domiciliari è stata emessa nei confronti del senatore del Pdl Vincenzo Nespoli, sindaco di Afragola (Napoli). Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, esprime in una nota "solidarietà non facendoci ...

BANCAROTTA FRAUDOLENTA: OLTRE NESPOLI, ALTRI SETTE INDAGATI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎20 minuti fa‎
(AGI) - Napoli, 14 mag. - Sono altri 7 oltre al senatore Vincenzo Nespoli gli indagati nell'inchiesta di Napoli per la bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e reimpiego di denaro di provenienza illecita. Sono il nipote e l'autista di ...

Bancarotta e riciclaggio, chiesto l'arresto per il senatore Pdl ...

Informazione libera net1news - ‎10 minuti fa‎
NAPOLI - La Guardia di Finanza di Napoli ha chiesto l'arresto per il senatore del Pdl Salvatore Vincenzo Nespoli, contemporaneamente anche sindaco di Afragola, per bancarotta fraudolenta patrimoniale e riciclaggio di denaro proveniente da attività ...

RICICLAGGIO: GIP CHIEDE ARRESTI DOMICILIARI PER SENATORE NESPOLI (PDL)

Agenzia di Stampa Asca - ‎2 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 14 mag - La Procura di Napoli, sezione reati contro la criminalita' economica, ha chiesto gli arresti domicialiari per il senatore del Pdl e sindaco di Afragola, Vincenzo Nespoli, per concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e ...

Chiesto l'arresto per senatore Pdl Nespoli: accusato di bancarotta ...

Barimia - ‎54 minuti fa‎
E' stato chiesto l'arresto per il sindaco di Afragola (nel napoletano) Vincenzo Nespoli. Per l'esponente del Pdl e primo cittadino i pm John Woodcock e Vincenzo Piscitelli hanno richiesto gli arresti domiciliari. Ora si attende l'autorizzazione del ...

Arresti per il senatore Vincenzo Nespoli: riciclaggio e bancarotta ...

NotiziarioItaliano.IT - ‎2 ore fa‎
NAPOLI - Woodcock e Piscitelli, i due PM autori di varie inchieste, dalle grosse matrici, hanno chiesto gli arresti domiciliari per il senatore della Repubblica Vincenzo Nespoli. Eletto nella lista PDL, ricopre anche il ruolo di sindaco di Afragola. ...

Fallimento istituto di vigilanza, chiesti gli arresti domiciliari ...

RomagnaOggi.it - ‎1 ora fa‎
I pm John Woodcock e Vincenzo Piscitelli hanno chiesto gli arresti domiciliari per il sindaco di Afragola E senatore del Pdl, Vincenzo Nespoli. Il gip Alessandro Buccino Grimaldi ha emesso l'ordinanza e ha chiesto l'autorizzazione agli arresti al ...

Riciclaggio e bancarotta fraudolenta: il gip chiede i domiciliari ...

www.lunaset.it - ‎2 ore fa‎
(14 maggio) Concorso in bancarotta fraudolenta e riciclaggio: è l'accusa che la Procura di Napoli ha contestato al senatore del Pdl, nonché sindaco di Afragola, Vincenzo Nespoli. L'ordinanza, che prevede la custodia agli arresti domiciliari, ..
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Di Loredana Morandi (del 14/05/2010 @ 17:19:53, in Magistratura, linkato 1483 volte)
A Napoli, lo sappiamo, può succedere di tutto. I media che tutto consumano stanno già scrivendo il necrologio di una "santa", ma i santi e i martiri non servono ai lavoratori e non risolvono le loro vertenze.
Perché, nonostante i molti odierni "coccodrilli" giornalistici  si vede egualmente l'onnipresente nefasto intervento dei "necrofagi", ed una evidente deriva morale dei sindacati locali, forse anche nell'assenza delle forze nazionali.

Chi è il sindacato che ha fatto "la bella pensata" ???
Chi sono i colleghi che si sono prestati per salassare una donna solo per la spettacolarizzazione della propria vertenza? 
Chi sono i quadri sindacali che, informati di quanto stava accadendo, non si sono opposti decisamente come hanno fatto più ragionevolmente in occasioni di altri reati commessi dai lavoratori esasperati (i sequestri nelle fabbriche ad esempio)?
Perché quel dirigente sanitario ha consentito che la donna proseguisse la propria attività lavorativa all'Ospedale San Paolo di Napoli, durante il trattamento che le è costato la vita?
E chi è il medico che le ha certificato una sana e robusta costituzione prima di lasciarle affrontare tutto questo?

Tutte queste belle persone si rendono conto che quel denaro "statale" che riceveranno, attraverso l'uso di questo sacrificio umano, è "letteralmente" sporco di sangue?

L'assessorato che non paga solo è noto, ma non si tratta del principale indiziato.

Le tematiche della nonviolenza non appartengono e non giustificano affatto questo caso, né giustificano coloro che hanno fagocitato la vita umana di Mariarca Terracciano.

Ancora: l'espianto degli organi avviene a cuore "battente", a seguito di cosa è stata decretata la "morte cerebrale"?

A chi sono andati gli organi?

Facebook si mobilita. Anche le pecore lo fanno.

Da lontano, quando soffia il vento, tutti gli steli sembrano piegarsi nello stesso modo.


Anche quelli spezzati.

Loredana Morandi


L'articolo

Infermiera senza stipendio
si svenava per protesta
Morta dopo tre giorni di coma


Napoli, si conclude in tragedia l'eclatante protesta di Mariarca Terracciano, 45 anni, che per giorni si è prelevata 150 mg di sangue. Lunedì si era sentita male: non si è mai ripresa

Roma, 14 maggio 2010 - Si conclude in tragedia la protesta-choc di un’infermiera dell’ospedale San Paolo di Napoli. Mariarca Terracciano, 45 anni, per giorni si è prelevata 150 mg di sangue al giorno per protestare contro il mancato pagamento dello stipendio nella Asl 1 di Napoli, e lunedì scorso, come riferisce il quotidiano ‘Il Mattino', ha avuto un malore, è finita in coma e dopo tre giorni si è spenta.

La protesta della donna era iniziata il 30 aprile ed era comparsa anche su YouTube, dove l’infermiera per rendere più eclatante il suo gesto si era ripresa con la siringa al braccio nell’atto del prelievo del sangue. "Lo stipendio è un diritto - dice la donna nel video su Youtube - io ho lavorato e pretendo i miei soldi. Può sembrare un gesto folle, ma voglio dimostrare che stanno giocando sulla pelle e sul sangue di tutti".

Il 3 maggio, finalmente, le erano stati pagati gli arretrati, ma il suo fisico minuto non ha retto, e pochi giorni dopo si è sentita male mentre era al lavoro in ospedale, finendo in rianimazione e morendo tre giorni dopo. La Asl 1 di Napoli aveva pagato in ritardo gli stipendi di aprile per mancanza di fondi, e la vertenza si è sbloccata grazie all’intervento diretto del presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Matriarca lascia due bambini, di 10 e 4 anni.

IL DIRETTORE SANITARIO - "Da questa drammatica morte potranno ritrovare la vita altre persone, perchè Mariarca ha donato gli organi", dice Maurizio Di Mauro, il direttore sanitario dell’ospedale San Paolo di Napoli. Dopo il decesso, sono stati espiantati cuore, cornee e reni.
"La morte di Mariarca mi ha sconvolto umanamente - continua - Lei era in servizio quando si è sentita male, ha avuto un arresto cardiocircolatorio improvviso. Era una bella persona, di grande umanità e professionalità".

GRUPPO SU FACEBOOK - La comunità del web si mobilita per Mariarca Terracciano: a poche ore dalla diffusione della notizia della sua morte, su Facebook è già nato un primo gruppo intitolato "Io ricordo la lotta di Mariarca Terracciano". Indignazione e rabbia sono i sentimenti più diffusi che trapelano dai primi commenti lasciati in bacheca dai membri del gruppo, che in pochi minuti ha già superato quota 60 iscritti, dedicato alla memoria dell’infermiera.

"Non si puo morire cosi non è giusto - scrive uno degli membri - I politici mangiano sulla nostra pelle e poi si comprano le case al Colloseo a prezzi stracciati...provo solo un senso di vergogna!". "Voleva essere un gesto eloquente - scrive qualcun altro - di come la cattiva amministrazione riduce le persone che lavorano...e le è costato la vita". Ma c’è anche chi si spinge oltre e scrive: "Morti sul lavoro: Mariarca Terracciano, Donna. Omicidio di Stato!".

AMICI E PARENTI   - Una vita intera dedicata agli altri, dall’inizio alla fine e anche dopo: così le amiche e una zia della donna dicordano Mariarca. Proprio non riescono a spiegarsi la sua morte: "Era una persona sana - ha detto un’amica - La conoscevo da 27 anni e non abbiamo capito com’e’ successo. Era una donna meravigliosa. Siamo preoccupati per i bambini - ha affermato una zia - Chi si occupera’ di loro? Non e’ giusto che crescano senza la loro mamma".

Quotidiano Net

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Di Loredana Morandi (del 14/05/2010 @ 10:57:41, in Sindacati Giustizia, linkato 1250 volte)
Foto Brunetta
- parcondicio -


Il post con il quale ho pubblicato la foto del Ministro Brunetta ha raggiunto la quota 3370 visualizzazioni.

Sportivissimo il ministro non ha perseguito nessuno per le tantissime "prese in giro", che ha ricevuto in questi anni.

Per questo pubblico una foto che assolve ai doveri della parcondicio sui contenuti.

Anche questa foto scherzosa è liberamente scaricabile da web.

http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs523.snc3/29740_386868305903_155389935903_4416776_1880884_n.jpg

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Di Loredana Morandi (del 13/05/2010 @ 08:50:55, in Sindacato, linkato 1443 volte)
Nota all'articolo di Manlio Cammarata sul ddl intercettazioni et bavaglio alla stampa e l'intervento di Stefano Rodotà.

Personalmente non credo nella validità sociale della rete e dei socialnetwork, dove per maturare una emozione o un pensiero politico si devono usare le "maniere forti" sempre e solo sulla soglia dell' "istigazione a delinquere". Ne tanto meno mi emozionano i poteri forti Rai, come la Dandini, perché l'Ordinamento Giudiziario non è Gesù Cristo e non risorgerà dopo 3 giorni disceso dalla Croce, neppure se a sfasciarlo è l'attuale pseudo sinistra.

Quanto all'Ordine dei Giornalisti nel post scriptum all'articolo, purtroppo, e forse non si tratta di una svista del Cammarata, stiamo parlando del peggior retaggio storico professionale in quanto si ricorda la sua fondazione per volere di Mussolini. Un organismo dormiente, che si risveglia soltanto in casi clinici come quello di Minzolini e l'assoluzione Mills o per le parolacce di D'Alema in tv alle 21.00 in prima serata. Rigorosamente solo in clima di notorietà popolare e mai per difendere le nuove leve del giornalismo dalle sopraffazioni politiche.

Per essere concreti: cosa deve fare un giornalista quando a farti le scarpe è un deputato? Oppure, che fare quando ti fanno le scarpe perchè un partito paga i propri debiti con gli Anni di Piombo e assume un ex brigatista a far da portaborse al Parlamento Europeo?

Guarda il cielo e ascolta il suono. Esatto: non c'è risposta.


Segnalo di grande interesse nell'articolo il paragone con l'editto albertino e anche per questo ne riporto lo stralcio.

Cordialmente, Loredana Morandi

Sistema informazione

Si firma per bloccare il testo "Alfano" sulle intercettazioni

DDL 1611: è meglio l'editto di Carlo Alberto

Rodotà paragona l'editto di Carlo Alberto del 1848 al disegno di legge che rende più difficili le indagini e imbavaglia l'informazione. Rileggiamo il testo di un secolo e mezzo fa e troviamo un sovrano più liberale dei governanti di oggi.

13.05.10

Mobilitazione generale contro il disegno di legge sulle intercettazioni, che ostacola le indagini penali e imbavaglia l'informazione. Un testo che difficilmente passerà l'esame della Corte costituzionale e della Corte europea di giustizia, ma che nel frattempo potrebbe causare gravi danni alla giustizia e al diritto di sapere (vedi Intercettazioni: abbiamo il "diritto di sapere" e DDL intercettazioni: più difese dalla UE).
- omissis -

Il momento-chiave è stato quello in cui il professore ha tirato fuori una copia originale dell'Editto sulla libertà di stampa, emanato da Carlo Alberto di Savoia-Carignano il 26 marzo 1848. E ha fatto notare come la pena massima prevista allora per i reati di stampa fosse di un anno, mentre nel disegno di legge in discussione si arriva a cinque anni.

- omissis -

In questo clima vale la pena di soffermarsi su alcuni passaggi dell'Editto albertino e confrontarli con la normativa oggi vigente:

Nel 1848: Art. 2. Ogni stampato così in caratteri tipografici, come in litografia od altro simile artificio, dovrà indicare il luogo, la officina e l'anno in cui fu impresso, ed il nome dello stampatore. La sottoscrizione dell'editore o dell'autore non è obbligatoria.
Art. 3. Ogni stampato che non abbia le indicazioni di cui nell'articolo precedente, sarà considerato come proveniente da officina clandestina, e lo stampatore sarà punito per questo solo fatto con una multa da L. 100 a L. 300.

Cento anni dopo, nel 1948: Art. 2. Ogni stampato deve indicare il luogo e l'anno della pubblicazione, nonché il nome e il domicilio dello stampatore e, se esiste, dell'editore.
I giornali, le pubblicazioni delle agenzie d'informazioni e i periodici di qualsiasi altro genere devono recare la indicazione:
del luogo e della data della pubblicazione;
del nome e del domicilio dello stampatore;
del nome del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile
.
Art. 5. Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi.
Per la registrazione occorre che siano depositati nella cancelleria:
...3) un documento da cui risulti l'iscrizione nell'albo dei giornalisti, nei casi in cui questa sia richiesta dalle leggi sull'ordinamento professionale
.
Art. 16. Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall'art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000.
La stessa pena si applica a chiunque pubblica uno stampato non periodico, dal quale non risulti il nome dell'editore né quello dello stampatore o nel quale questi siano indicati in modo non conforme al vero
.

In un secolo si passa da una semplice multa a due anni di carcere. Un sovrano, costretto alla concessione della libertà di stampa dagli eventi del suo tempo, appare più liberale di un'assemblea costituente che ha il compito di dettare le regole di uno stato democratico moderno.
Però va ricordato che, cinquant'anni prima dell'Editto, la Costituzione degli Stati Uniti d'America aveva dichiarato che il Congresso non avrebbe potuto fare leggi che limitassero la libertà di espressione del pensiero o di religione. Altro che editto, altro che articolo 21!

Comunque Carlo Alberto aveva scritto: Qualunque suddito del Re il quale sia maggiore d'età e goda del libero esercizio dei diritti civili, qualunque società anonima o in commandita, qualunque corpo morale legalmente costituito nei Regii Stati, potrà pubblicare un giornale o uno scritto periodico, purché si uniformi al disposto del seguenti articoli.
Oggi qualsiasi cittadino della Repubblica non può pubblicare un giornale o un periodico: lo vieta l'art. 5 della legge scritta un secolo dopo.

Ciascuno può trarre le sue conclusioni. Ma prima di chiudere le antiche pagine ingiallite, l'occhio cade su un'altra norma: Non darà luogo ad azione la pubblicazione degli scritti prodotti avanti i Tribunali (art. 32). Dove per "azione" si intende l'azione penale. Però ai tempi di Carlo Alberto non c'erano le intercettazioni.

Post scriptum. Qualche giorno fa il Presidente del consiglio ha detto che in Italia c'è troppa libertà di stampa. Mi è sfuggito qualcosa, o l'Ordine dei giornalisti non ha trovato nulla da ridire?

http://www.mcreporter.info/sistema/intercett2.htm
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Di Loredana Morandi (del 13/05/2010 @ 08:30:29, in Magistratura, linkato 1423 volte)
Dure prese di posizione ad un convegno promosso dal Silp Cgil

Spataro: ddl intercettazioni
impedirebbe indagini su mafia e terrorismo


"Le indagini iniziano per reati secondari", spiega il procuratore aggiunto di Milano. Berselli (Pdl) annuncia che il provvedimento sarà in aula entro fine mese. Finocchiaro (Pd): "E' sordina all'informazione, no a fughe in avanti"

Roma, 12-05-2010

L'approvazione del ddl Alfano sulle intercettazioni creerà "danni anche per le immagini contro fenomeni di terrorismo". Lo ha affermato il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, intervenendo a un convengo sui "Intercettazioni: legalità e diritti" promosso dal Silp Cgil, sindacato delle forze di polizia.

Qualora la nuova legislazione in materia entrasse in vigore (e la maggioranza sembra intenzionata ad accelerare i tempi) le inchieste per mafia e terrorismo, hanno convenuto i relatori del convegno, sarebbero a rischio poiché nella maggior parte dei casi partono da elementi venuti alla luce nell'ambito di indagini diverse. Ci si troverebbe di fronte, in sostanza, ad un arretramento delle libertà democratiche e ad una maggiore agibilità da parte delle forze criminali.

"Le indagini iniziano per reati secondari" "Come per la criminalita' organizzata, le indagini iniziano per reati secondari, come l'immigrazione clandestina e la falsificazione di documenti", ha proseguito Spataro. Il nuovo quadro legislativo renderebbe impossibile, in questi casi, ricorrere alle intercettazioni.  Ha poi sottolineato che "come negli anni novanta l'attenzione al tema ha un andamento parallelo alle indagini su corruzione ai colletti bianchi"

Ingroia: con le nuove norme Riina e Provenzano sarebbero liberi
Se entrassero in vigore le nuove norme che limitano le intercettazioni telefoniche e ambientali Riina e Provenzano sarebbero liberi". E' l'allarme lanciato nel suo intervento da Antonio Igroia, procuratore aggiunto di Palermo.

"Se la legge - ha detto ancora Ingroia - dovesse passare così com'è sarebbero decine, se non centinaia, i latitanti in libertà per quanto riguarda la mafia. Le intercettazioni negli ultimi anni sono state indispensabili al punto che possiamo dire che senza di esse la storia del nostro Paese sarebbe stata diversa"

Ingroia ha concordato poi con Spataro: la maggior parte delle indagini di mafia non iniziano perseguendo direttamente il reato di associazione mafiosa: "Se entrasse in vigore questa norma saremo disarmati verso i soliti ignoti mentre continueremo sui soliti noti". 

Silp Cgil: daremo battaglia al ddl
"Contro lo svuotamento delle intercettazioni e la limitazione del diritto all'informazione" il Silp Cgil darà battaglia "fino in fondo", ha annunciato Claudio Giardullo, segretario generale del sindacato.

L'approvazione del disegno di legge rappresenterebbe "un arretramento delle condizioni in cui gli organi inquirenti dovrebbero effettuare il controllo di legalità e una grave compressione del diritto all'informazione"

Finocchiaro: si apre questione democratica
"Il provvedimento sulle intercettazioni non riguarda solo la riforma del codice di procedura penale ma attiene alla questione democratica che e' aperta nel nostro Paese". Ha detto Anna Finocchiaro, capogruppo del Partito democratico al Senato.

Parlando dello stato dei lavori in Commissione, la senatrice ha affermato che "vanno avanti in maniera non soddisfacente per la maggioranza perche' stiamo pretendendo di discutere su ogni emendamento e ragionare su ogni punto. Troviamo dall'altra parte un muro di gomma"

Il ddl comunque in aula entro fine mese
"La maggioranza è pronta a portare il ddl intercettazioni nell'aula del Senato anche sse la commissione non dovesse esaurire l'esame del provvedimento entro la ettimana prossima", ha chiarito a questo riguardo, parlando ai cronisti, il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli (Pdl): "Lunedì, martedì e mercoledì della prossima settimana ci saranno sedute notturne fino alla mattina successiva e se giovedi' 20 maggio, non avremo ancora concluso i lavori il provvedimento andrà comunque in aula la settimana successiva

Controreplica di Finocchiaro: no a fughe in avanti
"Non si sognino che il provvedimento arrivi in aula senza che ne sia stato ultimato l'esame in commissione fino all'ultimo comma ed emendamento. Consiglierei alla maggioranza di non tentare questa fuga in avanti". è la controreplica a stretto giro di Finocchiaro: "Non si può tollerare un trattamento di questo genere per questo provvedimento", sarebbe una scelta "del tutto ingiustificata se non per ragioni che attengono strettamente al fatto che si vuole mettere la sordina ad ogni possibilita' di controllo al potere".

Appello sul web
Sono intanto salite a quasi 23.000 le firme all'appello dell'ex garante per la privacy Stefano Rodotà contro il ddl Alfano

Rainews24

Notizie collegate

Giornata campale in Commissione giustizia al Senato

Urla e insulti in commissione per le intercettazioni

Domani la Commissione Giustizia approvera' l'emendamento del Governo che fissa i presupposti per concedere le intercettazioni: 1) devono sussistere "gravi indizi di reato"; 2) le utenze devono essere intestate a soggetti indagati o a soggetti diversi che risultano a conoscenza dei fatti; 3) nei casi di riprese visive, i luoghi devono appartenere o essere in uso a soggetti indagati o a soggetti diversi che risultano a conoscenza dei fatti; 4) quando le operazioni sono "assolutamente indispensabili" ai fini della prosecuzione delle indagini.

Rodotà: una legge bavaglio

Appello sul web contro il ddl sulle intercettazioni

"E' una legge ipocrita per cancellare il diritto di espressione e quello di essere informati. Se approvata sara' necessaria la disobbedienza civile". Stefano Rodota' e' fra gli estensori dell'appello contro la legge sulle intercettazioni che sta coinvolgendo i cittadini, i navigatori della rete, le community come Facebook e i blogger.

Libertà di stampa, dura presa di posizione del sindacato

Ddl intercettazioni, Fnsi in trincea

Il presidente del sindacato Roberto Natale: "Garantiremo copertura ai giornalisti che faranno disobbedienza morale e civile, ricorreremo alla Corte costituzionale e alla Corte europea di Strasburgo".

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Di Loredana Morandi (del 13/05/2010 @ 08:25:42, in Politica, linkato 1301 volte)
Una scelta coerente con l'ultimo documento del CSM su magistratura e incarichi amministrativi..

Giustizia/ Napolitano riceve Bergamo, si è dimesso dal Csm

Ora è assessore Venezia. Presidente lo ringrazia per sensibilità


Roma, 12 mag (Apcom) - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi al Quirinale l'avvocato Ugo Bergamo che gli ha rappresentato i motivi che lo hanno indotto a rassegnare le dimissioni da componente del Csm a seguito della sua nomina ad assessore al Comune di Venezia. Lo riferisce un comunicato stampa della presidenza della Repubblica. Il Presidente Napolitano lo ha ringraziato per la sensibilità istituzionale che ha ispirato la sua scelta e per l'impegno con il quale ha concorso all'attività dell'organo di autogoverno della magistratura.


Giustizia/ Bergamo: Per senso di responsabilità mi dimetto da Csm
Lettera a Napolitano: Massimo impegno per riqualificazione Venezia


Roma, 12 mag (Apcom) - Per "senso di responsabilità istituzionale" Ugo Bergamo ha deciso di dimettersi da consigliere del Csm. Una scelta che il neo-assessore comunale di Venezia, eletto a Palazzo dei Marescialli su indicazione dell'Udc, ha spiegato in una lettera inviata al capo dello Stato Giorgio Napolitano, che dell'organo di autogoverno delle toghe è presidente.

Nessuna incompatibilità tra i due incarichi, ha chiarito, ma sulla decisione ha pesato anche la volontà di dare il "massimo impegno" nel nuovo incarico che gli è stato affidato. "La mia recente nomina a componente la giunta comunale di Venezia conferitami dal sindaco Giorgio Orsoni - scrive Bergamo a Napolitano - mi impone di valutare con la massima serietà e senso di responsabilità istituzionale la delicatezza della situazione che si è venuta con ciò a creare in riferimento al mio attuale incarico di componente del Csm".

"Ritengo di aver sempre svolto con piena lealtà al dettato costituzionale - rivendica - il mio delicato compito, ispirando ogni mia scelta alla più rigorosa valutazione di coscienza perseguendo sempre tenacemente e con coerenza la più determinata affermazione della effettiva autonomia ed indipendenza della magistratura".

Bergamo rileva "la mancanza di una specifica previsione costituzionale o legislativa che preveda la incompatibilità formale dei due incarichi", ma spiega di considerare "coerente con il mio modo di interpretare i ruoli pubblici di responsabilità che mi sono stati nel tempo affidati evitare il protrarsi del mantenimento contestuale degli incarichi che attualmente ricopro". "L'importanza e la rilevanza dell'incarico amministrativo affidatomi dal sindaco di Venezia, comporta per me l'esigenza di profondere il mio massimo impegno per contribuire a raggiungere gli obiettivi della riqualificazione e rilancio della città lagunare". Per questo, Bergamo annuncia che domani formalizzerà le dimissioni da componente del Csm "ritenendo che ciò non comporti scompensi nell'attività dello stesso, vista l'imminente convocazione del Parlamento in seduta congiunta per la nomina dei nuovi consiglieri. Infine, Bergamo ringrazia Napolitano "per l'autorevolezza con cui ha esercitato il Suo compito istituzionale di presidente del Consiglio superiore della magistratura costituendo sempre il più alto senso di riferimento morale e civile per tutto il Consiglio e per l'intero Paese".

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