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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 19/05/2010 @ 07:40:22, in Politica, linkato 1451 volte)
G8, irruzione alla Diaz:
condannati in appello i vertici di Polizia


Ansa - 19 maggio, 00:10

GENOVA - La Corte d'appello ha ribaltato la sentenza di primo grado sulla sanguinosa irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova ed ha condannato anche i vertici della Polizia di Stato, infliggendo in totale circa 85 anni di reclusione.

Il capo dell'anticrimine Francesco Gratteri e' stato condannato a quattro anni, l'ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini a cinque anni, l'ex vicedirettore dell'Ucigos Giovanni Luperi (oggi all'Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna) a quattro anni, l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola (ora vicequestore vicario a Torino) a tre anni e otto mesi, l'ex vicecapo dello Sco Gilberto Caldarozzi a tre anni e otto mesi. Altri due dirigenti della Polizia, Pietro Troiani e Michele Burgio, accusati di aver portato le molotov nella scuola, sono stati condannati a tre anni e nove mesi. Non sono stati dichiarati prescritti i falsi ideologici e alcuni episodi di lesioni gravi. Sono invece stati dichiarati prescritti i reati di lesioni lievi, calunnie e arresti illegali. Per i 13 poliziotti condannati in primo grado le pene sono state inasprite.

La Rassegna

G8, condannati i vertici della polizia Un secolo di carcere per 25 ...

La Stampa - ‎13 minuti fa‎
La sentenza di secondo grado per la sanguinosa irruzione della Polizia nella scuola Diaz, durante il G8 del 2001 di Genova, ha ribaltato la decisione di primo grado condannando anche i vertici della polizia, l'apice della catena di comando. ...

Diaz, condannati i vertici di Polizia

ANSA - ‎7 ore fa‎
(ANSA) - GENOVA, 19 MAG - La Corte d'appello ribalta la sentenza di primo grado sull'irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova. Ai vertici della Polizia di Stato sono stati inflitti in totale circa 85 anni di reclusione. ...

G8 Diaz: condannati i vertici della Polizia

Gazzetta di Parma - ‎36 minuti fa‎
E' stata ribaltata la sentenza di primo grado sull'irruzione della polizia nella scuola Diaz, nei giorni del G8 del 2001 a Genova. La Corte d'appello, poco dopo mezzanotte, ha infatti condannato anche i vertici della polizia di Stato, infliggendo in ...

G8 di Genova, condanne più dure

Corriere della Sera - ‎7 ore fa‎
GENOVA - Ribaltate le sentenze di primo grado per i poliziotti responsabili dell'irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. I giudici della Terza sezione della Corte d'Appello hanno condannato tutti i vertici della polizia, ...

G8, irruzione alla Diaz: condannati in appello i vertici di polizia

ANSA - ‎7 ore fa‎
GENOVA - La Corte d'appello ha ribaltato la sentenza di primo grado sulla sanguinosa irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova ed ha condannato anche i vertici della Polizia di Stato, infliggendo in totale circa 85 anni ...

G8 Genova, condannati capi polizia.Diaz, ribaltata sentenza di ...

TGCOM - ‎8 ore fa‎
La corte d'appello ha ribaltato la sentenza di primo grado sulla sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova. Tutti i vertici della polizia che erano stati assolti hanno subito condanne comprese tra 3 anni e 8 ...

G8, Diaz: Il sollievo delle vittime dopo la sentenza: " Questa è ...

Primocanale - ‎18 minuti fa‎
Un urlo di sollievo si è levato nell'aula del Tribunale di Genova mentre i magistrati leggevano il dispositivo della sentenza di secondo grado riguardo ai fatti avvenuti alla scuola Diaz durante il G8 di nove ani fa. Erano le grida dei numerosi ...

Diaz, condannati i vertici della polizia

RassegnaOnline - ‎7 ore fa‎
In appello i giudici ribaltano la sentenza di primo grado. Condannati 25 imputati su 27. Pene tra i tre ei quattro anni. Cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Inasprite le pene per i poliziotti già condannati in primo grado Ribaltando la ...

G8 di Genova, stasera la sentenza della Corte d'Appello

Libero-News.it - ‎15 ore fa‎
giudici della terza sezione penale della Corte d'Appello di Genova sono riuniti in camera di consiglio dalle 10 di questa mattina per la sentenza di secondo grado sulla sanguinosa irruzione della polizia alla scuola Diaz durante il G8 del 2001. ...

G8: Genova, giudici in camera consiglio per appello Diaz

Libero-News.it - ‎19 ore fa‎
Genova, 18 mag. (Adnkronos) - Sono riuniti in camera di consiglio i giudici della terza sezione penale della Corte d'Appello di Genova per emettere la sentenza di secondo grado sui fatti relativi all'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il ...

G8 2001/ I vertici della Polizia condannati in appello per le ...

Città di Genova - ‎7 ore fa‎
Ribaltata la sentenza di primo grado: tutti i vertici della Polizia che erano stai assolti per le violenze alla scuola Diaz del luglio 2001 a Genova sono stati condannati con pene comprese dai tre anni e otto mesi ai 4 anni, con interdizione dai ...

G8 GENOVA: SENTENZA APPELLO DIAZ ATTESA IN TARDA SERATA

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎11 ore fa‎
(AGI) - Genova, 18 mag. - Il presidente della terza sezione della corte di appello di Genova Salvatore Sinagra ha annunciato che la sentenza per la sanguinosa irruzione alla scuola Diaz di Genova del luglio 2001, avvenuta a margine del vertice G8, ...

OGGI ACCADRA'. G8 di Genova: i vertici della polizia condannati in ...

Carta - ‎7 ore fa‎
I giudici della terza sezione della corte d'appello di Genova, dopo una lunghissima camera di consiglio, condannano gli alti gradi della polizia presenti al momento dell'irruzione nella scuola Diaz, il 21 luglio del 2001. Erano stati tutti assolti in ...

G8, appello Diaz Giudici in camera di consiglio

La Repubblica Genova.it - ‎20 ore fa‎
Riuniti dalle 10, i magistrati pronunceranno la sentenza in tarda serata. Per i 27 imputati, tutti poliziotti, il pg ha chiesto oltre 110 anni di reclusione I giudici della terza sezione della corte di appello, alle 10 di stamani, si sono ritirati in ...

Appello per la scuola Diaz Il pm chede 100 anni

La Repubblica Genova.it - ‎17/mag/2010‎
Alla sbarra 27 tra agenti e funzionari che parteciparono alla violenta irruzione nell'istituto occupato da giovani manifestanti riuniti a Genova per il G8. In primo grado condannati solo 13 imputati Domani la sentenza d'appello sull'irruzione alla ...

G8 Diaz: c'è un giudice a Berlino… e pure a Genova

La Repubblica Genova.it - ‎5 ore fa‎
Il titolo di questo post è una frase che poco fa mi ha scritto su un sms l'avvocato Laura Tartarini, uno dei legali del Genoa Legal Forum. Credo riassuma bene i sentimenti di tanti di fronte alla sentenza, che a quasi dieci anni da quella notte del ...

Appello Diaz, giudici riuniti in Camera Consiglio

Primocanale - ‎20 ore fa‎
Sono in Camera di Consiglio i giudici della terza sezione penale della Corte d'Appello di Genova per la sentenza di secondo grado per l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova nel luglio del 2001. Questa sera alle 19 i giudici ...

G8 2001/ Alle 23 la sentenza d'appello sulla Diaz

Città di Genova - ‎11 ore fa‎
Slitta alle 23 la comunicazione da parte dei giudici in merito alla sentenza in appello per l'irruzione alla scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001: i giudici si sono riuniti in camera di consiglio. 27 persone alla sbarra tra agenti e funzionari, ..


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Di Loredana Morandi (del 19/05/2010 @ 07:37:59, in Sindacato, linkato 1321 volte)
Ovviamente le consulenze pagano di più...

Santoro lascia la Rai, accordo consensuale
Decisione approvata dal Cda su proposta del direttore generale Masi

18 maggio, 21:52
(ANSA - di Elisabetta Stefanelli)

ROMA - Come un fulmine a ciel sereno: Michele Santoro lascia la Rai. O almeno, dopo tante battaglie questa volta abbandona il suo ruolo di dipendente, lascia vuoto lo studio di Annozero alla fine della stagione, per rientrare nel ruolo di collaboratore esterno ed abbracciare un suo vecchio pallino, quello delle docu-fiction. E' probabile che vedremo la sua firma e il suo volto ricomparire su Raitre. La decisione arriva al temine della seduta del Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini che nel pomeriggio ha approvato su proposta del direttore generale Mauro Masi un accordo quadro per ''la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dipendente'' con il giornalista. L'accordo consensuale, secondo quanto spiega Viale Mazzini, ''deve essere implementato attraverso contratti applicativi che saranno messi a punto nei prossimi giorni, prevede la realizzazione di nuovi progetti editoriali che verranno realizzati da Michele Santoro nei prossimi due anni''. Qui finisce la formalita' di un accordo che, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe di svariati milioni di euro in quanto oltre alla dovuta risoluzione consensuale che prevede per legge il pagamento di tre annualita', il contratto dovrebbe essere triennale per la realizzazione di alcune miniserie a prezzi di mercato.

Quindi la Rai ''continuera' ad avvalersi della collaborazione di Santoro che, in questo modo, avra' la possibilita' di sperimentare nuovi generi televisivi attraverso un ulteriore sviluppo del proprio percorso professionale''. In Cda sono sette i voti a favori e due le astensioni, di Angelo Maria Petroni e Rodolfo De Laurentiis. De Laurentiis, a quanto si apprende, avrebbe espresso in consiglio le sue perplessita' sui contenuti e l'urgenza di un'intesa di questo tipo e in questo momento con Santoro. Tra le poche reazioni politiche, quella dell'Udc Roberto Rao, secondo il quale ''i telespettatori e tutti gli italiani hanno diritto di sapere subito, senza aspettare altro tempo, con la massima trasparenza e fin nei dettagli, le modalita' e i termini economici che hanno portato alla clamorosa decisione della risoluzione consensuale del contratto di lavoro di Santoro con la Rai''. Finche' l'accordo non sara' firmato comunque Michele Santoro non ne spieghera' le ragioni. Lo fara' solo dopo, quando probabilmente convochera' una conferenza stampa per chiarire le motivazioni alla base della decisione. In realta' il giornalista ci pensava da tempo: non solo a lasciare la Rai come dipendente ma soprattutto a individuare nuovi spazi e nuovi progetti, a cercare di non recitare sempre la stessa 'parte in commedia' con il fiume di polemiche che sempre lo seguivano quanto il successo negli ascolti. I suoi programmi non hanno mai superato le quattro edizioni e dunque per lui era maturo il tempo di cambiare e di riprendere l'idea delle docu-fiction, sulla scorta di 'Corre bisonte corri' andato in onda lo scorso anno. Lo studio vuoto, lui che introduce il tema e poi la messa in onda. Probabilmente lo vedremo su Raitre, vista la disponibilita' offerta da Antonio Di Bella ed esplicitata gia' quando il giornalista venne ospitato da Serena Dandini a Parla con me durante la preparazione di Rai per una Notte. ''Questa e' stata la tua casa ed' pronta a esserlo nuovamente'', disse allora il direttore di Rete. Comunque se ne parla per la prossima stagione perche' il giornalista portera' a termine questa serie di Annozero su Raidue.

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Di Loredana Morandi (del 19/05/2010 @ 07:33:19, in Magistratura, linkato 1340 volte)
'Ndrangheta, intimidazione al magistrato
della Dda Giuseppe Lombardo


18/05/2010  Dopo la bomba alla Procura generale e le minacce del gennaio scorso, i magistrati della Dda di Reggio Calabria tornano nuovamente nel mirino delle cosche. Una nuova lettera di minacce, infatti, è giunta allo stesso pm che l’aveva ricevuta cinque mesi fa, il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo, da tempo impegnato nella lotta alla criminalità organizzata. Allora nella missiva c'era una cartuccia caricata a pallettoni. Adesso minacce di morte con frasi del tipo «sei un uomo morto, un cadavere ambulante». La nuova lettera è stata recapitata nella tarda mattinata di ieri ma la notizia si è appresa solamente nella serata di oggi. La missiva ha il timbro del centro di smistamento di Lamezia Terme.

Le indagini su quest’ultima lettera di minacce, così come era accaduto per quella del gennaio scorso, saranno coordinate dalla Procura della Repubblica di Catanzaro competente ad occuparsi delle vicende relative ai magistrati del distretto reggino. Dopo aver appreso la notizia delle nuove minacce, Lombardo si è incontrato con il Procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone, e con gli altri colleghi per analizzare la situazione. Al termine della riunione i magistrati non hanno rilasciato nessun commento ufficiale anche se era visibile la rabbia per l’ennesimo episodio di minacce rivolte ad un magistrato della procura reggina. Negli ambienti giudiziari c'era visibile indignazione ed il commento di qualche magistrato è stato: «non si comprende cosa sperano di ottenere con queste lettere».

Da diverso tempo la Dda di Reggio Calabria sta coordinando numerose indagini contro le cosche. Negli ultimi mesi inoltre c'è stata anche una intesa attività finalizzata all’arresto dei più importanti latitanti della 'ndrangheta. Giuseppe Lombardo è impegnato in molti processi contro le cosche, in particolare quello scaturito all’operazione dei carabinieri 'bellu lavurù dove sono coinvolti esponenti delle cosche di Africo Nuovo e quello chiamato 'Testamentò dove sono imputati i capi della cosca Libri. Lombardo, che si è occupato anche dei rapporti tra politica e 'ndrangheta, ha anche il coordinamento delle indagini successive alla cattura del boss Pasquale Condello detto il «supremo», arrestato il 18 febbraio 2008 dopo 11 anni di latitanza. Nel gennaio scorso una bomba era stata fatta esplodere davanti all’ingresso della Procura Generale di Reggio Calabria. A distanza di poche settimane c'era stata la prima lettera indirizzata a Lombardo con la cartuccia caricata a pallettoni.

Il Quotidiano della Calabria
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Di Loredana Morandi (del 19/05/2010 @ 07:19:35, in Politica, linkato 1252 volte)
Intercettazioni, servono "gravi indizi"

Commissione Giustizia, al Senato passa l'emendamento del governo.
Il pm richiede le registrazioni ma è il tribunale di competenza ad autorizzarle.

Intercettazioni In commissione Giustizia del Senato è passato nella notte, in una seduta conclusasi dopo le 3 del mattino, l'emendamento del governo che reintroduce la formula in base alla quale possono essare autorizzate le intercettazioni, ossia quando "sussistono gravi indizi di reato". In sintesi è il pm a chiedere l'autorizzazione ma è il tribunale del capoluogo di distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente, a decidere sull'autorizzazione, e lo fa in composizione collegiale. (Il Tempo)

Domanda: questo potrebbe esser letto come una copertura agli apparati deviati dello Stato?

Intercettazioni: non piu' per utenze 007
Commissione Giustizia Senato boccia emendamenti opposizione

(ANSA)-ROMA,18 MAG -Non si potranno piu' intercettare le utenze 'riconducibili' a 007: e' il risultato, cui e' giunta la Commissione Giustizia del Senato. La Commissione di Palazzo Madama ha bocciato tutti gli emendamenti dell'opposizione che puntavano a sopprimere la norma del ddl intercettazioni. Questa prevede che non si possano piu' intercettare le utenze 'riconducibili' ad appartenenti 'al dipartimento delle informazioni per la sicurezza o ai servizi di informazione per la sicurezza'.

Questo è accettabile...
INTERCETTAZIONI: NO RIPRESE TV PROCESSI SENZA CONSENSO TUTTI

(ANSA) - ROMA, 19 MAG - Non si potranno più fare riprese televisive di un processo senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. La commissione Giustizia del Senato ha respinto tutti gli emendamenti dell'opposizione che puntavano a sopprimere questa parte del ddl intercettazioni.
"In questo modo - spiega il responsabile Giustizia dell'Idv Luigi Li Gotti - basterà che una sola delle parti non dia il suo assenso che il processo non potrà più essere ripreso dalle telecamere anche se si tratterà di un procedimento rilevante per l'opinione pubblica". (ANSA).

Comico si, se si perdona la superficialità del giudizio..

Ddl intercettazioni: sì in commissione al Senato per la legge-bavaglio
di: Antonio Rispoli per JulieNews

ROMA - Sarebbe una situazione quasi comica, se non fosse drammatica: in un Senato che normalmente il lunedì non vede un'anima viva, è stata convocata la Commissione Giustizia per approvare il ddl intercettazioni, con una seduta notturna straordinaria. Tutto, pur di approvare in fretta una legge per impedire alla magistratura di usare le intercettazioni nelle indagini.
Perchè la riscrittura dell'articolo 266 del Codice di Proceura Penale mira esattamente a questo. Infatti, pur restando i "gravi indizi di reato", come adesso, vengono aggiunti alla legge la necessità di prove indipendenti che dimostrano che la persona che si vuole intercettare è coinvolta nel reato. CIoè si vuole che il Pm acquisisca delle prove per autorizzare le intercettazioni che servono al Pm per prociurarsi quelle prove. Un assurdo. E la stessa disciplina vale anche per i tabulati telefonici. Qualcosa di simile anche per le intercettazioni ambientali - cioè i microfoni nascosti in una macchina o in un locale - che potranno essere disposte solo se è provato che in quel posto si sta commettendo o si commetterà un reato.
I tempi per questa richiesta poi sono allungati dalla necessità di dover andare a fare la richiesta nel tribunale collegiale del capoluogo di distretto; mentre si sa che le intercettazioni funzionano se sono disposte con celerità ed immediatezza.
Infine la chicca: le intercettazioni non possono durare più di 30 giorni, prorogabili - solo in caso di assoluta necessità da motivare per iscritto e a cui il Tribunale deve rispondere per iscritto - di 15 giorni in 15 giorni fino a 75 giorni totali. Una garanzia assoluta per boss mafiosi e simili, dato che i loro piani sono talmente articolati che serono ben più di due mesi e mezzo per accumulare prove contro di loro.
Ma dopotutto, perchè stupirsi di questa scelta? Come ha detto il Ministro Daniela Santanchè, durante la trasmissione "Mattino 5" che è andata in onda lunedì mattina, "E' assurdo intercettare un boss mafioso mentre parla con la madre. E' una violazione della privacy".

Intercettazioni: primo sì al Senato tra insulti e proteste
martedì 18 maggio 2010

E’ stato approvato nella tarda serata di ieri, nonostante gli insulti, le polemiche e le accesissime discussioni in Commissione Giustizia al Senato, l’emendamento del governo al discusso DDL sulle intercettazioni, che riscrive completamente tutta la procedura necessaria per ottenere l’autorizzazione al controllo delle utenze.

 Lo scopo di tali norme, come dichiarato dal governo, è di garantire il rispetto della privacy degli indagati; de facto, denunciano l’Anm e molte procure, questi provvedimenti legislativi renderanno molto più complessa l’indagine. La norma in questione riguarda proprio l’uso e l’abuso delle intercettazioni in ambito d’indagine da parte della magistratura e l’emendamento, fortemente voluto dal governo, riscrive completamente l’articolo 266 del Codice di Procedura Penale.

Oggi, per ottenere l’autorizzazione ad intercettare un soggetto, il PM deve avere in mano “gravi indizi di reato”. Se l’emendamento venisse approvato in Senato e poi, in terza lettura, alla Camera, oltre ai gravi indizi di reato bisognerà avvalersi di “specifici atti d’indagine”, che provino in sostanza la responsabilità dell’indagato o delle altre persone da controllare.

In parole povere, questo significa che per intercettare un indagato, allo scopo di provarne la colpevolezza, bisogna avere già certezza delle sue responsabilità. Ma giuridicamente, ai fini d’indagine, non avrebbe senso intercettare qualcuno ritenuto già responsabile.

Per quanto riguarda i tabulati invece verrà proibita l’acquisizione senza “prove preventive”; le intercettazioni ambientali invece, le cosiddette “cimici”, potranno essere avviate solo nel caso in cui il PM sia certo che in quel tale luogo non si stia commettendo, o non si commetterà, un reato. C’è inoltre la questione della lunghezza dell’intercettazione e la richiesta di autorizzazione.

Gli ascolti oggi possono essere prorogati finché è necessario ai fini d’indagine mentre le nuove normative limitano enormemente questo importante aspetto: non sarà possibile ascoltare un indagato per più di 75 giorni. L’autorizzazione può essere concessa in prima battuta per 30 giorni, poi prorogata 15 giorni per volta, con continue richieste di conferma.

Se oggi poi il PM si deve rivolgere solo al gip per questo tipo di autorizzazione, qualora il DDL venisse approvato dovrebbe chiedere il via libera anche al tribunale collegiale del capoluogo di distretto, che spesso è in un altro palazzo o in un'altra città, con evidente dispendio di tempo utile alle indagini. Questo vale sia per la richiesta di autorizzazione all’ascolto, che per la richiesta di proroga: il PM dovrà inviare gli incartamenti ai tre giudici del tribunale collegiale, i quali valuteranno ed eventualmente confermeranno in forma scritta il lasciapassare, motivandone la necessità.

L’ultimo importante provvedimento riguarda invece l’obbligo per il PM di applicare le stesse disposizioni che servono nella valutazione della prova: in sostanza, prima di ascoltare quanto sostenuto da, ad esempio, un collaboratore di giustizia (ai fini d’intercettazione) si dovranno compiere indagini sulla sua attendibilità.

La bagarre in Commissione è stata feroce. Il responsabile della giustizia dell’Idv Luigi Li Gotti si è aspramente scontrato con il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, arrivando a sostenere la necessità di una perizia psichiatrica per quest'ultimo. L’ostruzionismo dell’opposizione è stato totale, ma sembra aver avuto come unico risultato quello di ritardare l’approvazione dell’emendamento.

Quando si è cominciato a capire che la maggioranza non avrebbe approvato nessun singolo emendamento promosso, i senatori di Pd e Idv sono intervenuti più volte sugli stessi argomenti, parlando spesso in dissenso, per stiracchiare il tempo a disposizione. Il senatore del Pd Casson parla di un “DDL scritto male e lacunoso” che non tutela minimamente la riservatezza dei dati relativi al traffico telefonico.

Il sottosegretario all’Attuazione del Programma, Daniela Santanchè, aveva sottolineato il diritto alla privacy per i mafiosi. “Che senso ha intercettare un mafioso mentre parla con la madre? È un abuso” diceva ieri mattina la Santanchè, rincarando la dose qualche ora dopo: “La divulgazione di intercettazioni che riguardano la sfera intima e privata della persona rappresenta un’inaccettabile violazione. […] I fatti dimostrano come questo governo sta dando prova di come si combatta la mafia senza sconti ed esitazioni".

Immediata la replica della capogruppo Pd alla Commissione Giustizia alla Camera Donatella Ferranti: “il governo prenda immediatamente le distanze dalle parole della Santanchè” sottolineando che “molti boss mafiosi continuano ad impartire ordini e gestire l’impresa mafiosa, anche dal carcere, attraverso i familiari”.

ANDREA SPINELLI BARRILE - agenzia radicale
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Di Loredana Morandi (del 18/05/2010 @ 20:21:57, in Varie, linkato 1437 volte)
OPERA: LUNEDĚ INCONTRO ALEMANNO-FRACCI

 
«Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha sentito telefonicamente la signora Carla Fracci e, insieme, hanno concordato un incontro fissato per lunedì 24 maggio alle ore 15.00, in Campidoglio».

Lo rende noto Simone Turbolente, portavoce del sindaco di Roma, Gianni Alemanno.


Il precedente comportamento criticabile della antica danzatrice ...

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Aldrovandi: poliziotti condannati querelano madre?
Spero in ravvedimento


Ferranti: querele fini a se stesse sarebbero molestia giudiziaria

“A tutto c’è un limite, mi auguro che i  tre poliziotti già condannati in primo grado per la morte del giovane Aldrovandi ritirino la denuncia nei confronti della madre del giovane ucciso.

Sarebbe un gesto di ravvedimento: ostinarsi in querele fini a se stesse può assumere i contorni della molestia giudiziaria.”.

Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta la notizia della querela, da parte dei tre poliziotti condannati in primo grado per la morte di Federico Aldrovandi, della madre del giovane, Patrizia Moretti, per alcune sue affermazioni ritenute diffamatorie, in un'intervista nel 2008.

Roma, 17 maggio 2010
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Di Loredana Morandi (del 18/05/2010 @ 12:46:36, in Magistratura, linkato 1384 volte)
L’intervista Il padre della riforma penale rimasta nel cassetto: sistema schizofrenico

«Carceri, con il mio codice
non sarebbero al collasso»

Nordio: clandestinità? No al reato, sì ai respingimenti
Pm Il procuratore aggiunto Carlo Nordio rifece il codice penale


VENEZIA—«Con il codice che avevamo consegnato nelle mani del ministro della giustizia Castelli quattro anni fa il problema del sovraffollamento delle carceri sarebbe stato ridimensionato di molto perché avevamo previsto un sistema alternativo al carcere per i reati minori e una forte depenalizzazione per i reati bagatellari. Tanti degli attuali detenuti avrebbero scontato la pena all’esterno o non sarebbero stati neppure processati». Nel 2006 il codice Nordio avrebbe dovuto riformare la legge penale. Era stato consegnato nella mani dell’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli ma il varo non è mai arrivato. E’ rimasto lì, nel cassetto, nonostante i quattro anni di lavori dell’apposita commissione, presieduta appunto dall’attuale procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio.

Dottor Nordio, il procuratore Vittorio Borraccetti vuole limitare le carcerazioni. Per i reati di competenza del giudice monocratico gli arrestati in flagranza di reato non devono passare per gli istituti di pena. Cosa ne pensa?

«Giustissimo e non tanto perché Borraccetti è il mio capo. Il nostro codice andava oltre. Il principio che noi abbiamo seguito è quello delle pene che non devono esaurirsi nella custodia carceraria, dimostratasi in molti casi peggiorativa delle capacità a delinquere dell’imputato. La sanzione deve piuttosto comprendere uno spettro di alternative alla galera che vanno dalle detenzioni domiciliari ai lavori socialmente utili alle interdizioni a certe attività. Sanzioni che dovrebbero essere scontate completamente dal condannato. Oggi la situazione è invece schizofrenica».

Schizofrenica in che senso?

L'articolo prosegue sul Corriere del Veneto



«Se per esempio tre persone rubano uno shampo staccando la placca oggi rischiano fino a 10 anni di carcere e per gli agenti è obbligatorio l’arresto in flagranza. Se poi il pm ritiene che la pena da infliggere sarà esigua e quindi sospesa, li deve liberare immediatamente. C’è dunque l’obbligo dell’arresto e l’obbligo della liberazione. Schizofrenia pura. Noi invece abbiamo detto: abbassiamo le pene edittali, sostituiamo il carcere con altre misure e si scontino per intero. Imbratti un muro? Non sei mesi con la condizionale ma rifai altri dieci muri della città ».

Il cittadino vede nella libertà di chi commette un piccolo furto una legittimazione dell’impunità?

«E’ il frutto di una cattiva educazione. Il cittadino deve sapere che è prevista la presunzione d’innocenza e che la carcerazione prima del processo deve essere prevista solo in casi eccezionali. Il nostro paese vive il paradosso che manda in carcere prima del processo e scarcera dopo la condanna per varie ragioni. Sono certo che il cittadino preferirebbe per i piccoli reati una pena alternativa a due giorni di carcere e basta, come se non fosse successo alcunché».

Nuove carceri?

«Impossibile costruirne perché non ci sono fondi e perché nessuno le vuole in casa propria. Sono come le centrali nucleari. Poi servono anni e una struttura di supporto di polizia penitenziaria che al momento non siamo in grado di mantenere. Questa è un’altra schizofrenia del nostro ordinamento, che prevede il carcere per un’infinità di reati ma non le carceri per scontare le pene».

E’ d’accordo con chi vuole far scontare le condanne degli stranieri nei paesi di provenienza?

«Certo. Oggi tutti riconoscono ammettono che l’immigrazione clandestina è fonte di grandissima criminalità, come ha ribadito in questi giorni il questore di Treviso: a un aumento delle espulsioni effettive è corrisposta una diminuzione dei reati. Quando la questione viene affrontata in termini politici e di sicurezza in modo rigoroso, la misura funziona. A noi un carcerato costa x, alla Romania, per esempio, costa x diviso 5. Di più: in termini economici ci converrebbe addirittura tradurli nei loro paesi e contribuire al costo di mantenimento in quelle carceri. Qui però il problema è all’origine: bisogna impedire che il clandestino arrivi in Italia. Se salpa dal Mediterraneo del Sud una carretta, non va di Grecia, viene qui. Ora succede un po’ meno, grazie alle politiche sull’immigrazione adottate dal governo».

Condivide i respingimenti del ministro dell’Interno Roberto Maroni?

«Sì, una scelta che ha avuto un grande successo».

Toglierebbe il reato di clandestinità?

«Tanto sono rigido in materia di sicurezza quanto sono garantista in materia di giustizia. Io dico che il clandestinio non deve entrare in Italia e se cerca di entrare dev’essere respinto. Ma una volta entrato è assurdo che venga sottoposto a un processo che si concluderà al massimo con la condanna a un’ammenda. Ammenda che non sarà in grado di pagare perché, naturalmente, è un clandestino. Ripeto: schizofrenia».

Andrea Pasqualetto
18 maggio 2010
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http://ufficiostampa.rdbcub.it/typo3temp/pics/c61e2a417a.jpg

NASCE L’ UNIONE SINDACALE DI BASE


ROMA, 23 MAGGIO 2010 – Ore 9.30
Teatro Capranica, Piazza Capranica 101


“CONNETTI LE TUE LOTTE”, è l’energico ed inequivocabile slogan che accompagna la nascita di USB, Unione Sindacale di Base, la nuova confederazione sindacale che sarà varata nel congresso di fondazione del 21-23 maggio 2010.

644 delegati, in rappresentanza dei circa 250.000 iscritti a RdB, SdL ed a consistenti realtà categoriali e territoriali provenienti dalla CUB, si riuniranno per dare vita al “sindacato che serve ai lavoratori”: un’organizzazione generale, indipendente e conflittuale, già diffusa in tutti i settori del mondo del lavoro e in tutto il territorio nazionale, che intende costruire l’alternativa concreta, radicata e di massa, al sindacato concertativo storico.

Alla giornata conclusiva del congresso, che si terrà il 23 maggio a Roma presso il Teatro Capranica, parteciperanno soggetti sindacali particolarmente interessati al percorso unitario, tra i quali SNATER, Or.S.A. e Slai Cobas. Hanno inoltre assicurato la loro presenza rappresentanti delle forze politiche e sociali.

La nuova confederazione nasce forte della storia, del radicamento e della rappresentatività delle organizzazioni che in essa confluiranno, già firmatarie di numerosi contratti collettivi nazionali di lavoro. USB è frutto di un percorso, avviato già con la prima assemblea milanese del maggio 2008, durante il quale sono stati verificati i tratti comuni e rimossi quegli impedimenti che hanno fin qui ostacolato l’unificazione del sindacalismo di base.

USB avrà una struttura confederale articolata sul territorio nazionale, regionale e provinciale ed una forma snella e pratica, prevedendo due macro-aree intercategoriali (il settore pubblico e il settore privato) sulla scia di quanto già avvenuto in molti paesi europei come Germania e Grecia.

Al contempo, USB intende mantenere e rafforzare il suo radicamento nei luoghi di lavoro e predisporrà la sua presenza nei territori in modo da rispondere adeguatamente alle istanze di “Uguaglianza, Solidarietà, Bisogni” provenienti non più solo dai segmenti classici del mondo del lavoro, ma anche da quelli di “nuova generazione”: i precari, i migranti, i disoccupati e coloro che non hanno un reddito o sono senza casa. Alla confederazione aderiscono in forma associativa l’AS.I.A. associazione per il diritto alla casa, e l’organizzazione dei pensionati. Grande importanza sarà data anche ai servizi, attraverso efficienti servizi fiscali, di patronato, uffici vertenze e legali, sportelli migranti.

Roma, 14 maggio 2010

Guarda il video USB: http://www.youtube.com/watch?v=rnGlWk0AFWI&feature=related
Ascolta lo spot radiofonico: http://www.youtube.com/watch?v=8MPEJCfxcUE&feature=related
Sito in preparazione www.usb.it
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forum sicurezza e giustizia

Borraccetti: «Basta tossicodipendenti in carcere».
Casellati: «Ci pensiamo»

Circolare sui reati minori, il sottosegretario al procuratore: «Nessuna ispezione, il ministro è con lei».
E sul Due palazzi: «Peggio di Poggioreale»

Dopo la circolare emanata dal procuratore capo di Venezia, Vittorio Borraccetti, che ha sollevato il problema del sovraffollamento delle carceri, il Corriere del Veneto ha voluto organizzare un forum per approfondire il tema della sicurezza e della giustizia. Sabato in redazione, oltre al procuratore, il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Casellati (Pdl), il consigliere regionale Piero Ruzzante (Pd), il segretario nazionale del Sap Michele Dressadore e l’ex generale dei carabinieri Eduardo Sivori.

Procuratore la sua circolare sta facendo molto discutere. Ne è pentito o sempre convinto?

VITTORIO BORRACCETTI: «Non ritengo di aver fatto niente di originale. La direttrice del carcere di Santa Maria Maggiore (Irene Iannucci, ndr) mi aveva ripetutamente segnalato una situazione di emergenza, con note che mi arrivavano tutti i giorni: diceva non che non c’erano più posti in carcere, ma che non c’erano più materassi per mettere le persone a dormire nei luoghi diversi dalle celle, quelli di socializzazione e non destinati a ospitare i detenuti. Ho fatto l’unica cosa che era nelle mie possibilità, ho cercato di agire sul turn-over, cioè su quel numero di detenuti che va in carcere, ci sta pochi giorni e poi esce perchè il giudice o assolve o concede i benefici della condizionale oppure non emette la misura cautelare. Ho ricordato due norme vigenti. La prima sugli arresti in flagranza per i reati di competenza del giudice monocratico prevede che la polizia giudiziaria presenti direttamente l’arrestato davanti al giudice e lo porti in carcere solo se lo ordina il pm. La seconda dice al pm: se non trovi ragioni per chiedere la misura cautelare al giudice, libera. E io l’ho ricordata ai sostituti. Negli anni passati avevo già fatto una cosa del genere, la questione era stata affrontata più volte in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza, sempre con questa impostazione. Mi pare che gli altri procuratori facciano la stessa cosa, è conforme alle norme di legge».

ELISABETTA CASELLATI: «La circolare non era nota al ministero ma quando l’ho vista non ho avuto nulla da eccepire, è un’applicazione delle norme vigenti, il mio punto di vista e quello del governo è che sia corretta. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, non ha nessuna intenzione di inviare gli ispettori, perchè il provvedimento fa riferimento a un problema che anche per noi costituisce un’urgenza sociale. Tant’è che abbiamo dichiarato lo stato di emergenza per le carceri, scegliendo forse la strada più difficile per farvi fronte, la ristrutturazione edilizia, e non la via che negli ultimi sessant’anni è sempre stata percorsa, quella degli atti di clemenza. Abbiamo visto che comunque le carceri poi si ripopolano, optando dunque per un progetto strutturale che potesse reggere nel tempo. Ogni mese c’è un ingresso di circa 700 carcerati, la situazione è drammatica, anche sul fronte della funzione rieducativa. Chiunque deve scontare il proprio debito nei confronti dello Stato, ma il carcere deve svolgere anche un compito di reinserimento: se c’è sovraffollamento è molto più difficile espletarlo».

Aspettando le nuove carceri, cosa si può fare per gestire l’emergenza?

«C’è il disegno di legge sull’ultimo anno da scontare ai domiciliari in discussione alla Camera, che dovrebbe portare fuori dagli istituti di pena italiani almeno 5 mila detenuti (700 in Veneto, ndr). La valutazione la faranno i magistrati di sorveglianza, che però su questa norma mi hanno molto sollecitata e questo la dice lunga sul fatto che verrà applicata. E poi ci sarà la messa in prova, oggi stralciata perchè necessita di maggiori approfondimenti, infine confido in una revisione dei codici penale e di procedura».

Quali misure contempla per il Veneto il piano carceri?

L'articolo prosegue sul Corriere del Veneto


«Padova soffre molto, sono preoccupata, dobbiamo ampliare il circondariale. Sono andata di recente a visitare Poggioreale, considerato l’esempio negativo delle carceri italiane, e devo dire che il reparto "Napoli", il più disagiato, è messo meglio del reparto padovano che ho visto io. Il direttore di Poggioreale mi ha accolta dicendomi: "Qui è un disastro". Quando ho visto sette letti al massimo in celle abbastanza capienti, ho risposto: «A Padova siamo messi peggio». E così ho chiesto al governo 10 milioni di euro per finire il Due Palazzi. Il piano prevede poi posti in più a Rovigo e un carcere nuovo a Venezia».

La stessa problematica vista dal centrosinistra?

PIERO RUZZANTE: «La circolare di Borraccetti è perfettamente in linea con quanto prevede la Costituzione, che dice: la pena non sia inumana e soprattutto il carcere tenda alla riabilitazione del detenuti, restituisca non dei laureati del crimine ma persone migliori, che non delinquano più. Dobbiamo partire da questo presupposto, altrimenti avremo fallito. Il 69% dei reclusi usciti di cella dopo l’ultimo giorno di pena tornano a compiere reati. E’ invece recidivo solo il 19% di coloro che nella fase finale della detenzione vengono affidati in prova a servizi, inseriti in contesti educativi, lavorativi e culturali».

Quali errori ha commesso, in tema di sicurezza, il centrosinistra?

«Su questi temi non c’è uno spartiacque tra centrodestra e centrosinistra, tanto è vero che io e la senatrice Casellati abbiamo votato insieme l’ultimo indulto».

ELISABETTA CASELLATI: «Sì, un errore».

PIERO RUZZANTE: «Vabbè, un errore, però l’abbiamo votato».

VITTORIO BORRACCETTI: «No l’errore è come l’avete concepito, non l’indulto in sè, perchè vi sono stati inseriti reati molto gravi, come l’omicidio, e ne sono stati esclusi altri meno gravi».

PIERO RUZZANTE: «Il problema non si risolve semplicemente costruendo nuove prigioni. Non basteranno mai se continuiamo a produrre leggi che portano in cella gente che non ha commesso reati, come i clandestini. Bi sogna poi considerare il reato e la pericolosità sociale del suo autore, perchè molti detenuti possono essere avviati a misure alternative, in quanto non rappresentano una minaccia per la comunità».

I sindacati di polizia dicono che la circolare-Borraccetti delegittima il lavoro delle forze dell’ordine. In che senso?

MICHELE DRESSADORE: «Ha una ricaduta negativa sotto l’aspetto che a noi interessa, quello pratico: in attesa della direttissima, l’arrestato non associato al carcere dev’essere sorvegliato dalla pattuglia che l’ha preso, così sottratta al controllo del territorio. A cascata il problema delle carceri ce lo troviamo in mano noi e la cosa ci mette in grave difficoltà».

VITTORIO BORRACCETTI: «Una pattuglia che compie l’arresto non può tornare subito sul territorio, deve portare il soggetto preso in flagranza in questura e adempiere a tutti gli atti che servono».

MICHELE DRESSADORE: «Questo fa emergere in maniera ancora più eclatante i difetti del sistema che stiamo lamentando da tempo. Non c’è un’altra persona che possiamo richiamare per fare la vigilanza, anche completati gli atti il personale deve rimanere a vigilare l’arrestato o il compito passa ai colleghi del turno successivo, distolti dal controllo del territorio. Questi sono gli organici e poi dagli anni ’90 c’è stata una specie di dismissione delle celle di sicurezza, già brutte prima, perchè l’idea era che gli arrestati in flagranza dovessero andare in carcere. Adesso le celle di sicurezza, circa due per questura, vanno riadattate, ma resta una soluzione per la quale non siamo attrezzati, non siamo in grado di dare i pasti. O li pagano gli agenti, come succede nel 99% dei casi, oppure si dovrebbe farli arrivare dall’amministrazione penitenziaria, ma per poche ore di permanenza non vale la pena».

VITTORIO BORRACCETTI: «Parliamo di arrestati in flagranza per reati minori, assistiti dalla presunzione della non colpevolezza, quindi il punto è di non mandarli in carcere se non è necessario. Abbiamo da anni un sistema nato per evitare che vadano in cella se il pm non dispone in tal senso, con un duplice scopo: non far provare il trauma della prigione a persone che potrebbero essere scarcerate due giorni dopo, perchè assolte o condannate a pena minima o arrestate in assenza dei requisiti, e di non intasare le case circondariali. Qui parliamo di diritti delle persone, di norme di legge: tutto il resto, comprese le rivendicazioni sindacali e la difficoltà di avere celle di sicurezza e personale necessario alla vigilanza, vengono dopo. Dovete mettervi in testa questo, perchè questo è lo stato di diritto. Non potete dire non osservo la legge perchè mi dà fastidio omi crea problemi, non accetto che qualcuno possa dire la legge c’è ma non la osservo perchè non ho le camere di sicurezza. Io rispondo: fatele. Dopodichè non ho mai detto che dobbiamo fregarcene della difficoltà della polizia, tutt’altro, tanto che i pm hanno istruzioni che se l’arresto si fa di venerdì pomeriggio non si può accollare una persona a una struttura di polizia fino al lunedì. Se però tutto si risolve nelle 24 ore si può fare, dobbiamo dare una gerarchia alle cose, prima viene la lagge».

Il problema diventa politico, ci sono problemi di organico e di fondi.

ELISABETTA CASELLATI: «Abbiamo previsto l’assunzione di 2 mila poliziotti penitenziari e 600 milioni di euro per l’edilizia, e deciso di avviare accordi bilaterali con i Paesi di orgine dei detenuti perchè possano scontare la pena a casa loro. Occorre però il consenso del detenuto e finora non ce n’è stato nemmeno uno: nonostante il sovraffollamento, nessuno se ne vuole andare dall’Italia. Comunque la soluzione al dramma carceri deve contemplare più interventi: nuove carceri, potenziamento degli agenti, accordi bilateriali, ddl Alfano, messa in prova, rivisitazione di alcune norme e differenziazione tra carceri pesanti e leggere, queste ultime dedicate a chi è in attesa di giudizio. Io sono poi molto favorevole, e le Regioni dovrebbero darci una mano con gli stanziamenti, al fatto che i tossicodipendenti scontino la pena nelle comunità. E’ allo studio un progetto che rende questo passaggio automatico».

EDUARDO SIVORI: «Il problema è gravemente strutturale. A fronte di 2 mila nuovi agenti, perchè nessuno dice che l’Arma sta scendendo di organico per il blocco del turn-over e nel 2013, quando compirà 200 anni, avrà 83 mila carabinieri contro i 120 mila di alcuni anni fa? Ma intanto le incombenze sono raddoppiate. Stesso discorso per la polizia. Mandare i detenuti stranieri nei loro Paesi a scontare la pena? Da noi ogni recluso costa 350 euro al giorno, se a grande sorveglianza fino amille, il poliziotto penitenziario 100. Gestito come in albergo a 5 stelle a Bucarest costa 100 euro, se noi ne diamo 200 alla Romania ci guadagniamo, il detenuto torna a casa sua e il cittadino è più tranquillo. E’ l’uovo di colombo?».

PIERO RUZZANTE: «Dobbiamo uscire dalla caratteristica italiana di affrontare i temi sempre e solo se legati all’emergenza. Quando la politica capirà che forse si può da un lato depenalizzare i reati minori e dall’altro avviare i detenuti non socialmente pericolosi a misure alternative, avrà imboccato la strada giusta».

VITTORIO BORRACETTI: «Il problema di fondo è la riforma del diritto penale. Se vogliamo dare una risposta strutturale è una sola la strada possibile: dobbiamo mandare in carcere il meno possibile. Limitarci a farlo laddove non è configurabile ai fini di difesa della società nessun altro tipo di sanzione, sia per efficiacia deterrente sia perchè non hai altro modo di difenderti dall’aggressione che la persona ha portato all’interesse della collettività o del singolo. Tutto il resto dev’essere trattato con pene diverse, bisogna non solo ridurre l’area del diritto penale ma anche evitare le ripenalizzazioni. Negli ultimi anni abbiamo avuto un’estensione enorme del diritto penale, spesso con norme che applichi poco e male, come la clandestinità, reato che dal punto di vista pratico non ha nessuna efficacia. In cella devono andare solo le persone davvero pericolose per reati molto gravi».

ELISABETTA CASELLATI: «Non possiamo non punire più chi delinque perchè le carceri sono piene, dobbiamo trovare una soluzione che coniughi la certezza della pena alla riabilitazione. Sulla depenalizzazione dei reati bagatellari va fatta una riflessione, che non è semplicissima ».

VITTORIO BORRACCETTI: «Lei prima ha espresso un concetto importantissimo: per i tossicodipendenti non carcere ma comunità. Basterebbe già questo».

ELISABETTA CASELLATI: «Ci stiamo pensando, l’ho detto. Quanto al reato di clandestinità va perseguito. Il povero disgraziato arriva da noi senza lavoro, senza casa, è già indebitato in partenza perchè deve pagare i traghettatori, se non trova un’occupazione che fa? E’ costretto a delinquere e, le donne, a prostituirsi. Gli irregolari vivono ai margini della società, in condizioni precarie e noi vogliamo evitarlo, offrendo alla gente concrete possibilità di vivere dignitosamente. Sennò è falsa solidarietà, ipocrisia. Comprendiamo chi arriva in condizioni disperate in Italia, ma non possiamo per questo giustificare la delinquenza. Dobbiamo punire chi sbaglia».

VITTORIO BORRACCETTI: «Si può punire in modo diverso dal carcere. Invece di costruire un reato in cui scrivo chi vìola la legge è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni, una pena cioè che nessuno farà mai, scrivo una sanzione diversa, patrimoniale, ti porto via la possibilità di avere un’autorizzazione, ti faccio perdere un diritto, ti obbligo a fare dei lavori. I reati puniti col carcere sono tanti, perchè tante sono le aggressioni ai beni fondamentali della collettività e della persona, però nel corso dell’esecuzione si possono trovare misure alternative. Escluso il campo dei reati gravi, quelli per esempio di violenza alle persone. Per esempio hanno funzionato bene i provvedimenti che impediscono ai tifosi violenti di andare allo stadio, molto più efficaci dei sei mesi con la condizionale per aggressione a pubblico ufficiale. Io poi sono sensibile ai gesti vandalici su edifici pubblici: gli autori possono essere condannati a lavori socialmente utili. Se la misura alternativa non funziona, c’è il carcere».

Cosa crea allarme oggi, in Veneto?

VITTORIO BORRACCETTI: «La droga. Le forze di polizia hanno un buon controllo del territorio in generale, ma c’è una grande diffusione del consumo di sostanze stupefacenti, alla base di tanti procedimenti per reati correlati. La Direzione distrettuale antimafia di Venezia fa soprattutto indagini per narcotraffico, che riguardano tutta la regione. Un’altra piaga è lo sfruttamento violento della prostituzione, derivata dalla tratta di esseri umani e dalla riduzione in schiavitù. Terzo tasto dolente il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che crea le condizioni per cui l’irregolare possa deliquere o essere sfruttato. Va allora favorita l’emersione. Non è che tutti i clandestini delinquano, ma sono esposti al ricatto di chi li ha portati illegalmente in Italia e possono essere sfruttati, in nero e dalla criminalità marginale. Diventano vittime due volte».
(testo raccolto da Michela Nicolussi Moro)


17 maggio 2010
Corriere del Veneto
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Di Loredana Morandi (del 18/05/2010 @ 09:03:21, in Magistratura, linkato 1363 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

 


Notizie sempre più pressanti prospettano un intervento sulla finanza pubblica che, oltre ad incidere sui tempi del trattamento pensionistico e di fine servizio, dovrebbe riguardare anche la disciplina della retribuzione dei magistrati.

La Giunta, nel ricordare che la previsione del blocco di un anno dello scatto biennale previsto per i magistrati è stato già realizzato nel biennio in corso, manifesta il proprio stupore verso l’ennesima iniziativa volta a congelare l’ordinaria disciplina della retribuzione dei magistrati.

Abbiamo il dovere di ricordare che la retribuzione del magistrato è omnicomprensiva e totalmente sottoposta alla trattenuta fiscale, che molti oneri connessi alla funzione (ad es. l’acquisto dei materiali per lo studio e l’aggiornamento) sono a carico del magistrato e che i magistrati più giovani continuano ad avere una retribuzione ben inferiore alla importanza e delicatezza della funzione costituzionale esercitata.

Per decidere le iniziative da assumere sulla questione il Presidente della ANM ha convocato una riunione urgente del Comitato Intermagistrature.

Roma, 17 maggio 2010

 
Il Presidente Luca Palamara
Il Segretario Generale Giuseppe Cascini
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