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 dandelions... di Lunadicarta
 
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La Morandi coltiva soltanto due miti, due persone che perseguono la Giustizia come obiettivo ultimo delle proprie azioni: Armando Spataro e Don Fortunato Di Noto.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 06:27:49, in Ambiente, linkato 1305 volte)
La polemica

E i magistrati finiscono nel mirino
"Anni di disastri, nessun colpevole"

La difesa di De Chiara: armi spuntate, la società civile contro di noi

Leandro Del Gaudio
Il Mattino, pag 31, ed. 15/07/09

"Chi pagherà per un disastro ambientale lungo quindici anni? Perché tanta impunità dopo i milioni di euro spesi per bonifiche mai avvenute, per impianti mai a regime, per consulenze di fatto inutili?" Sono queste le domande della Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta da Gaetano Pecorella (Pdl) al pool di magistrati guidato da Giovandomenico Lepore e dal suo vice Aldo De Chiara.
Ed è proprio il capo del pool Ecologia a rispondere alle domande sulla "mancanza di interventi giudiziari efficaci negli anni della grande emergenza rifiuti, nella lunga stagione commissariale del ciclo dei rifiuti". Spiega il procuratore aggiunto: "Il quadro legislativo non consente di fare miracoli, abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare, non ci sono state carenze e lacune". Si snocciolano numeri sui processi in corso, ed è a questo punto che è Pecorella ad intervenire: "Cosa dobbiamo fare con tutti questi numeri, c'è una sensazione di impunità per tutto ciò che il territorio ha subito".
Anche altri commissari battono sulla mancanza di arresti e provvedimenti efficaci. Il parlamentare Vincenzo Nespoli (Pdl) incalza: "Possibile che dopo quindici anni nessuno ha pagato per questo spreco di milioni?" Anche il commissario Paolo Russo insiste: "Il quadro è questo: un disastro lungo 15 anni, impunità generale". Ed è a questo punto De Chiara a replicare: "Nel processo Romiti-Bassolino alla gestione commissariale dei rifiuti, qualsiasi ipotesi di arresto era vanificata dall'indulto. Abbiamo eseguito arresti per le ecoballe e per i falsi collaudi, attirandoci contro le accuse della cosiddetta società civile. Il fatto è che le nostre armi sono spuntate e c'è un diffuso convincimento che alla fine il processo non porta a nulla".
Altro tema caldo riguarda il rapporto tra camorra e gestione dei rifiuti. Continue sono le domande sulle infiltrazioni del crimine organizzato nella macchina anticrisi. Spiega il procuratore Lepore: "Non c'è solo e sempre camorra in questa regione. Le indagini ci sono, di recente hanno investito la ex Recam (azienda nata per la gestione delle bonifiche), dove sono stati scoperti presunti collegamenti con il clan Belforte, grazie ad arresti e sequestri." Il riferimento è all'inchiesta condotta dal pm Cristina Ribera, ieri presente assieme ai colleghi sostituti Antonio D'Alessio, Maurizio De Marco, Paolo Sirleo. Poi è lo stesso procuratore a tracciare un bilancio dell'attività della cosiddetta Superprocura, l'ufficio regionale nato con il governo Berlusconi contro la crisi spazzatura: il bilancio è negativo - fa capire il procuratore - è passata l'interpretazione più ampia della norma, che assegna una competenza alla Procura di Napoli non solo sui reati del commissariato, ma su tutti i reati in materia di rifiuti. Non sono arrivati i rinforzi di magistrati e cancellieri attesi un anno fa. Poi è il momento dei numeri: con la Procura regionale, sono 88 i procedimenti iscritti contro ignoti, 687 sono quelli a modello 21, con persone iscritte nel registro degli indagati. Dal 2001 al 2008 erano 936 quelli a modello 21, 270 quelli contro ignoti. Ma i numeri - fanno capire i commissari - "servono a poco di fronte al disastro e all'impunità generale".

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Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 06:52:44, in Magistratura, linkato 1317 volte)
NON ERA STATO CONFERMATO DAL CSM

Il pg Dragotto ritira le dimissioni
E accusa: "Gravi travisamenti dei fatti"

Dopo aver letto le motivazioni, il procuratore generale torna sui suoi passi e spiega: "Attaccati i colleghi. Poiché io sono l’unico che può far ricorso, ho deciso di sospendere le dimissioni e presentare una controdeduzione al Csm"

Ancona, 14 luglio 2009 - Continua a tenere banco la vicenda di Gaetano Dragotto, il procuratore generale di Ancona non confermato nel suo incarcio dal Csm. Dopo la decisione Consiglio superiore della magistratura, Dragotto aveva dichiarato di volersi dimettere, ma oggi, in un incontro con la stampa, è arrivato l'annuncio: "Ritiro le dimissioni".

Sono state le motivazioni con cui il Csm ha giustificato la sua decisione a far cambiare idea al procuratore. Dragotto, infatti, spiega che queste non riguardano solo il blog in cui aveva criticato sentenze di colleghi facendo commenti ironici. Nella decisione del Consiglio superiore della magistratura avrebbero pesato anche un presunto condizionamento del Consiglio giudiziario, che aveva dato parere positivo all’idoneità per la conferma dell’incarico. E anche gli esposti, già archiviati, di sette magistrati contro di lui.

Esposti che sarebbero stati usati, secondo il Pg, "per dimostrare che il fatto stesso (considerato più unico che raro) che sette magistrati abbiano trovato il coraggio di segnalare la particolare severità di un procuratore generale, era chiaro indizio che non era adatto a restare in carica".

Ma, ha fatto notare Dragotto, tre degli autori degli esposti hanno fatto parte del Consiglio giudiziario, e due di loro sono firmatari del parere "altamente positivo" redatto per la sua riconferma. Nei loro confronti, inoltre, il pg si è sempre espresso a favore in occasione dell’esame di professionalità per la progressione in carriera - tranne in un caso, in cui si è astenuto. 

Secondo il Csm però, Dragotto, in forza della sua "autorevolezza", avrebbe condizionato l’intero Consiglio giudiziario nelle diverse composizioni degli ultimi sei anni fino a indurlo a dare parere positivo alla sua riconferma. "Il giudizio negativo contenuto nella relazione del Csm - ha dichiarato Dragotto - si basa su gravissimi e volontari travisamenti dei fatti, e su accuse gratuite non solo nei confronti del pg ma anche dei membri effettivi e perfino dei vari presidenti della Corte d’Appello di Ancona succedutisi nell’incarico dal 2003 ad oggi".

"Un grave attacco ai colleghi - ha concluso -, e poiché io sono l’unico che può far ricorso, ho deciso di sospendere le dimissioni e presentare una controdeduzione al Csm". Se questo non dovesse rimettere in discussione la propria decisione, Dragotto farà ricorso al Tar.

Il Resto del Carlino
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Spero davvero che l'anniversario di quest'anno e la dedicazione della sala nella Questura di Napoli portino pace ai due poliziotti caduti. Fino allo scorso anno, infatti, entrambi sono stati costretti a subire l'onta della presenza al parlamento europeo della persona, coinvolta nel loro barbaro omicidio, che faceva da contatto tra la Camorra di Cutolo e il braccio armato napoletano delle BR. L.Morandi

 

La Questura di Napoli intitola alla memoria del dottor Antonio Ammaturo,

Capo della Squadra Mobile assassinato dalle Br insieme all’autista Pasquale Paola,

la nuova Sala Riunioni.


Il 15 luglio, in occasione del 27° anniversario del suo brutale assassinio perpetrato dalle Brigate Rosse nel 1982 in piazza Nicola Amore a Napoli, è stato commemorato il vice questore aggiunto dottor Antonio Ammaturo,

Alla sua memoria è stata intitolata la nuova Sala Riunioni della Questura di Napoli, alla presenza del Questore Santi Giuffrè, dei familiari e delle massime Autorità civili e militari.

La cerimonia è stata preceduta dalla deposizione di una corona di alloro, a nome del Capo della Polizia Prefetto Antonio Manganelli, sulla lapide eretta in Piazza Nicola Amore in onore e ricordo del funzionario.

La cronaca ci narra di come, alle 16.30 di un lontano 15 luglio 1982, un commando di quattro brigatisti aprivano il fuoco sull'allora Capo della Squadra Mobile di Napoli e sull'Agente Scelto Pasquale Paola, suo autista.

Il "poliziotto di ferro", così, per via della sua grande professionalità, veniva affettuosamente chiamato dai colleghi di via Medina, stava, come suo solito, lavorando a qualcosa di molto importante.

Ed in effetti questi sono due dei tratti fondamentali dell'uomo e del poliziotto di Contrada (Avellino) Antonio Ammaturo, classe 1925: grande dedizione e determinazione nel proprio lavoro e profonda umanità e semplicità nei rapporti con la gente. Ancora oggi, i colleghi più anziani che lo hanno conosciuto personalmente ne parlano con stima ed affetto, ricordando quanto fosse un uomo "pratico e alla mano, un vero poliziotto, assolutamente immune alle lusinghe del potere, una persona perbene".

La carriere in Polizia del dottor Ammaturo, costellata di incarichi prestigiosi, inizia del 1951, quando, lasciata l'avvocatura, si arruola in Polizia.

Da allora, colleziona un serie straordinaria di successi professionali, specie nel campo della polizia giudiziaria, che lo portano a ricevere numerosi riconoscimenti e promozioni per merito straordinario, fino a consentirgli di rivestire il grado di primo dirigente della Polizia di Stato.

Tra le brillanti operazioni condotte ricordiamo il duro colpo inferto al racket della prostituzione a Potenza, l'arresto del boss della camorra Maisto a Giugliano ed il conseguente smantellamento della sua organizzazione criminale, l'arresto di 6 latitanti in una sola notte a Gioia Tauro e l'arresto di Roberto Cutolo, figlio del boss Raffaele, ad Ottaviano.

Il 10 maggio 1983, veniva conferita alla memoria del dottor Ammaturo, la medaglia d'oro al valor civile, perché: "Dirigente di Squadra Mobile, impegnato in diuturne rischiose operazioni di polizia giudiziaria, si prodigava con eccezionale spirito di sacrificio ed alto senso del dovere per mantenere forza alla legge nella lotta contra la delinquenza politica e comune, sempre fronteggiata con fermezza e coraggio. Fatto segno a numerosi colpi di arma da fuoco in un vile e proditorio agguato tesogli da un gruppo di terroristi, sublimava con il supremo sacrificio una vita spesa a difesa delle Istituzioni ".

Nel pomeriggio di oggi, a Vico Equense sarà celebrata la messa in suffragio dell'Agente Scelto Pasquale Paola, che, col dottor Ammaturo, ha condiviso il tragico destino di quel lontano pomeriggio di 27 anni fa.

Alla cerimonia sarà presente il Questore Santi Giuffrè e le Autorità civili e militari.

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Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 08:55:51, in Magistratura, linkato 1581 volte)
GIUSTIZIA: CSM,
DDL PROCESSO PENALE VIOLA COSTITUZIONE


Roma, 15 lug. - (Adnkronos) - Il ddl Alfano sulla riforma del processo penale viola la Costituzione, in almeno quattro principi. A cominciare da quello sull'obbligatorieta' dell'azione penale, e cio' avra' effetti "devastanti" sull'efficacia delle indagini. E' quanto scrive nero su bianco, bocciando il ddl, la Sesta Commissione del Csm, nel parere al ddl Alfano.

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Cronaca - Sotto la lente la riforma del processo penale

Il Csm boccia il ddl Alfano: "Viola la Costituzione"

ultimo aggiornamento: 15 luglio, ore 16:57

Roma - (Adnkronos) - La Sesta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura giudica il testo "incostituzionale" in almeno quattro principi. A cominciare da quello sull'obbligatorietà dell'azione penale, e ciò avrà effetti "devastanti" sull'efficacia delle indagini. Domani il parere del plenum

Roma, 15 lug. - (Adnkronos) - Il ddl Alfano sulla riforma del processo penale viola la Costituzione, in almeno quattro principi. A cominciare da quello sull'obbligatorietà dell'azione penale, e ciò avrà effetti "devastanti" sull'efficacia delle indagini. E' quanto scrive nero su bianco, bocciando il ddl, la Sesta Commissione del Csm, nel parere al ddl Alfano.

Nel parere si sottolinea come l'eliminazione del potere del pm di acquisire anche di propria iniziativa le notizie di reato, "realizza un vulnus al principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, per la cui concreta operatività è necessaria, appunto, l'esistenza di una notizia di reato".

Il parere al ddl, che verrà discusso domani dal plenum di Palazzo dei Marescialli evidenzia come il testo normativo "rafforzando la dipendenza della polizia giudiziaria dal potere esecutivo e estromettendo il pm dalle indagini" porterebbe al rischio di un controllo da parte del governo dell'azione penale. Critico il Csm anche sulla parte che prevede che si possa ricusare un giudice o che questo sia obbligato ad attenersi dal giudizio per "gravi ragioni", che possono "essere anche rappresentate dai giudizi espressi fuori dall'esercizio delle funzioni giudiziarie, nei confronti delle parti del procedimento e tali da provocare fondato motivo di pregiudizio all'imparzialità del giudice". La norma prevede che il giudice "deve accostarsi non solo all'oggetto ma anche ai soggetti del processo, senza essersi formato sugli stessi alcuna opinione e senza averla trasfusa, rispettivamente, in pareri o consigli e giudizi che potrebbero pregiudicare la sua imprescindibile posizione di imparzialità".

I consiglieri della Sesta Commissione evidenziano come la funzione di questa norma "è all'evidenza quella di limitare la possibilità dei magistrati di esprimere, individualmente o collettivamente, opinioni o posizioni in merito a condotte di pubblico interesse ancorché estranee alle questioni dedotte in giudizio. Ciò si presta ad alcuni rilievi".

La norma vuole "affermare che i giudizi, critici o adesivi, nei confronti dell'operato di una parte processuale o di un difensore possono rappresentare un sintomo di pregiudizio con riferimento alla trattazione di un procedimento nel quale è coinvolto uno dei soggetti predetti"; e ciò significa "porre un serio limite alla manifestazione del pensiero del giudice, in aperto contrasto con la sentenza n.100 dell''81 della Corte Costituzionale per cui il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero non tollera limiti soggettivi e compete quindi anche ai magistrati a cui non può essere inibito di esprimere le proprie opinioni, di consenso o dissenso sulle vicende che interessano l'attività giudiziaria e sui provvedimenti legislativi in elaborazione che incidono sul funzionamento della giustizia".

Adnkronos
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Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 15 luglio 2009
Prot. n.169

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione della Stampa Toscana comunicano:

FNSI: NO A PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI DISINVOLTI ALLA NAZIONE

“La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione della Stampa Toscana esprimono sconcerto e preoccupazione per i provvedimenti disciplinari, un licenziamento e una sospensione di cinque giorni, assunti dall’azienda nei confronti di due giornalisti de La Nazione. Abnorme e inaccettabile appare il licenziamento deciso per il collega Sandro Bennucci, già componente del Cdr e attuale dirigente del Sindacato; altrettanto non accettabile è la sospensione di una collega.
La via disciplinare non è la strada della soluzione di problematiche complesse. Il ricorso ai provvedimenti disciplinari non è mai una soluzione e non può essere fatto in maniera disinvolta. Questa è una linea estrema non condivisibile, come affermato, in questo caso, dal Coordinamento dei Cdr della Poligrafici Editoriale, dall’Ast e evidenziato in sede di Commissione Paritetica, ai rappresentanti della Federazione Editori, dalla Fnsi. Sono sempre auspicabili e necessarie valutazioni differenti, ragionevoli, tali da evitare che problematiche complesse che riguardino persone nei rapporti di lavoro siano destinate ad essere trasferite nelle aule di giustizia. Quanto accaduto a La Nazione deve essere motivo di amarezza per tutti ed è ragione di dissenso del Sindacato.
Certo questa è la condizione peggiore per celebrare i 150 anni di uno dei quotidiani più prestigiosi di Italia come La Nazione”.


Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 15 luglio 2009
Prot. n. 168

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

UFFICIO STAMPA E SITO DEL PARMA F.C.: SOLIDARIETA’ DEL SINDACATO DEI GIORNALISTI AL COLLEGA GABRIELE MAJO RIMOSSO DALL’INCARICO PER NON AVER ACCETTATO CONDIZIONI CONTRATTUALI CAPESTRO

Il Dipartimento Uffici stampa della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), l’Associazione stampa dell’Emilia-Romagna (Aser) ed il Gruppo regionale giornalisti Uffici stampa (Gus) si associano alla protesta del Gruppo Emilia-Romagna giornalisti sportivi (Gergs), struttura locale dell’Unione stampa sportiva italiana (Ussi), per quanto accaduto all’Ufficio stampa ed al sito del Parma Calcio dove il collega responsabile di entrambe le strutture di informazione della società, Gabriele Majo, non ha avuto rinnovato l’incarico per aver rivendicato i propri diritti contrattuali e la propria dignità professionale. A seguito dell’allontanamento del collega Majo l’incarico ad interim di gestire l’Ufficio stampa ed il sito è stato affidato a personale non iscritto all’Ordine dei giornalisti. Il Sindacato dei giornalisti invita la società a rivedere le proprie decisioni ed a rendersi disponibile ad un confronto che possa ripristinare una situazione di regolarità all’Ufficio stampa ed al sito.
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 11:14:19, in Magistratura, linkato 1345 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



SOLIDARIETÀ AI MAGISTRATI
DEL TRIBUNALE DI SCIACCA



La Giunta Esecutiva Centrale esprime una forte solidarietà ai colleghi Andrea Genna, Michele Guarnotta e Carmen Bifano, destinatari di un grave atto intimidatorio per il loro coraggioso impegno nella affermazione della legalità in un territorio segnato da una pesante presenza della criminalità organizzata.

L’ANM si impegna a vigilare perché il livello di attenzione da parte delle autorità preposte alla protezione dei magistrati e alla sicurezza dei cittadini rimanga sempre elevato, e rileva che la sfida lanciata dagli ambienti criminali richiede, oggi più che mai, un forte impegno da parte di tutte le istituzioni per rafforzare (e non depotenziare) gli strumenti di indagine.

Roma, 15 luglio 2009

La Giunta Esecutiva Centrale
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 22:17:40, in Politica, linkato 1543 volte)
Napolitano promulga il pacchetto sicurezza ed esterna dubbi


Caro Presidente,

che cosa ce lo promulga a fare il pacchetto sicurezza, se ha tutti questi dubbi da confidare ai quattro venti a mezzo stampa?

Da Ciampi ad oggi è così peggiorato lo standard qualitativo dell'ufficio legislativo del Quirinale, da non poter rimandare indietro alle Camere un testo sbagliato o palesemente in violazione della Costituzione?

Francamente non posso crederlo, anche perché alcuni dei funzionari potrebbero addirittura essere gli stessi, che hanno coadiuvato il passato presidente nella felice operazione di rispedire alcuni testi normativi alle Camere.

Il pacchetto sicurezza è indifendibile, ad esempio, per la reintroduzione del reato di resistenza a pubblico ufficiale. Un assurdo normativo che potrebbe ingenerare il caso di una vecchina novantenne cieca, rapinata a mano armata da una guardia forestale impazzita all'uscita dal supermercato, finita indagata per il reato di resistenza a causa del non aver ceduto la busta della spesa ad un pazzo.
Un reato che ha sempre premiato i violenti nelle forze dell'ordine, con il quale per anni han potuto coprire i maltrattamenti contro il cittadino, usandolo anche contro le donne in quei casi in cui le violenze si sono rivelate vere e consumati i rapporti sessuali.

Si, è inammissibile la nuova concezione del fenomeno migranti così come concepita dal pacchetto, lo dice pure il Vaticano. Certo. Ma perché allora, dalle vecchie sedie tarlate del Quirinale, proprio lei che critica la legge e non sfida la "fiducia" ha voluto esternare una esagerazione, che potrebbe rivelarsi estremamente penalizzante solo ai danni della Donna, là dove la norma del Pacchetto sicurezza è già "costretta"?

Mi riferisco alla sua esternazione riportata in questo articolo di Repubblica:

" Vietare l'uso dello spray al peperoncino. Quali strumenti utilizzeranno infine queste 'ronde', si chiede ancora il presidente della Repubblica? "Anche in rapporto alla innovazione sancita nei commi 40-44 dell'art. 3, va considerato il comma 32 dello stesso articolo secondo il quale - scrive sempre Napolitano - spetterà al ministro dell'Interno stabilire "le caratteristiche tecniche degli strumenti di difesa", con particolare riferimento alla nebulizzazione di un determinato principio attivo naturale, ovvero all'uso di uno spray al peperoncino. Il rischio da scongiurare è che si favorisca la delinquenza di strada o comunque si indebolisca la prescrizione che le associazioni, di cui al comma 40, debbano essere formate da "cittadini non armati". Peraltro è da rilevarsi che, stando ai principi affermati dalla giurisprudenza, il porto dello spray potrebbe restare sempre vietato a norma dell'art. 4 della legge 110/1975". "

L'articolo 4 della legge 110 del 1975 parla di armi o altri oggetti atti ad offendere, dalla mazza ferrata alla pistola ad aria compressa, e per questo ultimo caso sono addirittura reperibili in rete le critiche ad una sentenza di Cassazione sulla loro liberalizzazione.

Lo spray al peperoncino non è un arma. E nelle mani di una ronda lo diverrebbe, esclusivamente, in quei casi in cui il vaporizzatore fosse usato come oggetto contundente. Il suo utilizzo prevede infatti una distanza ravvicinata, quasi viso a viso, da dover necessariamente considerare una meccanica di corpo a corpo.

Già, corpo a corpo, proprio come nelle violenze sessuali. Ed a questo serve lo spray al peperoncino: esso è l'ultima estrema difesa di una donna nel corso di una aggressione.

Quindi Signor Presidente, nella sua illuminata chiarezza che la induce a promulgare una legge contenente la riesumazione del reato di resistenza, così che una schiava rumena da marciapiede non possa affatto resistere alle avances di un violento in uniforme, mi spieghi cosa la induce a ritenere più rilevante per la Nazione l'atto di dimenticare la sicurezza della Donna togliendole l'unico strumento utile a darle una via di fuga, forse la sola, nel corso di una aggressione?

Apprendendo che una donna a lei vicina è stata aggredita da malviventi o maniaci, non preferirebbe forse saperla in salvo grazie alla micro bomboletta dello spray al peperoncino? Perché mai denunciare, dal megafono del Colle e con sì tal alta oratoria, l'esistenza stessa di questa non arma salva vita?

E' vero, quest'anno noi donne abbiamo avuto una legge contro lo stalking e le molestie, ed è in corso l'iter per una legge che punisca in modo più radicale gli atti di violenza. Abbiamo avuto tanto, sì, finanche in morte la pena dell'ergastolo nei confronti dell'aggressore e il gratuito patrocinio dello Stato alle superstiti.

Ma, giuro. Nella mia perpetua innocenza intellettuale non avrei mai creduto di dover leggere l'imposizione a soccombere ad un atto di violenza, dato alle Donne proprio nelle parole leggere di politica di un Presidente di antica levatura comunista.

Loredana Morandi

Una sentenza sullo spray al peperoncino.

La Circolare Ministero dell'Interno 9 gennaio 1998 n. 559/C-50.005-A-77(98) - Ministro Giorgio Napolitano



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Di Loredana Morandi (del 16/07/2009 @ 01:21:10, in Magistratura, linkato 1358 volte)
Caso Mastella, atti ad Alfano


Il Roma, pag. 9, ed 16/07/09

Napoli. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano sta decidendo in queste ore se mandare gli ispettori per comprendere meglio quello che sta succedendo a Napoli al processo per i coniugi Mastella e altri esponenti dell'ex partito Udeur.

Dopo la denuncia del gip Sergio Marotta, su presunte pressioni ricevute da una collega per ammorbidire la posizione dei due, gli atti sono stati inviati a Roma. Intanto l'Anm distrettuale parla invece di una vicenda che getta discredito sull'immagine della magistratura partenopea.

Accertare con "tempestività e rigore nelle sedi competenti" la vicenda segnalata del gup del tribunale di Napoli Sergio Marotta, che ha dichiarato di aver ricevuto pressioni da una collega per ammorbidire la posizione processuale dell'ex Guardasigilli, e neo europarlamentare Clemente Mastella, in cambio di favori al Csm".
E quello che chiede la giunta dell'Associazione nazionale magistrati.
Senza entrare nel merito della vicenda il sindacato delle toghe "rileva come tali episodi, anche alla luce delle dichiarazioni rese alla stampa dagli interessati, arrechino oggettivo discredito all'immagine della magistratura".
E' in ogni caso inammissibile, sostiene l'Anm, che un magistrato intervenga nei confronti di un collega per segnalare un procedimento a lui.

Incisivo anche l'intervento della sezione di Magistratura democratica dell'Anm Napoli. "I giorni trascorsi sono segnati da eventi di estrema gravità che, pur nella loro differente connotazione, evidenziano lo stato di allarmante vulnerabilità in cui versa la giurisdizione del distretto di Napoli.

L'attentato incendiario patito da un magistrato dell'ufficio gip pone in rilievo le condizioni di sovraesposizione in cui si è costretti a esercitare le delicate funzioni di controllo dell'operato investigativo del Pubblico Ministero.

Analoga sovraesposizione si desume dalle indebite pressioni a cui sembrerebbe essere stato sottoposto un altro magistrato del medesimo ufficio gip, che, se confermate (anche se le indagini saranno inevitabilmente compromesse dalla inopportuna fuga di notizie), riproporrebbero con forza il problema della questione morale (dentro e fuori al magistratura). evidentemente mai adeguatamente affrontato", prosegue il documento.

Per la sezione partenopea di Md "si delinea, nella quasi completa indifferenza generale, un quadro di aggressioni criminali, palesi e occulte, che hanno il comune fine di condizionare pesantemente l'esercizio del controllo giurisdizionale in uno dei suoi gangli cruciali, non a caso rappresentato dall'ufficio gip".
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Di Loredana Morandi (del 16/07/2009 @ 01:36:00, in Magistratura, linkato 1289 volte)
Ruolo dei Pm, Polizia Giudiziaria
e Rischi di Interferenze Politiche


di Vittorio Grevi
Corriere Sera, pag 10, 16/07/09

Come si era già a suo tempo sottolineato su queste colonne, uno degli aspetti più sconcertanti del disegno di legge presentato dal ministro Alfano sulla riforma del processo penale è quello riguardante la ventilata modifica delle ordinarie relazioni tra pubblico ministero e polizia giudiziaria, all'insegna di un marcato affievolimento del rapporto di dipendenza funzionale degli organi di polizia dagli uffici del pm.
Non sorprende, dunque, che su questo aspetto si sia concentrata la "censura" del Csm, nel testo del parere destinato a essere discusso a breve in assemblea plenaria.

L'idea di circoscrivere, quindi di indebolire, gli ambiti e i meccanismi di dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero (lungo una prospettiva che, secondo le parole dello stesso Alfano, dovrebbe creare i presupposti di una "maggiore concorrenza" e di un "controllo reciproco" tra le due strutture inquirenti), se da un canto rischia di stravolgere gli odierni corretti rapporti di collaborazione ausiliaria degli organi di polizia rispetto al magistrato responsabile delle indagini, dall'altro si pone altresì in contrasto con alcuni fondamentali principi costituzionali . Non solo, evidentemente, con l'art. 109, in forza del quale l'autorità giudiziaria "dispone direttamente della polizia giudiziaria", ma anche con l'art. 112, che impone al pubblico ministero "l'obbligo di esercitare l'azione penale".

Se si pensa, infatti, che una delle principali ricadute della disciplina che si vorrebbe introdurre è rappresentata dalla sottrazione al pm dell'iniziativa nella ricerca delle notizie di reato (con la conseguente attribuzione esclusiva ai soli organi di polizia del relativo potere-dovere), ci si rende facilmente conto dei contraccolpi negativi che una così improvvida novità provocherebbe proprio sull'obbligatorio esercizio dell'azione penale da parte dello stesso pm. Il quale - una volta privato del potere di ricercare le notizie di reato - finirebbe per essere in molti casi alla mercé, in questa materia, delle scelte investigative degli organi di polizia, che per di più dipendono in via gerarchica dal potere esecutivo. Con tutti i rischi di interferenza della politica sulla giustizia, che una situazione del genere comporterebbe, a totale scapito del principio di legalità.
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Di Loredana Morandi (del 16/07/2009 @ 04:38:18, in Politica, linkato 1265 volte)
Sulle sentenze Sandri e Aldrovandi, vi posto un articolo dal blog Rifiuti di Riccardo Paternò, che mette in relazione le due vicende giudiziarie con quella dell'omicidio Reggiani. Lo trovo particolarmente saggio, mentre so che io darei dei tre casi umani, la visione decisamente più emozionale di chi ha udito di persona le lacrime di Aldrovandi padre, che al funerale di Sandri ha visto le lacrime di tutti i tifosi del campionato di calcio nel proprio quartiere e, ad oggi, ha all'attivo almeno una mezza dozzina di segnalazioni al 113 (fino alla segnalazione con targa di un Ford Transit bianco con Rom a bordo), perché i criminali del vicino Campo da almeno 2 mesi, periodicamente, le piazzano sotto casa vagabondi e/o persone in auto a far da registratori sugli spostamenti degli abitanti della via, in previsione di far fuori in una notte almeno una dozzina di appartamenti disabitati durante le ferie.

L.M.

L'articolo.

Giustizia vendicativa e giustizia accomodante

Sono giorni di condanne “esemplari” questi, nel senso che sono esempio di come funzionano le cose e di come viene amministrata la giustizia. Cominciamo da Mailat, il rumeno che nell’ottobre 2007, a Roma, violentò e uccise massacrandola di botte la signora Reggiani che tornava a casa a piedi. Anche io, come molti, all’indomani del delitto mi ero detto : “Ma questo rumeno è proprio una bestia!”. Nell’ottobre 2008, al processo di primo grado, fu condannato a 29 anni, condanna giudicata da alcuni troppo lieve. L’altro giorno, in corte d’assise, sono state accolte le richieste del procuratore generale e la pena è diventata ergastolo. Si è parlato di “inaudita crudeltà” e si è detto che l’imputato non meritava alcuna attenuante. Forse è giusto, non lo so, ma il “fine pena mai” è una condanna che spegne anche l’ultimo barlume di speranza e ridurre un uomo a una tale condizione ha qualcosa di inumano e poco saggio.

La mattina del 25 settembre 2005 Federico Aldobrandi, 18 anni, viene fermato da una pattuglia mentre torna a casa a piedi dopo una nottata con gli amici. Aveva assunto sostanze stupefacenti di lieve entità. I poliziotti, tre uomini e una donna, lo pestano a sangue rompendo due manganelli sul suo corpo, e dopo averlo ammanettato gli salgono ancora sulla schiena finché il ragazzo smette di respirare. Ci furono tentativi di mistificare la realtà facendo passare Federico per un matto scatenato e pericoloso ma poi la verità venne fuori assieme alle risate registrate dei poliziotti accanto al cadavere. Anche in quell’occasione pensai “Bestie assassine!”. L’altro giorno c’è stata la sentenza di colpevolezza e la condanna a 3 anni e sei mesi per gli indagati.

La terza sentenza è quella del processo all’agente di polizia Spaccarotella per la morte di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso dal colpo di pistola sparato dal poliziotto l’11 novembre 2007. Il pm aveva chiesto 14 anni perché l’agente fermandosi, puntando l’arma e mirando alla macchina nel piazzale dell’autogrill dall’altra parte dell’autostrada, si assumeva consapevolmente il rischio di uccidere. La condanna è stata di 6 anni.

La concomitanza delle sentenze di condanna rimarca ancora più i differenti atteggiamenti nei confronti degli imputati. Da una parte abbiamo l’ultimo delle canaglie, feroce e senza tutela, dall’altra epigoni dello Stato, anche loro feroci ed incivili ma inseriti in una rete di protezione. Non vi è forse altrettanta brutalità e sprezzo della vita altrui nell’operato dei poliziotti? Non vi è forse un aggravante ancor maggiore per il ruolo di difensori dei cittadini che ricoprono? La differenza è che Mailat paga tutto e di più mentre i poliziotti godono invece di una responsabilità limitata dato che il resto è a carico del corpo di polizia di stato e quella  parte viene sempre condonata.

Riccardo Paternò
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