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 san valentino ...... di Lunadicarta
 
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Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.

George Orwell
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/05/2010 @ 09:57:23, in Osservatorio Famiglia, linkato 1330 volte)
Mi dispiace, davvero, per le nuove minacce a Mirabile, ma quest'ultima faccenda solleva altissimo il mio sesto senso per gli imbrogli. Probabilmente è l'effetto della sindrome da iper presenza televisiva della associazione, ma vuole anche dire che troppi media, niente notizia/notizia pilotata.  La lobby dei pedofili in Rai è arcinota e questo Vescovo non aveva poi molto da dire, almeno la figura tracciata dalle dichiarazioni riportate dalla stampa è quella di una persona di poco peso intellettuale. Francamente consiglierei a Mirabile di abbassare il tiro del "crucifige" e  di scendere dalla tigre mediatica per ottenere un processo equo, che non leda i diritti delle parti e della popolazione. Di seguito il comunicato. L.M.

Comunicato stampa del 21 maggio 2010

PEDOFILIA/CASO DON CONTI: MINACCE A LA CARAMELLA BUONA PERCHE’ IN AULA CHIEDE L’INCRIMINAZIONE DEL VESCOVO REALI

Mons Reali: “Non avvisai nessuno dei miei superiori”

“Quel morto che cammina di Mirabile”, riporta così l’ignobile missiva spedita al Presidente del Tribunale Di Fiore e alla Gazzetta di Reggio Emilia dove La Caramella Buona ha sede nazionale. All’interno l’ennesimo proiettile.
La Digos e Carabinieri indagano, il tutto mentre l’udienza a Roma cominciava.
Tensione alle stelle ieri durante l’undicesima udienza del processo a carico di don Ruggero Conti, parroco di Selva Candida a Roma. Duro lo scontro tra l’accusa e la difesa, ancor più duro l’affondo dell’Avv. Nino Marazzita al Vescovo Gino Reali chiamato finalmente a testimoniare:”Voglio capire perché lei non ha agito, perché, nonostante come ha appena ammesso reputasse attendibili i ragazzi venuti da lei, non ha fatto niente!” “Non so”, “Sa,la parrocchia è grande” “Le voci possono essere tante”. Queste le risposte di Mons Reali.
Imbarazzante, scoraggiante ma soprattutto irritante: ieri si è appreso che il Vescovo Reali non solo NON avvisò l’organo competente sulle gravi informazioni di cui era venuto a conoscenza già nel 2006, non solo NON allontanò il parroco, ma nello stesso anno si preoccupò di rinnovare l’incarico a don Conti affinché potesse restare a Selva Candida per altri 9 anni!
“Sono costernato e amareggiato, ma sempre più convinto della nostra posizione” dichiara Roberto Mirabile presidente de La Caramella Buona Onlus. “Per don Ruggero si mette male, sono i fatti a parlare. Insieme all’Avv. Marazzita procederemo contro il Vescovo Reali per favoreggiamento, basta omertà!”
Ancora una volta La Caramella Buona è vittima di deliranti messaggi, ancora una volta i pedofili riescono a prendere parola. I Vescovi non denunciano, i parrocchiani piangono, La Caramella Buona riceve proiettili. Chi da fastidio alla pedofilia? Intanto Istituzioni e politica pare stiano sottovalutando il crimine devastante della pedofilia.

Anna Maria Pilozzi
Resp Ufficio Stampa
http://www.caramellabuona.org 
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Una legge che ferisce la Costituzione


CARLO FEDERICO GROSSO

La commissione Giustizia del Senato ha approvato a maggioranza gli emendamenti del governo al disegno di legge sulle intercettazioni. Sono previste limitazioni inaccettabili ai poteri dell’autorità giudiziaria, una cappa plumbea di silenzio nei confronti delle indagini penali in corso.

Inoltre, sanzioni severe per i giornalisti che contravvengono al nuovo regime e, soprattutto, per gli editori che consentono le pubblicazioni illegittime. Una disciplina che lascia stupefatti e che, se dovesse diventare davvero legge dello Stato, cambierebbe il volto delle indagini penali e di parte dell’informazione nel Paese.

Nonostante le critiche, le osservazioni e le proteste di una porzione consistente dell’opinione pubblica, l'azione non si è fermata. Non sono serviti i problemi economici urgenti, gli scandali della «cricca», il crollo di credibilità della classe politica, la necessità di affrontare finalmente il nodo della corruzione. In altre parole, le vere urgenze. La priorità, per il governo, era, ed è rimasta, tagliare le unghie alla magistratura che indaga e togliere voce e penna ai giornalisti che informano. Ne prendiamo atto con sconcerto, cercando di fare un bilancio di ciò che il Parlamento sta predisponendo.

In materia di indagini è risaputo che le intercettazioni costituiscono mezzo insostituibile di accertamento di molti gravi reati. Circoscrivere i casi nei quali esse possono essere disposte e stabilire che esse non possono durare più di un periodo prestabilito fisso di settantacinque giorni, e poi automaticamente cessare anche se stanno emergendo elementi utili ad individuare i responsabili, significa rinunciare ad uno strumento fondamentale nella lotta al crimine. Uno strano regalo alla criminalità, da parte di chi di tale lotta, dell’ordine pubblico e della difesa dei cittadini fa, almeno a parole, la sua bandiera. Un regalo, addirittura, alla criminalità organizzata, se è vero, che, come hanno spiegato gli esperti della materia, le restrizioni peseranno anche nelle indagini contro mafia, ’ndrangheta e camorra.

In materia d’informazione dovremo abituarci a non conoscere più nulla sulle indagini disposte dall’autorità giudiziaria. Se un ministro si fa pagare una casa a sua insaputa, non lo sapremo, perché i giornalisti non potranno più pubblicarlo. Come non sapremo più se un parlamentare, un presidente o un sindaco hanno peculato, rubato, si sono fatti corrompere o comprare e sono per questo indagati. A ciò conduce, inesorabilmente, l’avere previsto che non sarà più consentito pubblicare nulla, neppure «il contenuto» non più coperto da segreto, delle investigazioni giudiziarie in corso.

Le sanzioni previste per i contravventori sono, d’altronde, molto elevate. Chi dall’interno degli uffici rivela il contenuto di atti coperti da segreto investigativo sarà punito con la reclusione fino a sei anni, e in tale pena incapperà pure il giornalista che pubblicherà la notizia. Chi pubblica atti di un’indagine penale non più coperti da segreto, ma di cui è comunque vietata la pubblicazione, rischierà l'arresto fino a 30 giorni o il pagamento di un’ammenda da 1000 a 5000 euro, che sarà raddoppiata nel caso si tratti di un’intercettazione. Per l’editore del giornale che pubblicherà la notizia vietata è prevista una sanzione pecuniaria che potrà arrivare a 464.000 euro.

A quanto si è appreso, il varo definitivo in commissione del disegno di legge è stato sospeso fino a lunedì prossimo. In materia di sanzioni la novità più devastante è la pesantissima sanzione pecuniaria prevista per gli editori, che rischierà di alterare la relazione d’indipendenza che ha caratterizzato, fino ad oggi, il rapporto fra proprietà e direzione dei giornali. Pensate a che cosa accadrà quando, se si verificherà un’infrazione prevista dalla nuova legge, l’editore saprà di rischiare ben 464.000 euro. Credete davvero che, di fronte al pericolo di fallire e di chiudere l’azienda, si farà scrupolo d’imbavagliare, lui stesso, i direttori e i giornalisti? A quest’ulteriore scempio, a quanto pare, nessuno, nel palazzo, pensa di rimediare. La libertà di stampa è l’ultima delle preoccupazioni.

L’importante è creare un clima d’intimidazione complessiva in grado di bloccare ad ogni costo le notizie.

Si obietterà, a mali estremi, estremi rimedi. Gli abusi della stampa, con la pubblicazione di notizie coperte dalla privacy, con quella, indiscriminata, d’intercettazioni che non c’entrano con le indagini, con la demolizione mediatica di colpevoli ed innocenti, esigeva una reazione adeguata. L’obiezione è del tutto inconferente: a parare gli abusi sarebbe più che sufficiente la rigorosa applicazione della legge vigente sulla privacy, l’originaria previsione del divieto di rendere pubblici gli atti irrilevanti per le indagini e la predisposizione di un archivio riservato nel quale depositare provvisoriamente tali atti in attesa di una loro distruzione.

La realtà è che, con un colpo solo, governo e maggioranza (con l’avallo, magari, anche di qualche oppositore) vogliono indebolire la magistratura, rendere meno incisive le indagini, evitare che politici e potenti finiscano in prima pagina in ragione delle loro malefatte. Un’indebita limitazione del controllo di legalità e del diritto d’informare che, se dovesse passare, cambierebbe inevitabilmente la costituzione materiale. Speriamo che, nel frattempo, qualcuno che ha potere si accorga che è, anche, violazione della Costituzione formale.

Leggi anche:

"Difendere il lavoro dei giudici italiani".
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E' battaglia sul provvedimento. Sky fa ricorso a Corte europea.  Montezemolo: «Gli editori hanno ragione, tutelare sia privacy che indagini». Il sottosegretario Usa alla Giustizia Brauer: «Difendere  l'ottimo lavoro dei giudici italiani»
OPINIONI Ferita la Costituzione CARLO FEDERICO GROSSO / >VOTA Favorevoli o contrari?
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Di Loredana Morandi (del 21/05/2010 @ 15:22:45, in Estero, linkato 1281 volte)
Questa notizia vale tutta la giornata ! E c'è lavoro anche per i vignettisti.... ; - ) LM


"Strumento per la lotta alla mafia"

Gli Stati Uniti: le intercettazioni
sono essenziali per le indagini in Italia


"Non vorremmo mai che succedesse qualcosa che impedisse ai magistrati italiani di fare l'ottimo lavoro svolto finora: le intercettazioni sono uno strumento essenziale per le indagini" nella lotta alla mafia.

Lo ha detto in una conferenza stampa all'ambasciata degli Stati Uniti a Roma il sottosegretario al Dipartimento di Giustizia degli Usa con delega alla criminalità organizzata internazionale Lanny A. Brauer.

"La legislazione italiana finora e' stata molto efficace. Non vorremmo che accadesse qualcosa che impedisca" l'ottimo lavoro della magistratura italiana, ha spiegato Brauer, evidenziando "l'eccellente collaborazione" tra Italia e Stati Uniti nella lotta alla criminalita' organizzata.

Rainews 24

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Intercettazioni, è ancora polemica Gli Usa: strumento indispensabile

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Resta alta la polemica sulle intercettazioni nonostante la prima parziale marcia indietro della maggioranza sul ddl. Il relatore del provvedimento in ...

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Intercettazioni, Usa: "Strumento essenziale per le indagini"

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Il Ddl intercettazioni, in discussione in Parlamento proprio in questi giorni, ha suscitato molte reazioni, anche in campo internazionale. ...

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Il sottosegretario alla Giustizia degli Stati Uniti: «Strumento essenziale per le indagini. Difendere l'ottimo lavoro dei giudici italiani». ...

Gli Usa dicono no a limiti intercettazioni nel lavoro dei Pm

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Insolita presa di posizione degli Stati Uniti a favore delle intercettazioni considerate essenziali per non compromettere 'l'ottimo lavoro' fino ad oggi ...
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Di Loredana Morandi (del 21/05/2010 @ 00:53:40, in Osservatorio Famiglia, linkato 1694 volte)
Solidarietà ai magistrati minacciati. La pedofilia è un business tanto ampio che giustifica anche azioni violente o intimidatorie. Altri magistrati sono stati addirittura denunciati dai pedofili (famoso il cassato dalla Cassazione e il suo esposto alla Procura di Venezia). Viceversa dubito che sia la vecchiettina della santa messa del mattino a spedire proiettili ai magistrati, ed in generale l'intimidazione pur rivolta alla magistratura ha per oggetto il Vescovo di cui si voleva ottenere un "abbandono" del religioso sotto processo. Così occhio all'aspetto mediatico dell'affare "Chiesa" divenuto un business internazionale, perché gli ambienti che producono questo genere di iniziative sono laici, politicizzati e fan parte di coloro che predicano bene e razzolano male. L.M.

IL PRELATO HA DEPOSTO COMUNQUE


«Non fate testimoniare il vescovo
sennò farò saltare tutto in aria»

Lettera anonima con proiettile inviata al presidente del Tribunale di Roma dove è in corso il processo a Don Ruggero Conti, accusato di pedofilia

ROMA - Una lettera con un proiettile e la minaccia di «far saltare il tribunale in aria» se fosse stato permesso a monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto Rufina, di testimoniare nel corso del processo nei confronti di don Ruggero Conti accusato di aver abusato a Roma di alcun giovani parrocchiani.

ANONIMA - La missiva, in base a quanto si apprende, è stata recapitata al presidente del tribunale capitolino Paolo De Fiore e indirizzata anche al pm Francesco Scavo, titolare del procedimento. In relazione a tale lettera anonima, che non è la prima di questo tenore e sempre relativa a questo processo, è stato organizzato un particolare servizio di sicurezza rafforzato nell'aula. La testimonianza del vescovo si è poi regolarmente svolta nel processo. (fonte Ansa)

Leggi anche:

Processo Don Conti, il vescovo:
"Dieci denunce, non avvertii nessuno"

22:05   CRONACA In aula monsignor Reali, testimone nel processo per pedofilia all'ex parroco: gli dissi di essere più prudente. I legali dei ragazzi molestati: è favoreggiamento di Paolo Brogi

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Pedofilia: minacce a presidente tribunale Roma

ANSA - ‎2 ore fa‎
(ANSA)-ROMA, 20 MAG- Lettera di minacce contro la testimonianza di monsignor Gino Reali al processo nei confronti di don Ruggero Conti accusato di abusi sessuali. La lettera, con un proiettile e la minaccia di far saltare il tribunale, e' arrivata al ...

ROMA - Drammatica udienza giovedì mattina davanti alla VI sezione ...

Corriere della Sera - ‎2 ore fa‎
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Pedofilia, Roma: lettera di minacce al presidente del Tribunale

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"Segnalazioni, ma poche prove: non denunciai"

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"Non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti e per questo non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede, né ho denunciato i fatti all'autorità giudiziara italiana perché non conoscevo l'iter da seguire". ...

LETTERA CON PROIETTILE A PRESIDENTE TRIBUNALE ROMA

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎2 ore fa‎
(AGI) - Roma, 20 mag. - Una lettera con un proiettile e la minaccia di "far saltare il tribunale in aria" se si fosse consentito a monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto Rufina, di testimoniare nel processo a carico di don Ruggero Conti, ...

Pedofilia/ Lettera di minacce a presidente del Tribunale di Roma

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Una lettera di manacce accompagnata da un proiettile è stata recapitata al presidente del Tribunale di Roma, Paolo de Fiore, in occasione della deposizione del vescovo di Porto-Santa Rufina, monsignor Gino Reali, al processo per pedofilia a carico del ...

PEDOFILIA: MONS.REALI, NON HO CREDUTO A VITTIME NE' DENUNCIATO ...

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(ASCA) - Roma, 20 mag - Per la prima volta, almeno in Italia, un vescovo sul banco dei testimoni in un processo per atti di pedofilia commessi da un prete: e' successo oggi pomeriggio a Roma, nell'aula della sesta sezione penale del tribunale, ...

Minacce a presidente tribunale Roma

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(ANSA)-ROMA, 20 MAG- Lettera di minacce contro la testimonianzadi monsignor Gino Reali al processo nei confronti di don RuggeroConti accusato di abusi sessuali. La lettera, con un proiettilee la minaccia di far saltare il tribunale, ...

Pedofilia: processo a sacerdote, lettera con proiettile a ...

Libero-News.it - ‎5 ore fa‎
Roma, 20 mag. (Adnkronos) - Una lettera di minaccia con allegato un proiettile e' pervenuta oggi al presidente del tribunale di Roma Paolo De Fiore e al pubblico ministero Francesco Scavo in margine ad una nuova udienza del processo che vede imputato ...

PEDOFILIA: ASS. CARAMELLA BUONA, CHIEDEREMO INCRIMINAZIONE MONS. REALI

Agenzia di Stampa Asca - ‎4 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 20 mag - L'associazione Caramella buona ha annunciato la sua intenzione di chiedere l'incriminazione per favoreggiamento della pedofilia di mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina, nell'ambito del processo a carico di don Ruggero ...

PEDOFILIA: LETTERA CON PROIETTILE A PRESIDENTE TRIBUNALE DI ROMA

Agenzia di Stampa Asca - ‎4 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 20 mag - Il presidente del Tribunale di Roma, Paolo de Fiore, ha ricevuto una lettera di minacce accompagnata da un proiettile in occasione della deposizione del vescovo di Porto-Santa Rufina, monsignor Gino Reali, al processo per ...

Lettera intimidatoria al Presidente del Tribunale di Roma

InfoOggi (Blog) - ‎1 ora fa‎
ROMA - Una missiva con proiettile e minaccia di far saltare il tribunale se si fosse data la possibilità a monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto Rufina, di testimoniare nel processo a carico di don Ruggero Conti, accusato di abusi ...

Preti pedofili, lettera con proiettile al Tribunale di Roma contro ...

Blitz quotidiano - ‎4 ore fa‎
Ha testimoniato nel processo contro un prete accusato di molestie su minori, ma la sua testimonianza ha provocato una minaccia. Monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto Rufina, si era detto disponibile a testimoniare nel corso del ...

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Associazione Nazionale Magistrati

 


L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI SULLE IPOTESI DI RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE DEL CSM


 
Le recenti notizie riportate dalla stampa circa la decisione del Governo di intervenire sulla legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura stupiscono per la tempistica e per i contenuti espressi.

In particolare suscita notevoli perplessità l’ipotesi di intervenire sulla legge elettorale e di prorogare la durata dell’attuale CSM in un momento in cui le elezioni sono già state indette per il prossimo 4 luglio.

L’ANM da tempo ha posto al centro dell’attenzione il tema dell’autoriforma della magistratura e la necessità che la scelta dei rappresentanti al CSM avvenga sulla base di un’ampia e reale rappresentatività dei colleghi, superando i limiti dell’attuale sistema elettorale.

Più volte l’ANM ha ribadito che il sistema elettorale più idoneo a realizzare il modello di CSM delineato dal costituente e a limitare il peso degli apparati delle correnti è il sistema proporzionale per liste.

E proprio in tale ottica, la Giunta dell’ANM aveva proposto lo svolgimento di consultazioni preliminari tra tutti i magistrati per selezionare i candidati, senza, tuttavia, poter attuare tale proposito per la mancata adesione del gruppo di Magistratura Indipendente.

Modificare in questo momento la legge elettorale vigente, in tempi talmente ristretti da non consentire un adeguato dibattito, rischia di produrre un pessimo risultato, soprattutto se si pensa di introdurre sistemi discutibili e non sperimentati, che sembrano pensati per garantire la prevalenza di lobby organizzate esclusivamente su base personalistica e clientelare.

Inoltre la proroga della durata del CSM in carica, in deroga alla prassi costituzionale ormai consolidata da oltre venti anni, arrecherebbe un grave e non giustificabile pregiudizio al regolare funzionamento dell’organo di autogoverno.

Roma, 19 maggio 2010

La Giunta Esecutiva Centrale
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Di Loredana Morandi (del 20/05/2010 @ 09:01:17, in Magistratura, linkato 1427 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

 

L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
SULLA SCUOLA DELLA MAGISTRATURA

 

La recente decisione della competente commissione del CSM di proporre la nomina dei componenti del Comitato direttivo della Scuola della magistratura ha riaperto il dibattito sulla formazione e le sue prospettive.

Il modello di Scuola della magistratura delineato dalle riforme del 2006 e del 2007 presenta, come più volte segnalato dall’ANM, limiti e lacune.

L’attuale assetto legislativo, infatti, non consente di cogliere l’effettivo contributo del Consiglio superiore della magistratura nella individuazione delle linee guida della attività di formazione e di fissare i limiti di intervento del Ministero della Giustizia sulla intera attività della Scuola. Preoccupa, poi, la dislocazione della attività di formazione centrale su tre sedi (una al nord, una al centro e una al sud), foriera di una frammentazione delle diverse esperienze professionali e limitativa del confronto interno alla magistratura. Si aggiungano i “pericolosi” profili di “contaminazione” tra formazione e valutazione di professionalità. Infine non si comprende a quale destino vada incontro il circuito della “formazione decentrata”.

La Giunta ritiene che la Scuola della Magistratura debba proporsi nel segno della continuità con una esperienza di formazione maturata faticosamente nel circuito dell’autogoverno negli ultimi quindici anni, in una ottica di miglioramento non solo della professionalità ma anche della consapevolezza del ruolo di ogni magistrato italiano.

Su questi temi, la Giunta manifesta preoccupazione per il silenzio e l’inerzia del Ministero della Giustizia.

In concreto, il modello di Scuola che avremo dipenderà moltissimo dalle persone che andranno a comporre il comitato direttivo. L’auspicio è che il comitato direttivo della Scuola coinvolga professionalità di indiscutibile ed elevata autorevolezza, e che nella scelta il Consiglio superiore sappia valorizzare anche le indicazioni formulate dai colleghi partecipanti ai corsi, rifuggendo da logiche di appartenenza .

Solo in questo modo sarà possibile difendere una formazione pluralistica nei contenuti, nei metodi, nella scelta dei docenti e dei partecipanti alle iniziative, che non “impone” il sapere, ma che coltiva le interpretazioni condivise attraverso il confronto aperto .

Roma 19 maggio 2010

La Giunta Esecutiva Centrale
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Questo è un caso che mi ha spaventata eccezionalmente. Si tratta del segno dei tempi, in cui la donna divenuta per sempre "puttana" grazie ai media e alla pornografia, nonché all'uso e al consumo dei politici è anche oggetto di violenta sopraffazione. L.M.

PROCESSO

Il pm chiede 15 anni per Bianchini
il violentatore seriale dei garage

«E' una persona ossessionata da pensieri sessuali, feticista e con il bisogno di esercitare violenza sulle sue vittime». Prossima udienza il 14 giugno

ROMA - Al processo per violenza sessuale che si tiene alle VII sezione del tribunale di Roma, il pm ha chiesto 15 anni di reclusione per Luca Bianchini, il ragioniere di 33 anni accusato di essere lo stupratore seriale che nei mesi scorsi ha terrorizzato la capitale. L'uomo è stato inchiodato dalla prova del Dna e i pubblici ministeri Maria Cordova e Antonella Nespola il 9 ottobre ne avevano chiesto il processo immediato.

RICONOSCIUTO DALLE DONNE - Nel corso della sua requisitoria il pm ha ripercorso le tappe della vicenda e le indagini svolte. Nessun dubbio per il magistrato, che il responsabile di quelle violenze sia Bianchini: le donne hanno riconosciuto il suo aspetto fisico, le mani, gli occhi, la bocca e la voce. Un riconoscimento avvenuto anche nel corso del dibattimento, soprattutto per quanto riguarda la voce dell'imputato. Contro di lui il dna, le impronte digitali su un frammento di scotch usato per tappare la bocca ad una donna stuprata, il coltello e le fascette usate per legare le vittime trovate nella sua abitazione.

L'articolo prosegue su Corriere Sera

GLI PSICOFARMACI E LA TERAPIA - Il magistrato ha poi ricordato che Bianchini nel 1996 fu accusato di un caso analogo di abusi, vicenda da cui fu prosciolto in quanto dichiarato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. «Quella sentenza - ha detto la Nespola - appartiene al passato e in assenza di una dichiarazione di un soggetto in condizioni patologiche dobbiamo ritenere che sia imputabile». Lo stesso medico che l'ha avuto in cura negli anni «ha ritenuto che non fosse più necessaria la somministrazione di farmaci e che fosse sufficiente la psicoterapia benché affetto da un disturbo della personalità. Lo stesso Bianchini e i suoi amici hanno detto che è una persona capace di interagire con gli altri, di avere relazioni sentimentali e rapporti sociali».

PERICOLO CHE RIPETA LE VIOLENZE - L'imputato, ha detto il pm, «è una persona ossessionata da pensieri sessuali, feticista e con il bisogno di esercitare violenza sulle sue vittime, grazie alla quale probabilmente si eccita». Nel ritenere che non si debbano concedere le attuanti generiche a Bianchini, la Nespola ha sostenuto come sia necessario considerare «la gravità dei fatti, compiuti in una crescente escalation di violenza: il primo è stato un tentativo, ma poi è passato anche a picchiare le sue vittime. Siamo di fronte a fatti gravissimi - ha concluso - con gravi conseguenze sulle vittime e vi è il pericolo che l'imputato reiteri fatti identici considerato anche che non ha mai ammesso le sue responsabilità e che il suo movente, di natura sessuale, non si è attenuato nel tempo».

LE AGGRESSIONI IN GARAGE - All'uomo sono contestate dai pm Maria Cordova e Antonella Nespola tre violenze: la prima compiuta all'Ardeatina il 5 aprile 2009, la seconda perpetrata il 2 giugno successivo alla Bufalotta ai danni di una giornalista e la terza avvenuta il 2 luglio nei confronti di una studentessa. L'uomo fu arrestato il 10 luglio scorso (è ancora detenuto a Regina Coeli) anche sulla base dei ricordi delle vittime, ricordi che permisero di realizzare anche un approssimativo identikit: italiano, tra i 30 e i 40 anni, alto un metro e 75, con accento romano. Analogo il modus operandi: coperto con un passamontagna colpiva le vittime di notte mentre posteggiavano nel garage condominiale. Quindi le aggrediva alle spalle, chiudeva loro la bocca con del nastro adesivo, le minacciava, le legava con delle fascette da elettricista e poi ne abusava. Prossima udienza, il 14 giugno.

LE PARTI CIVILI - «È stata violata la loro integrità, la loro libertà, la loro dignità umana». È una delle motivazioni utilizzate dall'avvocato Teresa Manente, legale di due delle ragazze aggredite, per sollecitare la condanna di Bianchini. Per l'avvocato Manente, «non ci sono dubbi» sulla responsabilità di Bianchini. «Una delle ragazze aggredite ha detto che questa persona è come se l'avesse uccisa dentro - ha aggiunto - l'altra ha detto di aver vissuto la violenza come uno sfasciamento, una devastazione. Entrambe hanno cambiato il loro modo di vivere. Per questo, Bianchini va condannato duramente». Centocinquanta mila euro per danni e, in subordine, una provvisionale di 80 mila euro, le richieste di risarcimento fatte dalla parte civile per ciascuna delle tre ragazze aggredite (anche per quella costituita parte civile con l'avvocato Antonino Cascio Gioia). Il comune di Roma, con l'avvocato Nicola Sabato, ha chiesto una condanna al risarcimento per 60 mila euro da destinare al Fondo per le vittime di violenza sessuale istituito dall'amministrazione capitolina.

Redazione online
19 maggio 2010

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le vittime sono il figlio di un anno e la figlia di 5

Spagna: la donna che ha ucciso i suoi due figli
è la compagna di un noto pedofilo

La reo confessa del duplice omicidio è legata a Martin Anthony Smith arrestato per pedofilia

MILANO - La donna inglese arrestata martedì a Lloret del Mar, la località turistica catalana, per avere ucciso, soffocandoli, i suoi due figli di uno e cinque anni è la compagna di un presunto pedofilo ricercato dalla polizia britannica e arrestato la settimana scorsa a Barcellona. Lo riferisce oggi la stampa spagnola.

LA VICENDA - L'uomo, Martin Anthony Smith, è fra l'altro accusato di avere abusato negli anni scorsi di una bimba di cinque anni, figlia di una sua compagna, e di tentata violenza contro un'altra minore. Il bimbo di un anno ucciso martedì era il figlio che la donna aveva avuto da Smith, la bambina era invece la figliastra dell'uomo. Secondo la stampa spagnola la madre dei due piccoli, trovati morti nella stanza di albergo che occupavano con la madre a Lloret, avrebbe scritto una piena confessione, nella quale indicherebbe le ragioni del drammatico gesto. L'inchiesta è per ora coperta dal segreto istruttorio. Non è stata resa nota l'identità della donna e dei due bambini. Una autopsia sulle due piccole vittime è prevista per oggi o giovedì.

Redazione online
Corriere Sera 19 maggio 2010

La Rassegna da El Pais



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Processo a Milano sui derivati,
le banche chiedono la testimonianza della Moratti


Milano - (Adnkronos) - Gli istituti di credito imputati per truffa aggravata Depfa, Ubs, Deutsche Bank e Jp Morgan chiedono di sentire sia l'attuale sindaco che il precedente primo cittadino Gabriele Albertini. Una trentina di associazioni dei consumatori pronte a costituirsi parte civile, il giudice monocratico dovrà decidere il 9 giugno.

L'intervista al pm Robledo (VIDEO)

Milano, 19 mag. (Adnkronos) - Al processo in corso a Milano sui derivati le banche imputate Depfa, Ubs, Deutsche Bank e Jp Morgan chiedono di sentire come testimoni l'attuale sindaco di Milano, Letizia Moratti e l'ex primo cittadino, Gabriele Albertini. Lo dichiarano gli avvocati dei quattro istituti di credito che si apprestano a depositare le loro liste testi composte, essenzialmente, da consulenti, da alcuni testimoni indicati anche dall'accusa oltre, appunto, dai due sindaci.
Il procedimento in corso a Milano riguarda 13 persone fisiche e quattro banche accusate di truffa aggravata per un presunto danno da 100 milioni arrecato all'amministrazione cittadina con la stipula di derivati. Come affermato dall'avvocato Guido Alleva, che nella causa difende Deutsche Bank, questo "non rappresenta un processo pilota", come e' stato detto in piu' sedi. "Ogni processo -dice il legale- ha l'obiettivo di accertare i fatti e la verita'. Se si attribuiscono valenze che il dibattimento non ha si sconfina in un territorio molto pericoloso".

Intanto nel corso dell'udienza che si e' tenuta questa mattina si e' discusso sulla possibile costituzione di parte civile di circa una trentina di associazioni nazionali e locali di difesa dei consumatori. Costituzione che, per le difese degli imputati, e' da bocciare, ma sulle quali il pm Alfredo Robledo si e' rimesso alla valutazione del giudice monocratico Oscar Magi. In particolare l'accusa si e' detta favorevole alla costituzione di parte civile del Comune di Milano ma si e' opposta alla costituzione come responsabile civile sia dell'amministrazione cittadina che delle associazioni perche', ha ricordato il magistrato, "l'orientamento prevalente della giurisprudenza scoraggia l'azione civile nel processo penale per evitare appesantimenti". Su tutte le richieste il giudice Magi si e' riservato una decisione che leggera', il 9 giugno prossimo, in aula quando riprendera' il procedimento.

A margine del processo, il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha affermato come in Italia non ci sia "un problema nazionale come la Grecia, ma c'e' un pericolo enorme e concreto: nel nostro paese ci sono tantissime bolle che stanno in capo a Comuni, Regioni e Province che prima o poi scoppieranno - ha detto - ma nessuno sa cosa succedera' in quel momento".

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Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 19 maggio ’10
Prot. n. 115


Il Segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, ha dichiarato:


“Il voto della maggioranza della Commissione giustizia del Senato sul ddl intercettazioni questo pomeriggio è una brutta pagina. Faremo di tutto perché sia cancellata ricorrendo a tutti i mezzi possibili. Le norme che vietano il diritto di cronaca, persino su atti non più coperti da segreto, che impediscono ai cittadini di sapere come procedono le inchieste giudiziarie, di avere notizia dei misfatti di corrotti e corruttori sono di una gravità inaudita. Inaccettabili. Il Sindacato dei giornalisti farà una resistenza ed un’opposizione incessante.

E’ un disegno imposto dalla politica di comando alla maggioranza parlamentare che non ha eguali in nessun Paese di democrazia avanzata.

Questa legge rende le notizie di cronaca un crimine e punta a nascondere, vietandone ogni notizia, le malefatte dei corrotti e i crimini più odiosi contro le persone. Manda invece in galera i giornalisti, strangola, con le multe, gli editori, chiude in camera blindata le informazioni. 

Non è in gioco un privilegio dei giornalisti ma la disponibilità dell’informazione come bene pubblico dei cittadini. Adesso è caduto anche l’ultimo velo, quello della privacy  che - avevamo sempre denunciato – era ed è una scusa paravento, un inganno. Ed è evidentissimo come si voglia punire chiunque possa disturbare il manovratore solo perché dispone – e lealmente le offre ai cittadini – delle informazioni di interesse pubblico.

La Fnsi chiama i giornalisti alla mobilitazione permanente; invita i comitati di redazione a segnalare ogni giorno, usando anche gli strumenti del contratto, tutti i casi di notizie che d’ora in poi saranno interdette, se la legge avrà il varo definitivo, a fare ancora più informazione sulle vicende che si vogliono oscurare e a chiedere ai Direttori di listare a lutto le loro testate finché non ci sarà un ravvedimento nel corso dell’ulteriore processo parlamentare.
Alle Associazioni di stampa è chiesto di verificare, insieme con i Cdr, l’organizzazione di manifestazioni regionali da collegare ad un’iniziativa diffusa nel Paese che culminerà nello sciopero nazionale.

Agli editori il sindacato dei giornalisti chiede di ribadire l’iniziativa comune per bloccare comunque gli effetti di un disegno scellerato.

Ai cittadini, ai gruppi della società civile, al mondo della cultura e del lavoro, la Fnsi propone un’iniziativa civica di larga portata e di carattere permanente, definendo insieme, in tempi brevi, le azioni pubbliche più opportune per far rientrare questa operazione illiberale e incivile.

La Fnsi crede nelle istituzioni parlamentari -  verso le quali la fiducia oggi è inevitabilmente incrinata - e in quelle di Giustizia. Un minuto dopo l’eventuale varo finale della legge sulle intercettazioni secondo i criteri con cui sta emergendo dalla Commissione Giustizia del Senato,  sarà presentato ricorso alla Corte Europea di Giustizia per i diritti dell’uomo, insieme con la Federazione Internazionale dei Giornalisti.”
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