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 Shinji piccino..... di Lunadicarta
 
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La bilancia della giustizia improvvisa oscura alcuni nella luce del giorno; altri attende nell'ora che il sole incontra la tenebra, e li copre l'affanno; altri avvolge una notte senza fine.

Eschilo
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
AI LAVORATORI DELLA GIUSTIZIA
E A TUTTI CITTADINI


Manovra del governo: al peggio non c’è mai fine
Prepariamoci ad una grande mobilitazione


Se verrà confermato quanto annunciato oggi dal governo questa manovra colpirà ancora una volta i lavoratori pubblici con il congelamento dei rinnovi contrattuali: alla giustizia i lavoratori, unici nel comparto stato a non aver avuto la riqualificazione professionale, beffati dall’accordo firmato dall’Amministrazione e da OO.SS minoritarie che li dequalifica e li mortifica, quest’anno non vedranno neanche la corresponsione del salario accessorio (fua).
Inoltre peggioreranno consistentemente le già precarie condizioni di lavoro: se verranno confermati il blocco del turn over, il taglio del 10% delle dotazioni organiche e il taglio del 10% alle spese di ogni dicastero, gli uffici giudiziari, che già operano in condizioni di emergenza, si troveranno senza mezzi né risorse sufficienti per proseguire le attività.
Ciò che si è tenuto in piedi sino ad oggi per la buona volontà di lavoratori, magistrati e avvocati, verrà giù come un castello di carta se non si farà qualcosa per fermare questa manovra iniqua che creerà danni irreparabili per i cittadini che si vedranno privati del loro diritto alla giustizia scritto nella Costituzione.
E’ ora di fermare il disegno del Governo che scarica la crisi finanziaria sui lavoratori pubblici ed i più deboli sottraendo servizi e diritti di cittadinanza.
La nostra risposta, come lavoratori che garantiscono un diritto essenziale per la democrazia, deve essere forte e chiara: una grande mobilitazione.

la coordinatrice nazionale fpcgil giustizia
Nicoletta Grieco
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Di Loredana Morandi (del 26/05/2010 @ 07:48:23, in Sindacato, linkato 1259 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 25 maggio 2010
Prot. n. 118

L’ufficio stampa della Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

“A quanto si apprende vi è stato nella mattinata di oggi un colloquio tra il Presidente del Senato, Renato Schifani, ed il Segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, in questi giorni in Spagna, assieme al Presidente Roberto Natale, al Congresso Mondiale dei giornalisti sul tema ddl intercettazioni. Il Presidente del Senato ha voluto spiegare ai massimi esponenti del Sindacato dei giornalisti il senso della decisione di portare lunedì prossimo in aula il disegno di legge Alfano.

Il Segretario della Fnsi, a quanto si apprende, ha ribadito al presidente Schifani la posizione della Fnsi e i motivi di profondo allarme che questo provvedimento ha suscitato come si è potuto evincere dal documento condiviso dai direttori presenti alla iniziativa di ieri in Fnsi e successivamente da altri sottoscritto. E’ stato, infatti, sottolineato dal Sindacato dei giornalisti come non ci possano essere né censure preventive né forme di impedimento del diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati su fatti di interesse pubblico e su come procedono le inchieste giudiziarie. Dal mondo dei giornalisti e dall’opinione pubblica sale, invece, forte la richiesta dell’istituzione di una udienza filtro per la valutazione delle intercettazioni e la costituzione di un Giurì per l’informazione.

Il Presidente del Senato ha assicurato il suo massimo impegno, anche in questi giorni prima del passaggio del ddl in aula, per trovare un punto di equilibrio tra i diritti fondamentali dei cittadini: giustizia, informazione e riservatezza”.
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Di Loredana Morandi (del 25/05/2010 @ 17:44:42, in Economia, linkato 1235 volte)
DAL «CORRIERE»

La Corte dei Conti sequestra sei cliniche
degli Angelucci: fatturazioni irregolari

L'accusa è di aver truffato 134 milioni di euro ai danni della Regione Lazio e dell'Abruzzo


ROMA - L’accusa è di aver fatturato in maniera irregolare prestazioni (a volte nemmeno effettuate) in regime di convenzione con le Asl e di aver così truffato 134 milioni di euro ai danni della Regione Lazio e dell’Abruzzo. Con questa motivazione la Corte dei Conti— secondo la notizia anticipata dal quotidiano ecologista Terra e poi confermata dagli stessi magistrati— ha disposto il sequestro conservativo delle mura di sei cliniche private della San Raffaele spa, gruppo controllato dalla famiglia degli Angelucci, fra l’altro editori dei quotidiani Libero e Il Riformista.

«È tutto regolare, nessuna falsa fatturazione nelle nostre cliniche, lo dimostreremo in udienza. Ma intanto vogliamo precisare che l’attività sanitaria prosegue senza interruzioni e disagi per i nostri pazienti», ha dichiarato Carlo Trivelli, presidente della San Raffaele spa.

Fra le strutture e private al centro dell’indagine dei magistrati contabili ci sono quelle di Velletri (dove sarebbe stato redatto il maggior numero di false fatture e dove sarebbero state riscontrate le irregolarità più gravi), Cassino, Pisana, Portuense (tutte nel Lazio) e Sulmona ( in Abruzzo). Secondo il vice procuratore generale Massimiliano Minerva, le sei cliniche private degli Angelucci avrebbero fatturato prestazioni sanitarie inesistenti o comunque non autorizzate chiedendo poi i rimborsi alle Asl.

Il sequestro è stato disposto dal presidente della Corte dei Conti, Ivan De Musso, perché — si legge negli atti depositati in Cancelleria — «ha ritenuto fondato il timore di vedere altrimenti vanificate le pretese risarcitorie della Asl Rm-h». La San Raffaele spa, però, contesta la ricostruzione dei magistrati contabili. «Le accuse sono infondate. I nostri legali hanno già presentato l’istanza di dissequestro e proprio per dimostrare al più presto la regolarità dell’operato delle nostre cliniche, hanno anche chiesto l’anticipazione dell’udienza presso la Corte dei Conti, fissata per il 2 luglio», ha dichiarato il presidente Carlo Trivelli, aggiungendo che «le misure adottate dalla magistratura sono del tutto ingiustificate, ma abbiamo comunque piena fiducia nell’operato dei giudici».

Francesco Di Frischia
«Corriere della sera», pagina 22

25 maggio 2010

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Di Loredana Morandi (del 25/05/2010 @ 17:41:47, in Politica, linkato 1272 volte)
«Ma i pm non pagano?»

di Ettore Colombo - Il Riformista


Intervista. «Serve una legge di garanzia per tutti, centrata su un concetto: quando le intercettazioni sono coperte dal segreto istruttorio la responsabilità della loro diffusione sta in capo al magistrato che le ha». Le colpe dei giornalisti? «Se pubblicano, fanno il loro mestiere, ma serve un'etica professionale. Da direttore dell'Unità ho tolto dalla pagina molte notizie. Chi ha pubblicato le conversazioni sui gusti sessuali di Balducci dovrebbe vergognarsi».

Emanuele Macaluso, già senatore del Pci e direttore dell’Unità, ha appena “chiuso” in tipografia l’ultimo numero della sua rivista, Le ragioni del socialismo. Ma l’attualità incombe e Macaluso, in questa conversazione con Il Riformista, parte proprio dall’attualità.

La crisi europea, però, non il ddl sulle intercettazioni: «La prima cosa che mi viene in mente è che l’Italia è l’unico Paese europeo dove si discute di questo, sui giornali, invece che della drammatica crisi economica e sociale che attraversa il continente. In Germania, Francia, Spagna e sulla loro stampa si discute della crisi. Solo in Italia i problemi sembrano il ddl intercettazioni e la vittoria dell’Inter in Champions League. È una cosa assurda.

Volendone parlare, però, cosa pensa del ddl intercettazioni?
Una legge sulle intercettazioni bisogna farla ma senza agitazione e con equilibrio. Serve una legge di garanzia per i magistrati, i cittadini, i giornalisti e gli editori. Il punto di caduta va trovato, ma senza forzature. Il punto che mi pare più delicato è questo: quando le intercettazioni ancora non sono pubbliche e sono ancora coperte dal segreto istruttorio la responsabilità della loro diffusione sta in capo al magistrato che le ha in mano ed è lui, il magistrato, che ne deve rispondere. Invece, il giornalista che le pubblica fa solo il suo mestiere. Quando si aprono le indagini sulla fuga di notizie - indagini che, chi sa come mai, si aprono e poi non vengono mai chiuse - non si trova mai il responsabile della fuga di notizie. Per me invece c’è ed è, appunto, il magistrato. Possibile che l'Italia sia l'unico paese dove i magistrati che sbagliano non pagano?

E i giornalisti, non hanno nessuna responsabilità? Quante volte sono state pubblicate conversazioni prive di qualunque rilievo penale...
Ma anche qui la colpa primaria è di chi con quelle conversazioni costruisce gli atti ufficiali dell'indagine. Il giornalista, se trova la notizia, ha il dovere di darla. Certo, dovrebbe sempre essere guidato da una etica professionale. Il collega o i colleghi che hanno avuto in mano la “notizia” sui gusti sessuali di Balducci e l’hanno pubblicata se ne dovrebbero solo vergognare. I gusti sessuali di Balducci come di chicchessia sono un problema solo e soltanto suo. Servirebbe, da parte dei giornalisti e dei giornali, autocontrollo e autoresponsabilità. Io, da direttore dell’Unità, ho bloccato titoli e articoli per molto meno. Ne ricordo uno: «Arrestato il cugino dell’onorevole Gioia». Lo feci togliere subito dalla pagina. I direttori dei giornali dovrebbero stare molto attenti, cercando di educare il pubblico nel senso migliore del termine. In ogni caso, sono nettamente contrario alla punibilità di editori e giornalisti.

L'articolo prosegue su Il Riformista


Altro punto delicato del ddl intercettazioni?
Quando i magistrati emettono atti che non hanno attinenza con i reati. Dovrebbero stare molto attenti. Vanno perseguiti i reati, non i comportamenti, anche gravi, dei politici o di chiunque. Questi ultimi, i comportamenti, vanno sanciti e condannati dal punto di vista della moralità pubblica e di quella politica, ma non possono esserlo sotto il punto di vista della responsabilità penale, anche se a volte rasentano o possono prefigurare reati: in tal caso è il magistrato che deve decidere se lo sono. Ecco anche perché penso sia giusto che a giudicare sia un collegio di magistrati e non uno singolo: la collegialità, oltre che il controllo del procuratore capo, serve ad evitare errori o fraintendimenti.

Come contemperare il diritto alla libertà di stampa e il diritto alla segretezza della corrispondenza?
L’intercettazione interviene sempre in una conversazione a due: se erigi sempre e comunque il diritto alla segretezza della corrispondenza, come prevede l’articolo 15 della nostra Costituzione, di fatto non hai più l’intercettazione. Il diritto alla privacy non può, dunque, essere posto in assoluto.

Pigi Battista, sul Corriere della Sera, descrive una vera e propria caccia all’untore, quella che ormai si fa tutti i giorni, e su molti giornali, contro il garantismo. “Non è una parolaccia”, scrive Battista.
Sono d’accordo con lui. Garantismo non è una parolaccia né dovrebbe esserlo. Il problema è l’abuso che ne hanno fatto personaggi che ne hanno travisato il senso, di chi usa la parola ‘garantismo’ solo perché c’è un magistrato che lo indaga. Per me le garanzie vanno date a tutti, anche ai delinquenti che commettono reati e ai carcerati, figurarsi agli incensurati. Nell’ambito del rispetto delle leggi, la Costituzione va rispettata sempre, a partire dal diritto alla difesa.

E della posizione del Pd sulla questione giustizia cosa ne dici?
Il responsabile Giustizia del Pd, Andrea Orlando, ha scritto un documento davvero ben fatto, sulla giustizia, e io lo condivido pienamente. Quella è la strada. Ora, finalmente, il Pd ha una posizione. Che non è quella dell’Anm né quella di Di Pietro. Ad entrambe il Pd non deve affatto correre dietro.

Come finirà il braccio di ferro sul ddl?
Spero che si arrivi a una mediazione. Leggo che Gaetano Pecorella chiede di tornare al testo della Camera, superando quello del Senato, che ha causato tante polemiche. Con le forzature non si governa, si va verso l’avventura istituzionale.
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Più che critica aperta direi che siamo agli insulti. Francamente mi rifiuto di credere che le Camere Penali ritengano i magistrati "oggetti" alla stregua di "pacchi postali". Due mesi di tirocinio sottratti non sono molti per quei giovani, che hanno avuto l'intelligenza e la capacità di superare il concorso. Per logica deduzione sono convinta che ne terrà conto chi curerà l'addestramento/affiancamento. A mio avviso: tutte le capacità sono già patrimonio del genere umano. Impossibile farne di più o di meglio che uomini e donne, a parte forse un corso rapido di  lingua Na'vi. L.M.

GIUSTIZIA: SEDI DISAGIATE;
PENALISTI, CSM VIOLA LEGGE
PER EVITARE TRASFERIMENTI UFFICIO


- SCELTO ATTO NONNISMO -


(ANSA) - ROMA, 25 MAG - "Per evitare di coprire le sedi disagiate trasferendo d'ufficio i magistrati con la necessaria anzianità di funzioni, il Consiglio Superiore della Magistratura ha ridotto il tirocinio dei giovani vincitori di concorso, che entreranno in servizio anzitempo ad addestramento non compiuto. Un atto questo di puro nonnismo", oltre a un "pessimo esempio di violazione della legge". Oreste Dominioni, presidente dell'Unione Camere Penali Italiane, critica apertamente la delibera con cui il Plenum del Csm ha ridotto di due mesi il tirocinio delle nuove toghe.

"Ciò che conta per il Csm sempre più' schiacciato sul sindacalismo senza freni dell'Anm - prosegue Dominioni - è tutelare magistrati di anzianità non disponibili a far fronte ad esigenze di servizio e ciò anche al prezzo di coprire gli organici in modo non adeguato e contro quanto prescrive la legge. Così facendo il Consiglio Superiore della Magistratura, pur con una spaccatura pesante al suo interno, ha inferto un ulteriore grave colpo all'efficienza e qualità della giustizia". (ANSA).

Per approfondimenti clicca qui
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Il blog Giustizia Quotidiana aderisce all'iniziativa promossa dalla FNSI e rilancia il testo nella sua versione originale.


Federazione Nazionale della Stampa Italiana



 

DDL INTERCETTAZIONI
 
TESTO COMUNE CONCORDATO DAI DIRETTORI DELLE MAGGIORI TESTATE ITALIANE NEL CORSO DELL’INCONTRO PROMOSSO DALLA FNSI


CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE NELL’EDIZIONE OGGI SU DOMANI IN PRIMA PAGINA

 
I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione.

Questo disegno di legge penalizza e  vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media compresi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano  il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e  sapere, cioè ad essere informati.

E’ un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde – molto semplicemente – il dovere dei giornali di informare.

La disciplina all’esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura.

A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l’informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio.



INTERCETTAZIONI: FRONTE COMUNE DIRETTORI MEDIA CONTRO DDL

 
Un fronte comune e compatto dei direttori degli organi di informazione italiani contro il ddl intercettazioni. È quello scaturito oggi con l'iniziativa promossa dalla Fnsi e che ha coinvolto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano. Un documento finale è in preparazione e sarà reso pubblico, forse già nell'edizione di domani dei quotidiani mentre questa sera potrebbe essere trasmesso da alcuni tg. Il documento denuncia il provvedimento legislativo in discussione e sollecita l'esecutivo a rivederlo, oltre che sottolineare l'inadeguatezza di misure che appaiono per lo più come la volontà di mettere un bavaglio all'informazione e privare il cittadino del diritto di informazione, oltre che privare i giornalisti del dovere di informare. All'incontro, coordinato dal segretario della Fnsi Franco Siddi, hanno preso parte a Roma tra gli altri Ezio Mauro

(La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita Di Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni, il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, mentre collegati da Milano c'erano il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli.

Nell'intervento d'apertura, il segretario della Fnsi Siddi ha sostenuto che il Ddl contiene "divieti, censure preventive, è inaccettabile. I testi proposti dal legislatore sono inaccettabili. Il Parlamento compia uno sforzo vero per trovare equilibrio che non travolga la verità dei fatti, di vita del Paese, di informazione libera". Siddi ha aggiunto "non è in discussione il diritto o il principio della privacy ma la possibilità o meno di rendere noti ai cittadini quanto di un procedimento giudiziario dev'essere noto a tutti se è già noto alle parti in causa. Negare i fatti ci porta alla favola del re nudo. La verità dei fatti s'impone comunque, trova il modo di affermarsi". Per Siddi "la notizia non può essere considerata un reato, il giornalista non può essere punito per il solo fatto di essere testimone della verità. Il nostro Paese non dev'essere tra quelli considerati illiberali". Il segretario della Fnsi ha confermato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea di giustizia, a Strasburgo, nel caso il provvedimento divenisse legge, "i nostri legali stanno già lavorando a questo". E la prossima settimana (forse giovedì 3 giugno) è in programma una riunione di tutte le forze sociali coinvolte nella questione. "La notizia non si può mettere in prigione, lì devono andarci i delinquenti, i malfattori. occorre tenere alta la bandiera della libera informazione", ha concluso Siddi.

Subito dopo è stata la volta di Ferruccio de Bortoli, che ha parlato di "ddl pericoloso per la democrazia e non solo per la categoria dei giornalisti. Scongiurare gli abusi della professione è giusto, ma esprimere fastidio della libera stampa deve preoccupare". Il direttore del Corsera ha parlato di "tentativo di imbrigliare la stampa che non viene solo da questo governo, già in passato ci sono stati episodi anche se non si è raggiunto un testo così pericoloso come l'attuale".

Il ddl "limita l'attività dei colleghi, colpisce l'attività investigativa e rappresenta un forte vulnus per la democrazia".

De Bortoli ha detto inoltre che questa "non è una battaglia corporativa, riguarda anche lo stato di salute della stampa del nostro Paese e anche dell'opinione pubblica, che è l'architrave dello Stato. È giusto che non si facciano sconti su questo tema, sarebbe opportuno che ci fosse la massima trasparenza. Quando gli atti sono depositati non si può chiedere al giornalista di non tenerne conto".  Per de Bortoli sarebbe opportuno "trovare una soluzione concordata con gli operatori dell'informazione". Questa in corso "è una battaglia importante, decisiva, non è corporativa".

Anche il direttore de Il Tempo ha parlato di "battaglia di libertà" aggiungendo "siamo anche costretti a farla perché il nostro mestiere è vendere notizie.

Il ddl è frutto di imperizia e ignoranza ed anche di malignità". E se dal rappresentante della direzione de Il Fatto Quotidiano è venuto l'appello alla "disobbedienza civile, a una violazione di massa della legge, sotto l'egida della Fnsi e dell'Ordine nazionale dei giornalisti, di fronte a notizie certe", il direttore di Repubblica ha parlato subito di "ddl non sulle intercettazioni ma sulla libertà", ricordando che "il cittadino consapevole fa la qualità del Paese". Mauro ha aggiunto che il provvedimento in discussione introduce elementi "irrazionali e irragionevoli, cozza contro il principio della libertà di stampa" e inoltre - sulla base dei dati certi forniti dall'amministrazione della Giustizia, "il cittadino normale non deve temere nulla dalle intercettazioni".

Se c'è il problema della privacy - ha detto Mauro -, allora "si faccia un'udienza stralcio che coinvolga le parti in causa e di fronte ad un giudice terzo si definisce quali siano le cose rilevanti e che debbano essere rese pubbliche". Per il direttore di Repubblica è quindi un falso problema parlare di privacy e dire che siamo tutti intercettati, si può risolvere alla radice. In realtà "c'è il sospetto che si voglia interrompere il circuito dell'informazione e del diritto ad essere informati e il dovere di informare". Mauro ha detto inoltre "faremo di tutto per fare il nostro dovere, nessun atto di eroismo ma il dovere. Però prima bisogna fermare questa legge che cozza contro il diritto fondamentale di essere informati e di esercitare il diritto di cittadinanza". Quindi la proposta di "pubblicare tutti insieme uno stesso testo" di denuncia di questa situazione. (AGI)


INTERCETTAZIONI: MALINCONICO, CONTRARI E PREOCCUPATI

La Fieg non può che ribadire la sua ''contrarietà e preoccupazione'' al provvedimento sulle intercettazioni a introdurre nel nostro ordinamento limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori. Così il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, al termine del confronto tra i direttori di giornali, promosso oggi dalla Fnsi, sul ddl sulle intercettazioni. Il presidente della Federazione Italiana editori, ha ricordato come si dall'inizio dell'iter alla Camera la Fieg aveva proposto contrarietà a due temi: la limitazione del diritto di cronaca, in particolare della cronaca giudiziaria, che al Senato viene peggiorato escludendo la possibilità di dare notizia di inchieste, e l'aspetto sproporzionato delle sanzioni''. In particolare, ha rilevato ''per le sanzioni il problema va al di là del loro ammontare.

Ovvero non si tratta di un problema di quantum, ma di 'assetto' (il sistema dell'azienda editoriale com'è oggi è frutto di un equilibrio su cui si fonda il diritto della stampa)''. Ed ha assicurato il presidente della Fieg ''sul tema abbiamo insistito senza molta fortuna. E continuiamo a farlo ancora sulle criticità della norma per l'assetto editoriale''. (ANSA)



INTERCETTAZIONI: SIDDI (FNSI), NOTIZIA NON VA MESSA IN PRIGIONE

La notizia ''non si può mettere in prigione, lì devono andarci i delinquenti, i malfattori.

occorre tenere alta la bandiera della libera informazione''. Lo ha detto il segretario della Fnsi Franco Siddi, intervenendo all'iniziativa promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa e che ha chiamato a raccolta i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano.

''Il Ddl contiene - ha ribadito - divieti, censure preventive, è inaccettabile. I testi proposti dal legislatore sono inaccettabili''. per questo la Fnsi invita il Parlamento a compiere uno sforzo vero per trovare equilibrio che non travolga la verità dei fatti, di vita del Paese, di informazione libera''. Per Siddi ''non è in discussione il diritto o il principio della privacy ma la possibilità o meno di rendere noti ai cittadini quanto di un procedimento giudiziario dev'essere noto a tutti se è già noto alle parti in causa. Negare i fatti ci porta alla favola del re nudo''

Il nostro Paese ''non dev'essere tra quelli considerati illiberali''. Il segretario della Fnsi ha confermato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea di giustizia, a Strasburgo, nel caso il provvedimento divenisse legge, ''i nostri legali stanno già lavorando a questo. La prossima settimana (forse giovedì 3 giugno) è in programma una riunione di tutte le forze sociali coinvolte nella questione.

All'incontro hanno preso parte tra gli altri, da Roma Ezio Mauro(La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Corradino Mineo (Rainews 24), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita De Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni.

In collegamento video da Milano il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli. (ANSA)
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Di Loredana Morandi (del 25/05/2010 @ 09:25:38, in Magistratura, linkato 1554 volte)
Giustizia/ Csm riduce il tirocinio,
toghe in ufficio dopo 16 mesi

La riduzione riguarda i vincitori del penultimo concorso


Roma, 24 mag. (Apcom) - Il plenum straordinario del Csm, riunito oggi, ha approvato la riduzione di due mesi del tirocinio dei magistrati, fissando il tempo 'da praticanti' per i vincitori del penultimo concorso in sedici mesi, contro i diciotto normalmente previsti. Questo, secondo quanto ha spiegato il vicepresidente Nicola Mancino annunciando il proprio voto favorevole alla delibera, per "favorire l'ingresso dei nuovi magistrati negli uffici che sono rimasti sguarniti, visto che per tre anni non sono stati fatti concorsi".

Oltre a Mancino, hanno votato a favore della delibera tutti i consiglieri di Unicost (tranne Luisa Napolitano, astenuta), tutti i magistrati della corrente di centrodestra Magistratura Indipendente, gli esponenti di Md Livio Pepino e Fiorella Pilato e il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone. Voto contrario della consigliera di Md Ezia Maccora e di tutti i consiglieri laici, sia di centrodestra che di centrosinistra.

In conclusione, Mancino ha sottolineato che la delibera di oggi non risolve il problema delle cosiddette sedi disagiate, che "dovrà essere risolto anche ricorrendo ai trasferimenti d'ufficio". Per questo, il vicepresidente del Csm ha sollecitato le commissioni competenti a porre mano al fascicolo.

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Giustizia/ Mancino: Ribalta mediatica non può anticipare sentenze
Sensazionalismo è nemico verità, l'unica è quella giudiziaria

Roma, 24 mag. (Apcom) - Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino critica duramente "la rappresentazione mediatica dei processi". Intervenendo al seminario dell'Asp a Montecitorio sottolinea che "il sensazionalismo è spesso nemico della verità: il giudice deve rifuggire dalla ribalta mediatica perché questo non giova al prestigio della funzione. Allo stesso tempo, il giornalista anche quando è impegnato nella legittima ricerca della verità non può pretendere di sostituirsi al magistrato che emette sentenze".

"Nel nostro sistema - prosegue Mancino - la prova si forma durante il processo e nel contraddittorio delle parti. La giustizia non può trasformarsi in spettacolo. La ribalta mediatica non può anticipare le sentenze, contrapponendo una verità televisiva a quella giudiziaria. Vorrei che la verità fosse quella giudiziaria".

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Csm/ Mancino: Resti unico e mantenga la composizione attuale
"Sempre legittimi i progetti di riforma"

Roma, 24 mag. (Apcom) - "Grazie alla composizione mista dell'Assemblea plenaria del Csm, due terzi eletti dai magistrati, un terzo dal Parlamento, e all'autorevole presidenza affidata dalla Costituzione al capo dello Stato, il Csm si colloca in un delicato punto di snodo fra le istituzioni, il che gli consente di vigilare sull'autogoverno senza cadere vittima di tentazioni autoreferenziali e non perdendo di vista l'interesse generale". Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, parlando al seminario della stampa parlamentare a Montecitorio.

"Sono caratteristiche - ha proseguito - queste della composizione mista e della presidenza del Capo dello Stato che credo debbano essere mantenute anche all'esito di sempre legittimi progetti di riforma, così come credo debba essere mantenuta l'unicità dell'organismo, che garantisce l'unicità della cultura giurisdizionale che accomuna la magistratura requirente e quella giudicante".

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INTERCETTAZIONI: MANCINO(CSM), AUSPICO CONVERGENZA FRA OPPOSTI

(ASCA) - Roma, 24 mag - Lasciando il dibattito sui rapporti fra politica, magistratura e informazione organizzato dall'Associazione stampa parlamentare, il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino ha auspicato che sul testo di riforma delle intercettazioni sia trovato un accordo tra le diverse posizioni: ''Il mio migliore auspicio e' che ci sia una convergenza fra opposti. Mi auguro che nelle prossime ore possano essere rilevate le condizioni per un accordo condiviso''. Durante la conferenza il vicepresidente ha spiegato che la norma dovra' occuparsi di tutelare la privacy senza limitare le indagini: ''L'uso delle intercettazioni telefoniche come strumento di indagine deve essere regolato sulla base delle esigenze investigative, sulle quali l'autorita' giudiziaria ha una competenza innegabile. Quando si tratta poi di criminalita' organizzata transfrontaliera, l'interesse a che le indagini possano svilupparsi senza ostacoli non e' solo italiano''. ''Piu' problematico il tema della rappresentazione mediatica dei processi: il sensazionalismo - ha detto Mancino - e' spesso nemico della verita'. Occorre che il giudice rifugga dalla ribalta mediatica perche' questa non giova al prestigio della funzione. Anche il giornalista, pur impegnato nella legittima ricerca della verita', non puo' pretendere di sostiturisi al magistrato che emette sentenze''.

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Intercettazioni/ Mancino: Testo scorsa legislatura era meno tosto
Rammarico per mancata approvazione ddl Mastella

Roma, 24 mag. (Apcom) - Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino esprime "rammarico" per la mancata approvazione del ddl Mastella sulle intercettazioni nella scorsa legislatura. Parlando al seminario dell'Associazione stampa parlamentare, ha osservato: "Quel testo non era condivisibile in tutte le sue parti ma era meno tosto rispetto all'attuale". Il ddl Mastella fu approvato alla Camera e mai esaminato dal Senato.
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Di Loredana Morandi (del 25/05/2010 @ 07:28:27, in Politica, linkato 1211 volte)
Intercettazioni/ Ok commissione:ora ddl in aula.

Testo cambierà


Roma, 25 mag. (Apcom) - Alla fine, ce l'hanno fatta i senatori della maggioranza, dopo una maratona notturna di sei ore, ad approvare alle tre del mattino il testo del ddl di riforma delle intercettazioni - che nell'attuale versione impedisce ai giornalisti di pubblicare ogni atto d'indagine - con un provcvedimento che comunque dovrà cambiare prima del suo approdo in Aula. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è infatti arrivato ieri sera in Senato annunciando che "il testo della Camera è ancora il compromesso migliore sui punti più controversi della riforma" e che è su quello e non su altro che a Montecitorio, oltre un anno fa, il governo incassò la fiducia.

"Questa sera - sono state le parole del Guardasigilli di ieri a palazzo Madama - concluderemo i lavori in commissione. Ribadisco che il testo su cui il governo ha posto la fiducia è il testo della Camera, che ha rappresentato un compromesso alto tra i tre principi costituzionali in gioco: privacy, diritto di cronaca e quello relativo alle indagini". Una presa di posizione da parte di Alfano che in pochi, nel pomeriggio di ieri, si azzardavano a ipotizzare, ma che ha fugato ogni dubbio sulle intenzioni della maggioranza. Il ministro è infatti piovuto in commissione e ha difeso il testo varato l'anno scorso alla Camera con tanto di fiducia, bollandolo come "il miglior compromesso possibile" e sostenendo che, a parte la modifica dei presupposti per intercettare (dai 'gravi indizi di colpevolezza' ai 'gravi indizi di reato'), il resto "è frutto di iniziative parlamentari" e non dell'azione di governo.

Come a dire: per il governo il testo della Camera, più stringente di quello in discussione al Senato, è migliore. Per quanto riguarda "la pubblicazione degli atti dei processi e l'inasprimento delle sanzioni - ha promesso Alfano - rifletteremo ulteriormente nel passaggio tra commissione e Aula. Ciò detto - ha però aggiunto Alfano - il testo della Camera rappresenta ancor oggi per il governo un punto di compromesso molto significativo ed equilibrato". La parola, quindi, va ora ai tecnici di palazzo Grazioli e di via Arenula che, di concerto con i commissari di maggioranza, dovranno approntare le modifiche necessarie a superare le perplessità di Quirinale e società civile, in attesa che il testo approdi in Aula, probabilmente nella settimana tra il 7 e il 13 giugno.

***

Intercettazioni/Rush finale Senato.
Alfano:Tornare a testo Camera

Ma l'opposizione tira dritto. Il Pd: ritirare il testo di legge

Roma, 24 mag. (Apcom) - La maggioranza avrebbe voluto chiudere in nottata, ma l'opposizione sembrava tirar dritto con l'ostruzionismo, tanto che il Pd nel pomeriggio era tornato a chiedere per l'ennesima volta il ritiro del ddl. E' con questi presupposti che i senatori membri della commissione Giustizia del senato si apprestavano ad affrontare l'ultima volata per approvare il testo del ddl di riforma delle intercettazioni. Sulla porta della commissione, però, i senatori, stasera, hanno trovato una sorpresa: ad attenderli c'era il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha annunciato che "questa sera concluderemo i lavori in commissione.

Ribadisco - ha detto Alfano - che il testo su cui il governo ha posto la fiducia è il testo della Camera, che ha rappresentato un compromesso alto tra i tre principi costituzionali in gioco: privacy, diritto di cronaca e quello relativo alle indagini". Una presa di posizione da parte del GUardasigilli che in pochi, nel pomeriggio, si azzardavano a ipotizzare, ma che ha fugato ogni dubbio sulle intenzioni della maggioranza. Il ministro è infatti piovuto in commissione e ha difeso il testo varato l'anno scorso alla Camera con tanto di fiducia, bollandolo come "il miglior compromesso possibile" e sostenendo che, a parte la modifica dei presupposti per intercettare (dai 'gravi indizi di colpevolezza' ai 'gravi indizi di reato'), il resto "è frutto di iniziative parlamentari" e non dell'azione di governo.

Come a dire: per il governo il testo della Camera, più stringente di quello in discussione al Senato, è migliore. Per quanto riguarda "la pubblicazione degli atti dei processi e l'inasprimento delle sanzioni - ha promesso Alfano - rifletteremo ulteriormente nel passaggio tra commissione e Aula. Ciò detto - ha però aggiunto Alfano - il testo della Camera rappresenta ancor oggi per il governo un punto di compromesso molto significativo ed equilibrato". "Noi - ha aggiunto il Guardasigilli - non intendiamo imbavagliare nessuno, ma far sì che tutti i cittadini abbiano la possibilità di sperare di non essere intercettare senza motivo. Se l'opposizione immagina che il principio della tutela della privacy non venga più difeso perchè siamo diventati dell'idea che si può intercettare tutti i e tutto sempre, come una certa parte della sinistra ritiene, sarà delusa. Se invece l'opposizione si rende conto che è indispensabile intervenire sul tema delle intercettazioni non solo per quanto riguarda la pubblicazione degli atti, ma anche per quanto riguarda i presupposti necessari per intercettare, allora si potrà trovare un punto di compromesso".

Il Pdl è quindi chiamato ad accelerare l'esame del testo in Commissione per rimandare le modifiche dei punti più contestati all'Aula. "Su di essi - ha infatti spiegato nel pomeriggio il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri - la Commissione si è già pronunciata e quindi il testo resta a aperto a modifiche in Aula. Ora prima finisce l'esame in Commissione meglio è". Dello stesso avviso anche Filippo Berselli, presidente della Commissione, che per parte sua ha invitato i senatori a chiudere in serata. "Cercheremo di poter arrivare in Aula senza forzature nella settimana che comincia il 7 giugno. Due settimane - ha detto - sono una spazio temporale sufficiente per fare quelle modifiche utili ad evitare incognite alla Camera e di conseguenza un ritorno in quarta lettura al Senato".

"Se vogliono fare delle modifiche al testo, assolutamente inaccettabile, lo facciano in commissione Giustizia senza accelerare in maniera incomprensibile il passaggio in Aula", è stata però la replica della capogruppo dei Democratici in Commissione Silvia Della Monica, mentre l'atteggiamento dell'Idv è ancora di chiusura totale. "Discutere con maggioranza e governo del ddl sulle intercettazioni - ha detto il senaotre dipietrista Luigi Li Gotti - è purtroppo tempo perso, al Senato il centrodestra sta riuscendo nell'impresa di peggiorare un testo che già era indecente". In serata poi, il Pd ha chiesto di nuovo, con la capogruppo Anna Finocchiaro e il suo vice Luigi Zanda, il ritiro del provvedimento. Insomma, niente lascia presagire che l'opposizione possa rinunciare al proprio 'ostruzionismo costruttivo' e spianare la strada a un testo che nascerebbe comunque morto, vista l'annunciata volontà di cambiarlo poi in Aula. Un'apertura, questa, che è stata guardata con un po' di soddisfazione solo dal vicepresidente del Csm, Nicola Mancino: "Ad apprezzare si apprezza, ma poi bisogna vedere quale sarà il seguito. Mi auguro - ha detto - che le disposizioni siano non solo rivedute ma anche in maniera condivisa".

Dai deputati finiani del Pdl, invece, è di nuovo arrivata la richiesta di tornare al testo uscito dalla Camera l'anno scorso, testo che prevedeva la possibilità di pubblicare le intercettazioni per riassunto, norma che "garantiva - secondo Fabio Granata - il diritto di informare". E proprio a tutela di tale diritto oggi è stata un'altra giornata di mobilitazione: stamattina le associazioni Articolo 21, Popolo Viola, Micromega hanno tenuto un'assemblea pubblica al Teatro dell'Angelo infiammata soprattutto dalle parole del garante della privacy, Stefano Rodotà ("Su questo tema si assiste finalmente ad un risveglio civile dettato dalla consapevolezza del rischio che stiamo correndo", ha detto). Nel pomeriggio, infine, nuyovo incontro di tutti i direttori delle maggiori testate, i quali hanno sottoscritto un documento, da pubblicare domani, nel quale si ribadisce che è giusto e doveroso difendere il diritto alla privacy dei cittadini ma il ddl sulle intercettazioni va fermato perchè si spinge ben oltre minando i pilastri della democrazia, cioè la libertà di stampa e il diritto all'informazione.
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 20:47:10, in Magistratura, linkato 1395 volte)
In scena a momenti...

INTERCETTAZIONI: ANM,

NON SI POTRANNO PIU' DARE NOTIZIE


17:50 24 MAG 2010

(AGI) - Roma, 24 mag - Il ddl sulle intercettazioni "va a incidere in modo negativo sia sul versante dell'informazione sia su quello della sicurezza dei cittadini". Lo ha detto il segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati Giuseppe Cascini intervenendo alla manifestazione indetta dai firmatari dell'appello 'per la liberta' di informazione, per le liberta' costituzionali, no alla legge bavaglio' che si e' tenuta al teatro dell'Angelo di Roma.

"Quanto alla liberta' di stampa - ha proseguito Cascini -,gli effetti sono paradossali perche' non sara' possibile dare alcuna notizia, anche di sicuro interesse pubblico, fino alla chiusura delle indagini". " Per il segretario dell'Anm "tale divieto di pubblicazione rappresenta un'inaccettabile limitazione al diritto/dovere di informazione e di cronaca garantito dall'articolo 21 della Costituzione".

Sul versante della capacita' investigativa di forze dell'ordine e magistrati, ha quindi proseguito Cascini - "e' di tutta evidenza che il complesso di norme da approvare o in discussione rendera' impossibile l'uso delle intercettazioni ambientali per gravi reati, dagli omicidi ai sequestri di persona, dalle violenze sessuali ai reati di immigrazione clandestina, fino al riciclaggio e alla corruzione. E seppure si riuscissero a fare le intercettazioni potrebbero durare soltanto due mesi, un tempo talmente breve da renderle sostanzialmente inutili".

"Gli effetti - conclude il magistrato - saranno devastanti anche per le indagini per i reati legati alla criminalita' organizzata perche' per individuare le attivita' di un'organizzazione criminale si deve partire dagli accertamenti su reati come l'usura, la corruzione o il riciclaggio. Questa legge, rendendo piu' difficile l'accertamento di questi reati, fara' diventare impenetrabile l'invisibilita' delle organizzazioni criminali".


Intercettazioni, Anm: non sarà più possibile dare notizie

ROMA (Reuters) - Il disegno di legge sulle intercettazioni avrà ripercussioni negative sia sul versante dell'informazione che su quello della sicurezza dei cittadini.

Lo ha detto oggi il segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, intervenendo alla manifestazione indetta dai firmatari dell'appello "Per la libertà di informazione, per le libertà costituzionali, no alla legge bavaglio" che si è tenuta a Roma.

"Quanto alla libertà di stampa -- ha detto Cascini, secondo quanto riferito da una nota -- gli effetti sono paradossali perché non sarà possibile dare alcuna notizia, anche di sicuro interesse pubblico, fino alla chiusura delle indagini... Un'inaccettabile limitazione al diritto/dovere di informazione e di cronaca garantito dall'articolo 21 della Costituzione".

Il ddl, ancora in discussione alla commissione Giustizia del Senato, dove è stato modificato rispetto alla versione votata alla Camera lo scorso anno, pone dei paletti all'uso delle intercettazioni come strumento d'indagine e limita la possibilità dei media di divulgarle insieme a quasi tutti gli altri atti di indagine.

Per maggioranza e governo si tratta di tutelare la privacy dei cittadini, violata da "abusi" nel ricorso alle intercettazioni da parte dei pm e dalla loro pubblicazione sui media.

Per un ampio fronte di oppositori -- centrosinistra, magistrati, investigatori e associazioni di giornalisti -- il ddl ostacolerebbe invece le indagini e impedirebbe la pubblicazione di notizie importanti su figure di pubblico interesse.

Secondo Cascini, inoltre, "sul versante della capacità investigativa di forze dell'ordine e magistrati il complesso di norme da approvare o in discussione renderà impossibile l'uso delle intercettazioni ambientali per gravi reati, dagli omicidi ai sequestri di persona, dalle violenze sessuali ai reati di immigrazione clandestina, fino al riciclaggio e alla corruzione".

"Gli effetti -- continua il segretario generale del sindacato delle toghe -- saranno devastanti anche per le indagini per i reati legati alla criminalità organizzata, perché per individuare le attività di un'organizzazione criminale si deve partire dagli accertamenti su reati come l'usura, la corruzione o il riciclaggio".

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La LEGGE-BAVAGLIO
Intercettazioni, "Ddl aperto a modifiche"
Anm: "Non si potranno più dare notizie"

Stasera il via libera in Commissione, poi toccherà all'Aula. Gasparri: "Prima si finisce e meglio è". Bocchino: "Tornare al testo della Camera". Allarme dell'Associazione nazionale magistrati: "Si tocca l'articolo 21 della Costituzione"

Intercettazioni, "Ddl aperto a modifiche" Anm: "Non si potranno più dare notizie" Nicola Mancino

ROMA -Prima l'apertura alle modifiche del Guardasigilli, poi la disponibilità del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: "Cambiamenti al Ddl sulle intercettazioni? Se ne può parlare". Sono ore decisive per il varo del testo che limita fortmente la pubblicazione delle intercettazioni, prevedendo sanzioni durissime per giornalisti ed editori. Davanti a una mobilitazione massiccia, il governo ha fatto una parziale marciaindietro. Che le parole di Alfano testimoniano. Ma questo non significa che la partita sia già risolta.

Dalla maggioranza, però, i segnali di appartente disponibilità si moltiplicano. "Ci siamo visti per parlare delle intercettazioni e della manovra economica. Sulle intercettazioni pensiamo che prima si finisce e meglio è. Il testo deve rimanere aperto in Aula" dice il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri dopo il faccia a faccia con il vice capogruppo vicario, Gaetano Quagliarello e Fabrizio Cicchitto. "Sui punti controversi la Commissione si è già pronunciata - continua Gasparri - e prevede il licenziamento del ddl con la seduta notturna che comincia alle 21 in commissione Giustizia". Poi sarà una riunione dei capigruppo  decidere l'approdo in aula del provvedimento.

Nel frattempo le toghe restano caute dopo le aperture del Pdl. "Un impegno apprezzabile quello del ministro Alfano, ora si tratta di vedere il contenuto -  dice il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino -. Il mio migliore auspicio e' che ci sia una convergenza fra opposti. Mi auguro che nelle prossime ore possano essere rilevate le condizioni per un accordo condiviso''.

Dura e preoccupata l'Anm, scondo la quale il ddl "va a incidere in modo negativo sia sul versante dell'informazione sia su quello della sicurezza dei cittadini". Per il segretario Cascini gli effetti sulla libertà di stampa sono paradossali perchè non sarà possibile dare alcuna notizia, anche di sicuro interesse pubblico, fino alla chiusura delle indagini". Per Cascini "tale divieto di pubblicazione rappresenta  un'inaccettabile limitazione al diritto/dovere di informazione e di cronaca garantito dall'articolo 21 della Costituzione".

Freddo anche il Pd. "Vedremo che succederà e vedremo che cosa proporranno. Io so che finora in Commissione sono stati sordi a qualsiasi nostra proposta ragionevole di modifica e correzione. Il testo che stiamo discutendo per ora è una mistificazione" dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori democratici. Mentre Silvia Della Monica, capogruppo PD in commissione Giustizia avverte: "'Se la maggioranza e il governo vogliono fare delle modifiche lo facciano in commissione Giustizia senza accelerare in maniera incomprensibile il passaggio in aula"

Scettico sui colpi di mano è anche il finiano Italo Bocchino, presidente di Generazione Italia: "Sulle intercettazioni sta emergendo la necessità di sposare la linea della prudenza e della mediazione, tornando all'equilibrato testo che fu varato dalla Camera. E' opportuno sgombrare presto il campo da alcune previsioni che minano alla radice la tenuta del provvedimento, come il divieto di pubblicazione per riassunto degli atti e le megamulte agli editori". Per il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, infine, in Italia ''si e' esagerato'' con l'abuso di intercettazioni, ''ora pero' non bisogna esagerare nel senso opposto''.

(La Repubblica 24 maggio 2010)
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 17:14:29, in Osservatorio Famiglia, linkato 3383 volte)
Hip, hip, hurrà! Finalmente un piccolo freno alla pornografia! Complimenti alla magistratura e ai ragazzi della Benemerita. Questa gente deve essere stroncata, perché per 1 solo episodio nel real è necessario considerare che l'adescamento ai danni di minori su web è devastante. L.M.

Arrestata pornostar

Atti osceni davanti a minori


Al termine di una serata in discoteca è stata arrestata Brigitta Bulgari, pornostar di fama internazionale, i carabinieri la accusano di "atti osceni" in presenza di minori.

Perugia, 24 maggio 2010 - Brigitta Kocsis, 'alias' Brigitta Bulgari, nota attrice porno di fama internazionale è stata arrestata dai carabinieri al termine di una serata in una discoteca di Montebelluna, in provincia di Treviso. Nei confronti dell'attrice è stata, infatti, emessa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita nelle prime ore di ieri, al termine di un'indagine condotta dai carabinieri della compagnia di Gubbio in relazione a uno spettacolo che la nota pornostar aveva fatto nel febbraio scorso all'interno di una discoteca di Fossato di Vico, in provincia di Perugia.

Le indagini dei carabinieri erano scattate dopo che, nel territorio di Gubbio, era stato pubblicizzato, con affissione di manifesti e consegna di volantini, uno spettacolo della pornostar, previsto per il 27 febbraio scorso all'interno della discoteca di Fossato di Vico. Nei giorni successivi all'evento i militari erano venuti a conoscenza del fatto che l'attrice aveva effettuato un vero e proprio spettacolo hard, documentato con filmini amatoriali e foto effettuate con telefoni cellulari.

Commenti sulla serata erano apparsi anche su 'Facebook', anche da parte di alcuni minori di 16 e 18 anni. Secondo quanto riferito dai carabinieri, dalla visione dei filmati e delle foto, si vedeva in maniera molto chiara che l'attrice, oltre ad aver effettuato uno spettacolo di nudo integrale, appoggiata su un divano si toccava pubblicamente. Identificati dai militari anche alcuni minori che avevano assistito alla serata e che, una volta sentiti, hanno raccontato come l'attrice avesse permesso di farsi toccare per tutto corpo e di farsi fotografare con i clienti. Secondo gli investigatori, quindi, la serata aveva assunto le caratteristiche di un vero e proprio spettacolo 'hard'.

In particolare Brigitta Bulgari è accusata di aver compiuto, in quella occasione "atti osceni consistiti nell'essersi spogliata completamente ed essersi esibita, anche in un'esplicita masturbazione, all'interno di un locale aperto al pubblico, privo di autorizzazione per tali spettacoli ed alla presenza di minori e per averli sfruttati per realizzare l'esibizione stessa". Dopo le formalità di rito la donna è stata condotta presso la casa circondariale 'Baldenich' di Belluno. Nella stessa circostanza sono stati notificati gli avvisi di garanzia anche nei confronti del titolare del locale di Fossato di Vico e di un collaboratore di Marsciano, che avrebbe caldeggiato la serata. (fonte AGI)

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Sono scattate oggi le manette per la pornostar ungherese 27enne Brigitta Cochise, in arte Brigitta Bulgari, accusata di pornografia minorile e atti osceni in luogo pubblico. L'episodio che ha fatto partire l'indagine risale al 27 febbraio scorso, ...
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