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 .. g.q. cat vintage ..... di Lunadicarta
 
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Il male non sta solo nell'atto di compiere il male, sta nel non prendere posizione contro il male.

Oriana Fallaci
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Centaro ha preso alla lettera Cascini ??? Pazzesco...
La mia impressione? L'unico al parlamento che rammenti di essere stato magistrato è Casson del PD. L.M.


Intercettazioni, proposta nuova modifica
con una proroga per non oltre 48 ore

Caselli: vanno potenziate, non mortificate e complicate
Domani vertice a palazzo Grazioli per mettere a punto il ddl
     

ROMA (7 giungo) - L’appuntamento è per domani mattina alle 9, a palazzo Grazioli. Silvio Berlusconi rientrerà a Roma giusto in tempo per non mancare. L’Ufficio di presidenza del Pdl si riunirà per fare il punto della situazione in vista delle prossime scadenze parlamentari dopo le polemiche di questi giorni sul ddl intercettazioni. Un primo emendamento potrebbe prevedere una proroga dopo i 75 giorni di intercettazioni ma solo di 24 ore in 24 ore ma sembra per non oltre 48 ore.

Al primo punto dell’ordine del giorno figura l’esame del testo sulle intercettazioni. Con ogni probabilità, infatti, sarà proprio il massimo organo rappresentativo del Popolo della libertà a preparare la versione definitiva delle modifiche da apportare al disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche. A mezzogiorno si terrà la commissione Giustizia del Senato per terminare l’esame degli emendamenti e rispedire il testo in aula. E sarà in quella sede, dalle 16.30, che verranno presentate anche le nuove modifiche del centrodestra tradotte in emendamenti.

Maroni: trovata una buona soluzione per le intercettazioni ambientali. «Abbiamo trovato una buona soluzione sulle intercettazioni ambientali, perché c’erano questioni in sospeso, per le limitazioni considerate eccessive dalla polizia». Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, stamani a Como per la firma del patto per la sicurezza per il Lario. Maroni si è detto «soddisfatto delle soluzioni trovate, che accolgono le richieste degli investigatori» e allo stesso tempo ha sottolineato il successo dell’operazione contro il clan dei casalesi conclusa oggi, definita «un’operazione straordinaria».

Caselli: vanno potenziate e non mortificate e complicate. «Le intercettazioni sono e dovrebbero continuare a essere uno strumento indispensabile, da potenziare, da affinare, da perfezionare, sicuramente non da complicare o addirittura da mortificare come la riforma in cantiere corre il rischio di fare». Parole del procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli. «La nuova legge prevede che possano durare soltanto 75 giorni, che sono pochi. Anzi - ha concluso Caselli - l’esperienza ci insegna che spesso non servono assolutamente a nulla. Successivamente a questo termine c’è l’idea di prorogarle di 24 ore in 24 ore, ma confesso che quando ho sentito parlarne alla televisione mi sono chiesto se capivo bene, perché mi sembra una cosa davvero difficile da inquadrare».

L'articolo prosegue su Il Messaggero



Funzionari di polizia a Fini: ddl, effetti devastanti. «Se il problema fosse davvero e solo quello di evitare, da un lato, l’abuso di uno strumento che resta assolutamente insostituibile sotto il profilo investigativo e, dall’altro, quello di comprimere i costi in termini di diritti non si comprende perché si colpisca a monte con ingiustificabili divieti e preclusioni, confezionando una cura che rischia di produrre effetti ben più devastanti sulla sicurezza dei cittadini del male che si vuole prevenire. Le intercettazioni sono un prezioso strumento di ricerca della prova di cui l’intero apparato investigativo a disposizione della magistratura e delle forze di polizia non può davvero fare a meno». Parola di Enzo Marco Letizia a nome dei funzionari di polizia che si sono rivolti al presidente della Camera Gianfranco Fini.

Possibilità di continuare ma con “paletti” di 48 ore. Se dalle indagini dovesse emergere che le intercettazioni possono consentire «l’acquisizione di elementi fondamentali per l’accertamento del reato per cui si procede o che dalle stesse possano emergere indicazioni rilevanti per impedire la commissione» di un reato intercettabile, il Pm con decreto «eventualmente reiterabile ricorrendone i presupposti» potrà disporre autonomamente il controllo delle comunicazioni «per non oltre 48 ore». È quanto si legge in una bozza dell’emendamento al ddl Intercettazioni che il relatore Roberto Centaro presenterà domani in Senato.

Calipari: governo ascolti chi opera sul campo. «Trovo incredibile il comportamento del Governo che si ostina ad andare avanti con il Ddl sulle intercettazioni non sentendo, o non volendo ascoltare, le ragioni di chi opera in prima linea contro la ‘ndrangheta e la criminalità organizzata». Lo ha dichiarato Rosa Villecco Calipari, vice presidente del gruppo PD alla Camera. «Stamane il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo - ha sostenuto Calipari - ieri il procuratore aggiunto di Milano, Spataro e giorni fa il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gratteri, sono intervenuti per sottolineare che le più importanti inchieste contro la ‘ndrangheta e la criminalità hanno prodotto grandi risultati grazie allo strumento delle intercettazioni».

Bonino: modo di legiferare demenziale. «Il modo di legiferare adottato in tema di intercettazioni è demenziale». Lo dice a Radio Radicale la vice presidente del Senato, Emma Bonino. «Oggi - spiega - leggiamo sui giornali che sono in arrivo nuovi emendamenti del governo, quindi si renderà necessario riaprire i termini e domani si tornerà verosimilmente in commissione per esaminare dei testi che, al momento, non sono ancora nella disponibilità degli uffici del Senato».

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Bravo, bravo, bravo. Bella l'intervista, ottime le risposte. Sia imperitura lode ed onore  al dott. Robledo e anche al dott. Cajani e al giudice Oscar Magi. Hasta la victoria giudiziaria siempre agli eroi del diritto!  E complimenti anche a Massimo Mucchetti. Cmq il meme è un "virus" che colpisce  soprattutto le persone,  meglio identificabile come una operazione di neuromarketing via web, ad alto contenuto di esplosività demagogica (colui che lancia un meme pratica l'istigazione a delinquere). Tutta la verità, niente altro che la verità, lo giuro:  lo stanno usando contro di me da 22 mesi come ritorsione e  contestuale provocazione le società commerciali che sfruttavano UniNapoli  (e quelle del circuito) e la microcriminalità assoldata per l'affare, perché io ho sottratto il server ad una rete illegale per il file sharing. L.M.

L’intervista - Il magistrato di Milano che ha ottenuto la condanna della società

Il pm, la privacy e Google: loro vogliono il Far West
Robledo al contrattacco: aggressione mediatica


MILANO — «L’intervista di Schmidt al Financial Times fa cadere le braccia…». Alfredo Robledo è il pm di Milano che con il collega Francesco Cajani, ha ottenuto la condanna di Google per violazione della privacy di un bambino down. Da buon napoletano, tende a sorridere. Anche dei cow boy del web.

Dottor Robledo, l’amministratore delegato di Google ha giudicato come bullshit (str…, ndr) la sentenza di Milano.

«È sconfortante. Mi sembra di risentire Nicole Wong, la responsabile legale di Google. Quando le chiedemmo se in casi di emergenza, con la vita delle persone in gioco, Google fosse disposta a dare subito informazioni agli inquirenti, la signora Nicole rispose che ci voleva una rogatoria internazionale, alla quale la società avrebbe risposto a sua discrezione. I dati, aveva aggiunto, li cancelliamo ogni 30 giorni. Abbiamo dimostrato in giudizio che le cose stanno diversamente. E che fa Schmidt? Dice che la procura prende tre persone a caso e il giudice le colpisce, che insomma spariamo nel mucchio.. Non lo faccio perché, come diceva Buffon, lo stile è l’uomo, ma per farmi capire da lui dovrei usare quella sua stessa parola».

Come avete individuato gli imputati?

«Abbiamo attribuito le responsabilità penali sulla base delle funzioni esercitate nel caso specifico. Non è stato agevole».

Già, Google è ovunque e al tempo stesso in nessun luogo.

«Non nel nostro caso. Ci siamo attenuti ai fatti. Anche i fatti fessi».

Sarebbe a dire?

«Come altrimenti qualificare l’episodio di uno dei tre condannati che, raggiunto a Milano durante un convegno dagli agenti che gli devono consegnare l’avviso di garanzia e di comparizione per l’interrogatorio, nega di aver a che fare con Google?».

Chi è costui?

«Peter Fleischer, allora direttore della policy Google per la privacy in Europa e poi promosso a livello mondo».

Google vi accusa di voler innescare censure con la scusa della privacy.

«Vuole una battuta o una risposta seria? ».

Una risposta seria che faccia sorridere.

«Ci provo: il primo emendamento della Costituzione americana pone la libertà di espressione sopra qualsiasi altra iniziativa legislativa, ma la Costituzione americana è una norma locale».

Locale?

«Sì. In Italia e in Europa la libertà di espressione trova un suo confine nel rispetto dei diritti delle persone, tra i quali spicca quello alla privacy. Bisogna che Google se ne faccia una ragione».

Patriottismo giuridico.

«Primo, a inquisire e giudicare Google sono stati magistrati indipendenti della Repubblica Italiana. Secondo, il diritto italiano ed europeo ha origini antiche. Senza risalire, come pur si dovrebbe, all’epoca classica, è con Martin Lutero e la Rivoluzione francese che nasce e si consolida la libertà di coscienza. Dunque, piano con le lezioni ex cathedra…».

Non rischia la retorica?

«No. La libertà non esiste senza responsabilità. Rispettare le sentenze è principio di libertà e di democrazia. Capirle aiuta a rispettarle».

Eric Schmidt non capisce?

«Non proprio. La sua è volontà esibita di non comprendere nel quadro di un’aggressione mediatica che ha avuto, tre le sue conseguenze, le minacce on line al giudice Oscar Magi».

In verità, il capo di Google solleva anche problemi reali. Per esempio, il diritto fatica a tenere il passo di Internet.

«Non ci vuole un genio per porre il problema. È per trovare la soluzione che servono intelligenza, volontà, senso di responsabilità e, ancor più, la disponibilità ad accettare la pluralità delle culture, e dunque delle legislazioni. In questo contesto, per noi, italiani ed europei, sono irrinunciabili i diritti della persona. Mi par di capire, invece, che Schimdt teorizzi, pratichi e difenda il Far West e poi lamenti l’inadeguatezza della legge. Un po’ troppo comodo, non le pare?».

Google dice: prova e correggi.

«Ottimo. Ma la sentenza dice che non ci ha provato».

La magistratura esige controlli ai fini della privacy su quanto organizzato dal motore di ricerca che Google reputa impossibili.

«Mistificazione. La magistratura non ha mai detto quali controlli effettuare. Non viola la libertà delle imprese. Ma ha fatto emergere come Google non avesse messo in atto gli accorgimenti che già aveva disponibili dal 2003. Per esempio, la possibilità di togliere subito i contenuti offensivi. Filtri…».

Potrebbe essere censura.

«Stiamo parlando di privacy, non di notizie od opinioni».

Tanto per capire, lei, il pm di Google, che cosa pensa del decreto sulle intercettazioni?

«Del decreto non saprei: non è ancora stato approvato. Delle intenzioni che lo ispirano, invece, direi che, con la scusa di affrontare problemi reali, cerca di risolvere i problemi di autoconservazione delle caste e delle cricche, di impedire il formarsi di un’opinione pubblica sui poteri politici ed economici. Nel nostro caso, invece, la censura è un meme che ha messo in giro Google ».

Un meme?

«Sì, il meme è una sorta di virus informatico che tende a riprodursi da solo».

Il confine tra tutela della privacy e censura non è sempre chiaro.

«Per questo chiediamo uno sforzo comune, direi di autoregolazione. E interveniamo sui fatti specifici. Le dice niente che, dopo l’acquisizione di YouTube, Google ha cominciato a usare i filtri che prima aveva e non usava?».

Mi dice che, prima, c’era da fare concorrenza e dopo meno.

«Appunto. D’altra parte, il romanticismo libertario di Schmidt si manifesta nella sua pienezza quando dice che non ce l’ha comunque con l’Italia visto che è parte del molto redditizio mercato europeo».

Massimo Mucchetti per il Corriere Sera
06 giugno 2010 (ultima modifica: 07 giugno 2010)
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Di Loredana Morandi (del 07/06/2010 @ 11:57:07, in Magistratura, linkato 1376 volte)
Trovato !






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Di Loredana Morandi (del 07/06/2010 @ 08:48:47, in Magistratura, linkato 1331 volte)
Ieri purtroppo ho perso la puntata della trasmissione della Annunziata. E' utile dire che mamma Rai e i suoi orripilanti copyright Microsoft impedisce ai sistemi operativi meno evoluti di fruire delle sue opere via web.
Non sono la sola, ma visto che viviamo in democrazia, suppongo che il "Servizio pubblico" dovrebbe come minimo concedere ai suoi fruitori l'utilizzo di TUTTI i player. Questa protesta l'ho già fatta in occasione della trasmissione web da Bologna di Santoro, perché 'sti qui son tutti bravi a parlare di "libera informazione" ma convivono con la propria abissale ignoranza tecnologica e ancora nel pomeriggio prima della trasmissione erano censurati e sotto copyright Microsoft con i plugin del pessimo lettore Silver Light.
Attendo di vedere il video su YouTube... e non appena lo trovo, lo inserirò per chi ha perso l'interessantissima puntata con il dott. Spataro. L.M.

Intercettazioni, Spataro: irragionevole
Protesta Anm non e' fine a se stessa

Intercettazioni, Spataro: irragionevole (ANSA) - MILANO, 6 GIU - I limiti di tempo delle intercettazioni previsti nel ddl sono irragionevoli. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Milano, Spataro. Che e' intervenuto anche sulla protesta dell'Anm, sostenendo che non e' fine a se stessa. 'Solo partendo dalla proposta di un archivio riservato per le intercettazioni, e non dalla loro limitazione, ci puo' essere una riforma condivisa' dice, intervistato dalla Annunziata. Le intercettazioni sono 'il piu' importante strumento contro la criminalita'.


Manovra/ Spataro: I Magistrati scioperano per equità fiscale
"Non vogliono apparire unici non disposti a sacrifici"

Roma, 6 giu. (Apcom) - Armando Spataro, procuratore aggiunto di Milano, difende lo sciopero dei magistrati rispondendo al Tg3 nell'anticipazione di 'In 1/2 ora', la trasmissione di Lucia Annunziata che lo ospita. Spataro mette in rilievo "la necessità che l'equità fiscale imponga sacrifici per tutti. I magistrati non vogliono assolutamente apparire gli unici non disposti a partecipare ai sacrifici. Ma se il debitore ha dei problemi si può accettare che mi dica pago fra tre anni, non si può accettare che dica: ho problemi, non pago affatto".
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Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 12:05:03, in Magistratura, linkato 1353 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



Le ragioni della protesta contro la manovra economica


 
I magistrati italiani sono consapevoli della crisi economica in cui versa il Paese e non intendono sottrarsi al loro dovere di cittadini e di contribuenti, ma devono denunciare che le misure approvate dal Governo sono ingiustamente punitive nei confronti loro e di tutto il settore pubblico.

E’ inaccettabile essere considerati non una risorsa, ma un costo o addirittura uno spreco per la giustizia.
 

QUESTA MANOVRA:
 

- incide unicamente sul pubblico impiego, senza colpire gli evasori fiscali (già beneficiati da numerosi condoni), i patrimoni illeciti, le grandi rendite e  le ricchezze del settore privato;

- paralizza l’intero sistema giudiziario, scredita e mortifica il personale amministrativo;

- svilisce la dignità della funzione giudiziaria e mina l’indipendenza e l’autonomia della magistratura;

- incide in misura rilevante sulle retribuzioni dei magistrati nella prima fase della carriera, e soprattutto dei più giovani, che subiscono una riduzione di stipendio fino al 30 per cento. Questo significherà allontanare i giovani dalla magistratura ed avere, per il futuro, magistrati meno qualificati e professionalmente adeguati;

- colpisce in maniera iniqua, indiscriminata e casuale. Ad esempio, un pubblico dipendente (magistrato o altro funzionario) con uno stipendio lordo di 150.000 euro subirà un taglio di stipendio di 3.000 euro lordi l’anno (cioè il 2% dello stipendio), mentre un magistrato di prima nomina con uno stipendio lordo di circa 40.000 euro subirà tagli complessivi per circa 10.000 euro lordi l’anno (circa il 25% dello stipendio).

- Sta già provocando un massiccio “esodo” di magistrati, gravemente penalizzati dalle misure concernenti il trattamento di fine rapporto, con conseguente grave scopertura degli organici già in sofferenza.
 

CHIEDIAMO


al Governo interventi strutturali che consentirebbero di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare risorse per lo Stato, secondo le proposte più volte avanzate dalla magistratura associata:

la soppressione dei piccoli Tribunali e delle sezioni distaccate di Tribunale misure che consentirebbero di risparmiare, a regime, decine di milioni di euro;
il recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia, circa 1 miliardo di euro l’anno;
la sospensione dei processi con imputati irreperibili (che costano decine di milioni di euro solo per il pagamento delle spese di patrocinio);
 

I magistrati intendono denunciare all’opinione pubblica e al Paese le gravi disfunzioni del sistema giudiziario, rappresentando le attività di supplenza di cui si fanno carico quotidianamente nell’interesse dei cittadini.
 

Il Comitato Direttivo Centrale dell’ANM
 

PROCLAMA
 

- l’astensione dal lavoro, unitamente alle altre magistrature, per il giorno 1 luglio;

- delibera l’organizzazione di assemblee tra l’8 e il 18 giugno, anche unitamente a tutte le componenti firmatarie del Patto per la Giustizia, per rappresentare alla opinione pubblica la situazione di grave disagio in cui versano i magistrati  e simulare gli effetti della mancata supplenza;

- delibera l’organizzazione, nella settimana dal 21 al 25 giugno, di una o più giornate di mobilitazione e di protesta con sospensione delle attività di supplenza, delegando le sezioni distrettuali a individuare le giornate di protesta e le modalità di attuazione, nei limiti delle indicazioni allegate e secondo le specifiche esigenze dei singoli distretti;

- delibera l’istituzione di un ufficio di assistenza e consulenza legale per i magistrati per l’eventuale proposizione di azioni giudiziarie.  
 

Roma, 5 giugno 2010

Il Comitato Direttivo Centrale


* * *



Associazione Nazionale Magistrati



Le attività di supplenza che i magistrati intendono denunciare:
 

SETTORE CIVILE
 

A)  L’udienza deve essere svolta con l’assistenza del cancelliere che, secondo la previsione dell’art. 130 c.p.c., redige il processo verbale dell’udienza sotto la direzione del giudice;

B)  L’udienza deve essere svolta con la presenza delle sole parti e dei difensori di ciascuna procedura trattata ex art. 84 disp. att. c.p.p.;

C) I contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell’udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze;
 
Le suindicate indicazioni possono essere applicate anche alle controversie trattate davanti al giudice del lavoro.
 

SETTORE PENALE
 

A)  All’udienza i processi ed i testimoni devono essere chiamati dall’ufficiale giudiziario;

B)  Deve essere assicurato che i testimoni rimangano appartati durante l’udienza (art. 149 disp. att. c.p.p.)  e che si evitino i contatti tra vittime e imputati negli edifici giudiziari (art. 8 della Decisione quadro dell’Unione Europea del 15 marzo 2001 relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale);

C)  Nei giorni della protesta devono essere sospesi i colloqui diretti tra PM e difensori;

D)  Deve essere disposta l’interruzione dell’udienza non appena il cancelliere abbia completato l’orario giornaliero di lavoro, in assenza di autorizzazione allo straordinario, evitando di chiedere loro prestazioni gratuite;

E)  I contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell’udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze.
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Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 12:02:44, in Magistratura, linkato 1491 volte)
Manovra/ Anm:
No udienze senza cancellieri,
così 'sciopero bianco'

Preparato 'vademecum' in vista di proteste tra 21 e 25 giugno

 Roma, 5 giu. (Apcom) - Udienze sospese "non appena il cancelliere abbia completato l'orario giornaliero di lavoro, in assenza di autorizzazione allo straordinario, evitando di chiedere loro prestazioni gratuite"; ma anche stop ai "colloqui diretti tra pm e difensori". Sono alcune delle regole per le 'sciopero bianco' dei magistrati, dettate dall'Anm in un vademecum preparato proprio in vista delle giornate di protesta contro i tagli contenuti nella manovra, che verranno fissate tra il 21 e il 25 giugno. In quell'occasione le toghe si asterranno da tutte le "attività di supplenza" che normalmente svolgono per le carenze del personale amministrativo.

Le regole per il settore civile, comprese le cause di lavoro: "l'udienza deve essere svolta con l'assistenza del cancelliere che, secondo la previsione dell'art. 130 c.p.c., redige il processo verbale dell'udienza sotto la direzione del giudice; l'udienza deve essere svolta con la presenza delle sole parti e dei difensori di ciascuna procedura trattata ex art. 84 disp. att. C.p.p.; i contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell'udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze".

Per il settore penale, il 'vademecum' prevede che all'udienza "i processi e i testimoni devono essere chiamati dall'ufficiale giudiziario"; "deve essere assicurato che i testimoni rimangano appartati durante l'udienza e che si evitino i contatti tra vittime e imputati negli edifici giudiziari (art. 8 della Decisione quadro dell'Unione Europea del 15 marzo 2001 relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale); nei giorni della protesta devono essere sospesi i colloqui diretti tra pm e difensori; deve essere disposta l'interruzione dell'udienza non appena il cancelliere abbia completato l'orario giornaliero di lavoro, in assenza di autorizzazione allo straordinario, evitando di chiedere loro prestazioni gratuite; i contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell'udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze".


MANOVRA: ANM, IL VADEMECUM
PER LO 'SCIOPERO BIANCO' DI GIUGNO

(AGI) - Roma, 5 giu. - Un 'vademecum' per mettere in atto uno 'sciopero bianco' in una o piu' giornate tra il 21 e il 25 giugno. E' quello stilato dall'Associazione nazionale magistrati, che delega le sezioni distrettuali a individuare date e modalita' di protesta.

Nel settore civile, il sindacato delle toghe invita i magistrati a svolgere l'udienza solo con l'assistenza del cancelliere che, secondo la previsione dell'articolo 130 del codice di procedura civile, redige il processo verbale dell'udienza sotto la direzione del giudice.

L'udienza, sottolinea l'Anm, deve essere svolta con la presenza delle sole parti e dei difensori di ciascuna procedura trattata. I contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell'udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze.

Tali indicazioni possono essere applicate anche alle controversie trattate davanti al giudice del lavoro.

Per quanto riguarda il penale, all'udienza i processi e i testimoni devono essere chiamati dall'ufficiale giudiziario, deve essere assicurato che i testimoni rimangano appartati durante l'udienza e che si evitino i contatti tra vittime e imputati negli edifici giudiziari.

Nei giorni della protesta devono essere sospesi i colloqui diretti tra pm e difensori e deve essere disposta l'interruzione dell'udienza non appena il cancelliere abbia completato l'orario giornaliero di lavoro, in assenza di autorizzazione allo straordinario, evitando di chiedere loro prestazioni gratuite. Infine, cosi' come nel settore penale, i contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell'udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di apposite istanze.
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Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 11:57:34, in Sindacati Giustizia, linkato 1369 volte)
Disparità professionali tra uomo e donna sul piano retributivo e pensionistico...

«Con la gradualità resta il discrimine»


di Adriana Cerretelli
04 giugno 2010

BRUXELLES - La diversa età di accesso alla pensione nel pubblico impiego rappresenta una discriminazione inaccettabile, aveva sentenziato nel novembre di due anni fa la Corte di Giustizia europea, perché contraria all'articolo 157 del Trattato Ue che stabilisce il principio dell'eguaglianza retribuiva tra uomo e donna nell'Ue. Per questa ragione non è accettabile nemmeno la soluzione gradualistica presentata dal governo italiano per adeguarsi alla normativa europea. In una lettera al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il commissario Ue competente Viviane Reding scrive infatti che prevedere ben 8 anni per arrivare all'eguaglianza di trattamento nel 2018 significa di fatto continuare a mantenere in essere una discriminazione illegale. Di qui la richiesta all'Italia di mettersi in regola entro il 2012.

Tutto comincia nel 2005 quando Bruxelles avvia una procedura contestando il regime pensionistico dei dipendenti pubblici gestito dall'Inpdap per la prevista disparità tra uomo (65 anni) e donna (60 anni) dell'età pensionistica. La questione finisce alla Corte Ue che nel novembre 2008 dà ragione alla Commissione. L'Italia non si conforma alla sentenza se non dopo una nuova lettera di messa in mora inviata da Bruxelles nel giugno scorso. Il resto è cronaca di queste ore. Con una serie di dubbi e punti interrogativi. Perché la Commissione ritiene sia discriminatoria solo nel pubblico impiego la diversa età pensionistica uomo-donna, che è poi esattamente la stessa fissata dalla legislazione nazionale? Perché una dipendente pubblica ha diritto a vedersi applicato l'articolo 157 sulla parità di remunerazione e una lavoratrice privata no? Non è che così Bruxelles e la Corte eliminano una discriminazione per crearne una nuova?

L'articolo prosegue su Il Sole 24 ore



Le risposte sguazzano nel formalismo giuridico: siccome nel pubblico impiego, spiega la Commissione, lo stato agisce da "imprenditore" non è ammissibile un suo comportamento discriminatorio. Sulla legislazione nazionale invece è libero di fare quel che vuole. Cioè...di discriminare. La Corte dice lo stesso in punta di diritto: siccome il pubblico impiego è retto da una legge ad hoc, in breve da un regime speciale, ricade sotto l'articolo 157 del Trattato. Per il regime generale delle pensioni vale invece la direttiva n.7 del 1979 che dà agli stati mano libera per rendere più flessibile l'applicazione del Trattato.

Resta che nella sostanza c'è una direttiva vecchia di 30 anni che perpetua la discriminazione di genere in contraddizione con la norma superiore del Trattato. Di più, è sfasata rispetto alle esigenze attuali di una società europea che invecchia e ha bisogno di più occupati e meno pensionati. Tanto è vero che dovunque si allunga l'età pensionistica, a prescindere dai problemi di genere. Resta anche che, in quanto impone un obbligo preciso agli stati di rispettare la parità uomo-donna, l'articolo 157 è di quelli direttamente applicabili: per pretenderne l'attuazione basta che un cittadino lo invochi direttamente davanti a un giudice nazionale.
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Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 11:50:38, in Estero, linkato 1326 volte)
Kosovo/ Eulex boccia sistema giudiziario:
debole e inconsistente

Centinaia di migliaia i giudizi pendenti da smaltire


Belgrado, 4 giu. (Apcom-Nuova Europa) - Il sistema giudiziario kosovaro "mostra segni di debolezza" e la sua capacità "di procedere nel calendario delle riforme è molto fragile e inconsistente". Un giudizio molto severo quello che arriva dal rapporto odierno pubblicato dalla missione dell'Ue in Kosovo, Eulex, sul sistema giudiziario di Pristina. . La valutazione è in linea con quella emessa di recente dall'International Crisis Group (Icg) che ha valutato tra i 200.000 e i 300.000 i giudizi pendenti in Kosovo, con tempi di smaltimento, ai ritmi attuali delle giustizia kosovara, di almeno otto anni. Il business e la politica affliggono il sistema giudiziario dell'autoproclamato stato "a livelli diversi e sotto varie forme" si legge nel rapporto Eulex.

Il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia il 17 Febbraio 2008. A oggi - riconosciuto internazionalmente da 69 dei 192 Paesi Onu e 22dei 27 Paesi UE- resta sotto la supervisione internazionale di Eulex, della missione Onu, Unmik, di quella Nato, Kfor, e della Cancelleria civile internazionale (Ico).
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Un libro da non perdere! Oggi è domenica ed in attesa che aprano le librerie vi informo che potrete assistere ad una intervista al Pubblico  Ministero milanese in onda oggi alle 14:30 su Rai 3, durante trasmissione "Mezz'ora" di Lucia Annunziata. L.M.

Armando Spataro

Ne valeva la pena

Storie di terrorismi e mafie,
di segreti di Stato e di giustizia offesa



Edizione   2010
Collana i Robinson / Letture
ISBN  9788842093008
pagine 632

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In breve

Il caso Tobagi, le Brigate Rosse, il sequestro di Abu Omar, la ’ndrangheta al Nord: alcune delle inchieste più scottanti raccontate da un magistrato che le ha dirette in prima persona. È il momento di ripercorrere gli ultimi trent’anni di storia giudiziaria italiana e descrivere la tempesta che, tra ambiguità e silenzi, si sta abbattendo sulla nostra giustizia.

«Come è potuto accadere che a due pubblici ministeri, sino a quel momento oggetto di denunce sporte solo da mafiosi e terroristi da loro inquisiti, siano state attribuite condotte costituenti gravi reati dal presidente di un governo di centro-sinistra il cui programma elettorale prevedeva la strenua difesa della legalità? E, soprattutto, come è potuto accadere che due governi di diverso orientamento politico abbiano uno dopo l’altro apposto il segreto di Stato su notizie già universalmente note perché da tempo circolanti sul web? I fatti possono essere finalmente raccontati, in modo rispettoso tanto dei limiti di questo anomalo segreto di Stato, quanto dei diritti degli imputati». Parliamo della vicenda Abu Omar che, grazie all’indipendenza della magistratura italiana e all’obbligatorietà dell’azione penale, volute dai Costituenti e oggi seriamente a rischio, ha portato sul banco degli imputati, caso unico al mondo, appartenenti ai servizi segreti americani e italiani. Armando Spataro, che è stato protagonista dell’inchiesta insieme a Ferdinando Pomarici, la racconta in dettaglio. Come le altre importanti indagini svolte lungo 34 anni di attività professionale, da quelle sui brigatisti rossi e Prima Linea a quelle sulla ’ndrangheta trapiantata in Lombardia, per finire con il terrorismo internazionale. Una storia popolata di ricordi dolorosi e di facce ambigue, ma anche di passione civile e di persone amate.

Indice

Un libro a sessant’anni? - I. Segreti e bugie - II. A Taranto - III. Imputato Curcio. La Procura di Alessandrini - IV. Il sequestro di Abu Omar/1: dal 17 febbraio 2003 all’incriminazione della Cia - V. Guido Galli e il codice in mano - VI. Il sequestro di Abu Omar/2: dall’incriminazione della Cia a quella del Sismi - VII. Il caso Tobagi - VIII. Il sequestro di Abu Omar/3: il governo Prodi e le prime reazioni all’indagine sul Sismi - IX. I falsi misteri di via Monte Nevoso - X. Il sequestro di Abu Omar/4: governi diversi, identiche scelte - XI. Gli arresti di Moretti e Segio, i pentiti e la fine degli anni di piombo - XII. Il sequestro di Abu Omar/5: il mondo vuole sapere - XIII. La mafia in Lombardia - XIV. Da Società civile al Movimento per la Giustizia - XV. Il sequestro di Abu Omar/6: le inchieste della Procura di Brescia - XVI. Il Consiglio superiore della magistratura - XVII. Il ritorno alla Procura di Milano e l’impegno civile - XVIII. Il sequestro di Abu Omar/7: segreti e conflitti - XIX. La lotta al terrorismo internazionale - XX. Secret Service - XXI. Il sequestro di Abu Omar/8: il dibattimento - XXII. Il disastro ambientale/1 - XXIII. Presidenti degli Stati Uniti d’America - XXIV. Il disastro ambientale/2: la giustizia non trova pace - XXV. Il sequestro di Abu Omar/9: la sentenza della Corte Costituzionale e la conclusione del dibattimento - XXVI. La fine della storia - Appendice - Indice dei nomi
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Napoli, aborti e interventi clandestini
in una clinica gestita da cinesi/ Video



La struttura scoperta a Terzigno era dotata anche di una perfetta sala operatoria. Trovate prescrizioni di medici italiani.


TERZIGNO (5 giugno) - Una clinica clandestina gestita da cinesi completa di reparti e persino di sala operatoria è stata scoperta dai carabinieri del reparto territoriale di Torre Annunzia a Terzigno in provincia di Napoli. La clinica era stata allestita in un sottoscala. Nella clinica, dotata di tutte le attrezzature per interventi di chirurgia generale, sembra certo che si praticassero anche aborti clandestini. Oltre a due lettighe, che sarebbero state utilizzate come letti operatori, i carabinieri, hanno scoperto anche una camera di degenza, allestita in un locale umido, sporco e senza alcun ricambio di aria.

L'articolo prosegue su Il Mattino


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La sala operatoria era stata insonorizzata ed era munita anche di alcune apparecchiature per ecografie. Inoltre i carabinieri, che hanno operato in collaborazione con la polizia locale e con i militari del Nas, hanno trovato numerose confezioni di medicinali.

Gli inquirenti stanno cercando di accertare se la struttura fosse dedicata esclusivamente ai componenti della numerosa comunità cinese di tutto l'hinterland Vesuviano o se tra i pazienti ci fossero anche altri cittadini. In particolare, sul fronte degli aborti, si cerca di capire se alla «clinica» si rivolgessero anche pazienti italiane.

Sequestrate anche centinaia di ricette mediche cinesi, ecografie di feti, passaporti e altri documenti di identificazione. Nella clinica sono state trovate anche ricette sottoscritti da medici italiani. Al momento dell'intervento, nella clinica è stato sorpreso un infermiere cinese di 36 anni, in regola con la legge sull'immigrazione, che è stato trattenuto in caserma per chiarimenti.

Terzigno è una delle roccaforti dei cinesi nel Napoletano: vi vivono a migliaia e vivono compiendo le più svariate attività dal commercio di abbigliamento alla gestione di ristoranti e concessionarie di auto.
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