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Articolo 11 - Libertà di espressione e d'informazione - 1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.

Carta Diritti Fondamentali Unione Europea
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/06/2009 @ 05:48:59, in Sindacato, linkato 1182 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 15 giugno 2009
Prot.n. 130/C 

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

“La Fnsi esprime piena solidarietà al ministro Alfano e al vicecapo di gabinetto del Ministero della Giustizia per il messaggio minatorio che hanno ricevuto stamattina. Nessuna distanza polemica può legittimare l’uso di un linguaggio e di strumenti che appartengono all’azione criminale.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana   che, al pari di altri soggetti della società civile, resta impegnata a contrastare il disegno di legge sulle intercettazioni che porta la sua firma e che impedisce la pubblicazione delle notizie di cronaca giudiziaria intervenendo in maniera impropria sull’autonomia e la libertà dell’informazione, considera intollerabili le minacce criminali e condanna con nettezza ogni atto di intimidazione al ministro Alfano, estraneo alla logica del confronto democratico.

L’opposizione si fa sul terreno delle idee e nel rispetto delle regole dei presidi democratici”.
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Di Loredana Morandi (del 15/06/2009 @ 05:51:57, in Magistratura, linkato 1419 volte)
GIUSTIZIA: PALAMARA,
PROFONDA SOLIDARIETA' ANM AD ALFANO


Roma, 15 giu. (Adnkronos) - "Profonda solidarieta'" e' stata espressa al ministro della Giustizia Angelino Alfano e al vicecapo di Gabinetto Roberto Piscitello, dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, anche a nome del segretario generale dell'Associazione, Giuseppe Cascini, "per -si legge in una nota dell'Anm- la vile intimidazione di cui sono stati vittime stamane".

La Notizia:

E' una delle nuove misure previste di inasprimento del 41 bis

''No ai vetri divisori nelle carceri''.
Minacce con proiettili ad Alfano e al vice capo di gabinetto



ultimo aggiornamento: 15 giugno, ore 14:10

Roma - (Adnkronos/Ign) - Al ministero della Giustizia sono state recapitate due buste, ciascuna con un bossolo, indirizzate al Guardasigilli e a Roberto Piscitello, già sostituto procuratore della Dda di Palermo. Il senatore Vizzini, relatore del ddl sicurezza in Senato: ''I vili autori dell'intimidazione non sprechino energie inutili: i mafiosi sono destinati al carcere duro, reso finalmente impenetrabile''

Roma, 15 giu. (Adnkronos/Ign) - Due buste con proiettile al ministero della Giustizia. Le buste, ciascuna con un bossolo, erano indirizzate al ministro Angelino Alfano e al suo vice capo di gabinetto, Roberto Piscitello, già sostituto procuratore della Dda di Palermo, e ora sono al vaglio della Digos.

Nella lettera destinata a Piscitello c'era anche una lettera anonima con minacce e l'intimazione a intervenire sul Guardasigilli ''perché non metta i vetri divisori nelle carceri'', una delle nuove misure di inasprimento del 41 bis previste dal ddl sicurezza.

Solidarietà ad Alfano e a Piscitello ha espresso il senatore Carlo Vizzini (Pdl) che ha invitato ''i vili autori dell'intimidazione a stare tranquilli e non sprecare energie inutili''. Infatti - dice Vizzini - nella mia qualità di relatore del ddl sicurezza in Senato e di presentatore dell'emendamento sull'inasprimento del 41 bis (carcere duro), provvederò a fare approvare in tempi brevissimi il provvedimento che entro un paio di settimane diverrà legge dello Stato. Sappiano, dunque, i mafiosi che sono destinati a vivere poveri e al carcere duro, reso finalmente impenetrabile''.
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Di Loredana Morandi (del 15/06/2009 @ 20:18:14, in Sindacati Giustizia, linkato 2153 volte)
Sintesi della questione “ATU” nel Ministero della Giustizia
(inizio 2009)

Il servizio informatico in appalto di Assistenza Tecnica Unificata presso tutti gli uffici giudiziari ha avuto inizio e si è diffuso sul territorio nazionale a partire dal 1989 con l'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale.
Dal 1997 il Ministero della Giustizia ha indetto delle gare locali che si sono succedute ogni paio di anni impiegando ditte e lavoratori che sostanzialmente erano pressoché sempre gli stessi.

Circa 10 anni fa, con concorso pubblico, il Ministero introdusse circa 300 informatici interni (CISIA) ma con funzioni non completamente sovrapponibili a quelle degli esterni.

Va specificato che il costo medio di un informatico “esterno” è mediamente il doppio di un informatico “interno”.
Nell'arco del 2005 e 2006, per far fronte ai tagli sui capitoli di spesa, il Ministero ha praticato addirittura l'istituto del "riconoscimento di debito" (facendo così maturare interessi astronomici) con gravissime ripercussioni per le società ed i lavoratori Atu.

Ad Aprile 2005 intanto le aziende Ois.Com/GruppoCM&C perdono l'appalto, gara nazionale che vede il suddetto consorzio al terzo posto, la Getronics al primo e la Ibm/Abaco/Sisge al secondo nei vari lotti, comincia un periodo nero per la forza lavoro già presente sulle sedi giudiziarie da molti anni.

Non essendo infatti possibile la ricollocazione di quelli che di fatto sono meri lavoratori “in intermediazione” presso il Ministero, all'orizzonte si prospetta il licenziamento, non essendo nemmeno prevista nei contratti di appalto alcuna “clausola di salvaguardia” per il personale già impiegato e specializzato da anni nella gestione e manutenzione degli applicativi giudiziari, formazione, assistenza a server e workstation degli U.G.

Personale che, tra l'altro, maneggia dati ad altissima confidenzialità.

Mentre vi è ricorso al Tar Lazio per chiedere l'annullamento della gara, l'ATU prosegue in regime di proroga, con stanziamenti non pianificati di denaro, il rapporto costi/benefici dell'esternalizzazione diventa sempre più svantaggioso per le casse dello Stato.

Anche nel corso del 2006, il “risparmio” viene ottusamente applicato tagliando indiscriminatamente i finanziamenti ed all'interno delle varie aziende avvengono licenziamenti, procedure di mobilita', cassa integrazione.

I contratti dei lavoratori si precarizzano progressivamente ed in alcune regioni del sud si arriva a non pagare lo stipendio per molti mesi, scioperi a macchia di leopardo creano forti disservizi agli Uffici Giudiziari, si invoca un reale controllo da parte del Ministero sulla condotta delle società appaltatrici nel trattamento dei lavoratori, che, ad oggi, ancora non esiste se non esponendo i lavoratori in prima persona a denunce spesso inascoltate.

Intanto il Tar Lazio annulla l’ultima gara, il Ministero fa appello al Consiglio di Stato contro questa decisione.

I lavoratori autoorganizzati e con l'aiuto di Sindacati e politici riescono a proporre iniziative Parlamentari.

In particolare, il 31 Maggio 2007, alla Camera, il Governo Prodi si impegna ad inserire nei prossimi contratti delle clausole di salvaguardia per il personale impiegato nei passaggi di appalto ed a favorirne l'ingresso nella P.A.

Nel frattempo però, il Centro Nazionale per l'Informatica delle Pubbliche Amministrazioni (CNIPA) indice ed aggiudica una gara nazionale per i servizi informatici di tutte le Pubbliche Amministrazioni, assegnata ad un R.T.I. di imprese (Telecom Italia, Datamat/Elsag,Engineering) detta SPC.

Accade così che quando il Consiglio di Stato conferma l'annullamento per irregolarità della gara nazionale ATU, il Ministero decide di “spaccare in due” l’assistenza ed assegnare una parte del servizio ai colossi delle telecomunicazioni tramite una branca del contratto SPC, ed il resto (Applicativi) alle società preesistenti, vanificando tanto per cominciare le promesse di "salvaguardia" per legge dei lavoratori ATU, ai quali viene assicurata solo verbalmente una continuazione.

Le società Atu operano quindi ora in regime di subappalto presso i fornitori SPC e direttamente sugli Applicativi
E così i nuovi contratti partono a Gennaio 2008 portando un primo, sensibile, taglio di personale.

Su tutto il territorio nazionale avvengono una serie di rescissioni di contratti atipici, irregolarmente utilizzati da anni, con un patrimonio di conoscenze anche decennale e difficilmente “ricollocabili” nel mondo del lavoro a causa della maturata anzianità ed esperienza molto specifica negli uffici giudiziari.

Con l’ingresso di SPC il servizio diventa più burocratizzato con l'intermediazione della Telecom ma il vero progetto in atto è quello di assistere le strutture via “remoto”, senza persone fisiche identificabili sulle sedi, un vero e proprio “Grande Fratello” dalle implicazioni inquietanti.

A fine del 2008 la situazione è questa:

1) Il personale informatico esterno, nonostante l’accesso a dati confidenziali (archivi penali e civili) non è sottoposto ad un preventivo controllo sulla regolarità del proprio rapporto di lavoro con la ditta, nonostante l’attività di presidio si svolga tutti i giorni 8 ore al giorno in una sede giudiziaria, operando in maniera non autonoma ma subordinata direttamente alle disposizioni dei funzionari ministeriali
Esiste quindi un progressivo pericolo per la sicurezza dei dati, man mano che il servizio diventa sempre più “impersonale” con ricambio incontrollato di risorse umane ed il “controllo remoto” delle postazioni.

2) Non risulta ad oggi che il Ministero della Giustizia intenda riconoscere ufficialmente il servizio prestato (anche da 15 anni continuativamente) nell’ambito informatico giudiziario quale corsia preferenziale nei suoi concorsi pubblici, eventualmente riservati.

Pur riconoscendo la necessità di procedere ad una graduale “re-internalizzazione” delle attività informatiche nell’interesse del risparmio e della sicurezza dei dati, incredibilmente le professionalità sviluppate nell’ambito dell’Atu vengono quindi sfruttate e poi “dimenticate” dal Ministero, nonostante il prezioso lavoro svolto per tutti questi anni, nei fatti al servizio dello Stato più che delle società private.

I lavoratori chiedono di intervenire in questa intricata e dolorosa vicenda



ALLEGATI

Interrogazione parlamentare sul caso ATU - Senatori Armato, Incostante, De Luca:
http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1552

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=404015

Il caso Napoli - Giuseppe Di Spirito:
http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1519

la protesta dei 70 magistrati del Tribunale di Napoli
http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1494

i licenziamenti in Calabria
http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1602

GIUGNO 2009 - Negata la Rappresentanza Sindacale agli Informatici ATU
http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1869

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Di Loredana Morandi (del 17/06/2009 @ 07:29:39, in Magistratura, linkato 1282 volte)
IL COLLE RICHIAMA I MAGISTRATI: NON INTERFERITE

Da "Il Corriere della Sera" di mercoledì 17 giugno 2009

L`incontro ai Csm Il presidente ha rigettato le dimissioni dei componenti dei Consiglio superiore in seguito alla polemica con Alfano sulle nomine Il Colle richiama i magistrati: non interferite Napolitano chiede rispetto per le Camere nella fase delle decisioni. Schifani: parole sagge ROMA - Il capo dello Stato ha risolto il caso spinoso delle dimissioni dei tre consiglieri della V commissione del Csm dopo l`attacco sferrato in tv dal guardasigilli, Angelino Alfano, contro la logica spartitoria che sarebbe alla base delle nomine de capi degli uffici giudiziari. Dimissioni respinte - come proposto dall`ufficio di presidenza del Csm che ha invitato Ezia Maccora, Giuseppe Berruti e Vincenzo Siniscalchi a riprendere le loro funzioni finora svolte con «trasparenza, equilibrio e responsabilità» - e «rinnovata fiducia» espressa dal capo dello Stato: in particolare, «nell`impegno del Csm e delle sue commissioni affinché tutte le scelte che al consiglio competono vengano compiute senza essere "condizionate da logiche di appartenenza correntizia"». Il problema, dunque, esiste come già segnalato dal capo dello Stato nel plenum straordinario del giugno.

Però Napolitano, che è anche presidente del Csm, ha fatto le sue convocazioni al Quirinale.

Prima l`ufficio di presidenza, guidato dal vice presidente Nicola Mancino, che ha formalizzato il no alle dimissioni. Il capo dello Stato ha anche aggiunto qualcosa gradita ai capi degli uffici che in questi giorni avevano fatto sentire la loro contrarietà perla sortita di Alfano: «Polemiche indiscriminate sulla no- mina di un gran numero di dirigenti degli uffici giudiziari possono creare nei confronti di questi ultimi un clima di ingiusta delegittimazione, demotivandone l`impegno». Però, ha aggiunto il capo dello Stato, serve una «pacata e puntuale critica sulle più corrette prassi da seguire in questa materia». Più in generale, ha raccomandato Napolitano che non avrebbe gradito la campagna sulla «morte della giustizia» lanciata dall`Anm dopo il voto sul ddl intercettazioni, si impone un «franco e costruttivo confronto» perché «le divergenze sulle soluzioni da adottare non dovrebbero dar luogo a contrapposizioni esasperate né interferire nella fase di decisioni che spettano al Parlamento».

Maccora, Berruti e Siniscalchi ringraziano Napolitano per la «rinnovata fiducia». e tornano in commissione. Il ministro, che aveva rilanciato sostenendo che tanto i dimissionari sarebbero scaduti a luglio, apprezza:

Napolitano «rasserena i rapporti tra istituzioni che hanno il dovere di collaborare». Il presidente del Senato, Renato Schifani, sottoscrive in pieno, sperando che «il Csm risolva da sé il problema della sua correntizzazione».

Donatella Ferranti (Pd) invita Alfano a passare dalle parole ai fatti: «Ci attendiamo un operoso e concreto ripensamento».

Infine, l`Anm: «Condividiamo l`invito del presidente».

D.Mart.

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=38028851
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Di Loredana Morandi (del 17/06/2009 @ 07:36:48, in Sindacati Giustizia, linkato 1155 volte)
Giustizia Quotidiana ha il piacere di pubblicare i video di alcuni interventi alla conferenza a Palermo, dal titolo "Tutti i Numeri della Giustizia" , tenutasi il giugno scorso.
In video:

1) Lidia Undiemi, per il Comitato ATU,




2) Mauro Raj, direttore Amm. della Corte di Appello di Palermo,




3) Giuseppe Verde, preside della facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo




4) Antonio Ingroia, Procuratore Aggiunto presso la Procura di Palermo




I video sono stati realizzati da l Comitato ATU in collaborazione con il Meetup 3 del Grillo di Palermo, gli autori sono G. Bellomare e G. Ciaccio.
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FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA

Unione Nazionale Cronisti Italiani
Il Presidente 

Roma, 17/6/2009

MARTEDI’ 23  GIUGNO
ALLE ORE 21 AL TEATRO AMBRA JOVINELLI

IN GALERA !
Gli articoli che non vorrebbero farci scrivere più
 

Spettacolo-manifestazione gratuito con attori e giornalisti contro il ddl Alfano


La Camera giovedì 11 giugno ha approvato (con 318 sì, 224 no e 1 astenuto in  votazione segreta) il ddl Alfano sulle intercettazioni che limita fortemente la possibilità per magistrati e forze dell’ordine di utilizzare il più efficace dei mezzi di indagine contro il crimine e altrettanto fortemente riduce il diritto dei cittadini di essere informati in modo corretto, compiuto e tempestivo sulle inchieste giudiziarie.

La lotta che tutte le organizzazioni del giornalismo, Unci in testa, e anche gli editori hanno condotto contro il disegno di legge governativo ha ottenuto dei risultati – sono infatti scomparse dal testo le concezioni più aberranti – ma non sufficienti. Il testo che passa adesso all’esame del Senato è  molto lontano dagli standard europei della libertà di stampa, quelli su cui si basa una moderna democrazia occidentale. Organizzazione sociale  nella quale il libero e autonomo controllo della magistratura e dell’opinione pubblica, attraverso i mezzi di informazione, costituisce il naturale contrappeso ai poteri politici, legislativi ed economici.

Per questo la lotta contro il ddl Alfano prosegue con l’obiettivo di convincere i senatori a non approvare un  testo che lede la Costituzione e la Convenzione dei Diritti dell’Uomo firmata a Roma sulla quale veglia la Corte di Strasburgo. L’Unci, pertanto, con Fnsi e Ordine dei giornalisti ha promosso la replica a Roma di “IN GALERA ! Gli articoli che potremmo non leggere più” ideato da Gegia Celotti e Saverio Paffumi, regìa di Silvano Piccardi, contenuti e testi di Gianni Barbacetto.

 “IN GALERA !” cerca di spiegare in modo chiaro, divertente e inoppugnabile cosa non avremmo mai saputo se questa legge fosse stata in vigore nel passato, cosa rischiamo in futuro di non sapere, o di sapere troppo tardi, se sarà definitivamente approvata.  “IN GALERA! – Gli articoli che potremmo non leggere più”, è una manifestazione-spettacolo messa in scena grazie all’adesione convinta (e gratuita) degli attori, del regista e grazie alla partecipazione altrettanto appassionata di tutti i colleghi che intervengono e che collaborano all’allestimento.

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Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 17 giugno 2009
Prot.n. 132/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:Sulla difesa del diritto-dovere di informare e del diritto dei cittadini a conoscere, le rappresentanze del giornalismo italiano stanno mostrando una compattezza e una determinazione sulle quali farebbero bene a riflettere coloro che nelle prossime settimane dovranno decidere in merito al ddl Alfano.

La Fnsi considera un segnale importante e positivo quello lanciato oggi dal Consiglio Nazionale dell’Ordine. C’è un clima insostenibile di fastidio nei confronti dell’informazione e del suo ruolo, talvolta scomodo per i poteri. Oggi ne abbiamo una nuova prova, con il “Corriere della Sera” che si ritrova a subire gli insulti toccati nelle settimane scorse a “Repubblica”. I giornalisti devono poter dare le notizie senza per questo essere considerati parte di un complotto. Il sindacato riafferma perciò la volontà di mettere in atto tutte le necessarie iniziative unitarie che la categoria chiede contro i propositi di bavaglio, se necessario fino allo sciopero.

Tra le prossime forme di mobilitazione già in programma, oltre alla serata sul ddl Alfano in calendario per il 23 a Roma, anche il Consiglio Nazionale della Fnsi, convocato per il 30 giugno, che sarà aperto alle altre rappresentanze del mondo dell’informazione per decidere ulteriori mosse comuni”.
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CASSAZIONE: PROCURA SU CASO DE MAGISTRIS,
ANNULLARE TRASFERIMENTO DI IANNELLI


Roma, 16 giu. (Adnkronos) - La Procura della Cassazione chiede di annullare il trasferimento inflitto all'ex procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli, e di confermare le misure disciplinari inflitte dal Csm ai pm di Salerno. I magistrati che avevano difeso l'operato dell'ex pm Luigi De Magistris. In particolare, la pubblica accusa rappresentata da Vincenzo Nardi ha chiesto alle sezioni unite civili di piazza Cavour di accogliere in parte i ricorsi di Iannelli e di Alfredo Garbati (ha contestato il fatto di essere stato contemporaneamente trasferito e tolto dalle funzioni) e di respingere i ricorsi dei pm salernitani Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, tutti protagonisti dello 'scontro' tra le procure scoppiato nel dicembre scorso sul caso di De Magistris, ex pm di Catanzaro neo europarlamentare per l'Idv.

Queste le richieste della pubblica accusa. Per quanto riguarda il verdetto di piazza Cavour bisognera' attendere il deposito delle motivazioni che arrivera' entro un mese. Il ricorso riguarda la decisione della sezione disciplinare del Csm che, il 19 gennaio scorso, aveva disposto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Apicella, procuratore capo di Salerno e il trasferimento dalla sede e dalle funzioni dei suoi sostituti Nuzzi e Verasani. Il 'tribunale delle toghe', inoltre, aveva trasferito di sede e dalle funzioni anche l'allora procuratore generale di Catanzaro, Iannelli, e il sostituto pg dello stesso ufficio, Alfredo Garbati.
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Proclamato lo stato di Agitazione
dei Lavoratori degli Archivi Notarili



Alle lavoratrici e ai lavoratori
Degli Archivi Notarili



E' giunta a questa O.S la nota di risposta alla nostra richiesta del 18 maggio scorso da parte del Consigliere Oricchio; nella stessa, che vi inviamo in allegato, il Direttore Generale degli Archivi Notarili dice chiaramente di non voler procedere a completare le procedure di riqualificazione concordate e non ancora espletate dall'Amministrazione a causa delle norme di legge intervenute tra cui la legge 133 e quelle ancora da approvare come il DL 15/09.

Crediamo che tale atteggiamento dimostri che l'Amministrazione non intende rispettare gli accordi siglati ed adduce a giustificazione addirittura norme che ancora devono essere approvate e che, tra le altre cose, sono altamente lesive dei diritti dei lavoratori pubblici senza essere improntate ad un effettivo miglioramento del servizio.

Crediamo opportuno a questo punto in cui è stato accertata la mancanza di volontà dell'amministrazione di rispettare gli accordi ed il CCNL proclamare lo stato di agitazione del personale degli archivi notarili.

Nei prossimi giorni vi faremo sapere le iniziative di lotta che verranno intraprese a breve.

Roma, 17.06.09


La coordinatrice Nazionale Fp Cgil
Organizzazione Giudiziaria e Archivi Notarili
Nicoletta Grieco
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Giornata della Giustizia a Milano
Le interviste del Comitato ATU





Il Comitato ATU, ed in particolar modo la sottoscritta, ringrazia tutti gli organizzatori del convegno, per averci concesso di intervenire alla Giornata milanese della Giustizia. In particolare io ringrazio la Giunta Distrettuale della Associazione Magistrati, la instancabile Felicia Russo della FP Cgil e, con lei, tutti coloro che tra i "Lavoratori degli Uffici Giudiziari di Milano", firmatari della Lettera al Presidente, mi hanno voluta salutare in amicizia e solidarietà in un momento grave della vertenza degli informatici ATU.



Al convegno, aperto dalla presidentessa Livia Pomodoro, è stato di grandissimo interesse l'intervento del dott. Consolandi, magistrato da annoverarsi tra gli autori materiali delle innovazioni tecnologiche, che da qualche tempo entrano di diritto tra le specifiche dello standard qualitativo del Tribunale milanese. Del suo intervento mi ha molto colpita l'umanità, con la quale il magistrato ha descritto il proprio lavoro e quello dei colleghi e collaboratori. Un progresso tecnologico realmente costruito "insieme", nonostante i tagli del personale dovuti alla legge 133 e le scarsissime risorse devolute al comparto Giustizia dal Governo, alle quali si aggiunge anche l'aggravarsi della vertenza ATU. Ed i progetti milanesi sono tanti e complessi, ce lo racconta al microfono la d.ssa Angela Scalise, presidente della Giunta distrettuale della Associazione Magistrati.



Purtroppo il Ministero non premia l'impegno personale, perché prosegue con politiche che assottigliano l'elasticità strutturale dei Tribunali, privandoli di risorse e personale anche tecnologico, come dichiara Alfredo Garzi al microfono del Comitato ATU. In tema informatico è parere di Antonino Nasone, UIL Uidag, ospite al convegno, che nel settore informatico "non si facciano riforme a costo zero".

Perché, chi più spende meno spande, aggiungo io, che dalla mia unica esperienza di utilizzatrice di tecnologie ho subito file inaudite ai call center di Microsoft o di IBM, per un software o per una macchina computer.

E questo sarà l'avvento della assistenza in remoto, che prevede inoltre una centralizzazione delle risorse umane, pur ridotte all'osso, ed un effettivo allontanamento fisico dalle procure e dai tribunali dei distretti, così che le sedi disagiate saranno sempre più disagiate e abbandonate a se stesse.



Neppure i Cisia sosterranno l'impatto del concentramento di utenza sui servizi di assistenza, perché è storia che fino ad oggi sia stato necessario il sostegno tecnologico degli informatici esternalizzati ATU. Ciò perché, nella realtà, i tecnici ministeriali sono dislocati prevalentemente sulle sedi Distrettuali, ed a tutti gli effetti collocati in una cartografia giudiziaria a macchia di leopardo.

Immaginate allora un magistrato ed i suoi collaboratori, in attesa al telefono per l'assistenza in remoto di un computer bloccato durante la giornata di ricevimento avvocati, mentre il tempo passa ...

Clicca e ascolta le interviste a:

Alfredo Garzi
Segretario Nazionale FP CGIL




Angela Scalise,

Presidente Giunta Distrettuale ANM








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Di Loredana Morandi (del 18/06/2009 @ 04:45:26, in Sindacati Giustizia, linkato 1776 volte)
Giustizia: informatici, computer
al sicuro solo se spenti

MILANO - La Stampa 18/06/2009

«Cari magistrati, i vostri computer saranno sicuri solo se spenti e neppure la vostra presenza alla tastiera potrà garantire la sicurezza dei vostri dati».

Č uno dei passaggi più significativi dell’intervento di Loredana Morandi, rappresentante del "Comitato lavoratori Atu", gli informatici addetti all’assistenza tecnica degli uffici giudiziari, al convegno "Giornata per la Giustizia" che si è svolta presso il Tribunale di Milano.

Morandi ha sottolineato come gli Atu siano «una categoria professionale che sarà letteralmente falcidiata da un licenziamento di massa con l’entrata in regime dell’assistenza remota, progressivamente da oggi» e ha paventato i pericoli che l’assistenza remota comporta: «l’operatore in remoto ha comunque poteri di amministratore su client e server e, quindi, è un controllore che dovrebbe essere controllato», ossia un paradosso.

Alla persona con intenzioni dolose, in possesso di sufficienti privilegi di accesso al sistema, tra le altre cose, sarà facile creare una "backdoor" (porta di servizio) e perfino un utente nascosto nel computer, da utilizzarsi quando servirà.

«La notizia ferale - ha spiegato Morandi - è che dell’originale organico nazionale di alcune migliaia di unità resteranno solo duecento posti di lavoro». «Nonostante la cronaca di una morte annunciata - ha concluso - il comitato Atu vuole esprimere la grandissima preoccupazione per l’andamento controcorrente su base planetaria delle politiche occupazionali nel settore informatico del governo, quando, nel mondo, il colosso Microsoft assume gli hacker pregiudicati con contratti milionari pur di toglierli dal mercato del crimine cibernetico».

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