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 Kaito il piccino della grande acqua... di Lunadicarta
 
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Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.

Piero Calamandrei
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 05/07/2010 @ 16:05:44, in Magistratura, linkato 2221 volte)

Proc. n. 53/2008 R.G. - Sentenza del 28.5.2010 – Presidente Mancino – Estensore Berruti.

Doveri del magistrato – Indipendenza - Partecipazione all’attività di un partito politico – Divieto -  Magistrato fuori ruolo - Illecito disciplinare – Sussistenza.

L’inibizione per il magistrato a partecipare in modo continuativo ed organico all’attività di un partito politico, prevista quale illecito disciplinare esterno all’esercizio delle funzioni dall’art. 3 lett. h) del D. Lgs.vo n. 109/2006, si estende anche all’ipotesi in cui il magistrato si trovi destinato fuori del ruolo organico della magistratura, in quando anche nella predetta condizione risulta vulnerata l’indipendenza del magistrato, che deve sussistere quale valore primario previsto dalla Costituzione anche in caso di (temporaneo) mancato esercizio delle funzioni giudiziarie; (fattispecie relativa all’incarico di Presidente provinciale di un partito politico assunto dal magistrato fuori ruolo).

dott. Luigi Bobbio, magistrato fuori ruolo

 i n c o l p a t o

della violazione degli artt. 1 e 3 lett. h del d.lgs. n. 109/2006, modificato con legge n. 269/2006 per aver gravemente mancato ai propri doveri di correttezza e rispetto delle disposizioni ordinamentali. In particolare, nella qualità ut supra, assumeva in data 5.5.2007 l'incarico di Presidente della Federazione Provinciale di Napoli del partito politico Alleanza Nazionale, malgrado l'art. 3 lett. H del Decr.Legislativo n. 109/2006 modif. con Legge n. 269/2006 inibisse l'iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici, divieto questo peraltro già sancito dall'art.8 del Codice Etico della Magistratura, recepito dal Consiglio Superiore della Magistratura con delibera del 12.7.1994, codice adottato ai sensi dell'art.58 bis D. Legisl. n. 29/1993, introdotto con D.Legisl. n. 546/1993, e che con specifico riferimento al dovere di indipendenza del magistrato prevede come il medesimo debba evitare "qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitico o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine".

Leggi lo svolgimento del procedimento sul sito di Movimento per la Giustizia

 

Il dispositivo scaturito dal procedimento:

 

P.   Q.   M.


La Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, Visti gli artt. 18 e 19 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, dichiara il dott. Luigi Bobbio responsabile della incolpazione ascrittagli e gli infligge la sanzione disciplinare dell'ammonimento.


Roma, 28 maggio 2010


Il Relatore ed Estensore (Giuseppe Maria Berruti)

Il Presidente (Nicola Mancino)

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Di Loredana Morandi (del 05/07/2010 @ 12:57:44, in Indagini, linkato 1182 volte)
Sos per Loredana Morandi


La mia giornata tipo di vittima di stalking è tutta scritta qui, nell'immagine che segue.

ATTENZIONE: tutto quanto avviene per aver io dato "notizia" alla stampa un reato di peculato ai danni del centro elettronico dell'Università Federico II di Napoli e ai danni della popolazione universitaria partenopea. Un reato ai danni dello Stato perpetrato onde servirsi dei computer server universitari per il file sharing illegale.

- nel riquadro rosso il delirante "prezzolato" che mi perseguita non lascia mai cadere l'ossessione per "i miei figli" di cui ha più volte e reiteratamente pubblicato anche le fotografie;

- nel riquadro verde il pedofilo ideologo pontifica se sia abuso o meno quello di un cinquantenne ai danni di una ragazzina di appena 12 anni,

- nel riquadro nero immancabili ad ogni scritto le più e più volte reiterate "minacce di morte";

- visibile a lato la mia foto personale, nel riquadro blu.

Il tutto su un sito che pubblica il mio indirizzo abitativo venti (-20-) volte e tutti i danneggiamenti e le relazioni intrattenute in 2 anni con i numerosi clienti + circa 15 video diffamatori creati appositamente con un tema adatto agli ambienti tipici della pornografia.

E ciò grazie ad un sito del porno commerciale sardo, in hosting presso Tiscali Spa, si indicizza con la pubblicazione del mio numero telefonico anche sul mio indirizzo di casa.

Associando la parola "Sesso" indissolubilmente al mio nome.


Nonostante il mio incontro con il Questore, dott. Salvatore Mulas, in Cagliari il 10 dicembre 2008.

No, non avevamo ancora una legge contro lo stalking, ma i reati erano già tutti lì e si sono moltiplicati grazie all'interessamento dei gestori italiani degli affari criminali di Pirate Bay..


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-07-05_125557_tutto_in_data.jpg

CLICCA QUI PER ALLARGARE L'IMMAGINE


Queste iniziative mirano all'ottenere i mille ed uno danneggiamenti alla vittima, a me augurano anche l'ischemia cerebrale, però prometto che se devo dar corso ad un "suicidio" pubblico o politico per ottenere "Giustizia" avrò cura di portar con me all'altro mondo alcuni souvenir dell'ipocrisia.

L.M.
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Di Loredana Morandi (del 05/07/2010 @ 07:04:52, in Magistratura, linkato 1420 volte)
Dalle toghe schiaffo al Csm


Dossier di Magistratura indipendente: nomine pilotate ed errori nei trasferimenti. Oggi e domani seggi aperti per rinnovare Palazzo dei Marescialli.

Magistrati «Gentile collega, questo è il resoconto di quattro anni difficili e intensi». Cominciano cosi le «Cronache dal Palazzo dei Marescialli», inviate da Magistratura Indipendente ai nove mila magistrati che oggi e domani andranno alle urne per eleggere i sedici consiglieri togati che comporranno il nuovo Consiglio superiore della magistratura (il mandato del Csm in carica scade a fine mese). La corrente moderata delle toghe batte un colpo e scrive un potente documento di denuncia delle irregolarità compiute dall'organo di autogoverno della magistratura.

L'obiettivo è chiaro: colpire al cuore la gestione che ha contraddistinto negli ultimi quattro anni la scelta delle nomine per gli incarichi dirigenziali degli uffici giudiziari. Il documento denuncia un atteggiamento di doppiopesismo nei confronti dei magistrati da parte del Csm: con alcuni eccessivo rigore, con altri eccessivo lassismo e benevolenza. C'è chi, ad esempio, ha usufruito di congedi per motivi di famiglia anche se questi non esistevano (è il caso di un magistrato a cui nel 2006 è stata concessa l'aspettativa per gravi motivi di famiglia perché assumesse l'incarico da una società privata straniera di organizzare dei corsi di formazione per magistrati all'estero).

Possibili - ma solo per alcuni secondo le «Cronache dal Palazzo dei Marescialli» - anche avvicinamenti d'ufficio non propriamente consentiti: ottenuta l'applicazione extradistrettuale presso la procura di Foggia da parte di un magistrato in servizio a Ragusa in realtà originario della cittadina pugliese. E ancora promozioni nonostante un gran numero di ritardi nel deposito delle sentenze (240 in ritardo su 493 complessive per un magistrato nominato giudice d'appello promosso dal plenum del Csm), pregiudizi e liti tra colleghi che condizionano le nomine, trasferimenti approvati dal Consiglio superiore della magistratura nello stesso giorno al medesimo giudice per due destinazioni diverse.

La denuncia della corrente moderata delle toghe continua e diventa un vero e proprio attacco: il Csm, sulla spinta del comportamento tenuto da Magistratura democratica e Unità per la Costituzione, ha reiterato nomine sbagliate nonostante le bocciature dei tribunali amministrativi. Significativo il caso raccontato dalle «Cronache dal Palazzo dei Marescialli» dei procuratori aggiunti alla Procura di Roma. Le nomine in questione sono state fatte secondo Magistratura indipendente su base correntizia. «Nomine sbagliate», dicono. Tant'è che gli esclusi hanno presentato ricorso al Tar e lo hanno vinto. Il tribunale amministrativo ha annullato le nomine e il Csm ne ha preso atto. Salvo poi reiteratamente rinominare le stesse persone. Della serie: se non è il Csm a rispettare le sentenze.

Magistratura indipendente, insomma, ha proposto ai novemila magistrati pronti al voto una operazione verità. L'obiettivo della corrente moderata delle toghe è quello di aprire gli occhi ai giudici e imprimere una svolta alle elezioni. La partita decisiva la gioca Stefano Schirò, consigliere della Corte di cassazione. Per vincere dovrebbe conquistare uno delle due poltrone a disposizione per i magistrati di Cassazione. Oggi il seggio è di Magistratura democratica. «Se succede le cose possono cambiare», assicurano i moderati.

Nadia Pietrafitta per Il Tempo

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Di Loredana Morandi (del 05/07/2010 @ 07:00:51, in Magistratura, linkato 1347 volte)

Elezioni del Csm (4 e 5 luglio):
un’interessante dichiarazione di voto


Il 4 e 5 luglio giudici italiani eleggeranno i 16 membri «togati» del nuovo Consiglio superiore della magistratura. L’ho già segnalato su questo blog: questa volta, e per la prima volta, si presentano alcuni candidati indipendenti, cioè slegati dalle correnti che irreggimentano l’attività del Csm.

Basterebbe che per loro votassero 450 degli oltre 9 mila aventi diritto, e nel prossimo Consiglio entrerebbero giudici poco disposti a soggiacere alle regole dello «scambio di favori», il meccanismo che da troppo tempo condiziona la progressione delle carriere. Sul tema, adesso, arriva anche un’autorevole lettera aperta che, se letta con attenzione, è quasi una denuncia: a rivolgersi alla categoria è un giudice milanese, Guido Salvini, che ha deciso di prendere nettamente posizione a favore dei candidati indipendenti. Ecco che cosa sostiene Salvini, non iscritto ad alcuna corrente e noto per le sue indagini sulla strage di piazza Fontana e sul terrorismo: «Tre settimane orsono vi ho fatto parte della mia scelta personale per le elezioni del Csm per Edoardo Cilenti e delle ragioni di questa scelta che si estendono agli altri indipendenti.

Ora, a pochi giorni dal voto, molti segnali, che leggiamo nelle mailing list dell’Anm e delle correnti, e nelle preoccupazioni di alcuni candidati “ufficiali” che vivevano le elezioni come una formalità, ci dicono che la partita è aperta, che è stato toccato un nervo scoperto e che è stato inserito un piccolo cuneo in un sistema che sembrava impenetrabile. Mi permetto, quindi, di trasmettervi ancora qualche mia riflessione, un po’ più  breve perché la verità è semplice ed è il suo contrario in genere ad aver bisogno di parole complicate.

Ci sono molti incerti, a Milano e in tutti i distretti. Quelli che pensano, io sarei d’accordo, ma serve, ma ne vale la pena? Sì, ne vale la pena, per i candidati indipendenti, per i candidati di corrente, per la magistratura nel suo insieme. Abbiamo bisogno di uno o più consiglieri che anche al Csm siano sentinelle della correttezza e trasparenza delle scelte; magistrati non migliori degli altri, che non pretendono di esserlo, ma che possano intendere i 4 anni a Palazzo dei Marescialli come un ulteriore servizio ed esperienza, e non come la tappa agognata di una carriera personale. Abbiamo bisogno, ad esempio, di consiglieri che nelle varie Commissioni non siano i destinatari delle telefonate di Tizio o di Caio, ma  studino i fascicoli dei vari candidati da cima a fondo prima di dare il loro voto, come noi tutti facciamo con i nostri fascicoli processuali.

Non abbiamo bisogno di consiglieri che ci abbiano illustrato in pubblico concetti nobili ed elevati ma che in privato abbiano fatto, e siano lì per  mantenere, promesse sconvenienti ai loro potenziali elettori, spesso semplici adulatori nella speranza di un beneficio.

Abbiamo bisogno di candidati, come Edoardo Cilenti e gli altri, che semplicemente ci dicano: “Sono un giudice, sinora ho fatto questo e quest’altro e lo puoi verificare. Se ti sembro adatto votami per il Csm  e se sarò eletto, farò il Consigliere nello stesso modo in cui ho fatto il giudice, con imparzialità, correttezza ed impegno”. Tutto qui. “(…) Il 4/5 luglio siamo chiamati a compiere una  scelta davvero libera che nessuno ci può rimproverare e i professionisti del voto che gironzolano intorno al seggio ci mancano solo di rispetto creando anche un danno all’immagine di coloro che sostengono”.

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Di Loredana Morandi (del 05/07/2010 @ 06:40:42, in Magistratura, linkato 1492 volte)
Questa notizia non l'avevo seguita in tempi recenti causa guasti del pc. L.M.

Csm "bacchetta" i penalisti nolani    


NOLA - Il Consiglio superiore della Magistratura “bacchetta” gli avvocati del Tribunale di Nola. I penalisti nolani attuarono a gennaio una dura protesta (con tanto di sciopero) contro alcune di quelle che essi stessi consideravano delle limitazioni al loro operato. In particolare la “compressione del diritto alla difesa degli imputati” a causa del calendario e della gestione delle udienze. L’Unione delle camere penali appoggiò la protesta, ora arriva la forte risposta del Csm, l’organo di controllo della magistratura, che condanna la “grave e pericolosa delegittimazione” che attraverso quella protesta gli avvocati nolani attuarono nei confronti dei giudici impegnati in uno dei più importanti processi contro la mala nolana, il giudizio contro sette clan dell’area conclusosi con condanne fino ad un totale di sette secoli di carcere (tra gli imputati anche Pasquale e Salvatore Russo). La prima Commissione del Csm “raccomanda” comunque “l'immediata ripresa di un dialogo sereno tra avvocatura e giudici di Nola, perchè si ripristini la reciproca fiducia”.

di Redazione 23/06/2010
Il Nolano Anno III Numero 173


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(Adnkronos) - ''La decisione assunta quest'oggi dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, senza voler ascoltare le ragioni della Camera Penale ...
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Riporto per intero le dichiarazioni dell'Avv. Gian Ettore Gassani, presidente della Associazione Avvocati Matrimonialisti (AMI) sul più recente e luttuoso caso di stalking. Condivido le sue parole, compresa la richiesta di emendare la legge con l'investire ufficialmente il sistema sanitario. Io avevo parlato di servizi sociali, che negli states sono investiti anche di quegli aspetti che riguardano competenze specifiche giudiziarie.
Rilancio all'avvocato il vero problema costituito dalla insensibilità delle istituzioni: i Questori, che al massimo dell'impegno hanno creato un ufficio cui delegano i casi, cui corrisponde una perfetta "sfiducia" nella base delle Forze dell'Ordine che alla vittima propongono la "denuncia" e così dribblano la responsabilità "doppia" della notifica dell' "Esposto". Così è pur vero che con la denuncia la vittima può procurarsi ulteriori violenze, ma in nessuna parte della legge è cancellato l'iter di nofica dell'esposto stesso, da notiziare allo stalker "direttamente presso i comandi", cui deve seguire l'interessamento immediato degli uffici di Gabinetto per l' "ammonimento" così come sancito dalla Legge. Tutti i casi gravi di stalking pervengono a Questure, Procure e agli avvocati già conclamate alcune delle violenze, ma è sulle Questure in primis che si deve lavorare e anche con l'intelligenza e responsabilità del "giurista" nell'individuare quei casi in cui è necessario investire l' "ambiente" dello stalker optando per una notifica sul posto di lavoro invece che nella buca delle lettere.
Il lavoro delle Procure in queste condizioni diviene complesso,  perché sui casi di stalking il pm non deve aspettare l'arrivo di un avvocato a difendere gli interessi della vittima, ma accertare egli/ella stesso/a le condizioni reali della vittima. Soprattutto nelle grandi città. Di contro le Camere Penali potrebbero offrire un servizio aggiuntivo a quello statale del Gratuito Patrocinio. Immaginate l'effetto sorprendente di un cartello vicino all'ufficio informazioni della Procura con su scritto in Rosso: "Assistenza Anti Stalking: Sala Avvocati, piano terra, stanza X." L.M.



Quando la denuncia contro lo stalker
diventa una condanna a morte



“La legge sullo stalking, se non emendata nella parte in cui le vittime che hanno sporto denuncia contro i persecutori hanno diritto a reali misure di protezione personale, rischia di diventare una legge inutile e paradossalmente produttrice di gesti estremi a danno delle stesse vittime.

L’ultimissimo fatto consumatosi tragicamente ancora nel cremonese, potrebbe rientrare nel fenomeno dello stalking laddove il movente dell’omicidio sia da ricercare nell’eventuale interruzione del rapporto sentimentale da parte della vittima così come il biglietto lasciato dall’omicida farebbe presupporre”. E’ il commento del presidente nazionale dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani avv. Gian Ettore Gassani.   

“La legge sullo stalking – continua - se da un lato indubbiamente ha rappresentato una svolta giudiziaria e sociale nel nostro Paese, dall’altro ha messo a nudo ancora una volta la quasi totale inadeguatezza del nostro sistema nella lotta e nella la prevenzione alla violenza a tutela delle vittime delle persecuzioni moleste”.

Può bastare la denuncia a bloccare le persecuzioni di uno stalker specie se quest’ultimo è un grave malato  mentale? Ci si è mai posti l’interrogativo di quali misure di protezione sono realmente adottate nell’interesse delle vittime di stalking, una volta che lo stalker è stato individuato e denunciato?

“E’ sin troppo risaputo che il persecutore, se psicolabile, diventa ancora più violento e pericoloso dopo la denuncia. Non era mai successo che uno stalker si spingesse ad uccidere due vittime contemporaneamente, così come ha fatto Gaetano De Carlo, assassino di Maria Montanaro e Sonia Balcone in un’autentica giornata di follia, che andava messo i  preventivo.  L’uomo, come è noto, era stato denunciato ben sette volte per stalking.  Occorre, a questo punto, un momento di riflessione su quelle che sono in concreto le misure che la nostra legge pone in difesa delle vittime di persecuzioni moleste. Il fenomeno è emergenziale”.

Se lo Stalker è uno psicolabile può bastare una denuncia, un ammonimento della questura o un mero arresto di qualche giorno?

“La risposta è no. Ogni volta che c’è un caso di stalking, il presunto responsabile dovrebbe essere sottoposto automaticamente a perizia psichiatrica e nel caso in cui quest’ultimo dovesse essere considerato un soggetto particolarmente pericoloso, occorrerebbe applicargli la misura di sicurezza dell’ O.P.G. (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) al fine di neutralizzarlo. È risaputo che lo Stalker, quando è un pazzo, diventa ancora più cattivo e pericoloso dopo la denuncia. Si può morire così per colpa di uno psicolabile?  Ma vi è un reale interesse a tutela delle donne nel nostro Paese? O forse dobbiamo sospettare che la legge sullo stalking sia l’ennesima legge ‘scatola vuota’ prodotta dal nostro legislatore?

L’Ami ritiene che in Italia vi sia un garantismo a senso unico, quasi sempre a vantaggio del carnefice. Quando furono chiusi i manicomi nessuno si preoccupò di introdurre alternative. Per cui ci siamo trovati centinaia di migliaia di pazzi per strada con un residuale intervento dei reparti di psichiatria degli ospedali e relativa applicazione dei T.S.O. (Trattamenti sanitari obbligatori). La 'mattanza' nei confronti di tante donne non è colpa solo di chi le ha uccise, quanto di una cultura buonista ed irresponsabile, del tutto sganciata dalla realtà e dal buon senso”.

“L’aspetto ancora più agghiacciante è il senso di impotenza e di assuefazione della gente, della politica e di alcuni addetti ai lavori del sistema giudiziario" chiude Gassani.

www.ami-avvocati.it
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Di Loredana Morandi (del 04/07/2010 @ 16:13:16, in Politica, linkato 1237 volte)
Copio e incollo da Giornalettismo, con una nota mia: Governo dateci l'articolo 414 bis per i reati di apologia della Pedofilia e lo faremo funzionare. Questa idea non è del tutto malvagia, ma piuttosto che all'omissione di soccorso aggancerei l'iter alla giurisprudenza dell'omessa denuncia (articoli 363 e 364 c.p - dev'esser questo il probabile errore di battitura nella citazione segnalato dalla redazione) per inchiodare alle proprie responsabilità anche i provider e i grandi socialnetwork. L.M.

Pdl: da tre a dodici anni di carcere per i reati commessi su internet

pubblicato il 4 luglio 2010 alle 15:56  Giornalettismo


Una proposta a firma Raffaele Lauro vuole potenziare le pene già previste dall’articolo 303 del codice penale, se si istiga dal web.

Sono 54 i senatori del Popolo delle Libertà firmatari con Raffaele Lauro del disegno di legge che prevede il carcere da 3 a 12 anni per chi, comunicando con più persone in qualsiasi forma, istiga a “commettere i reati puniti dall’articolo 593″ del Codice Penale. La proposta prevede un’aggravante: «se il fatto è commesso avvalendosi dei mezzi di comunicazione telefonica o telematica -si legge nell’articolato del dd l- la pena è aumentata».

PERICOLO INTERNET – Gli articoli 115 e 414 del Codice penale, spiega Lauro, non sono ‘aggiornati ‘rispetto alle potenzialità espresse dalla rete: «appare dunque di tutta evidenza -sottolinea- la necessità di intervenire per via legislativa prevedendo un’incriminazione finalizzata ad arginare il pericoloso, diffuso fenomeno di coloro che inneggiano alla violenza sulle persone, specialmente attraverso interventi mediatici o telematici». «È necessario -prosegue Lauro- introdurre una fattispecie penale che punisca il comportamento di chi, tramite discorsi, espressioni, scritti, interventi, utilizzando internet o i social network, o tramite altri mezzi mediatici o informatici, istighi a commettere un delitto contro la vita e l’incolumità individuale o fa apologia degli stessi delitti».

NIENTE CENSURE – La fattispecie di reato che i senatori del Pdl vogliono introdurre nel Codice penale è modellata, spiega Lauro, sull’articolo 303 (Pubblica istigazione e apologia), che però riguarda solo i delitti contro personalità internazionali e dello Stato. «Una soluzione di questo tipo -sottolinea l’esponente del centrodestra- non potrebbe essere soggetta a censure connesse alla possibile lesione al diritto alla libertà di manifestazione del pensiero sancita dall’articolo 21 della Costituzione: se così fosse, non potrebbe considerarsi costituzionalmente compatibile neanche la fattispecie prevista dall’articolo 303 del Codice penale, che punisce l’istigazione a commettere un delitto meno grave rispetto a quelli contro la vita e l’incolumità delle persone».

L’OMISSIONE DI SOCCORSO – Ad una prima analisi, però, pare strana e originale l’idea del PdL: l’articolo 593 del codice penale si riferisce all’omissione di soccorso: è “un reato omissivo proprio, nel quale il legislatore viene a reprimere il mancato compimento di una azione giudicata come doverosa, indipendentemente dal verificarsi o meno di un evento come conseguenza di tale omissione”. E’ probabile che ci sia stato un errore di trascrizione, e l’articolo su cui lavorare sia invece il 303, correttamente citato nel seguito del testo.

Link originale all'articolo

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Di Loredana Morandi (del 04/07/2010 @ 06:19:44, in Osservatorio Famiglia, linkato 1903 volte)
Mi ha telefonato Aurelia Passaseo


Sì, mi ha chiamata venerdì pomeriggio, perché era stata erroneamente informata che io la stessi attaccando. No, non è così, Aurelia è caratterialmente molto simile a me e sa che non era mia intenzione offenderla o attaccarla.

Vero è che coloro che troppo si espongono sono naturalmente più soggetti al rischio di errore, perché se convengo con Aurelia sulla necessità di informare la popolazione, anche al telefono ho ribadito il rischio altissimo di rendere facilmente fruibili su mezzi "innocui" del web le istruzioni e il dictat del Boy Love Day.

Aurelia ha dimostrato molte volte il suo valore ed ha lavorato tanto contro la pedofilia in rete ed ha denunciato forse migliaia di pagine contenenti pedopornografia. Poi, un incidente con una Procura diversa da quella con la quale collaborava da anni le ha procurato una "multa penale". Chi non fa, non falla, dice il proverbio ed anche allora furono molte le dimostrazioni di solidarietà, prima tra tutte quella di Don Di Noto, il parroco di tutti coloro che si occupano di antipedofilia (anche il mio).

Il mio plauso va certamente alla Passaseo per aver dato corso ad una iniziativa specifica via facebook contro l'emendamento cd "salvapedofili" in seno al ddl 1611 sulle "intercettazioni", pubblicando le email di tutti i componenti della commissione Giustizia al Senato (a destra come a sinistra) ed invitando gli user di fb a trasmettere la propria indignazione ai senatori. (vedi qui per l'iniziativa e qui per le reazioni della stampa ai comunicati).

Anche con l'ultima iniziativa, quella che io ho criticato, ha prodotto una attenzione popolare al problema pedofilia, che è giusto ribadire sia principalmente "laica", apparentemente "comune", ma di condizione sociale "elevata" e supportata politicamente da un asse trasversale che interessa massonerie, partiti e altre lobbies.

E qui, ad un osservatore disattento potrebbe sembrare che io passi di palo in frasca, ma non è così se affermo che anche e soprattutto una persona valida come Aurelia Passaseo deve dare la massima attenzione alla propria immagine, perché è fin troppo facile essere tacciati di metodi "sporchi" anche a causa dei propri collaboratori.

Formulo un esempio efficace, ma senza fare nomi affinchè la non menzione corrisponda esattamente alla NON indicizzazione dei motori di ricerca. In questo modo coloro che leggono potranno vedere, senza che io ferisca il "colpo" vero del web, una "sprovveduta arrampicatrice" in conversazione con Maxi Fasso, hacker che distribuiva le password del sito web del Moige defacciato all'inizio della campagna in accordo con la Polizia Postale contro gli SMS pedopornografici (di lui si vocifera tra gli operatori che sia addirittura Apolloni padre), e Sissimo Neuro la radioserva dei blog del circuito Falsi Abusi - condannati fino a 9 anni (si vocifera tra gli operatori che si tratti di Gianni Perfetti).

Nei miei confronti la donna ha espresso frasi, che non oserebbe nessuna "prostituta da chat", ma come visibile il valore di una moralità prostituita per addentrarsi nell'ambiente con un tappeto rosso non è affatto migliore. Tecnicamente un tale comportamento si definisce come istigazione a commettere atti contrari al buon funzionamento dell'amministrazione giudiziaria e con una più che evidente tentata subornazione.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2009-09-11_140436_e.r.a.jpg


Aurelia Passaseo, che in cuor suo è una donna onesta d'altri tempi, nel corso della telefonata mi ha chiesto: "Forse non dovresti parlare neppure con me". Il riferimento a tale affermazione è alla querelle delle lettere inutili tra  alcuni operatori e un condannato a 9 anni per abusi contro i minori. Aurelia evidentemente non è la stessa cosa, anche se ha riportato una condanna. Guardando il mio rapporto con la Passaseo da questa angolatura, invece, sussistono delle ragioni reali per le quali io non dovrei parlarle, almeno fintanto che conservi accanto a se uno staff di siffatta moralità.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/uninadown.png

Io, a differenza di Aurelia che si occupa specificamente di contrasto alla pedopornografia, non mi sono mai e poi mai iscritta a siti che favoriscono lo scambio di materiale audio video tra pedofili. Fortuna ha voluto che io abbia identificato "a monte" un server universitario che veniva utilizzato dalla criminalità organizzata anche a questo fine. Ovvero un reato di peculato ai danni dello Stato Italiano e ai danni della popolazione universitaria napoletana i cui autori sono certi e documentati, anche per il tema delle minacce di cui evidenzio il  "non ti faccio lavorare per anni con le denunce che produco contro di te", ripreso dalla collaboratrice della Passaseo. Ovvero la sostanza della mia denuncia contro l'avvocato sardo i cui reati hanno carattere professionale.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/banlula.jpg


Infatti gli interessi economici ed il potere difeso da Pirate Bay sono stati noti da subito, ed loro portavoce italiano è denunciato più e più volte, anche all'estero. Vi lascio immaginare che sono parecchi i testimoni contro di lui, dal più piccolo webmaster al più grande precedentemente offeso per gli stessi interessi commerciali.


Così, cara Aurelia, io non ti attacco e sono decisamente più impegnata di quanto sembri ad una occhiata superficiale. Al massimo posso essere rimproverata di essere severa, mai cattiva, ma soprattutto dico sempre e solo la "Verità". E dato che sono efficacemente "minacciata di morte", proprio dal medesimo circuito dei gruppi facebook frequentati dalla tua collaboratrice, a titolo di volontà testamentaria e dimostrazione di quanto io sia intimidita da ciò con tutti i miei recapiti pubblicati insieme alle fotografie dei miei figli minori mi permetto di consigliarti un rigoroso repulisti degli arrampicatori nella tua segreteria associativa. Ti consoli in tutto ciò il fatto che la persona non ha neppure un briciolo di classe. Leggila qui sotto mentre viene "addirittura frenata" dai due ideologi della pedofilia del circuito Falsi Abusi.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2009-09-13_092537_e.r.a_rit.jpg

Tra settembre ed ottobre presenterò la mia nuova Associazione, con un vigoroso lancio alla stampa insieme agli Artisti e ai giuristi di Artists Against War, se per allora Aurelia Passaseo vorrà essere dei nostri è la benvenuta. In attesa di veder scomparire certi profili dalle attività web della Passaseo, per chi volesse conoscere meglio l'operato della presidente del Ciatdm consiglio la pagina fan su Facebook.

Loredana Morandi




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Di Loredana Morandi (del 03/07/2010 @ 16:27:43, in Magistratura, linkato 1249 volte)
Cari politici dite la verità: la D'Addario nel letto del premier l'ha messa la sinistra! E ora, dopo l'apologia, tacete omertosi..


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Cassazione/Se la moglie è forte non è maltrattata: poche reazioni
Telefono rosa: Devastante sentenza, intervengano i parlamentari



Roma, 3 lug. (Apcom) - L'effetto della sentenza della Cassazione sui maltrattamenti alla moglie 'forte' "sarà devastante", secondo Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono rosa: "Da oggi tutti quelli che sono stati condannati per violenza domestica potranno appellarsi a questo principio. La moglie è forte e può essere picchiata". Determinare la colpevolezza in base all'atteggiamento della vittima "è una roba assurda, mai sentita", afferma in un'intervista alla 'Stampa'.

"I parlamentari devono intervenire". Fin qui, però, la sentenza shock della Cassazione non sembra aver causato molte onde, sintomo probabilmente di un clima preoccupante. Pochi i quotidiani che oggi la riportano in prima pagina mentre spopola la delusione del Brasile sconfitto ai mondiali. Poche ieri le reazioni fra i politici, tutte di donne, bipartisan.

"Davvero incredibile che non si possa avere giustizia se si è forti e se non ci si lascia intimidire dal marito manesco e aggressivo" è stata l'amara la riflessione della Vicepresidente della Camera Rosy Bindi.

"In un momento in cui la violenza sulle donne affolla le cronache nere dei giornali, non posso che dirmi amareggiata di fronte a questo caso di vera e propria miopia da parte dei giudici della Cassazione" ha detto il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna.

Quasi identica la reazione della responsabile del dipartimento per il Pdl, Barbara Saltamartini, che aggiunge "credo che un messaggio del genere possa risultare devastante, soprattutto per le vittime". In pratica le mogli che hanno un carattere "forte" e che non si lasciano "intimorire" da minacce e percosse del marito rischiano anche la beffa di vedere il coniuge assolto.

La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni perché "il fatto non sussiste", rilevando che non si può considerare come "condotta vessatoria" l'atteggiamento aggressivo non caratterizzato da "abitualita"'. I fatti "incriminati", ha spiegato la Cassazione, erano solo saltuari. Inoltre "la condizione psicologica di Roberta B. per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente".
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Proseguono le critiche sulla sentenza di Cassazione. Come rileva Apcom non è il caso specifico, anche se non sono convinta che in clima di esasperante convivenza familiare l'atto di ritirare una querela non sia frutto della medesima intimidazione. Cassazione è solitamente molto in ritardo sulle nuove tecnologie, dato che non sono state normate dal governo ed ogni volta che ci prova si alzano alte grida proprio dalla criminalità comune che diviene portavoce di se stessa, ma l'attenzione che suscitano le più recenti sentenze della suprema Corte è quella di una certa "controtendenza" rispetto all'Europa sui maltrattamenti e i diritti della donna, mentre è possibile parlare di "controtendenza" planetaria sul caso delle "email", quando il puro e semplice "spam" negli states viene punito violentemente per il "genere di molestia che arreca alle vittime" impedite nel lavoro. Figuriamoci l'agitazione che possono provocare nelle vittime le email contenenti minacce o insulti. Intuisco a mente pessimista che vi sia un a monte nel voler ritenere  questi alla stregua di "reati bagatellari" ma non lo sono. E non lo sono proprio per l'intensa campagna mediatica che ha forse irreparabilmente incrinato lo status generale dei diritti della donna, ciò con ampio riferimento ai casi Noemi Letizia, Villa Certosa, Patrizia D'Addario. Ed è la morte dello "stato di diritto" dimezzare le statistiche sui casi di violenza sulle donne, mentre stiamo tutte subendo una recrudescenza. Tanto che allo stato è ovvio aspettarsi centinaia di casi in cui sono state effettuate registrazioni audio in violazione della legge, violenze sessuali nell'ambito della coppia e/o negli incontri fortuiti. Ricordate: siamo tutte "puttane". Gli omicidi in famiglia hanno già la loro quota ed è intollerabile non vedere la violenza al suo sorgere, così per gli stupri di gruppo se un socialnetwork come Facebook può produrre gruppi contenenti valori di estrema violenza come quello sui ragazzi disabili (ce ne sono già centinaia che motteggiano alla violenza sulle donne). Probabilmente la Commissione Pari Opportunità delle Donne in Magistratura della Associazione Nazionale Magistrati dovrebbe far sentire la propria voce. L.M.

Incredibile Cassazione:
se la moglie è forte non è maltrattamento


Roma, 3 lug. (Apcom) - "È davvero un tempo difficile per le donne in Italia e l'ultima sentenza della Cassazione purtroppo lo conferma. Davvero incredibile che non si possa avere giustizia se si è forti e se non ci si lascia intimidire dal marito manesco e aggressivo". Amara la riflessione della Vicepresidente della Camera Rosy Bindi, dopo la sentenza della Cassazione sui maltrattamenti fra coniugi. Incredibile ma vero, adesso grazie all'Alta Corte le mogli che hanno un carattere "forte" e che non si lasciano "intimorire" da minacce e percosse del marito rischiano anche la beffa di vedere il coniuge assolto.

La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni perché "il fatto non sussiste". La Cassazione ha dato ragione a Sandro F. rilevando che non si può considerare come "condotta vessatoria" l'atteggiamento aggressivo non caratterizzato da "abitualita"'. I fatti "incriminati", ha spiegato la Cassazione, "appaiono risolversi in alcuni limitati episodi di ingiurie, minacce e percosse nell'arco di tre anni (per i quali la moglie ha rimesso la querela), che non rendono di per sé integrato il connotato di abitualità della condotta di sopraffazione" .

"Tanto più che - ha concluso la Cassazione - la condizione psicologica di Roberta B. per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente". Insomma i maltrattamenti "saltuari" non sono tali, e chi reagisce non è maltrattato. "Non ci piace commentare le sentenze dei giudici, ma stavolta, da quanto si capisce - denuncia Bindi- hanno interpretato la legge con categorie francamente inaccettabili che rischiano di vanificare una lunga e difficile battaglia contro la violenza sulle donne. Il maschilismo è duro a morire".

E pensare che in Spagna il governo Zapatero nel 2005 ha fatto approvare una apposita legge sulla "violenza di genere", minacce incluse, un testo che nel preambolo precisa che "la violenza di genere non è un fatto che rientra nell'ambito privato. Al contrario rappresenta il simbolo più brutale della disuguaglianza esistente nella nostra società"
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