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 Kaito.. un gigante ..... di Lunadicarta
 
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La spada della giustizia non ha fodero.

Joseph de Maistre
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 10/07/2010 @ 17:37:16, in Sindacati Giustizia, linkato 1329 volte)
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UIL Penitenziari


COMUNICATO STAMPA 10 Luglio 2010
 
MANOVRA – Grande adesione alla protesta  UIL


“ Una partecipazione che è andata ben oltre le nostre più ottimistiche previsioni. Abbiamo monitorato, nella giornata di ieri,  una media del 52,7 % di poliziotti penitenziari che si sono astenuti dal consumare il vitto presso le mense di servizio. Questo, infatti,  era quanto avevamo chiesto ai nostri colleghi  in segno di   ideale adesione allo sciopero generale del Pubblico Impiego,  indetto dalla UIL Pubblica Amministrazione contro la manovra economica del Governo”

Non nasconde la propria soddisfazione il Segretario Generale della UIL Penitenziari, Eugenio SARNO, nel comunicare i numeri della protesta indetta dal sindacato dei baschi azzurri

“ Abbiamo registrato punte elevatissime di adesione: a  Potenza l’80%, a Genova Marassi addirittura il 90%.  Evidentemente questa grande partecipazione è prodromica  del malessere e della profonda insoddisfazione che attraversa il Corpo di Polizia Penitenziaria, ma l’intero Comparto Sicurezza e Difesa, rispetto ad una manovra economica iniqua ed ingiusta che penalizza oltremodo gli operatori della sicurezza senza intaccare i santuari dei privilegi e senza scalfire i templi degli  sprechi.  Questo è un segnale – avverte SARNO – che il Governo farebbe bene a non sottovalutare. D’altro canto il documento unitario redatto il 7 Luglio dalle OO.SS. della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria , del Corpo Forestale, dei Vigili del Fuoco e  sottoscritto anche dal COCER della Guardia di Finanza nonché dagli organismi militari di rappresentanza dell’Aeronautica e della Marina offre bene l’idea della nostra determinazione a mantenere in vita lo stato di agitazione, se non anche ad adottare forme di protesta eclatanti senza precedenti“

Il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari, intervenendo durante la riuscitissima manifestazione nazionale tenutasi ieri a Roma, ha ribadito la ferma intenzione di proseguire un percorso di contestazione e di sollecitazione

“  Siamo certi che questa nostra compattezza porterà il Governo a rendere concreti i tanti  impegni  assunti verso i poliziotti ed i militari, oramai stufi  delle vane  promesse. E’  un fatto non smentibile – sostiene Eugenio SARNO - che l’unico comparto del Pubblico Impiego a cui non è stato rinnovato ancora il contratto economico relativo al biennio 2008/2009 è proprio il Comparto Sicurezza e Difesa, tutto il resto sono chiacchiere. Gli unici fatti, purtroppo, sono le proposte per  il blocco dei contratti e le penalizzanti ricadute per la previdenza, le carriere, gli stipendi e le buonuscite . Di contro l’unica certezza di cui possono disporre, oggi,  gli operatori della sicurezza e della difesa  è l’ansia quotidiana  che li assale per dover lavorare con scarsità di uomini, mezzi e risorse  e la conseguente preoccupazione nel poter portare, ogni giorno, a casa  sana e salva la propria vita. Dopo la  ferma presa di posizione unitaria,  abbiamo registrato la solita sequela di impegni. Speriamo che non  si tratti dei soliti bluff. In verità – chiosa il Segretario UIL PA Penitenziari -  a leggere l’ emendamento annunciato dai Ministri Maroni e La Russa i timori si tramutano in quasi certezze. Confidiamo, però, che prima o poi si ravvedino.  Un segnale importante, in tal senso,  potrebbe essere la convocazione del tavolo per chiudere il biennio 2008-2009, sempreché si possa disporre concretamente di quei finanziamenti aggiuntivi già resi disponibili, ma solo a parole, dal Governo Berlusconi  “
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Di Loredana Morandi (del 10/07/2010 @ 12:45:30, in Magistratura, linkato 1646 volte)
Puglia, doppio sbarco al Csm
eletti Rossi e il giudice Cassano


Perde la sinistra e avanzano i moderati. È questo il quadro che emerge dalle votazioni di domenica e lunedì scorsi dei magistrati per le elezioni dei 16 consiglieri togati al prossimo Csm (quello in carica scade a fine luglio). In termini di seggi sono pochi gli spostamenti: Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, che aveva presentato i propri candidati assieme al Movimento per la giustizia sotto il nome di «Area» perde un seggio, passando da 4 a 3 consiglieri. Non lo conquista però nessuno degli altri gruppi organizzati, le cui proporzioni restano invariate: 6 consiglieri a Unicost, la corrente di centro, che pure perde consensi in termini di voti; 3 ciascuno al Movimento per la Giustizia e a Magistratura Indipendente, il gruppo più moderato, che cresce molto in termini di voti, ma che non è riuscito a strappare nessun seggio in più

di GIOVANNI LONGO

BARI - «Credo che il Csm debba essere un organo in grado resistere agli attacchi contro l’indipendenza della magistratura». Il neo consigliere del Csm Roberto Rossi, eletto con 1.216 preferenze, mette in chiaro il modo in cui interpreterà il ruolo che è stato a chiamare a ricoprire per i prossimi quattro anni. «Il momento che sta attraversando la magistratura è molto difficile. Spetta al Csm difendere prerogative e funzioni non certo per la sola categoria, bensì nell’interesse superiore della Giustizia e dei cittadini».

Rossi è il primo pm pugliese eletto nell’organo di autogoverno dei giudici. La sua lista, «Movimento per la Giustizia », si è «federato » alle ultime elezioni (con la sigla «Area») insieme con «Magistratura Democratica», movimento cui appartiene l’altro «barese» eletto a «Palazzo dei Marescialli », Francesco Cassano, consigliere della Corte d’Appello di Bari, già presidente distrettuale dell’Anm. «E’ impor- tante che noi pugliesi abbiamo espresso due presenze nel Csm».

In realtà i pugliesi sono tre, considerando anche il sostituto procuratore Antonello Racanelli, barese d’origine. Troppo presto per pensare a quale potrebbe essere il contributo che Rossi potrebbe dare alla nuova composizione del Csm, ma il neo consigliere prova ha già una idea. «Mi piacerebbe lavorare per la commissione che si occupa dell’organizzazione oppure per la disciplinare, ma ritengo che sia davvero secondario rispetto al grande lavoro che ci aspetta individuare sin da ora la commissione in cui sarò chiamato a dare il mio contributo».

Entrato in magistratura nel 1990, 48 anni, Rossi è stato prima giudice nel Tribunale di Taranto, sezione distaccata di Manduria, per poi passare dalla parte dell’accusa. Prima alla Procura circondariale di Bari, poi, con l’accorpamento previsto dalla riforma del «Giudice Unico » è passato in forza alla Procura presso il Tribunale. Già nella vecchia «Procurina» che aveva sede non lontano dai rustici di Punta Perotti, fu avviata una delle inchieste che hanno reso celebre Roberto Rossi, quella sui palazzi realizzati dai costruttori Matarrese, Andidero e Quistelli, demoliti nel 2006.

Rossi ha fatto parte del pool pubblica amministrazione e si è occupato di ambiente. Dalla formazione alla cooperazione, dalla Fibronit alle inchieste sul ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto per fatti che sarebbero stati commessi quando era Governatore della Regione, alla prima inchiesta che ha riguardato il presunto «sistema Tarantini». Sono davvero importanti i fascicoli coordinati dal magistrato. Da settimane il corridoio al terzo piano del Palazzo di Giustizia di via Nazariantz, dove si trova il suo ufficio, era pieno di fascicoli appoggiati per terra. C’era un’aria... «Ho sistemato un po’ di cose prima di andare via».

In aspettativa per quattro anni, i suo fascicoli saranno redistribuiti. «Mi mancherà il mio lavoro, i colleghi, la polizia giudiziaria e, perché no - aggiunge sorridendo - anche i giornalisti...».

Giustizia, Francesco Cassano «Per la prima volta in Puglia - osserva Francesco Cassano - la magistratura progressista e democratica esprime propri componenti: non accadeva dal 1958 ed era il primo consiglio. Adesso ne abbiamo portati due contemporaneamente, espressione dell’intera Puglia. Credo non sia causale: è in corso un processo di rinnovamento culturale profondo».

Cassano, 54 anni, barese, in magistratura dal 1983 ha iniziato a Gallarate come pretore. A Bari, oltre che come giudice civile, si è occupato dell’applicazione delle norme sulle misure prevenzione e sulle confische dei beni alla criminalità organizzata. E’ consigliere di Corte d’Appello a Bari. «Le elezioni - aggiunge Cassano - segnano in generale un spostamento a destra degli orientamenti culturali dei magistrati italiani. Un dato sicuro sul quale riflettere. Sarà un consiglio dalle forti responsabilità istituzionali. Ci muoveremo sotto la guida autorevole del Capo dello Stato. La prima questione da affrontare credo sia l’organizzazione degli uffici finalizzata a rendere efficiente la macchina della Giustizia».

Gazzetta del Mezzogiorno
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Di Loredana Morandi (del 10/07/2010 @ 12:22:38, in Magistratura, linkato 3105 volte)
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Due volte inferno: il sequestro del lago Averno

Il nome Averno proviene dalla lingua greca e significa lago senza uccelli, un nome nato probabilmente per le esalazioni velenose che allontanavano dall'area la fauna. Il piccolo lago è infatti un cratere vulcanico spento nella zona dei Campi Flegrei. Virgilio colloca proprio presso il lago Averno le porte dell'Inferno nel sesto libro dell'Eneide. Al giorno d'oggi la magistratura inquirente ha scoperto che il sommo poeta era assai meno distante dal vero e che sugli inferi dell'Idra camorristica napoletana sono sempre i Casalesi ad imperare. La proprietà del lago che fu donato dai Borboni ad una famiglia napoletana è oggi intestata ad un fiancheggiatore del boss Setola, ovvero all'area stragista dei Casalesi. La dia di napoli ha effettuato l'operazione di apporre i sigilli con gli acquascooter, il sequestro invece è stato notificato in carcere al prestanome Gennaro Cardillo.  L.M.

La Rassegna

Sigilli al Lago d'Averno:

Corriere della Sera - ‎23 minuti fa‎
NAPOLI - C'è anche il lago di Averno tra i beni riconducibili ai Casalesi sequestrati sabato mattina nella zona flegrea, in provincia di Napoli, nel corso di un blitz della Direzione investigativa antimafia di Napoli. La vasta operazione ha permesso di ...

La polizia sequestra il lago in acquascooter

La Stampa - ‎1 ora fa‎
Agenti della Dia e della Polizia sugli acquascooter pongono i segnali di sequestro sul lago di Averno (Napoli) nel corso dell'operazione anticamorra contro il clan dei Casalesi. Alle loro spalle il ristorante Aramacao sottoposto a sequestro assieme a ...

Operazione contro i Casalesi Sequestrato anche un lago

La Stampa - ‎3 ore fa‎
Un decreto di sequestro emesso dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia è stato eseguito all'alba di oggi dagli agenti del Centro operativo della Dia di Napoli nei confronti di Gennaro Cardillo, in carcere dal 10 giugno scorso per favoreggiamento ...

Sequestrato il lago d'Averno oasi e …

La Repubblica - ‎2 ore fa‎
Posti i sigilli sul complesso del Country Club che comprende un agriturismo-ristorante e una discoteca. La società era intestata a un imprenditore ritenuto prestanome del boss C'è persino il lago d'Averno nella lista dei beni sequestrati oggi alla ...

Operazione anticamorra a Napoli: sequestrato anche il mitico lago ...

Il Sole 24 Ore - ‎2 ore fa‎
L'operazione anticamorra "Sibilla" della Dia di Napoli contro il clan dei Casalesi ha portato anche al sequestro del lago d'Averno, uno specchio d'acqua della zona flegrea, ricco di importanti siti storici. La Dia ha applicato un decreto emesso dai ...

Operazione contro i Casalesi, il lago d'Averno sotto sequestro

Virgilio - ‎41 minuti fa‎
Il lago d'Averno, leggendario specchio d'acqua di virgiliana e dantesca memoria situato poco distante da Napoli, è stato sequestrato nel corso di un'operazione degli agenti della Dia partenopea. Il decreto di sequestro è stato emesso dai magistrati ...

Le mani dei Casalesi sul Lago di Virgilio

L'Espresso - ‎1 ora fa‎
La DIA di Napoli ha sequestrato la notte scorsa beni in possesso di Gennaro Cardillo, imprenditore arrestato un mese fa per favoreggiamento aggravato della latitanza di Giuseppe Setola. Un agriturismo, un noto ristorante-discoteca, quote societarie e ...

Operazione contro i Casalesi, sequestrato il Lago di Averno

Rainews24 - ‎4 ore fa‎
Il decreto che la Dia di Napoli sta eseguendo riguarda, soprattutto, il lago leggendario che ancora oggi rinnova suggestivi ricordi narrati dall'epopea virgiliana e dantesca, del mito dell'entrata agli Inferi e della tradizione della Sibilla. ...

Camorra, sequestrato il lago d'Averno Era l'oasi del boss dei ...

Il Messaggero - ‎46 minuti fa‎
NAPOLI (10 luglio) - Operazione anticamorra della Dia di Napoli contro il clan dei Casalesi. In applicazione di un decreto emesso dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di affiliati al clan è stato sottoposto a ...

Camorra, sequestri al gruppo Setola: c'è anche il Lago d'Averno

PUPIA - ‎3 ore fa‎
NAPOLI. Nuova operazione della Dia contro quello che fu il gruppo stragista del clan dei Casalesi guidato dal boss Giuseppe Setola. Dopo lo yacht nel porto di Castellammare, ora è stato sequestrato addirittura un lago, lo storico "Lago d'Averno", ...

Operazione contro i 'Casalesi', la Dia sequestra il lago di Averno

Interno18 - ‎1 ora fa‎
Lo specchio d'acqua donato nel 1750 dai Borboni ad una nobile famiglia napoletana è ora di proprietà di un prestanome di Setola. Sequestrati beni per oltre 15 mioni di euro E' in corso in queste ore un'operazione anticamorra condotta dalla Dia di ...

Operazione contro i Casalesi, sequestrato il lago di Averno

Tg1 - www.tg1.rai.it - ‎1 ora fa‎
Lo specchio d'acqua fa parte dei beni intestati all'imprenditore napoletano Gennaro Cardillo, 43 anni, che ha aiutato la latitanza del super killer Giuseppe Setola. NAPOLI - Il lago d'Averno, leggendario specchio d'acqua di virgiliana e dantesca ...

Camorra, il sequestro del lago d'Averno ai Casalesi di Setola ...

TGCOM - ‎4 ore fa‎
Per Virgilio il Lago d'Averno, era la porta degli Inferi: ceduto dai Borboni ad unanobile famiglia napoletana da quest'ultima era stato venduto ad una società nel 1991, i due terzi delle quote sono passati di mano soltanto nel 2009, dopo l'arresto di ...

CAMORRA: ANCHE LAGO AVERNO TRA BENI SEQUESTRATI A CASALESI

La Repubblica - ‎2 ore fa‎
C'e' anche il Lago d'Averno tra i beni sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia al clan dei Casalesi. Il lago - mitica 'Porta degli Inferi' secondo la leggenda e la tradizione - fa parte dei beni intestati all'imprenditore Gennaro Cardillo, ...

Blitz contro i Casalesi, sequestrato anche il Lago d'Averno

SKY.it - ‎3 ore fa‎
La Dia ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso d'urgenza dalla Direzione Distrettuale Antimafia, dopo l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Gennaro Cardillo per favoreggiamento aggravato della latitanza di Giuseppe ...

Beni del clan, la Dia sequestra lago

Il Nolano - ‎3 ore fa‎
CASERTA - Sequestro della Direzione distrettuale antimafia nei confronti dei Casalesi. Sotto “sigilli”, incredibilmente, anche un pezzo del Lago D'Averno. Il sequestro è stato compiuto d'urgenza dagli uomini della Dia napoletana nei confronti di ...

Camorra: la Dia sequestra ai Casalesi il Lago d'Averno

PrimaPress - ‎5 ore fa‎
(PRIMAPRESS) NAPOLI - Personale del Centro Operativo DIA di Napoli, sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo emesso dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di affiliati al clan dei Casalesi. ...

Sequestrato ai casalesi il lago Averno

Giornale Radio Rai - ‎3 ore fa‎
Si è conclusa poco fa un'operazione anticamorra della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli che ha portato al sequestro di beni del clan dei casalesi. Sequestrati un agriturismo e una discoteca-ristorante per un valore di circa 15 milioni. ...

11:06 I FATTI DEL GIORNO ORE 11.00

ANSA Valle d'Aosta - ‎1 ora fa‎
CAMORRA: MANI CLAN CASALESI SU LAGO AVERNO, SEQUESTRATO Le mani del clan dei Casalesi sul lago d'Averno, lo specchio d'acqua flegreo notissimo fin dall'antichita' citato dall'epopea virgiliana e dantesca per il mito dell'entrata agli Inferi e la ...

Caserta, i Casalesi erano i padroni anche del lago d'Averno: l ...

l'eco di caserta - ‎2 ore fa‎
CASERTA - Un decreto di sequestro emesso dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli è stato eseguito all'alba di oggi dagli agenti del Centro operativo della Dia di Napoli nei confronti di Gennaro Cardillo attualmente in carcere. ...

Camorra: sequestrato il Lago d'Averno con gli acquascooter

CronacaLive (Blog) - ‎42 minuti fa‎
NAPOLI / Operazione della Dia contro il clan dei Casalesi. Posto sotto sequestro il lago d'Averno, leggendario specchio d'acqua di formazione vulcanica, che nel 1750 fu donato da Borboni ad una nobile famiglia napoletana. Nel 1991 poi fu venduto alla ...

Camorra: sequestrati ai Casalesi beni del valore di 15 milioni di ...

Crimeblog.it (Blog) - ‎1 ora fa‎
Destinario del decreto di sequestro emesso dalla DDA è Gennaro Cardillo, arrestato il 10 giugno scorso per favoreggiamento aggravato: avrebbe aiutato il boss Setola nella sua latitanza, mettendogli a disposizione ristoranti e camere d'albergo della sua ...

Camorra: sequestrato lago Averno

euronews - ‎4 ore fa‎
(ANSA)- NAPOLI, 10LUG – E' in corso un'operazione anticamorradella Dia contro il clan dei Casalesi, sequestrato anche lostorico lago d'Averno, nella zona flegrea E' di proprieta' di unprestanome del boss dell'ala stragista dei Casalesi, GiuseppeSetola, ...
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Barcellona: perché si confonde
la libertà di informazione col gossip mediatico?


lunedì 31 maggio 2010

Da oggi il ddl intercettazioni è al vaglio del Senato, dopo una settimana segnata dalla polemica tra gli organi di informazione, tutti schierati contro quella che hanno chiamato legge-bavaglio, i magistrati a difendere la propria indipendenza, il ministro Alfano a ribadire di voler tutelare la giustizia e la privacy degli italiani dall’uso indiscriminato delle intercettazioni telefoniche. Dopo lunedì scorso però le posizioni nel governo si sono ammorbidite e lo stesso ministro aveva dichiarato di ritenere buona la vecchia ipotesi di ddl, che comprendeva la possibilità di far conoscere le intercettazioni per riassunto. Al di dà di quello che potrà essere l’assetto finale del dispositivo, il sussidiario ne ha parlato con il filosofo Pietro Barcellona, già membro laico del Csm.

«In questo paese - dice Barcellona - davvero non è più possibile discutere, perché chi esprime un’opinione deve subito arruolarsi o da una parte o dall’altra».

Cosa la fa sentire a disagio, professore?

Siamo immersi in un clima di manicheismo estremista che sta diventando sempre di più una forma di pensiero unico, e che rappresenta una patologia grave della vita democratica. Personalmente non condivido questa battaglia così forsennata contro il rischio del bavaglio e a favore della libertà assoluta di intercettare chiunque.

Neanche se è l’unico strumento per scoprire reati gravi?

Tutti i reati devono venire scoperti e occorre dotarsi degli strumenti per farlo. Ma guardiamo la realtà dei fatti. Veniamo da un’esperienza oramai lunghissima di intercettazioni realizzate da centri di potere sui quali ancora non s’è fatta chiarezza. Persone come Giuliano Tavaroli e Gioacchino Genchi - e molti altri prima di loro - hanno dedicato tempo e risorse ad “auscultare” la vita democratica, costruendo non accertamenti della verità, ma dossier ricattatori che sono serviti semplicemente a destabilizzare il paese.

L'articolo prosegue su Il Sussidiario.net

Intercettiamo o non intercettiamo?

Penso che il tema delle intercettazioni non possa più essere visto soltanto sotto il profilo della ricerca della verità sui nemici di mafia, sui crimini più gravi e su tutto quanto rientra sotto il codice penale. Le intercettazioni vanno ormai situate nel contesto generale della nostra vita pubblica. È vero, hanno dato qualche risultato molto importante in materia di reati mafiosi, ma nell’80 per cento dei casi il loro uso è stato assolutamente abnorme ed è servito a costruire, in sinergia col sistema mediatico, processi più o meno fantasiosi senza nessun vero riscontro.

Lei, insomma, dà il primato alla privatezza.

Ecco, vede la falsa contrapposizione? La privatezza è un grande bene, ma il vero tema è: che cosa serve a questo paese per avere accesso alla verità dei fatti? Il problema della verità assorbe sia il problema della tutela della libertà di stampa, sia la tutela del cittadino privato che pretende giustamente riservatezza. L’uso indiscriminato delle intercettazioni invece ha portato ad una manipolazione continua della verità.

Per esempio?

Penso a Ottaviano Del Turco. Si è messa su una scena mediatica nella quale Del Turco, sommerso da una serie di accuse che venivano in gran parte da intercettazioni e da dichiarazioni rese più o meno liberamente da pentiti, appariva come uno dei massimi criminali della nostra vita pubblica.

Parliamo della stampa. I media, da posizioni pro o contro il governo, hanno parlato di legge-bavaglio.

Io non credo che si debba mettere il bavaglio alla stampa, che deve essere libera, ma non si può neppure fare un giornalismo che non cita mai le fonti e in cui tutto si confonde.

Si spieghi meglio.

Se io leggo per esempio gli articoli riguardanti la «cricca» di Balducci e Anemone, non riesco più a distinguere tra l’estratto di un’intercettazione, la dichiarazione resa al magistrato da chi è stato di volta in volta interrogato, la ricostruzione che ne fa il giornalista, e le dichiarazioni circolanti in certi ambienti. Sono quattro piani che si intrecciano e che vanno a formare un tutto unico in cui i fatti sfumano nelle congetture o nelle ricostruzioni interessate. Ricavo la convinzione che Balducci e Anemone hanno probabilmente commesso certi fatti, ma nessuna delle cose riportate contiene un minimo di indicazione per verificare la veridicità delle cose dette.

Lei ha parlato di «manipolazione della verità» indotta dall’uso distorto delle intercettazioni. Non le pare eccessivo?

Qui non mi interessa la verità con la V maiuscola, ma la verità pubblica. L’ultimo libro di Priore e Fasanella dimostra che questo paese, fino al delitto Moro, è stato oggetto di destabilizzazione organizzata da parte di poteri occulti. Anziché occuparsi di come si può affrontare il tema della verità dei fatti che riguardano la vita collettiva, siamo chiamati a scegliere con chi stare: ma è una falsa alternativa, perché l’intercettatore è sempre un sant’uomo, mentre l’intercettato è sempre un reprobo. Su questa strada non ci sto, perché non aiuta nessuno.

Quindi secondo lei non è né minata l’indipendenza della magistratura né è a rischio lo stato di diritto.

Non credo che dal ddl verrà una buona legge, perché ogni prodotto legislativo dipende da come lavorano maggioranza e opposizione. È un tema troppo rilevante per essere affrontato da  Berlusconi nell’interesse dei cittadini, al tempo stesso l’opposizione ha il dovere di partecipare alla stesura di un testo di legge serio, perché il problema è reale e non lo ha inventato Berlusconi. La nostra storia non può essere condizionata dal ruolo che possono avere dei centri di raccolta di informazioni illegali.

Ma poiché una mediazione la si deve trovare, da quando Alfano si è mostrato più morbido pare che una delle ipotesi più probabili sia quella di dare notizia delle intercettazioni almeno per riassunto. È una via di mezzo accettabile?

Sì, potrebbe essere una buona mediazione. Ma non voglio entrare nel merito della legge. Certo è che non possiamo rimanere in una situazione di guerra civile, tra chi pensa che la democrazia è finita e chi pensa che invece ce n’è troppa. Ogni volta siamo puntualmente inchiodati dallo scontro tra Berlusconi e i giustizialisti e questo è un disastro per tutti.

Come si fa a «collocarsi nell’ottica dell’interesse collettivo alla trasparenza e alla verità», come lei ha scritto di recente?

Ci vorrebbe una riforma politica, giuridica e morale. Temo che nessuna di queste, da sola, basterebbe a cambiare la mentalità della gente. Se invece ognuno pensa di poter essere giudice di tutto, come accade ora, ogni riforma sarà inutile. Chi fa il magistrato faccia il magistrato, chi è giornalista faccia il giornalista.

Onida su questo giornale ha detto che il diritto di informazione, cioè di informare e di essere informati, non può essere cancellato in nome di un’esigenza di privacy. Che ne pensa?

Stimo Onida, ma la sua risposta risente dell’impostazione che «frantuma» la complessità del problema. Oggi la comunicazione non è più quella di mezzo secolo fa. Se un giornale diffonde la notizia che sta per essere arrestata una persona perché le viene contestato un reato, questa persona nell’opinione pubblica viene arrestata per aver commesso quel reato. Questa è comunicazione? È libertà di informazione?

Che cos’è la libertà di informazione, oltre ad essere un diritto garantito dalla Costituzione?

È quello che dicevo all’inizio: il fatto che noi cittadini abbiamo diritto di conoscere la verità dei fatti su cui si basano le grandi decisioni. È il primato della verità dei fatti sulle opinioni personali, che deve essere posto come premessa di ogni ragionamento sull’informazione. Nessun conflitto puramente soggettivo tra uno che deve accusare e un altro che si deve difendere produrrà mai alcuna verità stabile.

Siamo realmente sicuri che l’introduzione di nuove regole, oltre quelle che già ci sono, porti realmente ad una soluzione dei problemi?

Non lo so. La cosa che considero rilevante è che non ci possono essere fonti occulte e che chi dà notizie deve sempre poter dire di quale fonte si è servito. Ma soprattutto, sono contro l’idea - che qualcuno vuol far passare a tutti i costi - che in questo momento ci sia il rischio di un grande bavaglio che cade sulla stampa. Mi pare assolutamente infondata.

(Federico Ferraù)

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=89743
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Di Loredana Morandi (del 10/07/2010 @ 08:04:36, in Magistratura, linkato 2344 volte)
ELEZIONI DEL CSM:
ELETTO PAOLO CORDER,
UN "SENZA CORRENTE"


di Maurizio Tortorella

Perde Magistratura democratica, avanzano i moderati, e per la prima volta viene eletto un giudice fuori dalle correnti. Questo il risultato delle elezioni del 4 e 5 luglio per le elezioni dei 16 consiglieri «togati» del prossimo Consiglio superiore della magistratura (quello in carica scadrà alla fine di luglio). Su 8.584 magistrati aventi diritto, hanno votato in 7.402, circa l’86%. Md, storica corrente di sinistra, perde un seggio, passando da quattro a tre consiglieri. Quel seggio, però, non va a nessuno degli altri gruppi organizzati, le cui proporzioni restano invariate: 6 consiglieri a Unità per la costituzione, la corrente di centro, che pure perde consensi in termini di voti; 3 ciascuno al Movimento per la giustizia, di sinistra, e a Magistratura indipendente, il gruppo più moderato che avanza in termini di voti, ma non riesce a ottenere nessun seggio in più.

Il seggio perso da Md va al giudice di Venezia Paolo Corder, che in passato ha fatto parte della giunta dell’Associazione nazionale in quota a Unicost, ma in queste elezioni si è presentato come indipendente. Č la prima volta che questo accade.

La sconfitta di Md è la seconda consecutiva: quattro anni fa la corrente era passata da cinque a quattro consiglieri. Oggi torna alle dimensioni che aveva prima del 1994. «Il Csm si sposta a destra», commenta il nuovo consigliere del Csm Vittorio Borraccetti, eletto nelle liste di Md per la categoria dei pm, colpito anche dal fenomeno «alto numero di schede bianche», triplicate rispetto al 2006. «Č il segno che nella magistratura c’è una certa sfiducia verso il Csm. D’altra parte siamo oggetto di una denigrazione sistematica, che evidentemente qualcosa ha lasciato».

Ecco i 16 eletti «togati» del Csm:

Movimento per la giustizia
Paolo Carfì, Aniello Nappi, Roberto Rossi

Unicost
Paolo Auriemma, Pina Casella, Giovanna Di Rosa, Riccardo Fuzio, Alberto Liguori, Mariano Sciacca

Magistratura indipendente
Alessandro Pepe, Antonello Racanelli, Tommaso Virg

Magistratura democratica
Vittorio Borraccetti, Franco Cassano, Francesco Vigorito

Eletto indipendente dalle correnti
Paolo Corder

Panorama
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Di Loredana Morandi (del 09/07/2010 @ 14:25:18, in Sindacato, linkato 1145 volte)
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L'Autrice di Giustizia Quotidiana

aderisce

alla giornata di silenzio indetta dalla

Federazione Nazionale Stampa Italiana.


Le modalità di sciopero sono riportate dall'Ansa a questo link.

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Di Loredana Morandi (del 09/07/2010 @ 06:49:37, in Sindacato, linkato 1379 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 7 luglio ’10
Prot. n. 159

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:





“I giornalisti italiani sono chiamati ad una forma di protesta straordinaria che si esprimerà in un “rumoroso” silenzio dell’informazione nella giornata di venerdì 9 luglio, contro le norme del “ddl intercettazioni” che limitano pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie.

Quanti lavorano nel settore della carta stampata si asterranno dalle prestazioni nella giornata di giovedì 8 luglio, per impedire l’uscita dei giornali nella giornata di venerdì. Tutti gli altri, giornalisti dell’emittenza nazionale e locale, pubblica e privata, delle agenzie di stampa, del web, dei new media e degli uffici stampa non lavoreranno nella giornata di venerdì. Free lance, collaboratori e corrispondenti si asterranno dal lavoro secondo le modalità previste per la testata presso la quale prestano la loro opera. I giornalisti dei periodici, infine, si asterranno dal lavoro venerdì 9, ma assicurando, già da ora, la pubblicazione sui numeri in lavorazione delle proprie testate di comunicati sulle motivazioni della giornata del silenzio.

Lo sciopero è una protesta straordinaria  e insieme la testimonianza di una professione, quella giornalistica, che vuole essere libera per offrire ai cittadini informazione leale e la più completa possibile. Una protesta che si trasforma in un “silenzio” di un giorno per evidenziare i tanti silenzi quotidiani che il “ddl intercettazioni” imporrebbe se passasse con le norme all’esame della Camera, imposte sin qui dal Governo e dalla maggioranza parlamentare.
Molte notizie e informazioni di interesse pubblico sarebbero negate giorno dopo giorno fino a cambiare la percezione della realtà, poiché oscurata, “cancellata” per le norme di una legge sbagliata e illiberale che ne vieterebbe qualsiasi conoscenza.

Giornalisti, ma anche gli editori  e migliaia di cittadini, da mesi denunciano le mostruosità giuridiche del “ddl intercettazioni”. Sono state anche avanzate proposte serie per rendere ancora più severa e responsabile l’informazione nel rispetto della verità dei fatti e dei diritti delle persone: udienza filtro per stralciare dagli atti conoscibili le parti relative a persone estranee e soprattutto alla dignità dei loro beni più cari protetti dalla privacy; giurì per la lealtà dell’informazione che si pronunci in tempi brevi su eventuali errori o abusi in materia di riservatezza delle persone; tempi limitati del segreto giudiziario; accessibilità alle fonti dell’informazione contro ogni dossieraggio pilotato.

Nessuna risposta di merito. Lo sciopero, con la giornata del silenzio, è espressione di indignazione, di partecipazione, di richiamo responsabile a principi e valori che debbono valere in ogni stagione. Lo sciopero è un momento della protesta e dell’azione incessante che proseguirà, fino al ricorso della Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo, qualora la legge fosse approvata così com’è. Lo sciopero è anche segnalazione di un allarme  per una ferita che si aggiungerebbe ad un sistema informativo che patisce già situazioni di oggettiva difficoltà e precarietà non solo per la crisi economica, ma anche per una politica di soli tagli che rischiano di allargare bavagli oggi altrimenti invisibili. L’informazione è un bene pubblico, non è un privilegio dei giornalisti, né una proprietà dei padroni dei giornali e delle televisioni, né una disponibilità dei Governi. E  per i giornalisti non è uno sciopero tradizionale contro le aziende, ma un atto di partecipazione e di sacrifico della risorsa professionale per la difesa di un bene prezioso, dei cittadini, proclamato con un silenzio che vuol parlare a tutti”.
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Di Loredana Morandi (del 09/07/2010 @ 06:45:29, in Sindacato, linkato 1147 volte)
Ecco il testo del comunicato congiunto sulla Giornata del silenzio, firmato da 16 cdr di aziende di periodici, che sarà pubblicato sul primo numero raggiungibile di tutte le testate e sui siti.


NO ALLA LEGGE BAVAGLIO


Care lettrici e cari lettori,


con il Disegno di Legge Alfano è in via di approvazione alla Camera un provvedimento in tema di intercettazioni telefoniche che limita, in maniera determinante, l’attività di noi giornalisti.

In realtà, questo provvedimento è in primo luogo contro voi lettori: contro i cittadini comuni e contro la democrazia nel nostro Paese.

Costituisce infatti una grave manomissione del diritto a essere informati, per esempio sulle indagini in corso e persino sui processi. Subordina la libertà di stampa a modi, tempi e autorizzazioni che di fatto la mettono "sotto tutela" e la imbavagliano. La difesa della privacy e della riservatezza va perseguita con determinazione ed efficacia, ma non può essere la scusa per cancellare il diritto a una libera e corretta informazione.

Contro questo disegno c'è stata la straordinaria mobilitazione nazionale del sindacato dei giornalisti, la Fnsi, insieme con molta parte della società civile. Fino a sfociare nella "Giornata del Silenzio" di venerdì 9 luglio 2010.

I giornalisti dei Periodici aderiscono (hanno aderito) con convinzione alla protesta, con un giorno di astensione dal lavoro e il blocco degli aggiornamenti dei siti per la giornata del 9 luglio.

I Comitati di Redazione di:

Abitare/Segesta - Cairo Editore - Condé Nast - Domus - Edisport - Gruner+J/M - Hachette - Hachette Lifestyle Media - Hachette Marie Claire - Mondadori - Periodici San Paolo - Quadratum - Rcs Periodici - Rizzoli Publishing - Sfera Editore - Universo
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L'INCHIESTA

 

Inchiesta Finmeccanica, arrestato Cola
I pm: "Ha riciclato denaro del gruppo Mokbel"

 
Il manager indagato nella veste di consulente della società, fermato a Roma poche ore prima di imbarcarsi per gli Stati Uniti. La procura lo accusa di riciclaggio di sette milioni e mezzo per l'acquisto del 51% della Digint srl

 di MARIA ELENA VINCENZI ed ELSA VINCI

Svolta nell'indagine su Finmeccanica. Alle tre di oggi pomeriggio i carabinieri del Ros hanno arrestato Lorenzo Cola, 44 anni, nella veste di consulente di Finmeccanica, con l'accusa di concorso in riciclaggio aggravato. A Cola è stato notificato un provvedimento di fermo firmato alle 2.30 della notte tra mercoledì e giovedì dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Rodolfo Sabelli, Giovanni Bombardieri, Francesca Passaniti. Al manager, consulente personale del presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, e della moglie e amministratore delegato di Selex, Marina Grossi, la procura contesta il riciclaggio di sette milioni e mezzo di euro versati dal gruppo di Gennaro Mokbel (coinvolto nella megafrode da due miliardi di euro Fastweb e Telecom Italia Sparkle) per l'acquisto del 51 per cento della società Digint srl. Questa somma, secondo quanto ricostruito con rogatorie a Hong Kong, San Marino e Svizzera, faceva  parte di un versamento complessivo di otto milioni e 300 mila euro nominalmente utilizzati per l'acquisizione societaria. In realtà, quei sette milioni e mezzo sarebbero stati il prezzo illecito preteso da Cola per chiudere l'affare Digint Finmeccanica. Di Cola ha parlato all'inizio dell'indagine il presidente Guarguaglini, mentre ieri Finmeccanica ha precisato che è un loro "ex consulente".

Cola è stato fermato a Roma, nella centrale piazza San Lorenzo in Lucina, poche ore prima di imbarcarsi sul volo che, via Parigi, lo avrebbe dovuto portare stanotte negli Stati Uniti. Il manager era arrivato in Italia nei giorni scorsi, a Milano, proveniente dalla Svezia dove sua moglie aveva appena partorito. A rendere necessario il fermo, secondo la Procura, ''il concreto e fondato pericolo di fuga'', dimostrato dalla ''consapevolezza dell'indagato di un'indagine a suo carico e dall'imminente allontanamento per l'estero''.  

Cola è stato trasferito nel carcere di Rebibbia dove ha nominato quali suoi avvocati il professor Franco Coppi e Ottavio Marotta. La perquisizione della sua abitazione a Roma, nel quartiere Parioli, è proseguita per tutto il pomeriggio. Entro 48 ore il gip dovrà interrogarlo e decidere se convalidare o meno il suo fermo.(08 luglio 2010)

La Repubblica

La Rassegna

I pm: "Ha riciclato denaro del gruppo Mokbel"

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Riciclaggio: fermato Cola, ex consulente Finmeccanica

ANSA.it - ‎1 ora fa‎
ROMA - I carabinieri del Ros hanno fermato Lorenzo Cola, in passato consulente di Finmeccanica, nell'ambito dell'inchiesta sul maxi-riciclaggio che coinvolge Fastweb e Telecom Italia Sparkle. L'accusa e', tra l'altro, di concorso in riciclaggio. ...

Riciclaggio, fermato Lorenzo Cola.Fu consulente di Finmeccanica

TGCOM - ‎2 ore fa‎
I carabinieri del Ros hanno fermato Lorenzo Cola, 44 anni, in passato consulente di Finmeccanica, nell'ambito dell'inchiesta sul maxi-riciclaggio che coinvolge Fastweb e Telecom Italia Sparkle. L'accusa è di concorso in riciclaggio di 7,5 milioni ...

RICICLAGGIO: IL CAPO DI IMPUTAZIONE CONTESTATO A COLA

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(AGI) - Roma, 8 lug. - Lorenzo Cola, il consulente di Finmeccanica e' indagato in concorso con Gennaro Mokbel, Marco Iannilli, Marco Toseroni, l'ex senatore del PdL Nicola Paolo Di Girolamo "ed altri soggetti" per riciclaggio internazionale per aver ...

Fermato Cola, ex consulente di Finmeccanica

Libero-News.it - ‎2 ore fa‎
rrestato l'ex consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola, accusato di riciclaggio nell'ambito dell'inchiesta che coinvolge Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Cola, già consulente del presidente Pierfrancesco Guarguaglini è stato arrestato questo ...

Riciclaggio/ Fermato Cola, consulente Finmeccanica

Affaritaliani.it - ‎2 ore fa‎
Il consulente di Finmeccanica Lorenzo Colae' stato fermato, dai carabinieri del Ros di Roma, su ordinedella procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulriciclaggio internazionale che ha coinvolto tra l'altro GennaroMokbel , l'ex senatore Nicola Paolo ...

Riciclaggio: fermato Lorenzo Cola

euronews - ‎1 ora fa‎
(ANSA) – ROMA, 8 LUG – I carabinieri del Ros hanno fermatoLorenzo Cola, in passato consulente di Finmeccanica.Il fermo nell'ambito dell'inchiesta sul maxi-riciclaggio checoinvolge Fastweb e Telecom Italia Sparkle. L'accusa e', tral'altro, ..
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E' lecito immaginare che ora, presso il Collegio dei Maestri Venerabili, che ha sede a Cagliari, sia in corso un fuggi fuggi... LM

L'ordinanza da un articolo su L'Unità: «Una associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti» caratterizzata «dalla segretezza degli scopi» e volta «a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonchè degli apparati della pubblica amministrazione». Č quanto scrive il Gip del Tribunale di Roma, Giovanni De Donato, nel capo di imputazione dell'ordinanza (circa 60 pagine) di arresto per l'imprenditore Flavio Carboni, di Pasquale Lombardi, ex esponente della Dc e dell'imprenditore napoletano, Arcangelo Martino. Per i quattro il reato ipotizzato dalla Procura di Roma è di associazione a delinquere semplice e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Per il gip i tre hanno «sviluppato una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura e della politica da sfruttare per i fini segreti del sodalizio e ciò anche grazie alle attività di promozione di convegni e incontri di studio realizzate tramite una associazione denominata 'Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e Libertà». L'associazione era gestita da Lombardi in qualità di segretario e da Martino quale responsabile dell'organizzazione. Una struttura, scrive il gip, «di fatto finanziata e gestita in modo occulto da Carboni». Per il magistrato i tre «approfittavano delle conoscenze per acquisire informazioni riservate e influire sull'esercizio delle funzioni pubbliche rivestite dalle personalità avvicinate dai membri dell'associazione».


Per il Gip, la loggia di Carboni
voleva influenzare la Consulta sul Lodo Alfano


Una superloggia segreta guidata dall'imprenditore Flavio Carboni, tra settembre e ottobre 2009, tentò di avvicinare giudici della Corte costituzionale allo scopo di influire sull'esito del giudizio sul cosiddetto Lodo Alfano, la legge che prevedeva la sospensione del processo penale per le alte cariche dello stato. Lo afferma il gip Giovanni De Donato, nell'ordinanza con cui ha disposto l'arresto per Carboni, per Pasquale Lombardi, ex esponente della Dc e l'imprenditore napoletano, e per Arcangelo Martino nell'ambito dell'inchiesta sull'eolico in Sardegna.

Ai tre arrestati viene contestata l'accusa di associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete
. «Una associazione per delinquere - scrive il gip - diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti» caratterizzata «dalla segretezza degli scopi» e volta «a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione».

Il 23 settembre dello scorso anno, a pochi giorni dal giudizio della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, secondo il gip avvenne una riunione nell'abitazione romana del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, per stabilire un tentativo di avvicinamento ai giudici della consulta. All'incontro era invitato anche lo stesso Carboni, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, oltre ad Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi.

La contropartita chiesta per tale attività di lobby è la candidatura di Nicola Consentino alla Regione Campania, come esplicitato in una telefonata di Lombardi allo stesso sottosegretario. Il tentativo di influire sul giudizio di costituzionalità del lodo Alfano non va però a buon fine. Il 7 ottobre 2009 la Corte boccia il provvedimento, suscitando le ire di Carboni e Martino, che accusano Lombardi del fallimento e della figuraccia fatta con i propri referenti politici, a partire da Verdini.

Il Gip inoltre afferma che tra la fine del 2009 e febbraio del 2010, in vista delle elezioni regionali, i tre arrestati si impegnarono al fine di ottenere la candidatura dell'attuale sottosegretario all'Economia. Questi però fu raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché accusato di concorso esterno in associazione mafiosa dal gip Raffaele Piccirillo.

I tre allora cercarono di favorire un rapido accoglimento del ricorso proposto contro tale misura, grazie al rapporto esistente fra Lombardi e il presidente di Corte di Cassazione, nel tentativo di recuperare la sua candidatura di Cosentino. Il ricorso fu tuttavia rigettato. A questo punto il gruppo guidato da Carboni avviò, secondo il Gip, un'intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato del Pdl alla presidenza della regione Campania, Stefano Caldoro, nel tentativo di escluderlo dalla competizione elettorale, anche diffondendo all'interno del partito e su Internet, notizie diffamatorie sul suo conto.

Per il gip i tre hanno «sviluppato una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura e della politica da sfruttare per i fini segreti del sodalizio e ciò anche grazie alle attività di promozione di convegni e incontri di studio realizzate tramite una associazione denominata "Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e Libertà"». L'associazione era gestita da Lombardi in qualità di segretario e da Martino quale responsabile dell'organizzazione. La struttura, scrive il gip, era «di fatto finanziata e gestita in modo occulto da Carboni». Per il magistrato i tre «approfittavano delle conoscenze per acquisire informazioni riservate e influire sull'esercizio delle funzioni pubbliche rivestite dalle personalità avvicinate dai membri dell'associazione»

Gli altri episodi contestati sono: il tentativo, a partire da luglio del 2009, di accaparrarsi appalti per la produzione di energia eolica in Sardegna; le attività di interferenza nei confronti di componenti del Consiglio superiore della magistratura per la nomina, ad alcune cariche direttive, di magistrati graditi al sodalizio, tra cui Alfonso Marra, aspirante alla carica di presidente della Corte di Appello di Milano; le attività per influire sull'esito del ricorso presentato dalla lista «Per la Lombardia» del presidente Roberto Formigoni contro l'esclusione dalle regionali (intervento operato tramite l'intervento di Lombardi sul magistrato Alfonso Marra, appena insediato alla Corte d'Appello di Milano, ma senza esito); l'intervento su rappresentanti del ministero della Giustizia, dopo il respingimento del ricorso della "Lista per la Lombardia", per sollecitare una ispezione straordinaria nei confronti dei magistrati del collegio che aveva esaminato il ricorso (tentativo fallito a causa dell'opposizione dei vertici del ministero).

Il Sole 24 ore

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La difesa di Carboni: arresto assurdo e ingiustificato.

La Rassegna

Eolico in Sardegna: arrestato Flavio Carboni
Una superloggia segreta sugli appalti

di Paola Medde

Il faccendiere sardo Flavio Carboni è stato arrestato questa mattina a Roma dai carabinieri su ordine della magistratura romana nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti dell'eolico in Sardegna.

L'OMBRA DELLA MASSONERIA
Per lui l'accusa è di corruzione, ma sul suo arresto spunta anche l'ombra della massoneria: «Banda segreta come la P2 per pilotare giudici e politici» dicono gli inquirenti. Carboni, 78 anni, originario di Torralba, in provincia di Sassari, è stato condotto a Regina Coeli. Il suo difensore Renato Borzone ha già annunciato il ricorso al tribunale delle Libertà. In manette sono finiti anche il geometra Pasquale Lombardi, ex sindaco Dc originario dell'Avellinese e membro delle commissioni tributarie, e l'imprenditore edile Arcangelo Martino, entrambi implicati nell'affaire del vento in Sardegna.

L'ORDINANZA «Una associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti» caratterizzata «dalla segretezza degli scopi» e volta «a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonchè degli apparati della pubblica amministrazione». Č quanto scrive il Gip del Tribunale di Roma, Giovanni De Donato, nel capo di imputazione dell'ordinanza (circa 60 pagine) di arresto per l'imprenditore Flavio Carboni, di Pasquale Lombardi, ex esponente della Dc e dell'imprenditore napoletano, Arcangelo Martino. Per i quattro il reato ipotizzato dalla Procura di Roma è di associazione a delinquere semplice e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Per il gip i tre hanno «sviluppato una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura e della politica da sfruttare per i fini segreti del sodalizio e ciò anche grazie alle attività di promozione di convegni e incontri di studio realizzate tramite una associazione denominata 'Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e Libertà». L'associazione era gestita da Lombardi in qualità di segretario e da Martino quale responsabile dell'organizzazione. Una struttura, scrive il gip, «di fatto finanziata e gestita in modo occulto da Carboni». Per il magistrato i tre «approfittavano delle conoscenze per acquisire informazioni riservate e influire sull'esercizio delle funzioni pubbliche rivestite dalle personalità avvicinate dai membri dell'associazione».

L'INCHIESTA I tre erano finiti nel registro degli indagati della Procura di Roma insieme ad altre tre persone, tutti con l'accusa di corruzione: Pinello Cossu, consigliere Udc della provincia di Carbonia Iglesias e nipote di Carboni; Ignazio Farris, nominato dalla Giunta Cappellacci alla direzione dell'ARPAS (Agenzia Regionale Protezione Ambiente); Franco Piga, commissario dell'Autorità d'ambito, ruolo importante nella gestione delle acque. Secondo gli inquirenti, attorno all'eolico sardo si sarebbe sviluppato un “sistema gelatinoso” manovrato da Carboni e mirato a ottenere appoggi politici per favorire imprenditori interessati alla realizzazione di parchi eolici in Sardegna, affievolendo i lacci e lacciuoli burocratici imposti dalla normativa. E non è un mistero che nell'agosto del 2009 la Giunta Cappellacci fece cadere effettivamente quasi tutti i vincoli per gli impianti eolici fissati dalla precedente Giunta Soru dando il via, di fatto, a un far west del vento su cui fece marcia indietro solo nel marzo 2010 con una delibera di stop assoluto, quando e perché, probabilmente, la “cricca” aveva annusato l'odore dell'inchiesta.

L'indagine, partita sulla base di un'informativa della Direzione Distrettuale Antimafia e coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai pm Rodolfo Sabelli e Ilaria Calò, si è successivamente allargata ad altri nomi eccellenti: Denis Verdini, coordinatore del Pdl, che da Carboni avrebbe intascato una maxitangente di 800 mila euro (transitati per il Credito Cooperativo Fiorentino, la banca di Verdini) per raccomandare la “cricca del vento” a Ugo Cappellacci, a sua volta indagato per corruzione e abuso d'ufficio con l'accusa di aver aggirato le vie legali per nominare all'ARPAS Ignazio Farris (delibera secretata, quella della nomina), uomo raccomandato da Carboni, come lo stesso faccendiere ha ammesso pubblicamente. Farris, a capo dell'Agenzia che effettua la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) dei progetti di parchi eolici e che è tutt'ora al suo posto nonostante le richieste di dimissioni, avrebbe dovuto dare il via libera alle fattorie del vento targate Carboni & Co. Ma nelle intercettazioni erano rimasti impigliati anche nomi di rilievo come il senatore Marcello dell'Utri e il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, che non risultano però indagati.

L'uomo chiave della vicenda, il tessitore occulto delle trame del eoliche è però lui, Flavio Carboni, personaggio che ha cavalcato i misteri della Prima e della Seconda Repubblica: coinvolto nell'indagine per la morte del banchiere Roberto Calvi sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra nel 1982, accusa da cui è stato di recente assolto, è riemerso successivamente come il burattinaio dell'affaire eolico: sarebbe lui, secondo l'accusa, ad aver funzionato come anello di congiunzione tra gli interessi dei signori del vento e la Regione Sardegna attraverso l'appoggio romano di Verdini, che lo avrebbe introdotto alla corte di Cappellacci. Ma, come il presidente della Commissione antimafia Giuseppe Pisanu ha confermato, neanche la mafia starebbe a guardare: l'eolico, secondo alcune ipotesi, non sarebbe altro che il “piede nella porta” attraverso cui conquistare e svalutare i territori di maggiore pregio ambientale per dare il via , una volta minati di pali d'acciaio e svalutati a dovere, alla speculazione edilizia.


L'unità 08 luglio 2010
http://www.unita.it/news/italia/100950/eolico_in_sardegna_arrestato_carboni_una_superloggia_segreta_sugli_appalti


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Appalti eolico: Gip, tentarono di influire su lodo Alfano

ANSA.it - ‎3 ore fa‎
ROMA - L'imprenditore Flavio Carboni, coinvolto a Roma nell'inchiesta sugli impianti eolici da effettuare in Sardegna, è stato arrestato, insieme a Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Dc nonché ex sindaco del suo paese di origine in ...

Eolico: gip, pressioni su Consulta

euronews - ‎3 ore fa‎
(ANSA) – ROMA, 8 LUG – Gli arrestati per l'inchiesta sull'eolicotentarono di avvicinare giudici della Consulta per influenzarel'esito del giudizio sul lodo Alfano. Lo afferma il gip DeDonato nell'ordinanza con cui ha disposto gli arresti di ...

Appalti nell'eolico/ Manovre sul Lodo Alfano

Affaritaliani.it - ‎3 ore fa‎
Flavio Carboni, Arcangelo Martino ePasquale Lombardi avrebbero tentato, nella primavera del 2009,di avvicinare i giudici della Corte Costituzionale per influiresull'esito del giudizio relativo al cosiddetto Lodo Alfano cheaveva introdotto la ...

Il gip: «Carboni cercò di influire sulla Consulta per la decisione ...

Corriere della Sera - ‎3 ore fa‎
«Incontro da Verdini per stabilire la strategia». Pressioni anche per far riammettere la Lista Formigoni. ROMA - Associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi che vieta la creazione di associazioni segrete: sono le accuse contestate dal ...

Eolico: gip, pressioni su Consulta

ANSA.it - ‎3 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 8 LUG - Gli arrestati per l'inchiesta sull'eolico tentarono di avvicinare giudici della Consulta per influenzare l'esito del giudizio sul lodo Alfano. Lo afferma il gip De Donato nell'ordinanza con cui ha disposto gli arresti di Flavio ...

Eolico in Sardegna, il giudice: "Quasi una nuova P2 contro lo ...

Blitz quotidiano - ‎3 ore fa‎
Quasi una nuova P2: non solo facevano affari e tangenti ma tentavano di condizionare gli affari di Stato fino al punto di tentare di intervenire sulla Corte Costituzionale per condizionare il giudizio sul Lodo Alfano. Sono queste le clamorose ...

Quando "assolti" non è come dire"innocenti"...Flavio Carboni ...

Kayenna schegge metropolitane - ‎3 ore fa‎
Pasquale Lombardi, giudice in alcune commissioni tributarie, l'imprenditore campano Arcangelo Martino ed il faccendiere Flavio Carboni, sono stati arrestati stamattina dai Carabinieri del Ros su ordine della Procura di Roma. I reati contestati ai tre ...
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