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 red hair ...... di Lunadicarta
 
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Giustizia non esiste là dove non vi è libertà.

Luigi Einaudi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 11/07/2010 @ 18:20:21, in Magistratura, linkato 1329 volte)

Anm: "No a toghe vicine a comitati d'affari"
E i finiani chiedono le dimissioni di Verdini
 

I magistrati: "Il clima di inquinamento e di condizionamento è allarmante". Duri i finiani. Della Vedova: "Fare senza dire che è tutto un complotto". Bocchino: "La degenerazione del Pdl è a livelli di guardia"

ROMA - Le indagini legate all'affare dell'eolico in Sardegna non si fermano e non possono considerarsi concluse con l'arresto di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. Per l'associazione nazionale dei giudici "il tema della questione morale non ammette indugi e tentennamenti".

"Non vogliamo magistrati contigui al potente di turno e vicini ai comitati d'affari - hanno dichiarato il presidente dell'Anm Luca Palamara e il segretario generale Giuseppe Cascini, commentando gli ultimi sviluppi dell'inchiesta della procura di Roma per associazione per delinquere -. Vogliamo, invece, magistrati indipendenti e integri la cui attività si affermi nelle aule di giustizia e non nei salotti". "Il clima di inquinamento e di condizionamento che emerge dagli atti - hanno continuato - è allarmante. Chiediamo alle istituzioni competenti di intervenire con prontezza e rigore". 

L'articolo prosegue su La Repubblica

Dure le reazioni dei fianiani. Benedetto Della Vedova chiede a Denis Verdini di chiarire  i contorni della vicenda che lo ha coinvolto. "Credo che Verdini debba valutare attentamente le cose, lui conosce i fatti meglio di chiunque altro, spieghi in maniera convincente come sono andate le cose - ha detto il deputato del Pdl -. Dovrebbe fare chiarezza, non resistere dicendo che è tutto un complotto, fare così non è nell'interesse del Pdl". Il deputato ha chiesto responsabilità nei confronti del partito. "Nell'interesse del Pdl, Verdini deve trovare il modo di spiegare - ha detto Della Vedova -. Dire che è una macchinazione, è un atteggiamento sbagliato. Serve responsabilità nei confronti del partito".

Per il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino "dal punto di vista politico c'è un enorme problema di opportunità che il premier non può far finta di non vedere. Il Berlusconi 'ghe pensi mi' come ha risolto il caso Brancher così deve risolvere il caso Verdini". "Sui profili penali non voglio esprimermi. Da amico, mi auguro che Denis Verdini sappia dimostrare la sua innocenza - ha rimarcato Bocchino -. Più in generale c'è un problema della classe dirigente del partito che non riesce a interpretare il progetto originario di Berlusconi e Fini. La degenerazione è arrivata a livelli di guardia".

Nei prossimi giorni, a seguito di altre attività investigative legate all'affare dell'eolico in Sardegna, non sono esclusi nuovi sviluppi. Secondo quanto scritto dal quotidiano L'Unione Sarda, da ambienti della procura romana si smentirebbe che si vada a uno stralcio delle indagini per il filone sardo. Per la prossima settimana è prevista a Roma l'audizione del presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Ugo Cappellacci, che però potrebbe slittare. Inizialmente era indicata per le 18 di martedì 13 luglio ma l'avvocato del presidente, Guido Manca Bitti, chiederà un rinvio perché impegnato in un altro processo.

Così solo lunedì si saprà se i magistrati romani accetteranno di fissare una nuova data per sentire Cappellacci, che figura nell'elenco degli indagati nell'ambito dell'indagine sull'eolico ma non per la parte d'inchiesta che ha portato all'arresto due giorni fa dell'imprenditore sardo Carboni (costituzione di società segreta). Per Cappellacci, infatti, l'accusa è di abuso di ufficio e concorso in corruzione per gli appalti eolici e non per l'ipotesi del reato riconducibile alla costituzione di un'associazione segreta.

11 luglio 2010

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Di Loredana Morandi (del 11/07/2010 @ 14:41:06, in Magistratura, linkato 1313 volte)
Eolico, Martone lascia la magistratura

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/antonio_martone.jpg

Secondo l'inchiesta su Carboni, il giudice avrebbe partecipato alla cena in casa Verdini per influire sulla Consulta

ROMA (11 luglio) - Lascia la magistratura Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, che, secondo l'inchiesta romana sull'associazione per delinquere messa in piedi da Flavio Carboni, avrebbe partecipato alla cena del 23 settembre scorso nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini. Nel corso della cena si sarebbe discusso di un tentativo di avvicinamento dei giudici della Consulta che dovevano decidere sul Lodo Alfano.

La notizia, anticipata dal "Fatto Quotidiano", ha trovato conferma in ambienti del Csm, secondo i quali però non si tratterebbe di un'istanza di dimissioni, ma di una domanda di pensionamento.

In passato presidente dell'Anm e dell'autorità garante sul diritto di sciopero, Martone ha 69 anni ed è in magistratura dal 1965. La richiesta di lasciare la toga sarebbe stata presentata venerdì scorso. A quella cena avrebbero partecipato anche il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, il capo degli ispettori del ministero della Giustizia Arcibaldo Miller, oltre a Carbone e all'ex assessore del Comune di Napoli Arcangelo Martino e all'ex giudice tributario Raffaele Lombardi.

L'articolo prosegue su Il Messaggero
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De Magistris fa come Tonino,
urla e protesta contro il Lodo Alfano
poi pretende l’immunità


L’eurodeputato Idv chiede di non essere processato per non rispondere di diffamazione ai danni di Mastella. Sotto accusa per le frasi dell'inchiesta Why Not imita Di Pietro che utilizzò lo scudo Ue

di Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci

Roma Tale leader, tale aspirante leader. Luigi De Magistris sta seguendo in modo speculare le orme del suo padrino politico Antonio Di Pietro. Entrambi ex Pm che hanno lasciato la magistratura per darsi alla politica, entrambi grandi nemici di lodi, scudi e immunità per i politici, entrambi però pronti a sfruttarli appena serve. Come prima l’eurodeputato Tonino, adesso anche l’eurodeputato De Magistris ricorre al privilegio dell’immunità parlamentare per sottrarsi al normale corso della giustizia, quello che tocca ai comuni cittadini ma non alla Casta, di cui ormai fa parte. Il procedimento che lo riguarda è partito da un suo collega di Strasburgo, Clemente Mastella, che ha presentato al Tribunale di Benevento un atto di citazione contro De Magistris. In ballo, una diffamazione che Mastella ritiene di aver subito dall’ex pm di Why not, che in un’intervista dell’ottobre 2009 a E-Polis aveva espresso concetti poco lusinghieri sul suo conto.

Il delfino di Di Pietro, però, ha appena presentato alla presidenza dell’assemblea Ue la richiesta di far valere la sua immunità parlamentare, come è stato reso noto nella plenaria di Bruxelles lo scorso mercoledì. L’eurodeputato Idv chiede di non essere «processato» perché le affermazioni contestate da Mastella sarebbero opinioni espresse nell’esercizio della sua funzione di deputato, e quindi non perseguibili come da l’articolo 68 della Costituzione, l’immunità dei parlamentari appunto.

Ma non era lui l’arcinemico di questi odiosi scudi dei politici? Non era De Magistris ad aver dichiarato che con il lodo Alfano l’Italia sarebbe diventata il «Sahara della legalità»? Non è lui, insieme a Di Pietro, ad aver coniato l’equazione «immunità parlamentare/immoralità parlamentare? Certo, De Magistris dirà che l’immunità a cui si riferisce è quella totale, quella prima delle modifiche del ’93. Ma la contraddizione c’è tutta, tanto che torna alla mente la profezia di Gasparri, quando appena saputo della candidatura di De Magistris alle Europee disse: «Vien da pensare che lo abbia fatto per ottenere l’immunità, visto quanto sta emergendo dallo scandalo Genchi».

Ora la decisione tocca alla commissione del Parlamento Ue competente per le immunità degli euro-onorevoli, cioè quella Affari giuridici. Che si riunirà probabilmente non prima di settembre, sentirà De Magistris e, votando a maggioranza, deciderà se rimettere la questione al presidente e chiedere di inviare una richiesta di ulteriori informazioni alla Procura di Benevento. Dopodiché si pronuncerà sulla domanda dell’europarlamentare Idv che, se accettata, non potrà essere giudicato dal Tribunale campano.

I dubbi restano, anche perché è tutto da vedere se le parole incriminate rientrino nella libera espressione di opinioni da parte dell’esponente politico. Il punto, infatti, è che si riferiscono a un periodo precedente all’attività parlamentare, quando cioè De Magistris era ancora pm a Catanzaro e Mastella ministro della Giustizia.

In quell’intervista, contestano i legali dell’eurodeputato di Ceppaloni, De Magistris dice tra le altre cose questa: «...Mastella era implicato in una mia inchiesta e aveva cercato di fermarmi». «È evidente nell’utilizzo di tale espressione - attaccano gli avvocati nell’atto di citazione - l’intenzione di De Magistris di ingenerare nel lettore l’idea di un tentativo di sviamento dell’attività giudiziaria dell’allora Pm che sarebbe stato posto in essere dall’on. Mastella attraverso l’abuso della sua posizione istituzionale di ministro della Giustizia. L’affermazione proferita dal De Magistris nell’intervista in realtà è assolutamente menzognera e falsa e come tale atta a generare pesante discredito» su Mastella.

Accuse fatte nonostante fosse già nota l’archiviazione della posizione relativa a Mastella in Why not. Non solo, sia la Procura di Catanzaro sia lo stesso gip avevano stabilito che non vi fosse «nessun elemento utile a proiettare in giudizio una sostenibile accusa a carico del Sen. Mastella» (3 marzo 2008) e che la notizia di reato nei suoi confronti era «infondata» (1 aprile 2008). De Magistris sostiene di essere stato «fermato» da Mastella, in realtà dagli atti giudiziari emerge che il Pm non avrebbe potuto nemmeno sottoporre a indagine Mastella. Verità che, secondo i legali dell’ex Guardasigilli, sono state ignorate da De Magistris in quell’intervista e rendono quindi particolarmente gravi le accuse. Se dovesse essere condannato, il milione di euro richiesto come riparazione del danno sarà devoluto in beneficenza al Villaggio dei ragazzi di Maddaloni. Sempre che il processo abbia luogo, e che non venga stoppato da un Lodo De Magistris...

http://www.ilgiornale.it/
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Di Loredana Morandi (del 11/07/2010 @ 11:48:22, in Politica, linkato 1170 volte)
A vista: la prima pagina di Libero e quella de L'Unità con i link agli articoli principali.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/LIBERO_11.07.10.png
L'inchiesta sulla "nuova P2",Verdini si difende:
 
di Gian Marco Chiocci - ore 09:09

Lo sfogo del coordinatore Pdl indagato: "Altro che P2 o P3. Č roba da P38, da spararsi. Carboni? Me lo presentò Dell’Utri. In passato è stato anche in società con Caracciolo". L'amarezza di Caldoro: "Distrutto". La toga che nell'82 ritirò i passaporti ai campioni azzurri

ore 10:15

L’eurodeputato Idv chiede di non essere processato per non rispondere di diffamazione ai danni di Mastella. Sotto accusa per le frasi dell'inchiesta Why Not imita Di Pietro che utilizzò lo scudo Ue
Firenze, case in regalo e tangenti agli ex assessori Pd
Lite nei radicali, lascia la "voce" di Pannella
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/UNITA_11.07.10.png
Capitalismo di rapina

Come svuotare un'azienda e far soldi

Squali. Padroni famelici. Gli ex Agila-Eutelia hanno mandato sul lastrico duemila famiglie e fatto fallire l'azienda per riempirsi le tasche. Nel frattempo a Roma Verdini, Dell'Utri e Carboni costituiscono un comitato per compiacere il Capo. Ma guai a chi lo dice: Berlusconi sostiene che «la libertà di stampa non è un diritto assoluto».

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Di Loredana Morandi (del 11/07/2010 @ 09:45:06, in Magistratura, linkato 1418 volte)
Quello che segue è un collage di quanto hanno pubblicato i quotidiani.
Cliccare sul nome della testata per  leggere gli articoli interi. L.M.



La Repubblica (Corrado Zunino)

Carboni, cene segrete da Verdini per pilotare nomine e giudici

ROMA - In carcere l'intramontabile uomo delle trame Flavio Carboni, 78 anni, il giudice tributario Pasquale Lombardi, 77 anni, e l'imprenditore napoletano Arcangelo Martino, lui 63. Avevano costituito, dice la Procura di Roma, un'associazione a delinquere che con la corruzione, l'abuso d'ufficio, la diffamazione e la violenza privata mirava a condizionare "il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale" nonché di "apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali". Come si legge nelle ultime tre righe della lunga ordinanza di custodia cautelare, la loro era "una realtà organizzata del tutto corrispondente alla cosiddetta legge della Loggia P2". La P2 del 2010.

-omissis -

Il "clou" dell'attività del gruppo si realizzò il 23 settembre con una riunione - se ne  contano sei, prima e dopo - nella splendida casa romana alle pendici del Campidoglio di Denis Verdini, coordinatore del Pdl, già indagato per l'eolico, il filone toscano dell'inchiesta sulla Protezione civile e la ricostruzione all'Aquila. Oltre a Carboni, Lombardi e Martino, quel giorno parteciparono Marcello Dell'Utri, il sottosegretario alla Giustizia (e magistrato) Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller.

Al telefono preparando l'incontro, Lombardi dirà a Caliendo: "E poi stasera chiamo Antonio (Martone) per quanto riguarda la Corte costituzionale. Amm' fà nu poc' na conta a vedé quanti sonn' i nostri e quanti sonc i loro... andò sta o' buono e ando sta o' malamente... Poi vediamo come bisognerà raggiungere i contrari... ci sono tutti i mezzi possibili". Parallelamente il gruppo si è mosso per ottenere la candidatura alla presidenza della Regione Campania di Nicola Cosentino, sottosegretario alle Finanze indagato per concorso esterno in associazione camorristica. Lombardi esercitando pressioni su componenti del Csm, cercò di pilotare diverse nomine di alti magistrati, tra cui il campano Alfonso Marra alla presidenza della Corte di appello di Milano. Il 4 febbraio Marra, sostenuto dalle correnti della magistratura di centrodestra, fu eletto. A Marra l'ex magistrato Lombardi chiese subito un intervento per riammettere la lista formigoniana "Per la Lombardia" alle ultime elezioni regionali, "ma fu infruttuoso", registrano gli inquirenti. In una telefonata il gruppo, invece, si vantò di aver fatto ritirare un candidato in Puglia. In diverse intercettazioni, ancora, s'ipotizza l'intervento sulla Suprema Corte per evitare alla Mondadori il pagamento di 200 milioni di euro per evasione fiscare. Il magistrato Martone si difende: "Non ho mai fatto nessuna pressione sui giudici della Corte costituzionale". Il sottosegretario Caliendo conferma la sua partecipazione a una cena, "ma non si parlò del lodo".


Il Tempo (Nicola Imberti)

L'eolico fa volare soldi per ingraziarsi Verdini

-omissis - Ma l'ordinanza parla anche dei «colloqui intrattenuti da terzi in cui» si fa riferimento al coordinatore Pdl e pure dell'«interesse dell'onorevole Verdini sotteso ai versamenti effettuati in favore della Società Toscana di Edizioni Spa (Verdini detiene una quota delle Società Toscana di Edizioni Srl ndr)». Secondo il nucleo speciale di polizia valutaria, infatti, «fra il 5 giugno 2009 e il 24 dicembre 2009» soggetti terzi hanno versato 800mila euro nelle casse della società. Il gip spiega che «gli elementi raccolti fanno ritenere che il versamento risponda, in realtà, ad un interesse di Verdini (peraltro presidente del Credito Cooperativo Fiorentino presso il quale gli assegni circolari impiegati per tale operazioni risultano negoziati)».

Ma nelle pagine dell'ordinanza spunta anche il nome del vicepresidente del Csm Nicola Mancino. Succede quando il «sodalizio» si muove per far nominare «magistrati graditi» ad «alcune cariche direttive». Tra questi Alfonso Marra aspirante alla carica di presidente della Corte di Appello di Milano. E così il 24 novembre Lombardi incontra Mancino. Al termine (ore 18.22) telefona a Martino per relazionarlo sull'esito del faccia a faccia. E si vanta: «Io stavo a Roma e ho fatto quello che dovevo fare è andata bene!...quindi abbiamo fatto un ottimo lavoro ho fatto!». Poi, però, forse poco convinto dell'appoggio del vicepresidente Lombardi (ore 19.15) chiama l'avvocato Donato Pennetta «chiedendogli di intercedere nei confronti di "Nicola", affinché si convinca a votare per Marra». La sera del 3 febbraio Lombardi riceve la telefonata di Mena Di Santo («segretaria - si legge nell'ordinanza - addetta all'ufficio di Cosimo Ferri, componente togato del Csm») che gli comunica la vittoria di Marra per «14-12» e gli dice che hanno votato per lui «Mancino, Carbone e la Tinelli». Lombardi informa Martino dell'esito: «Allora abbiamo fatto il...presidente della Corte d'Appello (...) È tutto apposto!».


Corriere Sera  (Gio.Bia.)

Associazione segreta: Verdini indagato con Flavio Carboni

-omissis-  Il parlamentare, già inquisito per corruzione nel filone d’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna, è dunque indagato anche per il reato di «associazione segreta», e il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo dovrà decidere quando inviare alla Camera dei deputati la richiesta di utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei suoi confronti.

Proprio nell’abitazione romana di Verdini a due passi dal Campidoglio, si sarebbero svolte nell’autunno scorso almeno due riunioni per pianificare i tentativi di incidere sulla Corte costituzionale che di lì a poco doveva giudicare la cosiddetta legittimità del «Lodo Alfano» che bloccava i processi a carico di Silvio Berlusconi. Ad uno degli incontri, oltre al padrone di casa e i tre arrestati, hanno partecipato anche il senatore Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e il capo degli ispettori dello stesso ministero Arcibaldo Miller. La voce e il nome del coordinatore del Pdl, uno degli uomini più vicini al presidente del Consiglio, ricorrono spesso nelle conversazioni registrate di Carboni, il quale mentre era intercettato stava affrontando il giudizio d’appello per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi (poi conclusosi con l’assoluzione, come in primo grado). «È, come dire, la partecipazione che gli ha promesso... l’uomo verde... Hai capito, no?—diceva il 9 settembre 2009 —. Devo sentire Denis... per sapere qual è, secondo lui, la partecipazione più giusta da dare a questo... ». E il 27 agosto: «E poi faccio chiamare i nostri sardi direttamente dall’amico Verdini...».

Secondo l’accusa i rapporti tra i «sodali», Verdini compreso, «sono usati in evidente funzione di pressione esterna», e poco importa che molte iniziative non siano andate in porto: per la legge «è sufficiente che il gruppo persegua uno scopo di interferenza istituzionale, mentre non è necessario che esso sia raggiunto». E il quadro indiziario raccolto desta «un forte e giustificato allarme sociale e istituzionale» anche se nella maggior parte dei casi, aggiunge il giudice, «fortunatamente le istituzioni pubbliche hanno dimostrato di restare impenetrabili ai concreti tentativi di condizionamento illecito». -omissis -


La Stampa (Francesco Grignetti)

Il pressing sulla Cassazione per Cosentino

- omissis - La magistratura ha messo in evidenza sei episodi: il business eolico in Sardegna, il tentativo d’interferire con le decisioni della corte costituzionale, le candidature alla presidenza della Regione Campania, le nomine del Consiglio superiore della magistratura, il tentativo di influire sulle decisioni del tribunale di Milano a proposito della Lista Formigoni, le pressioni perché il ministero della Giustizia ordinasse un’ispezione sul medesimo tribunale che non aveva preso le decisioni che essi si attendevano. Ma c’è altro. «Il materiale indiziario raccolto - scrive ancora De Donato - documenta anche l’esistenza di altri contatti e di ulteriori iniziative».

- omissis - Contiguità. Come definire altrimenti, il colloquio tra il signor nessuno Pasquale Lombardi («Un geometra», lo definisce Nicola Mancino, che nega di avergli dato alcuna confidenza) e il presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone? Lombardi: «Preside’ quando?». Carbone: «28 gennaio». Lombardi: «Ah, 28 gennaio... E nun putimmo fa’ nu poco prima?». Carbone: «Statte buono». Da considerare che questo discorso riguarda un ricorso in Cassazione del sottosegretario Nicola Cosentino contro un ordine di arresto a suo carico emesso dalla procura di Napoli. Lombardi sa come riverire il presidente della Cassazione. Il 17 gennaio: «Ieri sono stato con molti amici bravi». Il 25 gennaio istruisce Cosentino: «Tu domani mattina te ne vai un po’ da Letta, mi segui?». Il 26 gennaio, due giorni prima dell’udienza in questione, Lombardi richiama Carbone: «Stammi a sentire... Ti ha chiamato Letta?». Carbone: «No, perché?». Lombardi: «Ti doveva chiamare...». A Carbone avevano fatto balenare la possibilità di una proroga nell’incarico di altri due anni. Scrivono i giudici che comunque non c’è traccia di questa fatidica telefonata.

Tanta influenza nel mondo della giustizia rimane insomma incomprensibile se non si tiene conto del versante politico. Il gruppo Carboni è di casa a via Aracoeli, dove abita Verdini, e dove una volta incontrano il senatore Marcello Dell’Utri, ma anche il sottosegretario Giacomo Caliendo o il capo degli ispettori ministeriali Arcibaldo Miller. I carabinieri registrano almeno sei visite in pochi mesi. «Questi rapporti dei quali i sodali non fanno mistero, e anche spesso esibiscono strumentalmente all’esterno, sono usati in evidente funzione di pressione», commenta il giudice.

Poi, a volte, esagerano. Quando c’è da decidere l’ispezione al tribunale di Milano, Lombardi tempesta Caliendo di telefonate perché convinca il ministro Alfano. Finché quello sbuffa: «L’ho chiesto trenta volte. Basta!». La cosa non si farà e Formigoni se ne lamenta al telefono con Arcangelo Martino, un altro degli arrestati. Le loro pressioni portano all’esasperazione anche Ugo Cappellacci, il governatore della Sardegna, il quale firma un regolamento sull’eolico che al gruppo non piace. Cappellacci, che la settimana prossima sarà sentito dai giudici di Roma, sbotta: «Basta, mi sono veramente rotto».

Un potere davvero inspiegabile. Ma evidentemente Flavio Carboni è ancora un potente d’Italia. Il 5 agosto 2008, Verdini lo chiama al telefono: «Ti volevo ricordare anche del mio problema a Firenze sul giornale... Eh, ricordatene Flavio». Qualche settimana dopo a Firenze arriva una montagna di euro messi insieme da una cordata di imprenditori dell’eolico per rilevare quote della Società toscana di Edizioni, la Spa di Verdini che edita l’edizione fiorentina de «Il Giornale». Giovedì il caso si discute davanti al tribunale della Libertà.


L'Unione Sarda (Antony Muroni)

Slitta l'audizione di Cappellacci

Carboni respinge le accuse nell'interrogatorio di garanzia, Verdini lo fa a mezzo stampa. Smentendo di essere mai stato affiliato ad associazioni segrete e di aver ospitato nella sua casa di Roma riunioni «meno che oneste». Intanto slitta l'interrogatorio del presidente della Regione Ugo Cappellacci, a sua volta indagato per corruzione nell'inchiesta sull'eolico in Sardegna. Mentre da ambienti della procura di Roma si fa sapere che le indagini vanno avanti e che i tre arresti già eseguiti rappresentano solo la fase uno dell'inchiesta.

CARBONI Nel corso dell'interrogatorio di venerdì l'imprenditore (arrestato all'alba del giorno prima assieme agli amici Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, con l'accusa di far parte di una società segreta finalizzata ad atti illeciti) ha respinto le accuse, spiegando che il senso di alcune telefonate è stato travisato: «Non ho mai svolto attività illegali né esercitato pressioni sulla Corte Costituzionale». Carboni ha confermato di aver partecipato, nel settembre scorso, a un incontro nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini e di aver svolto un'attività di supporto elettorale per le elezioni regionali in Campania, rivendicando di essere totalmente estraneo ad attività illecite tese a screditare la candidatura di Stefano Caldoro, attuale governatore della Campania. Intanto il tribunale del riesame ha fissato per giovedì l'udienza per decidere sull'istanza di scarcerazione presentata dall'avvocato Renato Borzone. Oggi il Gip Giovanni De Donato affiderà una consulenza medica per verificare lo stato di salute dell'uomo d'affari sardo, in passato colto da tre infarti e reduce da una operazione chirurgica per una ernia, per stabilirne la relativa compatibilità allo stato di detenzione. - omissis -

Il Fatto (Antonella Mascali)

L’amico giudice eletto a Milano con il sì di Mancino

“Non ti preoccupare. Ci facciamo anche a Berruti”. È il 22 ottobre del 2009 quando il giudice milanese Alfonso Marra discute per telefono con il faccendiere Pasquale Lombardi la strategia per essere nominato dal Csm presidente della Corte d’Appello di Milano. Uno dei gradi più alti e importanti di Palazzo di Giustizia. Lombardi ora è in carcere perché accusato di aver fatto parte di una sorta di nuova P2 in grado condizionare la politica e la magistratura e con Marra dimostra grande confidenza. L’operazione che i due progettano per telefono alla fine avrà successo. Marra otterrà la poltrona che tanto gli interessa. Solo che Giuseppe Maria Berruti, il consigliere togato del Csm su cui si voleva fare pressioni, dirà coraggiosamente di no e sarà l’unico esponente della sua corrente Unicost a continuare, assieme a Md e Movimento per la giustizia, ad opporsi alla promozione. Marra comunque ce la farà lo stesso. Lui del resto è fortissimo. Dietro di sé non ha solo gli strani confratelli della nuova P2 legati a Marcello Dell’Utri e Denis Verdini. Chi si muove con forza in suo favore è il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo – buon amico di questa nuova cricca – che, come Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare, telefona personalmente ad alcuni membri del Csm per caldeggiare la nomina. Il tutto mentre, come raccontano fonti qualificate del Consiglio, il faccendiere Lombardi staziona in permanenza nei corridoi. A fare le spese di questa oscura manovra sarà così Renato Rordorf, giudice di Cassazione da tutti stimato per la sua preparazione. Era lui infatti il favorito. Ma le carte alla fine si mescolano. “Diversi consiglieri hanno cambiato idea, ci sono state pressioni politiche pazzesche”, dicono le fonti de Il Fatto. Alcuni hanno ricevuto pressioni direttamente da Caliendo. In vista della probabile nomina di Edmondo Bruti Liberati (poi avvenuta) a procuratore capo di Milano, il sottosegretario dice a uno dei membri del Csm: “Non devi votare Rordorf. Non possono andare due magistrati di sinistra (sono entrambi di MD) ai vertici degli uffici di Milano”. L’azione di lobbing del faccendiere Lombardi e di Caliendo emerge anche dalle intercettazioni (di cui non potremmo darvi conto se ci fosse già la legge bavaglio).
Lombardi, ex dc campano della provincia di Avellino, chiama la consigliera laica del centrosinistra, Celestina Tinelli. Incontra il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone. Chiama la segretaria del consigliere di Magistratura indipendente Cosimo Ferri (citato nell’inchiesta di Trani sulle pressioni per chiudere Annozero). Fa rapporto al sottosegretario Caliendo. Al telefono insulta il consigliere Berruti e se la prende anche con Ezia Maccora, la consigliera di Magistratura democratica che durante il plenum parlerà apertamente di “pressioni esterne alla magistratura”.
In una intercettazione tra Lombardi e la consigliera Tinelli si legge: “Lì è Berruti eh! È Berruti eh! Che ha creato il problema! Sia ben chiaro eh!….”. E Lombardi:” Allora pure Giacomo (Caliendo, ndr) deve vedere di poterlo sca… scannare a questo. Sennò qua non si esce”. Tinelli spiega ancora che il vicepresidente Nicola Mancino, “sta ragionando nel senso di votare per questo Rordorf…”. Ma al plenum il vice presidente (vedi intercettazione pubblicata qui sopra) cambia idea. E assieme al primo presidente della Cassazione Carbone vota per Marra.
Il vero problema, insomma rimarrà, Berruti. Lombardi lo sa e al telefono con Marra lo definisce “l’unico stronzo”.
Berruti è però irremovibile. E nel suo intervento al plenum spiega l’anomalia della scelta di Marra: il giudice tanto caro alla nuova P2 è da poco più di un anno presidente della Corte d’Appello di Brescia, non si può spostarlo dopo un lasso di tempo così breve. Poi denuncia che: “La spinta verso Marra risponde anche ad una diffusa quanto non chiaramente espressa domanda di riequilibrio dei direttivi di Milano. Il riequilibrio. Questo sarebbe peggio del peggior correntismo. Significherebbe ammettere, come assurdamente si teme in alcuni palazzi della politica, che le sentenze, certe sentenze, possono essere diverse a seconda del dirigente l’ufficio”. Il riferimento è tutto per le sentenze che riguardano la Fininvest di Berlusconi. E oggi leggendo delle pressioni della nuova P2 si capisce che forse Berruti aveva proprio ragione.

Nota: io sconsiglio vivamente a Tutti i magistrati che conosco e che stimo di  non scrivere più ancora un rigo onde non alimentare il giustizialismo di facciata de Il Fatto quotidiano.

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Il mistero dei troppi ricorsi militari respinti.


L’Avvocato Carta presenta una denuncia penale, ma il GIP di Roma archivia


Roma, 8 lug - Si è appreso ufficialmente solo di recente, ma l’avvocato Giorgio Carta, ufficiale in congedo dell’Arma, aveva da tempo presentato una denuncia penale alla Procura della repubblica di Roma chiedendo di fare luce sull’abnorme numero di ricorsi al TAR respinti allorché erano proposti contro il Ministero della Difesa.

Una situazione, questa, nota davvero a tutti: militari, avvocati e stati maggiori. Non a caso, nel corso dell’audizione del 4 novembre 2009 dinnanzi alla quarta commissione difesa del Senato, il direttore generale per il personale militare della Difesa, Mario Roggio, aveva addirittura potuto vantarsi che solo il 5 per cento dei ricorsi intentati contro il Ministero avevano esito positivo per i militari ricorrenti.

Ritenere, però, che il 95 per cento dei ricorsi sia davvero infondato è palesemente improbabile, specie se si considera che molti dei ricorsi accolti riguardano semplici accessi agli atti e silenzi dell’Amministrazione, nei quali è quasi impossibile dare torto ai ricorrenti.

Pertanto, l’avvocato Carta aveva voluto vederci chiaro e aveva denunciato tutto all’autorità giudiziaria penale di piazzale Clodio (n. 69370/09 R.G.).

La Procura della Repubblica di Roma, però, ha chiesto l’archiviazione che, nonostante l’opposizione del legale, è stata effettivamente disposta dal GUP di Roma, lo scorso 28 giugno (n. 16080/10 R.G.G.I.P.), adducendo la genericità delle accuse mosse ai giudici.

«Ciò che sconcerta – riferisce l’avvocato – non è tanto l’esito della denuncia, ma la circostanza che la Procura romana non abbia ritenuto di ascoltare nessuno dei 15 testimoni indicati, tutti militari, forze dell’ordine e avvocati che si occupano di diritto militare. Il fascicolo delle indagini, dopo sei mesi, constava solo di un foglio. Non solo: la mia istanza di accertamenti era specificamente rivolta verso quattro giudici, ma l’indagine – si fa per dire - è stata protocollata come “contro ignoti”».

«La battuta di arresto non mi scoraggia. Anzi, sono ancora più determinato a vederci chiaro, raccogliendo nuovi elementi di prova e nuovi testimoni. A tal fine, chiedo di contattarmi a chiunque abbia notizia di documenti e di fatti utili ad istruire una nuova, più incalzante, denuncia. La mia battaglia è solo all’inizio e molti sono i colleghi avvocati che mi hanno assicurato il loro appoggio e che hanno deciso di dire basta ad uno stato di cose che, da tempo, alimenta il malessere tra i più fedeli servitori dello Stato, cioè Carabinieri e Forze armate in genere».

GrNet.it
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Di Loredana Morandi (del 11/07/2010 @ 09:19:30, in Sindacati Giustizia, linkato 1145 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/logo-uilpa.jpg


GRANDE PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI PUBBLICI

ALLO SCIOPERO CONTRO LA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO


Comunicato stampa di Salvatore Bosco
 

I lavoratori degli Enti Pubblici, dei Ministeri, delle Agenzie Fiscali sono in sciopero per protestare contro la manovra economica del Governo che colpisce duramente i dipendenti e la funzionalità della pubbliche amministrazioni.

Al sit-in di questa mattina davanti al Parlamento hanno partecipato centinaia di lavoratori, quaddri e dirigenti sindacali della Uil Pa di tutto il territorio nazionale, per dire no al blocco dei contratti, alla riduzione delle retribuzioni, agli interventi punitivi in materia previdenziale.

Nel corso della successiva manifestazione al Teatro Capranica il Segretario Generale della UIL PA ha ribadito i motivi della protesta e la richiesta di una profonda modifica della manovra.

Sono intervenuti in rappresentanza della Confederazione il segretario organizzativo Barbagallo, ed il segretario responsabile del pubblico impiego Paolo Pirani, che hanno confermato il pieno appoggio della UIL alle nostre rivendicazioni

Roma, 9 luglio 2010
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Giustizia: agenti della
guardia di finanza in pensione
al lavoro in Tribunale a Trieste


Comunicato stampa di Antonio Crispi Segretario nazionale Fp Cgil

Durante una trattativa ufficiale ci è stato comunicato che al Tribunale di Trieste sono presenti in qualità di "volontari" agenti della Guardia di Finanza in pensione; era già successo a Vicenza con i Carabinieri in pensione, a coprire le carenze di organico oramai insostenibili. Ma oggi il fatto è ancor più grave in quanto queste
persone operano negli uffici già da qualche mese nell'attesa di una convenzione con la Regione Friuli Venezia Giulia che ne regolarizzi la posizione.

Ciò dimostra che gli uffici giudiziari sono in condizioni di tale emergenza da dover trovare soluzioni tampone anche non conformi alle norme, poiché queste persone oggi sono presenti negli uffici senza averne titolo.

Cosa succederà nei prossimi due anni con il blocco del turn-over stabilito dalla manovra finanziaria? Chi 'arruoleranno' per far funzionare gli uffici in via di desertificazione?

E' ormai indifferibile, come chiediamo da tempo, un progetto per il personale della giustizia che comprenda nuove e necessarie assunzioni: il Ministro Alfano, di cui abbiamo perso le tracce, continua a dimostrare totale disinteresse verso il suo Ministero e verso i cittadini italiani.

Roma, 8 Luglio 2010
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Dissesto finanziario 'Agile-Eutelia',
otto arresti e perquisizioni GdF in tutta Italia


09 luglio, ore 12:00 Roma (Adnkronos) - Secondo la procura di Roma, che coordina le indagini, sarebbe stato un articolato sistema di frode a portare il gruppo alla grave situazione di insolvenza per milioni di euro anche nei confronti di migliaia di lavoratori

Roma, 9 lug. - (Adnkronos) - Sono piu' di sessanta i finanzieri impegnati, dall'alba di oggi, nell'esecuzione di 8 misure cautelari in carcere e 22 perquisizioni in numerose citta' italiane in merito alla complessa ricostruzione di un articolato sistema di frode che ha portato l'importante gruppo societario 'Agile-Eutelia', operante nel settore delle telecomunicazioni e dell'information technology, ad una situazione di gravissimo dissesto economico finanziario e di insolvenza per milioni di euro anche nei confronti di migliaia di lavoratori. L'attivita' odierna e' coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma.
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Di Loredana Morandi (del 10/07/2010 @ 19:07:30, in Magistratura, linkato 1595 volte)
Riporto un interessante articolo di Gianluigi Nuzzi per Libero, che analizza il rapporto massonerie/pubblici ministeri, con il quale non concordo. Criticare è cosa sterile e se concordo sulla notorietà tutta costruita  sul pacchetto scandalo/ricatto di un De Magistris, mi sento di affermare che Agostino Cordova e il pool di magistrati che lavorò con lui ad una indagine sulla Massoneria subì le mille e una peripezie del boicottaggio, fino all'eccesso di un trasferimento in un bunker dove non avevano neppure le sedie per sedere o modo di rinfrescarsi e riposare. Non è bene illudersi, la massoneria degli affari "esiste"  ed è strutturata per divenire comitato e compagnonaggio di "merende". Il compito anche ingrato o inglorioso della magistratura è quello di svelarne gli asset. Coraggio: ciò che è nascosto muore della sua "visibilità". Le influenze massoniche sul mondo della politica sono state sempre estremamente rilevanti, dalla leggenda dei 300 deputati massoni al parlamento monarchico, agli anni nostri quando nessun politico è giunto dalla Sardegna al Parlamento senza tessera, o partiti come i DS che favorivano l'iscrizione alle logge regolari per sdirozzare (nel vero termine della parola) i propri parlamentari neoeletti appena giunti nella capitale. Certo la tessera di Berlusconi è più interessante e le più recenti inchieste sono orientate a "destra", ma come non vedere l'impronta repubblicana e di sinistra del Grande Oriente d'Italia? Le logge all'estero o collocate in paradisi adamitici e fiscali esistono ed esisteranno sempre, mentre è più complesso giustificarne una nella trasparenza di uno staterello come San Marino, che ha una propria massoneria regolare, ed affitta la rupe di Cagliostro per le "gran logge" dei solstizi di tutte le comunioni. Qui la chiave di volta è proprio l'opportunità dell'incontro tra realtà economiche differenti su territorio neutrale e la "gran loggia" è l'evento nell'evento. Così il mito, ma concordo con la visione data dal gip romano De Donato sulle condizioni generali della Sardegna sull'indagine del dottor Capaldo e dal pm Sabelli. Le condizioni della Sardegna sono pietose, molto di più di quanto egli stesso non creda, perché finita l'epopea dei Berlinguer e dei Cossiga  quelle massonerie partoriscono solo mediocrità. Una chicca: la fonte di Nuzzi è un oncologo, non un cardiochirurgo. : - ) L.M. 

Da Craxi a Clinton: i flop dei pm caccia-massoni



Scritto da Gianluigi Nuzzi  
Saturday 10 July 2010

Libero - Passare da Bill Clinton agli abusi edilizi dei roof garden deve essere un’immensa amarezza e un gran brutto affare, è come per un generale dell’esercito finire alla polizia mortuaria, quella con gli uffici nelle camere ardenti degli ospedali che chiudono le palpebre ai cadaveri. Ci spieghiamo subito: le indagini sull’associazionismo segreto, su logge massoniche e compassi si sono concluse tutte in modo inglorioso. Pensate al giudice Carlo Palermo. Associò Craxi al traffico d’armi, riesumò il già allora archeologico dossier Mi.Fo.Biali, tracciò scenari internazionali tra logge siciliane, mafia. Lasciò la toga.

L’inchiesta di David Monti, invece, è quella di Clinton. Da Aosta l’allora Pm era volato negli Usa inseguendo una pista di massoni che volevano influenzare Berlusconi nel suo primo governo. Monti ha interrogato tra le montagne tutta la nomenclatura del paese degli anni ’90 per poi vedere sul Corriere una notizia che determinò la fine dell’inchiesta: “Monti vuole interrogare Clinton”. A via Veneto, in ambasciata, devono essersi chiesti chi fosse questo Monti e perché volesse interrogare l’allora presidente degli Stati Uniti. Non devono averla presa bene. In poche ore la Del Savio Bonaudo venne nominata procuratrice capo ad Aosta, Monti si vide avocare l’inchiesta e chiese di essere mandato a Firenze, l’indagine venne trasferita a Roma e archiviata a tempi record. Il massone Enzo de Chiara continuò a ricevere i suoi amici all’hotel Ambasciatori di Roma.

Insomma, la giustizia offre mille velocità. Certo, Monti era irruente, e mi sia permesso di ricordare un modesto episodio personale. Arrivò a leggere in un mio scoop dell’epoca addirittura lo strumento per influenzare l’allora nostro presidente della Repubblica, il sempre amato (!) Oscar Luigi Scalfaro. Mi fece portare in stampelle e interrogare alla Criminalpol convinto di aver scoperto un’altra trama. Finì tutto in niente. E lui oggi fa il gip a Firenze sparendo dalle prime pagine dei giornali e non avendo più condotto inchieste di portata nazionale.

Con questo non si vuol certo dire che in Italia l’associazionismo segreto sia ligio alle leggi e trasparente, elementi probatori sono spesso emersi nelle indagini ma per motivi diversi ed opposti le inchieste mai hanno espresso condanne e colpevoli. Nemmeno la P2 di Licio Gelli ha subito sentenze. Perché? Di motivi se ne possono indicare tre lontani tra loro. A volte è colpa della normativa, come la legge Anselmi che non avverte come siano cambiati i tempi. Punisce le associazioni segrete solo se tendono a sovvertire l’ordine costituito dello stato o a esercitare pressioni su un organo istituzionale in modo incontrovertibile. Insomma se sono sovversive e destabilizzanti. E, infatti, il Venerabile di Arezzo uscì pulito con un enorme danno per la giustizia. Dura lex sed lex.

Emerge anche un motivo chiamiamolo di pancia. Certi magistrati hanno il vezzo di vedere gruppi occulti sovversivi che tramano dietro chi vede nella segretezza un elemento di potere. Tracciano scenari planetari, guerre stellari che sì dilettano noi giornalisti ma che rimangono di dubbia consistenza penale. Persino uno che si considera più scaltro degli scaltri, più acuto di tutti come il mitico John Henry John Woodcock dovette qualche anno fa chiedere l’archiviazione al gip per un’inchiesta dove aveva ipotizzato i reati dell’Anselmi. Certo il sagace magistrato indicò tutta la gravità per pubblici ufficiali ad aderire a gruppi segreti ma i reati specifici non c’erano. Amen.

Queste indagini a tutto campo che si concludono in niente sono un grave danno per tutti. A iniziare dagli stessi magistrati che conducono le inchieste, basti ricordare il procuratore Agostino Cordova che dopo l’indagine sulla massoneria da Palmi si vide recapitare da Francesco Cossiga una serie di regali: un cavallo di legno a dondolo, un triciclo e un gioco da tavolo sulle investigazioni. Con un biglietto d’accompagnamento nel quale lo invitava a prendersi “un po’ di svago”. Per tutta risposta il senatore a vita si vide recapitare una citazione a giudizio per oltraggio ma il Senato aprì lo scudo.

E così ancora un anno fa sui disegni calabresi di Luigi de Magistris nell’inchiesta Why Not. L’allora magistrato si vide smontare dalla procura generale di Catanzaro la parte riguardante l’associazione segreta visto. La procura generale era “nell’impossibilità” di “dimostrare l’esistenza di un’associazione segreta denominata loggia di San Marino”. Certo, aggiungevano i magistrati, ci sono indizi che indicano l’esistenza di un gruppo che aveva certi interessi ma “non si ravvisa alcuna fattispecie di reato stante la libertà riconosciuta nelle attività meramente affaristiche”.

Di peso assai diverso, almeno leggendo l’ordinanza, pare l’imputazione mossa a Flavio Carboni che indica una ragnatela di attività illecite sulla Corte Costituzionale. Se ciò verrà dimostrato e se la stessa azione prevedeva come compenso la nomina di Cosentino alla regione Campania saremo di fronte a un caso cristallizzato dalla legge Anselmi. Con un inciso doveroso: se pressioni ci sono state queste non abbiano sortito effetto alcuno, anzi Cosentino non è mai salito al piano nobile che fu di Bassolino. Così chi magari determina gravi delitti in nome della fratellanza (deviata) la scampa sempre o quasi. Provate a raccogliere una confidenza di qualche chirurgo cardioplastico o cardio-anestesista...

gianluigi.nuzzi@libero-news.eu
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