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 .. fucsia trees ..... di Lunadicarta
 
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Agite secondo giustizia. Sorprenderete alcuni, e stupirete tutti gli altri.

Mark Twain
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:17:50, in Redazionale, linkato 1632 volte)
Si, ci siamo anche noi su Facebook!

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Tutto merito di Giuseppe Di Spirito e dei ragazzi del Comitato ATU, naturalmente.

Anticipazione: a breve sarà online il Forum di Giustizia Quotidiana.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:30:19, in Politica, linkato 1170 volte)
Giustizia, informazione e poteri forti: intervista a Luigi De Magistris

E’ stato ieri a Marsala, insieme a Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi, Luigi De Magistris. De Magistris è noto a tutti per essere stato Sostituto Procuratore della Repubblica a Catanzaro, trasferito a Napoli con altro incarico, all’inizio del 2008, mentre stava indagando sull’inchiesta Why Not.
Tolti i panni del magistrato, De Magistris si candiderà ora alle prossime Europee, da indipendente, nella liste dell’Italia dei Valori.

 De Magistris, Lei che, per tanti anni, ha messo le mani nella politica e negli affari della peggiore politica, ha deciso di entrare in politica. Da dove nasce la sua scelta?
In parte è una scelta obbligata. Io volevo fare il Pubblico Ministero. Era il sogno della mia vita. L’ho fatto per 15 anni, con molta passione ed abnegazione. Ma non mi hanno più permesso di farlo dopo che ho toccato interessi forti. Non solo interessi politici, ma anche economici di pezzi deviati delle istituzioni. Voglio portare gli stessi ideali e la stessa passione nella politica, che in questi anni è stata vista come degenerazione, clientelismo, comitati d’affari. Se la politica viene fatta con gli ideali della giustizia, è il luogo in cui effettivamente si può trasformare la società.

Nel 2005 Lei ha seguito, almeno fino ad un certo punto, l’inchiesta Poseidone, che riguardava un presunto uso illecito di denaro pubblico, legato ad aiuti comunitari per la costruzione di depuratori in Calabria, mai costruiti. E’ questo il nuovo business del malaffare?
Io ho seguito l’inchiesta Poseidone fino al 2007, quando mi è stata sottratta illegalmente all’interno dell’ufficio. Il settore ambientale è uno dei settori in cui è fortissimo il business criminalità organizzata, sia quella tradizionale che quella dei colletti bianchi, dei comitati d’affari politici-economici ed imprenditoriali. Il settore dell’ambiente è uno dei tipici settori in cui si è persa un’occasione straordinaria di sviluppo economico. Sono arrivate tantissime risorse pubbliche, in Sicilia come in Calabria, ma invece di creare sviluppo economico, compatibile con l’ambiente, sono servite solo ad arricchire una parte della classe dirigente e la borghesia mafiosa. La popolazione non ne ha tratto alcun beneficio.

E’ quindi dovuto anche a questo il fatto che non si riesca a creare sviluppo?
E’ dovuto, per gran parte, a questo. Se dovessi essere eletto, uno dei primi impegni sarebbe quello di far si che queste risorse vengano usate per creare sviluppo e occupazione meritocratica, sganciata dal clientelismo. Le risorse pubbliche sono una grande opportunità ma devono essere gestite da una classe dirigente onesta e competente.

Il momento di svolta della sua vita, se così si può definire, è stata l’inchiesta Why Not che ha coinvolto anche Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, e che ha portato anche al suo trasferimento a Napoli. Lei è stato trasferito nonostante la procura di Salerno avesse stabilito che il suo lavoro era regolare. Anche i magistrati di Salerno che indagarono su quanto avveniva a Catanzaro furono trasferiti. Come se lo spiega?
Questo la dice lunga sullo stato di salute della democrazia e dello Stato di diritto in questo paese Tutte le persone che hanno indagato sulla vicenda, io, i magistrati di Salerno che hanno indagato su di me, i collaboratori, la polizia giudiziaria, tutte le persone che si sono avvicinate a quei fili ad alta tensione, a quegli interessi forti che governavano , in parte, la cosa pubblica sono stati ostacolati, delegittimati ed hanno pagato un prezzo altissimo. Questo dimostra che oggi nel nostro paese, quando si persegue la strada della giustizia e della verità si può pagare un prezzo molto alto. Ma questo lo si mette in conto. C’è “una specie di successo morale” in tutto questo: quando si fa il proprio dovere, si può andare a letto con la coscienza a posto.

A lei sono state sottratte 2 delle indagini più importanti che aveva seguito: Poseidone e Why not. Ci crede ancora nel suo lavoro, o nel suo “ex lavoro” ormai? O lo ha lasciato perché non ci crede più?
Io credo moltissimo nel mio lavoro, lo amo profondamente. Dentro sarò sempre magistrato. Avrei voluto fare il Pubblico Ministero per sempre ma non me lo hanno permesso. Spero, entrando in politica, di ribaltare il rapporto conflittuale fra politica e magistratura. Mentre adesso la polita fa leggi ad personam, depenalizza il falso in bilancio, interferisce sull’azione dei magistrati che indagano sui poteri forti, io vorrei essere un politico che aiuta i magistrati per bene, la giustizia e i tanti magistrati, di cui molti sono in Sicilia, che indagano contro il crimine organizzato.

Da quando l’Aquila è crollata con le scosse di terremoto, tutti parlano del bisogno di un maggiore senso di responsabilità. Lei, a suo tempo, aveva parlato anche di una questione morale in magistratura. Che cos’è secondo lei il senso di responsabilità? “Fare il proprio dovere” significa ancora qualcosa?
Io sono convinto che se ognuno fa il proprio dovere, il magistrato, il professore, il sindacalista, il medico, il giornalista, questo paese potrebbe essere molto migliore. Io invito sempre le persone ad essere protagoniste di un cambiamento epocale, nella consapevolezza che ognuno è importante per il bene comune di questo paese.

Eppure, davanti a certe vicende, c’è un senso di sconforto…
Quello che è accaduto in Abruzzo è un fatto di una gravità inaudita. Si vanno a piangere morti che si potevano evitare. Perché c’è la speculazione edilizia, l’infiltrazione della criminalità nel settore edilizio, una politica che non controlla. Questa è la dimostrazione che c’è stata una classe dirigente profondamente corrotta. Trovo triste la propaganda politica che viene fatta in questi giorni sulla pelle dei cittadini abruzzesi.

Quando lei cominciò a indagare sull’inchiesta Why Not, si immaginava dove questo l’avrebbe portata?
Io faccio indagini ad un certo livello da 15 anni. Mi ero reso perfettamente conto degli interessi che stavo toccando ed ero consapevole che avrei pagato un prezzo molto alto, anche se non sapevo quale. Ma questo non mi ha distolto per un attimo dalla mia attività. Sono andato avanti con molta serenità.

Se potesse tornare indietro, rifarebbe le stesse cose?
Si, tutto. Fino ad essere trasferito dalla mia sede e delle mie funzioni.

Com’è lo stato dell’informazione in Italia oggi, secondo lei?
Anche questo è molto malato. Ci sono sempre meno giornalisti liberi. C’è una tendenza al pensiero unico, ad annichilire il pluralismo dell’informazione che invece è il caposaldo di un Stato di diritto e di uno Stato democratico. Viviamo invece in un Paese in cui c’è un conflitto d’interessi spaventoso, dove lo stesso Presidente del Consiglio è un conflitto d’interessi vivente. E prendiamo anche atto che la sinistra, in questi anni, non ha avuto la volontà politica di affrontare il conflitto d’interessi. Nel pluralismo dell’informazione è molto importante il contributo che possono dare le radio private ed internet.
Sui grandi giornali spesso c’è la presenza dei poteri forti e su internet spesso c’è la vera informazione. Si vada a guardare, come esempio, il caso di Giocchino Genchi: tutti ricordiamo la gran cassa mediatica che è stata messa in moto sul fantomatico “archivio Genchi.”, pagine e pagine di giornali, televisioni di Stato, televisioni private. Poi, quando il Tribunale del Riesame mette in luce che non c’era nulla di penalmente rilevante, la notizia scompare da tutti i media. E’ la dimostrazione del forte condizionamento ed inquinamento dell’informazione nel nostro paese.

Che pensa del fatto che la Procura di Roma si rifiuta di restituire a Genchi il suo materiale?
Non voglio entrate nel merito delle attività giudiziare. Ho grande rispetto per l’indipendenza della magistratura. Poi, quando si conosceranno le carte, si potrà giudicare.

Marsala.it
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Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:49:36, in Magistratura, linkato 1415 volte)

Parole di giustizia, dal 15 al 17 maggio a La Spezia

Dal 15 al 17 maggio alla Spezia studiosi, intellettuali, testimoni del tempo di primo piano nel panorama nazionale per parlare di giustizia, democrazia, libertà, diritti

Democrazia, giustizia, libertà, diritti: questi i grandi temi al centro di Parole di Giustizia 2009, la rassegna che avrà luogo alla Spezia dal 15 al 17 maggio e che si candida a diventare, già dalla sua prima edizione, un appuntamento di livello nazionale.
In quei giorni la città sarà infatti teatro di una tre giorni di altissimo livello con dibattiti, lezioni magistrali, interviste, spettacoli, letture sul tema “nuovi diritti e diritti negati”. Tra i personaggi coinvolti, studiosi, intellettuali, testimoni del tempo di primo piano nel panorama nazionale: da Nicola Colaianni a Luigi Ferrajoli, da mons. Luigi Bettazzi a Gianrico Carofiglio, da Elena Paciotti a Gian Carlo Caselli, da Giulio Giorello a Fernanda Contri, da Renzo Guolo a Giovanni Maria Flick, da Guido Alpa a Edmondo Bruti Liberati. Tra gli spettacoli, particolarmente significativo quello della Compagnia della Fortezza di Volterra di Armando Punzo.
La rassegna, che si propone di diventare un appuntamento annuale, è promossa dal Comune della Spezia e dalla Associazione studi giuridici Giuseppe Borrè e Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia in collaborazione con la Fondazione Lelio e Lisli Basso, la Fondazione Verardi e la rivista Questione giustizia e con il patrocinio della Regione Liguria, della sezione ligure dell’Associazione nazionale magistrati, del Consiglio dell’Ordine avvocati di La Spezia e delle Facoltà di giurisprudenza delle Università degli Studi di Genova e di Pisa. Sponsor principale della rassegna CARISPE, la Cassa di Risparmio della Spezia.
A presentare "Parola di Giustizia 2009" nel corso della conferenza stampa al CAMeC , il Sindaco della Spezia Massimo Federici, il Presidente Associazione Borrè Livio Pepino, la Presidente dell’Istituzione per i Servizi Culturali Cinzia Aloisini e il Presidente di Carispe Andrea Corradino.
"Massimo Federici illustrando le ragioni dell’iniziativa- sono il banco di prova delle democrazie contemporanee. Ciò sta scritto nella nostra Costituzione, ma spesso resta un obiettivo irrealizzato. Con Parole di Giustizia La Spezia, città del grande magistrato e giurista Giuseppe Borrè, vuole dare un contributo alla riflessione su alcuni temi centrali del nostro tempo. Parole di Giustizia vuole essere un momento di riflessione sul grande tema della libertà nelle società moderne e vuole parlare in primo luogo ai giovani per favorire la crescita del livello di civiltà e del senso delle istituzioni nelle nostre comunità. Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in apertura della Biennale della Democrazia di Torino ha fatto un nuovo, alto richiamo all’esigenza di “suscitare la vicinanza e l’adesione, non passiva ma vigile e propulsiva, dei cittadini alle istituzioni democratiche, l’esigenza di evitare un fatale indebolimento di queste ultime per effetto di tendenze al distacco, alla sfiducia, all’indifferenza da parte dei cittadini”. Questa rassegna risponde proprio a questa esigenza: di giustizia, libertà, democrazia, diritti parleremo sul territorio, nelle piazze, nelle librerie, nelle scuole, nei luoghi di incontro e avremo con interlocutori di altissimo livello".
"Parole di Giustizia oggi – ha continuato Livio Pepino che è responsabile scientifico della rassegna - nasce dalla volontà messa in atto dal Comune della Spezia di rendere un omaggio non celebrativo a Giuseppe Borrè, un grande e moderno giurista e magistrato nato proprio qui, alla Spezia. Abbiamo avviato questo percorso nel 2007, nel decennale della sua scomparsa. A meno di due anni, siamo riusciti a costruire un progetto che ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento nel Paese della riflessione e del confronto su temi centrali del nostro tempo. Troppo spesso la giustizia sembra ridursi, da orizzonte di vita decorosa e serena per tutti, a insieme di procedure per risolvere controversie e conflitti. Per contribuire a invertire questa tendenza nasce il progetto di PAROLE DI GIUSTIZIA. L’obiettivo è quello di recuperare e diffondere la consapevolezza del carattere etico e politico oltre (e prima) che tecnico della questione giustizia.
In questa prima edizione ci si concentra sul tema dei “nuovi diritti” e dei “diritti negati”, in sintesi, sulla questione della capacità (o incapacità) di una società in profonda trasformazione di includere e di garantire il pieno espandersi dello status di cittadinanza".
Maggio alla Spezia, dunque, mese dei diritti con PAROLE DI GIUSTIZIA 2009. Un appuntamento di giuristi, studiosi, politici, personaggi pubblici di diversa estrazione culturale, che vuole mettere in campo, appunto, “parole di giustizia” e si candida a diventare un punto di riferimento della riflessione su questi temi a livello nazionale. In nome di un grande e moderno giurista, intellettuale e cittadino della Spezia, Giuseppe Borrè.

Per informazioni:
http://paroledigiustizia.spezianet.it
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Questo sito esprime tutto il suo biasimo. Soprattutto perché questa era l'unica norma decente dell'intero pacchetto sicurezza, ma scritta con i piedi perché il Ministero non avrebbe potuto mai svolgere la funzione di sorveglianza reale con i Provider.

Piuttosto l'istigazione a delinquere via web esiste eccome e, a parte casi famosi come Rita l'amica di Mark B. già animatrice di chat hard con alcune delle società più indagate per truffa d'Italia, tutto il resto della pornografia proviene dalla piattaforma della prostituzione e della tratta: al punto che l'utenza giovanile (stile 4chan per intenderci) si dichiara addirittura stufa di vedere, testuale, le solite facce da "vacche slave, rumene, ucraine, ecc.."

E quello che è peggio, a persone per bene come sono io tocca di vedere forum di emeriti deficienti presi di mira da commercianti di sesso a pagamento, e da organizzatori di reti di file sharing di soli file audiovideo pornografici.

Sulla vicenda, come da me denunciata, oggi ho trovato addirittura un antefatto del 2006, dove tutti i ragazzi venivano bruscamente "scaricati" dall'avvocato lurker "qu". Lui è uno che si dissocia, vatti a fidare degli avvocati, due anni fa si è creato il precedente e ha continuato a lurkare imperterrito sullo stesso forum oggi preda degli sciacalli.

Dal senso di responsabilità espresso dal personaggio mi domando.. vuoi vedere che anche questo tizio è un "giurista telematico"?

Sicurezza, da ddl via "medici spia"

Tornano le ronde, rivista norma su Cie

Relatori e governo ridisegnano il ddl. No all'oscuramento dei siti internet accusati di istigazione a delinquere

ROMA (27 aprile) - Stop dei relatori di maggioranza alla norma del ddl sicurezza che dava la possibilità ai medici di denunciare gli immigrati clandestini. Altri emendamenti, sempre dei relatori Jole Santelli e Francesco Sisto e del governo, riguardano le norme contestate e bocciate sulle «ronde» e, modificano lievemente quelle sui tempi di permanenza nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione).

"Medici spia". Già dal mattino era stato il presidente della Camera Fini a tornare all'attacco della norma sui "medici -spia": approvarla - aveva detto - sarebbe stato un caso di «miopia politica» anche perchè non sarebbe stato garantito «il rispetto per la dignità umana». Alessandra Mussolini, che si era battuta con veemenza contro la norma promuovendo la "lettera dei 101", anche dopo l'annuncio della proposta di cancellarla, mantiene qualche perplessità anche se dice che ci si è incamminati «sulla strada giusta». «Ora - spiega però - c'è il reato di clandestinità. Bisognerà quindi essere espliciti e chiari su questo tema per non creare problemi di interpretazione». Comunque, promette la Mussolini, domattina sarà in commissione per difendere i suoi 20 emendamenti.

Cie. Il governo chiede che la legge preveda che, in caso di ritardi o di non cooperazione nel rimpatrio da parte delle nazioni di origine, gli immigrati possano essere trattenuti per 30 giorni più altri 30. Sono previste ulteriori proroghe di 60 giorni più altri 60 «fino ad un periodo massimo complessivo non superiore a 180 giorni».

Sulle «ronde» nessuna novità: il ministro dell'Interno Roberto Maroni punta a riproporle secondo lo stesso schema già bocciato in Senato e, a scrutinio segreto, anche alla Camera. In mattinata Gianfranco Fini aveva detto che approvarla sarebbe stato un caso di «miopia politica», non sarebbe stato garantito «il rispetto per la dignità umana».

Il Pd prende atto della scelta, che giudica positiva, di cancellare la norma sui "medici-spia", ma è preoccupato per l'annunciata intenzione della maggioranza di riproporre la norma in un altro provvedimento. Ci sono comunque troppe cose che non vanno, dice Donatella Ferranti, capogruppo democratica in commissione Giustizia: «Per noi il ddl resta inaccettabile perché contiene molti punti contro i diritti della persona e dei minori». Già stamane il Pd aveva duramente criticato il provvedimento accusato di razzismo. Anche l'Udc ha criticato duramente la riproposizione della norma sulle ronde. «La vittoria delle camicie verdi per il controllo politico del territorio - ha detto Luca Volontè - si è consumata. Una norma contraria ad ogni senso di solidarietà ma anche opposta alla sicurezza. Berlusconi si avvicina alla Lega e si allontana dal Ppe».

Via la norma sull'oscuramento dei siti internet. La norma che prevedeva la possibilità di oscurare i siti internet accusati di istigazione a delinquere o di apologia è stata tolta dal ddl sulla sicurezza. I relatori di maggioranza del provvedimento, Jole Santelli e Francesco Sisto, hanno infatti presentato nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia di Montecitorio un emendamento per togliere dal provvedimento questa norma duramente contestata da chi usa Internet.

La norma prevedeva che «in caso di accertata apologia o di incitamento, il ministro dell'Interno dispone con proprio decreto l'interruzione dell'attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, ampliando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti».

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Questa che potete leggere, signori, è l'esatta entità del business sulla pedofilia.


Il blitz organizzato da un Commando: preso in ostaggio il pilota del velivolo

La Reunion, capo di una setta pedofila
evade dal carcere in elicottero

Juliano Verbard è riuscito a fuggire assieme ad altri due adepti: stava scontando una condanna a 15 anni

SAINT-DENIS - Il capo di una setta pedofila, Juliano Verbard, condannato nel febbraio scorso a 15 anni di reclusione per abusi sessuali su bambini, è evaso a bordo di un elicottero da una prigione sull'isola francese della Reunion, nell'Oceano Indiano, a est del Madagascar. Lo riferiscono le autorità locali. L'uomo è riuscito a fuggire in compagnia di due adepti della setta, denominata "Cuori dolorosi e immacolati di Maria".

IL BLITZ - Secondo quanto riferiscono i media locali, un commando armato avrebbe preso in ostaggio il pilota di un elicottero e lo avrebbe costretto a dirigersi verso la prigione di Domenjod. Una volta arrivati a destinazione, il commando avrebbe approfittato della passeggiata pomeridiana dei detenuti per far salire Verbard e altre due persone a bordo. Poi l'elicottero avrebbe ripreso il volo. Una volta a terra, i fuggitivi si sarebbero dileguati su un furgone. Le forze dell'ordine hanno subito allestito posti di blocco in tutta l'isola per bloccare la fuga.

LA SETTA - Juliano Verbard è stato condannato il 28 febbraio del 2008 a 15 anni di reclusione criminale per stupro e aggressioni sessuali su due bambini, i cui genitori erano membri della setta. La setta era stata creata nel 2002: il predicatore era riuscito a convincere centinaia di fedeli che la Madonna gli parlava l'ottavo giorno di ogni mese alle dieci di sera. I discepoli dovevano versare 20 euro per assistere alle apparizioni che il guru aveva seduto su una poltrona.

27 aprile 2009 (ultima modifica: 28 aprile 2009)
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Di Loredana Morandi (del 28/04/2009 @ 04:20:08, in Ambiente, linkato 1438 volte)
Giustizia Quotidiana passa parola sulla intervista a Stefania Pace, una delle poche vittime "informate" sul succedersi delle scosse del pesentissimo sciame sismico subito dall'intera area abbruzzese, girata da ByoBlu alias Claudio Messora.

Alcuni metodi per combattere la censura ci sono, guardate cosa han fatto su YouTube

A mio avviso la tesi sui gas randon del Giuliani è fondamentale, e lo ha ampiamente dichiarato il pesantissimo sciame sismico subito dall'intera area. Da indagare ci sarà sì, anche sulla censura ignorante data al fenomeno sismico.

La prima vergogna da considerare è che vengono a studiare questa povera faglia con gli occhielli (49 vulcani), che è l'Italia, fin dal lontano Giappone. Uno sciame sismico poi è prevedibilissimo, soprattutto se la prima scossa è forte, visto che si tratta di assestamenti geologici. Lo tsunami insegna anche alla commare del mercato, se questo fosse necessario qui in Italia dopo tante catastrofi.

Il peccato? L'ignoranza congenita che affligge l'Italia dei raccomandati.

Il video



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Associazione Nazionale Magistrati



Il rinnovamento parte dalla scelta dei dirigenti


Il dibattito dell’Associazione magistrati a Catanzaro


«Non soltanto l’efficienza del servizio giustizia; anche la questione morale passa per la scelta meritocratica dei dirigenti degli uffici». In estrema sintesi è questo il messaggio rilanciato a Catanzaro giovedì 23 aprile, dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, nel dibattito organizzato in collaborazione con la sezione distrettuale dell’Anm presieduta da Alberto Filardo (presidente di sezione del tribunale di Catanzaro) e al quale hanno partecipato i componenti togati del Csm Giuseppe Maria Berruti e Vincenza Maccora, il presidente del tribunale di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, il procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, con il giornalista Pietro Melia, inviato della sede regionale Rai di Cosenza. Della giunta Anm erano altresì presenti il vicesegretario generale Silvana Sica, Antonio Balsamo, Piergiorgio Morosini, Roberto Rossi e Gaetano Sgroia.

Tra i molti presenti nell’Aula messa a disposizione dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catanzaro, nella sede della Corte d’appello, c’erano il presidente della Corte d’appello Pietro Serena, il procuratore generale Dolcino Favi, il procuratore Antonino Vincenzo Lombardo; i procuratori di Cosenza, Dario Granieri, e di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo; l’avvocato generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro; i presidenti dei tribunali di Cosenza, Renato Greco, e di Paola, Domenico Introcaso; i giudici Maria Antonietta Onorati, presidente di sezione a Cosenza, Massimo Lento, consigliere di Corte d’appello a Catanzaro, e Patrizia Morabito, presidente distrettuale del Movimento per la giustizia.

È noto che il dibattito sul ruolo e l’attività dei dirigenti degli uffici giudiziari era tornato alla ribalta, lo scorso autunno, proprio per le vicende e le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto le procure di Salerno e Catanzaro, e la procura generale del distretto calabrese.

In marzo un analogo dibattito si era svolto a Salerno. Ai colleghi di entrambi distretti l’Anm ha voluto manifestare l’attenzione e la vicinanza dell’Associazione, di fronte a questioni di grande importanza e delicatezza, non prive di sofferenze personali e professionali, in territori e realtà obiettivamente difficili, sia sul piano ambientale, sia sul piano organizzativo e degli organici scoperti, soprattutto negli uffici di procura.

Ovviamente anche a Catanzaro non si voleva entrare nel merito delle vicende, e non lo si è fatto; né si intendeva aggiungere nulla a quanto scritto in tre delibere dall’intera giunta dell’Anm, e in particolare il 10 dicembre 2008. «Noi abbiamo ritenuto di dover prendere posizione - ha esordito Palamara - perché abbiamo un modello di magistratura che prevede il rispetto delle regole. Questo abbiamo detto, questo abbiamo scritto, di questo siamo convinti». Fatta questa premessa, Palamara ha raccolto quella che è stata definita la sfida del rinnovamento, individuando la risposta «nella scelta della dirigenza, e cioè la nomina dei capi degli uffici ancorata non all’anzianità, ma alla professionalità». Una professionalità non soltanto e non tanto giuridica, quanto “specifica”, capace di affrontare le necessità organizzative, le situazioni di incrostazione, inefficienza e scarsa trasparenza, talvolta presenti; con attitudini al dialogo, al confronto con i colleghi, alla valorizzazione delle loro capacità e al coinvolgimento nelle scelte e nell’adozione dei protocolli più adatti per ciascun ufficio; un’indipendenza riconosciuta, un’adesione piena alla cultura delle regole.

In questi criteri trova attuazione anche il “superamento delle appartenenze”, sul quale da tempo insiste l’Anm. In altre parole occorre scegliere in ogni situazione “il migliore”, con un salto di qualità nella selezione dei nuovi dirigenti e nella verifica del loro operato.

Che il Consiglio superiore intenda operare le sue scelte in sintonia con questi indirizzi; e che anzi abbia già avviato questa azione, anche per dare attuazione non formale ai nuovi criteri di valutazione e alla temporaneità degli incarichi direttivi, lo ha confermato il presidente della commissione Incarichi direttivi del Csm, Giuseppe Maria Berruti; che tuttavia non ha nascosto la inadeguatezza dei fascicoli personali dei magistrati già in servizio, compilati essenzialmente con autorelazioni sempre inclini all’eccellenza, e privi di osservazioni significative da parte dei consigli giudiziari, il cui ruolo è divenuto importantissimo e sarà decisivo per il successo o il fallimento del rinnovamento.

Il componente del Csm si è detto consapevole e convinto che alcune riforme attuate o perseguite non hanno a cuore tanto il funzionamento della giustizia e il suo miglioramento, quanto l’indebolimento della pubblica accusa e il controllo della magistratura. Ma ritiene che il Csm e i magistrati abbiano il dovere di affrontare i propri comportamenti e le proprie responsabilità, anziché insegnare alla politica come si dovrebbe fare “buona politica”; o rifugiarsi dietro la cattiva politica, che certamente esiste. «Esistono carenze strutturali non solo nelle dotazioni, ma anche nelle capacità di chi fa il magistrato - ha aggiunto Berruti - Le prerogative di autonomia e indipendenza sono state utilizzate spesso per difendere lo status dei magistrati. E se i magistrati non sapranno promuovere il cambiamento dall’interno, lo subiranno dall’esterno».

Il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, ha portato l’attenzione sulla scopertura degli uffici requirenti, che diverrà gravissima e in alcuni casi determinerà la paralisi di interi uffici giudiziari (la stessa Palmi, Vibo Valentia, la procura minorile di Reggio Calabria) per effetto dei trasferimenti già deliberati e in assenza di nuovi sostituti, a causa del ben noto obbligo di destinare i magistrati di prima nomina a funzioni collegiali in organi giudicanti. Il 6 aprile scorso i 13 procuratori di entrambi i distretti calabresi, riuniti a Catanzaro, hanno discusso e denunciato la questione con un documento approvato all’unanimità, nel quale si chiede di affrontare l’emergenza almeno con temporanee incentivazioni; e si sollecitano Governo e Parlamento a modificare l’ordinamento giudiziario.

Vincenza Maccora, già presidente e oggi componente della commissione Incarichi direttivi, ha assicurato che da tempo la questione è ben presente al Consiglio (che due settimane fa ha convocato in audizione la giunta dell’Anm, che vi ha partecipato in composizione allargata ai rappresentanti di Mi nel Cdc) ma il ministro e il Parlamento non hanno finora ritenuto di intervenire, mentre sullo sfondo si intravede il rischio di un reclutamento straordinario. Ha tuttavia ammesso la difficoltà di dare risalto alla questione, anche sul piano mediatico e dell’opinione pubblica: «Serve una mobilitazione assoluta e permanente - ha concluso - lunedì chiederemo un incontro al ministro per sollecitare soluzioni, e per chiedergli risposte e impegni precisi».

Roma, 24 aprile 2009

La Giunta Esecutiva Centrale
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2009 @ 09:20:37, in Magistratura, linkato 1184 volte)
29/4/2009 (13:10) - L'INTERVENTO AL PLENUM DEL CSM
"Giustizia, la situazione è gravissima"
L'allarme del Pg della Cassazione:
«Bisogna adeguarsi a Strasburgo»
ROMA - La giustizia in Italia è «in una situazione gravissima, tremenda. Se non ci sarà un adeguamento ai canoni di Strasburgo non c’è avvenire per la magistratura» nel nostro Paese. A lanciare l’allarme è il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito. Intervenendo stamattina al plenum del Csm, il "numero uno" dei Pm italiani ha rivolto un appello proprio all’organo di autogoverno delle toghe sollecitandolo a mobilitarsi al suo massimo livello e ad inviare una delegazione alla Corte e al Comitato dei ministri di Strasburgo.

Un’iniziativa, ha spiegato il Pg, della quale c’è «assoluta necessità»: «La situazione italiana degrada di giorno in giorno davanti agli organi di tutela di Strasburgo, è gravissima», ha avvertito Esposito richiamando le condanne che l’Italia continua ad accumulare a causa dei tempi troppo lunghi dei processi.
Di fronte a questa situazione, e la sollecitazione della quale Esposito si è fatto interprete, il Csm deve intervenire «seppure in zona Cesarini», inviando a Strasburgo una delegazione «la più ampia possibile, guidata dal vicepresidente». Da parte sua, il numero due di Palazzo dei Marescialli, Nicola Mancino, ha accolto la proposta intendendola come una «raccomandazione».

La Stampa
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Proposta: e se facessimo una indagine su come realmente queste Aziende spendono i soldi dello Stato?

28/4/2009 (12:46) - RIVOLTA DELL'ASSOCIAZIONE ILIIA

Intercettazioni, aziende senza soldi
"Da oggi stop a nuove inchieste"

Le società che assicurano i servizi tecnici lanciano un ultimatum: «Pronti a bloccare anche quelle in corso se entro dieci giorni non si deciderà come saldare il credito»

ROMA - Da oggi stop alle intercettazioni per le nuove inchieste, ma a rischio sono le attività per tutte le altre indagini in corso, anche quelle più delicate sulla grande criminalità organizzata, se entro dieci giorni i ministeri della Giustizia e dell’Economia non si siederanno a un tavolo per decidere come saldare il credito di 450 milioni di euro vantato dalle società che assicurano i servizi tecnici: è l’ ultimatum lanciato dall’ Associazione Iliia, che riunisce più di cinquanta delle 120 aziende del settore. La decisione è stata comunicata a tutti i procuratori d’ Italia con una lettera in cui le società ricordano che nessuna risposta è venuta finora alle richieste di sanare un «buco» che si è accumulato dal 2003.

È una situazione che - fanno notare - ha già prodotto il licenziamento di 200 dipendenti su un totale di 2500 persone impiegate. «Noi non facciamo intercettazioni - ha chiarito il presidente di Iliia, Oscar Roje - ma ci occupiamo della progettazione e dell’istallazione degli impianti e dei sistemi di controllo video, per le intercettazioni telefoniche e ambientali, e la localizzazione di vetture. Oggi siamo a un punto di non ritorno: le aziende non sono più in grado di affrontare nuovi lavori, pagare la strumentazione e i dipendenti». Il messaggio, sottolinea Roje, riguarda in particolare il ministero della Giustizia che «non ha dato risposte e non ha mai stanziato i finanziamenti necessari». «Ci sentiamo uomini dello Stato non semplici imprenditori - hanno spiegato i responsabili delle aziende -. Noi abbiamo un cliente unico: lo Stato. Fino al 2006 a pagare erano le Poste che anticipavano i fondi. Con il decreto Bersani l’ente erogatore è cambiato e, anche per i tagli alle voci di bilancio dei ministeri, siamo rimasti senza fondi».

Tenendo presente che i costi variano da una indagine all’ altra e che intercettare un indagato a Palermo è molto diverso che farlo a Milano, la «localizzazione» di una persona (telecamere, microscospie, collocazione, manutenzione e sostituzione di impianti, escludendo l’ attività di ascolto e il traffico telefonico) costa circa 120 euro al giorno. È una «voce» che pesa per il 40 per cento nel capitolo intercettazioni delle spese di giustizia. «Bisogna tenere presente - hanno sottolineato i responsabili di Iliia - che ogni anno le aziende del settore svolgono 200 mila interventi, con un fatturato di 350 milioni di euro, per istallare, assicurare il supporto tecnico e le riparazioni. Lo Stato si affida a noi perchè non è in grado di cambiare soggetto: servono materiali, assunzione e formazione di personale specializzato che abbiamo maturato in 15 anni di attività svolta sul territorio».

È questo il motivo dell’ anomalia italiana: le aziende colmano un vuoto mentre all’ estero questo tipo di servizi viene assicurato da singoli settori dell’ amministrazione dello Stato. «In questi anni - ha spiegato Roje - le società italiane hanno sviluppato in proprio attrezzature e know how. Nel campo dell’ intelligence, siamo al primo posto tra i produttori a livello mondiale ma siamo in grave difficoltà e stiamo perdendo questo mercato».

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2009 @ 10:28:12, in Politica, linkato 1016 volte)
Intercettazioni Rita Borsellino: Inchieste su mafia a rischio

Intervenga il ministero della giustizia

Palermo, 28 apr. (Apcom) - "La macchina della giustizia non si può fermare. Non si può correre il rischio di bloccare le più delicate inchieste contro la mafia e la criminalità organizzata in corso nelle Procure italiane. Basti pensare che i beni sequestrati alla mafia nel 2008, anche grazie al supporto delle aziende del comparto intercettazioni, hanno raggiunto i 2,4 miliardi di euro.

E' necessario un intervento immediato del ministero della Giustizia che saldi i debiti con le aziende che curano le intercettazioni". Così Rita Borsellino, candidata capolista del Partito Democratico alle elezioni europee nel collegio Sicilia-Sardegna, commenta il crac del sistema delle intercettazioni che rischia il blocco per via della grave situazione economica dovuta al mancato pagamento delle fatture dal 2003 al 2008 da parte del ministero della Giustizia alle Procure.

"Il sistema delle intercettazioni rischia il collasso, se il ministero della Giustizia non interviene immediatamente per saldare il debito di 450 milioni alle aziende associate I.L.I.I.A che minacciano lo sciopero. Da tempo ormai queste aziende hanno segnalato i buchi economici che devono sostenere. Una situazione finanziaria insostenibile che grava oltre che sul livello occupazionale, con oltre 200 licenziamenti nell'ultimo mese, anche sull'andamento di importanti inchieste di mafia".
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