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 una rosa è una rosa, è una rosa ...... di Lunadicarta
 
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"Devi concentrarti interamente a ciascuna giornata, come se un fuoco infuriasse fra i tuoi capelli."

Deshimaru
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 08:20:59, in Politica, linkato 1250 volte)
SICUREZZA: CASSON, VIA NORME MANIFESTO, RESTANO QUELLE SCOPIAZZATE

"Via le norme manifesto ma governo e maggioranza potevano fare di più, a parte scopiazzare qua e là le proposte del Pd". Lo ha detto il sen. Felice Casson per il gruppo del Pd in dichiarazione di voto sul disegno di legge sicurezza.
"Il provvedimento nel suo iter si è trasformato, ha cambiato pelle - ha aggiunto - Era stato presentato con molta enfasi dal Governo e da questa maggioranza come risolutivo nella lotta contro la criminalità e l'immigrazione clandestina con due norme manifesto, poi cassate, sulle cosiddette ronde e sui centri di identificazione ed espulsione, norme propagandistiche, inutili in concreto e per di più, almeno la norma sui centri di identificazione ed espulsione, in aperto contrasto con la normativa europea".
"Il Partito Democratico - ha proseguito - ha votato a favore delle norme del decreto-legge perché formulate in ordine a gravi e delicati fatti di criminalità che, ripetutamente, con pesante costanza colpiscono donne, bambini e persone deboli. Nessuno può nascondere che le violenze sessuali sulle donne e sui minori, così come gli atti persecutori, siano diventate una piaga insopportabile ed inaccettabile per il nostro Paese, come per ogni Paese civile. Il Partito Democratico si era già fatto carico di tali esigenze predisponendo e presentando, anche in Senato, specifici disegni di legge sulla violenza sessuale di gruppo e monosoggettiva, sui maltrattamenti in famiglia, sulla violenza ai danni di minori e sul cosiddetto stalking".
"Da parte del governo, invece, abbiamo assistito ad un'opera un po' arlecchinesca - ha spiegato il senatore del Pd - con l'inserimento di norme diverse tra loro con finalità molto diverse e con beni giuridici da tutelare e strutture di reato un po' raffazzonate. Un testo che, se accettabile nelle sue linee generali, lo è molto meno nei particolari e in quella necessaria determinatezza e precisione delle fattispecie degli istituti che sarebbero richiesti. Per questo la Lega deve tener presente che se prossimamente usciranno un migliaio di clandestini la colpa non è dell'opposizione ma del fallimento della politica sull'immigrazione di questo governo".
"Come Pd - ha concluso Casson - abbiamo già detto di ritenere fondamentale che il Parlamento lanci al Paese un segnale chiaro e netto di contrasto e di lotta alla criminalità di stampo sessuale, particolarmente contro quella perpetuata ai danni di minori e delle persone più deboli. Ma il Parlamento deve compiere ulteriori passi in avanti perché non può certo ritenere che l'opera sia stata completata solo perché il Governo ha deciso di intervenire in materia scopiazzando qua e là, peraltro malamente, il testo dei disegni di legge da noi presentati.

22 aprile 2009

SICUREZZA: DELLA MONICA, BENE SU STALKING MA 33 MORTI POTEVA ESSERE EVITATE

Governo e maggioranza rifiutarono di approvare il provvedimento lo scorso luglio

"Finalmente il Parlamento ha approvato una normativa, seppur incompleta e imperfetta, sullo stalking. Un provvedimento che abbiamo votato, ma che per troppo tempo abbiamo sollecitato. E' un provvedimento che purtroppo arriva tardi". Lo sostiene la senatrice del Pd Silvia Della Monica nel ricordare i ritardi che sono intervenuti nell'approvazione della legge.
"Lo scorso luglio - ricorda - il governo e la maggioranza hanno infatti rifiutato di inserire queste norme nel primo decreto legge sulla sicurezza, nonostante da maggio giacesse al Senato un disegno di legge del Partito democratico. Soltanto da allora ad oggi sono morte 33 persone per violenze ad opera di coniugi, ex coniugi o fidanzati. Soltanto dopo tre giorni che erano stati respinti gli emendamenti in materia, Barbara Brandolini, 27 anni, venne trovata soffocata dal suo ex fidanzato a Bergamo e il 30 luglio, a Napoli, una lite per una piega dei pantaloni stirata male finisce con la morte di Raffaellina Casella, 73 anni. Morti che potevano essere evitate se il 24 luglio fosse stato approvato il dl sicurezza con queste norme come chiedeva il Pd".
"Restano alcuni aspetti tecnici - conclude Della Monica - che rendono il provvedimento migliorabile, in particolare la revocabilità della querela e il fatto che, per anticipare la soglia dell'intervento penale rispetto a condotte che sono potenzialmente anticipatorie di atti più gravi, la norma finisce con l'incriminare comportamenti che scontano una certa indeterminatezza. Nonostante questi difetti non poteva però mancare il nostro voto favorevole a un provvedimento che introduce finalmente nel nostro ordinamento norme importanti a tutela soprattutto delle donne che sono le vittime principali dello stalking".

22 aprile 2009

Sicurezza: Pd, sia rispettato voto parlamento, Governo ritiri ronde e norme Cie da ddl

"La presidenza della commissione Giustizia si faccia garante del voto espresso dall'Aula di Montecitorio che ha bocciato le ronde e il prolungamento della permanenza nei Cie per gli immigrati". Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti si appella al presidente Giulia Bongiorno per chiedere 'lo stralcio delle ronde e del prolungamento della permanenza degli immigrati nei Cie.
Non è possibile - sottolinea - che per i pasticci del governo, che duplica confusamente i propri interventi legislativi tra decreti e disegni di legge, venga svilito il voto parlamentare. Si tratterebbe di una ferita molto grave all'indipendenza dei deputati che, tra l'altro, su queste norme si sono espressi con voto segreto, nella più alta autonomia e libertà di coscienza.
Il Pd è fortemente contrario al ddl sicurezza che introduce norme razziste come quelle sui medici spia e sul prolungamento della permanenza degli immigrati nei Cie, che rappresentano una ingiustificata e immotivata limitazione delle libertà personali; ma che introduce nel nostro ordinamento anche norme obbrobriose come le  ronde, che sono un pericoloso passo in dietro dello stato nel campo della sicurezza,. Faremo opposizione dura a tutte queste norme e chiediamo alla presidenza della commissione giustizia di farsi garante del voto dell'Aula e, pertanto, di attivarsi per stralciare dal ddl quelle norme su cui il parlamento si è già espresso con voto negativo".

Roma, 22 aprile 2009

Dl sicurezza: Rosato, Lega strilla ma responso del Parlamento va rispettato

Dichiarazione on. Ettore Rosato, deputato Pd, già sottosegretario all’Interno. “La Lega, anzichè strillare perché le hanno tolto l’osso di bocca, farebbe bene a rispettare il responso del parlamento che ha sonoramente bocciato l’uso delle ronde e “la detenzione preventiva” nei Cie. Per combattere l’immigrazione clandestina non occorrono norme razziste, ma applicare quelle che ci sono e far funzionare i tribunali invece di togliere i finanziamenti al comparto della giustizia. Manca, e questo sì che è preoccupante, una attenzione forte nei confronti della criminalità finanziaria, capace di colpire al cuore il nostro sistema economico. Questo governo brilla, purtroppo, per la durezza verso i deboli e mancanza di fermezza verso la delinquenza organizzata.”

Roma, 22 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 08:32:18, in Politica, linkato 1230 volte)
La procura di Roma non restituisce l'archivio.

Genchi si appella a Napolitano



21 aprile 2009 - di Antimafia 2000


Apprendiamo proprio ora che nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame la procura di Roma ha deciso deliberatamente che non restituirà l’archivio sottratto lo scorso 13 marzo a Gioacchino Genchi.

Il consulente delle procure ha invocato l’immediato intervento del capo della Stato, della Pg di Roma e della procura di Perugia. “Siamo in presenza – ha detto - di un atto di eversione giudiziaria di una gravità inaudita. Negli atti del sequestro vi sono infatti acquisizioni importantissime riguardanti gli stessi magistrati della procura di Roma che hanno eseguito il sequestro”.

E’ roba da matti. E da criminali. La procura di Roma, nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame che scagiona Gioacchino Genchi da tutte le accuse mosse contro di lui non vuole restituire l’archivio sottratto al consulente delle procure lo scorso 13 marzo. Nell’ambito di un’operazione di sequestro disposta dai procuratori Toro e Rossi ed eseguita dagli uomini del reparto tecnico del Ros di Roma, guidati  dal colonnello Pasquale Angelosanto.
Gioacchino Genchi, si legge in quelle carte firmate dal presidente estensore Francesco Taurisano – che proponiamo in forma integrale (SCARICA IN PDF 1 - 2) – ha agito correttamente, non ha violato la legge quando, nella veste di collaboratore dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, ha acquisito ed elaborato i tabulati telefonici relativi a utenze in uso a parlamentari ed esponenti dei servizi di sicurezza, né ha violato la privacy quando ha effettuato 2600 interrogazioni all’Anagrafe Tributaria utilizzando l’abilitazione del Comune di Mazara del Vallo. Non arrecando “nocumento” ad alcuno.
Ancora, scrive il riesame, “le attività di acquisizione, di elaborazione e di trattamento dei dati storicizzati nei tabulati attestanti il traffico telefonico non possono definirsi illecite”. Perché Genchi “non violò le guarentigie a tutela dei parlamentari interessati dalle acquisizioni dei tabulati di traffico telefonico”, agendo, “di volta in volta, in forza del decreto autorizzatorio emesso dal pm, comunicandogli ogni emergenza di conoscenza storica circa il coinvolgimento di membri del Parlamento come soggetti intestatari ovvero usuari di utenze di telefonia”.
In quanto al contestato profilo di illiceità nella condotta acquisitiva si legge che anche questo è inconsistente, così come non è rinvenibile illiceità “nell’esercizio delle funzioni di elaborazione e trattamento dei dati, legittimamente e lecitamente raccolti in forza dei provvedimenti del pm, funzioni legalmente dovute nella qualità di consulente tecnico”.
Stesso discorso per l’analisi delle utenze telefoniche intestate alla Presidenza del Consiglio, al ministero della Difesa, a quello dell’Interno e a una persona. Mentre la procura di Roma, secondo il tribunale del riesame, “non ha definito la specificità e la concretezza della violazione addebitabile al consulente tecnico, strutturante ‘il factum’ costituente il reato di abuso d’ufficio”.
In parole povere, Gioacchino Genchi, ha sempre agito “nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliare del pm De Magistris” anche per quanto concerne i tabulati di uomini dei servizi segreti. Per i quali non è “dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato”. Ma soprattutto “il tribunale non rinviene la norma di legge, ovvero di regolamento” che vieterebbe l’acquisizione di tabulati di uno 007.

La redazione di AntimafiaDuemila aderisce con piena convinzione alla richiesta di intervento di Gioacchino Genchi e se ne rende promotrice nella speranza che possa trionfare la Giustizia.


L'avvocato di Genchi: ''Nell'archivio del consulente le indagini sulla procura di Roma''

di Redazione - 21 aprile 2009
“Siamo oltre il porto delle nebbie”. 

Lo ha dichiarato Fabio Repici, avvocato di Gioacchino Genchi, in seguito alla decisione della procura di Roma di non restituire l’archivio del consulente nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame. “Oggi – ha spiegato il legale, la procura capitolina – ha fatto ammutinamento rispetto ai provvedimenti dei giudici che hanno decretato l’illegittimità totale dell’operato della stessa Procura. I reperti che la Procura di Roma sta mantenendo abusivamente in sequestro sono tutti di proprietà del dr. Gioacchino Genchi”. Per tale motivi oggi i pm romani “si sono resi responsabili, tra l’altro, dei reati di rifiuto di atti d’ufficio e di appropriazione indebita”. Tanto più che “nei supporti informatici trattenuti ci sono atti relativi a delicate indagini per le quali il dr. Genchi aveva ricevuto incarichi dall’Autorità giudiziaria. E ci sono perfino atti e intercettazioni che riguardano il procuratore aggiunto Toro: tra l’altro sue conversazioni nelle quali nel maggio 2006 concordava con altra persona, con insospettabili capacità profetiche, gli incarichi al ministero della giustizia presso l’appena nominato ministro Mastella e presso altri ministeri, riferendo anche gli incarichi graditi da altri magistrati romani, ivi compreso il dr. Nello Rossi. I magistrati della Procura di Salerno sono stati cacciati su due piedi dal Csm per aver emesso un provvedimento dichiarato legittimo dal competente Tribunale del riesame. Mi chiedo: cosa assicura ai magistrati romani l’impunità davanti al Csm ed al ministro della giustizia? Mi auguro – ha concluso - che la risposta non sia da rintracciare nel contenuto di quelle conversazioni”.


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- Genchi lancia un appello a Napolitano: ''Intervenga, rivoglio il mio archivio''

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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 08:43:03, in Politica, linkato 2046 volte)

Il decreto è legge. A favore la maggioranza, Idv, Pd e Udc. Contrari i radicali
Escluse le norme sulle ronde e sulla proroga della permamenza nei Cie dei clandestini

Il Senato approva il decreto sicurezza
Ok bipartisan. Niente ronde

ROMA - Con l'ok bipartisan del Senato, il decreto sulla sicurezza è diventato legge. Fuori dal provvedimento le ronde e la proroga dei Cei, i Centri di identificazione ed espulsione dei clandestini. Dentro l'aggravante per le violenze sessuali, il reato di stalking e il turismo sessuale. Hanno votato a favore la maggioranza, l'Italia dei valori, il Pd e l'Udc. Il provvedimento è stato approvato con 261 voti favorevoli, 3 contrari - i senatori radicali - ed un astenuto, Francesco Pardi dell'Idv.

Anche la Lega ha votato a favore del dl, dopo le durissime contestazioni alla Camera e l'intesa politica raggiunta di fronte all'impegno del governo a reintrodurre in altro provvedimento (ddl sicurezza) le parti relative al trattenimento nei Cie degli immigrati clandestini e alle ronde cittadine.

Il voto favorevole dell'opposizione ("per responsabilità" come ha sintetizzato per tutti il senatore Pd Felice Casson) è stato garantito per consentire la conversione del decreto, giunto oramai alle soglie della scadenza (25 aprile), ma numerose ed articolate sono state le critiche rivolte al provvedimento.

Il decreto legge sulla sicurezza convertito contiene una serie di modifiche che concernono il codice penale e il codice di procedura penale. In particolare, all'articolo 1 viene sostanzialmente reintrodotta un'aggravante per il caso in cui il reato di omicidio faccia seguito al delitto di violenza sessuale, violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Viene anche introdotta l'aggravante nel caso di reato di omicidio compiuto dallo stesso autore del delitto di atti persecutori, comunemente denominato stalking.

Vi sono poi una serie di modifiche del codice di procedura penale che riguardano misure cautelari personali, con un significativo ampliamento per le associazioni a delinquere; la tratta e riduzione in schiavitù delle persone; il sequestro di persone; i reati di terrorismo; prostituzione minorile; pornografia minorile ed iniziative turistiche volte al favoreggiamento della prostituzione minorile.

(22 aprile 2009)


Ddl Senato 1505 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori

Capo I

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VIOLENZA SESSUALE, ESECUZIONE DELL'ESPULSIONE E CONTROLLO DEL TERRITORIO

Articolo 1.

(Modifiche al codice penale).

1. All'articolo 576, primo comma, del codice penale, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il n. 5) è sostituito dal seguente: «5) in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies;»;

b) dopo il numero 5) è inserito il seguente: «5.1) dall’autore del delitto previsto dall’articolo 612-bis nei confronti della stessa persona offesa;».

Articolo 2.

(Modifiche al codice di procedura penale).

1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 275, comma 3, secondo periodo, le parole: «all’articolo 416-bis del codice penale o ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo» sono sostituite dalle seguenti: «all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, nonché in ordine ai delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, primo comma, 600-ter, escluso il quarto comma, e 600-quinquies del codice penale»;

a-bis) all’articolo 275, comma 3, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche in ordine ai delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e

609-octies del codice penale, salvo che ricorrano le circostanze attenuanti dagli stessi contemplate»;

b) all'articolo 380, comma 2, dopo la lettera d) è inserita la seguente: «d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall'articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall'articolo 609-octies del codice penale;».

Articolo 3.

(Modifiche all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354)

1. All’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dai seguenti:

«1. L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per i seguenti delitti solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborino con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter della presente legge: delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza, delitto di cui all’articolo 416-bis del codice penale, delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, delitti di cui agli articoli 600, 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, 601, 602, 609-octies, qualora ricorra anche la condizione di cui al comma 1-quater del presente articolo, e 630 del codice penale, all’articolo 291-quater del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e all’articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Sono fatte salve le disposizioni degli articoli 16-nonies e 17-bis del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e successive modificazioni.

1-bis. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per uno dei delitti ivi previsti, purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, altresì nei casi in cui la limitata partecipazione al fatto criminoso, accertata nella sentenza di condanna, ovvero l’integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, rendono comunque impossibile un’utile collaborazione con la giustizia, nonché nei casi in cui, anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante, nei confronti dei medesimi detenuti o internati sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dall’articolo 62, numero 6), anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, dall’articolo 114 ovvero dall’articolo 116, secondo comma, del codice penale.

1-ter. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi, purché non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, secondo e terzo comma, 600-ter, terzo comma, 600-quinquies, 628, terzo comma, e 629, secondo comma, del codice penale, all’articolo 291-ter del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, all’articolo 73 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell’articolo 80, comma 2, del medesimo testo unico, e all’articolo 416 del codice penale, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, del medesimo codice, dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale e dall’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni.

1-quater. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater e, qualora ricorra anche la condizione di cui al medesimo comma 1, 609-octies del codice penale solo sulla base dei risultati dell’osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno anche con la partecipazione degli esperti di cui al quarto comma dell’articolo 80 della presente legge. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano in ordine al delitto previsto dall’articolo 609-bis del codice penale salvo che risulti applicata la circostanza attenuante dallo stesso contemplata.»;

b) al comma 2-bis, le parole: «di cui al comma 1, quarto periodo » sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 1-ter».

Articolo 4.

(Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115).

1. All'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, dopo il comma 4-bis è aggiunto il seguente:

«4-ter. La persona offesa dai reati di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale può essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto.».

Articolo 5.

(Esecuzione dell'espulsione).

soppresso

Articolo 6.

(Piano straordinario di controllo del territorio).

1. Al fine di predisporre un piano straordinario di controllo del territorio, al comma 22 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che ha autorizzato le Forze di polizia ed il Corpo dei vigili del fuoco ad effettuare, in deroga alla normativa vigente, assunzioni entro il limite di spesa pari a 100 milioni di euro annui, le parole: «con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare entro il 30 aprile 2009», contenute nel terzo periodo dello stesso comma 22, sono sostituite dalle seguenti: «con decreto del Presidente della Repubblica, da adottarsi su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione, dell'interno e dell'economia e delle finanze, entro il 31 marzo 2009».

2. In attesa dell'adozione del decreto di cui al quarto periodo del comma 23 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge, 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le risorse oggetto di confisca versate all'entrata del bilancio dello Stato successivamente alla data di entrata in vigore del predetto decreto-legge sono immediatamente riassegnate nel limite di 150 milioni di euro per l'anno 2009, a valere sulla quota di cui all'articolo 2, comma 7, lettera a), del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, per le urgenti necessità di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, al Ministero dell'interno e nel limite di 3 milioni di euro per l'anno 2009, per sostenere e diffondere sul territorio i progetti di assistenza alle vittime di violenza sessuale e di genere, al Fondo nazionale contro la violenza sessuale e di genere di cui all'articolo 1, comma 1261, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

2-bis. Il comma 2 dell’articolo 2 del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, si interpreta nel senso che non rientrano tra le somme di denaro ovvero tra i proventi ivi previsti, con i loro relativi interessi, quelli di complessi aziendali oggetto di provvedimenti di sequestro o confisca.

3, 4,5, 6, 6-bis soppressi

7. Per la tutela della sicurezza urbana, i comuni possono utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

8. La conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini raccolte mediante l'uso di sistemi di videosorveglianza è limitata ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione.

Articolo 6-bis.

(Reclutamento di ufficiali in servizio permanente dell’Arma dei carabinieri)

1. Nell’anno 2009, per le esigenze connesse alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al fine di garantire la funzionalità e l’operatività dei comandi, degli enti e delle unità, l’Arma dei carabinieri può procedere all’immissione in servizio permanente, a domanda, del personale in servizio di cui all’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, e successive modificazioni, che consegue tre anni di servizio a tempo determinato entro il 31 dicembre 2009,

previo espletamento di procedure concorsuali, nel limite del contingente di personale di cui all’articolo 66, comma 5, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ferma restando l’applicazione dell’articolo 3, comma 93, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivo riassorbimento delle posizioni soprannumerarie. Nelle more della conclusione delle procedure di immissione, l’Arma dei carabinieri continua ad avvalersi del personale di cui al precedente periodo nel limite del contingente stabilito dalla legge di bilancio.

Capo II

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ATTI PERSECUTORI

Articolo 7.

(Modifiche al codice penale).

1. Dopo l'articolo 612 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 612-bis. - (Atti persecutori). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.».

Articolo 8.

(Ammonimento).

1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7, la persona offesa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore.

2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l'ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.

3. La pena per il delitto di cui all'articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo.

4. Si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.

Articolo 9.

(Modifiche al codice di procedura penale).

1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo l'articolo 282-bis sono inseriti i seguenti:

«Art. 282-ter. - (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.

2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

3. Il giudice può, inoltre, vietare all'imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2.

4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.

«Art. 282-quater. - (Obblighi di comunicazione). - 1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio.»;

b) all'articolo 392, il comma 1-bis è sostituito dal seguente:

«1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 600, 600-bis, 600-ter, anche se relativo al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 601 e 602 del codice penale il pubblico ministero, anche su richiesta della persona offesa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minorenne ovvero della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1.»;

c) al comma 5-bis dell'articolo 398:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) le parole: «vi siano minori di anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «vi siano minorenni»;

3) le parole: «quando le esigenze del minore» sono sostituite dalle seguenti: «quando le esigenze di tutela delle persone»;

4) le parole: «l'abitazione dello stesso minore» sono sostituite dalle seguenti: «l'abitazione della persona interessata all'assunzione della prova»;

d) al comma 4-ter dell'articolo 498:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) dopo le parole: «l'esame del minore vittima del reato» sono inserite le seguenti: «ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato».

Articolo 10.

(Modifica all'articolo 342-ter del codice civile).

1. All'articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «un anno».

Articolo 11.

(Misure a sostegno delle vittime del reato di atti persecutori).

1. Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7, hanno l'obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.

Articolo 12.

(Numero verde).

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità è istituito un numero verde nazionale a favore delle vittime degli atti persecutori, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, con la finalità di fornire, nei limiti di spesa di cui al comma 3 dell'articolo 13, un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze, nonché di comunicare prontamente, nei casi di urgenza e su richiesta della persona offesa, alle forze dell'ordine competenti gli atti persecutori segnalati.

Articolo 12-bis.

(Norma di interpretazione autentica in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali)

1. Gli articoli 1 e 4 del testo unico di cui al decreto del Presidente

della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, si interpretano nel senso che le disposizioni ivi contenute non si applicano al personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, che rimangono disciplinate dai rispettivi ordinamenti, fino al complessivo riordino della materia.

Articolo 12-ter.

(Categorie dei dati da conservare di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109)

1. In considerazione delle esigenze di adeguamento all’evoluzione tecnologica che comportano diverse necessità di intervento sulle infrastrutture di rete degli operatori di comunicazioni elettroniche, le informazioni relative alle categorie dei dati da conservare di cui all’articolo

3 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109, relativi ai differenti casi di non risposta in «occupato» o «libero non risponde» o «non raggiungibile» o «occupato non raggiungibile» o altre fattispecie, sono rese disponibili dagli operatori di comunicazioni elettroniche nei tempi e con le modalità indicati nei commi 2 e 3.

2. Per le chiamate originate da rete mobile e terminate su rete mobile o fissa, i dati di cui al comma 1 devono essere resi disponibili dagli operatori di rete mobile a far data dal 31 dicembre 2009.

3. Per le chiamate originate da rete fissa e terminate su reti fisse o mobili, tenuto conto del processo in atto riguardante gli interventi di realizzazione e sviluppo delle reti di nuova generazione in tecnologia IP, le informazioni di cui al comma 1 relative alle chiamate senza risposta generate dai clienti collegati alle reti fisse in tecnologia IP sono rese disponibili dagli operatori di rete fissa gradualmente e compatibilmente con le caratteristiche tecniche delle reti di comunicazione

elettronica di nuova generazione degli operatori interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2010.

Capo III

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 13.

(Copertura finanziaria)

soppresso

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INTERCETTAZIONI. ZANDA, CONSOB VIGILI PER EVITARE DILAZIONI DOSSIERAGGIO TELECOM

Dichiarazione del vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda.

"Pur in attesa di conoscere nel dettaglio la motivazione, possiamo dire sin da ora che la decisione della Corte Costituzionale di parziale illegittimità della norma relativa alla distruzione di atti raccolti attraverso intercettazioni 'illegali', ha una straordinaria importanza. Non solo per elementari ragioni di giustizia, ma anche perché può consentire di ricostruire la verità su vicende molto oscure del passato recente e meno recente del nostro Paese".

Lo dichiara il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda che spiega: "Adesso, per esempio, dopo la decisione della suprema Corte, non c'è più nessun ostacolo a una ricostruzione puntuale della vicenda del dossieraggio illegale della Telecom.

Lo stesso Collegio dei sindaci della società, recentemente sollecitato persino dalla Consob, è ormai in condizione di far piena luce sugli effetti di tutta quella vicenda e sulle corrispondenti responsabilità ai vari livelli dell'azienda: consulenti, dipendenti, dirigenti, e amministratori coinvolti".

"Sono certo - conclude Zanda - che la Consob saprà ottemperare al meglio al suo dovere di vigilanza per evitare ulteriori ritardi e dilazioni".

Roma, 22 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 11:02:47, in Magistratura, linkato 2455 volte)

I magistrati italiani: "Materia, ci ripensi"
Colleghi solidali con il procuratore

Per l’Anm reggiana c'è stata nei confronti del giudice una "campagna denigratoria, che si è intensifica di recente con accuse prive di fondamento"

Reggio Emilia, 22 aprile 2009. L’Associazione nazionale magistrati ha invitato il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Italo Materia a ritirare le proprie dimissioni dall’ordine giudiziario. La sottosezione reggiana dell’Anm esprime in una nota "piena ed incondizionata solidarietà al collega Italo Materia le cui doti e capacità professionali non sono in discussione".

"Durante gli anni trascorsi a Reggio Emilia - si legge nella nota - il dottor Materia ha sempre dimostrato impegno, capacità professionale e dedizione unanimemente riconosciute ed apprezzate. La campagna denigratoria alla quale il collega è stato sottoposto negli ultimi mesi, intensificatasi recentemente con accuse destituite di ogni fondamento, ha gravemente minato la sua serenità".

Materia era stato attaccato da Sonia Alfano, presidente dell’Associazione familiari vittime della mafia - ora candidata indipendente alle europee per l'Idv - e dalla lista civica 'Amici di Beppe Grillo'. E proprio da Sonia Alfano, nell’ottobre scorso, partirono accuse a Materia per aver concesso un parere favorevole alla proroga del programma di protezione a favore di un mafioso divenuto collaboratore di giustizia.



Il Resto del Carlino

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Sonia Alfano (idv): Dimissioni Italo Materia "sarebbe dovuto restare al suo posto ed affrontare le conseguenze. Cosi crea disagi a tutta la procura"

"Mi duole dover smentire quanto affermato dal procuratore reggente di Bologna, Dott. Silverio Piro, secondo il quale gli effetti del presunto "attacco" che io avrei rivolto ad Italo Materia (in realtà ciò che lui chiama "attacco" altro non è che la semplice lettura delle parole proferite dallo stesso procuratore capo di Reggio Emilia), "coinvolgono - ha detto Piro all'agenzia DIRE - l'intera categoria".

Lo ha affermato Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori che oggi, in una nota, è intervenuta sulle reazioni suscitate dalla notizia delle dimissioni del Procuratore Capo di Reggio Emilia, Italo Materia. "Non comprendo - prosegue Sonia Alfano - su quali basi il Dott. Piro faccia queste considerazioni e perchè ad essere coinvolta sia tutta la categoria ma ci tengo a specificare che le eventuali "conseguenze" della mia attività di informazione, coinvolgono solo quei magistrati che banchettano coi falsi pentiti e nessun altro.

Le responsabilità per i disagi che la procura dovrà probabilmente affrontare in questi mesi sono addebitabili solo ed esclusivamente al Dott. Italo Materia che ha preferito dimettersi piuttosto che restare in carica e far valere, come avrebbe fatto qualsiasi altra persona ritenendo il proprio operato eticamente corretto e deontologicamente impeccabile, le proprie ragioni in sede legale senza provocare disagio ad alcuno".



Sonia Alfano (idv): Sindaco Delrio difende Procuratore Materia. Ma dal suo stesso partito arrivano dure condanne.


"Qualcuno dovrebbe premurarsi di spiegare al PD di Reggio Emilia, con in testa il suo Sindaco Graziano Delrio, che le levate di scudi a difesa del Procuratore Capo dimissionario, Italo Materia, hanno le sembianze di una lotta contro i mulini a vento dato che a ledere la credibilità di Materia sono state le dichiarazioni che lui stesso ha reso e gli episodi di cui è stato protagonista in passato che io mi sono limitata a portare a conoscenza della cittadinanza".

Ad affermarlo è Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori, che ha cosi commentato le dichiarazioni rese dal Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, in merito alle dimissioni del Procuratore Capo Italo Materia. "Al Sindaco - ha aggiunto Alfano - non dirò altro ma lo invito caldamente ad ascoltare le parole che, nel novembre scorso, un suo stimato collega di partito, il Senatore Beppe Lumia, proferiva a proposito di una certa magistratura e di certi procuratori. Se a condannare gli stessi comportamenti che ho condannato io è un suo collega di partito è possibile che il Sindaco si renda conto di quanto fuori luogo siano le sue dichiarazioni e di quanto insensata sia la sua aprioristica difesa di Materia".


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www.soniaalfano.it
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 12:23:06, in Magistratura, linkato 1207 volte)
la sentenza della corte costituzionale

La Consulta sulle intercettazioni:
«Non tutte vanno distrutte»

La decisione della Consulta nell'ambito del procedimento che vede imputato l'ex capo Security di Telecom Tavaroli

ROMA - Č in parte illegittima la norma che impone la distruzione dei documenti e delle intercettazioni ritenute illegali. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, accogliendo parzialmente la questione sollevata due anni fa dal gip di Milano Giuseppe Gennari nell'ambito del procedimento che vede imputato, tra gli altri, l'ex capo della Security di Telecom Italia Giuliano Tavaroli.

LA NORMA - La norma bocciata dalla Corte riguarda la nuova formulazione dell'art. 240 del codice di procedura penale modificato dal decreto (poi convertito in legge nel novembre del 2006 con voto bipartisan), con cui il governo Prodi intervenne all'indomani dell'arresto di Tavaroli, dell'investigatore privato Emanuele Cipriani e dell'ex capo della sicurezza informatica Fabio Ghioni. La norma imponeva la distruzione di tutto il materiale illegalmente acquisito (comunicazione telefoniche, telematiche, etc) in un'udienza camerale celebrata dal gip che però avrebbe dovuto redigere un verbale riassuntivo di quanto distrutto.

I COMMI BOCCIATI - La Corte - si legge in una nota di Palazzo della Consulta - ha dichiarato l'illegittimità dell'art 240 del codice di procedura penale in due punti: i commi 4 e 5, nella parte in cui non prevedono l'applicazione delle stesse regole fissate per l'incidente probatorio (art. 401, commi 1 e 2) durante l'udienza per la distruzione dei documenti; il comma 6, «nella parte in cui non dice che il divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti nella redazione del verbale» di distruzione «non si estende alle circostanze inerenti la formazione, l'acquisizione e la raccolta degli stessi documenti, supporti e atti».

MAGGIORI GARANZIE - La Corte Costituzionale ha di fatto ampliato le garanzie della difesa nella distruzione degli atti illecitamente acquisiti. Ciò non significa che tali documenti non saranno più distrutti, ma che per farlo si dovranno seguire regole che garantiscano maggiormente le parti. Se infatti il decreto approvato nel 2006 dal governo Prodi prevedeva che la distruzione dei documenti avvenisse su decisione del gip in un'udienza da tenersi entro dieci giorni dopo averne dato avviso alle parti, ora non sarà più sufficiente una decisione adottata in camera di consiglio: accusa e difesa dovranno essere garantite con un contraddittorio pieno, così come avviene nei casi di incidente probatorio. A questa procedura più garantista la Corte Costituzionale ha deciso di aggiungerne un'altra: nel verbale di distruzione degli atti e dei documenti illeciti si continuerà a far divieto di riferirne il contenuto ma - ha aggiunto la Corte - d'ora innanzi il verbale dovrà essere più puntuale e contenere le circostanze che riguardano la «formazione, l'acquisizione e la raccolta» dei documenti illegali. E questo perché si tratta comunque di materiale probatorio.


22 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 12:49:48, in Magistratura, linkato 1216 volte)
UNITA’ PER LA COSTITUZIONE



EMILIA - ROMAGNA



I quotidiani di oggi hanno diffuso la notizia della richiesta di pensionamento avanzata da Italo Materia, Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia.

Il collega si è risolto a questa prematura decisione in seguito all’avvio di una campagna gravemente denigratoria della sua persona avanzata da formazioni vicine a candidati alle prossime elezioni amministrative ed europee. L’obiettivo dichiarato di tali iniziative, intraprese anche con ampio ricorso ai mass media, è stato esplicitamente quello di ostacolare il dott. Materia, concorrente al posto vacante di Procuratore della Repubblica di Bologna. L’obiettivo, perseguito attraverso modalità che hanno duramente provato il collega ed i suoi familiari, è stato infine raggiunto.

Il gruppo di Unità per la Costituzione dell’Emilia Romagna esprime massima solidarietà ad Italo Materia, che ha sempre dato prova di altissima professionalità ed efficienza. La scelta di pensionamento – di cui si rispettano le motivazioni personali - priva la magistratura di un collega valido che avrebbe potuto, ancora per vari anni, fornire un prezioso contributo umano e professionale alla giurisdizione.

Esprime inoltre biasimo e preoccupazione per le interferenze, improprie e senza precedenti, in una procedura di nomina di un dirigente di un ufficio giudiziario, rimessa alla delicata valutazione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Bologna, 22 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 26/04/2009 @ 12:23:20, in Indagini, linkato 12085 volte)
Questo è il prossimo oggetto delle mie attenzioni. Devo liberare una ragazza dalle grinfie dell'ultra sessantenne titolare del locale. E... io non credo che sia stato assolto, nonostante la ragazza lo sostenga, ma neppure processato con i tempi e le lungaggini del Tribunale di Roma.
E fino al vecchio sfruttatore si tratta di delinquenza comune, ma la vera pentola da scoperchiare è lo scandalo della gestione delle Case Famiglie del Comune di Roma, affidate alla gerenza delle associazioni e degli operatori della ASL Roma E. La ragazza, iscritta al Sert e documentabile per aver contratto per 2 volte consecutive una malattia venerea, usciva proprio da una di queste case, quella di via Oslavia, per andare a fare la spogliarellista nel locale. A proposito, io non temo gli avvocati ...


Questi articoli sono dell'Aprile e dell'ottobre dello scorso anno.

04-04-2008 | ore 11:53 - CRONACA

Tiburtino, sequestrato il "Pussycat" locale a luci rosse

Denunciati per sfruttamento della prostituzione i titolari

La squadra mobile ha sottoposto a sequestro preventivo il locale "Pussycat", sede dell'associazione culturale "Le pecore nere" in piazza delle Crociate 19, al Tiburtino. Gli investigatori hanno potuto accertare che la notevole affluenza di clienti si sarebbe determinata per la diffusione della notizia della presenza, nel locale, di una bellissima prostituta, soprannominata "Angelica la siberiana". I clienti del club oltre ad assistere agli spogliarelli potevano appartarsi con le prostitute e consumare rapporti completi. I tre gestori dell'associazione, tre italiani di 40, 46 e 63 anni sono stati denunciati per prostituzione.

www.roma-citta.it

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Cronaca - 04 aprile 2008 11:11

Omniroma-TIBURTINO, SQUADRA MOBILE SEQUESTRA LOCALE A LUCI ROSSE

(OMNIROMA) Roma, 04 apr - Sequestrato il locale "Pussycat", sede dell'associazione culturale "Le Pecore Nere" in piazza delle Crociate 19, al Tiburtino. L'operazione è stata messa a segno dagli agenti della polizia di Stato della squadra mobile di Roma, diretta da Vittorio Rizzi, finalizzata al contrasto dello sfruttamento della prostituzione. Gli agenti della sezione antiprostituzione, diretti da Giovanna Petrocca, al termine di indagini e servizi di appostamento, hanno fatto irruzione nel locale dove era stato notato un continuo via vai di uomini di tutte le età e ceto sociale. Al momento dell'irruzione gli agenti hanno trovato 30 prostitute tra i 20 e i 30 anni russe, tra le quali spiccava per bellezza una ragazza conosciuta come "Angelica la Siberiana" che al momento dei controlli indossava solo una lunga pelliccia bianca.

OmniRoma

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TIBURTINO, SQUADRA MOBILE SEQUESTRA LOCALE A LUCI ROSSE

Sequestrato il locale "Pussycat", sede dell'associazione culturale "Le Pecore Nere" in piazza delle Crociate 19, al Tiburtino. L'operazione è stata messa a segno dagli agenti della polizia di Stato della squadra mobile di Roma, diretta da Vittorio Rizzi, finalizzata al contrasto dello sfruttamento della prostituzione. Gli agenti della sezione antiprostituzione, diretti da Giovanna Petrocca, al termine di indagini e servizi di appostamento, hanno fatto irruzione nel locale dove era stato notato un continuo via vai di uomini di tutte le età e ceto sociale. Al momento dell'irruzione gli agenti hanno trovato 30 prostitute tra i 20 e i 30 anni russe, tra le quali spiccava per bellezza una ragazza conosciuta come "Angelica la Siberiana" che al momento dei controlli indossava solo una lunga pelliccia bianca.(omniroma.it)


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Il night club poteva ...

Il night club poteva ospitare 80 persone: dentro i poliziotti ne hanno contate 160, comprese venti ballerine romene di lap dance e sei dipendenti. Le "artiste" si spogliavano in un locale che l'Azienda sanitaria locale aveva autorizzato come deposito, e al piano superiore erano stati ricavati ambienti "privati" dove le giovani (ne sono state trovate tre) incontravano i loro clienti.

L'altra notte gli agenti della Divisione polizia amministrativa, diretta da Edoardo Calabria, hanno messo i sigilli al «Paradise», a Ponte Mammolo, in via Lanciano 52, sulla Tiburtina. Stando agli accertamenti, nell'ambiente gestito dalla Società Paradise - intestata a C.G. ma diretta dal padre F.G. - alcuni spazi era destinati a un uso diverso da quello autorizzato dalla Asl. Le maggiori irregolarità denunciate riguardano il primo piano: mancavano le certificazioni degli impianti elettrici, del materiale ignifugo per tutti gli arredamenti, non c'erano vie di fuga ed era accesa l'illuminazione d'emergenza. Il «Paradise» non è nuovo a provvedimenti di questo genere. I primi di aprile i carabinieri di San Basilio, in collaborazione coi colleghi del Nas, dell'Ispettorato del lavoro e del Nucleo cinofili, avevano posto il locale sotto sequestro perché 29 dei 31 dipendenti lavoravono in "nero". Di questi ben 25 erano ragazze tra romene, ucraine e cubane, impiegate come ballerine e figuranti di sala. Il 16 marzo, inoltre, l'esterno del locale era stato teatro di una sparatoria.
Prima del «Paradise» la polizia amministrativa ha chiuso altri locali. Il 27 settembre, a Porta Maggiore, chiuso il ritrovo abituale di molti giovani, tra cui minori, che non andavano a scuola e trascorrevano la mattina nel pub. Quel giorno poliziotti hanno trovato circa 100 ragazzi, tra cui 25 minori. 4 aprile: la Squadra mobile sequestra il «Pussycat», sede dell'associazione culturale «Le pecore nere». Gli investigatori notano uno strano viavai. Il motivo si chiama «Angelica siberiana», una avvenente prostituta.

Il Tempo 26/10/2008

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Indovinate con Chi io parlerò al telefono domattina?

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:03:34, in Magistratura, linkato 1508 volte)
Adobe e Tribunale di Cremona per la Giustizia 2.0
 

CASO APPLICATIVO / Il progetto Digit 2.0 adotta di tecnologie per la collaborazione, la condivisione dei documenti processuali, la comunicazione e la conformità normativa.

Porta il nome di Digit 2.0, il progetto del Tribunale di Cremona che, mediante l’utilizzo delle tecnologie di Adobe, rende operativi una serie di modalità e strumenti per migliorare la collaborazione nelle diverse fasi del processo, la condivisione della documentazione, la comunicazione tra il Tribunale e gli attori interessati al procedimento, la conformità alle norme.
Con Digit 2.0 il Tribunale di Cremona estende l’impiego degli strumenti di web conference alla fase dibattimentale del processo. E’ possibile effettuare a distanza audizioni protette di testimoni, interrogatori e deposizioni, coinvolgendo indagati, periti e consulenti senza richiedere necessariamente la loro presenza fisica in aula. In fase sperimentale, sono state già realizzate 112 sessioni operative con risultati soddisfacenti in termini di affidabilità delle connessioni e qualità delle registrazioni. Per gestire le udienze e le audizioni online è stata utilizzata la dotazione standard del Tribunale (microfoni, sistemi audio, ecc.).

Il progetto prevede inoltre la condivisione di tutta la documentazione processuale in modo sicuro, tracciato e controllato, inclusi gli elementi multimediali quali video, contributi audio e applicazioni. L’utilizzo delle tecnologie Adobe consente l’accesso alle informazioni da parte degli utenti autorizzati anche da remoto, attraverso un semplice browser , senza necessità di particolari dotazioni informatiche. Il processo di condivisione è completamente e costantemente monitorato e consente di tracciare tutte le operazioni effettuate sui documenti – dall’accesso alla lettura, fino alla stampa, la modifica, l’estrazione e l’apposizione della firma digitale.
L’utilizzo della Posta Elettronica Certificata (PEC) e della firma digitale consente al Tribunale di Cremona di notificare gli atti ai soggetti interessati in forma digitale e in modo sicuro.
“Essere giunti alla fase 2.0 di Digit ci permette di dare piena attuazione alle norme vigenti e anticipare alcune nuove disposizioni previste per modernizzare del sistema giudiziario, tra le quali ad esempio l’art. 28 del disegno di legge 1140 sulla Delega al Governo in materia di digitalizzazione del processo penale”, dichiara Pierpaolo Beluzzi, Giudice del Tribunale di Cremona e referente informatico presso la Corte d’Appello di Brescia.

Digit 2.0 anticipa la realizzazione degli obiettivi indicati dal Piano e-Government 2012, nonché le disposizioni contenute nel disegno di legge di attuazione del Codice dell’Amministrazione Digitale in materia di Giustizia.
Il progetto si basa sulle soluzioni  Acrobat Connect Pro per la web conference e la collaborazione a distanza,  LiveCycle Content Services ES per la realizzazione del repository documentale,  LiveCycle Rights Management ES per la distribuzione sicura dei documenti,   Acrobat 9 per la creazione dei fascicoli elettronici in formato ISO PDF/A e Acrobat.com per la condivisione e la collaborazione a livello applicativo via Web.
Acrobat.com è una suite di applicazioni e servizi hosted che rende disponibili, dall'interno di un browser e da Acrobat 9, strumenti per la condivisione, la produttività e la collaborazione. Con Acrobat.com, attualmente in versione beta, è possibile lavorare sui documenti elettronici in maniera realmente collaborativa, archiviare e condividere file (fino a 5 GB di spazio gratuito), convertire documenti al formato PDF, utilizzare il word processor online ( Buzzword) e i servizi di Web conferencing ( ConnectNow).

Come ha dichiarato Giuseppe Verrini, amministratore delegato di Adobe Systems Italia. “In un momento in cui il governo italiano dedica con il Piano e-Gov 2012 una forte attenzione alla digitalizzazione della PA a tutti i livelli, Adobe è in grado di offrire un portfolio completo di soluzioni, competenze tecnologiche consolidate e l’esperienza maturate collaborando a progetti di successo come quello del Tribunale di Cremona”.

Il progetto Digit, nato presso il Tribunale di Cremona nel 2004, è stato riconosciuto progetto di interesse nazionale. Oggi le sentenze penali del Tribunale successive al 2004 sono tutte disponibili in formato digitale PDF/A. Grazie anche al contributo dell’ufficio Digit dislocato presso la Casa Circondariale di Cremona, attualmente sono in corso le operazioni di dematerializzazione di tutte le sentenze emesse dal Tribunale di Cremona dal 2000 al 2004.

eWeekeurope


Ora non vorrei sembrare l'uccello del malaugurio, ma Adobe Acrobat è uno dei programmi più "crackati" del pianeta. La cd "cura" o "key" è un applicativo addirittura dotato di divertimenti, grafica e musichetta. Googlare vuol dire "Non dover mai dire mi dispiace", perché la parola "sicuro" non è mai stata scritta in tema di web e programmi. Giuro! L.M.

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