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 Blue Arashi e la fidanzatina Hoshi... di Lunadicarta
 
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Seminate per voi secondo giustizia | e mietete secondo bontà.

Osea, 10: 12
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 16/03/2009 @ 01:03:45, in Magistratura, linkato 1200 volte)


Il pubblico ministero e le indagini sul potere


Sintesi del dibattito dell'11 marzo 2009



La professionalità e l'indipendenza del pubblico ministero rappresentano la condizione principale per non offrire pretesti al "potere" (politico, economico; talvolta criminale), da sempre, si potrebbe dire fisiologicamente, in cerca se non dell'impunità, almeno dell'immunità.

La sfida principale della professionalità consiste nel rispetto delle regole processuali, e nel rifiuto della tentazione di perseguire l'accertamento della "verità" e delle violazioni a qualsiasi costo, anche violando o forzando le regole. La prova più significativa dell'indipendenza è quella di esserlo non soltanto dal potere, ma anche dal consenso dell'opinione pubblica. Su questo terreno - se è lecita una sintesi estrema di quattro ore di dibattito, che possono peraltro essere ascoltate integralmente attraverso il sito www.associazionemag
istrati.it - si sono ritrovati tutti i partecipanti al dibattito sul "Pubblico ministero e le indagini sul potere", promosso dall'Anm a Roma (mercoledì 11 marzo, alla Residenza di Ripetta). Sulle soluzioni e sull'adozione dei protocolli investigativi, ed eventualmente dell'attribuzioni di funzioni di indirizzo alla procura nazionale antimafia, il contrasto è invece molto forte.


Le inchieste che non hanno saputo rispettare i requisiti di professionalità - attraverso l'uso improprio o l'abuso di strumenti processuali come le intercettazioni, o i cui titolari hanno cercato di ottenere pubblico consenso attraverso la denuncia rumorosa di non identificati "poteri forti"; o che hanno generato contrasti tra uffici giudiziari, gestiti con modalità abnormi - rappresentano fenomeni gravi e che in alcuni casi hanno suscitato la reazione degli organi disciplinari, ma non giustificano in alcun modo proposte di riforma che limiterebbero in modo irragionevole e non coerente strumenti di indagine come le intercettazioni telefoniche, o che intendono ridimensionare la disponibilità della polizia giudiziaria da parte del pubblico ministero, prospettando perfino (così la relazione del governo al disegno di legge di riforma del processo penale) l'avvio di una "concorrenza" ritenuta salutare tra polizia giudiziaria e pubblico ministero, premessa per un inaudito "controllo reciproco" tra i due organi.

Su queste analisi si sono soffermati soprattutto Luigi Ferrajoli (dell'Università di Roma Tre), Glauco Giostra (dell'Università di Macerata) e Paola Severino (vice rettore della Luiss Guido Carli). Quest'ultima ha tuttavia insistito sull'utilità di recuperare una "normalità" nell'uso degli strumenti di indagine, soprattutto nel senso di adottare di volta in volta quelli più opportuni. Le intercettazioni, anche a prescindere dall'invasività che coinvolge non di rado soggetti estranei alle indagini, in fase di giudizio si rivelano spesso inefficaci sul piano probatorio, laddove indagini di tipo tecnico (analisi contabili, flussi di denaro), sono molto più efficaci per accertare reati economici e di corruzione. L'evoluzione di quest'ultimo fenomeno - dai tempi di Tangentopoli, quando il terminale e la direzione dei flussi era rappresentato dalle segreterie politiche; alla situazione attuale, molto più frammentata ma altrettanto pervasiva, e presente a tutti i livelli di responsabilità delle pubbliche amministrazioni - è stata descritta da Alberto Vannucci, ricercatore all'Università di Pisa e autore di saggi (anche tradotti all'estero) sulla corruzione pubblica; e anche dall'avvocato Maurizio de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, che ha difeso la necessità delle indagini sul potere, e criticato le ipotesi di separazione delle carriere (pur condivise dalla maggioranza dell'avvocatura) scorgendo il rischio di assoggettamento della magistratura. E perciò ha invitato magistrati e avvocati ad avviare iniziative credibili di autoriforma.

Sui rimedi e le soluzioni per prevenire abusi e patologie nelle indagini, ferme restando l'autonomia e l'indipendenza della pubblica accusa, il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, e il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, sono partiti da una analoga riflessione sulla necessità dei protocolli investigativi per assicurare uniformità dell'esercizio dell'azione penale, ma sono pervenuti a conclusioni opposte, sulle quali certamente molto si discuterà: Spataro ritiene che ogni riequilibrio debba avvenire nell'ambito dell'ufficio di appartenenza, da affidare a magistrati dotati di capacità e competenze elevate, anche sul piano organizzativo, ed eventualmente con l'utilizzo dei rimedi disciplinari e degli altri strumenti previsti dall'ordinamento; Piero Grasso ha invece prospettato un incisivo ruolo di coordinamento e di indirizzo della direzione nazionale antimafia, non solo per prevenire lacerazioni e conflitti tra procure, ma anche per evitare sovrapposizioni e interferenze nelle indagini su fenomeni che si estendono a vaste aree del territorio, o anche internazionali (come il traffico di stupefacenti).

Grasso ha fatto implicito riferimento a casi evidentemente a lui ben noti, dall'osservatorio della procura nazionale, come il coinvolgimento di più procure, di più sostituti della stessa procura (all'insaputa gli uni degli altri) e fino a cinque differenti polizie giudiziarie, in indagini sulle stesse persone. E ha motivato la sua proposta proprio con l'obiettivo di respingere i pretesti di riforme, il cui vero obiettivo non è la funzionalità della giustizia ma il ridimensionamento dei magistrati e della giurisdizione.

La replica di Armando Spataro è stata netta: «Non abbiamo bisogno di una autorità centrale, tocca alla magistratura riaffermare, valorizzare e difendere il suo ordinamento». E questo anche a prescindere, ha proseguito Spataro, dal rischio che il giorno in cui la procura nazionale non fosse più affidata a un uomo come Piero Grasso sarebbe semplicissimo assoggettare la procura nazionale al potere esecutivo e, attraverso i poteri di coordinamento, assoggettare e controllare l'attività di tutti i pubblici ministeri del Paese. In questo senso, l'atomizzazione della pubblica accusa, che pure favorisce alcune delle anomalìe lamentate, costituisce la maggiore garanzia per l'indipendenza del pubblico ministero da ogni potere.

Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, e il segretario generale, Giuseppe Cascini, che hanno rispettivamente introdotto e concluso il dibattito, hanno tra l'altro respinto l'insinuazione che la reazione severa dell'Associazione (e del Csm) al conflitto tra le procure di Salerno e Catanzaro, sia dovuta a una sorta di patto tacito o, peggio, esplicito, con la classe politica: fermare le indagini sul potere, per evitare riforme sgradite ai magistrati. Un patto non soltanto illecito e scellerato, ma anche stolto e inefficace, visto che le proposte di riforme (non già sgradite ai magistrati, ma devastanti per la giustizia e quindi per i cittadini) sono tutt'altro che congelate, e anzi si moltiplicano e sono sempre più esplicite.

(Resoconto a cura dell'ufficio stampa dell'Associazione nazionale magistrati)

Il file audio video del dibattito è disponibile sul sito della ANM a questo link:

http://www.associazionemagistrati.it/multimediale.php?id=1849
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Di Loredana Morandi (del 16/03/2009 @ 02:23:14, in Osservatorio Famiglia, linkato 1547 volte)
Il primo servizio delle Iene in argomento "Sesso e chat". Scioccante diranno alcuni. Certo, rispondo io. Ma considerata la mia esperienza diretta c'è decisamente di peggio in IRC e dentro alcuni forum, dove non di adolescenti disinibiti e/o pedofili di 30 anni ma di vere e proprie società del commercio di pornografia e "adescatrici" fin 40 enni.

La cosa peggiore è che si tratta di un mercato, in cui una grossa fetta dei proventi economici "bagna" una certa avvocatura telematica e alcune "vice presidenze", che non dovrebbero assolutamente fregiarsi di nomi di giuristi e magistrati celebri per questo genere di lavoro.
Il servizio di denuncia della IENA Elena Di Cioccio: chat a luci rosse tra ragazzi e ragazze?

Prima parte

Seconda Parte

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Di Loredana Morandi (del 16/03/2009 @ 06:20:11, in Politica, linkato 1080 volte)
2009-03-15 21:15

Intercettazioni: Berlusconi, le ridurremo a 10% rispetto a ora

di Anna Laura Bussa

ROMA - Con la riforma voluta dal governo le intercettazioni verranno ridotte al 10% rispetto ai livelli attuali. Ad assicurarlo e' il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo intervento al Forum di Confcommercio di Cernobbio. Poi, quasi a ribadire il concetto alla platea, il premier aggiunge: ''Chi di voi, alzando il telefono, e' sicuro di non essere intercettato? Non e' possibile che in una democrazia ci sia questo timore''.

 L'annuncio di Berlusconi fa andare su tutte le furie il leader dell'Idv Antonio Di Pietro: ''Se si ridurranno le intercettazioni al 10% - sbotta l'ex ministro - vorra' dire che i reati impuniti aumenteranno al 90%''. E dello stesso avviso e' anche il responsabile Giustizia del Pd Lanfranco Tenaglia secondo il quale e' sin troppo evidente che se si riduce drasticamente ''uno strumento di indagine cosi' importante'' aumenteranno in modo esponenziale ''reati e criminali''. In mattinata anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva difeso con forza la riforma delle intercettazioni sostenendo che la legge ''si fara' per un motivo semplice'' e cioe' ''per spiegare ai magistrati cosa vuol dire assolutamente indispensabili''. Gia' con la legge attuale, infatti, l'ascolto delle conversazioni dovrebbe avvenire solo ''quando e' assolutamente indispensabile''. Ma cosi' non e' stato. Da qui la necessita' della riforma.

L'attuale sistema che regola le intercettazioni, interviene il presidente dell'Anm Luca Palamara, tanto ''vituperato e criticato'' in Italia, invece ''e' preso a modello da altri sistemi internazionali''. Come dimostrerebbe il fatto che in Inghilterra si starebbe mettendo a punto una proposta di legge sulle intercettazioni, in chiave anti-terrorismo, ispirata appunto al modello italiano. ''E' davvero assurdo - prosegue Tenaglia - che il centrodestra che parla tanto di sicurezza alla fine riduca cosi' drasticamente uno dei piu' importanti strumenti di indagine''.

Con la riforma targata Pdl-Lega, sottolinea il deputato, sara' sempre piu' difficile indagare su reati come violenza sessuale e rapine in villa. Tanto per fare un esempio. ''La verita'', e' invece la tesi di Di Pietro, ''e' che Berlusconi vuole evitare a tutti i costi che i suoi amici vengano intercettati. Cosi' sara' piu' difficile scoprire i suoi intrallazzi''. Per il centrosinistra, insomma, anche quella sulle intercettazioni sarebbe ''l'ennesima legge ad personam'' con l'aggravante, sottolineata da Di Pietro, che pero' ''vale per tutti''.

Molto piu' laconico, ma altrettanto duro, il commento del vicepresidente del gruppo dell'Udc alla Camera Michele Vietti: ''Ci sono cause anche buone che possono essere perse per colpa dell'avvocato. Questo mi pare il caso''. I centristi infatti guardano con favore al disegno di legge ora all'esame della Camera, ma non condividono il discorso di Berlusconi di oggi. ''Se le motivazioni per cui si deve fare la riforma sono queste - si lascia scappare Vietti - allora avremmo qualcosa da ridire''.


Ansa
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Di Loredana Morandi (del 17/03/2009 @ 11:30:47, in Politica, linkato 2416 volte)
Grande Notizia!!! Adesso sappiamo per chi votare alle europee.
L'unica pecca è che De Magistris ci serviva in Italia!



Oggi è giudice del Riesame a Napoli

De Magistris in politica con l'Idv di Di Pietro!

L'ex pm di Catanzaro si candida come indipendente per un seggio a Strasburgo: scelgo la politica con la P maiuscola. (omissis)

Roma, 17 mar. (Adnkronos/Ign) - L'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris (nella foto) sceglie la politica e si candida alle europee come indipendente nell'Italia dei Valori, insieme ad altri esponenti della società civile.

"La prima cosa in questo momento importante, per la mia storia personale e professionale, è la ragione per la quale ho scelto di impegnarmi in politica, la politica con la P maiuscola", spiega De Magistris, sul blog di Antonio Di Pietro. "Lascio un lavoro - aggiunge - al quale ho dedicato quindici anni della mia vita e che è stato il mio sogno, come ha detto qualcuno, la missione di questi anni. Ritengo che non mi sia stato consentito di esercitare le funzioni che amavo, in particolare quella di Pubblico ministero, che mi consentivano di investigare, di accertare i fatti, di fare quello che ho sempre sognato nella mia vita". "Cercherò di portare - annuncia - la mia esperienza personale, la mia passione civile e il mio amore per la giustizia e la mia attenzione ideale in quella che è la realtà principale in cui si possono modificare le cose, i fatti e anche la storia di un Paese, che è appunto la politica con la P maiuscola". "Sono contento del progetto che mi è stato proposto da Antonio Di Pietro e dall'Italia dei Valori e dell'impegno richiestomi dalla società civile - conclude -. E' l'impegno della società civile che entra in politica e che, quindi, vuole fare qualcosa di concreto. Un progetto che vorrà mettere le prime fondamenta, le prime basi nelle elezioni europee, ma che di certo punta ad una nuova politica in Italia".

Il magistrato, ex pm a Catanzaro, oggi giudice del Riesame a Napoli, ha depositato oggi al Csm la richiesta di aspettativa, che verrà esaminata nel pomeriggio dalla quarta Commissione; se non ci saranno intoppi la Commissione approverà la richiesta e domani stesso la delibera arriverà in plenum.

AdnKronos
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Di Loredana Morandi (del 18/03/2009 @ 11:03:37, in Associazioni Giustizia, linkato 1480 volte)
Da non perdere, giovedì 19 alle 23 e in replica venerdì 20 marzo alle 19 su EcoTv (Sky906) e in streaming su  www.ecotv.it !!!

Giggino & Totore



Roma, 18/03/2009

SKY/ECOTV: UN CARTOON CONTRO LA CAMORRA

Le avventure di Giggino & Totore, questo il titolo del cartone animato realizzato da Raffaele Marra insieme a Marco Manna in onda su EcoTv (Sky906).
Il cartoon si snoda tra la quotidianità della camorra, fatta di azioni criminali come richieste di pizzo, smaltimento di rifiuti tossici, affari di droga e agguati, raffigurandola attraverso la fantasia delle animazioni.

La serie animata, suddivisa in 3 puntate, ispirata alle interviste dell'autore di "Gomorra", Roberto Saviano, ha per protagonisti due "guaglion'e malavita" al soldo della criminalità organizzata. Ma il risultato della loro attività si concluderà con un finale facilmente prevedibile.

Le avventure di Giggino & Totore in onda giovedì 19 alle ore 23 su Ecotv (Sky906) ed in replica venerdì 20 alle ore 19. Il programma è disponibile contemporaneamente in streaming all'indirizzo www.ecotv.it.
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Di Loredana Morandi (del 18/03/2009 @ 12:01:20, in Magistratura, linkato 1224 volte)
E' un ultimo atto della guerra tra le Procure e non desta sorpresa l'atto dovuto. Mi rimane però incomprensibile la meccanica, con la quale possa essere indagato per interruzione di pubblico servizio "il denunciante".

Giustizia; De Magistris indagato a Roma con pm Salerno

Roma, 18 mar. (Apcom) - Luigi De Magistris indagato dalla Procura di Roma per i reati di abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio, insieme con sette pm di Salerno, tra cui l'ex procuratore Luigi Apicella. Il fascicolo, su cui stanno lavorando gli inquirenti della Capitale, è stato trasmesso a Roma da Catanzaro.

I giudici territorialmente competenti sarebbero stati quelli di Napoli ma visto che lo stesso De Magistris è impegnato al tribunale del riesame del capoluogo campano, si è imposto l'invio degli atti nella Capitale.

De Magistris che si è candidato con l'Italia dei valori per le prossime elezioni europee, era stato già indagato a Salerno, sulla base delle denunce presentate anche dal procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi. Tra gli esposti che erano stati posti all'esame dei giudici salernitani anche quelli di alcuni indagati nell'ambito delle inchieste 'Poseidon' e 'Why not'.
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Di Loredana Morandi (del 19/03/2009 @ 00:12:31, in Magistratura, linkato 1302 volte)
Le toghe in politica

CARLO FEDERICO GROSSO

In occasione dell’esame della domanda di Luigi De Magistris di essere messo in aspettativa dalla magistratura in vista della sua candidatura alle elezioni europee, il presidente del Csm, Nicola Mancino, ha affermato che occorrerebbe introdurre la regola secondo cui un magistrato che entra in politica deve rinunciare per sempre alla toga. Perché, ha specificato il presidente, candidandosi il giudice o il pubblico ministero dimostra di essere diventato parte politica. Bisognerebbe ricorrere al principio di mobilità nella pubblica amministrazione.

In tal caso, prevedendo che il magistrato, alla fine del mandato, entri in un’amministrazione diversa da quella giudiziaria, si conseguirebbe invece il doppio vantaggio di acquisire alla pubblica amministrazione un patrimonio di esperienza e di professionalità senza pari e di allontanare dall’ordine giudiziario un magistrato che rischierebbe di apparire parziale, danneggiando l’immagine dell’intera magistratura.

Non so se sia stata, quella utilizzata, l’occasione più opportuna per esprimere tale opinione, in quanto il Consiglio e il suo presidente sono di recente intervenuti in sede disciplinare nei confronti di De Magistris e tali interventi hanno alimentato polemiche tuttora non sopite. È comunque un fatto che Mancino ha evidenziato un problema di carattere generale sul quale si è, in passato, ampiamente discusso, e sul quale merita tuttora ragionare.

Oggi è previsto che i magistrati non siano eleggibili nelle circoscrizioni sottoposte alla giurisdizione degli uffici presso i quali hanno esercitato le loro funzioni nei sei mesi precedenti la data di accettazione della candidatura. È stabilito che i magistrati che si sono candidati, ma non sono stati eletti, nei cinque anni successivi non possono esercitare funzioni giudiziarie nella circoscrizione nel cui ambito si sono presentati alle elezioni. Dal 2006 è stato ulteriormente disposto che quando cessano dalla funzione politica i magistrati devono scegliere un ufficio situato in una Regione diversa sia da quella nella quale era ubicata la sede di provenienza, sia da quella in cui sono stati eletti (salvo che si tratti di soggetti facenti parte della Cassazione, della Procura Generale presso la Cassazione e della Direzione Nazionale Antimafia, in ragione della competenza nazionale di tali uffici).

Predisponendo questa griglia articolata di regole che impongono condizioni d’ineleggibilità e limitazioni nei luoghi di possibile riassunzione in magistratura, il legislatore ha cercato di contemperare due principi costituzionali contrapposti: il diritto di chiunque, e pertanto anche del cittadino magistrato, di non essere escluso dall’esercizio dei diritti elettorali passivi e l’esigenza di salvaguardare l’immagine d’indipendenza del singolo magistrato e della magistratura nel suo insieme. L’impatto sull’immagine d’indipendenza, si sostiene, si affievolisce se il magistrato eletto rientra nei ruoli della magistratura in un luogo lontano sia da quello dove lo si conosceva come giudice o come pubblico ministero, sia da quello in cui egli si è adoperato per farsi eleggere.

Mancino ritiene, evidentemente, che queste limitazioni non siano sufficienti a garantire l’immagine d’indipendenza indispensabile a chi esercita una funzione giudiziaria. E forse ha ragione. Il magistrato che si è impegnato direttamente in politica iscrivendosi a un partito, partecipando alle competizioni elettorali, discettando e polemizzando in un’assemblea elettiva, ha assunto sicuramente ruoli «di parte», ha compiuto scelte «di parte», ha parlato pubblicamente come soggetto «di parte». E questa sua posizione di parte è diventata tanto più evidente quanto maggiore sono stati il suo impegno e la sua visibilità, il rilievo e l’incisività della sua attività, il successo delle sue iniziative politiche.

Ecco perché, allora, potrebbe essere auspicabile la scelta radicale: il magistrato che sceglie l’avventura politica ha ovviamente il diritto di coltivare, come ogni altro cittadino, questa sua passione. Gli si imponga tuttavia un sacrificio. Quando deciderà di abbandonare l’impegno politico, gli si assicuri all’interno della pubblica amministrazione (magari garantendogli ampia facoltà di scelta) una funzione, un grado, uno stipendio adeguato al ruolo e alla funzione precedentemente esercitata. Non sia più, tuttavia, nell’esercizio della funzione giudiziaria. Nell’interesse, superiore, della migliore immagine d’imparzialità dell’amministrazione della giustizia.

Si dirà: la Corte Costituzionale, a garanzia delle posizioni precostituite, ha più volte enunciato il principio generale secondo cui il parlamentare ha diritto di conservare il «proprio» posto di lavoro. Giusto, in linea di principio. Ma davvero questo principio non può trovare, in qualche caso, limitazioni o censure nella prospettiva del rispetto di altri, superiori, interessi di carattere generale? Si può d’altro canto osservare che numerosi magistrati hanno già interpretato questa esigenza a livello di scelta personale di opportunità. Una riforma che recepisse le suggestioni evocate ieri dal presidente del Csm, pur imponendo una regola rigorosa di comportamento, l’arricchirebbe comunque di una forte garanzia, poiché al magistrato che avesse scelto di fare un’esperienza politica sarebbe in ogni caso assicurato un ruolo di rango all’interno dell’amministrazione pubblica.

Lo stesso De Magistris, secondo quanto hanno riportato ieri le agenzie di stampa, ha d’altronde reagito alle parole di Mancino affermando che la sua è una scelta di vita e che, in ogni caso, mai ritornerà ad esercitare le sue pregresse funzioni giudiziarie.

La Stampa
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Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia
Omicidio Campagna: Dopo anni di battaglie Graziella ha vinto


"Siamo soddisfatti per la decisione della Cassazione in merito al processo sull' omicidio di Graziella Campagna, la ragazza di Saponara (ME) uccisa il 12 dicembre del 1985 per aver accidentalmente scoperto l'identità segreta del boss Gerlando Alberti Jr.".
Così in una nota i componenti dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia dopo la conferma da parte della Cassazione degli ergastoli per Gerlando Alberti jr. e Giovanni Sutera, assassini di Graziella Campagna.
"Il merito di tale vittoria - proseguono i familiari nella nota - va sicuramente alla caparbietà della famiglia Campagna, i cui componenti sono membri della nostra associazione, che è riuscita ad ottenere giustizia dopo anni di battaglie in un territorio in cui, troppo spesso, le Istituzioni sono assenti o rappresentate da personaggi alquanto discutibili.
L'impeccabile e coraggioso lavoro dell' Avvocato Repici, congiuntamente a quello della famiglia di Graziella, hanno permesso l'accertamento della verità dopo anni di depistaggi e calunnie".
"Adesso - hanno affermato i componenti dell'associazione - è compito di ciascuno di noi e di tutta la società civile ricordare il sacrificio di Graziella Campagna così che possa servire da monito per le nuove generazioni".
Alla famiglia Campagna rinnoviamo il nostro sincero affetto e la nostra vicinanza in questo giorno di vittoria per tutti noi".

Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com

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Di Loredana Morandi (del 19/03/2009 @ 06:52:17, in Economia, linkato 1419 volte)


COMUNICATO STAMPA N.10 /2009

 

19 Marzo 2009

Corte dei conti - Sezione controllo Enti - Pres. M. Alemanno, Rel. Michael Sciascia - Determinazione n. 11/2009 del 12 marzo 2009- Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'ENEL S.p.a. per l'esercizio 2007.

La Corte ha riferito al Parlamento sul risultato del controllo eseguito - in base all'art. 12 della legge 21 marzo 1958, n. 259 - sulla gestione dell' ENEL S.p.A. per l'esercizio 2007 esponendo i principali fatti di gestione intervenuti sino a data corrente.

Le attività di controllo effettuate sulla gestione dell'Enel spa quale capogruppo del Gruppo Enel, riferita all'anno 2007 ed agli eventi più rilevanti avvenuti nella prima parte dell'anno 2008, consentono alla Corte di esprimere un giudizio sostanzialmente positivo a conferma di quanto manifestato negli anni precedenti.

I proficui risultati dell'attività posta in essere nel 2007 trovano conferma nei dati economico-patrimoniali del bilancio di esercizio e di quello consolidato del Gruppo Enel.

RISULTATI ECONOMICO-FINANZIARI DI ENEL S.p.A. nel 2007.

 

Il bilancio di esercizio evidenzia ricavi per 1.079 milioni di euro (- 9,0% rispetto al 2006) a fronte di costi per 1.025 milioni di euro (+ 13,7%), con un risultato netto dell'esercizio di 3.887 milioni (+ 16,13%), mentre il patrimonio netto si è attestato su 15.711 milioni di euro (+ 7,6%).

Il bilancio consolidato, a sua volta, espone ricavi per 43.673 milioni di euro (+ 13,4% rispetto al 2006) a fronte di costi per 33.614 milioni di euro (+ 12,5%), con un risultato complessivo positivo per 6.088 milioni di euro (+ 17,8%) al netto di proventi finanziari per +2.101 milioni euro(+ 309,6 %) e di oneri finanziari per - 3.015 milioni di euro (+159,9,9%), mentre lo stato patrimoniale del Gruppo presenta un patrimonio netto di 23.789 milioni di euro, in crescita rispetto al 2006 ( +25,4%).

Nella relazione la Corte richiama l'attenzione su alcuni specifici argomenti che potrebbero essere oggetto di interventi migliorativi , in linea anche con gli obiettivi strategici dichiarati dalla Società:

l'indebitamento netto complessivo ha evidenziato un notevole incremento nel corso dell'anno 2007 attestandosi a 55,8 miliardi di euro ( al 31.12.2006 era pari a 11,7 miliardi di euro ). Tale elevato indebitamento, conseguente principalmente all'acquisizione di Endesa, dovrà necessariamente comportare interventi migliorativi volti alla riduzione strutturale ed al ripianamento dello stesso mediante cessioni di asset/ partecipazioni ed altri provvedimenti . La Società ha già adottato alcuni provvedimenti ed altri ancora più determinanti sono previsti;

i crediti commerciali hanno fatto registrare un incremento di 3,6 miliardi di euro (+45,5% rispetto al 2006), tale da rendere necessaria un'analisi dell'esigibilità degli stessi con particolare riferimento a quelli pregressi;

le consulenze e prestazioni professionali ed i costi informatici richiedono azioni migliorative per il contenimento dei costi e comunque la garanzia di una maggiore rotazione tra i soggetti coinvolti;

i costi per il personale, che hanno fatto registrare un incremento del costo complessivo del 3,6% rispetto all'esercizi 2006, richiedono un attento monitoraggio specie per quelli del personale dirigenziale che hanno fatto registrare un incremento del 10%;

la presenza di significative controversie richiede un costante adeguamento del "fondo contenzioso legale" in base alla evoluzione delle controversie stesse.

Riguardo poi alle attività di investimento svolte nell'anno 2007, la Società ha proceduto all'acquisizione di Endesa, OGK-5, asset di Yukos in joint venture con ENI, impianti eolici in Grecia, terminale di rigassificazione di Porto Empedocle, Inelec, nonché ad accordi strategici per la realizzazione di impianti eolici in USA e Canada, privatizzazione di Muntenia, collaborazione con EDF per un impianto nucleare EPR, e stoccaggio di gas naturale con F2I. Quali fatti rilevanti intervenuti nella prima parte dell'anno 2008, di cui è data notizia nella relazione, si evidenzia l'acquisizione della società Electrica Muntenia Sud (EMS), il completamento del processo di vendita di Weather (che sancisce l'uscita dal settore delle comunicazioni), l'acquisizione di Martinelle Energie, la cessione di Hydro Dolomiti Enel e l'acquisto della partecipazione in PT Bayan Resources società produttore di carbone in Indonesia.

Con riferimento alle strategie del Gruppo per il prossimo quinquennio, la Corte riferisce che la Società prevede le seguenti priorità:

consolidamento e valorizzazione degli asset di Endesa e di OGK-5;

consolidamento della leadership nei mercati core di Italia, Spagna ed America Latina;

integrazione verticale con ingresso nell'upstream;

miglioramento dell'efficientamento operativo volto alla riduzione dei costi.

A tal fine sono stati assunti rilevanti impegni in sede di piano industriale e di programmazione degli investimenti. Il Piano 2008/2012, approvato dal CdA della società nel marzo 2008, prevede infatti investimenti per 37,2 MLD di euro (di cui 14,4 MLD euro riferiti ad Endesa).

Riguardo alla ricerca ed all'innovazione la Corte auspica che venga alla stessa rivolta maggiore attenzione; nel corso del 2007 tali spese sono state pari a 29 milioni di euro (22 ml nel 2006) ed hanno riguardato progetti concernenti il governo del sistema elettrico italiano, produzione e fonti energetiche, trasmissione e distribuzione di e.e. nonchè usi finali.

In tema di tariffe, la Corte rileva che quelle per e.e. e gas dal 1.1.2007 avevano fatto registrare un costante decremento, mentre dal 4° trim. 2007 (e fino al 3° trim. 2008) sono intervenuti consistenti aumenti sia per l'e.e. sia per il gas a motivo della dinamica intervenuta nei prezzi dei combustibili e del gas ad essi correlati. In proposito viene evidenziata la notevole incidenza percentuale nel prezzo medio dell'e.e. e del gas della componente riferita all'imposizione fiscale pari, rispettivamente, al 21% ed al 37%.La Corte inoltre, dà atto che il costante impegno rivolto dall'Enel alla sicurezza sul lavoro, anche nei confronti delle ditte appaltatrici, ha determinato per gli infortuni sul lavoro la diminuzione sia del tasso di frequenza (numero infortuni/ore lavorate) sia del tasso di gravità (gg. assenza/ore lavorate).

Il Magistrato responsabile dell'Ufficio Stampa

(Consigliere Cinthia Pinotti)

 

La relazione è disponibile sul sito Internet www.corteconti.it, aprendo dall'home page la cartella: Ultimi documenti pubblicati - Attività 2009.

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Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia

Clan Lo Piccolo: Italia nella morsa delle mafia.
Serve mobilitazione sociale.


"Lo aveva denunciato la nostra presidente, Sonia Alfano, tre settimane fa a Treviso;. Il clan Lo Piccolo, attraverso l'Avvocato Marcello Trapani, stava investendo i proventi delle proprie attività illecite nei lavori di riqualificazione del Porto di Chioggia, in Veneto, e nella realizzazione di un complesso immobiliare. La circostanza denunciata dalla nostra presidente, e sulla quale stava già indagando la Procura di Palermo, è da poco stata confermata dallo stesso Avvocato Trapani durante le dichiarazioni rese ai giudici palermitani". Lo affermano in una nota i componenti dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia che esprimono "preoccupazione per lo stato di illegalità in cui versa l'Italia tutta, stretta ormai, dalla Val d'Aosta alla Sicilia, nella morsa delle mafie come mai era accaduto prima".
"E' necessario - proseguono i familiari nella nota - che i cittadini del nord Italia prendano coscienza dello stato in cui versano i propri territori e smettano di vivere nell'illusione che esistano delle "zone immuni" dalle infiltrazioni dei clan. Affidare il controllo della legalità solo alla magistratura o alle amministrazioni locali risulta oggi essere insufficiente poichè troppo spesso accade che le Istituzioni, anche quelle che crediamo essere sane poichè lontane dai luoghi d'origine delle mafie, vengano prese d'assalto da uomini dell'antistato. Ed anche laddove la magistratura risulti essere sana, l'apporto di denuncia e mobilitazione della società è un elemento imprescindibile per l'efficacia dell'azione dei magistrati.
Il nostro paese - affermano ancora i familiari nella nota - vive uno dei periodi più bui della sua storia. E' compito dei cittadini svegliarsi per riprendere in mano il proprio territorio ed arginare tramite le denuncie e la mobilitazione sociale, gli affari e le infiltrazioni dei clan che ad oggi hanno invaso tutte le regioni italiane".

Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com

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