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 kimono ... Gustav Klimt... di Lunadicarta
 
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Perché una società del porno commerciale dovrebbe interessarsi ai cartoni animati? Chi è che guarda i cartoni animati alla Tv?

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Adesso lo Stato deve licenziare i quattro poliziotti, affinché ciò sia di esempio per tutti. L.M.

Federico Aldrovandi, dallo Stato

risarcimento milionario alla famiglia


Due milioni ai genitori e al fratello del ragazzo morto nel 2005 a Ferrara durante un controllo di polizia. L'avvocato: "E' un'ammissione di responsabilità d'indubbia valenza", anche perchè il ministero dell'Interno non era mai stato citato come responsabile civile

Lo Stato riconosce un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi. Ai familiari del ragazzo morto a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005 andranno quasi due milioni di euro. In cambio lo Stato chiede alla famiglia di non costituirsi parte civile nei procedimenti ancora aperti. L'accordo tra le parti è stato raggiunto due giorni fa.

"Sono soddisfatto dal punto di vista professionale, si tratta di una ammissione di responsabilità di indubbia valenza - ha spiegato uno dei legali della famiglia, Fabio Anselmo, ricordando che il ministero dell'Interno non era mai stato citato come responsabile civile - ma anche dispiaciuto dal punto di vista umano, avrei voluto essere in appello. Però capisco la fatica della famiglia per tutta questa battaglia. Ma - ha assicurato - il papà e la mamma di Federico, Lino Aldrovandi e Patrizia Moretti, saranno comunque in aula in appello".

Il processo ha avuto luogo proprio grazie al coraggio dei genitori di Federico che non credendo alla versione fornita inizialmente dalla polizia hanno cominciato a raccogliere prove e testimonianze arrivando a pubblicare in un blog su Kataweb, aperto nel gennaio 2006 e diventato uno dei più cliccati in Italia, le foto del figlio massacrato. Armati di solo coraggio e tenacia, a dispetto delle versioni ufficiali che circolavano, riuscirono a trascinare in giudizio gli agenti delle volanti che quella mattina all'alba fermarono Federico. Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani e Monica Segatto sono stati condannati in primo grado a tre anni e sei mesi per eccesso colposo nell'omicidio colposo. Hanno ecceduto nel loro intervento, non hanno raccolto le sue richieste di aiuto, hanno infierito su di lui in una colluttazione imprudente usando i manganelli, due dei quali si sono rotti, ammanettandolo a pancia in giù con le mani dietro la schiena. Posizione che avrebbe causato un'asfissia posturale.

Le responsabilità penali restano ovviamente in capo agli imputati. I quattro poliziotti di pattuglia quella mattina sono stati condannati in primo grado per eccesso colposo in omicidio colposo, e altri tre loro colleghi sono stati condannati per il depistaggio delle indagini (per un quarto il processo è ancora in corso).

"Oggi si può iniziare a parlare di pacificazione" ha detto Anselmo, ricordando che la famiglia di Federico non ha mai avuto un atteggiamento di contrapposizione nei confronti della polizia, ma ha solo lottato perchè fosse ristabilita la verità su quanto gli era accaduto. "In prima fila alla proiezione ferrarese del film E' stato morto un ragazzo (Trailer) del giornalista Filippo Vendemmiati sulla vicenda di Federico c'era il questore - ha detto Anselmo - e anche lo stesso Manganelli è stato molto vicino alla madre". "L'associazione delle vittime delle forze dell'ordine che stiamo fondando - ha concluso - nasce per aiutare chi si trova in situazioni simili ed è in difficoltà. Lo scopo è chiedere aiuto allo Stato affichè non lasci solo chi si trova in queste situazioni".

La Repubblica

La Rassegna

Federico Aldrovandi, dallo Stato risarcimento milionario alla famiglia

La Repubblica - ‎2 ore fa‎
Due milioni ai genitori e al fratello del ragazzo morto nel 2005 a Ferrara durante un controllo di polizia. L'avvocato: "E' un'ammissione di responsabilità d'indubbia valenza", anche perchè il ministero dell'Interno non era mai stato citato come ...

Caso Aldrovandi: Stato riconosce a famiglia quasi due mln di ...

Libero-News.it - ‎4 minuti fa‎
Ferrara, 9 ott. - (Adnkronos) - Quasi due milioni di euro di risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi. Tanto lo Stato ha riconosciuto per la morte del giovane, avvenuta il 25 settembre 2005 a seguito di un intervento della polizia. ...

Caso Aldrovandi, 2 milioni alla famiglia

Corriere della Sera - ‎2 ore fa‎
MILANO - Quasi due milioni di euro. È il risarcimento riconosciuto dallo Stato alla famiglia di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005. L'accordo è stato raggiunto due giorni fa. ...

Aldrovandi: Stato risarcisce famiglia

ANSA.it - ‎9 minuti fa‎
(ANSA) -FERRARA, 9 OTT- Lo Stato ha riconosciuto un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi, ragazzo morto a Ferrara in un controllo di polizia nel 2005.E' stato raggiunto 2 giorni fa l'accordo per la transazione economica a favore delle ...

Due milioni di euro dallo Stato alla famiglia Aldrovandi

Il Resto del Carlino - ‎1 ora fa‎
L'accordo è stato raggiunto due giorni fa. I genitori ei fratello di Federico non si costituiranno parte civile nei procedimenti ancora aperti Ferrara, 9 ottobre 2010 - Due milioni di euro ai genitori e al fratello del ragazzo ucciso il 25 settembre ...

CASO ALDROVANDI: LA MAMMA"RISARCIMENTO NUOVO PASSO, CONTA MEMORIA"

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎1 ora fa‎
(AGI) - Ravenna, 9 ago. - "E' un altro passo: una tragedia cosi' non di chiudera' mai, Federico non ce lo restituira' mai nessuno, ma l'importante e' che la sua memoria sia quella giusta. Quello che mi interessava era far sapere quello che e' successo, ...

Caso Aldrovandi, dallo Stato quasi 2 mln di risarcimento per la ...

Adnkronos/IGN - ‎9 minuti fa‎
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il ragazzo fu ucciso durante un controllo di polizia a Ferrara il 25 settembre 2005. In cambio i familiari non si costituiranno parte civile nei procedimenti ancora aperti. Il legale: ''indubbia ammissione di responsabilità'' ...

Omicidio Aldrovandi. Lo Stato risarcisce la famiglia

Libero-News.it - ‎3 ore fa‎
o Stato e le Forze dell'Ordine hanno riconosciuto le loro responsabilità sul caso di Federico Aldrovandi, il giovane ucciso a Ferrara nel settembre del 2005 durante un controllo di Polizia. Lo Stato ha infatti riconosciuto un risarcimento alla famiglia ...

Aldrovandi: intesa per risarcimento Stato alla famiglia

ANSA.it - ‎3 ore fa‎
(ANSA) - FERRARA, 9 OTT - Lo Stato riconosce un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi, morto a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005. Ai familiari andranno quasi due milioni di euro. In cambio lo Stato chiede alla ...

Caso Aldrovandi: 2 milioni di risarcimento per la famiglia

Julie News - ‎2 ore fa‎
Sono state riconosciute le responsabilità dello Stato e delle Forze dell'Ordine sul caso di Federico Aldrovandi, il giovane ucciso a Ferrara nel settembre 2005 durante un controllo di Polizia. La famiglia del ragazzo, infatti, riceverà un risarcimento ...
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2010 @ 15:18:32, in Osservatorio Famiglia, linkato 1409 volte)

Dall'articolo che segue si evince che Sarah sia stata uccisa nel garage della stessa casa dove è stata girata la trasmissione "Chi l'ha visto?". Sono dello stesso avviso del gip Rosati, altri appartenenti alla famiglia sapevano. Potrebbero addirittura uscire fuori storie di sevizie e molestie sessuali in famiglia. Inoltre mi par di aver letto di striscio un articolo in cui si parlava delle intercettazioni, in cui si narrava dei sospetti/affermazioni delle figlie, intercettazioni che hanno illuminato lalla fine a figura dell'assassino. Un telefonino suona mentre lo chiami, cade e si rompe dentro casa tua.Sapevano, sì. Non necessariamente sapeva la madre di Sarah, che forse sperava di ritrovare viva la figlia. Rivedendo i video della diretta del tragico ritrovamento, e anche sulla scia dei tanti commenti, devo dire che a me la poveretta è sembrata come sotto psicofarmaco. Ma, nonostante sembrasse annichilita, ad un certo punto (più o meno quando hanno iniziato a telefonare), mi è sembrato trattenesse con forza un moto di profonda consapevolezza. Con un sospiro profondo ha trattenuto in un istante tutto l'odio verso l'ipocrisia della bestia che le aveva ucciso la figlia, poi ha detto di voler allontanarsi dalla casa. Sarah oggi non c'è più, di lei resta la cattiveria ipocrita dell'animale selvaggio occultato dentro ad un uomo apparentemente normale, che ha rovinato per sempre la vita dei membri di due famiglie. L.M.

Sarah, il sospetto del gip
"Qualcun altro sapeva" 


Lei si era già difesa in passato: "Certe cose non si fanno". Fermo convalidato. L'uomo sorvegliato a vista in cella: "Mi uccido". I detenuti: "Ci pensiamo noi"

dal nostro inviato Giuliano Foschini

Una "ricostruzione nebulosa". "Una confessione, per il vero, che lascia molte ombre su diversi aspetti". L'inchiesta su Sarah Scazzi non è terminata. Anzi, potrebbe essere soltanto appena cominciata.
Il gip di Taranto, Martino Rosati, nel confermare ieri il fermo di Michele Misseri per l'omicidio, l'occultamento e il vilipendio di cadavere della nipote, ha lanciato il dubbio che l'uomo stia tentando di coprire sua figlia Sabrina e sua moglie Cosima. "Anche per questo è necessario che non parli con i familiari perché sarebbe elevatissimo il rischio di concertazione di difese posticce e fuorivianti". Il giudice parla di punti "non chiariti" dalla confessione. "Viene da chiedersi - si legge nelle quattro pagine di ordinanza - come mai Sarah che aveva un appuntamento con la cugina Sabrina, che era in casa, anziché cercarla sia andata nel garage dello zio. E così pure, come sia stato possibile che tanto Sabrina quanto sua madre, Cosima, che era presente in quel momento, non abbiano visto o sentito nulla nell'assolato silenzio di un pomeriggio agostano. E infine come abbia Misseri potuto fare un'azione così cruenta a pochi metri dall'uscio spalancato di un garage nel centro del paese con moglie e figlie in casa".

I dubbi del gip sono gli stessi degli investigatori. E persino dell'avvocato di Misseri, Daniele Galoppa, che nel fare notare come il racconto dell'uomo sia "preciso sull'occultamento ma tentennante sul resto", ipotizza che "non sia stato lui a commettere l'omicidio ma semmai a occultare il cadavere". Ora il quadro si potrà chiudere soltanto quando il professor Luigi Strada consegnerà l'esito dell'autopsia: se la violenza non fosse confermata, lo scenario cambierebbe. Ci vorrà una settimana.

Nell'interrogatorio di ieri, però, Misseri a domanda esplicita ha escluso - seppur dopo un silenzio di un minuto - possibili complicità. E ha messo a verbale nuovi, tremendi particolari. "Seppur fra molti "non ricordo" - si legge nell'ordinanza - l'uomo ha ammesso di provare una certa attrazione sessuale verso sua nipote e di aver anche azzardato un approccio sessuale attorno al 20 di agosto". Erano a casa sua, "Sarah si trovava in compagnia della cugina Sabrina, che poi si allontanava, quando Misseri aveva allungato una mano sul gluteo della nipote palpandolo con una certa insistenza e suscitando la reazione della ragazzina che gli aveva detto "certe cose, non si fanno"".

L'omicida ha ulteriormente ricostruito poi cosa è successo quel 26 agosto. "Sarah si è affacciata alla rampa di accesso e l'ha chiamato - scrive il giudice - Egli, non è ancora perfettamente chiaro in che termini, ha tentato un approccio sessuale poggiando una mano sul pube. Sarah non ha gradito, ha voltato le spalle ed è andata via. In questo momento Misseri ha aggredito la ragazza con una corda, gliel'ha stretta attorno al collo per cinque-sei minuti finché la ragazzina si è accasciata al suolo senza riuscire a emettere alcun urlo o gemito. Sarah stringeva nelle mani il suo telefono cellulare che è squillato e le è quindi sfuggito, cadendo per terra e perdendo la batteria".

Misseri ha accantonato il corpo della ragazza su un lato del garage, "coprendolo con un cartone in modo tale che sua figlia Sabrina - che un paio di volte insieme con l'amica Mariangela si è affacciata sull'uscio del garage per chiedere al padre se avesse visto Sarah - non l'ha potuto scorgere". Poi Misseri ha preso l'auto, "sistemato il cadavere della ragazza nel bagagliaio coprendola con lo stesso cartone e si è diretto nelle campagne di Avetrana. Ha nascosto l'auto sotto un grande albero di fico, e qui ha preso il cadavere della nipote, lo ha spogliato e ha consumato un rapporto sessuale". Dopodiché ha rivestito il cadavere e lo ha portato in un terreno vicno. "Qui lo ha nuovamente denudato e lo ha calato nel pozzo coprendone poi l'imboccatura". Andando via, "per strada si è disfatto della batteria del cellulare e in un altro terreno ha bruciato gli abiti".

Terminato il racconto, Misseri aveva gli occhi lucidi: "È commosso?" gli ha chiesto il gip. "No, solo stanco" ha risposto lui che è in isolamento in una parte dell'infermeria del carcere di Taranto. Quando è arrivato gli altri detenuti hanno urlato: "Datelo a noi, l'ammazziamo". Ora è sorvegliato 24 ore su 24. Ha manifestato intenzioni suicide. Ma ha anche chiesto i giornali. Sua figlia Sabrina gli ha portato la borsa con il cambio.

(La Repubblica - 09 ottobre 2010)
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Di Loredana Morandi (del 07/10/2010 @ 21:24:00, in Indagini, linkato 12952 volte)
Minacciata la figlia di Loredana Morandi


Affinché nessun ipotetico dubbio "corra su web" in merito al fatto se io abbia o no denunciato chi mi fa oggetto di stalking e minacce tutte gravissime da oltre 24 mesi, pubblico per estratto e in forma adeguatamente censurata la "ricezione primi atti" e "il depositato" (su altro procedimento in corso di indagine) della denuncia per le minacce, lo stalking e le molestie nei confronti di mia figlia del 6 ottobre 2010.

Abbiate così contezza certa di essere stati tutti denunciati, da Viareggio a Vasto, da Cagliari a Caltanissetta, da Genova a Napoli, da Trieste a Roma, da Cameri a Bari fin giù a Palermo.

I figli della Morandi non si toccano.


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-07_073104_denuncia.censurata.jpg

Nell'immagine sono censurati i numeri del Rege e il numero Primi Atti onde non facilitare nulla a nessun personaggio sospetto, che si aggirasse nei pressi della Procura di Roma, nel procurare insabbiamenti.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-07_073704_depositato.6.10.2010.jpg

In questa immagine del depositato sono censurati: lo scritto (per le ovvie ragioni di impedire ad un delinquente comune di scrivere il falso in atto pubblico prima di vedere l'autore di un reato ricevere il fatto suo), la mia firma, i dati del mio documento, la firma del cancelliere e il suo nome per la privacy.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-07_074917_denu.6.10.2010_testo_pag2.jpg

Io scrivo e scrivo di fatti immediatamente documentabili. Tutti pubblicati in rete e su Facebook. Tutti inequivocabilmente rei di apologia e istigazione a commettere atti contrari al buon funzionamento della amministrazione giudiziaria. Tutti, indistintamente, volti al danno e alla minaccia nei miei confronti e nei confronti della mia famiglia. Qui sotto i rapporti con la brigatista all'europarlamento pubblicati facebook dai gruppi contro Morandi.


Ad ulteriore titolo di esempio sulla diffamazione di alcuni magistrati, che probabilmente io non incontrerò mai di persona, si veda parte dell'elenco degli "iscritti" a tale pratica sul blog de "il giustiziere", finalmente oscurati dall'opera incessante della magistratura volta al progresso della civiltà del Diritto in quel del piccolo ed efficiente Tribunale di Bergamo, anche sulla scia del Tempio milanese della Giustizia:


[2010-02-05_231616_zanetti_i_gip.jpg]

[2010-02-05_231732_zanetti_magistrati.jpg]

[2010-02-05_231852_zanetti_pm_procuratori.jpg]

Così, sappia chi anelava alla "perfezione" di aver sparato e ucciso brutalmente la "ragazza dei telegrammi", che si trattava di stalking e questa "ragazza" non ha più tempo da perdere e  scrive e deposita denunce.


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-07_211520_laragazzatelegrammisufacebook.jpg

Concludendo: le minacce di morte nei miei confronti oggi sono già 46. Vedere per credere.

clicca qui per allargare l'immagine


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-07_222459_46_minacce.jpg


E se per caso vi fosse ancora qualcuno con dei dubbi sul proprietario del nome storpiato e reso osceno insulto, non manca la mia foto personale.


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-07_222840_luridona_mutanti.jpg


Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 07/10/2010 @ 20:30:15, in Magistratura, linkato 1442 volte)
Solidarietà al dott. De Angelis, piena e completa. Attaccare la famiglia e una madre di certo anziana è un atto da vigliacchi. La solidarietà al dott. De Angelis è quella di una madre di famiglia che soltanto ieri ha denunciato alla Procura della Repubblica di Roma le ulteriori gravi minacce alla figlia, che ha la stessa età di Sarah Scazzi. Sì, il mio problema è sempre quello dei prezzolati del porno di Selargius.
Superando la violenza perpetrata contro di me e la mia famiglia, ribadisco: sono anni che io affermo e l'ho scritto recentemente alle liste del movimento nonviolento Peacelink, inculcare la cultura della disobbedienza senza opporre una vera morale nonviolenta alle strumentalizzazioni pseudo partitiche, ha di fatto creato una generazione di violenti. Noi italiani, infatti, siamo gli unici nel "mondo" ad aver avuto l'infiltrazione di assassini ex terroristi nel movimento pacifista. Intorno ed oltre la devianza dei principi morali c'è solo la violenza di una società sempre più sessista e sempre più capitalista, il cui affarismo cannibalizza il singolo. L.M.


Cagliari, atto intimidatorio

contro magistrato anti terrorismo


Sconosciuti hanno tentato di appiccare il fuoco al portone d'ingresso della casa della madre del sostituto procuratore Paolo De Angelis, nella centralissima via Alghero. Poi sono fuggiti lasciando una scritta "tutti liberi". Il magistrato, titolare di indagini sull'eversione in Sardegna, alcuni anni fa venne aggredito da un anarchico: da allora è sotto scorta

CAGLIARI. Atto intimidatorio nella notte a Cagliari contro il pm della direzione distrettuale antimafia del capoluogo sardo Paolo De Angelis. Sconosciuti hanno tentato di appiccare il fuoco al portone d'ingresso della casa della madre del magistrato, un palazzo nella centralissima via Alghero, e sono fuggiti lasciando una scritta "tutti liberi". Il riferimento è alle inchieste sull'eversione in Sardegna di cui si occupa il pm.

De Angelis, che lavora nella direzione investigativa antiterrorismo, è titolare delle più delicate indagini sull'eversione in Sardegna, in particolare sugli indipendentisti di A'Manca e sugli anarco-insurrezionalisti. Il magistrato aveva già ricevuto minacce e alcuni anni fa un anarchico tentò di aggredirlo. Da allora è sotto scorta e gode di un alto livello di protezione.

Il magistrato ha appreso stamattina in Procura, verso le 8, la notizia dell'attentato incendiario. Non ha fatto nessun sopralluogo, ma ha telefonato alla madre per accertarsi del suo stato d'animo, ovviamente scosso per l'accaduto. Il magistrato si è quindi diretto in Corte d'Assise per sostenere l'accusa in un processo, con il suo uomo di scorta che non lo ha mai mollato. Avvicinato dai giornalisti, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazioni: "Io non posso commentare", si è limitato a dire. Secondo quanto si è appreso a Palazzo di giustizia, episodi analoghi sarebbero successi durante la notte in diverse parti d'Italia: gli inquirenti pensano ad una strategia per intimidire la magistratura.

A occuparsi delle indagini sul gesto intimidatorio sarà la Procura di Roma, competente per i magistrati di Cagliari. Lo ha confermato il capo della Procura cagliaritana, Mauro Mura, che ha espresso solidarietà al collega. "Siamo tutti colpiti da quanto è accaduto - ha detto il magistrato - e siamo vicini al nostro collega. In precedenza non abbiamo avuto nessun segnale - ha aggiunto Mura - che ci potesse mettere in allarme, anche se quell'edificio in passato era stato bersaglio di analoghi episodi".

Solidarietà al magistrato e una netta condanna dell'atto intimidatorio sono state espresse anche da numerosi esponenti politici, dal presidente della Regione Cappellacci e dall'intero Consiglio regionale presieduto da Claudia Lombardo.

(La Nuova Sardegna - 07 ottobre 2010)
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Di Loredana Morandi (del 07/10/2010 @ 20:00:36, in Magistratura, linkato 1358 volte)
Documento anonimo alla Dia nissena
La procura di Catania apre le indagini


giovedì 7 ottobre 2010 13:31

La Procura della Repubblica di Catania ha aperto un fascicolo sul documento inviato alla Dia di Caltanissetta che parla di un presunto summit di mafia tra rappresentanti dei clan palermitani, locride e un napoletano, che si sarebbe svolto a Messina per una comune strategia della tensione.
L’inchiesta, aperta questa mattina dopo l’arrivo del documento, è radicata a Catania perché le minacce riguardano anche magistrati in servizio a Caltanissetta. Il fascicolo è stato assegnato dal procuratore capo Vincenzo D’Agata ai sostituti Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Iole Boscarino.
“Faremo le opportune verifiche sul documento – ha annunciato il procuratore D’Agata – che, al di là della sua autenticità, resta comunque inquietante perché mostra la possibile ripresa di una strategia stragista da parte della criminalità organizzata. Comunque – ha aggiunto il magistrato – c’é un clima da strategia della tensione, un volere creare paura e apprensione per tentare di condizionare l’azione della giustizia”.


Live Sicilia

Patto delle tre mafie per uccidere magistrati:

nel mirino anche Cantone
              
di Rosaria Capacchione

Napoli (7 ottobre) - Ci sarebbe un piano delle mafie per uccidere il giudice Cantone e i pm Lari e Pignatone. Questo il contenuto di una missiva anonima, confezionato da mani esperte, recapitato nei giorni scorsi alla Procura di Caltanisetta, la stessa che indaga sulle morte di Borsellino.
La lettera, recapitata al capo dell’Ufficio, Sergio Lari, ha la forma di una nota riservata, che sembra essere stata compilata dagli organi investigativi o dagli apparati addetti alla sicurezza. Un documento che inserisce il bazooka fatto trovare ieri mattina a Reggio Calabria in una strategia più complessa, che parte da lontano e che rimanda all’epoca tragica delle stragi e delle bombe.
Un disegno che coinvolgerebbe Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra, insieme per rispondere all’offensiva dello Stato sul fronte della criminalità. Intanto, il Viminale ha deciso di mandare l’esercito a Reggio Calabria per vigilare sulle procure.

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=121833


IL CASO: Un patto tra mafie e Casalesi
per uccidere toghe e giornalisti

Inviato alla Dia di Caltanissetta un documento anonimo rivela un'alleanza tra le cosche siglata in un vertice che si è svolto a Messina. Nel mirino i giudici calabresi e siciliani

di SALVO PALAZZOLO

PALERMO - Un documento con l'intestazione cancellata e il timbro "Riservato" sta tenendo da giorni in allerta le prefetture di mezza Italia. È arrivato alla Dia di Caltanissetta come fosse un anonimo qualsiasi, ma in quella pagina scritta con i toni di una relazione di servizio vengono indicate le rivelazioni di una fonte confidenziale, che avrebbe partecipato a un summit organizzato a Messina fra i rappresentanti di Cosa nostra, 'Ndrangheta e Camorra. Uno solo l'argomento all'ordine del giorno: il via libera a una nuova stagione delle stragi.

Nel mirino vengono indicati i magistrati più impegnati nella lotta ai clan: si comincia con i nomi di Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, il procuratore di Reggio e uno dei suoi vice, che due anni fa sono arrivati in Calabria da Palermo, dopo aver chiuso il cerchio attorno alla quarantennale latitanza di Bernardo Provenzano. Il documento riferisce che "del piano di attentato" nei loro confronti si era già parlato in un precedente summit: a Messina "si dovevano mettere in pratica gli accordi". E andare anche oltre, programmando nuovi "obiettivi" da colpire: il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, il suo aggiunto Domenico Gozzo e il sostituto Nicolò Marino, "perché si occupano delle indagini sull'attentato a Borsellino - prosegue la fonte - e di altre vicende per cui i clan sono interessati".

Durante il summit, il rappresentante dei "napoletani" avrebbe "esposto l'interesse a colpire", così dice l'anonimo, il magistrato Raffaele Cantone, uno dei simboli della lotta ai Casalesi, che oggi è in Cassazione. Secondo la fonte, Cantone era stato già pedinato a Roma. I boss palermitani caldeggiavano invece la richiesta fatta da un "amico avvocato", per "uccidere un giornalista". Tutti i partecipanti al summit, infine, si sarebbero trovati d'accordo nel colpire Sebastiano Ardita, magistrato in servizio al Dap: "Si occupa del 41 bis", è scritto nel documento.

Da Roma a Caltanissetta è tornata così l'allerta attentati. E le misure di sicurezza sono state subito rafforzate. Ma resta il giallo: cos'è quel documento che qualcuno ha inviato a fine settembre? Ci sono due inchieste per scoprirlo, a Catania e Catanzaro. Quella pagina potrebbe essere uscita per davvero da un ufficio investigativo o dei servizi segreti. Ma nessuno l'ha mai inviata ai magistrati o alle prefetture. Seconda ipotesi: la relazione di servizio potrebbe essere un falso, chi ha diramato l'allarme prende in considerazione anche questa possibilità. Ma le preoccupazioni rimangono: fra quelle righe ci sarebbero indicazioni che solo pochi addetti ai lavori conoscono, sugli spostamenti dei magistrati e sulle indagini.

Così, adesso, sono alcuni particolari del documento ad essere esaminati con cura. Sul summit si dice che sarebbe stato organizzato in un casolare alla periferia di Messina. La data è quasi tutta cancellata, resta soltanto un "10", che potrebbe essere il riferimento al 2010. Anche i nomi dei partecipanti sono cancellati. È rimasto questo passaggio: "C'erano rappresentanti delle famiglie palermitane, uomini della locride e un napoletano". Suona adesso come una drammatica conferma ai sospetti dell'intelligence antimafia: da tempo, i rappresentanti delle mafie organizzerebbero incontri riservati, per definire una strategia comune.

(La Repubblica - 07 ottobre 2010)
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Di Loredana Morandi (del 07/10/2010 @ 19:57:15, in Magistratura, linkato 1229 volte)
Se il giudice sa di non sapere


06 ottobre 2010

L'indicazione era arrivata con chiarezza. Secondo l'inchiesta pubblicata sul Sole 24 Ore di domenica davanti alla Cassazione il giudizio in materia fiscale si può rivelare una vera e propria "incognita" per le oscillazioni della giurisprudenza. Inoltre sarebbe opportuno che delle liti tributarie siano chiamati a occuparsi magistrati con solida esperienza in queste materie.

La risposta della Corte non si è fatta attendere. La Cassazione, con un comunicato stampa diffuso ieri, ha sottolineato come troppo spesso i giudici si trovino di fronte a una normativa in evoluzione che richiede una continua opera di interpretazione e di ricostruzione sistematica. A questo si è aggiunta la considerazione che proprio l'assegnazione dei magistrati alla sezione tributaria è uno dei punti cruciali per un'amministrazione più serena ed efficace della giustizia fiscale. Con una chiamata per il Csm. Perché il Consiglio superiore della magistratura riveda le procedure per la scelta dei giudici. In modo da far prevalere l'esperienza sul campo, la capacità di muoversi fra ammortamenti e operazioni straordinarie, su burocratismi e automatismi.

Il Sole 24 ore

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Di Loredana Morandi (del 07/10/2010 @ 19:50:44, in Magistratura, linkato 1431 volte)
.. mi permetto di aggiungere all'affermazione del presidente Palamara, se mai ve ne fosse di bisogno,l che la politica ci "prova" fattivamente e la manovra si limita al ridurre gli spazi della libera giurisdizione con la normogenesi di leggi ad personam, con l'attacco e l'insulto gratuito, eccetera. E quello che è peggio è che le mafie ascoltano... L.M.

Anm, Palamara: Sono 18 anni che
la politica manovra la magistratura



Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, descrive a tinte veramente cupe il clima che si respirerebbe in Italia nell’ambito di inchieste ed indagini “da 18 anni a questa parte”, in cui la politica continuamente si dedicherebbe a “strumentalizzare le inchieste”.

Questo è quanto è stato detto in risposta alle accuse berlusconiane alla magistratura italiana, su cui si punta il dito da parte dell’area politica vicina al Pdl, in quanto si tratterebbe di una istituzione che mirerebbe ad autoassolversi con facilità, secondo le gravi parole di condanna espresse periodicamente dal premier Berlusconi e dai suoi sostenitori.

"Il clima che c'è oggi non è affatto buono. Purtroppo lo registriamo da 18 anni, ovvero dall'avvento di tangentopoli. Ormai non si può più parlare di reciproco rispetto: basta leggere gli ultimi articoli dei giornali, che ingenerano confusione nel Paese e nei magistrati stessi. I magistrati hanno tantissimo lavoro da svolgere e dovrebbero poterlo fare in serenità. Per scelta nell'ultimo periodo abbiamo scelto di non replicare allo stillicidio". Definisce così, Palamara, gli attacchi da cui si sente fronteggiata la magistratura da parte del Pdl, e dunque anche da parte dell’attuale governo Berlusconi.

"E’ difficile trovare parole per esprimere il più ampio disappunto, ma ora sta assumendo livelli mai visti", è l’amara considerazione del presidente dell’Anm.

E dunque il momento è davvero cruciale e drammatico, secondo Palamara, in quanto ora "si rischia di sovvertire gli equilibri tra istituzioni, perciò questa aggressione continua non è più solo un problema della magistratura ma di tutte le istituzioni". La magistratura dunque, secondo l’Anm, in questo caso rappresentato dalle parole del suo presidente, continua a ricevere "invettive e insulti perchè si vuole una magistratura docile che non disturbi il manovratore. Cosa c'è di più grave dell'accusa di essere un'associazione a delinquere?", ha detto il presidente dell'Anm ricordando una delle critiche fatte dal presidente del Consiglio ai magistrati.

Ma quanto all’accusa, soprattutto, di autoassoluzione, i magistrati proprio non ci stanno. Fermamente deciso a non mandarla giù, Palamara fa notare che "i dati mostrano che il sistema disciplinare della magistratura funziona, dal momento che il dieci percento dei magistrati in servizio è stato sottoposto a provvedimenti disciplinari, perciò non può passare il concetto che siamo una corporazione che si vuole assolvere".

Di conseguenza, oltre a ribadire per l’ennesima volta, come da anni avviene, nel fuoco di file reciproco tra destra italiana e magistratura, il concetto che oggi è la politica con le sue manovre a "strumentalizzare le inchieste, avviene ormai da 18 anni", Palamara definisce un’altra idea chiave della magistratura, portata avanti con fatica in queste ore di ansiosa e strenua lotta in difesa della propria legittimità: "Noi non accettiamo la distinzione tra magistrati buoni e cattivi". Distinzione che, come è noto, è abbastanza usuale al momento fare in sede di diatribe politiche: a ciascuno i “suoi” magistrati, che sono buoni e giusti a seconda di quanto sono comodi all’uopo, ossia di quanto fanno al caso di chi governa o di chi si oppone al governo. Un gioco del quale la magistratura per definizione non deve far parte, essendo soggetta solo alla legge. Se davvero è ancora così. Secondo l’opinione del presidente dell’Anm, sembrerebbe di no, si direbbe che i tempi siano ormai cambiati. Resta una speranza e non più una quotidiana certezza, il diritto dovere del magistrato di oggi di restare indipendente dalla giostra politica, secondo il principio costituzionale della divisione dei poteri.

S. K.

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Il Csm studia una risposta
alle accuse alla magistratura
lanciate dal premier


Al Consiglio superiore della magistratura si cerca un'iniziativa unitaria in risposta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le accuse lanciate alla magistratura dal palco della festa del Pdl a Milano. Una «risposta sobria e istituzionale», per reagire alle accuse di Berlusconi sull'esistenza di quell'«associazione a delinquere» che punterebbe a far cadere il governo, contro la quale si dovrebbe mettere in campo una commissione parlamentare che indaghi sull'operato di «certi pm». Secondo il presidente di Anm, Luca Palamara, il rischio «è che si sovvertano gli equilibri tra istituzioni».

Se ne discute in commissione al Csm, ma ci sono tempi tecnici per giungere a una quadra. Perché la maggiore difficoltà è ottenere anche il consenso dei laici indicati dalla maggioranza. Oggi è riunito il plenum, mentre ieri si sono svolte una serie di riunioni tra i consiglieri per individuare una possibile soluzione per evitare di «alimentare il clima di polemiche» che innescherebbe l'apertura di una pratica a tutela dei magistrati, per la quale comunque, secondo molti, i presupposti ci sarebbero tutti. Ma una pratica a tutela dei magistrati chiamati in causa da Berlusconi avrebbe un secco no dei laici. Identico finale ci sarebbe con una risoluzione di carattere generale da discutere in plenum.

Sta quindi prendendo piede l'ipotesi di una lettera al Comitato di presidenza, perchè esprima al capo dello Stato, in qualità di presidente del Csm, il disagio della magistratura per gli attacchi infondati e le denigrazioni, con l'auspicio del ritorno a un clima di reciproco rispetto tra istituzioni. Una lettera in cui i consiglieri darebbero conto della loro scelta di non replicare al premier con una pratica a tutela proprio per evitare di trascinare il Csm nella campagna elettorale.

Parte dei togati, però, in caso di fallimento di una linea unitaria, sarebbero pronti a chiedere l'apertura di una pratica a tutela dei magistrati accusati dal premier di volerlo eliminare dalla vita politica. Un nome per tutti: Fabio De Pasquale, il pm del processo Mills. La procedura del Csm prevede, infatti, che l'interessato o parte dei membri del Csm chiedano l'apertura di una pratica a tutela dei magistrati per dichiarazioni ritenute lesive del prestigio e dell'onorabilità del singolo o dei togati in generale. (N.Co.)

Il Sole 24 ore

Una brevissima rassegna


Giustizia/ Su attacchi premier Csm valuta lettera a capo Stato
"Comitato presidenza gli rappresenti disagio". Si tenta mediazione

Roma, 5 ott. (Apcom) - Al Csm si lavora ancora sulla risposta agli attacchi del premier alla magistratura. Risposta che, nelle intenzioni della maggioranza dei consiglieri, non dovrebbe essere una pratica a tutela dei magistrati finiti nel mirino di Berlusconi, ma una "risposta sobria e istituzionale", per reagire alle accuse di Berlusconi sull'esistenza di quell'"associazione a delinquere" che punterebbe a far cadere il governo, contro la quale si dovrebbe mettere in campo una commissione parlamentare che indaghi sull'operato di "certi pm".

Una delle ipotesi che si discute in queste ore è quella di una lettera da inviare al comitato di presidenza (del quale oltre al vicepresidente Michele Vietti fanno parte primo presidente e pg della Cassazione) perchè rappresenti al capo dello Stato, che dell'organo di autogoverno è presidente, il "disagio" dei magistrati di fronte a costanti "denigrazioni" di giudici e pm, auspicando che si possa "tornare ad un dialogo sereno tra istituzioni". Una soluzione individuata per evitare di "alimentare il clima di polemiche" che innescherebbe l'apertura di una pratica a tutela dei magistrati, per la quale comunque - è la convinzione dei più - i presupposti ci sarebbero tutti. Ma sulla quale si attende ancora l'ok dei consiglieri laici di centrodestra.


Giustizia/ Csm rinvia su pratica tutela pm,si studia risoluzione
Obiettivo è far convergere anche i laici del centrodestra

Roma, 4 ott. (Apcom) - Il Csm, per ora, rinvia la decisione sull'iniziativa da mettere in campo dopo le accuse del premier ai magistrati, ribadite anche ieri nel comizio di chiusura della festa del Pdl. Una risposta alle parole di Berlusconi ci sarà, si assicura a Palazzo dei Marescialli, dove però i consiglieri sono ancora al lavoro su diverse ipotesi. Oggi, infatti, in Prima Commissione il 'caso' non era all'odg e non è stato esaminato, se ne dovrebbe riparlare nella riunione di domani mattina. Sul tappeto, resta l'ipotesi di chiedere l'apertura di un fascicolo a tutela dei magistrati finiti nel mirino del premier, con la richiesta di una commissione parlamentare d'inchiesta sull'operato dei pm; ma anche quella di far confluire le ultime dichiarazioni di Berlusconi in un fascicolo già aperto, dopo le accuse rivolte ai magistrati abruzzesi che indagano sugli appalti. Ma nelle ultime ore si sta sondando anche una 'terza via': quella di una risoluzione che ribadisca alcuni principi già affermati in occasioni simili, a cominciare da quello secondo il quali i magistrati possono essere criticati ma non delegittimati. Un documento sul quale, è l'auspicio di chi ci sta lavorando, potrebbero convergere anche i laici di centrodestra. Se però così non fosse, l'ipotesi più accreditata resta quella di una pratica a tutela. L'apertura va autorizzata dal comitato di presidenza, l'organismo di vertice presieduto da Michele Vietti (del quale fanno parte anche primo presidente e pg della Cassazione) si riunirà domani nel primo pomeriggio.


Giustizia/ Anm contro Berlusconi, Csm studia il caso -2-
Palamara: Cosa più grave di accusa associazione a delinquere?

Roma, 4 ott. (Apcom) - Palamara è convinto che "il clima che c'è oggi non è affatto buono. Purtroppo lo registriamo da 18 anni, ovvero dall'avvento di tangentopoli. Ormai non si può più parlare di reciproco rispetto: basta leggere gli ultimi articoli dei giornali, che ingenerano confusione nel Paese e nei magistrati stessi. I magistrati hanno tantissimo lavoro da svolgere e dovrebbero poterlo fare in serenità. Per scelta nell'ultimo periodo abbiamo scelto di non replicare allo stillicidio" di attacchi rispetto al quale "è difficile trovare parole per esprimere il più ampio disappunto, ma ora sta assumendo livelli mai visti".

In questo modo "si rischia di sovvertire gli equilibri tra istituzioni, perciò questa aggressione continua non è più solo un problema della magistratura ma di tutte le istituzioni". La magistratura è oggetto da parte della politica di "invettive e insulti perchè si vuole una magistratura docile che non disturbi il manovratore. Cosa c'è di più grave dell'accusa di essere un'associazione a delinquere?", ha detto il presidente dell'Anm ricordando una delle critiche fatte dal presidente del Consiglio ai magistrati.

Palamara ha sottolineato che "i dati mostrano che il sistema disciplinare della magistratura funziona, dal momento che il 10% dei magistrati in servizio è stato sottoposto a provvedimenti disciplinari, perciò non può passare il concetto che siamo una corporazione che si vuole assolvere". Il numero uno dell'Anm ritiene che sia la politica a "strumentalizzare le inchieste, avviene ormai da 18 anni", quindi ha concluso "noi non accettiamo la distinzione tra magistrati buoni e cattivi".
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Di Loredana Morandi (del 07/10/2010 @ 13:31:05, in Sindacato, linkato 1335 volte)
Questo è la deriva del giornalismo nazionale. L'anno prossimo RSF ci iscrive all'elenco internazionale delle libertà di stampa a una decina di posti dietro il terzo mondo. Non consola, purtroppo, il fatto che non abbiano neppure iniziato loro. L.M.


7/10/2010 (11:30)  - INDAGINE DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI NAPOLI


Minacce ad Emma Marcegaglia
perquisizioni a"il Giornale" a Milano


L'imprenditrice criticò il Governo. Intercettato il vicedirettore Porro: "Ho spostato i segugi da Montecarlo a Mantova"

MILANO - Sono in corso alcune perquisizioni nella sede de il Giornale e nelle abitazioni di alcuni giornalisti del quotidiano milanese. A quanto si è appreso i provvedimenti sono stati disposti dalla procura di Napoli nell’ambito di una inchiesta su presunte minacce, attraverso la raccolta di un dossier, nei confronti del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, dopo che l’imprenditrice aveva formulato critiche nei confronti del Governo in alcune sue dichiarazioni.

I decreti di perquisizione, eseguiti dai carabinieri, sono stati emessi dai pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock e vistati dal procuratore Giovandomenico Lepore. L’ipotesi di reato formulata dai magistrati è di concorso in violenza privata. L’indagine sarebbe scaturita da alcune intercettazioni disposte nell’ambito di una diversa inchiesta condotta dai magistrati partenopei. Dalle conversazioni e da un sms sarebbe emersa la presunta intenzione di una campagna di stampa nei confronti della Marcegaglia. I carabinieri sono stati anche nell'ufficio del direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti che è indagato insieme al vicedirettore Nicola Porro per concorso in violenza privata (art. 610 del codice penale).

I pm partenopei Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock intendono approfondire alcune conversazioni tra i due giornalisti e il segretario del leader degli industriali relative a insistenze affinchè Marcegaglia "correggesse" alcune dichiarazioni forti contro l’azione del governo, minacciando la pubblicazione di notizie che la danneggiavano. Sono stati sequestrati i pc e della documentazione in possesso dei due giornalisti.

La presunta minaccia della preparazione di un dossier contro Emma Marcecaglia, alla base del decreto di perquisizione eseguito oggi nella sede de il Giornale, sarebbe avvenuta in seguito all’intervista rilasciata il 15 settembre scorso al Corriere della Sera dalla presidente degli industriali nella quale si esprimevano critiche al governo, con accenni ai conflitti personali (che «non aiutano la crescita») e alla campagna di stampa nei confronti di Fini.

Un elemento di rilievo secondo i magistrati è rappresentato dal sms inviato il 16 settembre da Porro a Rinaldo Arpisella, responsabile dei rapporti con la stampa della Marcecaglia: «Ciao Rinaldo domani super pezzo giudiziario sugli affari della family Marcecaglia». Nella successiva telefonata, pochi minuti dopo, intercorsa tra i due, il giornalista afferma «...adesso ci divertiamo per venti giorni romperemo il c... alla Marcecaglia come pochi al mondo!» aggiungendo che non si trattava di uno scherzo e di aver «spostato i segugi da Montecarlo a Mantova» con riferimento - spiegano i pm - alla città centro di riferimento degli interessi economici e familiari del presidente di Confindustria.

Gli inquirenti registrano poi una telefonata tra Arpisella e un responsabile delle relazioni esterne di Mediaset con la richiesta di un intervento di Confalonieri. In un colloquio successivo, il responsabile Mediaset parla dell’avvenuto intervento del presidente di Mediaset presso Il Giornale e del fatto che la Marcecaglia lo aveva poi ringraziato. Nel decreto viene poi riportato un passaggio di un’altra telefonata, del 22 settembre, tra Porro e Arpisella in cui il giornalista afferma: «...dobbiamo trovare un accordo perchè se no non si finisce più qui...la signora se vuole gestire i rapporti con noi deve saper gestire...quello che cercavo di dirti è che dobbiamo cercare di capire come disinnescare in maniera reciprocamente vantaggiosa, vantaggiosa nel senso diciamo delle notizie delle informazioni della collaborazione no...».

http://www.lastampa.it/
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E così si conclude con un osceno omicidio la vicenda della piccola Sarah, vittima della furia cieca di un suo consanguineo. Probabilmente si tratta di un omicidio a sfondo sessuale, l'ennesimo raptus di violenza del "maschio padrone" verso le femmine della sua stirpe. Il particolare macabro che si evince dagli articoli, aleggia tangibile: l'assassino ha forse avuto la collaborazione della moglie e forse quello della figlia per occultare il corpo e nascondere il proprio delitto dal 26 agosto ad oggi.
Nei propri tempi d'oro la Lagostena Bassi disse "la donna viene processata affinché non si tengano processi per stupro e violenza". Così è stato per le prime indagini sulla scomparsa di Sarah, accusate le amiche, accusati i possibili amori e le conoscenze su Facebook.
Invece si è trattato dell'ennesimo delitto del tutto ingiustificato, una violenza inaudita nata e nascosta in famiglia, un assassinio efferato identico a quello della madre pakistana, uccisa per aver difeso il diritto della figlia a sposare per "amore" e non l'uomo scelto dal padre.

Donne risvegliatevi! La violenza degli uomini contro le donne è nuovamente una realtà.

Il medioevo è tornato.

Loredana Morandi

OMICIDIO IN PUGLIA


Trovato in una fossa il corpo di Sarah
Lo zio confessa: "L'ho strangolata"

Michele Misseri ha ucciso la ragazza in cantina lo stesso giorno della scomparsa. "Poi l'ho seppellita in campagna, fra Avetrana e Nardò".  Il cadavere in una buca piena d'acqua. Proprio dove lui aveva ritrovato il cellulare della nipote. La madre di Sarah in diretta con "Chi l'ha visto" proprio da casa del presunto assassino

di MARIO DILIBERTO

TARANTO - "L'ho strangolata in un garage vicino a casa, poi l'ho portata in campagna: ho bruciato i vestiti e sotterrato il corpo". Questa l'agghiacciante confessione resa da Michele Misseri, zio materno di Sarah Scazzi, la quindicenne sparita in Puglia il 26 agosto scorso 1. L'uomo, fermato con l'accusa di omicidio volontario, ha indicato il luogo in cui ha seppellito la ragazza uccisa lo stesso giorno della scomparsa: in un terreno vicino a un casolare di proprietà della stessa famiglia a un paio di chilometri circa da Avetrana in località Mutunato, proprio dove Misseri aveva detto di aver ritrovato il cellulare della ragazza. Carabinieri e vigili del fuoco hanno scavato a lungo alla luce delle fotoelettriche. A un certo punto sono dovuti intervenire dei sommozzatori perché la fossa, profonda circa 80 centimetri, era piena d'acqua. Verso l'una e 30 di notte è affiorato il corpo saponificato di Sarah.

Michele Misseri, come ha rivelato  Repubblica Bari, 2 ha reso una completa confessione ai carabinieri.  "Sono stato io, l'ho strangolata" ha detto. Il motivo non è ancora chiaro, ma è molto probabile quello sessuale. L'uomo è stato interrogato a lungo insieme alla moglie Cosima Spagnolo, e la loro figlia Valentina, genitori e sorella di Sabrina, la cugina con la quale Sarah il 26 agosto scorso sarebbe dovuta andare al mare. Intorno all'una di notte, le due donne hanno lasciato la caserma dove è rimasto solo Misseri che aveva già reso la sua piena confessione. ''La notizia che non volevamo arrivasse, è arrivata''. Lo ha detto ai microfoni del TG5 uno dei legali della famiglia Scazzi, Walter Biscotti. ''Il ritrovamento del telefonino - aggiunge - ha dato velocita' all'attivita' investigativa. E' stato un chiaro tentativo confessorio da parte di Michele Misseri''.

Le tracce di Sarah si sono perse alle 14,30 di quel giorno 3. Mille ipotesi sulla sua scomparsa: la fuga dopo un'amicizia nata su Facebook, una lite in famiglia, addirittura l'esistenza di una sorellastra. Fino al misterioso ritrovamento del suo telefonino, proprio ad opera dello zio materno, impegnato nella preparazione della raccolta delle olive. Un ritrovamento casuale che era stato confermato anche da un testimone.

Secondo quanto trapelato, l'esame dei carabinieri del Ris di Roma sul cellulare, escluderebbe che sia stato per oltre un mese esposto alle intemperie: quel ritrovamento è stato -secondo gli inquirenti - un maldestro tentativo di depistaggio. Che però ha dato la svolta decisiva alle indagini.

La mamma di Sarah, Concetta Serrano, ha appreso delle ricerche mentre era in collegamento in diretta con il programma di Rai 3 'Chi l'ha visto?' proprio dall'abitazione di Michele Misseri. Quando le voci si sono fatte insistenti la conduttrice, Federica Sciarelli, ha chiesto alla donna se non preferisse allontanarsi dalla casa. Concetta ha risposto: "E' meglio", e accompagnata da uno dei suoi avvocati ha lasciato l'abitazione.

La Repubblica - 6 ottobre
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