Immagine
 risveglio dorato... di Lunadicarta
 
"
Vista la "cannibalizzazione telematica" di uno dei motti storici della Magistratura Associata, si informano Luigi de Magistris e Italia dei Valori che i nomi e i loghi di Artists Against War in Italia sono copyright della Associazione Argon.

Loredana Morandi
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 09:52:12, in Politica, linkato 1099 volte)
Ecco, io disapprovo gli articoli di Alessandro Longo, perché la sua trattazione fa risaltare argomenti serissimi con la medesima nerditudine con la quale tutto il web delle persone per bene è minacciato da avvocatucci di periferia, venditori di pornografia, hosters e registrant delinquenti, internet provider che rubano sulla banda. Unico pregio, linka all'esterno i suoi testi.

DIRITTI INTERNET

"Contro i pirati, censura web"
E' una bozza ma è già polemica

E' arrivata al comitato governativo (sembra messa a punto dalla Siae) la proposta di legge contro la pirateria digitale e ha scatenato l'inferno in rete. A farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche "soggetti come YouTube, a tutto vantaggio di Mediaset e delle altre tv" di ALESSANDRO LONGO

UNA PROPOSTA di legge che, combattendo la pirateria digitale, spinge verso una censura del web. Una censura dall'alto, con un rigore mai visto prima in Italia. E a farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche soggetti come YouTube, a vantaggio di Mediaset e delle emittenti che sentono violati i propri diritti d'autore.

Sono questi aspetti che stanno facendo divampare le polemiche, in rete, sulla prima proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale. Il documento è trapelato sul web e pubblicato da Altroconsumo, associazione dei consumatori, che lo boccia allarmata: "Il provvedimento appare arcaico, protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell'innovazione del mercato digitale".

"Ad inquietare sono numerosi punti di quella proposta", spiega a Repubblica.it Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di internet in Italia. "Per prima cosa, si dà una delega in bianco al governo, per attuare nuove misura a difesa del diritto d'autore. I imponendo responsabilità, in caso di violazione, a utenti e a"prestatori di servizi della società dell'informazione". Chi sono questi soggetti? "Nella proposta si parla anche di provider internet, che però per il diritto comunitario, recepito in Italia, non possono essere responsabili di quanto fatto dai propri utenti. Pensiamo allora che la proposta voglia attribuire responsabilità, ora non certe sul piano giuridico, a soggetti come YouTube e a fornitori di hosting".

"Se passasse questa proposta, certo YouTube perderebbe la causa contro Mediaset e altre emittenti che lo denunciano per la presenza di materiale pirata sul portale", aggiunge Scorza. YouTube (e altri portali analoghi) chiuderebbe in Italia, subissato da cause perse, o sarebbe a cambiare molto il servizio solo per gli italiani.

La proposta non parla di misure contro gli utenti che violano il diritto d'autore (scaricando e condividendo file pirata), "ma quella delega in bianco non lascia presagire nulla di buono. Potrebbe essere la nota misura della disconnessione coatta degli utenti da internet, la cosiddetta dottina Sarkozy, che questo governo, la Siae e Fimi hanno già dichiarato di apprezzare". Dottrina che però è ancora in forse e ha già ricevuto una bocciatura dal parlamento europeo perché lesivo dei diritti degli utenti.

Sorprende poi un articolo, nella proposta, che con il diritto d'autore non ha niente a che vedere ma che ha il sapore della censura a 360 gradi: "Attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell'ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto delle norme imperative, dell'ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori".

Insomma, una specie di commissione di censura di quello che sta sul web, come avviene per il cinema, ma con ricadute molto più pesanti: perché andrebbe a porre paletti alla possibilità di ciascun utente di leggere o pubblicare una notizia o un video d'informazione. Su uno sciopero non autorizzato, per esempio, o su alcuni fatti potenzialmente diffamanti per un politico. Si noti che una norma simile, il Child Safe Act, voluto da Bush, è appena stata dichiarata anticostituzionale negli Usa. L'Italia andrebbe quindi contro tendenza, se passasse la proposta.

A contorno di tutta la vicenda c'è un giallo. In rete i primi commenti hanno attribuito la proposta alla Siae, che siede al Comitato. La Siae nelle scorse ore ha smentito quest'attribuzione, ma senza entrare nel merito del documento. Ha smentito, insomma, solo di esserne il padre, ma non ne ha negato l'esistenza. Addetti ai lavori continuano però a sospettare che sia stata proprio la Siae a redigerlo. Il motivo è che il nome della Siae appare indicato come l'autore del documento, nelle proprietà del file della proposta di legge trapelato agli addetti ai lavori (e che Repubblica.it ha potuto leggere).

"Crediamo che adesso, dopo questa polemica, si possa tornare a discutere prendendo le distanze da quel documento. Così, del resto, il governo ci aveva promesso: il ministro Sandro Bondi (per i beni e le attività culturali) aveva detto infatti che la proposta di legge sarebbe arrivata al Comunicato solo dopo una consultazione con le varie parti", dice Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo. Consultazione che ancora non è avvenuta. Ecco perché i consumatori si sono sentiti traditi all'arrivo di questa proposta di legge.

(27 gennaio 2009)
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
IL PERSONAGGIO. Nell'archivio del tecnico nessun dialogo, solo analisi
Nel suo ufficio di Palermo da quindici anni lavora per le principali Procure

Dalla mafia al fronte-De Magistris
le ombre del "sistema" Genchi


Quando la Boccassini, indagando su Capaci, disse: "O lui o io"


di GIUSEPPE D'AVANZO

Berlusconi è pronto per il blitz (un decreto del governo in forma di legge?) che sottrarrà alle indagini giudiziarie l'ascolto telefonico e ai pubblici ministeri l conduzione delle inchieste (saranno "avvocati della polizia"). Per far ingoiare ai suoi alleati recalcitranti e all'opinione pubblica il provvedimento, intorbida le acque. Modifica i fatti. Capovolge la verità. Grida di "intercettazioni". Annuncia "uno scandalo che sarà il più grande della Repubblica".

Qual è l'"inquietante" novità che dovrebbe farci saltare sulla sedia? La vergogna sarebbe custodita nell'archivio di Gioacchino Genchi, un vicequestore della polizia di Stato (in aspettativa sindacale da un quindicennio), consulente di un rosario di procure e, per ultimo di Luigi De Magistris nelle inchieste Why not? e Poseidone. E' utile dunque, all'inizio di una settimana dove saranno raccontate rumorose "bufale", fissare qualche punto fermo, illuminare il lavoro di Genchi, avanzare infine qualche domanda.

Punti fermi, tre.

1. Berlusconi mente. Nell'archivio di Genchi non c'è alcuna intercettazione telefonica, ma soltanto analisi di tabulati telefonici. Per le due inchieste di De Magistris, e su sua delega, Genchi ha messo insieme 1.042 tabulati, un milione di contatti, 578 mila schede anagrafiche.

2. Berlusconi ritrova troppo tardi la parola e la memoria senza mai perdere la sua malafede. Non ha battuto ciglio quando si sono scoperti gli archivi illegali della Telecom dell'amico Marco Tronchetti Provera (anche lì, si raccoglievano abusivamente tabulati e si intercettavano mail). Non ha emesso un fiato quando il suo nemico Romano Prodi è stato indagato proprio alla luce dell'analisi dei "dati di traffico della sim gsm 320740... intestata alla Delta spa presso la Wind, volturata il 1 aprile 2004, all'"Associazione l'Ulivo i Democratici" di Bologna, contratto trasferito il 17 febbraio 2005 a Roma in piazza Santi Apostoli 73, sede dell'Ulivo, e due mesi dopo alla Presidenza del Consiglio, via della Mercede 96, Roma". Scritto nero su bianco in una consulenza di Genchi. Dov'era allora l'indignazione di Berlusconi? Non ce n'era traccia. Quell'indagine poteva azzoppare il governo di centrosinistra e tutto faceva brodo. Anche il lavoro di Gioacchino Genchi.

3. I rumorosi strepiti di Berlusconi non rivelano nulla di quanto già non si conoscesse per lo meno da sedici mesi. "De Magistris ha acquisito migliaia di tabulati telefonici di cittadini le cui utenze (cellulari e di rete fissa) erano emerse tra i contatti di diversi suoi indagati - scrive la Stampa, il 4 ottobre 2007 - . Nell'elenco ci sono tra gli altri, il presidente del Consiglio Prodi, l'ex-presidente del Consiglio Berlusconi, il ministro dell'Interno Amato, e della Giustizia Mastella; il viceministro dell'Interno Minniti; il presidente del Senato Marini, l'ex-presidente della Camera Casini, il segretario dell'Udc, Cesa, il vecepresidente del Csm Mancino. I movimenti dei numeri telefonici acquisiti riguardano anche il capo della polizia De Gennaro, il vicecapo vicario De Sena, il direttore del Sisde Gabrielli, il direttore del Servizio di polizia postale e telecomunicazioni Vulpiani, il direttore della Dia, Sasso, il generale di corpo d'armata Piccirillo, il presidente dell'Anm Gennaro, il procuratore aggiunto di Milano Spataro, il pm antiterrorismo di Roma Saviotti, quattro sostituti della procura nazionale antimafia, diversi membri della commissione parlamentare antimafia, deputati, senatori, questori della Camera, presidenti di commissioni di Palazzo Madama". L'elenco (sempre smentito da De Magistris) mostra più di tante parole la strumentalità della sortita allarmata di Berlusconi. Ma come c'è anche il suo nome in quella classifica abusiva e Berlusconi non dice una parola, non protesta, non chiede spiegazioni? E se non si preoccupava allora, perché oggi parla di "scandalo storico"?

Il Cavaliere oggi ha compreso che l'"affare Genchi" può essere la leva per scardinare le resistenze che An, Lega, Pd oppongono al suo progetto di cancellare le intercettazioni dagli strumenti di indagine e fare del pubblico ministero il "notaio" delle polizie. Se non si dice, dunque, di Genchi - chi è, che cosa fa, come lo fa, grazie a chi - non si comprendono le ambiguità possibili del suo lavoro.

Il vice-questore in aspettativa Genchi, 49 anni, va su tutte le furie quando si parla di lui come di "un personaggio misterioso". Anche se cede al narcisismo quando lo si incontra nel sotterraneo di 500 metri quadrati, ipertecnologico, di piazza Principe di Camporeale, a Palermo (è un tormento riuscire a incontrarlo). A Genchi piace mostrarsi seduto al suo scrittoio, tra gli schermi di cinque grandi computer. Non è parco di parole. Il suo è un flusso verbale ininterrotto impastato di allusioni, suggerimenti, accenni, avvertimenti che risultano per lo più oscuri, indecifrabili. Si compiace del mistero che sollecita. Gli piace apparire un uomo che sa troppo cose indicibili, ma dicibilissime, se gli si sta troppo addosso. Se stimolato, Genchi racconta, ricorda, precisa a gola piena. Spiega di come sia stato lui il primo, nella polizia, "nonostante la forte vocazione umanistica", a darsi da fare con l'informatica, l'elettronica, la topografia applicata e i primi "teodoliti al laser", che solo Dio sa che cosa sono. E' un fatto che Vincenzo Parisi (capo della polizia) nel 1988 gli affida la Direzione della Zona Telecomunicazioni del ministero dell'Interno per la Sicilia occidentale. E' il suo trampolino di lancio, l'inizio di una parabola che lo porterà ad essere, prima con la divisa addosso poi da libero professionista, il ricercatissimo consulente delle procure, capace di "mappare" l'intera rete di relazioni telefoniche di un indagato. Controlla, per dire, quasi due miliardi di tracce telefoniche nell'indagine di via D'Amelio. Ricostruisce 1.651.584 contatti telefonici inseguendo una scheda utilizzata in 31 cellulari diversi per dimostrare i legami pericolosi di Totò Cuffaro, allora presidente della Regione siciliana. "Oggi - racconta Genchi - non è che facciamo più intercettazioni di un tempo, quelli che sono aumentati sono i telefoni. Anni fa c'era solo l'Etacs, il cellulare era uno solo. Ora per trovare un numero che interessa se ne cercano tanti, senza considerare il roaming degli Umts, con schede che si possono spostare da telefono in telefono e tanti gestori diversi dove si possono agganciare gli utenti con servizi telefonici diversi - messaggi, immagini, fax, video - ecco perché le richieste si sono moltiplicate".

Le richieste. E' questo lo snodo. Non c'è nulla di illegale nel lavoro di ricerca svolto da Genchi se è il pubblico ministero a chiederle per una necessità dell'indagine perché, prima o poi, dinanzi ai giudici e agli avvocati della difesa, il pm dovrà rendere conto dei suoi passi. Decisivo è allora il rapporto che Genchi crea con il pubblico ministero responsabile dell'inchiesta. O meglio, che il pm crea con il consulente. Genchi ha un'alta opinione di se stesso e del suo lavoro. Non tace che le sue perizie sono "già pezzi di sentenza". Gli piace, nei suoi resoconti alle procure, argomentare l'accusa, suggerire deduzioni, indicare nuove ipotesi investigative, chiedere il coinvolgimento nell'indagine di questo o di quello. Non tutti i pubblici ministero abboccano al suo amo. Nel 1993, Ilda Boccassini, quando indagava sulla strage di Capaci, non gradì che quel tecnico del pool investigativo si attardasse intorno ai contatti telefonici privati di Giovanni Falcone, che nulla avevano a che fare con l'inchiesta. E quando nel febbraio di quell'anno se lo trovò davanti che proponeva di "trattare" le carte di credito del magistrato ucciso, se ne liberò senza stare troppo a pensarci su. "O me o lui", disse.

"Il fatto è - racconta ancora un altro pubblico ministero - che Genchi arriva da te con un elenco di numeri di telefono che sono entrati in contatto con il cellulare o il telefono fisso del suo indagato. Ti chiede una delega per verificarli. E tu che diavolo ne puoi sapere se tra quei centinaia di numeri ce n'è uno che non ha nulla a che fare con il tuo "caso" e molto con le curiosità di Genchi? Questo è il motivo per cui preferisco non lavorare con lui, che è certamente il solo in Italia a sapere fare quelle analisi dei dati".
Conviene ripeterlo: tutto si decide nel rapporto tra il pm e Gioacchino Genchi. L'affare che Berlusconi vuole trasformare nel "più grande scandalo della storia della Repubblica" si riduce a queste domande: Genchi ha tradito la fiducia di Luigi De Magistris analizzando dati di traffico telefonico per cui non aveva ricevuto la delega del pubblico ministero? O ha tradito la sua fiducia facendogli firmare deleghe per numeri di telefono estranei all'inchiesta? O non è avvenuto nulla di tutto questo e le deleghe erano legittime e legittimi l'analisi dei dati e gli scrutinati? Lo deciderà ora la procura di Roma che, con ogni probabilità, ha ricevuto le "carte" da Catanzaro perché l'indagine coinvolge anche Luigi De Magistris, oggi giudice a Napoli (Roma è competente per i giudici di Napoli). In attesa del can can spettacolare che Berlusconi organizzerà nei prossimi giorni, questa storia ci dice fin da ora una verità che non dovrebbe piacere a Berlusconi. Ci indica quanto pericoloso sia separare il lavoro del pubblico ministero dall'attività della polizia giudiziaria. Una polizia, libera dal controllo della magistratura, potrà avere mano libera per ogni forma di spionaggio illegale. Naturalmente, nel caleidoscopio delle verità rovesciate di Berlusconi, questo è una ragione per privare il pm della responsabilità delle inchieste.

(La Repubblica, 26 gennaio 2009)

Articoli correlati:



SCHEDA da Il Sole 24 ore / Come funzionano le intercettazioni

A) Il Pubblico ministero fornisce al consulente i numeri di telefono d'interesse per verificare quali utenze l'indagato chiama, da quali riceve telefonate.
NOTA: Va considerato che se un soggetto acquista 5 carte Sim e possiede 5 apparecchi cellulari, l'utente è uno ma i record da controllare diventano molti di più.

B) Il consulente riceve l'incarico e chiede anche a più riprese al magistrato di inviare ai gestori telefonici i decreti con i numeri di telefono da verificare, mano a mano che questi emergono dai tabulati forniti dal gestore.
NOTA: Molto spesso, per snellire il lavoro, dopo l'invio una tantum della richiesta del magistrato, i contatti con i gestori telefonici vengono mantenuti direttamente dal consulente o dalla Pg, facendo riferimento al numero di decreto iniziale. Inoltre, a seguito della portabilità del numero, la richiesta raggiunge i diversi gestori, i quali individuano i propri clienti e forniscono all'Autorità Giudiziaria i tabulati di loro competenza.

C) Sulla base dei tabulati, il perito o la Pg analizzano i contatti relativi ai numeri di telefono d'interesse e individuano quelli più frequenti, o quelli concentrati in un dato arco temporale o geografico. Se occorre, procedono con la richiesta di nuovi tabulati.
NOTA: Dal 3 luglio 2008, i gestori sono tenuti a cancellare tutti i dati risalenti a due anni prima. Fino a quel momento, il Pm poteva richiedere ai gestori tabulati degli ultimi due anni (o anche di più ma solo per i reati indicati nella legge Pisanu su terrorismo e sicurezza dello Stato). Per le richieste di dati oltrei due anni fino a luglio occorreva l'autorizzazione del Gip.

D) Alcuni gestori forniscono i numeri già collegati a un'anagrafica dell'intestatario del contratto; ad altri, se il magistrato vuole abbinare un nome a un numero deve farne esplicita richiesta.

I numeri dell'archivio Genchi

A quanto è dato finora sapere, i server sequestrati nello studio di Genchi e analizzati dal Ros dei carabinieri hanno rivelato, nelle inchieste Why not e Poseidon l'avvenuta richiesta di:

- 1.042 tabulati dai quali risultavano -
- 1.000.000 di contatti che hanno portato a
- 578.000 anagrafiche
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 15:34:15, in Sindacato, linkato 1338 volte)
Cari lettori,

vi segnalo quello che a mio avviso si presenta come una tentata truffa.

Premessa: il web offre spazi gratuiti a chiunque per la pubblicazione di foto, video, pensieri, parole e altre opere di ingegno In Proprio.

Poi ci sono i furbetti del quartierino, che chiedono materiale video e fotografico da "regalare" alle testate giornalistiche televisive, cartacee e del web, e sottraggono così tutti i possibili compensi ad aspiranti giornalisti.

E' il caso di You Reporter, che, stante una bella veste grafica e giuridica, offre le seguenti condizioni professionali:

Compenso per il prestatore del servizio foto/video giornalistico = Zero.

Zero compenso = NO iscrizione all'Albo dei Giornalisti (neppure pubblicisti)

E' matematico.

Nessun utente/fornitore di You Reporter diventerà giornalista con questa collaborazione.

Il contenuto pubblicitario è ingannevole: infatti il sito invita a "diventare Reporter",
senza averne alcun titolo e soprattutto senza offrire alcuna garanzia, che ciò possa mai realizzarsi.

Le redazioni, certo, sono tutte contente. Ma sarebbe giusto che protestassero le agenzie foto giornalistiche, esattamente come hanno fatto per la photoshoppata (in gergo il collage di due foto con il programma di grafica photo shop) delle foto del bombardamento di Gaza su Il Giornale.

Che cosa ha fatto suonare a me il campanello: il sito web è in hosting sulla SeeWeb, che a mio avviso ha messo a disposizione un intero server dedicato, dato il volume in byte dei formati video.

Ovvero gli stessi che fagocitarono la piccola società svizzera IT Host (ed io faccio le vendette del buon Cristian, perché con loro mi trovavo benissimo) e che, nel bel mezzo del bailamme della caduta del server UNINA, il server di Università Federico II di Napoli usato per il file sharing illegale via rete IRC, entravano addirittura a far parte del circuito illegale Azzurra.org, sposando chi di fatto è reo della partecipazione ad un reato di peculato ai danni dello Stato Italiano.

Loro sì, sono dei veri duri, e poi sono di Frosinone.

Io non ho tempo di leggermi le interviste a questo Stefano De Nicolo, ma mi dichiaro sicura che questo signore è un "calvo, con una idea geniale in testa": divenire famoso senza retribuire nessuno e così "svoltare" un posto in Rai o in Mediaset.

Mi informerò meglio ma, a parte il fatto che dichiara di lavorare in coppia con un amico, mentre grazie al contrattino di ferro presente sul sito si evince anche la presenza di uno scaltro avvocato alle spalle (probabilmente presto potrò dirvi chi è), oltre ad una partecipazione di impresa dell'hosting, questo giovanissimo imprenditore è una personcina, che non mi piace proprio.

Il web e il diritto 2.0 sono realmente una truffa.

Tutti coloro che invocano una seria regolamentazione del web, ed una altrettanto seria limitazione alla spregiudicatezza commerciale di certa gente, hanno ragione. E anche certi giuristi dovrebbero essere limitati nelle loro attività, apparendo inoltre evidente la recidiva su certi reati e la contestuale istigazione a braccetto dei soliti partner ...

La peggiore legge del Parlamento Europeo? Quella che ha dato vita al dlgs 70/2003, divenuto strumento liberticida di licenza per la più becera criminalità del web.

Loredana Morandi
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/01/2009 @ 07:28:32, in Associazioni Giustizia, linkato 1096 volte)


Una splendida manifestazione, molto partecipata e soprattutto da tutta Italia. Una piazza Farnese gremita di persone di tutte le età e dove, anche io, ho conosciuto le persone dei meetup di Avellino, Lecce e Bologna, che saluto via web.



Mi iscrivo seduta stante tra i fan di Sonia Alfano, leggerla o vederla in foto non le rende giustizia, di persona è una donna delicata e vibrante, che esprime con il cuore quello che pensa e ciò che prova nella vita e sui fatti della politica. Sì, sono sincera, mi è molto piaciuta come persona e come presenza sul palco. E poi è "rossa" come le mie "Donne della Giustizia".



Io ero in piazza con l'accredito, visto che ricevo i comunicati stampa, ma ho preferito vivere la piazza e gustarmi le piccole e grandi naturalezze di persone perfettamente sconosciute, che dialogano animate dalla stessa fiamma e poi si salutano da grandi amici, magari per non rivedersi mai più o dopo anni.



Sono arrivata all'inizio dell'intervento di Salvatore Borsellino, fratello del grande magistrato ucciso dalla mafia, ed il suo intervento è stato forte e duro come lo aspettavo. Ho incontrato Travaglio, che dopo poco ha fatto dal palco il solito ottimo intervento spiegando al pubblico con grande chiarezza lo svolgersi degli eventi nell'ingarbugliata vicenda della cd "guerra tra le procure", ma non l'ho salutato perché sono dispiaciuta per le sue posizioni su Gaza. Mi ha fatto piacere presentarmi e stringere la mano a Carlo Vulpio, il giornalista defenestrato dal Corriere perché sapeva troppo sui casi del pm De Magistris.



Noterete che la querelle Napolitano - Di Pietro ha già preso possesso degli organi di stampa, eppure la posizione del presidente è probabilmente quella che dice l'ex pm: dormiente. Mentre un ministro di destra ha provveduto a far piazza pulita dei Santi e Martiri immolati per la causa della Giustizia, su quei maleodoranti fascicoli dello sporco di certe sinistre.



In piazza ho conosciuto una signora, che mi spiegava di aver già combattuto le sue battaglie da giovane, e che ora lo sdegno per l'evidenza del marciume l'aveva riportata in piazza. Stavamo giustamente commentando che dopo la piazza c'è solo "il moschetto" e la rivoluzione, quando è arrivato Grillo... ed è stato subito show.



"Italiani ! La Mafia si è corrotta con il mondo della Politica e dell'informazione!" Sì. E' vero. Grillo è un grande personaggio, con un occhio alla piazza come pochi. Tanto che, avendo realizzato che anche i carabinieri e i poliziotti ridevano e annuivano alle sue battute, tutte veritiere per altro, gli ha rivolto un vero appello: Non portate via i manifestanti per la giustizia!



Una curiosa sintonia tra me e Grillo sulle forze dell'ordine, infatti noterete che nel mio foto reportage c'è il mini reportage della foto nella foto (o la storia nella storia) tra l'intervento di Travaglio e una camionetta dei Carabinieri. Ah, tanto per la cronaca sono autorizzata a pubblicare la mia pubblicità fotografica per l'Arma.



(foto di Loredana Morandi)
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
La manifestazione sulla giustizia

iPod Brunetta e Topo Gigio Veltroni:
lo show di Beppe Grillo in piazza



Il comico: «Il Parlamento non legifera, il governo è abusivo, Pd e Pdl sono comitati di affari»

ROMA - Il Governo è abusivo, il Parlamento è chiuso, il Pd non esiste: è l'Italia raccontata da Beppe Grillo alla manifestazione sulla Giustizia promossa dall'Associazione familiari vittime di mafia, che ha visto scendere in piazza insieme l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e i gruppi della società civile vicini al comico genovese.

MARONI - Salendo sul palco, Grillo saluta il migliaio di manifestanti presenti dicendo: «Siamo i grandi perdenti, dalla sua finestra Cesare Previti agli arresti domiciliari ci guarda e ridacchia». Poi inizia il suo attacco a trecentosessanta gradi sulla politica: «Il Parlamento è chiuso - tuona - non legifera più». Ricordando che la legge elettorale non consente agli elettori la scelta del candidato da votare, parla di «un Governo abusivo, anticostituzionale, illegale». Prende di mira il ministro dell'Interno Roberto Maroni, «che ha disposto che non si possa manifestare nelle piazze italiane dove c’è una chiesa, cioè tutte le piazze... Ma lui è condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e comanda la Polizia».



BATTUTE - Grillo si rivolge anche alle forze dell’ordine presenti: «Lo so che non ce la fate più, siete costretti a difendere i delinquenti». In Italia, aggiunge, «Provenzano e Riina sono in galera, i mandanti in Parlamento». Sul ministro della Pa, Renato Brunetta, dice che «non ci bastava lo psico-nano (Berlusconi nei suoi spettacoli è definito così, ndr) abbiamo anche l'iPod nano». Poi ribattezza il titolare dell’Economia Giulio Tremonti «"Tre-morti, perché prende i soldi dai conti correnti dormienti, quelli dei nostri nonni, degli emigranti», insomma «prende i soldi dei morti per darli ai morti di fame con la social card, due parole inglesi per prendere per il culo gli italiani». Grillo non risparmia nemmeno l’opposizione, accomunata alla maggioranza nel suo giudizio sulla politica: «I partiti sono morti, abbiamo solo due comitati d'affari, il Pdl e il Pd-meno-elle. Il Pd non è mai nato. All'opposizione c'è Topo Gigio Veltroni, che non è nemmeno un politico, un parlamentare: è scemo». Non può mancare un riferimento alle parole del premier sui soldati e le "belle donne": «Ci vuole un militare ogni bella donna? E quanti presidenti del Consiglio ci vogliono per ogni mignotta?».

MAFIA - Prima di unirsi agli oratori, Grillo aveva affermato: «Questo governo è stato messo lì per accordi precisi con la mafia. Ogni anno 9 miliardi di euro dell'Unione europea spariscono nelle mani della camorra e della mafia. Siamo noi che li finanziamo». Grillo comunque non ha perso la speranza: «aspettiamo la catastrofe con ottimismo», ha assicurato, «siamo i perdenti sorridenti».

28 gennaio 2009
Foto di Loredana Morandi
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/01/2009 @ 08:16:05, in Associazioni Giustizia, linkato 1186 volte)
Le critiche dell'Ex PM al Colle dal Palco della Manifestazione Pro Apicella a Roma

Di Pietro attacca Napolitano
«Troppi silenzi, il silenzio è mafioso»



La replica del Quirinale: «Espressioni offensive e pretestuose». Anche Fini lo difende alla Camera

ROMA - È il sequestro di uno striscione che riporta le parole "Napolitano dorme, l’Italia insorge", durante la manifestazione organizzata a piazza Farnese a Roma dall'Associazione nazionale vittime di mafia contro la sospensione decisa dal Csm del procuratore Apicella, l'occasione per il nuovo affondo di Antonio Di Pietro sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il leader dell’Italia dei Valori si rivolge al capo dello Stato dicendo: «Vogliono farci ancora una volta lo scherzetto di piazza Navona. Ma in una civile piazza c’è il diritto a manifestare. Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi?». Ma Di Pietro va oltre e al giudizio della piazza associa il suo: «A Lei - prosegue - che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?». L'ex pm precisa che la critica viene fatta «rispettosamente», ma poi aggiunge: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso».

LA REPLICA DAL COLLE - Immediata la puntualizzazione del Quirinale, in una nota in cui si dice: «La presidenza della Repubblica è totalmente estranea alla vicenda dello striscione nella manifestazione svoltasi oggi in Piazza Farnese a Roma a cui fa riferimento l'onorevole Di Pietro. Del tutto pretestuose sono comunque da considerare le offensive espressioni usate dallo stesso onorevole Di Pietro per contestare presunti «silenzi» del Capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce».

FINI - Gli avvenimenti di piazza Farnese e gli attacchi di Antonio di Pietro al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno avuto una eco immediata anche nell'aula di Montecitorio. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, tra l'altro ha detto: «La Camera dei deputati ritiene, e non potrebbe essere altrimenti, che il Presidente della Repubblica sia garante dei diritti e dei doveri dei cittadini e rispettoso e solerte difensore delle prerogative del Parlamento. L'aula ha ribadito il fatto che è lecito, com'è più che naturale in una democrazia, il diritto sacrosanto alla critica politica, ma che mai quel diritto può travalicare il rispetto a chi rappresenta tutta la nazione, al di là del fatto che sia stato espressione di un voto unanime o meno del Parlamento che lo ha eletto».

«SI VERGOGNI E SI SCUSI» - Le parole di Di Pietro sollevano un polverone di critiche soprattutto nel centrodestra. Ma anche Vannino Chiti, vicepresidente del Senato ed esponente del Pd, replica duramente alle dichiarazioni del leader Idv. «Le affermazioni di Di Pietro nei confronti del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano sono ingiurie inammissibili. Deve vergognarsi e scusarsi. Il suo è un contributo al degrado della vita politica e al diffondersi della sfiducia nelle istituzioni. Dovremo tenerne conto - avverte Chiti - nei rapporti politici con Di Pietro».



UN MIGLIAIO IN PIAZZA - Teatro del duro attacco di Di Pietro al Colle è la manifestazione sulla giustizia organizzata da Sonia Alfano. Un migliaio di persone circa ha risposto all’appello dell’Associazione nazionale vittime di mafia, dell’Italia dei valori e di una serie di organizzazioni e di personalità e si è radunato in piazza Farnese a Roma per manifestare a difesa della democrazia e della «legalità costituzionale». Al centro della protesta, la sospensione decisa dal Csm del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella, secondo un volantino diffuso dai promotori, segnale di «grave ingerenza del potere politico nei confronti dell’autonomia della magistratura». Tra i protagonisti della giornata, che si alternano sul palco allestito di fronte al palazzo dell’Ambasciata francese, Salvatore Borsellino, Beppe Grillo (protagonista di un nuovo show a tutto campo contro governo e opposizione) Marco Travaglio e il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro. «Punire dei magistrati per aver tentato di fare rispettare la legge a politici, magistrati e imprenditori corrotti rientra in una logica dittatoriale alla quale noi come familiari degli uomini e delle donne morti in difesa della democrazia abbiamo il dovere di ribellarci» ha scritto il presidente dell'Associazione Familiari Vittime di Mafia Sonia Alfano su Facebook.


Corriere Sera 28 gennaio 2009

Foto Loredana Morandi
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/01/2009 @ 11:32:48, in Associazioni Giustizia, linkato 1039 volte)

Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia:
Appello a Napolitano affinchè rompa il silenzio e difenda la Costituzione

 

"Vorremmo far presente, sia ai vari esponenti politici pronunciatisi oggi riguardo alle parole di Antonio Di Pietro rivolte al Presidente della Repubblica che al Quirinale stesso, che le affermazioni fatte dai componenti dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, vanno nella stessa direzione e sono state ben più dure". Cosi Sonia Alfano, presidente dell' associazione che riunisce le famiglie degli Eroi di Stato che, questa mattina, ha promosso la manifestazione di Piazza Farnese cui hanno adertito, tra gli altri, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Beppe Grillo e Carlo Vulpio.
"Anche noi familiari - ha proseguito la presidente - come già affermato nel corso della manifestazione, ci chiediamo il perchè dei troppi silenzi del Capo dello Stato che tace anche quando le funzioni istituzionalmente previste per la sua carica gli imporrebbero di pronunciarsi ed intervenire. Sulla rimozione dello striscione esposto da alcuni dei nostri ragazzi, fatta salva l'estraneità del Quirinale, ci chiediamo chi abbia preso la decisione di vietare una libera espressione del pensiero per nulla offensiva.
Ancora una volta chiediamo al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di prendere posizione sulle continue violazioni della Costituzione operate dall'oligarchia che governa il paese e di smettere di avallare, in qualità di Capo del CSM, le decisioni, lesive per la democrizia, adottate dall'organo di autogoverno della magistratura in merito alla presunta "guerra tra procure".
Infine, la presidente Sonia Alfano, ha rivolto un ennesimo invito al Capo dello Stato affinchè "si ricordi che questa nostra Seconda Repubblica si fonda sul sangue di Falcone e Borsellino e di centinaia di vittime innocenti della mafia e si renda conto che i suoi silenzi altro non fanno che avallare l'operato di chi ha addosso la responsabilità di quelle stragi e siede adesso nelle aule del Parlamento Italiano".
 
Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/01/2009 @ 11:49:36, in Politica, linkato 1058 volte)
Circa 5,2 mln di euro per il canone dei server e 4,5 per il software

Intercettazioni, 129mila sotto controllo. Costano 226 milioni di euro all'anno

Con la riforma del sistema calerà il costo delle apparecchiature: il ddl dell'esecutivo prevede l'istituzione di centri su base distrettuale con un massimo di 26 strutture. Già 71 uffici di procura informatizzati con una copertura pari al 60% dei bersagli

Roma, 28 gen. (Adnkronos) - Una spesa "fuori controllo", quella per le intercettazioni, l'ha definita ieri il Guardasigilli Angelino Alfano nel suo intervento sull'amministrazione della giustizia. Le cifre, relative al 2007, le fornisce lo stesso ministero della Giustizia: 226 milioni e 895mila euro (secondo i dati più recenti relativi alle Procure presso i Tribunali) per intercettare 128.805 'bersagli', di cui 116.303 telefonici, 10.703 ambientali e 1.799 informatici. Un costo che con la riforma dell'intero sistema calerà drasticamente, soprattutto per quel che riguarda le apparecchiature.

La spesa è certamente elevata, come ha sottolineato lo stesso Guardasigilli, ma pure in calo rispetto al 2006, quando aveva toccato i 229 milioni di euro e, soprattutto, rispetto al 2005, quando alle casse dello Stato intercettare era costato 308 milioni.

Quasi 35 milioni, sempre per quel che riguarda il 2007, sono stati spesi per l'attivita' di intercettazione; 9 milioni 283mila euro per i tabulati e 182 milioni 616mila euro per il noleggio degli apparati.

Milano, con 17.357 'bersagli' intercettati, Napoli con 16.218 e Palermo con 10.052 sono le città più 'ascoltate' nel 2007, con un costo rispettivamente di 35 milioni di euro, 11 milioni e 46 milioni.

Il Ddl del governo punta decisamente a contenere i costi delle intercettazioni. L'attuale sistema prevede il coinvolgimento di 166 uffici di Procura e presenta costi estremamente variabili in relazione alle tecnologie utilizzate e all'incidenza del costo di noleggio degli apparati, che grava sulle casse dello Stato per 182 milioni di euro.

Il nuovo sistema delineato dal provvedimento dell'esecutivo prevede l'istituzione di centri di intercettazione su base distrettuale con un massimo di 26 strutture. Le operazioni di ascolto, invece, possono essere compiute per mezzo delle apparecchiature installate presso le competenti Procure della Repubblica o presso i servizi di polizia giudiziaria delegati. Attualmente sono 71 gli uffici di Procura informatizzati, con la copertura del 60% dei bersagli.

Per far marciare a pieno regime un sistema informatizzato e' indispensabile un adeguato pacchetto software per l'acquisizione e la distribuzione dei dati, proteggendo gli stessi dati con appositi sistemi di crittografia e cifratura. Il costo complessivo di questa operazione è stimato in 4 milioni e mezzo di euro, mentre 5 milioni e 200mila euro sono i fondi necessari a sostenere la spesa del canone annuo del server.

La riorganizzazione del sistema delle intercettazioni cosi' come l'ha elaborata il governo determina risparmi "estremamente significativi" rispetto agli attuali esborsi: da un lato perche' non si ricorrerà più al noleggio degli apparati; dall'altro in ragione dell'abbattimento dei costi derivanti dalle limitazioni delle autorizzazioni alle intercettazioni, stimati in 40 milioni di euro.

Per l'anno finanziario 2010, a regime, le spese correnti dovrebbero essere limitate a 14 milioni 796mila euro, di cui 5 milioni 200mila per il canone del server, 28.500 per le 95 postazioni informatiche presso gli uffici di procura, 4 milioni 500mila per l'acquisto del software, 468.000 per il canone di affitto dei locali, 7 milioni 800mila per la manutenzione e 1 milione 300mila euro per le spese di funzionamento delle strutture.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 29/01/2009 @ 04:27:54, in Politica, linkato 1071 volte)
IL CASO. La magistratura viene depotenziata: inchiesta conclusa per ottenere l'utilizzo delle intercettazioni. Indagini paralizzate

Intercettazioni, così Berlusconi ha già vinto la partita

di GIUSEPPE D'AVANZO

E' AVVENTATO sostenere che Berlusconi sia stato costretto a ridimensionare il desiderio di vedere distrutte le intercettazioni come strumento investigativo. Il premier l'ha avuta vinta su tutta la linea, nonostante quel che sostiene un discorso pubblico infarcito di molte menzogne. La vittoria del premier, in realtà, è completa.

E' un successo politico. E' un trionfo legislativo. Erano a confronto due idee di riforma. La visione di Berlusconi è nota. Avverte l'autonomia della magistratura come una minaccia al suo comando che desidera unico e senza controlli. Pretende che sia burocratizzata la funzione giudiziaria e depotenziato ogni strumento di quel potere in toga, dalle intercettazioni alla direzione delle indagini. Opposto l'approccio di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera, in una lettera molto apprezzata anche dall'opposizione, invita a risolvere le patologie del sistema giudiziario guardando non al riequilibrio dei poteri, ma all'interesse del cittadino che ha diritto a una giustizia che sia servizio giusto, imparziale, efficiente, ragionevolmente rapido. Questa, per Fini, la "stella polare" che deve guidare la riforma. Vediamo ora quel che è accaduto e accadrà.

Angelino Alfano, il segretario di Berlusconi diventato ministro di Giustizia, va in parlamento per la relazione sullo stato di giustizia. I numeri che propone danno ragione all'invito di Fini: le lentezze, le inefficienze, i ritardi dell'amministrazione della giustizia sono oltre il limite di guardia. Questa radiografia è uguale da troppo tempo. Più che lagne sono necessarie riforme. Riforme dei codici e delle procedure; innovazione nell'organizzazione; maggiori risorse umane e finanziarie. Come è abituato a fare da mesi a ogni intervista o spot, Alfano giura e garantisce che è pronto davvero a riformare i processi e le norme. L'unico passo concreto che però muove non è nella direzione invocata da Fini: è la riforma delle intercettazioni voluta da Berlusconi. Riforma che non taglierà di un solo giorno i tempi del processo, non lo renderà più equo né per le vittime del reato né per gli imputati. La priorità per la giustizia è l'ascolto telefonico, aveva detto d'altronde il Capo. Così è stato.

Gran successo politico, vince il premier, perde la ragionevolezza di Fini, e soprattutto l'interesse pubblico. Per far digerire l'arroganza del capo del governo, bisogna allora escogitare due magnifiche bubbole: le intercettazioni sono troppe (inseguono 128mila "bersagli") e costano molto (226 milioni l'anno). Non si capisce (né il segretario-ministro lo spiega né alcuno ha voglia di chiederglielo) rispetto a quale parametro gli ascolti sono troppi. L'economia criminale rappresenta, senza contare la delinquenza politico-amministrativa, una quota non trascurabile del prodotto nazionale. Non meno del 10 per cento, secondo gli economisti del lavoce. info. Rispetto a questo troppo criminale, sono troppi 128mila "bersagli", un numero che peraltro sovrappone in uno solo e confuso dato statistico le persone, i tabulati, i telefoni fissi e mobili, le comunicazioni informatiche, telematiche, ambientali? Non c'è spacciatore di quartiere che non abbia tre cellulari in tasca. Totò Cuffaro, l'ex-presidente della Regione siciliana (condannato per il favoreggiamento di un mafioso) utilizzava addirittura 31 cellulari diversi. Troppi per le risorse dello nostro Stato, a quanto pare, nonostante quel che - a proposito di costi - una buona indagine con intercettazioni consegna alle casse dell'Erario.

L'inchiesta romana sulle manovre finanziarie dei "furbetti" Stefano Ricucci e Danilo Coppola (intercettati) ha consentito di recuperare 100 milioni di tasse evase. L'indagine Antonveneta, costata alla procura di Milano 8 milioni di euro (6 milioni spesi soltanto per la custodia giudiziaria), ha permesso allo Stato di incassare 102 milioni con i primi patteggiamenti e di sequestrarne 350 (saranno confiscati in caso di condanna o patteggiamento). Fatti i conti, due soli processi pagano l'intera spesa delle intercettazioni italiane per due anni, più o meno. Costano troppo, le intercettazioni? Le frottole, che sembrano affascinare anche le fondazioni di Casini e D'Alema, servono a Berlusconi e corifei per fare il passaggio successivo che - va detto - il Capo non ha mani nascosto di voler fare. Ancora domenica scorsa in un'intervista a Repubblica, il premier ha ripetuto che "il sistema delle intercettazioni è marcio" e "va tagliato del tutto", al più le intercettazioni dovranno essere un strumento "aggiuntivo" delle investigazioni. L'uomo è stato di parola. Lo ha fatto davvero e appare oggi insensata la soddisfazione di chi ripete di avergli fatto fare un passo indietro perché il disegno di legge prevede le intercettazioni per tutti i reati. La vittoria di Berlusconi è anche legislativa, infatti. L'esclusione degli ascolti per i reati sotto i dieci anni è stato soltanto il drappo rosso agitato davanti al muso del toro. Il toro ha caricato il drappo e ha consegnato il collo alla lama della spada. Conviene guardare, allora, alla lama che nel nostro caso si nasconde in un paio di regole annunciate dal segretario-ministro o già presenti nel disegno del governo. Le stupefacenti norme riguardano il chi, quando, dove e perché della riforma: chi autorizza gli ascolti; i tempi delle intercettazioni; il luogo dove effettuarle; il loro obiettivo.

Chi. Sarà un collegio di tre giudici a dare il consenso alle intercettazioni. Stravagante. Un solo giudice può infliggere l'ergastolo, ma devono essere in tre per un ascolto e poi non c'è dovunque una terna di toghe a disposizione per quella decisione. Ottanta tribunali hanno soltanto venti magistrati o meno. Bisognerebbe accorparli, i tribunali. Dovrebbe essere lavoro per il segretario-ministro che non ci pensa punto perché il Capo ha già fatto sapere che ci sarebbero sgradevoli proteste a difesa degli interessi locali. Niente da fare, allora. In ottanta tribunali dovranno scegliere o le intercettazioni o i processi. Quando. Le intercettazioni non potranno durare più di due mesi. Come se si dicesse che è legittimo indagare per sei mesi (quanto durano oggi le indagini), ma si può pedinare l'indagato soltanto per due mesi. Chi comprende questa mattana? Dove. Si potrà intercettare soltanto nei luoghi ove si ha il fondato motivo di ritenere che vi si stia svolgendo l'attività criminosa. Dunque, per esempio, non nelle caserme o nei commissariati (dove spesso gli indagati complici sciolgono la lingua per accordarsi). Non nelle carceri. Non con le telecamere negli stadi. Non si potrà più piazzare una microspia in una autovettura a meno non si sappia già che, in quell'auto, si prepara un delitto e non genericamente un delitto, ma quale delitto. Perché. Lo ha ripetuto ancora ieri il vero ministro di giustizia, l'avvocato del premier Ghedini: "Potranno essere intercettati solo coloro che sono colpiti da gravi indizi di colpevolezza".

E' questo il capolavoro che, come ha chiesto Berlusconi, annullerà, "taglierà via" (per usare le sue parole) le intercettazioni dalla scatola degli attrezzi della magistratura. Finora erano sufficienti "gravi indizi" per chiedere un'intercettazione "indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagine". Detto in altro modo, l'intercettazione doveva essere indispensabile per chiudere un'indagine. Da domani (approvata la legge) sarà necessario aver concluso l'indagine per ottenere un'intercettazione. Bisognerà già aver già intascato la colpevolezza dell'indagato per poter chiedere un ascolto. Nel mondo capovolto di Berlusconi, le prove delle colpevolezza devono esserci già per chiedere l'intercettazione che da strumento essenziale diventerà aggiuntivo, un extra a lavoro finito. Con un paradosso che a ogni persona assennata apparirà illogico, quel che oggi è sufficiente per proporre l'arresto dell'indagato o addirittura il suo rinvio a giudizio diventerà appena adeguato, domani, per chiedere un'intercettazione. Con quali effetti lo si può già prevedere. Un'indagine per omicidio contro ignoti non potrà contare più sulle intercettazioni.

Contro ignoti, non si può intercettare. In questi casi, solitamente si scrutano l'ambiente della vittima e i suoi nemici per rilevare le ragioni del conflitto, gli interessi in gioco, i sospetti dei familiari della vittima. Berlusconi pretende che se il pubblico ministero non ha già un nome, se non ha già raccolto prove della sua responsabilità e colpevolezza, si può scordare le intercettazioni. Quasi che l'ascolto telefonico fosse per la magistratura la ciliegina sulla torta, il premio per un lavoro ben fatto. I "cattivi" faranno festa e l'Italia diventerà un paese a criminalità immune. Vale la pena fare un esempio. Nella primavera del 2007 una parola di troppo in una conversazione intercettata in Sicilia lasciò capire che a Milano si stava preparando il sequestro di Paolo Berlusconi. I rapinatori furono arrestati alla vigilia dell'agguato, sotto casa del "bersaglio". Con le nuove regole l'illustre fratello si sarebbe salvato? Troppe cose avrebbero dovuto incastrarsi per il verso giusto: un'ipotesi di reato che consente un ascolto oltre i due mesi; gravi indizi di colpevolezza già raccolti contro i "cattivi"; i "cattivi" che discutono del prossimo delitto proprio in quei due mesi in un luogo dove è stato documentato che si preparano traffici loschi. Una sciarada, un terno al lotto. Che renderà più insicuri gli italiani, più potente e soddisfatta la criminalità (potrà far crescere la sua quota di Pil), contento come una pasqua il sovrano, che distrugge le intercettazioni e sbanca con gli oppositori anche gli alleati.

(La Repubblica, 29 gennaio 2009)

*****

Oggi il ministro Alfano invia alla Camera la versione definitiva della modifiche al suo ddl. Monito di Flick: "Bilanciare gli interessi della privacy e dell'informazione"

Intercettazioni, l'alt della Consulta
"Niente censure alla stampa"


di LIANA MILELLA

ROMA - Solo oggi si potranno leggere i concreti limiti che il governo impone sugli ascolti. Lo assicura il Guardasigilli Angelino Alfano che invierà alla Camera, in commissione Giustizia, la versione definitiva delle modifiche al suo ddl. Gli accordi sono chiusi ma, in una materia così delicata, conta la stesura. E giusto ieri al governo è arrivato il monito del presidente della Consulta Giovanni Maria Flick. Dal più alto palazzo che vigila sulla congruità tra leggi e Costituzione il segnale è chiarissimo: "Sulle intercettazioni è in corso un dibattito ampio, ma varrebbe la pena di mettersi tutti intorno a un tavolo per decidere come bilanciare i diversi interessi della privacy e dell'informazione, senza introdurre alcuna forma di censura preventiva alla stampa poiché ciò è vietato dalla Costituzione".

Flick cita gli articoli 15 e 21 della Carta, dove si garantisce che "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" e si tutela al contempo "libertà e segretezza della corrispondenza e d'ogni altra forma di comunicazione", telefonate comprese. La raccomandazione non lascia adito a fraintendimenti.
È un Flick che, a due settimana dalla scadenza di una presidenza breve (tre mesi), non si risparmia dal bacchettare il governo sull'uso "improprio" ed eccedente dei decreti e soppesa le parole quando parla di giustizia.

Dopo la sua raccomandazione, l'emendamento sul ddl intercettazioni, frutto di un'esasperata trattativa nella maggioranza, ritarda. Si blocca la commissione Giustizia. "Tutti i gruppi mi hanno chiesto di sospendere la seduta" dice la presidente Giulia Bongiorno. Poche ore dopo il capogruppo del Pdl Enrico Costa assicura: "Il governo presenterà il testo tra 24 ore". Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo spegne le dietrologie: "Non ci sono ritardi. La Iannini (direttore del legislativo di via Arenula, ndr.) sta lavorando, ma Alfano è stato fuori tutto il giorno e non ha potuto dare il via libera".

Si sgonfia quello che pareva un caso: a Milano, all'inaugurazione alternativa dell'anno giudiziario dei penalisti, Niccolò Ghedini, consigliere giuridico del premier, sembra annunciare un passaggio del testo al prossimo consiglio dei ministri. Poi lo stesso Ghedini lo smentisce: "Ma via. Il testo è pronto e non passerà per palazzo Chigi". Il contenuto: intercettabili i reati oltre i cinque anni di pena, per 45 giorni prorogabili per altri 15 solo "in casi eccezionali, qualora siano emersi nuovi elementi", ad libitum per i delitti gravissimi; "sufficienti indizi di reato" per quest'ultimi, "gravi indizi di colpevolezza" per i meno gravi.

Per Alfano la partita delle intercettazioni è chiusa. Il ministro nega che il Cavaliere sia scontento e guarda già alla riforma del processo penale (la prossima settimana in consiglio) e alle modifiche costituzionali. Non nasconde l'entusiasmo, e lo esprime a Bossi incontrandolo al ristorante di Montecitorio, per la nuova sintonia con Udc e Radicali.

Alla Camera e al Senato la maggioranza vota con i due gruppi le risoluzioni sulla giustizia contro Pd e Idv. Polemizza Alfano: "Il Pd si ritrova da solo con Di Pietro mentre lui va in piazza con striscioni offensivi contro Napolitano". Il Guardasiglli ombra Lanfranco Tenaglia lo rimbrotta: "Confonde le carte per coprire le terribili spaccature nella maggioranza"

(La Repubblica, 29 gennaio 2009)
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Comitato di Coordinamento
fra le Magistrature e l’Avvocatura di Stato



I magistrati chiedono incontro al presidente della Camera, per stralciare le modifiche agli organi di autogoverno della Corte conti e del Consiglio di Stato


Contro le modifiche agli organi di autogoverno della magistratura contabile e amministrativa, Intermagistratura - il Comitato di coordinamento tra le magistrature e l’Avvocatura dello Stato - ha chiesto un incontro urgente al presidente della Camera, Gianfranco Fini. Le modifiche all’esame del Parlamento, si legge nel documento inviato al presidente Fini, «produrrebbero un gravissimo vulnus ai fondamentali principi costituzionali alla base della istituzione stessa degli organi di autogoverno».

In particolare la preoccupazione riguarda l’articolo 9 del cosiddetto ddl Brunetta (atto C/2031), che potenzia le funzioni del vertice istituzionale della magistratura contabile a scapito di quelle dell’organo di autogoverno (riduzione da 10 a 4 della componente elettiva, e inserimento tra i membri di diritto del capo di gabinetto e del Segretario generale).

Per quanto riguarda la magistratura amministrativa, un emendamento governativo al ddl di conversione del decreto legge 207/08 sulla proroga di termini porta da 4 a 6 il numero dei componenti laici dell’organo di autogoverno del Consiglio di Stato - Tar Corte dei conti (pari al numero dei componenti togati).

Intermagistratura intende rappresentare al presidente della Camera «l’esigenza di un immediato stralcio» delle due modifiche, per poi individuare, «con la necessaria accuratezza e meditazione, una disciplina degli organi di autogoverno omogenea e rispettosa dei fondamentali canoni costituzionali».

Roma, 29 gennaio 2009
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503
Ci sono  persone collegate

< agosto 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
 
             






Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (38)
Associazioni Giustizia (52)
Economia (86)
Estero (187)
Giuristi (134)
Gruppo Cellule Staminali (1)
Indagini (210)
Lavoratori Giustizia (1)
Magistratura (2170)
Osservatorio (1)
Osservatorio Famiglia (512)
Politica (926)
Redazionale (68)
Sindacati Giustizia (326)
Sindacato (221)
Telestreet (7)
Varie (82)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019

Gli interventi piů cliccati

Titolo
Bianco e nero (236)
I gatti di G.Q. (25)

Le fotografie piů cliccate

Titolo
G.Q. Non ha mai pubblicato pubblicità in otto anni e se iniziasse ora?

 Si, a me non disturba
 No, non mi piace



Titolo






A.N.M.
A.N.M. new
A.D.M.I.
Argon News
A.I.M.M.F.
Argon News Redazione
Artists Against War
Articolo 3
BloggersPerLaPace
Comitato Sfruttatori ATU
Commissariato PS Online
dBlog.it Open Source
Erga Omnes
Eugius
Filo Diritto
Intesaconsumatori
Geopolitica
Giuristi Democratici
Giuristi Democratici Roma
Magistratura Democratica
M.D. Toscana
Medel
Medicina Democratica
Magistratura Indipendente
Movimento per la Giustizia
Nazionale Magistrati
Non Solo Giustizia
Osservatorio Bresciano
Osservatorio Romano
Sorgente D'Amore
Studio Cataldi
Studio Celentano
Studio Tidona
Toghe Lucane
Uguale per Tutti
Unitŕ per la Costituzione
Unicost Milano
Unione Internazionale Magistrati
Morandi Senato
About me







http://www.wikio.it
Wikio
Iscriviti a GQ su FriendFeed
Blogstreet - dove il blog č di casa
Iscriviti a GQ su Twitter
Powered by FeedBurner


Blog Link










24/08/2019 @ 13.24.23
script eseguito in 484 ms