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 25 novembre contro la violenza sulle Donne... di Lunadicarta
 
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La giustizia è sempre giustizia, anche se è fatta sempre in ritardo e, alla fine, è fatta solo per sbaglio.

George Bernard Shaw
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 26/10/2010 @ 07:31:34, in Indagini, linkato 1367 volte)
La pubblicazione dell'Apologia
dei reati di pedofilia sul caso Scazzi



In questi giorni tutti parlano di Sarah, dalle tv ai socialnetwork. E all'opinionismo su questo caso non mancano all'appello neppure gli apologi della pedofilia in rete.

Il blog di cui narro, conosciutissimo e stradenunciato sia da me che da Frassi della Prometeo onlus, non è un "blog satirico", ma un vero e proprio strumento intellettuale di apologia dei reati di pedofilia.

L'analisi a cui mi accingo sarà semplicissima e solo descrittiva, per realizzarla userò la forma dell'immagine con l'aiuto del codice penale per darvi conto dell'ideologia della pedofilia espressa da quel sito.

Le immagini sono tutte estrapolate da testi pubblici e pubblicati online.


L'età del consenso sessuale per i minori:

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-26_07.10_bambina.JPG

La prima impresa dell'ideologo è la negazione. Sarah non era una bambina, ma una giovane donna. La legge non ammette ignoranza, ma l'apologia del reato è ricompresa nella inammissibilità del comportamento in chi contesta la Legge e finge di "non conoscerla".

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-26_084313_pedofilia_dolce.jpg

L'articolo 609 del Codice Penale:

Art. 609-ter.
Circostanze aggravanti.

La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all'articolo 609-bis sono commessi:
1) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici;
2) con l'uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa;
3) da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;
4) su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale;
5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore.
5 bis) all’interno o nelle immediate vicinanze di istituto d’istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa. (1)
La pena è della reclusione da sette a quattordici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci.

(1) Numero aggiunto dall’art. 3, comma 23, della L. 15 luglio 2009, n. 94

_______________

Cfr. Cassazione penale, sez. I, sentenza 7 febbraio 2008, n. 6072 e Tribunale di Enna, sentenza 21 maggio 2008 in Altalex Massimario.

Art. 609-quater.
Atti sessuali con minorenne.

Soggiace alla pena stabilita dall'articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:
1) non ha compiuto gli anni quattordici;
2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest'ultimo, una relazione di convivenza. (1)
Al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 609-bis, l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni. (2)
Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi.
Si applica la pena di cui all'articolo 609-ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci.

(1) Numero così sostituito dall’art. 6, comma 1, lett. a) della L. 6 febbraio 2006, n. 38
(2) Comma inserito dall’art. 6, comma 1, lett. b) della L. 6 febbraio 2006, n. 38

_______________

Cfr. Cassazione penale, sez. III, sentenza 4 ottobre 2007, n. 36389 e Tribunale di Enna, sentenza 21 maggio 2008 in Altalex Massimario.


La Necrofilia:

E' il reato accessorio del "pedofilo", tipico del meta programma intellettuale di tale devianza, qui  di seguito in immagine ancora esposto in apologia  del reato, ovvero nella forma di "negazione interrogativa" e rivolto alla platea dei lettori del web.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10.26_07.04_necrofilia.JPG

Sotto un profilo meramente tecnico con questa affermazione dell'ideologo dei reati di pedofilia si passa dall'apologia dei reati contro "la persona" del caso "minori" all'apologia dei reati contro "la pietà per i defunti". Infatti, per la "tutela penale del cadavere" il nostro codice penale prevede ben quattro articoli.


Art. 410. Vilipendio di cadavere.


Chiunque commette atti di vilipendio sopra un cadavere o sulle sue ceneri è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Se il colpevole deturpa o mutila il cadavere, o commette, comunque, su questo atti di brutalità o di oscenità, è punito con la reclusione da tre a sei anni.

Art. 411.
Distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere.

Chiunque distrugge, sopprime o sottrae un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne sottrae o disperde le ceneri, è punito con la reclusione da due a sette anni.
La pena è aumentata se il fatto è commesso in cimiteri o in altri luoghi di sepoltura, di deposito o di custodia.
Non costituisce reato la dispersione delle ceneri di cadavere autorizzata dall'ufficiale dello stato civile sulla base di espressa volontà del defunto.
La dispersione delle ceneri non autorizzata dall'ufficiale dello stato civile, o effettuata con modalità diverse rispetto a quanto indicato dal defunto, è punita con la reclusione da due mesi a un anno e con la multa da euro 2.582 a euro 12.911.

Art. 412.
Occultamento di cadavere.

Chiunque occulta un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne nasconde le ceneri, è punito con la reclusione fino a tre anni.

Art. 413.
Uso illegittimo di cadavere.

Chiunque disseziona o altrimenti adopera un cadavere, o una parte di esso, a scopi scientifici o didattici, in casi non consentiti dalla legge, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.
La pena è aumentata se il fatto è commesso su un cadavere, o su una parte di esso, che il colpevole sappia essere stato da altri mutilato, occultato o sottratto.

Corte di Cassazione – Penale, Sentenza 21 febbraio 2003, n.17050:

“Il reato di vilipendio di cadavere è integrato da qualunque manipolazione di resti umani che consista in comportamenti idonei ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti, non resi necessari da prescrizioni tecniche dettate dal tipo di intervento o addirittura vietati, con la consapevolezza del loro carattere ultroneo o incompatibile con le prescrizioni proprie del tipo di attività svolto. Infatti, secondo consolidato indirizzo interpretativo della giurisprudenza di legittimità che, seppur risalente nel tempo, non è stato mai contrastato da pronunce di segno opposto, il dolo del reato di cui all’art. 410 c.p. è generico, di talché l’elemento psicologico di detto delitto è integrato dalla consapevolezza del fatto che, come nel caso di specie, l’azione posta in essere non è conforme alle prescrizioni o esigenze tecniche afferenti al tipo attività espletata ed è idonea ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti”.

Conclusioni:

Ora, i problemi cagionati a tutti da questo signore, che rammento essere amico del "giustiziere", amico dell'agenzia di porno stalking che mi perseguita dopo l'aver strappato un bene dello Stato alla criminalità del file sharing illegale (il server UniNa - Federico II di Napoli) e amico di tanti altri che esprimono i medesimi concetti in rete, si risolveranno con il "benedetto" sequestro del computer e con la chiusura definitiva del blog osceno.

Per tutti gli altri: ditemi con chi andate e vi dirò chi siete.


Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 25/10/2010 @ 19:49:20, in Magistratura, linkato 1520 volte)

Il Pubblico Ministero e il Giudice in Italia


di Ferdinando  Imposimato [25/10/2010]

La  maggioranza di centro destra rilancia il progetto di mettere il  Pubblico Ministero al servizio del  potere esecutivo.  Non solo. Il   sogno del premier Berlusconi e di Fabrizio Cicchitto, entrambi ex  appartenenti alla loggia massonica di Licio Gelli,  è di mettere  anche  il giudice al servizio del  Governo. Ma questo  progetto va  contro la Costituzione repubblicana.

La  nostra Costituzione  all'art.104  stabilisce  che la magistratura – che comprende giudici e pubblici ministeri-  costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Giustizia  politica

Si  potrebbe essere indotti a  chiedersi   quali siano state le ragioni   che inducano il legislatore a fissare  con legge il principio della   imparzialità  del giudice, che dovrebbe essere insito nella stessa  funzione del giudicare.  Questa esigenza nasce  dalla drammatica  esperienza  della giustizia  politica-  tipica dei regimi fascisti e comunisti-, che è negazione  del concetto stesso di giustizia.  Da ciò deriva come  tra tutte le virtù di cui il giudice deve essere dotato  -l’imparzialità, la saggezza, l’onestà, l’equilibrio- , la  prima  sia la più importante. Basti pensare alle conseguenze devastanti che possono derivare dalla  giustizia di parte. La violazione del principio di imparzialità,  oltre a ledere il diritto di tutti i cittadini alla tutela dei propri  beni – la proprietà, la sicurezza, la vita, la reputazione,  l’onore, l’ambiente- si traduce  nella violazione  delle regole  della democrazia.

Imparzialità  del giudice

L’imparzialità è dunque  la prima garanzia dei cittadini, contro il rischio della giustizia  politica.  Il problema è eterno. In  tutte le epoche  chi governa cerca di assoggettare i giudici al  proprio potere per garantirne il rafforzamento e la conservazione. I precedenti da citare sarebbero moltissimi. Valga per tutti il  ricordo della vicenda drammatica di  Papiniano  e Ulpiano, che erano i  vertici della giurisdizione – qualcosa di simile alla Corte di Cassazione - al tempo dell’Imperatore  Caracalla.  Chiamati dall’Imperatore a difenderlo dinanzi al Senato per  l’omicidio del fratello Geta,  si rifiutarono entrambi di scendere nell’agone  politico,  prescindendo  dal condividere la liceità morale del comportamento  dell’Imperatore. Essi preferirono essere decapitati piuttosto che  rinunziare  alla loro terzietà e indipendenza rispetto  all’imperatore ed al Senato che erano  espressione  del  potere    esecutivo e legislativo.  E se è vero, dunque, che il  giudice è  un uomo come gli altri, è vero anche che a differenza degli altri deve sapere  reprimere le sue passioni e tenere lontane le tentazioni di mettersi  al servizio del potere,  pena l’impossibilità  di svolgere degnamente la sua funzione.

Imparzialità  del Pubblico Ministero

Si  discute anche della imparzialità del PM. Peraltro spetta al  PM, che è anche organo promotore di giustizia, la ricerca ed  acquisizione non solo delle prove  a carico ma anche degli elementi a favore dell'imputato.  L'art.358 cpp stabilisce che “il pubblico ministero compie ogni  attività necessaria ai fini indicati nell'articolo 326  e svolge  altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona  sottoposta alle indagini”. In detta fase il PM non è parte,  non essendo ancora insorto alcun conflitto tra l'ordinamento ed un  determinato soggetto privato, bensì l'unico organo preposto,  nell'interesse generale, alla raccolta ed al vaglio dei dati positivi  e negativi afferenti a fatti di possibile rilevanza penale.

Sistemi  Anglosassoni

Dopo  l'esame dei poteri e doveri del pubblico ministero, appare evidente  che egli ha un compito di ricerca imparziale della verità.  Ed è  questo compito di ricerca imparziale della verità che differenzia  nettamente il p.m. italiano dal prosecutor dei sistemi anglosassoni; in questi sistemi anglosassoni il p.m. deve sostenere sempre e solo la tesi accusatoria, anche quando si trova di fronte ad una persona innocente. E questa regola abominevole è dovuta a varie ragioni: anzitutto al  fatto che i meriti professionali del prosecutor e la sua  conferma alla scadenza del mandato – essi infatti sono eletti  dal popolo ogni quattro anni- sono legati unicamente al numero  delle condanne, indipendentemente dalla innocenza o colpevolezza  degli accusati.

Sistemi  Americani

Perfino  i governatori dei vari stati americani costruiscono la loro  sinistra fortuna politica sul numero delle condanne a morte  eseguite sotto il loro governo. Così è avvenuto che il governatore  della Virginia Jim Gilmore, avendo ottenuto una serie di funeste ed  ingiuste condanne a morte, anche di innocenti, sia stato  scelto dall'ex Presidente George Bush come suo consulente alla Casa  Bianca. Negli Usa il povero accusato, spesso un personaggio fragile  psichicamente ed economicamente, è dunque schiacciato in una  morsa mortale tra il p.m. ed il Governatore. Con una pubblica  opinione giustizialista e assetata di sangue. Questo abominio è  aggravato dal fatto che spesso il p.m. si trova di fronte a persone  prive di fatto di qualunque difesa: neri, latino americani, africani,  asiatici, italiani privi di ogni risorsa. Il risultato di molte cause  è segnato, quasi inevitabile: la condanna degli accusati a pene  severissime, spesso alla pena di morte. E quando l'errore viene scoperto, è troppo tardi per correggerlo, e nessuno paga. La  revisione non produce alcuna conseguenza contro i responsabili  dell'accusa e delle Corte fallaci, e tanto meno dei governatori. Il  caso del martire Rocco Derek Barnabei, condannato a morte senza una  prova credibile e contro ogni logica (avrebbe violentato la propria  fidanzata con cui da tempo aveva normali rapporti sessuali), è  emblematico delle storture della giustizia americana.

Sistemi  Europei

In  Europa il rischio di una subordinazione del Giudice e del PM al  potere politico non è solo del sistema italiano. In Francia si cerca di abrogare il Giudice  Istruttore, che è  attualmente il referente naturale del PM. E questo per  creare un  sistema in cui   il   PM che non sia sottoposto al controllo di un   magistrato indipendente, come è oggi il Giudice istruttore in  Francia,  ma solo del Ministro della Giustizia.  Che in Francia è  tal Mitterand che in un libro confessa, senza vergognarsi, di andare  nei paesi del sud est asiatico a fare  sesso, stando a quanto  riferisce il Corsera del 10 ottobre 2009. E noi sappiamo che le  vittime di questo commercio sono bambini.  Egli peraltro sostiene di  avere fatto sesso solo con adulti;  se avesse fatto sesso    commettendo violenza carnale, poiché il consenso di minori al di  sotto dei 14 anni non ha valore. Mentre per quelli di età superiore  ai 14 anni e inferiore ai 18 anni, bisogna decidere caso per caso. In  Italia, il Ministro Mitterand dovrebbe essere perseguito per  turismo  sessuale in danno di minori, punito gravemente. Ma in Francia forse  non esiste una legge come quella vigente in Italia (art 600 quinquies   cp).

Sistemi  Italiani

Nell'ordinamento  italiano, a differenza che negli USA, il pubblico ministero viene  scelto mediante un concorso pubblico, previsto dalla  Costituzione (art.106). Questo significa che egli non è di  nomina politica, come è nei sistemi anglosassoni. In secondo luogo  la progressione in carriera non è legata alla quantità di  condanne ma al numero dei procedimenti risolti in  qualunque modo, ed alla sua abilità nello svolgere le  indagini preliminari. Evitando errori giudiziari.

Noi deploriamo gli orrori della giustizia americana in cui  il  Prosecutor è alle dipendenze del Ministro della Giustizia  e un  innocente come Chicco Forti è stato condannato all'ergastolo per un  omicidio che non ha commesso e per il quale non aveva alcun interesse   sulla base del nulla: non ci sono né prove né indizi né sospetti.  Ci sono solo dei comportamenti scorretti da parte degli investigatori  e dei giudici che hanno totalmente disapplicato le regole del giusto   processo.

Legato  al problema della imparzialità è quello della invocata  “funzione politica” del pubblico ministero. Parliamo della  funzione che l'ufficio del pubblico ministero può e deve svolgere  nella vita pubblica e quindi nel senso più elevato del termine.

A  questo riguardo è sempre utile risalire – malgrado l'evoluzione  che ha assunto rispetto al significato originario- al principio  della separazione dei poteri, enunciato due secoli fa da  Montesquieu; il quale ammoniva che “non vi è libertà quando il potere giudiziario non è separato da quello legislativo e  da quello esecutivo”, perché diversamente “il  giudice potrebbe avere la forza  di un oppressore”. Forse sarebbe meglio dire che  il giudice ed il pubblico ministero possono essere strumenti nelle  mani degli oppressori che governano. Questo vale non  solo se la confusione dei poteri sia la legge scritta, il che accade  di rado, ma anche quando si verifica di fatto, come lo  straripamento di un potere sull'altro.  Come fa spesso il Premier ai  nostri giorni, pensando  di essere legibus salutus.

Come  è necessario guardarsi dal pericolo che il potere politico voglia  controllare il pubblico ministero, così occorre evitare anche che il potere giudiziario si arroghi finalità politiche che  non sono di sua competenza. Indubbiamente l'esercizio del potere  giudiziario, come di ogni altro potere, non può mai essere del tutto  esente da una certa connotazione politica, specie quando investe  organi della pubblica amministrazione o del parlamento, purché  intesa a garantire il principio che la legge è uguale per tutti.

Per  evitare il superamento del limite oltre il quale la purezza o la  nobiltà del fine rischi di trasformarsi in strumento, magari  inconsapevole, di finalità estranee alla applicazione imparziale  della legge, occorre riandare all'insegnamento del grande Francesco  Carrara. Che così scrisse: “Giustizia  e politica non nacquero sorelle. Quando la politica entra dalla porta  del tempio, la Giustizia se ne fugge impaurita per tornarsene al  cielo”.1

Spetta  però soprattutto ai giudici di esercitare un vigile controllo  sull'operato dei p.m. e trovare un giusto equilibrio per  evitare che il perseguimento di queste finalità investigative si  risolva in una lesione dei diritti individuali.  Ma la cosa  peggiore che si possa fare è di sottoporre il PM al servizio  del potere politico, cosa vietata dalla Carta fondamentale.

Eguaglianza dei cittadini  di fronte alla legge

L'altro  punto fondamentale della giustizia è l'eguaglianza dei cittadini  di fronte alla legge, a prescindere dalla posizione sociale e  dalla funzione. Se al titolare del potere di governo è lecito fare  ciò che vuole, compresi  i delitti più gravi, come la corruzione e  la associazione mafiosa, tutti gli altri  cittadini si sentiranno  liberi di fare altrettanto. Ed i mafiosi avranno diritto di ritenere  che loro sono discriminati rispetto al Presidente del Consiglio. E i  giudici non se la sentiranno di condannare i cittadini corrotti e non  il Presidente del Consiglio corruttore. E sarà vanificato il principio di legalità che deve obbligare tutti i cittadini,  indistintamente. E questo privilegio in Italia si cerca di attuarlo a  favore del Presidente del Consiglio per gravi delitti commessi fuori  dall'esercizio delle funzioni.

Ferdinando Imposimato

 


* Art. 104
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

* Art. 105
Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

* Art. 106
Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.
La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

* Art. 107
I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.
Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.
I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.
Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

1 F Carrara: Programma, parte speciale, vol.VII


Gruppo per il ripristino della Costituzione del 1948

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Mobilitazione popolare contro le riforme annunciate dal Governo

http://www.facebook.com/group.php?gid=186080540860

Comitato Cittadino Democrazia Diretta

http://www.facebook.com/pages/Comitato-Cittadino-Democrazia-Diretta-CCDD/279152377228

 

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Di Loredana Morandi (del 25/10/2010 @ 19:04:49, in Varie, linkato 1480 volte)
Fertilità: più difficile la gravidanza
se si ha sangue di gruppo 0


Niente paura! Le aspiranti future mamme con sangue di gruppo 0 non temano: avranno tranquillamente il loro bambino/a e senza altra difficoltà che quelle normali. La mia è la splendida testimonianza di madre con gruppo 0 e "addirittura" 4 splendidi ragazzi, tutti in perfetta salute. Ma mi raccomando: per come funziona il servizio sanitario nazionale la vostra gravidanza dovrà essere ben seguita, programmata e programmati tutti gli esami di rito ivi compresi le ecografie e l'ascolto del battito fetale di tre mesi in tre mesi. Fino alla data del parto, a costo di prenotare le visite 6 mesi prima.

Scrivo qui per mero divertissment, naturalmente. Però mi interrogo sul come gli americani spendano soldi per la ricerca, perché "forse" non val la pena di mandar loro i nostri "cervelli" migliori, con il consueto metodo dello strangolamento post carriera universitaria. E' un vero spreco!

Lo studio della Albert Einstein College of Medicine dell'univesità di Yale è stato divulgato oggi alla conferenza annuale della American Society for Reproductive Medicine (ASRM). Ne hanno parlato il Telegraph e la Repubblica ieri e oggi.

Naturalmente nella prestigiosa e costosissima ricerca non si evince nulla che ostacoli realmente il "caso fortuito" in cui lo spermatozoo feconda l'ovulo, mentre sembra del tutto assente la nota sul già conosciuto da almeno 50 anni e su alcune difficoltà oggettive al momento del parto in una madre gruppo 0 positivo, nel dare alla luce un neonato di gruppo 0 negativo.

Personalmente ho iniziato anni fa a classificare questo genere di notizie nel catalogo del "panico controllato". Da queste notizie sono tratti degli studi sulla popolazione, al fine di valutare quanto e quali siano le molle che fanno scattare il panico nelle masse. I risultati di queste indagini conoscitive servono alla futura realizzazione di falsi positivi (o false flag come le armi batteriologiche di Saddam, ad esempio) o a coprire con il panico o il miracolo l'ennesimo impeachment del politico di turno.  Attenzione però: lo hanno usato anche in Italia sulle masse, ed è la stessa tecnica di neuromarketing utilizzata dallo stalker pubblicista e dal suo partner sardo ai miei danni.

Per questa fortunata serie a livello planetario la "balla" più grande è stata quella sullo scoppio del "Big Bang" e della espulsione della materia stellare verso l'esterno su un piano "piatto", cioè in orizzontale e non in verticale. Una roba da far rivoltare molti santi e martiri delle scienze cosmologiche, dalle polveri post rogo di Giordano Bruno a Copernico e oltre ancora. L'eminente università dichiarò allora di aver investito ben otto anni di studi e ingenti emolumenti governativi, naturalmente. Salvo poi, dico io, aver osservato solo il bordo della nostra galassia, dalla tipica forma a piattino da caffè ma che noi osserviamo lateralmente (da qui il termine "via lattea"), senza considerare che anche Horse Head Nebula nella costellazione di Orione è un ammasso di materiale stellare e non è ne piatta ne tantomeno circolare, ma soprattutto non si può dire che tiri un fil di "vento" nello spazio ad arricciare cirri e cumulinembi.

Perché parlar di "stelle" e nascita? E' naturale, ogni bambino è una stella che brilla nel cuore della sua mamma, se è serena, se il babbo non la picchia, se il datore di lavoro non la mobbizza e se ha i mezzi a sufficenza per mantenersi se sola nel caso in cui non vi fosse un papà.

Con questo voglio dire che i problemi qui in Italia sono ben altri, ma che più volte il ruolo dei media è speso per gettar fumo o anche nuvolette rosa negli occhi della popolazione.

Loredana Morandi

dal Telegraph

Blood type O may be barrier to having baby

October 24 2010 | By Stephen Adams, Medical Correspondent, in Denver | Health

Women with blood type O could have more trouble conceiving as they age, an American survey claims.

Women with O blood type may struggle to conceive

October 25 2010 |By Stephen Adams, Medical Correspondent, in Denver |Health

Women with blood type 'O' could have more trouble conceiving as they age, a study has indicated.

l'articolo su La Repubblica

Più difficile diventare mamma se si ha il sangue di gruppo zero

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Di Loredana Morandi (del 25/10/2010 @ 18:12:54, in Magistratura, linkato 1341 volte)
Buste con proiettili recapitate
al Procuratore e alla Gdf di Marsala

L'intimidazione è adesso al vaglio della Procura di Caltanissetta che indaga sulla vicenda.

Palermo, 25 ott. - (Adnkronos) - Una busta con proiettili e' stata recapitata al procuratore di Marsala (Trapani) Alberto Di Pisa e un'altra, sempre con proiettili alla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza della Procura marsalese. L'episodio risale all'estate scorsa ma se ne e' avuta notizia soltanto adesso. Sulle buste non c'era alcun messaggio. L'intimidazione e' adesso al vaglio della Procura di Caltanissetta che indaga sulla vicenda.


Trapani: Procuratore Di Pisa,
Intimidazione? Ho rifiutato aumento tutela

Palermo, 25 ott.- (Adnkronos) - "Se ho paura? No, anzi questa lettera di intimidazione con i proiettili e' un motivo in piu' per lavorare e fare bene le cose. Durante il Comitato per l'Ordine e la Sicurezza era stato deciso di aumentarmi la tutela, ma io ho rifiutato". Lo ha detto il Procuratore capo di Marsala (Trapani), Alberto Di Pisa commentando la notizia della lettera con i proiettili arrivata nella tarda primavera, ma di cui si e' appreso solo oggi. "Evidentemente sto facemndo delle cose che possono dare fastidio a qualcuno...", ha poi aggiunto Di Pisa. E alla domanda se la lettera di minacce e il tentativo di entrare nella casa di campagna del Procuratore aggiunto di Caltanissetta, Nico Gozzo, possono essere un segnale preoccupante, ha spiegato: "Non credo che ci sia un nesso tra le due cose". (25 ottobre 2010 ore 12.48)


Effrazione in villa coppia magistrati nel palermitano

E' casa estiva di gup Palermo sposata con pm a Caltanissetta

(ANSA) - PALERMO, 25 OTT - I carabinieri indagano sull'effrazione commessa nella villa al mare, a Terrasini (Pa), di una coppia di magistrati. La casa e' del gup palermitano Antonella Consiglio, moglie del procuratore aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo. La scorsa notte alcune persone si sono introdotte nell'abitazione rovistando ovunque. Non e' stato ancora accertato se si sia trattato di un furto. Gozzo e' stato vittima di pesanti intimidazioni. Coordina le indagini sulle stragi del '92. (ANSA).


MINACCE A PROCURATORE MARSALA:
ALFANO, LA MAFIA E' ALLE CORDE

12:43 25 OTT 2010

(AGI) - Roma, 25 ott. - "Lo Stato e' vicino al procuratore della Repubblica di Marsala, Alberto di Pisa, e alla sezione di pg della Guardia di Finanza presso la stessa procura per il vile atto intimidatorio di cui sono stati vittime". Lo afferma in una nota il guardasigilli, Angelino Alfano.
  "Le recenti minacce con le quali il crimine organizzato tenta di rispondere all'azione incessante e tenace della squadra dello Stato - prosegue il ministro della Giustizia - dimostrano, una volta di piu', che le organizzazioni mafiose sono alle corde e che la strada intrapresa da magistratura, forze dell'ordine e istituzioni e' quella giusta. Quanto accaduto, rafforza la determinazione dello Stato di andare avanti nel portare a termine con successo la lotta a tutte le mafie, senza alcun condizionamento".
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I risultati confermano l'esame autoptico

Caso Claps, Elisa aggredita anche dopo la morte.
Nessuna certezza sul bottone rosso


ultimo aggiornamento: 25 ottobre, ore 17:55
Potenza - (Adnkronos/Ign) - L'esito della perizia sui vestiti della ragazza potentina uccisa il 12 settembre del 1993: l'assassino infierì sulla vittima e tagliò gli indumenti con una forbice ed una lama. Il bottone non è ''compatibile'' con quelli dell'abito talare di don Domenico Sabia

Potenza, 25 ott. - (Adnkronos/Ign) - Dopo la morte di Elisa Claps l'assassino infierì sulla vittima e tagliò gli indumenti con una forbice ed una lama: è quanto trapela sull'esito della perizia merceologica sui vestiti della ragazza potentina uccisa il 12 settembre del 1993. Tali risultati sono un'implicita conferma di quanto già emerso nella perizia autoptica del professor Francesco Introna. Quest'ultimo, nella sua relazione, segnalò che sul corpo c'erano ferite da ''punta e da taglio'' e da ''taglio''.

Lo stesso medico legale segnalò che il corpo della ragazza era stato trascinato per una gamba verso l'angolo del sottotetto della chiesa della Trinità dove è stato occultato fino allo scorso 17 marzo e che furono tagliate ciocche di capelli. Era emerso infatti che l'assassino si era dilungato in tali operazioni tanto che il taglio della ciocca avvenne ''tra i 20 ed i 25 minuti'' dalla morte.

Anche secondo la perizia merceologica dopo la morte furono compiuti i tagli ai vestiti per ''un tempo relativamente lungo'', non precisato. Fu usata una lama per tagliare il reggiseno nella porzione che divide le due coppe, lo slip con un taglio verticale all'elastico e i pantaloni con due lunghi tagli da forbici. Il taglio del reggiseno e dello slip, insieme ai pantaloni abbassati e con la cerniera aperta, erano emersi pure in sede di autopsia tanto da suffragare l'ipotesi che l'uccisione di Elisa avvenne a seguito di un assalto sessuale e del rifiuto di avances.

Mentre, sempre secondo la perizia, il bottone rosso trovato sotto il cadavere di Elisa non è ''compatibile'' con quelli dell'abito talare del parroco della Trinità di Potenza, don Domenico Sabia, deceduto due anni fa. Il bottone fu trovato durante la ricognizione del cadavere il giorno dopo il ritrovamento, avvenuto il 17 marzo scorso.

Secondo la perizia il bottone può appartenere ad ''un abito cardinalizio'' ma a Potenza tale circostanza non trova riscontro perché nessun cardinale è mai salito nel sottotetto. La perizia non esprime però una certezza in quanto la fibra del bottone può aver subito ''una variazione'' nel colore.

Inoltre, da un esame dell'abito talare di don Sabia, non si può escludere che ''i bottoni siano stati sostituiti'' considerando che sono in buono stato mentre la veste è usurata. Non sono giunti risultati univoci nemmeno dalla perizia botanica. Nel sottotetto sono stati trovati infatti semi vegetali sia risalenti ad un periodo lontano sia più recenti.

La Rassegna

Nuova perizia: Elisa Claps subì violenza anche dopo la morte

Virgilio - ‎17 minuti fa‎
Chi diciassette anni fa uccise Elisa Claps si accanì sul suo corpo esanime. L'assassino la colpì con un paio di forbici di "medie dimensioni" e una lama "molto tagliente". E' quanto emerge dalla perizia della paleontologa Eva Sacchi, incaricata dalla ...

Caso Claps: da perizia su vestiti nessuna certezza su bottone rosso

Libero-News.it - ‎47 minuti fa‎
Potenza, 25 ott. - (Adnkronos) - Il bottone rosso trovato sotto il cadavere di Elisa Claps non e' ''compatibile'' con quelli dell'abito talare del parroco della Trinita' di Potenza, don Domenico Sabia, deceduto due anni fa: e' l'esito della perizia ...

17:44 Claps/ Parla fratello di Elisa, analogie con omicidio Heather

APCOM - ‎9 minuti fa‎
Potenza, 25 ott. (Apcom) - "Tutto lascia pensare che Elisa sia stata uccisa come Heather Barnett e che a colpire entrambe sia stata la stessa mano assassina". Così Gildo Claps, fratello della ragazza di Potenza uccisa nel 1993, ha commentato le notizie ...

Claps/ Perizia botanica: semi su corpo Elisa di epoche diverse

APCOM - ‎38 minuti fa‎
Potenza, 25 ott. (Apcom) - Sul corpo di Elisa Claps, la studentessa di Potenza uccisa nel 1993 i cui resti sono stati trovati a marzo scorso nel sottotetto della chiesa Santissima Trinità del capoluogo lucano, erano presenti "semi alati" di "epoche ...

Claps/ Perizia botanica: semi su corpo Elisa di epoche diverse -2-

Virgilio - ‎1 ora fa‎
"Qualora il sito di rinvenimento presentasse aperture - scrive il botanico Travaglini - apparirebbe plausibile che i vari frutti alati siano potuti arrivare (trasportati dal vento o da uccelli) in tempi diversi nel sito di rinvenimento". ...

Caso Claps: perizia su vestiti, dopo la morte di Elisa assassino ...

Adnkronos/IGN - ‎59 minuti fa‎
Potenza, 25 ott. - (Adnkronos) - Dopo la morte di Elisa Claps l'assassino infieri' sulla vittima e taglio' gli indumenti con una forbice ed una lama: e' quanto trapela sull'esito della perizia merceologica sui vestiti della ragazza potentina uccisa il ...

Omicidio Claps: Elisa aggredita dopo la morte

Italia News - ‎2 ore fa‎
(IAMM) L'assassino di Elisa Claps si sarebbe accanito sul corpo della ragazza "per un tempo relativamente lungo dopo la morte". Si legge questo nella perizia depositata alla Procura di Salerno, durante il primo incidente probatorio sull'omicidio della ...

Claps: perizia, tagliati gli indumenti

ANSA.it - ‎3 ore fa‎
(ANSA) - SALERNO, 25 OTT - 'Tutti gli indumenti di Elisa Claps, ad eccezione delle spalline, furono tagliati con delle forbici': lo rivela la perizia della paleontologa Eva Sacchi nell'ambito del primo incidente probatorio sull'omicidio della giovane. ...

Delitto Claps, bottone forse di abito cardinalizio Perizia: "Elisa ...

La Repubblica - ‎2 ore fa‎
Secondo le analisi svolte da Eva Sacchi, il colore del bottone fa pensare che fosse di un abito da cardinale, ma è incompatibile con l'abito talare di don Mimì Sabia. L'aggressore tagliò gli abiti dopo il decesso SALERNO - Può essere appartenuto ...

Claps,"fu aggredita anche da morta" Perito: "Assassino usò forbice ...

TGCOM - ‎3 ore fa‎
Secondo la paleontologa Eva Sacchi, l'assassino di Elisa Claps si accanì sul corpo della giovane "per un tempo relativamente lungo dopo la morte". Lo si legge nella perizia depositata alla Procura di Salerno, nell'ambito del primo incidente probatorio ...

“Chi uccise Elisa Claps infierì sul corpo anche dopo la sua morte”

City - ‎2 ore fa‎
A rivelare nuovi particolari sulla morte della giovane potentina è la perizia della paleontologa Eva Sacchi, depositata nei giorni scorsi alla Procura di Salerno. “I suiìoi indumenti furono tagliati con delle forbici. Il bottone rosso trovato sul luogo ...

Elisa aggredita anche dopo la morte

Tg1 - www.tg1.rai.it - ‎3 ore fa‎
SALERNO - Elisa profanata anche dopo la morte, con due armi da taglio. E' quello che emerge dalla perizia sul caso Claps della paleontologa Eva Sacchi: "Sulla scena del crimine erano presenti almeno due tipologie differenti di armi: una forbice e una ...

«E' il bottone di un cardinale»

Il Quotidiano della Calabria - ‎23/ott/2010‎
È un bottone cardinalizio del tipico e inconfondibile colore rosso. Non è più piccolo né più grande, ma proprio quello dell'abito di un prelato di alto rango. Impossibile capire chi l'abbia mai indossato considerato che la liturgia prevede numerosi, ...

Tracce sugli indumenti di Elisa

Il Quotidiano della Calabria - ‎24/ott/2010‎
Caso Claps: le conclusioni della perizia merceologica del consulente del gip, Eva Sacchi. Resta incerto da quando quel bottone «cardinalizio» stava nel sottotetto LO HA SCRITTO anche il gip Attilio Orio nell'ordinanza che affida una nuova perizia ...

Claps/ Perizia Sacchi: Elisa aggredita con forbici e lama ...

DailyBlog.it (Blog) - ‎52 minuti fa‎
Potenza, 25 ott. (Apcom) – L'assassino di Elisa Claps infierì sul suo corpo dopo la morte colpendola con un paio di forbici di “medie dimensioni” e una lama “molto tagliente”. E' quanto scrive nella sua perizia la paleontologa Eva Sacchi, ...

ELISA CLAPS/ Sul corpo della vittima fu fatta violenza anche dopo ...

Il Sussidiario.net - ‎2 ore fa‎
ELISA CLAPS - Chi uccise Elisa Claps si accanì sul suo corpo anche dopo la morte. Sul corpo di Elisa Claps, la sedicenne uccisa a Potenza il 12 settembre del '93 e ritrovata nella chiesa della Trinità a marzo di qeust'anno, fu usata violenza anche dopo ...

Elisa Claps, la perizia: violentata anche dopo la morte

Notizie Fresche - ‎2 ore fa‎
Dopo mesi di indagini, spuntano nuovi particolari sull'omicidio di Elisa Claps, la sedicenne uccisa barbaramente a Potenza il 12 settembre 1993 e ritrovata sepolta sedici anni dopo, il 17 marzo 2010, nel capoluogo lucano, nel sottotetto della chiesa ...

Elisa Claps: il bottone rosso trovato sulla scena del crimine ...

Crimeblog.it (Blog) - ‎24/ott/2010‎
Uno dei tanti gialli legati all'omicidio della 16enne Elisa Claps, i cui resti sono stati rinvenuti lo scorso 17 marzo scorso nel sottotetto della chiesa della Trinità di Potenza, riguarda il ritrovamento di un bottone rosso sul luogo del delitto. ..
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Di Loredana Morandi (del 25/10/2010 @ 14:50:33, in Magistratura, linkato 1799 volte)
Ecco a cosa preparavano alcuni verticismi in seno al gruppo organizzatore della Freedom Flotilla italiana e all'innominabilità delle fonti che contribuiscono economicamente al progetto. Questo malato di violenza sarà riciclato tra i movimenti pro Palestina ed in seno ai centri sociali. Senzani assomiglia  sorprendentemente al defunto artista Melo Franchina.  Dixit 25/10/2010. Loredana Morandi

Senzani, il leader brigatista torna libero
"Dopo 23 anni di carcere sono un uomo diverso"

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Br_Giovanni_Senzani.jpg

Il capo delle Br più sanguinarie esce per "estinzione della pena". Con Mario Moretti guidò il gruppo terroristico dopo il sequestro Moro

di CONCETTO VECCHIO

ROMA - "I giudici che m'hanno esaminato negli ultimi dieci anni hanno potuto constatare che sono una persona cambiata e infatti hanno sentenziato l'estinzione della pena. Sono stato in galera 23 anni. Ho riconosciuto i miei errori davanti al tribunale di sorveglianza. Ora sono un uomo libero. La politica del resto l'ho abbandonata da un pezzo, ma non le mie idee di sinistra". La politica Giovanni Senzani la praticava nelle colonne delle Brigate Rosse. Una parabola terribile.

Aveva studiato a Berkeley. Era un criminologo di un certo talento. Insegnava nelle università di Firenze e Siena. Scrisse perfino un libro per Jaca Book, la casa editrice legata a Comunione e Liberazione. Poi il demone della violenza politica lo risucchiò nel gorgo degli anni di piombo. A metà degli anni Settanta s'era accostato alle Br, nella cui sezione genovese militava suo cognato Enrico Fenzi: nel 1970 aveva sposato la sorella, Anna. Dopo il sequestro Moro ne assunse di fatto il comando, insieme a Mario Moretti. "Figura assolutamente atipica nel panorama del terrorismo di sinistra italiano: il leader dell'ala più sanguinaria", lo definì l'ex presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi Giovanni Pellegrino. Si disse che coltivasse legami con pezzi deviati dei servizi segreti. In carcere divise la detenzione con Ali Agca, indottrinandolo, secondo una certa vulgata, sulla pista bulgara. Fu lui a trovare l'appartamento in via della Stazione di Tor Sapienza a Roma dove venne sequestrato il giudice Giovanni D'Urso e che Moretti, in tuta da ginnastica e attrezzatura da carpentiere, trasformò velocemente in una prigione. E al compagno titolare dell'immobile, che osò fargli un'osservazione, sibilò gelido: "Non puoi saperlo meglio di me, che ho già fatto cinque sequestri".

Senzani gestì il sequestro di Ciro Cirillo ed ebbe l'ergastolo per l'uccisione di Roberto Peci, trucidato il 3 agosto 1981 in un casolare sull'Appia dopo un sequestro durato 53 giorni. Aveva la sola colpa di essere il fratello del primo pentito delle Br, Patrizio. Con una telecamera Telefunken avevano registrato tutti gli interrogatori e quando lo finirono con undici colpi di pistola - avvolgendo il cadavere in un drappo rosso sormontato dalla scritta "Morte ai traditori" - uno dei sicari immortalò la scena con la Polaroid. Fu una ferocia assoluta. Il sostituto procuratore Macchia giunse sul posto, vide la scena e finì a terra svenuto.

Senzani lo presero sei mesi dopo. Gli anni Settanta erano finiti da un pezzo. Nella foto segnaletica scattata in questura ha la zazzera in disordine, un barbone incolto, lo sguardo scocciato. Non si è mai pentito, né dissociato. Otto mesi fa ha quindi finito di scontare la sua pena, ma la notizia è trapelata solo ora. Gli ultimi cinque anni li aveva trascorsi in regime di libertà condizionale. Non poteva uscire di casa dopo le ore 23 e aveva l'obbligo di presentarsi due volte al mese in questura. Ci furono aspre polemiche per quella concessione fatta dal tribunale di sorveglianza. "Risponderà davanti a Dio di quello che ha fatto" commentò la madre di Peci, Amelia. Per la Procura generale di Firenze non sussisteva "il requisito del sicuro ravvedimento" e così fece ricorso. Ma la Cassazione alla fine diede ragione a Senzani. "La nostro fortuna è stata quella di aver trovato giudici scevri di condizionamenti" chiosa l'avvocato Bonifacio Giudiceandrea. Dice Senzani, che oggi ha 68 anni: "Sono in pensione, anche se continuo a collaborare con le Edizioni della Battaglia. Verrà il tempo di parlare del mio passato".

La Repubblica - 25 ottobre 2010
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Di Loredana Morandi (del 25/10/2010 @ 12:06:05, in Politica, linkato 1445 volte)
Questi fatti mi colpiscono profondamente, perché la Forleo ha come unica colpa quella di aver approfondito una parte dello sporco della sinistra. L'articolo che segue, tratto da il Giornale, è da approfondire con la lettura del blog di Vulpio, di cui disapprovo sinceramente l'attacco a Bruti Liberati e la violazione alla privacy delle email personali:

Imposimato ai giudici di Brescia: “Ecco come nell’ufficio della Finocchiaro si decise di “far fuori” Clementina Forleo”. Finocchiaro querela e Forleo la denuncia per calunnia: “A Milano mi hanno scippato il caso scalate bancarie”. Per i media non c’è notizia. C’è (sempre) chi fa la morale (agli altri)

L.M.

Finocchiaro vs Forleo
Anche la sinistra querela i magistrati


Roma Non è vero che solo la destra litiga con i magistrati, lo fa anche la sinistra. A condizione, però, che le inchieste riguardino loro. A quel punto è guerra, e a colpi di denunce. Lo ha appena fatto la capogruppo del Pd al Senato, Angela Finocchiaro, che tra le altre cose è anche un magistrato in aspettativa. La Finocchiaro ha querelato il gip Clementina Forleo, la quale ha risposto denunciandola per calunnia.

Il motivo? Lo racconta il giornalista Carlo Vulpio sul suo blog: «La vicenda riguarda un “summit” che si è tenuto il 6 giugno 2007 nell’ufficio della Finocchiaro. L’incontro è stato raccontato da Ferdinando Imposimato – ex senatore Ds ed ex magistrato – in due verbali ai magistrati di Brescia. Fu un incontro – dice Imposimato – in cui si decise di inviare un’ispezione ministeriale alla procura di Milano, il cui fine nemmeno tanto coperto era quello di mettere sotto procedimento disciplinare per “incompatibilità ambientale” l’allora gip di Milano, Forleo, che si stava occupando delle famose scalate bancarie dei “furbetti del quartierino”».

In quella inchiesta, allora seguita dalla Forleo, erano finite diverse telefonate tra politici - tra cui Fassino, D’Alema e Latorre - e personaggi legati alle scalate bancarie - tra cui Consorte, Ricucci, Fiorani. «A Roma sono molto preoccupati - racconta Vulpio, citando un suo libro, Roba nostra, del 2009 - Tanto che decidono di tenere un “summit” al volo in una qualche stanza del Parlamento.

Chi partecipa a questa riunione ristretta e di cosa si discute? Lo rivela ai giudici l’ex senatore Ds ed ex magistrato Ferdinando Imposimato». E cioè un gruppo di fedelissimi dalemiani, riuniti nell’ufficio della Finocchiaro, per sollecitare un’ispezione ministeriale a Milano. Questa la ricostruzione di Vulpio, sulla base di due verbali di Imposimato ai magistrati di Brescia.

La Finocchiaro ha querelato. Ma non Imposimato, solo la Forleo.

Il Giornale
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Questa sentenza è destinata ad essere discussa, la disparità di trattamento sembra quasi la resa del magistrato alle argomentazioni della "controparte". Ciò nonostante il risarcimento viene riconosciuto singolarmente ad ognuno dei genitori del lavoratore deceduto, questo dovrebbe sottintendere una duplice costituzione di parte nel procedimento civile, mentre sarebbe logico aspettarsi che sia la famiglia nel suo insieme a costituirsi. Si vede  così un certo manifesto interesse a spremere la "controparte".
Vero e contestuale scoperta dell'acqua calda quanto afferma la Gracis: gli imprenditori assumono da decenni gli stranieri perché costano di meno, accettano senza batter ciglio il "nero" e (probabilmente) perché  in ultimo costa meno risarcirli. E' così che in Italia non si trova più un posto da benzinaio, da barista o da muratore per gli italiani. Verosimile il paragone con i membri di paesi più ricchi dell'Italia.
Una domanda: premessa, il mercato assicurativo garantisce un risarcimento anche triplo rispetto al Capitale per il "caso morte" ed è facile intuire che l'azienda fosse sprovvista di questo genere di copertura. A mio avviso il quesito più annoso di fronte al quale si è trovato il giudice è stato tra il gettare in disgrazia l'azienda con tutti i lavoratori o risarcire la famiglia dell'albanese. Sotto questo profilo non credo che la giurisprudenza di merito possa venirci in aiuto, perché il problema ha carattere governativo e di sostegno alle piccole e medie industrie.  Oh no? L.M.

Update: questo è l'ennesimo caso del "salvate il giudice Ryan", solo che il salvataggio non concerne la sfera dell'influenza dei servizi sociali, ma il comparto Assicurativo e la Fondiaria S.p.A., ovvero l'organismo commerciale che ha difeso il proprio patrimonio contro la famiglia dell'albanese morto sul lavoro. La copertura assicurativa c'era e la società è una S.a.s. (società in accomandita semplice), impegnata per conto della Ponteggi Dalmine Spa.  L'infortunio è avvenuto perché la Dalmine non aveva inviato materiale sufficiente alla messa in sicurezza del cantiere allestito per il restauro di una nave da trasporto metano. Ovvero erano insufficienti i "piani" delle impalcature e l'albanese è caduto dall'altezza di 30 metri, durante il regolare orario di lavoro. Dalmine e Fondiaria possono pagare, si spera che l'auspicabile ricorso possa fare giustizia per la famiglia che ha perso il proprio congiunto.

Da leggere: il testo della sentenza dal sito di Repubblica.

end update.


"La vita di un operaio albanese
vale meno di quella di un italiano"


Torino, sentenza shock: morì sul lavoro, risarcimento ridotto. Ai familiari una somma dieci volte inferiore. All'uomo deceduto addebitato anche il 20% di concorso di colpa nella propria morte

di ALBERTO CUSTODERO

ROMA - L'operaio morto è albanese. Ma la sua vita vale meno di quella di un italiano. Ai suoi familiari, che vivono in Albania, "area ad economia depressa", va un risarcimento di dieci volte inferiore rispetto a quello che toccherebbe ai congiunti di un lavoratore in Italia. Altrimenti madre e padre albanesi otterrebbero "un ingiustificato arricchimento". Questa gabbia salariale della morte, ispirata al criterio del risarcimento a seconda del Paese di provenienza del deceduto sul lavoro, è contenuto in un sentenza shock del Tribunale di Torino.

Il giudice civile, Ombretta Salvetti, richiamandosi ad una sentenza della Cassazione di dieci anni fa, ha dunque deciso di "equilibrare il risarcimento al reale valore del denaro nell'economia del Paese ove risiedono i danneggiati". Dopo aver addebitato all'operaio deceduto il 20% di concorso di colpa nella propria morte, la dottoressa Salvetti ha riconosciuto a ciascun genitore residente in Albania la somma risarcitoria di soli 32mila euro. Se l'operaio fosse stato italiano, sarebbero state applicate le nuove tabelle in uso presso il Tribunale di Torino dal giugno 2009 in base alle quali a ogni congiunto dell'operaio morto sarebbero stati riconosciute somme fino a dieci volte superiori (fra 150 e 300 mila euro).

L'articolo prosegue su La Repubblica

Questa sentenza destinata a fare discutere in un mondo del lavoro nel quale la presenza di lavoratori stranieri è sempre più alta, è stata criticata da uno dei massimi esperti di diritto civile, l'avvocato Sandra Gracis. "In base a questo criterio del Tribunale torinese - spiega il legale - converrebbe agli imprenditori assumere lavoratori provenienti da Paesi poveri, perché, laddove muoiano nel cantiere, costa di meno risarcire i loro congiunti". "Ma ribaltando la situazione - aggiunge l'avvocato Gracis - che cosa sarebbe successo se il dipendente morto fosse stato del Principato di Monaco, oppure degli Emirati? Il risarcimento ai genitori sarebbe stato doppio o triplo rispetto a quello per un italiano?".

Secondo Sandra Gracis, "il giudice torinese s'è rifatto al una sentenza della Cassazione del 2000 peraltro non risolutiva, ignorando che la Suprema Corte, appena un anno fa, ha affermato che la "tutela dei diritti dei lavoratori va assicurata senza alcuna disparità di trattamento a tutte le persone indipendentemente dalla cittadinanza, italiana, comunitaria o extracomunitaria". Già nel 2006 la Cassazione aveva stabilito che "dal punto di vista del danno parentale, non conta che il figlio sia morto a Messina o a Milano, a Roma in periferia o ai Parioli. Conta la morte in sé, ed una valutazione equa del danno morale che non discrimina la persona e le vittime né per lo stato sociale, né per il luogo occasionale della morte".

(25 ottobre 2010)
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Di Loredana Morandi (del 24/10/2010 @ 15:09:39, in Osservatorio Famiglia, linkato 2013 volte)
Info tecnica: ho cancellato i due duplicati a questo articolo, che accada questo dipende solo dal numero di volte che questo sito è stato hackerato per impedire l'indicizzazione degli articoli concernenti la vertenza Atu. L.M.

Avetrana: L'Arena di Rai Uno
e l'avvocato Daniele Galoppa



Mi ero ripromessa di non ritornare su questo argomento, vero e me ne scuso. Confesso ho aperto la tv, cogito ergo sum e mi accingo a scrivere mentre la trasmissione è ancora in corso. Il giallo televisivo, il primo avvenuto interamente in diretta Tv, che si intende curare nella trasmissione L'Arena di Giletti per me è già risolto: l'assassino non può che essere Michele Misseri e la mente istigatrice al crimine è quella di Sabrina.

L'elemento chiave estrapolato dalla trasmissione televisiva si trova non nascosto nelle azioni della Valentina Misseri, recatasi in carcere a visitare il padre/mostro, ed è stato appena palesato dalle dichiarazioni dell'avvocato Daniele Galoppa. Prima di recarsi in visita dal padre, Valentina ha contattato l'avvocato di buon ora per informarlo che avrebbe consigliato al padre la nomina di un legale di parte, mentre il suo ruolo è quello di avvocato nominato d'ufficio. Vero che consulenti del calibro del Generale Garofalo, sdoganato come consulente della famiglia Misseri in merito alla confessione dell'omicidio di Sarah Scazzi direttamente dal RIS dei Carabinieri, possono dare alla testa, ma ...

La linea dell'avvocato non può piacere a Valentina, infatti la ritrattazione di Michele in merito allo stupro del corpo morto della bimba Sarah, avvenuta con puntuale e puntigliosa strategia processuale dopo il knock out tecnico della perizia che non può determinare se ci sia stato o no lo stupro stesso, è stato determinante per la rivelazione del ruolo di Sabrina. Una linea inaccettabile per la famiglia che è decisa a salvare la cugina chiamata in correo dal padre per l'omicidio della tristissima bimba bionda. Cioè a salvare il salvabile. E' mia la frase "l'avvocato cavilloso, che finge di non vedere un reato, ha appena commesso un reato.", ma sulla prevedibilità della strategia semplice del Galloppa devo dire grazie ai tanti giuristi, soprattutto avvocati, che leggo in queste ore.

Quanto al Misseri devo dire che credo alla sua confessione. Sì è stato lui ad uccidere Sarah, non solo, probabilmente è vero anche lo stupro post mortem, nonostante la ritrattazione. Perché mi convince la confessione: perché ne ho ascoltata una identica dalla viva voce di un artigiano, che raccontava di essersi difeso da un tentativo di scippo del portafogli e si lamentava di aver quasi ucciso l'aggressore, per non aver saputo regolare la propria forza. Una affermazione piena di pietà umana e di autocompiacimento per la prestanza fisica. Vera nel tipo psicologico del Misseri, come è vero "probabilmente" lo stupro post mortem, perché le genti della terra sono abituate al più semplice atto del soddisfacimento dei bisogni corporei. Il sesso è, molto oltre le normali regole dell'igiene, trattato non altrimenti che il nutrirsi, dissetarsi o altro. La barzelletta sul pastore sardo e le sue pecore la conosciamo tutti, mentre nel Misseri la soglia deterrente ai comportamenti necrofili del soddisfacimento del bisogno era già stata abbattuta molti anni orsono nella lontana Germania.

Mi dico contrariata dal pellegrinaggio sui luoghi dell'orrore, in Italia basta guardarsi dai vicini di casa per vederne di tutti i colori. Molto meno dal dipanarsi dell'indagine sul ruolo dei media, anche se convengo che il preannunciato ricorso in Cassazione sull'ordinanza di custodia in carcere di Sabrina potrebbe rimettere in libertà una "sicura" mistificatrice e prolungare di mesi e mesi l'indagine e lo strazio pubblico, nonché minare la sostanza dell'indagine stessa.

Questa, inoltre, sembra essere la linea adottata dal Tribunale di Taranto che ha concesso ai media gli atti  per automatismo e anche alcuni dei documenti principali, anche in audio, che potevano essere secretati. Ciò mi induce a ritenere che si tenda una rete per le auspicate altre "confessioni" spontanee, rigidamente negate, che pur non hanno ingannato il gip Martino Rosati. In quella casa tutti sanno tutto. 

Spezzo la mia lancia per i media, usati dalla famiglia Misseri per oltre 40 giorni ed attivati nel ruolo complesso  e straziante della "solidarietà". Un ruolo questo, che per i media televisivi italiani, più adatti  di altri a ruoli  scandalistici  o di divulgazione politico/elettorale, è di difficilissima attivazione.  Ora li sbraneranno,  tutti. Ma non c'è nulla da fare, l'onda è inarrestabile.

Qui alcune ricostruzioni rigorose dal Sole 24 ore:

Tutto in diretta tv a Chi l'ha visto. Sciarelli: è stato terribile

Il gip: Michele Misseri credibile, Cosima ha coperto i familiari. L'ordinanza di custodia in carcere per Sabrina

Madre e sorella a casa dopo la visita a Sabrina in carcere. Lunedì a Roma le indagini tecniche


L'autopsia conferma la confessione dello zio: Sara è stata prima strangolata, poi violentata

L'audio dell'interrogatorio di Michele Messeri dal sito del Tg1


Un criminologo sul ruolo dei media




Lo "scontro" tra i legali (da Corriere Sera)


LO SCONTRO TRA LEGALI - Gli avvocati sono Vito Russo ed Emilia Velletri, che assistono Sabrina Misseri, e Daniele Galoppa, difensore del contadino reo confesso del delitto. Nei giorni scorsi tra Russo e Galoppa, in particolare, le accuse reciproche non sono certo mancate. Il primo ha adombrato ai microfoni il sospetto che la lunga confessione di Michele Misseri, compresa quella nella quale chiama in correità la figlia Sabrina per la partecipazione all'omicidio, sia stata in qualche modo ispirata e guidata dal suo difensore. Di contro, e a distanza di poche ore, Galoppa ha segnalato dinanzi alle telecamere la presenza "sospetta" di Russo, la mattina del 15 ottobre, nelle vicinanze del garage di casa Misseri nel quale erano in corso rilievi da parte dei carabinieri con lo stesso contadino reo confesso. «Sospetta», spiegò Galoppa, perché Russo più tardi venne chiamato ad assistere Sabrina Misseri nell'interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Manduria (Taranto) conclusosi col fermo della ragazza. A tutto questo si sono aggiunte negli ultimi giorni voci non controllate sui motivi delle eccessive presenze degli stessi legali in trasmissioni televisive che trattavano la vicenda Scazzi. A rafforzare le intenzioni dell'Ordine degli avvocati di vederci chiaro nei comportamenti dei suoi iscritti è arrivato anche un "fuori programma" di Russo in una pausa di una sua partecipazione a «Matrix» su Canale 5. Mentre dallo studio centrale stavano per collegarsi con gli ospiti, Russo ha simulato un gesto volgare che è stato visto e segnalato dai telespettatori a "Striscia la notizia", che ha mandato in onda il filmato. Spetterà ora all'Ordine degli avvocati capire se e perché tutto questo sia accaduto. - fonte Corriere Sera

Loredana Morandi


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Di Loredana Morandi (del 24/10/2010 @ 11:07:11, in Indagini, linkato 1956 volte)

Riporto questo articolo di "denuncia" sullo stato dei diritti nella città di Siena. Ribadisco che non entro nel merito delle sentenze della magistratura, perché non le ho lette e non ritengo di doverle discutere affatto. Le sentenze non possono essere legate alla massoneria. Vero invece è che non solo Siena, ma l'intera Toscana ed altre regioni italiane abbiano visto il proprio tessuto sociale infettarsi di Massoneria. Non conosco bene il caso TdG, ma posso senz'altro dire che tutte le comunioni "protestanti" e alcune delle principali congreghe "millenariste" in Italia hanno profondissimi legami con la Massoneria, dai Valdesi in poi. Il primato in ciò spetta sempre all'ebraismo, che già strutturato in comunità fortemente legate alla tradizione (kosher) trovano sfogo in potentissime logge, di cui la più famosa e colta è la Monte Sion del Grande Oriente d'Italia in Roma.

E' recentissima la dichiarazione del tiranno del GOI, avv. Gustavo Raffi (tiranno per la sua terza rielezione a G.M. fuori dallo Statuto che ne consente solo 2 sul modello presidenziale statunitense, non perché sia per forza un cattivo personaggio), che ha dato i numeri degli iscritti nei partiti e nelle amministrazioni dello stato: più di 4500 persone. Ed è così anche nell'associazionismo, ad esempio anni fa la massoneria degli ALAM aveva posto ben due massone a far da portavoce alla presidente di Italia Nostra contessa Pasolini dall'Onda. Il caso più recente accade a me con gli Artisti e la Fondazione Basso, in cui l'illustre magistrato che la presiede (sui miei tabulati telefonici abitativi, a disposizione su richiesta all'istante perché già in possesso) è stato letteralmente camminato (e noi con lui) per la prosopopea della promoter di una irriducibile delle Brigate Rosse. In tema di laicità e scuola c'è da piangere, perché addirittura i leader delle organizzazioni sindacali di base si sono esposti al fianco di antiche organizzazioni paramassoniche, legate dalla "catena aurea" e vive solo per tale legame, il cui obiettivo è sempre e solo anti cattolico e mai pro laicità dello Stato. Un pensiero che degli studenti non si interessa affatto. E ribadisco che non si interessa in generale dei giovani o dei diritti della popolazione.  

Popolarità o non popolarità vi sono altri segnali che in Italia la libertà e i diritti della cittadinanza possano essere offesi dagli interessi massonici. Ad esempio uno dei più recenti errori logistici di Antonio Di Pietro è la novella in politica Sonia Alfano, che dopo una eminente esposizione delle proprie valigie sioniste pronte alla fuga  verso il PD ed esclusa tale possibilità, dalla padella è caduta nella brace di offrire "tappeti rossi" alle Logge siciliane ex Cossiga.
E' giusto qui rilevare come l'opera della negazione dei valori cristiani sia fondamentalmente un opera di distruzione della cultura, estesa dalla high society al popolino. Una operazione chirurgica che ricomprende gli effetti di una legge matematica, in base alla quale io posso dire che il blogger de Magistris non abbia mai incontrato la massoneria in tutta la sua carriera. Lo deduco dal fatto che abbia potuto traslare la salma dell'antica tradizione arrampicatrice massonica in un aula di giustizia e sedervisi accanto in un convegno dello scorso anno. Chi vede la massoneria acquisisce la capacità del "bacio" contro la corruzione, di contro o non la si vede o la si iscrive direttamente in quota alla personale corruzione. A me l'hanno passata sotto il naso, ma non ho mai detto che gliela perdono.

Così mi e vi domando: li votate? Perché li votate?

L.M.

Siena una città senza diritti?

Pare proprio che a Siena debba ancora arrivare l’onda e l’eco della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino che Stati Uniti e Francia emisero nella seconda parte del 18° secolo.
Quasi 200 anni dopo detti principi sono stati ripresi dalla nostra Costituzione che all’articolo 3 non ammette discriminazioni di sorta basate su sesso, idee religiose e politiche, ceto o censo sociale. Vi sembra la mia un’affermazione incredibile? No, del tutto supportata da fatti inconfutabili. Addirittura da Sentenze ed Ordinanze di Giudici del Tribunale di Siena di un Palazzo di “Giustizia” che da tanti, troppi anni è uno dei più chiacchierati d’Italia.

Le donne  a Siena non possono ancora votare.

In una sentenza del Tribunale Civile (n° 24/2010 depositata il 19-1-2010) il Giudice Ugo Bellini, “in nome del popolo italiano” ha respinto il ricorso delle donne della Contrada dell’Oca (la più ricca, potente e blasonata delle 17 contrade senesi: la “Juventus” delle contrade) che volevano acquisire il diritto a votare nelle assemblee interne. Bellini ha respinto il loro ricorso per acquisire un diritto umano fondamentale con il pretesto che non tutte le donne della contrada lo avevano sottoscritto (“solo” 118), anzi, alcune si erano dissociate dal ricorso (106) all’Autorità Giudiziaria. Così, secondo Bellini, non si poteva estendere l’acquisizione di un diritto a chi non lo voleva. Ma le stesse ricorrenti avevano chiesto in subordine che se non per tutte il diritto di voto fosse concesso almeno solo a loro. Perché non concederlo almeno alle richiedenti? Appare chiara in questa sconcertante sentenza la sudditanza ad uno dei tanti potentati senesi, le Contrade del Palio appunto, prima ancora che alla Costituzione ed alle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo. Quando i giornali parlarono di questa sentenza si levò alta dalla sua residenza londinese la voce sdegnata della senese più famosa nel mondo, Gianna Nannini. Che sa benissimo come per una persona libera quale lei è impossibile vivere in una simile “retrograda” città.

Gli insegnanti delle Scuole Pubbliche a Siena possono essere ricusati ed addirittura cacciati per pregiudizi ed odi religiosi esplicitamente dichiarati.

Ben tre Ordinanze di archiviazione del GIP di Siena Francesco Bagnai (2123/2007 del 10-4-2008, 494/2009  e 322/2009 entrambe del 12-8-2009) hanno clamorosamente calpestato l’articolo 3 della Costituzione – peraltro andando del tutto “fuori tema” rispetto all’oggetto della denuncia che erano ben altre solide e documentate ipotesi di reato – nella vicenda che ha visto protagonisti i Testimoni di Geova (TdG) chiedere ed ottenere prontamente dalla Scuola Pubblica e laica  prima la ricusazione come insegnante dei propri figli e poi addirittura la cacciata (pressioni in tal senso da parte del Capo locale dei TdG presso la Scuola risultano documentalmente) dalla sua Scuola contro l’esecrato ed infame fuoriuscito apostata-eretico Maestro Adriano Fontani, insegnante di Scuola Pubblica Primaria. Come è ben noto i TdG devono odiare, “uccidere” civilmente, isolare nel modo più totale e considerare morti (rammaricandosi di essere impediti dalle leggi ad eliminarci fisicamente) tutti coloro che sono stati espulsi o si dissociano spontaneamente dalla loro setta. La mia colpa? Scrive Bagnai che ho osato addirittura “fondare un’associazione per aiutare le vittime di questa Setta”. Non posso fare opere buone neppure in orario extrascolastico secondo il Bagnai, che forse neppure si è reso conto della portata devastante delle sue incivili ordinanze che si fanno beffe in fondamentale diritto sancito da 250 anni. Capite che Bagnai in pratica e come se scrivesse che tutti i genitori berlusconiani possono chiedere ed ottenere la ricusazione dei docenti di sinistra per il solo fatto che vanno a manifestare in piazza per la CGIL o viceversa. Bagnai ha aperto un varco che porterebbe a distruggere la Scuola Pubblica basata proprio sul pluralismo delle idee e la convivenza civile. Ma ci sono 2 piccoli dettagli che forse ci aiutano a capire come a Siena, ben lungi dall’essere soggetti solo alla Legge così come dovrebbe essere, Giudici e PM forse lo sono prima a ben altre entità, qui onnipotenti. Primo, da oltre un quarto di secolo la ricca e potente setta dei Testimoni di Geova in Italia è uno dei migliori clienti del Monte dei Paschi di Siena visto che da tutta Italia i loro soldi finiscono guardacaso nei forzieri MPS, il vero dominus locale. Secondo, questa potente setta (assai temuta negli ambienti giudiziari e forensi di tutta Italia) fin dalla sua nascita in USA intorno al 1870 è appoggiata in tutto il mondo dalla Massoneria, cioè quella Entità che da molto tempo è la vera incontrastata padrona della gelatinosa città di Siena.
Chissà se e quanto questi 2 fattori hanno influito su 3 sconcertanti pronunce del Giudice Bagnai che calpestano l’articolo 3 della Costituzione. E chissà se lui se ne sia ancora reso conto.

”Una testa un voto”? Non all’Università di Siena, una delle più antiche del mondo.

E’ emerso, ma va avanti da secoli, nelle recentissime e contestatissime elezioni del nuovo Rettore di luglio 2010 (su cui è stata aperta un’inchiesta della Magistratura ma per presunti brogli o indebite pressioni). A Siena ci vogliono 10 impiegati amministrativi per fare un voto, 2 ricercatori per fare un voto mentre solo i docenti valgono 1 voto a testa. Immaginate di applicare il metodo alle elezioni politiche: 1 voto a testa per i liberi professionisti, giornalisti, medici, avvocati,…mentre ci vogliono 2 insegnanti o impiegati ed addirittura ben 10 contadini o operai per fare 1 voto.

Questa è Siena, Signori, una città fuori dai diritti umani ed ancora priva di una Giustizia degna di questo nome che sia soggetta solo e soltanto alla Legge ed alla Costituzione. Dove da sempre (1945) dominano PCI e suoi derivati, quella sinistra insomma che di diritti umani e “uguaglianza” si riempie la bocca, addirittura rivendicandone l’esclusiva.

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