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 Lithium, Li, 3, 6.941, Salar de Uyuni, Bolivia... di Loredana Morandi
 
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Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave.

Francesco Saverio Borrelli
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:43:12, in Associazioni Giustizia, linkato 2487 volte)
Testimoni di giustizia.... e di coraggio e civiltà


20/11/2011

CATANZARO, 20 NOV. 2011 - Siamo rimasti particolarmente colpiti e commossi dall’incredibile iniezione di coraggio e di civiltà che ci ha consegnato la II Giornata Nazionale dei Testimoni di Giustizia tenutasi venerdì scorso a Catanzaro. Vi abbiamo partecipato da spettatori, credendo di assistere ad uno dei tanti convegni sul tema, ma in realtà ne siamo usciti con la consapevolezza di aver assistito ad una vera e propria lezione di vita, i cui spunti continueranno a lungo ad instillare momenti di riflessione.

L’evento, organizzato dalla Fondazione “Don Francesco Caporale” guidata da Fulvio Scarpino, ha avuto infatti l’indiscusso merito di puntare i riflettori su un argomento vitale per la dignità della convivenza civile e per incoraggiare percorsi di legalità, specialmente in un territorio come quello calabrese in cui il malaffare si manifesta con inusitata violenza. Perciò non ci ha sorpreso più di tanto l’enfasi con cui il secondo canale della RAI ha presentato la manifestazione di Catanzaro durante il TG2 serale di sabato scorso.

La valenza di questa giornata è da ricercarsi soprattutto nell’opera di sensibilizzazione operata sul delicato argomento giacché, spesso, questo non viene pienamente percepito nella sua importanza sociale; tanto più che di sovente i testimoni di giustizia vengono erroneamente associati ai collaboratori di giustizia anche a causa di una normativa che andrebbe modificata.

Durante l’evento, che ha visto la prestigiosa presenza del dottor Vitaliano Esposito, procuratore generale della Corte di Cassazione, che mai era sceso in Calabria e mai fino ad ora aveva rilasciato interviste, sono stati premiati Salvatore Curcio, Don Tonino Vattiata e Teresa Buonocore, sorella di Pina Buonocore assassinata un anno fa: quest’ultima vicenda, particolarmente drammatica e commovente, ha lasciato un profondo segno alla II Giornata sui Testimoni di Giustizia, dando ulteriore significato ad un evento che – senza dimenticare l’alto valore dei relatori – ha fornito dalla Calabria e della Calabria il suo aspetto migliore, propositivo, incoraggiante. Una giornata che ha insegnato il valore della giustizia, ma anche del coraggio e del senso civico.
 

Movimento Civico “Catanzaronelcuore”

http://www.infooggi.it/articolo/catanzaro-nel-cuore-testimoni-di-giustizia-e-di-coraggio-e-civilta/20803/
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:38:49, in Magistratura, linkato 1279 volte)
Nuova mappa dei tribunali,
fattore chiave per la crescita


di Donatella Stasio

L'appeal mediatico è pari a zero, al contrario di quello politico ed economico. Il taglio o l'accorpamento dei 1.618 uffici giudiziari sparsi sul territorio nazionale, secondo criteri risalenti a due secoli fa, non è l'unica riforma necessaria per riscattare la giustizia da anni di inefficienza, che hanno frenato la crescita economica dell'Italia.

Ma è una misura strutturale di cui la giustizia non può fare a meno per recuperare risorse, razionalizzarle, migliorare la qualità e la rapidità del servizio, allineando l'Italia agli standard europei. E per trasformare la giustizia da zavorra a volano per l'economia. Perciò l'Ue l'ha messa tra le priorità e così ha fatto il premier Monti. Perciò meriterebbe riflettori sempre accesi, anche per evitare che sia affossata. La giustizia soffre di carenza di uomini e mezzi. Ma anche di un'organizzazione anacronistica. La dislocazione degli uffici giudiziari risale all'800, quando l'economia era prevalentemente agricola e non esistevano né autostrade né internet. Nei piccoli Tribunali il giudice è un tuttologo, che si occupa di penale e di civile, di famiglia e di libertà personale, di fallimenti e di incidenti stradali.

La funzionalità dell'ufficio soffre, la specializzazione è impossibile. Qualità e rapidità delle decisioni ne risentono. Razionalizzare le risorse esistenti, con il taglio o l'accorpamento degli uffici, migliorerebbe la funzionalità dei Tribunali, la professionalità di chi ci lavora e consentirebbe di riempire gran parte dei vuoti oggi esistenti nell'organico della magistratura e del personale amministrativo. A beneficio dell'efficienza del servizio e, quindi, della nostra economia. Secondo Confartigianato, i ritardi della giustizia civile costano alle imprese 2,3 miliardi di euro, una tassa occulta di circa 371 euro per ogni azienda; sebbene la produttività dei giudici italiani sia tra le più alte d'Europa, da noi una causa dura 845 giorni e ha un costo pari al 30% del suo valore contro i 394 e il 14% della Germania, i 331 e il 17% in Francia.

Una situazione che scoraggia le imprese straniere a investire in Italia, tant'è che nella classifica sul grado di competitività di 181 Paesi, la Banca mondiale ci colloca al 157° posto a causa della inefficacia della tutela giudiziale, mentre quasi tutti i paesi Ocse sono tra i primi 50 in classifica. Il nostro appeal economico diminuisce anche per questo. «Che attrattiva può avere - ricorda il vicepresidente del Csm Michele Vietti - un sistema che, al netto degli altri fattori di valutazione, non garantisce all'imprenditore straniero la tutela giuridica effettiva dei suoi interessi». Ecco perché la giustizia in generale, quella civile in particolare, è una priorità non solo per garantire i cittadini, ma anche per far crescere l'economia nazionale. E l'organizzazione che ne è alla base ha un ruolo decisivo.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-11-20/nuova-mappa-tribunali-fattore-150548.shtml?uuid=AazEr6ME


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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:35:38, in Magistratura, linkato 1370 volte)
Caselli da Barletta 
«La mafia? Può essere sconfitta»


di Rino Daloiso

BARLETTA - «I percorsi della coscienza e quelli della giustizia: contrasti e riequilibri». A parlarne ieri sera in un teatro Curci strapieno per l’ultimo appuntamento della «Democrazia delle parole», Gian Carlo Caselli (nella foto di Calvaresi), ora procuratore capo a Torino, già magistrato in prima linea contro il terrorismo, nella stessa Torino, e la mafia, a Palermo, negli anni delle due emergenze nazionali: la prima sconfitta, l’altra no. O, se volete, non ancora.

Con Caselli, il giudice del Tribunale di Trani, Francesco Messina e la prof.ssa Assuntela Messina, che si è occupata della sensibilizzazione degli studenti delle superiori sul tema della «coerenza ai principi e il coraggio delle scelte». Il procuratore Caselli ha concesso una intervista alla Gazzetta prima dell’incontro.

Dott. Caselli, lei e Berlusconi avete un tratto singolare in comune.

Beh, siamo andati entrambi a scuola dai salesiani, è noto.

No, non solo. Lei è stato destinatario a metà dello scorso decennio di una legge contra personam, l’esatto contrario della quarantina di leggi ad personam votate per l’ex premier: è una circostanza che la lusinga o la preoccupa?

Ah, quella vicenda appartiene ormai al passato, ma è sintomatica della tendenza tutta italiana di voler cambiare a volte le regole del gioco a partita in corso. Quella volta le regole furono modificate addirittura per due volte. E tutto per impedirmi di diventare procuratore nazionale antimafia. Ora, ognuno di noi può avere la più alta considerazione di se stesso e ritenere di essere la persona più adatta a ricoprire un determinato incarico. Beninteso: Piero Grasso è stato ed è un ottimo procuratore nazionale antimafia, ma in quella circostanza il Parlamento decise di mettermi fuori gioco».

E perché mai?

In molti non avevano e non hanno tuttora digerito l’inchiesta sul 7 volte presidente del Consiglio e 22 volte ministro Giulio Andreotti per i legami con la mafia attraverso i suoi sodali in Sicilia. Tant’è che nei confronti del senatore a vita per quelle accuse si continua a parlare ancora di sentenza di assoluzione e non di prescrizione sui fatti contestati: la qual cosa naturalmente cambia radicalmente tutto. Evidentemente a molti fa comodo un processo di rimozione, politica e giudiziaria, per non fare davvero i conti con la nostra storia.

Ha scritto Alessandra Dino ne «La polis mafiosa»: «Pezzi di classe dirigente, proprio perché tali non hanno bisogno di sparare o far sparare, perché possono facilmente eliminare i propri avversari con le leggi, con i provvedimenti disciplinari e amministrativi, con le censure e con gli strumenti del monopolio». Le sono fischiate le orecchie?

No, non mi sono fischiate le orecchie. Alessandra Dino ha descritto una situazione che purtroppo è reale nel nostro Paese, ma che non per questo non bisogna provare a cambiare. Vede, lo ha detto proprio Giovanni Falcone che “la mafia è un fenomeno umano e, come tutti i fenomeni umani, ha avuto il suo inizio e prima o poi avrà fine”.

Lei nel 2008 ha scritto un libro su «Le due guerre: perché lo Stato ha sconfitto il terrorismo e non la mafia». La «profezia» di Falcone non s’è ancora avverata: perché?

Perché il terrorismo è stato vissuto come «altro» rispetto alla società, «alterità» che invece non c’è o, meglio, esiste in misura insufficiente per il fenomeno mafioso. Per questo è più difficile, ma non impossibile, sconfiggere la mafia. Nonostante tutto, però, le assicuro che il vaticinio di Falcone ha buone probabilità di essere realizzato. Non lo dico retoricamente: davvero ciascuno di noi può far qualcosa per conseguire questo obiettivo essenziale per il nostro futuro.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=471677&IDCategoria=1

La Rassegna

Barletta: Giancarlo Caselli ospite dell'ultimo incontro con "La ...

Barlettalife - ‎19/nov/2011‎
E' un personaggio autorevole, che ha svolto attività importanti e ricoperto ruoli istituzionali difficili l'ultimo ospite della serie di incontri organizzati dall' associazione "La Democrazia delle Parole", Gian Carlo Caselli. ...

Barletta, il Procuratore Caselli conclude il ciclo “La democrazia ...

Il Quotidiano Italiano - ‎19/nov/2011‎
(19 novembre 2011) BARLETTA- Giunge al capolinea la serie di conferenze organizzate dall'associazione “Democrazia delle parole”. Ma l'incontro con l'attuale Procuratore capo della Repubblica di Torino, Gian Carlo Caselli, segna anche l'inizio della ...

Caselli da Barletta «La mafia? Può essere sconfitta»

La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎19/nov/2011‎
BARLETTA - «I percorsi della coscienza e quelli della giustizia: contrasti e riequilibri». A parlarne ieri sera in un teatro Curci strapieno per l'ultimo appuntamento della «Democrazia delle parole», Gian Carlo Caselli (nella foto di Calvaresi), ...

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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:32:43, in Magistratura, linkato 1182 volte)
Trento: incendio distrugge documenti
cancelleria tribunale Cles

Trento,  19 nov. - (Adnkronos) - Un furioso incendio di origine dolosa ha gravemente danneggiato questa mattina la Cancelleria del tribunale di Cles, al secondo piano degli uffici giudiziari. Le fiamme hanno interessato anche un ufficio vicino. L'allarme e' stato lanciato verso le 7 da alcuni passanti che hanno notato del fumo uscire dalla finestra dell'ufficio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco volontari del posto e quelli permanenti di Trento che hanno spento il focolaio d'incendio.

La porta d'ingresso e' stata forzata e ignoti hanno dato fuoco ad un armadio contenente fascicoli riguardanti procedimenti civili. L'ipotesi molto probabile e' che qualche indiziato per processo civile abbia maldestramento cercato di far sparire gli atti.

Sul posto stanno ora operando i carabinieri del Comando provinciale di Trento e quelli di Cles, i quali hanno avviato rilievi tecnici. Dalle prime notizie pare che per appiccare il fuoco siano stati usati sistemi rudimentali. Scartata la pista anarchica, gli inquirenti ritengono - considerato il tipo di documenti distrutti - che il gesto sia da attribuire a chi, appunto, aveva qualche conto in sospeso con la giustizia.

http://www.libero-news.it/news/872597/Trento-incendio-distrugge-documenti-cancelleria-tribunale-Cles.html

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La cricca dei magistrati isolati e la libertà di stampa per il Presidente della Calabria Giuseppe Scopelliti


PUBBLICITA’ GRATUITA: fino al 15 dicembre potrete acquistare in edicola con il Sole-24 Ore al prezzo di 12,90 euro il libro di Roberto Galullo: “Vicini di mafia – Storie di società ed economie criminali della porta accanto”.


Diverse sono state le reazioni che hanno fatto seguito agli insulti che il presidente della Calabria Giuseppe Scopelliti – dopo aver visto la “luce” sotto la stele di uno dei maggiori pacifisti del globo terracqueo, Ciccio Franco - ha rivolto a chi vi scrive e ai colleghi inviati Guido Ruotolo della Stampa ed Enrico Fierro del Fatto Quotidiano.

Tutti hanno condannato quelle parole pronunciate. Nessuno però si è soffermato sul perché le abbia pronunciate.

Dopo due giorni in cui, a differenza di altri, sono stato impegnato a lavorare, provo a farlo io. Forse ancora troppo a “botta calda” ma voglio provarci ugualmente per vedere se qualcuno – magari a partire proprio dai colleghi e dalla politica locale, qualora esistesse – vuole aggiungere qualche anello alla catena del ragionamento.

Cominciamo con il dire che Scopelliti fa il politico dai tempi dell’asilo. E’ stato svezzato a latte e “boia chi molla”. Ha avuto ottimi maestri a partire dal discepolo di Ghandi che qualche giorno fa ha venerato sotto la stele.

Ergo: sa come, dove e quando parlare. Sa come, dove e quando dosare parole e gesti. Sa come, dove e quando attaccare e sa che l’attacco è sempre la miglior difesa.

Oratore non è ma sa come dosare ogni parola.

Sgombriamo dunque il campo da un dubbio: quelle parole Scopelliti le ha calcolate, così come ne ha calcolato gli effetti. Quelli immediati e quelli successivi. Sapeva perfettamente che sarebbero state riprese (non certo dalla stampa amica) ma da quella stampa libera che lui ama tanto: Calabria Ora e, a seguire, da quel settimanale che si sta imponendo, per autorevolezza e contenuti, come uno dei migliori prodotti usciti in questa regione dove la democrazia è sospesa: Il Corriere della Calabria.

Il missino Scopelliti ha dunque intelligentemente usato mezzi e strumenti avversi alla sua concezione umana, professionale e formativa per raggiungere lo scopo che, invece, i tappetini che lui solitamente usa per strofinare la collettività amministrata, non potevano raggiungere. Intelligente. Stratega. Banale. Bene, bravo, bis.

Non solo. Ha abilmente utilizzato l’attacco al Pd – che vivaddio fa parte della normale dialettica politica – per far giungere i suoi attacchi. Il riferimento alla “cricca”, infatti, non può coinvolgere gli esponenti del Pd. Perche?

Semplicissimo. Scopelliti sa che chi scrive – e sono pronto a tagliarmi gli attributi che così è per i due colleghi Ruotolo e Fierro – non è nè influenzabile né corruttibile dalla politica, a maggior ragione da quella calabrese che è marcia dentro. L’ho scritto mille volte. E’ marcia senza distinzione di colore politico che in questa terra è una mera invenzione. Lo stesso Scopelliti ha abbandonato il Msi per abbracciare Sua Eminenza Televisiva. Da niente e da nessuno sono influenzabile e il prezzo che pago, in silenzio e da anni per le cose che scrivo sulla Calabristan, sono alti. Non parlo delle minacce delle cosche (l’ultima in ordine di tempo sono i calci in culo che un esponente di una cosca reggina mi ha promesso). Quelle mi fanno ridere. Penso ai “messaggi” della classe dirigente e politica: quelli mettono davvero paura.

Scopelliti – incontrandomi alcuni anni fa in aereo - si congratulò con me per la libertà con la quale scrivevo nei confronti di Loiero Agazio, il governatore che governava dallo spazio. Lo stupore veniva dal fatto che nessuno, in Calabria, osava criticarlo tra i media. Gli risposi. “Sarà lei il prossimo Governatore, lo sanno anche i sassi. Avrà lo stesso trattamento. Ne stia certo”. E infatti alcuni figuri – sono certo all’oscuro di Ciccio-Peppe “boia chi molla” - cominciarono il giorno dopo con i loro penosi tentativi di blandirmi. Ed io – senza soluzione di continuità – sul Sole, nella mia trasmissione radiofonica su Radio 24 e in questo umile blog che raccoglie migliaia di lettori ogni giorno, andai avanti a fare le pulci alla classe politica calabrese. E non solo, ovviamente.

No dunque: il Pd non c’entra nulla. La presunta cricca va cercata nelle pieghe di una frase. Questa: “Purtroppo alcuni personaggi pensano di costruire le loro fortune personali sulle disgrazie altrui”. E poi giù con il fatto che trovano giornalisti “cialtroni” che fanno parte della presunta cricca.

E chi sono questi personaggi che vogliono costruire le loro fortune sulle disgrazie altrui?

E qui astraggo la riflessione dalla figura di Ciccio-Peppe “bioa chi molla”, che altrimenti potrebbe davvero pensare di essere importante.

Il discorso è complessivo perché coinvolge l’arroganza di un’intera classe dirigente politica che teme la magistratura. Attenzione: non quella magistratura che indaga la classe dirigente con ipotesi di reato servite su un piatto d’argento per farla uscire ancor più vergine e immacolata.

Nossignori. E allora quale magistratura teme la classe politica italiana? Quella fatta di magistrati che scavano su chi ha investito sul suo luminoso cammino. La politica teme quella magistratura che opera blindata e isolata per ricostruire carriere e padrinati.

Eccola dunque la cricca che teme la politica: quella di magistrati indipendenti e giornalisti indipendenti e non, si badi bene, “tra” magistrati e giornalisti. Quelle che si chiamano libertà di stampa e giustizia diventano una cricca.

Passiamo ora al motivo per il quale quelle frasi sono state pronunciate, atteso il fatto, ne sarete convinti ormai anche voi, che non sono state pronunciate a caso.

Bene. Vediamo le ipotesi.

1)     Ciccio-Peppe “boia chi molla” ha paura della libera stampa. No e lo dimostra il fatto che l’attacca consapevolmente.

2)     Ciccio-Peppe “boia chi molla” si sente accerchiato. C’è chi lo pensa. Io no. Chi vive in delirio di onnipotenza non può.

3)     Ciccio-Peppe “boia chi molla” ha perso alcuni referenti che ad ogni livello rappresentavano una garanzia e un punto di riferimento certo. Non so cosa pensare ma lui lo teme.

4)     Ciccio-Peppe “boia chi molla” ha voluto, di conseguenza, mostrare agli amici che siedono in ogni stanza istituzionale o politica e in ogni camera oscura (a Ciccio-Peppe “boia chi molla” piace essere fotografato) che ci si difende tutti insieme o si affoga tutti insieme. Non è vero ma ci credo.

Qualunque sia il motivo per il quale il Governatore della Calabria, Scopelliti Giuseppe ha attaccato la libertà di stampa e la mia personale libertà, sappia che continuerò a scrivere liberamente, senza condizionamenti e senza paura.

So perfettamente che lo ha messo nel conto. E questo è l’ultimo scopo che voleva raggiungere: alzare il livello del duello con la libera stampa.

Lui cerca lo scontro io, invece, la sfida della libertà di stampa senza pregiudizi e condizionamenti. Scrivo - ne sono certo – anche a nome dei colleghi di cricca Guido Ruotolo ed Enrico Fierro ai quali va il mio abbraccio.

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2011/11/la-cricca-dei-magistrati-isolati-e-la-libert%C3%A0-di-stampa-per-il-presidente-della-calabria-giuseppe-scopelliti.html

La Rassegna

La cricca dei magistrati isolati e la libertà di stampa per il ...

Il Sole 24 Ore - ‎19/nov/2011‎
AUTOPUBBLICITA' PRIMA DEL PEZZO: fino al 15 dicembre potrete acquistare in edicola con il Sole-24 Ore al prezzo di 12,90 euro il mio libro: “Vicini di mafia – Storie di società ed economie criminali della porta accanto”. Diverse sono state le reazioni ...

Attacca i giornalisti Bufera su Scopelliti

La Stampa - ‎17/nov/2011‎
Durante una cerimonia pubblica, il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti ha duramente attaccato tre giornalisti (Guido Ruotolo de La Stampa, Enrico Fierro del Fatto Quotidiano e Roberto Galullo del Sole24Ore, definiti «cialtroni» e ...

Niente interrogatorio ma chi critica per questo il Governatore ...

Il Sole 24 Ore - ‎17/nov/2011‎
Nell'ultima settimana il Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti – leggo dal sito ufficiale della Regione – ha partecipato “al convegno della Uil Trasporti”, ha goduto nell'esprimere “soddisfazione per la nomina di Antonio Catricalà a ...

Gratta, gratta ed esce fuori il fascista che è sempre stato.

MNews.IT - ‎19/nov/2011‎
Scritto da Luigi Palamara on nov 19th, 2011 archiviato in Cronaca. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso Le vergognose offese ei gratuiti insulti espressi dal ...

Attacchi di Fatto da Scopelliti

Il Fatto Quotidiano - ‎18/nov/2011‎
Cialtroni”. Enrico Fierro, Guido Ruotolo (La Stampa), Roberto Galullo (Il Sole 24 ore), sono dei giornalisti “cialtroni”. Parola di... Inviando questo form dichiari di aver preso visione e di accettare i termini e condizioni di utilizzo di questo sito. ...

Reggio Calabria, Ivan Tripodi (PdCI) su Scopelliti: “Gratta ...

ntacalabria - ‎19/nov/2011‎
Le vergognose offese ei gratuiti insulti espressi dal presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, all'indirizzo dei valenti e coraggiosi giornalisti Enrico Fierro de “Il Fatto Quotidiano”, Roberto Galullo de “Il Sole 24 Ore” e Guido Ruotolo ...
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:15:54, in Magistratura, linkato 1476 volte)
Fallimenti, indagini
su magistrati di Bari

di Giovanni Longo
per la Gazzetta del Mezzogiorno


BARI - C’è voluto un camion per trasportare tutte le carte da Bari a Lecce. E quando i faldoni sono giunti a destinazione, pare che nella stanza del procuratore di Lecce Cataldo Motta non ci fosse spazio sufficiente. L’inchiesta della Procura di Bari sulle procedure fallimentari si allarga e trasloca: oltre a curatori, consulenti, professionisti, bancari e cancellieri, nel mirino del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza sono finiti anche magistrati in servizio presso il Tribunale del capoluogo pugliese. E dunque il Pm ha passato la mano.

I primi particolari dell’inchiesta sono emersi nella scorsa primavera, con numerose perquisizioni e l’arresto dell’avvocato barese Marco Vignola (oggi libero). Ora che l’indagine ha toccato alcuni giudici le carte sono passate a Lecce, ufficio competente a indagare sui magistrati in servizio nel distretto di Corte d’Appello di Bari.

Quattro i filoni d’indagine. In tre sarebbero stati individuati comportamenti penalmente rilevanti da parte di toghe baresi, in merito, sembra, alle modalità con cui per anni sarebbero stati gestiti i mandati di pagamento delle curatele. È il tema toccato in due informative che gli investigatori hanno depositato a fine settembre e fine ottobre ipotizzando, sembra, anche la corruzione in atti giudiziari.

Che le indagini potessero allargarsi lo si era intuito leggendo la richiesta di misura cautelare nei confronti di Vignola, indagato per falso, peculato, truffa e omesso versamento delle imposte. «Occorre capire - scriveva tra l’altro il Pm barese Ciro Angelillis, ormai ex titolare di tutti i fascicoli - se e come sia stato possibile operare nel modo contestato senza che altri soggetti (cancellieri, creditori, giudici, bancari, ecc.) operanti all’interno di uffici in vario modo al controllo se non proprio alla gestione congiunta (col curatore) del patrimonio fallimentare se ne siano avveduti; occorre capire se vi siano state connivenze o, addirittura, forme di concorrenza nei reati commessi».

L’indagine era partita dalla presunta falsificazione dei mandati di pagamento per oltre sette milioni di euro che sarebbe stata commessa dall’avvocato Gaetano Vignola, padre di Marco, curatore fallimentare da almeno un ventennio. Ma ora l’inchiesta si è allargata: in uno solo dei quattro filoni passati a Lecce sarebbero analizzate otto procedure. Più recente invece il fascicolo su Marco Vignola, indagato nella veste di curatore della procedura fallimentare «Nova Tessile Srl». I fatti contestati al giovane legale - che ha assistito Alessandro Mannarini, uno dei tre «moschettieri» del caso Tarantini - si riferiscono agli anni 2000-2008 e riguardano presunti falsi mandati di pagamento e l’appropriazione di 1,6 milioni dai conti del fallimento. Soldi che il professionista sta restituendo alla nuova curatela.

Ma ora da Lecce inizia la fase degli accertamenti su alcuni magistrati baresi.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=471660&IDCategoria=1

La Rassegna

Fallimenti, indagati tre giudici

Corriere della Sera - ‎21/nov/2011‎
BARI - Tre magistrati e un altro curatore fallimentare sarebbero indagati nell'inchiesta sulla sezione Fallimentare del Tribunale di Bari. Il fascicolo che era nelle mani del sostituto procuratore del Tribunale di Bari Ciro Angelillis è stato ...

Fallimenti, tre giudici indagati il fascicolo al Csm

La Repubblica - ‎19/nov/2011‎
Denaro e favori, offerti dalle aziende sull'orlo della bancarotta e da una cerchia ristretta di curatori ai magistrati baresi. Rischia di travolgere anche la magistratura l'inchiesta nata sulle rivelazioni dell'avvocato Vignola. ...

Fallimenti, la procura di Lecce indaga su tre magistrati baresi

il Paese Nuovo - ‎20/nov/2011‎
LECCE - Tre i nomi iscritti nel registro degli indagati della Procura di Lecce che sta indagando sull'inchiesta nata dalle dichiarazione dell'Avvocato Vignola. Trema la magistratura barese su cui quella leccese dovrà esprimersi dopo aver fatto luce sul ...

Inchiesta sulla sezione Fallimentare di Bari, 3 magistrati indagati

Libero News - ‎20/nov/2011‎
Sono tre i magistrati indagati nell'inchiesta sulla presunta corruzione nella sezione Fallimentare di Bari. Si tratta di giudici che attualmente ricoprono posti di prestigio nella magistratura. Almeno stando ad alcune fonti investigative della Procura ...

Inchiesta sulla sezione Fallimentare di Bari, sono 3 i magistrati ...

BariSera - ‎19/nov/2011‎
BARI – Sono tre i magistrati indagati nell'inchiesta sulla presunta corruzione nella sezione Fallimentare di Bari. Si tratta di giudici non più operanti nella sezione Fallimentare, ma che attualmente ricoprono posti di prestigio nella magistratura. ...

Fallimenti, indagini su magistrati di Bari

La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎19/nov/2011‎
BARI - C'è voluto un camion per trasportare tutte le carte da Bari a Lecce. E quando i faldoni sono giunti a destinazione, pare che nella stanza del procuratore di Lecce Cataldo Motta non ci fosse spazio sufficiente. L'inchiesta della Procura di Bari ...
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:13:36, in Magistratura, linkato 1210 volte)

TENTA FURTO A PALAZZO DI GIUSTIZIA A TARANTO, ARRESTATO


(AGI) - Bari, 18 nov. - Stamani, a Taranto, all'interno del Palazzo di Giustizia di via Marche, i carabinieri hanno arrestato in flagranza per tentato furto aggravato, un 35enne del luogo.

Questi approfittando della momentanea assenza del personale di cancelleria della 1ˆ sezione penale, si e' introdotto all'interno degli uffici ed ha tentato di impadronirsi della borsa di una dipendente custodita in un armadio. I militari sono stati subito allertati dalla stessa dipendente che ha sorpreso l'uomo nascosto dietro la porta.

L'uomo ha anche tentato la fuga, ma e' stato bloccato da due militari. (AGI) Ta2
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:10:06, in Magistratura, linkato 1309 volte)
CONSULTA: CASSAZIONE ELEGGE
NUOVO GIUDICE MORELLI


venerdì 18 novembre 2011 14.55

(AGI) Roma - Mario Morelli, consigliere di Cassazione che ricopriva l'incarico di direttore dell'Ufficio del Massimario e' stato eletto dai suoi colleghi della Suprema Corte nuovo giudice della Consulta. Morelli prendera' il posto di Alfio Finocchiaro il cui mandato scade a dicembre. La Cassazione ha eletto Morelli con 152 voti ed ha sconfitto al ballottaggio Marco Pivetti, sostituto Pc della Cassazione al quale sono andate 98 preferenze .


La Rassegna

(AGI) CONSULTA: CASSAZIONE ELEGGE NUOVO GIUDICE MORELLI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎18/nov/2011‎
(AGI) Roma - Mario Morelli, consigliere di Cassazione che ricopriva l'incarico di direttore dell'Ufficio del Massimario e' stato eletto dai suoi colleghi della Suprema Corte nuovo giudice della Consulta. Morelli prendera' il posto di Alfio Finocchiaro ...

È giudice costituzionale il magistrato della sentenza Englaro

Il Fatto Quotidiano - ‎19/nov/2011‎
Èstato eletto giudice costituzionale dalla Cassazione Mario Morelli, il magistrato della Suprema Corte che ha scritto una delle sentenze che... Inviando questo form dichiari di aver preso visione e di accettare i termini e condizioni di utilizzo di ...

Consulta, eletto giudice sentenza Englaro

L'Unità - ‎18/nov/2011‎
Eletto giudice costituzionale Mario Morelli, il magistrato della Suprema Corte che ha scritto una delle sentenze che più hanno suscitato plauso e clamore negli ultimi anni: il verdetto che nel 2008 mise fine alla vicenda di Eluana Englaro dando il via ...

Cassazione: Morelli eletto nuovo giudice

Lettera43 - ‎18/nov/2011‎
Cassazione, tempo di elezioni. Dopo lo scrutinio delle schede per la votazione del magistrato in procinto di diventare giudice costituzionale al posto di Alfio Finocchiaro il cui mandato è in scadenza, i giudici della Cassazione hanno salutato il ...

Consulta, Cassazione vota nuovo giudice costituzionale: è Morelli

La Politica Italiana - ‎18/nov/2011‎
ROMA - Con 152 voti il consigliere di Cassazione Mario Morelli è stato eletto dai suoi colleghi giudice costituzionale. Ha sconfitto al ballottaggio il sostituto procuratore generale della Suprema Corte Marco Pivetti, che ha ottenuto 98 voti. ...

Consulta: Morelli nuovo giudice

Wuz. Cultura&Spettacolo - ‎18/nov/2011‎
(ANSA) - ROMA, 18 NOV - Con 152 voti la Cassazione ha eletto il magistrato Mario Morelli giudice costituzionale: l'altro candidato, Marco Pivetti, ha ottenuto 98 preferenze. Morelli subentrera' al posto del giudice Alfio Finocchiaro che e' prossimo ...
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:08:34, in Magistratura, linkato 1257 volte)
GOVERNO: GIUDICI DI PACE,
POSITIVA NOMINA SEVERINO

 

(ASCA) - Roma, 18 nov - L'Associazione nazionale giudici di pace esprime ''soddisfazione per la designazione a ministro della Giustizia di Paola Severino, uno dei massimi giuristi del nostro Paese ed alla quale sono unanimemente riconosciute altissime qualita' umane.

Siamo disponibili ad offrire al nuovo governo la nostra piena collaborazione al fine di contribuire a risolvere i problemi della Giustizia nel nostro Paese''.

L'Associazione nazionale giudici di pace dal 21 novembre iniziera' un'astensione fino al 2 dicembre al fine di vedere ''finalmente risolto il gravissimo vulnus dovuto al mancato rispetto delle norme costituzionali e comunitarie in tema di status dei magistrati di pace.

Siamo certi che il ministro non potra' non affrontare un quadro gravissimo, che rischia di portare alla paralisi di una giustizia efficiente, che, unica in Italia, assicura la ragionevole durata dei giudizi (in media meno di un anno)''.

com-rus
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 09:03:55, in Magistratura, linkato 1181 volte)
Cisterna consegna memoria scritta al Csm,
rinviata la decisione



E' durata meno di un'ora l'audizione, innanzi alla Prima Commissione del Csm, del Procuratore nazionale antimafia aggiunto Alberto Cisterna che - ai consiglieri - ha consegnato una "corposa" memoria scritta nella quale ha risposto alle "segnalazioni" evidenziategli da Palazzo dei Marescialli in seguito all'indagine penale per corruzione in atti giudiziari.
Cisterna è stato assistito da Marcello Maddalena, il Procuratore generale di Torino, e nei suoi confronti non è stata presa "assolutamente" nessuna decisione, pertanto il magistrato continua ad esercitare le sue funzioni. Lo si è appreso da fonti del Consiglio Superiore della Magistratura.
La Prima Commissione non ha preso ancora nessuna decisione, e tornerà a riunirsi per valutare questa vicenda, nella quale Cisterna rischia il trasferimento:  potrebbe riconvocarsi il 30 novembre o il cinque dicembre dopo la lettura delle carte. A Cisterna sono state rivolte poche domande "ma niente di particolare" anche perchè - fanno notare le fonti del Csm - il numero due della procura nazionale antimafia "era già stato sentito in sede di procedimento penale".
L'indagine a carico di Cisterna nasce dalle dichiarazioni di Antonio Lo Giudice, che si è autoaccusato degli attentati del 2010 alla procura generale di Reggio e al Procuratore Pignatone. Lo Giudice avrebbe sostenuto che il magistrato avrebbe avuto un regalo, probabilmente dei soldi, per far uscire dal carcere e far ottenere gli arresti domiciliari a suo fratello Maurizio, anch'egli collaboratore di giustizia. E che questo glielo avrebbe riferito un altro dei suoi fratelli, Luciano, condannato per usura, estorsione e altri reati. Proprio con Luciano Lo Giudice il magistrato Cisterna avrebbe avuto una settantina di contatti telefonici tra il 2005 e il 2007: un rapporto cominciato - avrebbe spiegato il magistrato nel suo interrogatorio davanti ai pm di Reggio - per ottenere informazioni utili alla cattura del boss della 'ndrangheta Pasquale Condello e dietro il quale non ci sarebbe nulla di illecito. Solo quando la Commissione terminera' la propria indagine presenterà al plenum la sua richiesta di trasferimento: se riterrà che Cisterna non possa più svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialità", o, in alternativa di archiviazione. Ma sarà l'assemblea di Palazzo dei Marescialli ad avere l'ultima parola.

http://www.telereggiocalabria.it/news/1-cronaca/43827-cisterna-consegna-memoria-scritta-al-csm-rinviata-la-decisione.html
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