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 .. due anime .. ... di Lunadicarta
 
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Pirate Bay non si nasconde bene dietro al dito del decreto legislativo 70/2003.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/11/2010 @ 22:19:48, in Giuristi, linkato 1216 volte)
RIFORMA FORENSE. UCPI: BENE,
MA SU SPECIALIZZAZIONE C’E’ PASSO INDIETRO


“Modifiche Senato snaturano norme a tutela cittadino e qualità processo, meglio testo originario”

Roma, 23 nov. L’Unione delle camere penali accoglie con “soddisfazione” il via libera del Senato alla riforma forense esprimendo tuttavia “perplessità” per il “pesante intervento modificatore” dell’aula che “rischia di snaturare ispirazione e funzionalità” della nuova disciplina della professione d’avvocato, specie sul punto della ‘specializzazione’, “una delle novità più qualificanti” – secondo i penalisti – a tutela dei cittadini e a garanzia della migliore difesa e della qualità del processo. “Invitiamo tutta l’avvocatura – si legge in una nota della giunta dell’Ucpi – a sostenere il progetto di legge originario nel successivo passaggio parlamentare, con particolare riguardo per la specializzazione secondo il regolamento già adottato dal Consiglio nazionale forense che rappresenta il migliore punto di convergenza possibile”.

Entrando più nel dettaglio, a giudizio dell’Ucpi “l’esigenza ineludibile di garantire al cittadino un servizio qualificato richiederebbe uno sforzo ulteriore verso un controllo dell’accesso all’esercizio della professione che, in luogo di costituire un’area di parcheggio per giovani laureati in attesa di qualsiasi occupazione e dunque non sostenuti dalla necessaria motivazione, sia capace di garantire la massima professionalità”. E dunque, sotto questo profilo, “l’iscrizione all’albo automatica e indiscriminata da parte di ex magistrati e professori universitari – sottolineano gli avvocati penalisti – sottende un’idea dell’idoneità a esercitare la funzione difensiva erronea, perché legata alla mera conoscenza teorica delle norme giuridiche.

Non è dubitabile, infatti, che difendere, sostenere l’accusa e giudicare implicano attitudini e persino conoscenze differenti”. Ma non solo: proprio nel segno della qualità – segnala l’Ucpi – “se può definirsi specialista colui che ha approfondito una disciplina non solo attraverso lo studio ma attraverso una pratica affinata per un tempo congruo, non è davvero ragionevole consentire l’accesso ai percorsi specializzanti, come vuole l’attuale testo, a chi sia iscritto all’albo da un solo anno. Così come affidare la preparazione dei giovani specializzandi ‘prioritariamente alle facoltà di giurisprudenza’ – conclude la giunta dell’Ucpi – confessa una visione troppo teorica del percorso specializzante ed evoca la fallimentare esperienza delle cosiddette ‘scuole Bassanini’, pacificamente inidonee a formare l’avvocato specialista”.


Fonte: Ufficio stampa UCPI
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2010 @ 22:13:15, in Osservatorio Famiglia, linkato 1461 volte)
TELEFONO ARCOBALENO:
INSEGNANTI IMPREPARATI A DISAGI


NUMERO RIDOTTO DOCENTI POSSIEDE FORMAZIONE SPECIFICA SU ABUSI


(DIRE - Notiziario Minori) Roma, 23 nov. - "Gli insegnanti, pur rivestendo un ruolo fondamentale nell'educazione delle nuove generazioni, sono spesso impreparati a riconoscere i segnali del disagio e a gestire le situazioni di sospetto abuso". È uno dei dati piu' "significativi" della ricerca "Gli insegnanti di fronte all'abuso: analisi del livello di percezione e conoscenza dell'abuso sull'infanzia nelle Scuole siciliane", realizzata da Telefono Arcobaleno, e presentata a Palermo, nel corso di un convengo in occasione della Giornata Mondiale per i Diritti all'Infanzia.

La ricerca, curata da Daniela Corso e Marika La Rosa di Telefono Arcobaleno e da Flavio Verrecchia di EseC, ha coinvolto un panel di oltre 4.500 insegnanti delle scuole materne, elementari e medie di tutte le province siciliane. L'analisi conoscitiva, effettuata con il sostegno della Regione Siciliana e con il coordinamento del Dipartimento Regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali, si pone l'obiettivo di colmare un fabbisogno formativo visto che, dati alla mano, una percentuale significativa di insegnanti non ha una piena conoscenza del problema e delle opportune azioni da attivare per la tutela dell'infanzia.

Il lavoro, si legge in una nota, prende le mosse dalla consapevolezza che la protezione del bambino vittima di abuso e' possibile solo a partire da una tempestiva rilevazione dei segnali di disagio e da una corretta gestione delle situazioni sospette. Gli insegnanti, infatti, trovandosi ad essere testimoni di situazioni a rischio, sono chiamati a dover svolgere una funzione protettiva nei confronti dei minori coinvolti.

Dalla ricerca e' emerso che soltanto un numero ridotto di docenti possiede una formazione specifica sul tema o ha approfondito l'argomento attraverso la consultazione di testi specialistici: la conoscenza dell'abuso, nella maggior parte degli intervistati, passa attraverso i mass-media risultando, quindi inadeguata rispetto alla complessita' della tematica in questione.

Ancor piu' difficoltosa risulta essere la segnalazione del sospetto ai servizi competenti che sono in grado di attivare il corretto percorso di accertamento della situazione e di tutelare il minore coinvolto: soltanto il 35% degli insegnanti, infatti, ha dichiarato di avere segnalato ai servizi sociali territoriali le situazioni di sospetto abuso incontrate nel corso della propria carriera lavorativa. Molto spesso queste situazioni sono state gestite all'interno della scuola senza riuscire ad avviare alcun tipo di accertamento dell'abuso, impedendo, in tal modo, di intervenire in maniera efficace.

Dai dati si evince che la maggior parte degli intervistati ha una scarsa conoscenza degli obblighi di legge inerenti la professione di insegnante: soltanto il 34,5% dei docenti, ha dichiarato di essere a conoscenza della qualifica di pubblico ufficiale attribuito all'insegnante e del conseguente obbligo di segnalare i casi di sospetto abuso. Nonostante la difficolta' dei docenti siciliani a riconoscere l'abuso e a parlarne, e' stato - tuttavia -, possibile dare una prima stima dell'incidenza di tale problematica nella popolazione scolastica della regione: il 20% degli intervistati ha sostenuto di essere venuto in contatto almeno per una volta con una situazione di sospetto abuso su un minore, percentuale che sale al 25% se si fa riferimento alla scuola secondaria di primo grado.

Questo dato, gia' di per se' rilevante, e' da considerarsi con una stima per difetto visto che il 27% del panel di ricerca ha rifiutato di rispondere alla domanda in questione, evidenziando, in tal modo un atteggiamento di reticenza rispetto alla tematica trattata.

A margine del convegno, Telefono Arcobaleno ha lanciato la campagna nazionale "Proteggere i Bambini: un impegno da grandi", che ha l'obiettivo di sensibilizzare la collettivita' rispetto al dovere di tutti gli adulti di tutelare l'infanzia offrendo strumenti per l'emersione e la prevenzione delle situazioni di abuso.

"La campagna- spiega Giovanni Arena, presidente dell'Organizzazione- ha l'obiettivo di fare in modo che ogni bambino abbia al suo fianco un adulto responsabile, disposto a dare voce alla sofferenza dei piu' piccoli e a essere veramente 'grande'. Solo cosi', si possono rompere quei silenzi che nascondono e perpetuano gli abusi".

Nell'ambito della campagna verranno realizzate dei momenti di confronto sul tema rivolti a genitori, insegnanti ed educatori e verra' promossa, per favorire l'emersione delle situazioni di abuso, la Linea Nazionale contro l'abuso 800/025777, il servizio di helpline di Telefono Arcobaleno che, recentemente, ha potenziato il proprio organico e ha aperto una nuova sede operativa a Palermo.

(Wel/ Dire)
http://www.direnews.it/newsletter_minori/anno/2010/novembre/23/?news=31
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2010 @ 18:53:58, in Sindacato, linkato 1290 volte)

Tutto è bene quel che finisce bene ... L.M.

La Cassazione dà torto a Previti
Nessuna diffamazione dall'Espresso

 

Bocciata in primo grado e in appello, la richiesta di risarcimento dell'ex ministro della Difesa è respinta anche dalla Suprema Corte.  In un articolo del 1997 veniva indicato come "rinviato a giudizio" mentre era "indagato". "Giudizio negativo indotto nel lettore è conseguenza delle vicissitudini giudiziarie"

ROMA - Cesare Previti era talmente implicato in vicende gravi e controverse che un articolo dell'Espresso non contribuì a danneggiare la sua reputazione. Questo, in sintesi, il verdetto con cui la Cassazione ha dato torto all'ex parlamentare di Forza Italia respingendo la sua richiesta di risarcimento a spese del gruppo editoriale L'espresso. Richiesta già bocciata sia in primo grado che dalla Corte di Appello di Roma.

Si conclude così, con la sentenza 23468 della Suprema Corte, una vicenda giudiziaria iniziata con un articolo pubblicato dal settimanale il 3 aprile del 1997. In cui Cesare Previti, ex ministro della Difesa che ha perso il seggio alla Camera dopo la condanna definitiva all'interdizione perpetua dai pubblici uffici nel processo Imi-Sir, veniva indicato come "rinviato a giudizio" mentre era ancora solo "indagato". Sentendosi diffamato, Cesare Previti chiese all'epoca un risarcimento da 15 miliardi di lire.

Secondo la Cassazione, Previti non può lamentarsi poiché "il giudizio negativo indotto nel lettore era conseguenza delle vicissitudini giudiziarie da tempo in corso a suo carico e non dell'inesattezza terminologica nella quale era incorso l'autore dell'articolo". In altre parole, spiega ancora la Cassazione, la gravità delle indagini penali alle quali era sottoposto Previti e gli elevati incarichi istituzionali rivestiti, non avrebbero evitato che anche "se espresso in termini più precisi, il riferimento al parlamentare sarebbe stato lo stesso
assai disdicevole".

Infine, i giudici ritengono che Previti non abbia ricevuto nessuna lesione dell'onore dall'uso di altre espressioni contenute nell'articolo come "politicamente morto", "rischia la galera" e "primo accusatore di Di Pietro". Con la bocciatura del ricorso inoltrato in Cassazione, e firmato dalla figlia Carla Previti, anche lei avvocato, l'ex parlamentare e legale della Fininvest è stato condannato a pagare 3400 euro di spese di giustizia.

La Repubblica
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2010 @ 18:42:07, in Magistratura, linkato 1348 volte)
Claps/ Presidenza Repubblica
incarica Csm di verifica condotta pm


Accolto appello di Libera Basilicata su operato Genovese


Potenza, 22 nov. (Apcom) - L'Ufficio degli Affari per l'Amministrazione della Giustizia della Presidenza della Repubblica, ha incaricato il Consiglio Superiore della Magistratura di valutare la condotta della dottoressa Felicia Genovese, il pm che nel 1993 era titolare delle indagini sulla scomparsa di Elisa Claps. Lo ha comunicato il coordinamento lucano dell'associazione antimafia Libera cha aveva inoltrato la richiesta a Giorgio Napolitano in qualità di presidente del Csm.

"Gentile don Cozzi - scrive il direttore dell'ufficio presidenziale nella lettera inviata a don Marcello Cozzi, referente di Libera in Basilicata - la informo di aver trasmesso la sua richiesta a detto organismo cui compete la valutazione sulla condotta dei magistrati e, quindi, nella specie, la valutazione su quella della dottoressa Genovese, all'epoca dei fatti assegnataria del procedimento penale sulla scomparsa della giovane Elisa".

"Abbiamo deciso di rivolgerci al Csm - aveva dichiarato don Cozzi - perché nelle indagini sull'omicidio di Elisa ci sono passaggi mai chiariti e vogliamo che finalmente sia fatta luce". "Nel caso Claps - ha concluso don Cozzi - abbiamo la forte percezione che la verità giudiziaria non ha dato nessuna risposta, anzi spesso ha rappresentato la pietra tombale che è stata messa sulla verità dei fatti".


Claps/ Quirinale: richiesta Libera
su condotta Pm trasmessa a Csm

Colle precisa: Consiglio superiore non è stato 'incaricato'

Roma, 22 nov. (Apcom) - "In riferimento alla notizia 'Claps/Presidenza della Repubblica incarica Csm di verifica condotta Pm', mi preme precisare che i termini corretti di quanto compiuto dall'Ufficio per gli Affari dell'Amministrazione della Giustizia della Presidenza della Repubblica sono esclusivamente quelli riferiti nella lettera firmata dal direttore dell'ufficio, del resto ripresa integralmente nel dispaccio dell'agenzia.

La comunicazione di aver trasmesso al Csm la documentazione ricevuta dall'Associazione 'Libera lucana', con ogni evidenza non corrisponde all'affermazione che la Presidenza della Repubblica abbia 'incaricato' il Consiglio superiore della magistratura della questione". Lo precisa Pasquale Cascella, consigliere della Presidenza per la stampa e la comunicazione.


La Rassegna

Claps: a Csm lettera 'Libera' su operato pm prime indagini

ANSA.it - ‎22/nov/2010‎
(ANSA) - POTENZA, 22 NOV - La Presidenza della Repubblica ha trasmesso al Csm una lettera inviata alcune settimane fa da Libera Basilicata al Capo dello ...

La segnalazione sul pm Genovese arriva al Csm

La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎7 ore fa‎
«Passaggi mai chiariti» li chiama don Marcello Cozzi riferendosi ad alcuni aspetti delle indagini del 1993 sulla scomparsa di Elisa Claps. ...

Caso Claps: trasmessa a Csm richiesta 'Libera' di accertamenti su ...

La Repubblica Bari.it - ‎22/nov/2010‎
Potenza, 22 nov. (Adnkronos) - Al Consiglio Superiore della Magistratura e' stata trasmessa la richiesta di valutare la condotta del magistrato Felicia ...

Claps/ Presidenza Repubblica incarica Csm di verifica condotta pm

Virgilio - ‎22/nov/2010‎
potenza, 22 nov. (Apcom) - L'Ufficio degli Affari per l'Amministrazione della Giustizia della Presidenza della Repubblica, ha incaricato il Consiglio ...

Claps/ Quirinale: richiesta Libera su condotta Pm trasmessa a Csm

Virgilio - ‎22/nov/2010‎
Roma, 22 nov. (Apcom) - "In riferimento alla notizia 'Claps/Presidenza della Repubblica incarica Csm di verifica condotta Pm', mi preme precisare che i ...
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Altri segnali del cd federalismo giudiziario.. L.M.

Giustizia: accordo Regione Sardegna

Tribunale Cagliari per archivio digitale


Cagliari, 22 nov. - (Adnkronos) - Il processo di digitalizzazione degli atti penali e la creazione di un archivio digitale, consultabile anche via web, delle sentenze civili e penali: sono alcune delle iniziative previste dal protocollo d'intesa firmato stamani al Palazzo di Giustizia di Cagliari dal presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, e dal presidente del Tribunale del capoluogo sardo, Leonardo Bonsignore. L'accordo rientra nei progetti di interconnessione tra le pubbliche amministrazioni centrali e locali per realizzare interventi di innovazione.

''L'accordo - ha spiegato il presidente della Regione - rappresenta un passo importante verso la semplificazione amministrativa e per avvicinare i cittadini alle istituzioni, superando anche il divario digitale culturale che incide negativamente sulla crescita sociale e civile del territorio. In coerenza con questo obiettivo generale, che la Regione sta perseguendo con una lunga serie di interventi nel campo dell'informatizzazione e ammodernamento tecnologico, la collaborazione col Tribunale di Cagliari diventa un elemento qualificante per elevare il livello qualitativo dei servizi erogati dall'amministrazione della Giustizia''.

Alla firma del protocollo era presente anche l'assessore degli Affari Generali, Mario Floris: ''L'intesa e' un segnale importante sulla strada delle riforme, delle quali la semplificazione e l'innovazione sono componenti essenziali - ha detto l'assessore - e rientra nella strategia della Regione che, come ricorda spesso il presidente Cappellacci, vuole interpretare il ruolo di facilitatore dei processi di sviluppo e ammodernamento della societa'''. (segue)

Giustizia: accordo Regione Sardegna-Tribunale Cagliari per archivio digitale (2)

(Adnkronos) - Soddisfazione per l'accordo e' stata espressa anche dal presidente del Tribunale, che ha rilevato come gli interventi per rendere piu' efficiente il funzionamento della giustizia amministrata dal Tribunale di Cagliari , proiettino fattori di miglioramento sul sistema economico e sull'equilibrio sociale di un territorio abitato da oltre 800 e su cui sono presenti le piu' importanti istituzioni politiche, economiche e finanziarie della Sardegna.

"Le iniziative assunte, con lungimiranza, dalla Regione Sardegna, unitamente al Tribunale ordinario di Cagliari, in questa direzione, di cui l'intesa firmata oggi e' un'importante testimonianza, costituiscono la prova - ha concluso Bonsignore - di come si possa 'fare sistema' fra le istituzioni".

Il protocollo firmato oggi si inserisce tra una serie di Accordi di programma quadro tra Governo e Regione che prevedono le notificazioni telematiche delle comunicazioni e degli atti processuali ad avvocati e ausiliari del giudice, l'invio delle comunicazioni e delle notifiche per via telematica, il rilascio telematico di certificati giudiziari, la trasmissione telematica delle notizie di reato tra forze di Polizia e procure della Repubblica, la registrazione telematica degli atti giudiziari civili presso l'Agenzia delle Entrate. Inoltre l'accesso pubblico via rete alle sentenze e ai dati dei procedimenti, la razionalizzazione, evoluzione e messo in sicurezza delle infrastrutture Ict, dei sistemi informatici e della rete di telecomunicazione della giustizia.

22/11/2010
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2010 @ 18:11:30, in Magistratura, linkato 1240 volte)
Furti al Palagiustizia di Torino


Lunedì 22 Novembre 2010 15:58
di Andrea Doi

Colpo gobbo al Palazzo di Giustizia "Bruno Caccia" di Torino.
I soliti ignoti questa mattina, 22 novembre, approfittando del consueto viavai di pubblico che ogni giorno va in scena all'interno degli uffici del Palagiustizia, sono entrati in azione, derubando gli impiegati, cancellieri e assistenti giudiziari che lavorando tra queste quattro mura dei loro portafogli.
Si parla addirittura di una ventina di vittime dell'ardito ladro (o ladri). Poi nelle trombe delle scale sono stati ritrovati i portafogli, logicamente vuoti.

«Non è la prima volta che questo avviene – confessano chi lavora nel Palazzo di Giustizia – Purtroppo altre volte abbiamo avuto a che fare con furti. Non possiamo certo dire che le misure di sicurezza qui da noi siano così infallibili».
Nessuno per il momento è stato fermato o arrestato e non è detto che le telecamere interne abbiano ripreso qualche cosa utile agli investigatori per risolvere il caso.

Non si può nascondere il lato comico dell'intera vicenda: chiunque abbia agito non ha fatto che realizzare i sogni di tanti rapinatori. Quello di rubare in casa del giudice!

http://www.nuovasocieta.it/attualita/9493-furti-al-palagiustizia-di-torino.html
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2010 @ 18:08:32, in Magistratura, linkato 1298 volte)
Falsi documenti per aggirare 41 bis,
arresto per boss e vigili



martedì 23 novembre 2010 09:27
 
NAPOLI (Reuters) - Quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone, due già in carcere e due vigili urbani di Casal di Principe, sono state eseguite dagli uomini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che hanno scoperto un illecito che consentiva ad alcuni detenuti di aggirare le norme severe del 41 bis. Lo hanno riferito fonti della stessa Dia.

Il provvedimento in carcere ha raggiunto Gianluca Bidognetti, membro dell'omonimo clan di recente condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, tentato omicidio ed estorsione aggravata. Gianluca è figlio di Anna Carrino, pentita del clan dei Casalesi.

Secondo quanto accertato dalle indagini, tramite lo zio Michele, a sua volta detenuto e colpito da un'ordinanza di custodia, Gianluca Bidognetti si sarebbe procurato falsi certificati di convivenza con la fidanzata in modo da poterle consentire colloqui in carcere con lui, aggirando le restrizioni previste dal 41 bis. I falsi certificati sarebbero stati ottenuti grazie a due vigili urbani, a loro volta arrestati. Uno di loro è fratello del boss deceduto Vincenzo De Falco, ucciso nella guerra di camorra del 1991.

Concorso esterno in associazione mafiosa e falso ideologico sono i reati contestati ai due vigili.
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Di Loredana Morandi (del 22/11/2010 @ 20:46:37, in Politica, linkato 1199 volte)
Minacce a Bindi e D'Alema
recapitate all' Agenzia Ansa di Bari


- commento semi serio -

Una lettera contenente le minacce per Rosy Bindi, presidente del PD, e a Massimo D'Alema, presidente del Copasir, è stata recapitata in mattinata all'agenzia Ansa sede di Bari. Immediato il monito del Presidente Giorgio Napolitano, preoccupato dal dilagare del "fenomeno".

La lettera è firmata da un sedicente gruppo denominato "Nuclei Rossi Armati", se non erro, mai sentito prima di una identica lettera rivolta a Pierluigi Bersani. I "rossi", per carità, son resistenti, persistenti ed efficaci nelle loro minacce. In base a ciò esprimo la mia solidarietà ai due politici minacciati, perché la solidarietà non si rifiuta a nessuno.

Mi è però impossibile imbrigliare il somaro intellettuale del mio cuore, che raglia e palpita sempre per libera associazione di idee. E, anche dopo aver visto certa gente indossare abiti in tutto simili a quelli dell'omnipotens "mercoledì" cineaudiotelevisivo nazionale, mi domando: "Correrà loro al capezzale la D'Addario, in un anelito sublime di santità?"

Speriamo proprio di no. Perché, ammesso e non concesso che il "rosso" le doni, sono in molti a credere che se  proprio dobbiamo scegliere la "croce" (.. non sparate sulla) della compagna "prostituta", la preferiamo tutti salvata dal marciapiede e non dal lettone di Putin e dalle perversioni  del bunga bunga africano e delle  mille ed una notte speziate al Viagra, sotto la luna del grande oriente di Al Hard-core.

Cosicché questi poveri terroristi, a dirla tutta, sembrano di più i compagni terroni baresi dei circoli che son stufi di prenderla con le pive nel sacco, invece che dei veri esponenti dell'azione sovversiva.

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 22/11/2010 @ 20:42:48, in Osservatorio Famiglia, linkato 1465 volte)
Processo Meredith, mercoledì l'Appello
Sollecito-Knox: 'Assolveteci'

Ma pm puntano ad aggravante e no attenuanti

22 novembre, 18:35

di Claudio Sebastiani per ANSA

PERUGIA, 22 NOV - Raffaele Sollecito e Amanda Knox chiederanno di essere assolti dall'accusa di avere ucciso Meredith Kercher per la quale sono stati condannati a 25 e 26 anni di reclusione. Frutto di un ''doloroso errore giudiziario'' per la difesa dell'americana, di un ''quadro sconcertante che li vuole a tutti i costi colpevoli dell'orrendo delitto contro una realta' attestante la loro assoluta estraneita''' secondo i legali del giovane pugliese. Ma per l'accusa i responsabili del delitto sono loro, insieme a Rudy Guede, e per questo i pm punteranno all'esclusione delle attenuanti e al riconoscimento dell'aggravante dei futili motivi. Con la condanna ''alla pena di giustizia''. Che potrebbe essere anche l'ergastolo.

A poco meno di un anno dalla sentenza di primo grado, i due ex fidanzati torneranno mercoledi' in aula per il processo d'appello. A giudicarli sara' una giuria popolare con cinque donne e un uomo che affiancheranno il presidente, Claudio Patrillo Hellmann, che guida la sezione lavoro, con ''a latere'' Massimo Zanetti, giudice del civile ma entrambi con una lunga esperienza nel penale alle spalle. Come prevede il codice, il processo d'appello sara' basato sugli atti di quello di primo grado concluso il 5 dicembre del 2009. Non e' prevista a priori una nuova sfilata in aula di consulenti e testimoni ma questa ci sara' solo se la Corte, dopo la relazione introduttiva (attesa per l'11 dicembre), accettera' la richiesta delle difese di riaprire il dibattimento. I legali degli imputati puntano in particolare su una perizia che esamini il lavoro svolto sulle tracce di Dna, uno dei cardini dell'impianto accusatorio. Il codice genetico di Sollecito e' stato infatti isolato sul gancetto del reggiseno indossato dalla Kercher quando venne uccisa, mentre quello della Knox e' sul coltello considerato l'arma del delitto.

Per la difesa Knox la valutazione della prova scientifica e' pero' viziata da ''numerose lacune e contraddizioni'', mentre le valutazioni della Corte di primo grado sono delineate da ''un susseguirsi di elementi incerti, contraddittori e soprattutto mancanti''. Per gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova l'aggressore ''e' uno solo''. Di ''moltissimi errori'' nelle indagini hanno parlato anche gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, difensori di Sollecito. I legali puntano anche su una perizia che esamini il pc al quale il giovane pugliese ha sostenuto di essersi trovato mentre Mez veniva uccisa, nonche' sull'esame di nuovi testimoni come Mario Alessi. Tesi che pero' si scontrano con il quadro ''senza vuoti e incongruenze'' delineato dai giudici di primo grado che in 427 pagine di motivazioni hanno definito ''affidabile'' l'esito delle indagini genetiche.

La Corte ha descritto un omicidio con movente ''erotico, sessuale, violento'', maturato in un ''crescendo'' cominciato con un approccio di Guede alla Kercher e poi con l'intervento di Sollecito e della Knox. Le difese dovranno pero' fronteggiare anche l'appello dei pm che hanno parlato di ricostruzione ''ineccepibile'' operata in primo grado con una ''approfondita e rigorosa motivazione''. I magistrati hanno tuttavia ritenuto ''non convincenti'' gli argomenti utilizzati per concedere le attenuanti generiche e per escludere l'aggravante dei futili motivi. Negli ultimi giorni la Knox - a maggio sara' processata anche per calunnia nei confronti di alcuni agenti che svolsero le indagini - e' apparsa tesa, preoccupata per l'imminente processo. Provato dal carcere anche Sollecito. Da mercoledi' entrambi saranno di nuovo in aula per dimostrare che loro con l'omicidio di Meredith Kercher non c' entrano.
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Di Loredana Morandi (del 22/11/2010 @ 20:28:45, in Magistratura, linkato 1339 volte)
'Il senatore è fiducioso? E' giusto che lo sia se è convinto della sua innocenza...'

Mafia, Pg Gatto:
"Sentenza Dell'Utri mi soddisfa a metà"


Palermo - (Adnkronos) - All'ADNKRONOS il sostituto procuratore generale di Palermo, che ha rappresentato l'accusa nel processo d'appello al senatore Dell'Utri, condannato lo scorso 29 giugno per concorso esterno in associazione mafiosa a sette anni di carcere con una riduzione di pena di due anni rispetto al giudizio di primo grado.

Palermo, 20 nov.- (Adnkronos) - "Vuole sapere come la penso? Se devo essere sincero, posso essere soddisfatto della sentenza solo a meta'. Ho letto questa mattina i giornali, ma le motivazioni della sentenza dei giudici le ho avute solo un'ora fa. Pero', da quello che leggo dai giornali, dico che e' stata confermata solo in parte la mia tesi accusatoria". Lo ha detto all'ADNKRONOS Antonino Gatto, il sostituto procuratore generale di Palermo, che ha rappresentato l'accusa nel processo d'appello al senatore Marcello Dell'Utri, condannato lo scorso 29 giugno per concorso esterno in associazione mafiosa a sette anni di carcere con una riduzione di pena di due anni rispetto al giudizio di primo grado. Mentre ieri il pm di primo grado, Antonio Ingroia, si era detto "profondamente soddisfatto" perche' "e' stato confermato dalla sentenza d'appello l'impianto accusatorio di primo grado", il pg Gatto non la pensa allo stesso modo.

"Per quanto riguarda la parte sulla politica - ha spiegato Gatto - purtroppo non e' stata confermata la tesi che io avevo portato in aula". Secondo l'accusa Forza Italia, dopo la sua nascita nel 1994, avrebbe fatto un 'patto' con Cosa nostra. "Ma i giudici di secondo grado non confermano la tesi dell'accusa sulla parte politica", ha detto Gatto.

Poi, il magistrato che ha rappresentata l'accusa nel lungo processo d'appello, che si e' concluso l'estate scorsa, contesta anche la parte della sentenza riguardante la mancanza di prove sui presunti rapporti tra il senatore Dell'Utri e i boss mafiosi Giuseppe e Filippo Graviano. Per i giudici di secondo grado, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale "non sussiste alcun concreto elemento ancorche' indiziario comprovante l'esistenza di contatti o rapporti, diretti o indiretti, tra Marcello dell'Utri e i fratelli Graviano, essendo risultato sostanzialmente inconsistente anche il contributo offerto da Gaspare Spatuzza le cui dichiarazioni si sono palesate prive di ogni effettiva valenza probatoria".

"Ho letto la parte della sentenza riguardante i fratelli Graviano solo sui giornali, perche' le motivazioni non le ho ancora lette, pero' se cosi' fosse contesterei vigorosamente questo punto", ha detto ancora il pg Antonino Gatto parlando della sentenza depositata ieri in cancelleria dopo cinque mesi. E il magistrato spiega anche il perche': "Da mie elaborazioni c'e' la prova documentale dei rapporti tra Marcello Dell'Utri e i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. Quindi lo dimostrero' nel ricorso". Parlando poi delle dichiarazioni rese ieri da Dell'Utri all'ADNKRONOS, che continua a dirsi "fiducioso" sull'esito dei giudici della Corte di Cassazione, il pg Gatto risponde serafico: "Mi pare giusto che il senatore sia fiducioso, e' umano che sia cosi'. D'altro canto se lui e' convinto della sua innocenza...".


Nota Il testo della sentenza d'appello al processo Dell'Utri dal sito web de La Stampa. L.M.
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