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 melody white ... H Guan Yu... di Lunadicarta
 
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E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.

Paolo Borsellino
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
DDL Stalking

Concorso di reati se vi è progressione criminosa
verso un reato più grave di quello di stalking

   

Approvato in Commissione Giustizia della Camera, nel corso dell'esame degli emendamenti al disegno di legge "Misure contro gli atti persecutori", un emendamento (1.100) del relatore Giulia Bongiorno, che sopprime all'articolo 1, comma 1 (capoverso Art. 612-bis) le parole "Salvo che il fatto costituisca più grave reato".
La ratio dell'emendamento approvato, ad avviso della proponente, è quella di "consentire la configurazione di un concorso di reati, nel caso in cui vi sia una progressione criminosa verso un reato più grave rispetto a quello dello stalking. In tal modo si potrà evitare che possa essere contestato solamente il reato più grave e non quello di atti persecutori. La questione in concreto relativa all'ipotesi in cui vi sia un concorso di reati o un concorso apparente di norme sarà risolta sulla base di principi generali." (Fonte: resoconto parlamentare, Commissione Giustizia, Camera dei Deputati, 6 novembre 2008)


Riportiamo il testo base sul quale sta lavorando la Commissione

DISEGNO DI LEGGE
Misure contro gli atti persecutori


Art. 1.
(Modifiche al codice penale).
1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo l'articolo 612 è inserito il seguente:
« Art. 612-bis. - (Atti persecutori).

[Salvo che il fatto costituisca più grave reato] (PAROLE SOPPRESSE CON L'EMENDAMENTO 1.100 APPROVATO)
E' punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore ovvero se ricorre una delle condizioni previste dall'articolo 339.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Si procede tuttavia d'ufficio nei casi previsti dal secondo e dal terzo comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio»;
b) al primo comma dell'articolo 577, dopo il numero 4) è aggiunto il seguente:
«4-bis) da soggetto che abbia in precedenza commesso nei confronti della vittima atti persecutori ai sensi dell'articolo 612-bis».


Art. 2.
(Ammonimento).
1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale, la persona offesa può esporre i fatti al questore, avanzando richiesta di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta.
2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi, se ritiene fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Il questore valuta l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.
3. Si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.


Art. 3.
(Modifiche al codice di procedura penale).
1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 266, comma 1, lettera f), dopo la parola: «minaccia,» sono inserite le seguenti: «atti persecutori,»;
b) dopo l'articolo 282-bis sono inseriti i seguenti:
«Art. 282-ter. - (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.
2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi ovvero da tali persone.
3. Il giudice può, inoltre, vietare all'imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui al comma 2.
4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.

Art. 282-quater. - (Obblighi di comunicazione). - 1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio»;
c) al comma 1-bis dell'articolo 392, le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;
d) al comma 5-bis dell'articolo 398:
1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;
2) le parole: «vi siano minori di anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «vi siano minorenni»;
3) le parole: «quando le esigenze del minore» sono sostituite dalle seguenti: «quando le esigenze di tutela delle persone»;
4) le parole: «l'abitazione dello stesso minore» sono sostituite dalle seguenti: «l'abitazione della persona interessata all'assunzione della prova»;
e) al comma 4-ter dell'articolo 498:
1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;
2) dopo le parole: «l'esame del minore vittima del reato» sono inserite le seguenti: «ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato».


Art. 4.
(Modifica all'articolo 342-ter del codice civile).
1. All'articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «un anno».


Art. 5.
(Clausola di invarianza finanziaria).
1. Dall'attuazione della presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.


Art. 6.
(Entrata in vigore).
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il Sole 24 ore

(questo va bene per me e per la Hunziker)
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Di Admin (del 13/11/2008 @ 12:54:06, in Giuristi, linkato 959 volte)
Giustizia e privacy : varato codice per avvocati e investigatori privati

di osservatoriosullalegalita.org

E' stato varato martedi' il codice deontologico privacy per avvocati e investigatori privati. Le garanzie individuate dalle associazioni di categoria hanno ricevuto l'ok del Garante. Il codice fissa le tutele per il trattamento dei dati personali dei clienti da parte di avvocati e investigatori privati, dalla fase propedeutica l'instaurazione di un giudizio fino alla fase successiva alla sua definizione. Semplificazione degli adempimenti e tutele effettive per i clienti, i cardini del codice.

Le nuove regole di condotta Avvocati e investigatori privati potranno informare la clientela una tantum, anche oralmente in modo semplice e colloquiale sull'uso che verrà fatto dei loro dati personali. L'informativa scritta potrà anche essere affissa nello studio o pubblicata sul sito web. Il codice specifica che sia gli avvocati che gli investigatori privati devono adottare adeguate misure di sicurezza dei sistemi informatici per evitare accessi abusivi o furti di dati e custodire con cura fascicoli e documentazione, in modo da evitare che personale non autorizzato o estranei possano prenderne visione.

Gli avvocati, in particolare, devono fornire anche concrete istruzioni al personale di studio affinché si pongano speciali cautele in caso di utilizzo di registrazioni audio/video, di tabulati telefonici, di perizie ecc. e devono vigilare affinché si eviti l'uso ingiustificato di informazioni che potrebbero comportare gravi rischi per il cliente. Atti e documenti, una volta estinto il procedimento o il mandato, possono essere conservati in originale o in copia, solo se risultino necessari per altre esigenze difensive della parte assistita o dell'avvocato.

Gli investigatori, da parte loro, non possono intraprendere di propria iniziativa investigazioni, ricerche o altre forme di raccolta dei dati. Le investigazioni sono lecite solo se l'incarico è conferito per iscritto da un difensore o da un altro soggetto. L'incarico ricevuto va eseguito personalmente: ci si può avvalere di altri investigatori privati se nominati all'atto del conferimento oppure successivamente purché tale possibilità sia stata prevista.

Conclusa l'attività investigativa, e comunicati i risultati al difensore o a chi ha conferito l'incarico, i dati raccolti devono essere cancellati. L'archivio deve essere periodicamente controllato e contenere solo informazioni pertinenti ed indispensabili. Il rispetto del codice costituisce condizione essenziale per la liceità e correttezza del trattamento dei dati personali.

Il codice di deontologia, che verrà presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entra in vigore il 1 gennaio 2009 ed è stato sottoscritto dal Consiglio nazionale forense, dall'Unione camere penali, dell'Unione camere civili, dall'Unione avvocati europei, dall'Associazione italiana giovani avvocati, dall'Organismo unitario dell'avvocatura italiana, da Federpol e da Aipros.

Speciale giustizia

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www.osservatoriosullalegalita.org
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Di Admin (del 13/11/2008 @ 12:59:37, in Giuristi, linkato 1239 volte)

13/11/2008, ore 13:28

PROCESSO PENALE: DOMANI LA PRESENTAZIONE DEL SIDIP PER VELOCIZZARE LA GIUSTIZIA

Di Redazione

 

Riduzione dei tempi del processo penale attraverso l’utilizzo di tecnologie informatiche che consentiranno la gestione unificata di tutti gli atti, attualmente reperibili solo in formato cartaceo.
E’ l’obiettivo del progetto SIDIP, il Sistema informativo dibattimentale penale, realizzato dal Ministero della Giustizia e finanziato con i fondi europei del PON il Programma Operativo Nazionale Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, che sarà presentato domani, 14 novembre, a Napoli alle ore 09,30 presso il Grand Hotel Vesuvio, in via Partenope, 45.
Ottimizzando i processi di condivisione e recupero delle informazioni nell’ambito dell’amministrazione giudiziaria, il sistema permette di ridurre i tempi di consultazione degli atti dibattimentali, fornire strumenti per una più rapida formulazione della sentenza e una più veloce trasmissione degli atti nel caso di successivi grado di giudizio.
Attraverso la registrazione audio/video delle udienze, la redazione delle trascrizioni testuali, la gestione dei verbali d’udienza e della documentazione cartacea a queste associata insieme al fascicolo dibattimentale, gli utenti del sistema, magistrati, avvocati e personale di cancelleria, potranno accedere con facilità alle informazioni digitalizzate, attualmente reperibili solo attraverso l’esame di una grossa mole di documenti cartacei. Il sistema re-ingegnerizza ed estende l’esperienza del progetto di ricerca comunitario “e-Court”(collocato nel V programma quadro della dell’Unione Europea per la ricerca), che ha consentito di verificare sperimentalmente la realizzazione e la dimostrazione di alcuni prototipi.
Il progetto SIDIP, attualmente utilizzato presso il Tribunale di Parma per la gestione del processo “Parmalat”, e avviato con la realizzazione di 5 sistemi presso i Tribunali di Catanzaro, Lecce, Napoli, Nola e Palermo rientranti nelle Regioni “Obiettivo 1”, si inserisce nel tema più ampio della dematerializzazione della documentazione e dell’automazione dei flussi di lavoro, determinanti all’interno dei processi di riforma della Pubblica Amministrazione ai fini della riduzione della spesa pubblica.
Alla presentazione, previsti gli interventi, tra gli altri, di Sergio Brescia, Domenico Pellegrini e Nicola Mozzillo del Ministero della Giustizia, rispettivamente direttore generale, responsabile dell’area penale dei sistemi informativi e dirigente del CISIA, il Coordinamento Interdistrettuale per i Sistemi Informativi Automatizzati. Tra gli invitati, i capi degli uffici giudiziari di Napoli e degli altri distretti nonché i rappresentanti dell’Ordine forense di Napoli e di Lecce.

Julie News
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Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 09:52:14, in Magistratura, linkato 1011 volte)

L’A.N.M. SULLA SENTENZA DIAZ



 
Ancora una volta dopo il caso Englaro, nel caso della sentenza Diaz una decisione giudiziaria scatena polemiche e accesi dibattiti.

Ci sono avvenimenti nella storia di un paese che turbano profondamente le coscienze e che accendono forti discussioni e divisioni creando di riflesso inevitabili tensioni anche sul versante giudiziario.

La magistratura inquirente è spesso chiamata al difficile compito di ricostruzione del reale accadimento dei fatti ed alla raccolta degli elementi di prova per sostenere l’accusa nel giudizio.

Alla magistratura giudicante spetta il compito di selezionare e valutare le prove formatesi nel dibattimento, nel contraddittorio tra le parti, e di decidere se sussistono gli elementi per affermare “al di là di ogni ragionevole dubbio” la responsabilità personale dei singoli imputati.

L’Associazione Nazionale Magistrati chiede rispetto per il difficile compito affidato alla magistratura requirente e giudicante.

E’ sempre legittima la critica, anche aspra, ai provvedimenti giudiziari ma l’insulto e la denigrazione nei confronti dei singoli magistrati e dell’istituzione giudiziaria sono inaccettabili e non contribuiscono alla costruzione di un confronto civile su temi particolarmente delicati.

Roma, 14 novembre 2008

Il Presidente                         Luca Palamara

Il Vice Presidente                Gioacchino Natoli

Il Segretario Generale        Giuseppe Cascini
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Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 09:55:49, in Sindacato, linkato 1242 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 14 novembre 2008
Prot. n. 213

La Federazione nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione Ligure dei giornalisti comunicano:

G8, IL CASO DIAZ, UNA SENTENZA IN CHIAROSCURO
7 ANNI DOPO RIMANGONO I BUCHI NERI DELLA VERITA’

“Sette anni dopo il G8 la sentenza sull’irruzione alla scuola Diaz dove vennero pestati e arrestati anche 5 giornalisti (due freelance tedesche, uno inglese ridotto in fin di vita e il collega italiano Lorenzo Guadagnucci) chiude (giudiziariamente con il giudizio di primo grado) i processi più importanti sul luglio 2001. Le sentenze si rispettano, si appellano, ma possono essere discusse.
Quella emessa giovedì sera a Genova è una sentenza che, per così dire, fa “volare gli stracci”. Condannato il capo del reparto mobile di Roma, figure di secondo piano, singoli agenti. Assolti i vertici della polizia. Le motivazioni della sentenza chiariranno il percorso giuridico e fattuale compiuto dai giudici del Tribunale, ma dopo le sentenze sulla morte di Carlo Giuliani, sul caso (parziale) del cosiddetto Blocco Nero (nessun vero black bloc venne arrestato, né è stato mai chiarito il ruolo di presunti o veri agenti provocatori nei cortei), per gli incidenti di piazza, quella per gli abusi nel carcere provvisorio di Bolzaneto, anche quella sul caso Diaz lascia irrisolti molti interrogativi.
Su chi decise al vertice quell’irruzione, chi autorizzò tali e tanti abusi e violenze, chi decise la lunga opera di disinformazione a partire dalla notte della Diaz con la diffusione di notizie palesemente false, conferenze stampa in cui tra i corpi di reato vennero esibite anche le pettorine gialle dei giornalisti e dove era vietato porre domande, sul perché i vertici della polizia italiana erano presenti all’esterno della scuola.
Rimarranno senza risposta le 300 segnalazioni raccolte dai legali sugli abusi e violenze di strada, fatti senza responsabili e comunque avviati (come le imputazioni per i processi celebrati) verso la prescrizione prima ancora dei giudizi di appello.
Il sindacato giornalisti e l’Ordine (la Fnsi, l’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine della Liguria) furono i primi, poche ore dopo l’irruzione, a portare alla Procura di Genova due colleghi-testimoni dei fatti e un dossier con foto e filmati relativi sia alle violenze di piazza (di forze dell’ordine e di manifestanti) sia alla drammatica vicenda della Diaz dove tutti gli arrestati e feriti vennero poi completamente assolti con sentenza definitiva.
Sin dal primo giorno, con i colleghi (come Lorenzo Guadagnucci autore di una costante e documentata controinformazione su quelle vicende) il sindacato è stato al fianco dei giornalisti e di chi cercava “verità e giustizia”, non vendetta, per tutelare anche e soprattutto il diritto dovere a fare e ricevere informazione, prima, durante e dopo i giorni in cui il confine della democrazia venne calpestato a Genova. Da chi scelse la violenza tra i manifestanti e tra chi, in divisa, aveva il dovere di difendere e prevenire la violenza, e non praticarla. Soprattutto in situazioni come quella del carcere provvisorio di Bolzaneto e durante la perquisizione (“un’operazione di macelleria messicana” la definì deponendo al processo il funzionario di polizia Michelangelo Fournier) diventata una mattanza documentata da video, foto, indagini con il goffo tentativo di depistaggio di fronte a taccuini e telecamere, del portavoce del ministero degli interni che definì il sangue sui muri come “tracce di tubetti di pomodoro” o i feriti come “esito degli scontri di piazza”.
Sette anni dopo (l’Fnsi venne ammessa come parte civile nel procedimento) la sentenza Diaz lascia aperti tutti gli interrogativi, con le responsabilità politiche dei diversi governi succedutisi e di chi a parole chiedeva una commissione di inchiesta, salvo poi non operare perché questa si facesse. L’Fnsi la chiese e sostenne sia con i governi di centrodestra sia di centrosinistra, inascoltata come molti altri.
Sette anni dopo l’impegno e le iniziative della Fnsi e della Ligure non si fermeranno. Per chiedere “verità e giustizia”, non vendetta per continuare a informare su quei giorni. Sette anni dopo le pressioni, le minacce, le denunce contro chi ha fatto informazione, svelato retroscena, scoperto atti e documenti.
Su questi temi la Fnsi e l’Associazione Stampa Ligure organizzeranno una conferenza stampa nei prossimi giorni”.
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Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 10:02:33, in Magistratura, linkato 1148 volte)
Associazione Nazionale Magistrati
 


Nella giornata del 12 novembre 2008 la Giunta Esecutiva Centrale della ANM ha partecipato ad un incontro con il Ministro della Giustizia.

All'incontro erano presenti, oltre al Ministro, il sottosegretario Sen. Caliendo, il capo di Gabinetto del Ministro, il Capo dell'Ufficio Legislativo, il Capo del Dipartimento della Organizzazione Giudiziaria.

Il Ministro ha illustrato le iniziative fin qui intraprese dal Governo in materia di processo civile e incentivi per la copertura delle sedi disagiate. Ha raccolto la preoccupata sollecitazione della Giunta in ordine alla situazione degli uffici di Procura con riferimento agli ultimi posti messi a concorso ed andati deserti che porteranno a breve alla paralisi di molti uffici inquirenti.

A fronte del nostro consapevole scetticismo, Ministro e Sottosegretario hanno manifestato ottimismo in ordine alla copertura delle sedi riferendo di avere adeguati segnali e, comunque, ha ritenuto di rinviare il confronto su tale questione all'esito dell'espletamento del concorso sulle sedi disagiate.

Ha annunciato, inoltre, un imminente intervento del Governo sul processo penale, nel quale dovrebbero essere riprese alcune delle proposte avanzate dalla ANM.

Si è, poi, soffermato sulla questione relativa agli stanziamenti per la giustizia, riferendo che, secondo le stime fatte dagli uffici del Ministero, il Fondo Unico per le spese di giustizia dovrebbe essere in grado di sopperire alle riduzioni operate con il decreto-legge di luglio. In ogni caso  il Ministro ha riferito che entro la fine dell'anno il Ministero potrà disporre di dati certi circa la reale consistenza e dotazione del fondo. Il Ministro ha poi affrontato le questioni relative alla situazione del personale amministrativo, indicando in circa 3500 unità l'entità dei tagli di organico derivati dalla manovra economica ed ha assicurato un impegno del Ministero per la riqualificazione del personale.

Nel corso della discussione il Capo del Dipartimento della Organizzazione Giudiziaria è intervenuto sulla questione relativa all'adeguamento del trattamento economico dei magistrati a seguito della riforma dell'ordinamento giudiziario, oggetto di una sollecitazione formulata dalla GEC. Il Capo del D.O.G. ha assicurato l'assenso del Dipartimento sulla questione posta dalla GEC e ha riferito di aver già trasmesso una nota in tal senso alla competente Ragioneria del Tesoro.

I rappresentanti della Giunta hanno ribadito la necessità e l'urgenza di riforme dirette ad assicurare il funzionamento della giustizia e la disponibilità della ANM al dialogo e al confronto su tali misure. Pur riconoscendo che alcuni interventi, quali quello sul processo civile, si muovono nella giusta direzione, hanno, però, sottolineato la necessità di iniziative più incisive.

La Giunta ha ribadito la necessità di un intervento di deroga al divieto di destinare i magistrati di prima nomina a funzioni requirenti e a funzioni monocratiche penali, in ragione della drammatica situazione di scopertura di organici di molti uffici giudiziari, in particolare degli uffici di procura delle regioni meridionali. Hanno, inoltre, evidenziato che i magistrati attualmente in tirocinio saranno chiamati a scegliere le sedi di destinazione nel prossimo mese di gennaio, circostanza che rende non differibile oltre tale termine l'intervento richiesto.

Sul processo civile sono state ribadite le perplessità della ANM su alcuni punti della riforma, quali l'obbligo di testimonianza scritta, le previsioni di cui all'art. 51 c.p.c. e sul "filtro" per l'accesso alla Cassazione. La Giunta ha, inoltre, criticato l'assenza di interventi in materia di semplificazione dei riti e in particolare ha sollecitato l'abolizione del rito societario, intervento ormai condiviso da tutti gli operatori del settore; ha, inoltre, lamentato la mancata abolizione del regolamento di competenza. Infine, ha insistito affinché si provveda al più presto all'adozione dei decreti attuativi in tema di conciliazione e mediazione.

Al riguardo, il Ministro ha manifestato una ampia disponibilità ad interventi correttivi nell'iter del disegno di legge in Senato, annunciando peraltro la possibilità di approvare una delega per la semplificazione dei riti e l'abolizione del rito societario nonché in tema di mediazione.

La Giunta ha, inoltre, ribadito la contrarietà della ANM ad interventi sull'assetto costituzionale della magistratura, ed il Ministro ha riferito che allo stato il governo non è intenzionato ad adottare in materia alcuna iniziativa legislativa.


Il Presidente                     Luca Palamara

Il Segretario Generale    Giuseppe Cascini
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Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 10:12:44, in Giuristi, linkato 1020 volte)
Il problema della povertà dello materiale dello stato risale ad almeno dieci anni; quello della povertà spirituale è endemico. Ecco comunque come questa povertà ispira gli scrittori di giustizia.

Ecco un pezzo dal mio DOPPELGÄNGER IUDEX: TEATRO DA CAMERA CON SAX PER GIUDICE GENIO E GIUDICE IDIOTA, dramma grottesco in un atto vincitore del concorso "Pirandello in breve" per l'anno 2003.

OZIERO:
La Follia è la Ragione dell'Uomo in Grande, lo Stato.

Pannone fa uno starnuto. Rovista nelle tasche, tira fuori dalla tasca sinistra il fazzolettone per pulirsi ma ne fuoriesce carta igienica che gli rotola per terra.

OZIERO:
Carta igienica da casa... Lo Stato è grande ma in questi tempi è povero, povero, poverrimo... Tanta carta per sentenze, sentenze, sentenze e poi... plòf, non ha nemmeno i soldi per pagarci la carta igienica... carta vetrata per questi androidi cul-de-fer!

PANNONE:
Oh chemin de fer! Scemoni di ferro! Le male lingue dicono che qualche magistrato accidioso o tirchio ovvia pulendosi alla turca, acqua fresca e carne rosea....

OZIERO:
Ne sai niente Pannone?

OZIERO:
Non mi guardare così, ti prego. Mi metti in soggezione.

PANNONE:
Io a te?

OZIERO:
Sì tu a me! Io uso fazzolettini profumati, sai. Soffio tutto, io, coi fazzoletti profumati. Soffio e netto tutto coi fazzolettini 'Violetta d'Arabia', tre veli platonici di morbidezza.

PANNONE:
Chiunque lo faccia o lo abbia fatto l'autobagnetto ecologico, quel che è stato è stato... Que serà, serà e ciò che succederà, lalalalalà lalà che serà serà. Lo Stato!

OZIERO:
Allora tu lo ami questo Stato, così povero, scartato, squartato, eh Pannone?

PANNONE:
No, no. Te lo dico in confidenza. Lui è il gran caprone, altro che povero! Quando è forte coi deboli; e debole coi forti. Bisogna trasformarlo. Forte coi forti; debole coi deboli.

OZIERO:
Bravo Fritz. Sciiuu... Molti inorridiranno per quello che osi blaterare.

PANNONE:
Sì. Taci la Nazione ti ascolta.

OZIERO:
La Nazione o... il Presidente?

Pannone rincantucciandosi nella toga si porta sotto sotto la Camera di Consiglio a origliare.

PANNONE:
Lavorano, discutono, decidono le sorti dell'umana gente! Il Presidente non mi ha sentito!


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CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA
~ Centro Studi ~

diritto e letteratura

Manzoni e Pirandello

Presentazione del libro di

Alfonso Malinconico

già Presidente presso la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione

Introduzione di Nino Borsellino

Edizioni Empirìa—Roma 2008

Mercoledì 26 movembre 2008 ore 15,30

Sala Conferenze - Via Valadier, 42 Roma

Presiede

Avv. Alessandro Cassiani

Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma

Coordina

Avv. Giovanni Cipollone

Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma

Relatori

Prof. Nino Borsellino


Emerito di Letteratura Moderna e Contemporanea presso l’Università di Roma “La Sapienza”

Prof. Francesco Mercadante

Emerito di Filosofia del Diritto presso L’Università di Roma “La Sapienza”

Interventi previsti

Prof. Cesare Ruperto

Presidente Emerito della Corte Costituzionale

Prof. Saverio Ruperto

Ordinario di Diritto Privato presso l’Università di Roma “La Sapienza”

Avv. Aldo Romeo

Foro di Roma

Dott. Umberto Apice

Magistrato

Dott. Antonio Bevere

Magistrato

Avv. Giovanni Malinconico

Presidente dell’Unione degli Ordini Forensi del Lazio

Intervento conclusivo dell’Autore

Ingresso libero

Il presente evento non prevede il rilascio di crediti formativi

Via Valadier, 42 Roma tel. 06.322971234/241

Il Consigliere Segretario Il Presidente

Antonio Conte Alessandro Cassiani

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Di Admin (del 17/11/2008 @ 08:34:25, in Politica, linkato 1301 volte)
Mafia. Casson: La Russa si informi meglio
Dichiarazione del senatore del Pd Felice Casson
Capogruppo in Commissione Giustizia

"Spiace contraddire il Ministro La Russa ma questo tocca a chi parla senza sapere, a chi parla senza aver partecipato ai lavori parlamentari sul disegno di legge sulla sicurezza in discussione al Senato". Così il senatore del Pd Felice Casson, capogruppo in commissione Giustizia, replica alle dichiarazioni rilasciate dal ministro della difesa al Corriere della Sera.
"Basterebbe infatti guardare gli emendamenti presentati dal Pd al provvedimento e scoprire che il gruppo, in commissione giustizia e affari costituzionali, ha impegnato direttamente i suoi massimi livelli con proposte tese ad una maggiore efficacia ed effettività della pena per la lotta alla criminalità organizzata. Un nostro emendamento sul traffico internazionale di immigrati e contro la prostituzione è stato approvato. Lumia - spiega Casson - ha presentato un emendamento per una più rigida applicazione del 41 bis, emendamento sottoscritto anche dalla nostra capogruppo Anna Finocchiaro, e che è confluito nel maxiemendamento approvato dalle commissioni riunite. Tra l'altro abbiamo anche proposto e fatto approvare un emendamento relativo all'elusione dolosa delle restrizioni previste dal 41 bis. Sulla confisca - aggiunge ancora il senatore del Pd - ho proposto la costituzione di un'agenzia nazionale per la gestione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati".
"Il governo e la sua maggioranza - conclude Casson - si sono opposti a queste proposte che, peraltro, il Pd ripresenterà in aula. Vorrei infine ricordare al Ministro La Russa che, la settimana scorsa, la maggioranza non è stata in grado di garantire la regolarità della seduta d'Aula - che avrebbe dovuto votare il Ddl sulla sicurezza - per le ripetute mancanze del numero legale".

Scheda del Senatore Felice Casson, già magistrato, XV Legislatura
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Di Admin (del 18/11/2008 @ 11:04:20, in Giuristi, linkato 1069 volte)
Leggi per la tutela di tutti i cittadini

di Franco Ortolani

Su “Il Mattino” del 16 novembre 2008 il Dott. Raffaele Cantone, validissimo ed arguto magistrato di Napoli, ha pubblicato una nota chiarissima su come uno Stato al servizio di tutti i cittadini deve agire per eliminare la malavita organizzata che in Campania ha causato anche un grave e pericolosissimo inquinamento ambientale garantendo un lucroso smaltimento, troppo spesso impunito e tuttora in attività, di rifiuti pericolosi e tossici. Credo sia opportuno riproporre l’articolo, che allego alla presente nota, non tanto perché il suo contenuto rappresenti una novità per chi vive in Campania come cittadino ”indipendente, curioso e non fesso” ma perché è evidente che la nota è stata pubblicata affinché i lettori la leggessero ma soprattuto affinché chi deve capire “capisca”. Ma chi è che deve capire? Naturalmente i rappresentanti delle istituzioni civili e militari che, pro tempore, “governano” l’Italia e la regione Campania. Gli interessati più “qualificati” sono certamente i parlamentari e gli uomini di governo che continuano a fare roboanti dichiarazioni del tipo “spezzeremo le reni alla malavita organizzata che infesta la Campania”, sempre meno credibili e sempre più degne di spettacoli di cabaret di infimo ordine piuttosto che di Ministri in carica e di ministri (autoproclamatisi tali) ombra degli italiani (che quando sono stati ministri veri non hanno avuto la capacità di avviare azioni efficaci some quelle ricordate dal Dott. Cantone). Il magistrato elenca efficacemente le azioni legislative da avviare rapidamente. Probabilmente si potrebbe aggiungere qualche altra azione legislativa efficace circa il controllo del territorio mediante le moderne tecnologie mettendo in grado le varie “istituzioni militari” (Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Carabinieri, Forestale, Esercito Italiano) di “marcare” il possesso del Territorio stesso. Immagino che il Dr. Cantone sia stato subito chiamato dai Ministri competenti e che da lunedì 17 novembre sia già a Roma impegnato a dare spiegazioni su come elaborare i necessari provvedimenti legislativi. A pensarci bene, però, le efficaci proposte del Dr. Cantone non sono in linea con molti D.L., Leggi e Ordinanze recentemente elaborate ed approvate, ad esempio, in relazione all’emergenza rifiuti campana, da governi espressione di maggioranze politiche differenti (di centro sinistra e di centro destra).
Le proposte del Dr. Cantone, uomo di legge e rappresentante di uno Stato al servizio di tutti i cittadini, vanno nella precisa direzione di rendere efficaci le leggi per stroncare gli affari illeciti con conseguenti positive ricadute su tutti gli italiani. Analizzando varie ordinanze e leggi relative allo scandalo rifiuti campano si ha la netta impressione che diversi provvedimenti di legge siano stati elaborati non da uomini di legge al servizio di tutti i cittadini ma da avvocati, abituati a difendere le lobbies parassitarie da varie incriminazioni, che hanno individuato i punti deboli delle leggi esistenti non per migliorale ma per usarli come “cavilli” per creare una copertura giuridica alle attività portate avanti da vari Commissari di Governo negli ultimi 14 anni. E’ chiaro che l’intento del Dr. Cantone è anticriminogeno; in base a quanto accaduto nei 14 anni di emergenza rifiuti si evince che ordinanze, D.L. e Leggi emanate non solo non hanno risolto il problema ma hanno avuto anche un effetto criminogeno. E’ singolare il modo con il quale nel 1994 si è dato avvio all’operazione emergenza rifiuti mediante l’istituzione dello stato di emergenza e la nomina del primo Commissario di Governo da parte del Presidente del Consiglio dell’epoca. L’ispirazione iniziale per avviare l’operazione in modo che fosse “protetta” giuridicamente, è stata fornita dalla legge 225 del 24 febbraio 1992 (Istituzione del servizio nazionale della protezione civile) che ha consentito di ritenere “normale” la persistenza dello “Stato di emergenza” per ben 14 anni; è bastato farlo apparire irrisolvibile in quanto causato dalla ingovernabilità dei campani condizionati dalla malavita organizzata dal momento che la legge non indica la durata massima dello stato di emergenza. Da un endemico problema al quale i cittadini campani erano ormai abituati passando ciclicamente da fasi di normale raccolta e smaltimento dei rifiuti a periodi di crisi caratterizzate dalla difficoltà di eliminare l’immondizia dalle strade, grazie all’intervento governativo si è trasformata la situazione campana in un “affare di Stato” investendo notevoli somme di denaro pubblico con l’intento dichiarato di risolvere adeguatamente e definitivamente l’annosa problematica attrezzando la regione di impianti idonei e a norma. Tutte le ordinanze del Presidente del Consiglio e del Commissario di Governo di turno relative all’emergenza rifiuti iniziano sempre con la frase “Visto l’art. 5 della Legge 24 febbraio 1992, n. 225” che ha come fine la tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Solo se si verificano le condizioni previste all'articolo 2, comma 1, lettera c della legge 225 (tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi), il Consiglio dei Ministri può deliberare lo stato di emergenza. Il punto “debole” della Legge 225, immancabilmente “pescato” dagli avvocati inventori dell’emergenza rifiuti in Campania, è rappresentato dal fatto che la legge non impone tassativamente quale possa essere la durata massima dello “Stato di emergenza”. Dal 1994 ad oggi in Parlamento si sono succeduti esimi giuristi ed avvocati espressione di vari partiti: nessuno ha fatto modificare la legge 225 aggiungendo poche parole: ”il Commissario di Governo con poteri speciali può essere incaricato al massimo per 10-12 mesi”. Distrazione? I cittadini indipendenti e non fessi ringraziano il Dr. Cantone  e i tanti suoi colleghi che lavorano alacremente ed efficacemente, con i mezzi materiali e giuridici disponibili, per tutelare i cittadini dagli ecocrimini e dalle varie illegalità e si augurano che le proposte siano subito recepite e che le “distrazioni” siano immediatamente cancellate.

Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II    
17 novembre 2008

*** *** ***

Articolo del Dr. Cantone pubblicato su “Il Mattino” del 16 novembre 2008

“L’invio di un corposo contingente di militari in provincia di Caserta, dopo i gravissimi omicidi di camorra, ha riaperto il dibattito sulle strategie da utilizzare nella lotta alla criminalità organizzata. La domanda che molti si sono posti è se la scelta governativa sia utile o sia soltanto una manifestazione muscolare senza efficacia. In realtà il quesito sembra mal posto. È fuori dubbio, infatti, che l’invio dell’esercito sia un fatto molto positivo perché rafforza, dal punto di vista dell’immagine, la presenza dello Stato e contribuisce a recuperare il controllo di un territorio da troppo tempo abbandonato a ogni sorta di illegalità. La domanda, invece, da porsi è se l’invio dei militari possa considerarsi risolutivo: qui la risposta non può che essere negativa, perché un approccio al problema con metodiche utilizzate per la risoluzione di questioni di ordine pubblico appare, da solo, poco proficuo. L’opzione, infatti, non tiene conto di quale sia il vero rapporto fra la camorra e il territorio; essa non genera soltanto intimidazione nella popolazione ma anche consenso, visibile in quegli atteggiamenti di manifesta ripulsa verso le forze militari. Il consenso appare la conseguenza di un circolo vizioso: la camorra gestisce direttamente o indirettamente attività imprenditoriali, da un lato riciclando il danaro proveniente dalle attività illecite, dall’altro utilizzando metodi che minano la concorrenza leale. In tale veste offre opportunità di lavoro sia a persone estranee ai circuiti criminali sia ad altri imprenditori dell’indotto. Questo consenso si traduce poi in voti, utili per eleggere soprattutto rappresentanti locali e quindi orientare in tutto o in parte le scelte delle amministrazioni anche in tema di appalti di opere pubbliche e di servizi.
Questi ultimi, ottenuti o comunque gestiti da imprese di riferimento, rappresentano un’ulteriore occasione di guadagno per il clan e soprattutto di ampliamento dell’area del consenso. E su quest’ambito che si deve intervenire. Se si incide sulla sola ala militare del clan, permanendo il circuito economico-imprenditoriale-politico, si ricreano immediatamente le condizioni per imbarcare nuove leve. E allora l’intervento statuale deve essere molto più articolato: ciò che va colpita, anche con interventi normativi, è la ricchezza illecita sia nel suo aspetto statico che in quello dinamico. Sotto il primo profilo è indispensabile rafforzare il sistema delle misure di prevenzione. È necessaria un’organica riscrittura del testo legislativo che renda più spedite le confische; va poi sottratta la gestione dei beni faticosamente acquisiti agli enti locali che molto spesso hanno difficoltà a liberarli dai precedenti possessori, rafforzando l’immagine di prepotenza dei boss. In quest’ottica l’istituzione di un’agenzia appare opportuna sia perché accentra gli appalti per le sistemazioni dei beni in funzione sociale (evitando il paradosso delle infiltrazioni mafiose) sia perché permette di alienare beni non strategici, evitando che le confische diventino un costo aggiuntivo per lo Stato. Nella medesima prospettiva, per evitare che le imprese sequestrate o confiscate, come di solito accade, falliscano quasi subito, sarebbe utile prevedere facilitazioni fiscali sia pure limitate nel tempo, per consentire di superare i gap collegati alla precedente gestione con metodi di tipo illecito. Per impedire poi il riciclaggio dei proventi illeciti attraverso la gestione degli appalti pubblici, si potrebbe pensare alla creazione di una stazione unica appaltante sul piano provinciale per quelle commesse che superino una certa cifra: la fase dell’aggiudicazione, lasciata a un organismo provinciale sedente presso le prefetture con personale della Guardia di finanza, eviterebbe sia le eventuali corruttele locali e renderebbe, con una visione di insieme, più difficili gli accordi spartitori fra imprese camorristiche. La disciplina degli appalti pubblici va poi assolutamente modificata; la previsione di un’autorizzazione per i subappalti (e la conseguente necessità della certificazione antimafia) viene aggirata sistematicamente attraverso i meccanismi dei noli a freddo o a caldo di macchinari o attraverso le forniture di materiali, passaggi dietro i quali si celano i rapporti incestuosi delle imprese con la criminalità organizzata. Va, infine, anche riformata la legge sullo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose, da un lato prevedendo la possibilità di incidere sugli uffici burocratici, dall’altro aggiungendo ipotesi ampie incandidabilità per gli amministratori e i consiglieri colpiti dai sospetti di infiltrazione. Questo mix di interventi, accompagnati da altri di tipo sociale ed educativo, possono far venir meno il consenso nella popolazione e permettere al bisturi dell’azione militare di intervenire in profondità, recidendo, forse definitivamente, il cancro mafioso.”

I due articoli sono pubblicati per gentile concessione del Prof Franco Ortolani, ordinario di Geologia (materia interessantissima per me, che seguo i maggiori istituti di sismologia) presso l'Università Federico II di Napoli, che ringrazio vivamente!
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