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 lips, water & dice ...... di Lunadicarta
 
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La giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa: giustizia è malinconia.

Thomas Mann
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 09/12/2010 @ 09:43:30, in Osservatorio Famiglia, linkato 1217 volte)
Nella operazione sono state salvate anche 25 delle piccole vittime, degli altri 20 non c'è notizia. L.M.

Pedofilia, ondata di arresti

Maxi-operazione in Canada, Stati Uniti e Europa


Sono 57 le persone arrestati nell’ambito di un’operazione a livello mondiale contro lo sfruttamento dei minori e lo scambio di video e foto pedopornografiche annunciato ieri dalla polizia canadese. Venticinque di questi sono canadesi e sette vengono addirittura dalla Greater Toronto Area. “Project Sanctuary”, così si chiama l’operazione durata un anno che ha portato ai fermi, è iniziata lo scorso dicembre a Conception Bay, in Newfoundland, con l’arresto di un uomo per traffico di immagini pedopornografiche. L’uomo è stato arrestato dopo che la polizia lo aveva intercettato mentre scaricava immagini di bambini coinvolti in atti sessuali grazie ad un’operazione che ha coinvolte ben dodici forze di polizia in tutto il globo.
Gli investigatori hanno infatti trovato foto o video di 45 bambini, di entrambi i sessi, dai quattro ai 15 anni, che erano state diffuse in tutto il mondo tramite internet da persone residenti in Canada. Le generalità di alcune delle persone arrestate non sono state rese note perché questi sarebbero legati, in qualchr maniera, alla vita delle piccole vittime.
«Abbiamo scelto come nome dell’operazione “Project Sanctuary” perché richiama l’idea di un luogo in cui le persone e i bambini possono rifugiarsi per scappare dal pericolo» ha detto in conferenza stampa il detective della “sex crime unit” della polizia di Toronto, Paul Krawczyk (nella foto).
«Comunque il traffico di questo tipo di immagini non finirà mai» ha proseguito. Seguendo l’arresto in Newfoundland, le forze di polizia della Gta, di tutto il Canada, degli Stati Uniti e di tutta Europa hanno lavorato insieme per bloccare le persone sospettate di far parte della rete illegale. Krawczyck ha poi ammesso che tra gli arrestati ci sono persone di ogni estrazione sociale e di tutti i tipi.
Si andava dai giovani di venti anni a persone di 68 e uno dei primi arrestati era addirittura un ministro della chiesa anglicana. Alcuni degli arrestati erano anche già stati arrestati e condannati a pene che andavano dai 30 mesi ai 25 anni.
Per quanto riguarda i 25 canadesi coinvolti nella vicenda, si tratta di persone che dovranno affrontare un totale di 131 accuse, anche se la polizia non ha voluto rendere noti i particolari della vicenda sostenendo soltanto che «il modo in cui condividevano le immagini pedopornografiche online è molto comune». Gli investigatori hanno anche detto che 25 bambini sono stati salvati e portati in istituti e agenzie che si occupano dell’aiuto e della cura delle vittime di tali crimini. «È stao terribile quello che questi piccoli hanno vissuto» ha sottolineato l’agente Krawczyk. «Quando ogni giorno guardi negli occhi di questi bambini, come puoi non fare tutto il possibile per fermare tutto ciò?».

Corriere Canadese 2010-12-09
 http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=104265
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Di Loredana Morandi (del 06/12/2010 @ 20:58:48, in Sindacati Giustizia, linkato 2134 volte)
Un lungo documento della USB sul Collegato Lavoro recentemente approvato. Mi scuso del ritardo nella pubblicazione, ma pensavo di aver perduto l'email con la quale l'ho ricevuto. L.M.


 
UNA LEGGE ILLEGITTIMA E INCOSTITUZIONALE



SCHEDA RAGIONATA SULLA LEGGE 183/2010

(COLLEGATO LAVORO)



La Legge 183/2010, finora chiamata Collegato Lavoro, è il peggior e più pericoloso provvedimento legislativo dopo la doppietta del Pacchetto Treu e della Legge 30. La portata di questo mostro giuridico, approvato dal Parlamento con un’ opposizione di facciata e con un’ evidente e cercata sottovalutazione da parte di quasi tutte le forze sociali e politiche, è enorme.

Questa Legge garantisce nuove tutele per le aziende ai danni dei lavoratori: più difficile vincere cause di lavoro, impugnare licenziamenti ingiusti, ottenere giusti risarcimenti, contrastare e denunciare sfruttamento e lavoro nero.

Oltre all’abominio dell’arbitrato, che vuole consegnare con mani legate i lavoratori alle imprese, questo provvedimento contiene il declassamento della funzione dei Contratti Collettivi e la rottamazione con incentivi dei diritti dei lavoratori.

Si trasforma il diritto del lavoro in qualcosa di molto simile al diritto commerciale: dall’arbitrato, al processo del lavoro, alla definizione del danno massimo risarcibile per i contratti irregolari, l’elenco è lungo.

Una norma particolarmente odiosa è quella contenuta nell’art. 32, relativa all’impugnazione dei licenziamenti, dei contratti a termine e dell’accertamento della vera titolarità dei rapporti di lavoro che interessa migliaia e migliaia di precari.

Si tratta in realtà di una vera e propria sanatoria a favore dei datori di lavoro.

Finora il lavoratore precario che avesse perso il lavoro per scadenza del contratto poteva, in qualsiasi momento, far ricorso contestandone l’illegittimità e ottenerne la trasformazione in contratto a tempo indeterminato senza pericolo di incorrere nel termine di 60 giorni previsto per i normali rapporti di lavoro subordinato (legge 604/1966). Una differenza che teneva conto della particolare debolezza dei precari, soggetti a ricatti, rispetto alle controparti.

Quanti di loro ora, rimasti a casa per scadenza contratto, saranno pronti ad impugnarlo sapendo che in questo modo annulleranno la possibilità di essere riassunti?

E che dire del valore retroattivo di questa norma, che si applica a tutti i contratti anche a quelli già scaduti prima dell’entrata in vigore di questa legge? Anche questi dovranno essere impugnati entro il 23 Gennaio 2011, con la conseguenza che migliaia di precari attualmente al lavoro, pensiamo ai cocopro e ai cococo impiegati negli enti pubblici, dovranno far causa, per i contratti precedenti, alle stesse amministrazioni presso cui prestano servizio. Quanti saranno in grado di opporsi a questo infame ricatto?

Si tratta di un vero e proprio colpo di spugna, perché passati i 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, senza impugnazione tutte le illegittimità passate saranno cancellate.

La precarietà, il cui esordio di massa è stato opera di un governo di centro sinistra con il Pacchetto Treu, sancita come regola da Berlusconi con la legge 30/2003, diventa ora occasione di uno straordinario condono tombale a favore dei datori di lavoro.
Bisogna far fallire questo disegno impedendo che la solitudine, la frustrazione e la disperazione abbiano il sopravvento, trasformandolo in una grande opportunità con una grande offensiva di massa dei precari.

E’ questa la grande sfida che vogliamo lanciare al Governo e a Sacconi, invitando tutti i precari ad impugnare contratti illegittimi per far valere i propri sacrosanti diritti.

Impediamo che questo lascito velenoso del Governo Berlusconi ai lavoratori, un lascito condiviso anche da Cisl e Uil, prima ignorato, e poi sottovalutato, dalla Cgil e dalle forze politiche di opposizione presenti in parlamento, rimanga impunito.

Di seguito una scheda ragionata sui principali elementi del Collegato Lavoro.


CERTIFICAZIONE DEI CONTRATTI (art. 30 e 31)

Si incentiva e si estende l’utilizzo della “certificazione dei contratti di lavoro” già prevista dalla Legge 30/2003: è una procedura ipocritamente “volontaria” dove impresa e lavoratore sottoscrivono insieme la validità e la correttezza di legge di un contratto; ovviamente è uno strumento per limitare vertenze e serve per complicare l’impugnazione di contratti soprattutto atipici, precari o con clausole aggiuntive alle norme (dai contratti a progetto ai regolamenti per i soci lavoratori di cooperativa).
Per chi stipula un contratto certificato c’è l’obbligo del tentativo di conciliazione dinanzi alla commissione certificatrice prima di poter agire davanti alla magistratura.
Si possono certificare contratti subordinati (dipendenti), parasubordinati (cocopro etc), autonomi (associazione di impresa etc): si definiscono le clausole “compromissorie” che stabiliscono il ricorso all’arbitro privato invece che al giudice (queste sono valide solo se sottoscritte dopo il periodo di prova, - ndr vedi voce successiva), si certifica la validità e motivazione della “scadenza” del contratto, la flessibilità/elasticità dei part-time, il lavoro a chiamata o ripartito, l’essere “socio-lavoratore”, un elenco di cause specifiche per essere licenziati e anche l’ammontare del risarcimento in caso di ingiusto licenziamento (tra 2.5 e 14 mensilità).
La certificazione del contratto si può impugnare davanti alla magistratura solo per i seguenti motivi: erronea “qualificazione” del tipo di contratto, vizi del consenso volontario, difformità tra la prestazione stabilita a tavolino e l’effettiva esecuzione della prestazione lavorativa.
Questo provvedimento vuole sbloccare il ricorso a questo strumento di “blindatura” delle vertenze che finora non ha avuto molto successo considerando che in cinque anni ci sono state meno di 4 mila richieste di certificazione. La certificazione nella nuova formulazione e anche a seconda di come verrà recepita nella contrattazione collettiva “collaborativa” di CGIL-CISL-UIL potrebbe essere estesa anche al lavoro interinale, somministrato, cessione d’azienda (al fine soprattutto di garantire l’impresa utilizzatrice).

CHE FARE: il lavoratore quando riceve la “proposta” di certificare il suo contratto di lavoro prima dell’assunzione (come condizione per la stessa assunzione) o successivamente (in cambio di un qualche riconoscimento economico aggiuntivo o sotto ricatto occupazionale) può rivolgersi alla USB, prioritario l’approccio sindacale con vertenza aziendale collettiva contro l’utilizzo ricattatorio della certificazione da parte dell’azienda. Importante è recuperare le prove per dimostrare i vizi di forma o di sostanza (differenza tra il contratto certificato “di carta” e quello che effettivamente “succede al lavoro”, la non volontarietà della sottoscrizione ecc.) Specifichiamo che il giudice, per legge, deve “tener conto” di quello che è stato certificato.

ARBITRATO E CLAUSOLE COMPROMISSORIE (art. 31)

Il datore di lavoro potrà far sottoscrivere ai propri dipendenti, davanti alla commissione di certificazione, un documento con il quale si dice che in caso di controversia il lavoratore non si potrà rivolgere ad un giudice ma ad un arbitro privato.  La clausola può essere sottoscritta solo alla fine del periodo di prova o decorsi 30 giorni dall’inizio del rapporto di lavoro.  La clausola in ogni caso non può riguardare controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro. Rimane, comunque, evidente l’elemento ricattatorio della sottoscrizione e della procedura.
Il giudizio dell’arbitrato: le decisioni possono essere secondo norme di diritto ma anche di “equità”. La decisione arbitrale non ha appello e può essere impugnata davanti al tribunale, entro 30 giorni, solo in rari casi e per vizi formali.
L’attuazione della norma è demandata alla contrattazione collettiva, tuttavia se ciò non avviene  entro 12 mesi il Ministero del Lavoro convoca le parti per un eventuale accordo e ove ciò non avvenga, entro i sei mesi successivi, può emanare un proprio decreto attuativo.
Il presupposto falso sul quale si poggia sia la certificazione dei contratti in genere, sia la specifica certificazione della clausola arbitrale, e che ci possa essere una “parità” di potere, di libera scelta ed accettazione tra padrone e lavoratore. Lo stesso concetto di diritto del lavoro si distingue da quello commerciale “ordinario” perché si riconosceva una evidente disparità oggettiva delle condizioni e rapporti di forza: si certifica “pubblicamente” una volontà estorta al lavoratore.

CHE FARE: come per la certificazione e a maggior ragione, quando il lavoratore riceve la “proposta” di sottoscrivere una clausola arbitrale (per esempio in cambio del riconoscimento di livello, o altro, che probabilmente spetterebbe comunque al lavoratore), o nel caso di una richiesta “volontaria” di certificare una clausola fatta firmata post datata al lavoratore, può rivolgersi alla USB, anche in questo caso è prioritario l’approccio sindacale vero e proprio con l’organizzare una vertenza e mobilitazione collettiva contro l’utilizzo ricattatorio della certificazione da parte dell’azienda. Anche in questo caso è importante recuperare le prove per dimostrare i vizi di forma o di sostanza (differenza tra il contratto certificato “di carta” e quello che effettivamente “succede al lavoro”, la non volontarietà della sottoscrizione ecc.) comunque l’arbitrato non si applica nei casi di vertenze per licenziamento o dimissioni, si può ricorrere al Giudice.

IMPUGNAZIONI DEI LICENZIAMENTI, SCADENZE DI CONTRATTO, ACCERTAMENTI DELLA TITOLARITA’ DEL RAPPORTO DI LAVORO (art. 32)

Le impugnazioni dei licenziamenti, dei contratti a termine, dei contratti dei lavoratori in appalto o interinali, devono essere fatte entro i 60 giorni dalla comunicazione.
Inoltre anche l’impugnazione effettuata tempestivamente diviene inefficace se nei 270 giorni successivi non viene depositato il ricorso presso il tribunale.
Se invece si fa il “tentativo di conciliazione” il ricorso presso il tribunale va depositato entro 60 giorni dalla conclusione o dal rifiuto del datore di lavoro di effettuare il tentativo di conciliazione. Poiché tale normativa si applica “anche a tutti i casi di invalidità del licenziamento” possono rientrarci anche i licenziamenti verbali.
Importante e grave che tale norma viene estesa a una enorme casistica di vertenze:
-  ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla illegittimità del termine apposto al contratto (quindi ci rientrano i contratti di associazione in partecipazione, i contratti a termine e tutte le altre ipotesi che legano la cessazione del rapporto alla qualificazione dello stesso;
-  al recesso del committente nei contratti di collaborazione ed a progetto;
-  ai trasferimenti con termine (per impugnare) decorrente dalla data di comunicazione di trasferimento;
-  all’azione di nullità dei contratti a termine (di tutti i contratti a termine anche quelli scaduti);
-  alle azioni che chiedono l’annullamento della cessione del contratto di lavoro ai sensi dell’art. 2112 (cessione di azienda o di ramo di azienda);
-  in tutti i casi in cui si chiede la costituzione o l’accertamento di un rapporto di lavoro in capo ad un soggetto diverso dal titolare del contratto (lavoro interinale somministrato, interposizione illegittima, fittizia o appalto di manodopera illegittimo o nullo);

Il termine di opposizione di solo 60 giorni risulta ancora più odioso considerando ciò che succede nella realtà della gestione dei contratti precari: specie le aziende con più abusi utilizzano i lavoratori a termine con una certa “stagionalità”, con diversi contratti intermittenti, ed è comunque normale che l’impresa faccia “credere” al lavoratore che appena possibile verrà ripreso in servizio, ed è facile che nell’attesa passino ben più di 60 giorni (cosa sceglierà il lavoratore tra la possibilità di essere ripreso e la vertenza/causa da decidere e avviare in così breve tempo?)

CHE FARE:

-  il lavoratore in caso di licenziamento (anche verbale), trasferimento, cessione, deve impugnarlo, pena di perdita di ogni diritto entro 60 giorni (la comunicazione deve essere ricevuta dal padrone entro il termine): nel dubbio e in attesa di capire meglio, se e come impostare una causa legale, basta cautelarsi inviando una raccomandata A/R di impugnazione, con l’assistenza della USB, successivamente si hanno i 270 giorni (9 mesi) di tempo per depositare il ricorso vero e proprio al giudice;
-  nel caso di contratti precari (ripetuti e ipoteticamente rinnovabili) bisogna valutare urgentemente (entro i 60 giorni) se vi sono i presupposti per richiedere la trasformazione del contratto ed assunzione a tempo indeterminato dipendente e in caso positivo procedere come descritto prima, nella generalità dei casi comunque l’approccio non può essere semplicemente individuale ma organizzato attraverso vertenze aziendali e di settore collettive (a maggior ragione di fronte alla difficoltà di contestare legalmente l’utilizzo del precariato);
Cosa si può ottenere: l’assunzione stabile, il risarcimento fino a 12 mensilità, le eventuali differenze di salario e contributive.

Altri casi specifici:
-  chi aveva già il contratto scaduto al 24 novembre 2010 ha tempo fino a 60 giorni dall’entrata in vigore della legge per impugnare con una raccomandata A/R (23 gennaio 2011);
-  per i lavoratori che rivendicano il riconoscimento dell’assunzione in capo all’azienda effettivamente utilizzatrice nei casi di intermediazione illegale di manodopera (appalto non genuino e/o somministrazione irregolare): il termine è di 60 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro con l’azienda utilizzatrice (se il Ministero del Lavoro non emana circolari interpretative peggiorative);
-  per i lavoratori licenziati o non assunti durante i cambi di appalto: il termine è di 60 giorni dalla data di cessazione del lavoro/non passaggio alla nuova azienda, e di 60 giorni dalla comunicazione dell’azienda uscente se si richiede la prosecuzione del rapporto con la precedente azienda.

PROCEDURA DI CONCILIAZIONE DELLE VERTENZE (art. 31)

Il tentativo di conciliazione presso la Direzione Provinciale del Lavoro (DPL) non è più obbligatorio ma diventa facoltativo e molto più complesso: nel senso che deve essere formulato indicando anche l’esposizione dei fatti e delle ragioni a fondamento della domanda (quindi di fatto un vero e proprio ricorso), va inviato anche alla controparte che può decidere di accettare il tentativo o meno. Il conciliatore deve in ogni caso formulare una proposta e la mancata accettazione di tale proposta è valutata dal giudice ai fini del giudizio. Le richieste portate in conciliazione non devono essere diverse da quelle della causa legale.

CHE FARE: di norma è preferibile evitare di procedere con il tentativo di conciliazione tranne che per specifici casi da valutare attentamente. Importante: il tentativo di conciliazione rimane obbligatorio per i contratti certificati (dinanzi alla stessa commissione di certificazione). Si consiglia di procedere con un tentativo di conciliazione in sede sindacale, con dettaglio delle richieste, dando un tempo congruo (es. 15 giorni) per un eventuale risposta da parte dell’azienda, e poi procedere con il ricorso, riportando che comunque una conciliazione è stato formalmente tentata.
Questa procedura, alla luce delle modifiche al processo del lavoro, di seguito descritte, potrebbe abbreviare/agevolare il superamento o la positiva conclusione della fase preliminare del processo che prevede l’offerta di una soluzione “bonaria” da parte dello stesso giudice.

PROCESSO DEL LAVORO (artt. 30 e 31)

Termini di decadenza: è obbligatorio presentare il ricorso entro 270 giorni dalla contestazione stragiudiziale (es. lettera di impugnazione).
Il giudice deve tentare la conciliazione, proporre una soluzione “bonaria” della causa tramite una transazione/rinuncia da parte del lavoratore; se il lavoratore e/o l’azienda non accetta la proposta “senza giustificato motivo” il giudice ne deve tener conto nella sua decisione (a partire dalla condanna alle spese legali).
Il giudice quando deve valutare ad esempio i presupposti di un licenziamento o trasferimento non può più valutare il merito delle decisioni aziendali ma può solo verificare la legittimità, e deve tener conto delle motivazioni e causali  elencate e previste sia nei contratti collettivi che nei contratti certificati.

CONTRATTI A TERMINE IRREGOLARI: LIMITI AL RISARCIMENTO (art. 32)

Mentre prima, in caso di trasformazione/conversione del contratto di lavoro a termine in contratto a tempo indeterminato, era previsto che il lavoratore avesse diritto alle retribuzioni maturate dal “licenziamento” fino alla data di “reintegro”: adesso si prevede che, in caso di riconoscimento della richiesta (cioè della nullità del termine del contratto), il giudice condanna il datore di lavoro solo al risarcimento con una indennità onnicomprensiva della misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità. Nel caso ci siano accordi sindacali su procedure di stabilizzazione graduale, c’è un ulteriore sconto, il limite massimo è ridotto della metà (quindi 6 mensilità).
Le disposizioni relative al risarcimenti si applicano a tutti i giudizi non definiti e quindi anche ai giudizi che sono stati già decisi con sentenza di primo o secondo  grado ma non ancora divenute definitive. Si tratta di una sorta di condono retroattivo e permanente per tutte quelle aziende che hanno utilizzato e stanno utilizzando contratti precari illegittimi.

CONTRATTI DI COLLABORAZIONE COCOPRO IRREGOLARI:  LIMITI AL RISARCIMENTO (art. 50)

Il datore di lavoro che, entro il 30.09.2008, abbia fatto una qualsiasi offerta di assunzione al lavoratore in collaborazione, è tenuto unicamente a un indennizzo limitato tra 2,5 e 6 mensilità.
E’ un provvedimento di condono tombale per tutte le vertenze in corso, in parte dovute ai tentativi falliti si stabilizzazione “concertata” con i sindacati concertativi nel corso degli ultimi anni.

Riguardo i nuovi limiti ai risarcimenti per contratti a termine e a collaborazione sottolineiamo che l’intervento di accordi contrattuali, che garantiscono ulteriori sconti al padronato, rafforza la funzione “collaborazionista” dei sindacati, in nome della sostenibilità delle rivendicazioni dei diritti da parte dei lavoratori.

LAVORO NERO (art. 4 e 38)

Diviene obbligatoria la comunicazione preventiva al centro per l’impiego delle assunzioni ma si stabiliscono deroghe al lavoro domestico e per il settore turistico (dove è concessa la comunicazione fino al terzo giorno successivo, quindi si crea un escamotage facile per dichiarare a posteriori l’assunzione di un lavoratore in nero di fronte ad una ispezione o a un infortunio).
Sanzioni ridotte per il padrone che si regolarizza dopo aver “utilizzato” in nero il lavoratore. Esclusione di sanzioni amministrative e civili per l’impresa quando si presentano delle prove che dimostrino la “volontà di non occultare il rapporto di lavoro”.

Sanzioni amministrative:
-  da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore in nero, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro;
-  da euro 1.000 a euro 8.000 per ciascun lavoratore in nero, maggiorato di euro 30 per ciascuna giornata di lavoro, nel caso in cui il lavoratore risulti regolarmente “sanato” per un periodo lavorativo successivo.

ISPEZIONI DEL LAVORO (art. 33)

E’ confermata e rafforzata la logica che tramite le ispezioni nei luoghi di lavoro non si deve “infierire” sul padrone: in caso di accertamento di violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale o contrattuali (per le quali sono previste sanzioni amministrative) l’ispettorato “diffida”  l’azienda a regolarizzare entro 30 giorni, i responsabili della violazione potranno pagare la sanzione  fino a 1/4 di quanto previsto dalla legge.
Questo provvedimento ben si inserisce al quadro complessivo di smantellamento/svuotamento degli organi ispettivi (DPL, INPS, INAIL) che vede la riduzione delle sanzioni, la mancanza di adeguate risorse agli ispettorati, le indicazioni politiche-amministrative a fare da “consulenti” alle imprese piuttosto che svolgere un ruolo di controllo, repressione e dissuasione dei comportamenti illeciti e dello sfruttamento.

Il lavoro nero, al di là dei proclami formali “misure contro il lavoro sommerso”, diventa un elemento scusabile, è possibile una sorta di ravvedimento operoso, e i padroni beccati con lavoratori in nero sono “diffidati” a regolarizzarsi ottenendo sconti sulle sanzioni.
Tra ridotti risarcimenti per i contratti a termine e di collaborazione, con la certificazione e la scadenza ravvicinata dei termini di impugnazione (a carico di impresa e di eventuale impresa utilizzatrice), sanatoria permanente del lavoro nero, è chiaro che siamo di fronte ad una operazione che procurerà un drastico abbassamento dell’esposizione al “rischio” per tutti quei padroni e aziende che hanno e stanno facendo la loro fortuna sui questo tipo di contratti e di condizioni. Si può definire come una “sanatoria perpetua”.

ORARIO DI LAVORO (art. 7)

Vengono modificate le sanzioni per le violazioni delle norme sull’orario di lavoro: in relazione alla durata massima dell’orario, al rispetto del riposo, e delle ferie.
In pratica vengono “inversamente” graduate le sanzioni in relazione alla gravità: mentre prima la sanzione era prevista per ogni lavoratore e per ogni singola infrazione adesso, ora man mano che aumenta il numero di lavoratori coinvolti e i periodi, la sanzione diventa inferiore (es. se prima erano implicati 20 lavoratori, la sanzione era da 2600 a 15.600, ora diventa da 1000 a 5000 euro ).

Violazione della durata massima dell’orario di lavoro o dei riposi settimanali (art. 4, c.2, e art. 9, c.1, d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66):

-  da 100 a 750 euro;
-  da 400 a 1.500 euro, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero si è verificata in almeno tre periodi di riferimento di cui all’articolo 4, commi 3 o 4;
-  da 1.000 a 5.000 euro, senza possibilità di pagamento in misura ridotta, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero si è verificata in almeno cinque periodi di riferimento di cui all’articolo 4, commi 3 o 4.

Violazione delle disposizioni in materia di ferie annuali (art. 10, c. 1, d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66):

-  da 100 a 600 euro;
-  da 400 a 1.500 euro, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero si è verificata in almeno due anni;
-  da 800 a 4.500 euro, senza possibilità di pagamento della sanzione in misura ridotta, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero si è verificata in almeno quattro anni.

Violazione delle disposizioni in materia di riposo giornaliero (art. 7, c. 1, d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66):

-  da 50 a 150 euro;
-  da 300 a 1.000 euro, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero si è verificata in almeno tre periodi di ventiquattro ore;
-  da 900 a 1.500 euro, senza possibilità di pagamento della sanzione in misura ridotta, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero si è verificata in almeno cinque periodi di ventiquattro ore.

PERMESSI ASSISTENZA DISABILI (art. 24)

Modificata la disciplina della Legge 104/92 (permessi per l’assistenza portatori di handicap). Mentre prima era previsto anche per parenti ed affini entro il  terzo grado conviventi, adesso sono previste gravi limitazioni. Inoltre è espressamente previsto che il diritto spetta a un solo lavoratore. Solo per i genitori di figli portatori di handicap è previsto che possono usufruirne entrambi i genitori alternativamente.
La tutela rispetto ai trasferimenti viene ridotta, il lavoratore può essere trasferito se il trasferimento “lo avvicina” alla residenza del portatore di handicap (che questo trasferimento, in realtà, possa complicare di fatto l’assistenza poco e nulla importa).

In particolare il permesso retribuito di 3 giorni mensili spetta:
-  ai parenti e affini entro il 2° grado;
-  fino al 3° grado solo se i genitori o il coniuge della persona con handicap abbia compiuto 65 anni o è a sua volta affetto da patologie invalidanti o deceduto;

Subito per il Pubblico Impiego, ma sicuramente a seguire per tutti, aumentano i controlli ispettivi sulle effettive modalità di svolgimento dell’assistenza (sul come, quando, dove, cosa, etc) con creazione anche di banche dati. L’obiettivo è quello, non tanto della lotta agli abusi, ma di rendere il più contestabile possibile l’utilizzo concreto di un diritto.

CERTIFICATI DI MALATTIA (art. 25)


Si estendono dal settore pubblico a quello privato le regole per la certificazione delle malattie: nei casi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a 10 giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.
Obbligatorio, da parte del medico, immediata trasmissione on line dei certificati di malattia. Il medico trasmette il certificato all’INPS  che a sua volta lo invia all’azienda.

VERSAMENTO RITENUTE PREVIDENZIALI PER I COCOPRO (art. 39)


Il mancato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per i lavoratori a progetto e a collaborazione è punito con la reclusione fino a tre anni e la multa fino a 2 milioni ma salvo che il datore di lavoro non provveda al versamento entro tre mesi dalla contestazione. Si tratta dell’equiparazione con le norme e sanzioni del lavoro dipendente.

CONTRIBUZIONE FIGURATIVA (art. 40 e 45)

Per i periodi successivi al 31 dicembre 2004 il valore retributivo da attribuire per ciascuna settimana ai periodi riconosciuti figurativamente nel corso del rapporto di lavoro (malattia, maternità, Legge 104, congedi straordinari, CIG etc) è pari all’importo normale della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore (se lo stesso avesse lavorato) nel mese in cui si colloca l’evento.
Tale importo deve essere determinato dal datore di lavoro sulla base degli elementi retributivi ricorrenti e continuativi.

AGENZIE PER IL LAVORO “INTERINALE” (art. 48)

Dopo aver reintrodotto la somministrazione a tempo indeterminato, con questa legge e si ha l’estensione dei soggetti autorizzati all’attività di intermediazione di mano d’opera: associazioni, enti bilaterali, e anche gestori di siti internet.
Si introduce una “autocertificazione” del possesso dei requisiti di legge per l’avvio dell’attività di intermediazione, basta una comunicazione preventiva al Ministero del Lavoro.
Si introducono i Fondi per il sostegno al reddito (già la Finanziaria 2010 aveva stanziato fondi per 5 milioni di euro) dei lavoratori somministrati gestiti “bilateralmente”, si tratta dell’ampliamento di quel welfare bilaterale sindacati-padronato richiesto e sollecitato dal Ministro Sacconi. Si finanzieranno attingendo al contributo del 4% della retribuzione corrisposta ai lavoratori interinali e finora utilizzato per le famigerate attività di “formazione e riqualificazione” di cui sono vittima molti aspiranti lavoratori interinali.

Chi può diventare agenzia interinale? Sono autorizzati allo svolgimento della attività di intermediazione/affitto di manodopera:

-  le università pubbliche e private, che hanno l’obbligo di pubblicare alla borsa nazionale del lavoro i curricula dei propri laureati;
-  le camere di commercio e gli istituti di scuola secondaria di secondo grado, statali e paritari, i comuni singoli o associati nelle forme delle unioni di comuni e delle comunità montane;
-  le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati comparativamente più rappresentative sul piano nazionale,
-  anche per il tramite delle associazioni territoriali e delle società di servizi controllate;
-  le associazioni di tutela, assistenza e promozione delle attività imprenditoriali, del lavoro, della formazione o delle disabilità;
-  gli enti bilaterali;
-  i gestori di siti internet.

Tra i soggetto autorizzati sottolineiamo la presenza degli Enti Bilaterali: enti privati, istituiti nei CCNL, gestiti alla pari da padronato e CGIL-CISL-UIL, finanziati con trattenute obbligatorie in busta paga ai lavoratori iscritti e non iscritti.
Nella controriforma complessiva della contrattazione collettiva (Accordo del 22 gennaio 2009) e dello stesso welfare (Libro Bianco di Sacconi) rappresentano l’espressione massima della “collaborazione e complicità” tra aziende e sindacati. Questi enti, nelle intenzioni di padronato, governo e sindacati collaborativi, sono chiamati a gestire privatamente sia il mercato del lavoro sia un welfare complementare, ma di fatto sostitutivo, a partire dagli ammortizzatori sociali.
Sono l’esempio e il piano concreto dello snaturamento della funzione e del ruolo del sindacato: da rappresentante dei lavoratori a cogestore di servizi e “mediatore” del mercato del lavoro e dei diritti sociali.

APPRENDISTATO (art. 48)

All’ultimo comma dell’art. 48 troviamo ulteriori modifiche all’apprendistato (che è diventato il tipico contratto di ingresso in Italia, come confermato dall’ultimo accordo interconfederale del 27 ottobre 2010 tra CGIL-CISL-UIL e Confindustria).

Ricordiamo che già è stato concesso di delegare interamente alle aziende la formazione (spessissimo fittizia), che già è stata percentualizzata, in negativo, la retribuzione salariale (pari a meno 2 livelli inferiore a quello finale corrispondente alla mansione/qualifica effettivamente prestata).

Ora si “riconosce” all’apprendistato un valore sociale come aiuto alla lotta contro la “dispersione scolastica”: l’ultimo anno dell’obbligo di istruzione (16 anni) si può assolvere tramite apprendistato che vale come sostitutivo del diritto-dovere di istruzione e formazione, sono previste successive intese fra regioni e governo e un generale riordino in sede di delega al governo.

LAVORO PUBBLICO (artt. 5, 13, 14, 16, 18 e 21)

E’ un ulteriormente peggioramento di quanto già contenuto dalla cosiddetta riforma Brunetta: esuberi, mobilità, revoca dei part-time per i dipendenti pubblici; le procedure si estendono anche nei casi di trasferimento delle competenze e per agevolare le esternalizzazione e privatizzazioni  dei servizi. Lavoratori part-time messi sotto ricatto.

Assunzioni e dati del personale della pubblica amministrazione (art. 5)
Le pubbliche amministrazioni, al momento delle assunzioni, sono tenute a comunicare al centro per l’impiego l’assunzione dei dipendenti e dei cococo, e le variazioni del rapporto di lavoro, devono consegnare copia della lettera di assunzione al lavoratore; gli enti pubblici economici applicano la normativa del privato. Il Dipartimento della funzione pubblica riceve i dati relativi a: retribuzioni annuali; curricula vitae; tassi di assenza e di maggiore presenza del personale.

Mobilità dei dipendenti della pubblica amministrazione (art. 13)
Nei casi di:
-  conferimento di funzioni statali alle regioni e agli enti locali;
-  trasferimento di attività svolte da pubbliche amministrazioni ad altri soggetti pubblici;
-  esternalizzazione di attività e servizi
al personale dipendente dichiarato “eccedente” si applicano le disposizioni in materia di mobilità collettiva e di collocamento in disponibilità (art. 33 del d.lgs. n. 165/2001).
Le pubbliche amministrazioni possono utilizzare in assegnazione temporanea il personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a 3 anni (entro 60 giorni dall’entrata in vigore, le pubbliche amministrazioni possono rideterminare le assegnazioni temporanee in corso).

Privacy del personale della pubblica amministrazione (art. 14)
Non sono da considerare riservate le notizie riguardo lo svolgimento delle prestazioni da parte di chiunque sia addetto ad una funzione pubblica e la relativa valutazione.

Lavoro a tempo parziale dei dipendenti pubblici (art. 16)
Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, si sottopongono a nuova “valutazione” le trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale già adottati: quindi i part-time concessi prima del 2008, cioè prima dell’entrata in vigore del DL 112, potranno essere revocati nel caso si ritenesse che i medesimi creino ostacoli “all’efficienza organizzativa”.

Aspettativa (art. 18)
I dipendenti pubblici possono richiedere di essere collocati in aspettativa non retribuita e senza decorrenza dell’anzianità di servizio, per un periodo massimo di dodici mesi, anche per avviare attività professionali e imprenditoriali (senza incompatibilità).

DELEGHE AL GOVERNO

Il Governo riserva a se varie deleghe legislative, alcune sono nuove altre sono proroghe di deleghe già scadute. Tutte comunque su temi importanti, che qui richiamiamo sommariamente.

Attività usuranti (art. 1): dalla Riforma Dini all’ultimo Protocollo Welfare di Prodi, i lavoratori occupati in attività usuranti sono ancora privi di una norma certa e pienamente operativa. Ricordiamo che le precedenti riforme prevedevano/promettevano per i lavoratori usurati (dal lavoro notturno, dalla catena di montaggio, dal trasporto pubblico, dall’amianto, dal lavoro in cave e miniere, in altoforni, ecc…) una sorta di sconto/mantenimento dei diritti acquisiti, rispetto la

peggioramento generale delle regole sulle pensioni: promesse che vengono per l’ennesima volta rinviate ad una prossima riforma, “piegate” e concesse in base alle esigenze/possibilità di bilancio anche con l’introduzione di una graduatoria basata sui contributi versati; ancora una volta si da priorità ai “conti pubblici”e si prevede, tra gli aventi diritto, una ulteriore selezione.

Riordino enti vigilati dal Ministero del Lavoro (art.2): delega al Governo per semplificare, snellire gli enti vigilati, con un rafforzamento delle competenze dei Ministeri del Lavoro e della Sanità sugli stessi (coinvolge Isfol, Ias, Italia Lavoro, Ispesl, ecc).

Riordino della normativa sui congedi e permessi di lavoro (art. 23): a costo zero si prevede una stretta sulle attuali norme che regolano la materia, compresi i premessi per handicap già in parte resi operativi dalla stessa legge.

Previdenza e assistenza per i Vigili del Fuoco (art. 27): delega ad “armonizzare” dal 2012 i trattamenti tra  volontari e permanenti per le pensioni ai superstiti, anche nei casi di decesso per attività diverse dal soccorso; per infortunio gravemente invalidante o malattia di servizio.

Riforma degli ammortizzatori sociali (art. 46): già “pagata” con l’ultima contro-riforma previdenziale, il tempo concesso al Governo, per attuare la riforma, slitta di 24 mesi. Riguarda oltre la questione della CIG, disoccupazione, mobilità ecc.. anche la riforma dei servizi per l’impiego/mercato del lavoro, incentivi, apprendistato e occupazione femminile. Si tratta di una super delega che in teoria copre l’arco degli interventi anti-crisi e sul reddito, oggi tamponati con gli ammortizzatori in deroga regionali.


CONTRO LO SMANTELLAMENTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI
CONTRO LA NEGAZIONE  DELLE LIBERTA’ SINDACALI
CONTRO IL RICATTO OCCUPAZIONALE E LA PRECARIETA’
PER IL DIRITTO AL REDDITO E AL SALARIO

CONNETTI LE TUE LOTTE – ORGANIZZATI CON LA USB

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Tempi cupi per gli spacciatori virtuali di pornografia! Direi che a questo principio sono assimilabili anche quei pop up che si aprono su certi siti e che adescano a conversazioni in chat con donne ubicate secondo l'IP di provenienza. Questo genere di pubblicità, che potreste ritrovarvi al mero titolo di spam sul vostro sito web (lo hanno fatto a me sul portale artisti, ma in forma di link italianissimi - tutto salvato), presenta l'evidenza di una gravissima violazione della Privacy perché il suo funzionamento è legato alla lettura dei dati identificativi del computer collegato. L.M.

Condanna al favoreggiatore "virtuale"

che pubblicizza prostitute sul suo sito


Leggi il testo della sentenza Cassazione III Sez. Penale nr. 1482 del 5 nov. 2010 - Ordinanza 43251/10 dep 6 dic. 2010


Condanna per favoreggiamento della prostituzione per chi pubblica sul suo sito web foto di donne che si offrono per prestazioni sessuali. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, fatto durante la latitanza, con il quale il "favoreggiatore virtuale" chiedeva agli ermellini di annullare la decisione del Tribunale del riesame che aveva confermato le misure cautelari nei suoi confronti.

Secondo la difesa il ricorrente si era limitato a mettere sul suo sito Internet annunci che pubblicizzavano il tipo di attività svolta da un gruppo di ragazze ungheresi, senza però mettere in atto alcuna condotta per favorire il loro lavoro. Una forma di "marketing" con cui la Cassazione non si trova d'accordo. Si legga la sentenza su Guida al diritto

Il Supremo collegio specifica, infatti, che il ricorrente aveva un contatto diretto con le lucciole grazie al suo rapporto con l'esponente di un'organizzazione criminale che introduceva nel territorio le donne ungheresi e le avviava alla prostituzione.

In più, gli spot messi on line erano piuttosto dettagliati perché, oltre a fornire il numero di telefono della "professionista", erano corredati da foto scattate in pose provocanti. Pur in mancanza dunque di un collegamento organico e diretto con l'organizzazione dedita allo sfruttamento e all'induzione della prostituzione, non c'è dubbio – secondo i giudici di piazza Cavour – che la "sponsorizzazione" delle donne, fatta dal ricorrente, fosse «contigua e funzionale all'attività illecita». Certamente un "aiutino" che agevolava il racket.

Il Sole 24 ore

Leggi anche:

Schiave. Lo sfruttamento sessuale vale 32 miliardi $ l'anno. In Italia 30mila prostitute, l'80% straniere
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Di Loredana Morandi (del 06/12/2010 @ 18:53:37, in Osservatorio Famiglia, linkato 1625 volte)
Yara, sul caso indaga anche la Polizia...


Avanti c'è posto e sono convinta che anche la PolStato potrà dare il suo meglio per portare alla luce la vicenda. Bocche cucite alla Questura di Bergamo, ma a quanto riportano le agenzie le loro piste porterebbero a soluzioni diverse da quella alla quale sono pervenuti Procura e Carabinieri. Chissà che non abbiano loro gli italiani pedofili?

L'importante ora è trovare il responsabile o i responsabili della scomparsa di Yara. L'ipotesi che il magrebino abbia partecipato al sequestro, ma soprattutto all'occultamento del corpo sembra essere tesi accreditata. L'uomo pur fuggendo dall'Italia ha dichiarato la sua estraneità all'omicidio stesso, nella famosa intercettazione che ha condotto al fermo. Così il pm non ha richiesto il fermo in carcere e il gip si è riservato la pronuncia per la giornata di domani.

Dalle 17 circa, in orario coincidente con le ultime battute dell'interrogatorio di garanzia, i vigili del fuoco sono al lavoro per lo svuotamento di un laghetto nella zona industriale di Mapello. Le 19 idrovore sono già ferme intorno alle 19 e riprenderanno nella giornata di domani.

Questione Immigrati.

Mi sono personalmente battuta sul terreno dei diritti degli immigrati in Italia, ho partecipato alle difficili riunioni del tavolo nazionale migranti, partecipato alle manifestazioni e agli scioperi della fame dei tanti gruppi etnici incontrati, ed io stessa ho partecipato ad alcuni hunger strike per il diritto di popoli lontani e diversi. L'associazione che presiedo nasce "Palestinese" in Roma e non lo diviene come tante, per la sola semplice  "adozione".

Devo però essere onesta: la condizione dei senza permesso di soggiorno è drammatica, il loro ingresso in Italia è drammatico, i loro rapporti con gli italiani e con i gruppi etnici già radicati sul territorio sono addirittura pericolosi perché essi divengono rapidamente merce di scambio per il lavoro nero e per la prostituzione. Fuori dalla legalità tutto quanto concerne un extracomunitario è gestito dal racket, anche i confort.

L'Italia, poi, non è un paese sterminato come gli Stati Uniti ed in prima battuta tutti i clandestini, pur di sopravvivere e resistere, si offrono spontaneamente e/o spintaneamente per compiere ogni tipo di lavoro, anche sporco. Inoltre: il ricatto di un italiano con potere di "acquisto" potrebbe presentare alcune peculiarità, che potrebbero indurre a commettere reati anche un extracomunitario residente da anni e con tanto di permesso di soggiorno o con la famiglia al seguito.

Questa è la tragica realtà del paese, che non vuol dire affatto il desiderio di mettere fuori tutti gli extracomunitari, ma solo la consapevolezza che queste "braccia" sono potenzialmente in vendita. Soprattutto: il provenire da paesi oggetto di gravi conflitti non corrisponde alla perfezione o alla bontà certa della persona e questo ben lo sanno gli anglosassoni, che popolarono gli States con la feccia delle patrie galere.

A questo proposito rammento ai miei lettori tre casi di pedofilia, che hanno interessato le comunità internazionali nel nostro paese, sui quali mi sono pronunciata nei mesi scorsi:

a) il giro di sfruttamento di prostituzione di minori e pedopornografia nella comunità del Bangladesh (uno dei gruppi etnici più affidabili e aperti al dialogo),

b) la sentenza di Cassazione (anno 2010) sul marocchino fotografo di minori in costume adamitico del Litorale di Roma

c) e il fermo di tre turisti stranieri, che scattavano foto a minori sempre sulle spiagge di Castelfusano.

L.M.

Di seguito la cronistoria di 40 anni di reati di pedofilia in Italia - fonte AGI

YARA, L'ULTIMO CASO DI
40 ANNI DI VIOLENZE SUI MINORI



15:27 06 DIC 2010

(AGI) - Milano, 6 dic. - Spariscono improvvisamente mentre fanno ritorno da scuola, dalla palestra, da casa di parenti.
  Malgrado gli sforzi delle istituzioni, delle associazioni e della societa' civile e' lunga la lista dei minori, maschi e femmine, da poco usciti dall'infanzia, divenuti bersaglio di rapimenti, sequestri e delitti a sfondo sessuale. Ecco un elenco dei casi che piu' hanno sconvolto e commosso il nostro Paese negli ultimi 40 anni:

- ERMANNO LAVORINI: Il 31 gennaio del 1969, Ermanno, 12 anni, esce di casa, a Viareggio. Tre ore dopo a casa Lavorini arriva una richiesta di riscatto (15 milioni). Il 3 febbraio viene ritrovata la bicicletta, legata a un albero. Il 9 marzo, un pensionato, a passeggio con il cane, scopre il cadavere del ragazzino, nascosto sotto un cespuglio nella pineta di Marina di Vecchiano. Il 20 aprile Marco Baldisseri, 16 anni, confessa e tira in ballo gli amici Rodolfo Della Latta, becchino, e Pietro Vangioni: dice che Ermanno non voleva partecipare ai loro 'giochi proibiti' e ha battuto la testa per un pugno di sbieco. Chiamato in causa anche Adolfo Meciani, 42 anni, che si suicida in carcere. Al processo di appello la sentenza ribalta quella di primo grado: non piu' 'giochi proibiti', ma un'estorsione organizzata da giovani estremisti per finanziare un gruppo monarchico.
 
- MILENA SUTTER: E' il 6 maggio del 1971 quando la figlia tredicenne dell'industriale svizzero Arturo Sutter scompare mentre esce dalla scuola elvetica che frequenta a Genova. Sulle prime, gli inquirenti pensano a un sequestro a fini estorsivi (il giorno dopo la scomparsa della ragazzina, i Sutter ricevono un telefonata di un uomo che chiede un riscatto di 50 milioni di lire). Il 20 maggio il corpo della bambina, appesantito da una cintura da subacqueo, riaffora a 500 metri dalla spiaggia di Priaruggia. Il giorno stesso la polizia arresta Lorenzo Bozano, 25enne appartenente alla borghesia genovese, che vive di espedienti dopo che il padre lo ha ripudiato. I giornali lo soprannominano 'il biondino dalla spider rossa' per la Giulietta sprint con cui si fa vedere in giro. Assolto in primo grado per insufficienza di prove, e' stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'appello e dalla Cassazione, nel 1975. Si e' sempre dichiarato innocente. Nel 1991, dopo aver scontato 14 anni di carcere, ottiene la semiliberta', poi sospesa in seguito a denunce di atteggiamenti equivoci nei confronti di minori.
 
- IL MOSTRO DI MARSALA: L'anno e' sempre il 1971, il 21 ottobre Antonella Valenti, 11 anni, e le cuginette, Virginia e Ninfa Marchesi, 9 e 7, scompaiono, a Marsala, in provincia di Trapani. Cinque giorni piu' tardi, un operaio trova, vicino a un cantiere, il corpo della bambina piu' grande. Presto le indagini si concentrano su uno zio delle bambine, Michele Vinci, che fornisce un alibi poi smentito da sua moglie. Zio Michele alla fine confessa: lui aveva rapito le bambine: aveva tenuto sequestrata Antonella per alcuni giorni in un casolare e poi l'aveva soffocata con il nastro adesivo, mentre Virginia e Ninfa erano morte di sete e di fame, gettate vive in un pozzo profondo 30 metri. Condannato a 29 anni di carcere in Cassazione. Dalle analisi emerse nei processi si scopre una ciocca di capelli di donna nel nastro adesivo con cui e' stata soffocata Antonella, ma non si risale ad alcun complice. Dal 2002 Vinci vive, libero, in provincia di Viterbo.

- IL DELITTO DI BALSORANO: Il 24 agosto del 1990 nel piccolo Comune, in provincia dell'Aquila, viene scoperto il cadavere di Cristina Capoccitti, 7 anni. A poche ore dal ritrovamento, confessa il cuginetto, Mauro Perruzza, 13 anni. Poi il giovane Mauro cambia versione e punta il dito contro suo padre Michele.
  L'uomo, muratore e zio della bambina, e' condannato all'ergastolo (ad inchiodarlo il ritrovamento del sangue della bambina sulle sue mutande).
 
- VINCENZA SUDANO: sei anni, violentata e uccisa il 27 settembre 1990. Il corpo della bimba viene trovato in un contenitore di rifiuti a pochi metri dalla sua casa a Aidone, nell'Ennese. Marcello Cali', 30 anni, condannato all'ergastolo per il delitto.
 
- DANIELE GRAVILI: tre anni, muore soffocato, il 13 settembre del 1992, dopo essere stato violentato su una spiaggia del Salento, a Torre Chianca, da una persona sconosciuta. Trovato ancora vivo sulla spiaggia, vicino casa, il bimbo muore in ospedale.
 
- SIMONE ALLEGRETTI: quattro anni, viene rapito il 4 ottobre dello stesso anno a Maceratola, Perugia, e viene trovato due giorni dopo, soffocato. Il 7 agosto 1993 tra Casale e Foligno, trovato anche il corpo di Lorenzo Paolucci, 10 anni. Arrestato, Luigi Chiatti confessera' i due omicidi e sara' condannato a 30 anni.
 
- IL GIARDINO DEGLI ORRORI AL QUADRARO: il 3 novembre 1994, scompare Luca Amorese, 14 anni, conosciuto come il Pele' del Quadraro, un quartiere di Roma. Il 12 dicembre dell'anno successivo per l'omicidio sono arrestati Elvino Gargiulo e suo figlio Mario. Dal 'giardino degli orrori' del Quadraro emergeranno altre storie di pedofilia e i due sono accusati anche dell'omicidio di Luigina Giumento e della nipotina Valentina Paladini, 11 anni. Padre e figlio sono condannati a 24 e 17 anni di carcere per la sua morte. Mario ha accusato il padre dell'uccisione del giovane Luca, ma questi ha ammesso solo di aver avuto rapporti sessuali con il ragazzo, il cui corpo non e' mai stato ritrovato.
 
- SILVESTRO DELLE CAVE: nove anni, si allontana dalla scuola elementare di Cicciano, in provincia di Napoli, e scompare l'8 novembre 1997. Il 15 novembre sono arrestati Andrea Allocca, 70 anni, e due suoi generi, Gregorio Sommese e Pio Trocchia, accusati di aver violentato e ucciso il bimbo. Il 30 novembre Allocca muore. Il cadavere del bambino non e' stato mai ritrovato. Sommese e Trocchia sono stati condannati all'ergastolo.
 
- SIMEONE NARDACCI: il 19 luglio del 1998, a Ostia, scompare Simeone, un bambino di 8 anni. Il 20, la polizia lo trova morto in una baracca, nella pineta di Castel Fusano. Il 27 la polizia arresta un uomo, Vincenzo F., accusato di omicidio volontario e violenza sessuale, e suo figlio Claudio. I due sono condannati rispettivamente all'ergastolo e a 15 anni di carcere.
 
- CLAUDIO HOXHA: otto anni, figlio di albanesi di Mariano Comense, viene portato in un bosco, violentato e strangolato da un diciassettenne del luogo, Michele, il 25 aprile del 2000.
 
- DESIREE' PIOVANELLI: Quattordici anni, Desiree' scompare da casa, a Leno, in provincia di Brescia, il 28 settembre 2002.
  Qualche giorno dopo, il suo corpo viene ritrovato a pochi metri da una cascina abbandonata e si scopre che la giovane e' stata uccisa proprio nel casolare diroccato, da un gruppo di tre adolescenti guidati da Giovanni Erra, 36 anni all'epoca dei fatti, unico adulto del gruppo. Il branco aveva deciso di 'darle una lezione' perche' lei non voleva stare con uno di loro. Nel 2005 Erra e' stato condannato a 30 anni di carcere, nel secondo processo d'appello (dopo che la Cassazione aveva cancellato una condanna a 20 anni). Diciotto, 15 e 10 anni per i tre minori. (AGI) .
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Di Loredana Morandi (del 06/12/2010 @ 18:43:15, in Osservatorio Famiglia, linkato 1209 volte)
Solidarietà ai magistrati della Procura della Repubblica di Taranto. L.M.

Favoreggiamento, indagati
i legali di Sabrina Misseri


L'accusa: Vito Russo ha tentato di far cambiare versione al padre

TARANTO - L'avvocato Vito Russo, difensore di Sabrina Misseri, in carcere con l'accusa di concorso in omicidio volontario e sequestro di persona, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Taranto perchè avrebbe tentato insieme a un altro legale del Foro della città jonica, Gianluca Mongelli, di far cambiare versione a Michele Misseri, il padre della sua assistita, anche lui detenuto nell'ambito dell'omicidio di Sarah Scazzi.

La Procura ipotizza i reati di favoreggiamento e alterazione delle dichiarazioni da parte del testimone. I due legali sarebbero entrambi indagati. L'avvocato Russo, insieme alla sua collega del collegio difensivo Emilia Velletri (peraltro sua moglie), e anche all'avvocato Daniele Galoppa, difensore di Michele Misseri, sono sottoposti da alcune settimane a un procedimento disciplinare dell'Ordine degli Avvocati di Taranto per alcune presunte infrazioni deontologiche.

La Stampa http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/378909/


Sarah: tre testimoni ascoltati
in caserma comando Cc Taranto

Sono due donne e un uomo, audizioni per fissare orario delitto

(ANSA) - TARANTO, 6 DIC - Al comando provinciale dei carabinieri di Taranto gli inquirenti che indagano sull'omicidio di Sarah Scazzi stanno ascoltando due donne e un uomo 'informati sui fatti', in relazione all'arco di tempo nel quale la ragazzina di Avetrana sarebbe stata uccisa. Le audizioni vengono condotte dal pm Mariano Buccoliero. Le persone ascoltate, pare vicini di casa dei Misseri, nel primo pomeriggio del 26 agosto, giorno dell'uccisione di Sarah, avrebbero notato nelle vicinanze di quell'abitazione un'auto rossa simile ad una Panda il cui conducente stava compiendo strane manovre. (ANSA).
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Di Loredana Morandi (del 05/12/2010 @ 14:54:11, in Osservatorio Famiglia, linkato 1322 volte)
Yara, il tunisino è indagato
per omicidio e occultamento


E' un momento di dolore altissimo per la famiglia della piccola promessa dell'atletica di Brembate di Sopra, perché non c'è più speranza di ritrovarla in vita, ed è dalle 13 di oggi che è in corso la ricerca del povero corpo.

"Allah mi perdoni, non l'ho uccisa io", questo il testo di una intercettazione telefonica trapelata tramite l'inviato del Tg 1, che avrebbe convinto gli inquirenti ad attivarsi per la cattura immediata dell'uomo. In merito non ci sono però conferme dalle autorità.

Una cattura da definirsi quasi "rocambolesca", perché il nord africano si era imbarcato a San Remo su un traghetto diretto in Marocco. La Berkane, una nave della compagnia Comanav era già in acque internazionali, tra Alassio e Ventimiglia, quando ieri intorno alle 17 è giunto loro l'alt e l'ordine di rientro dalla Capitaneria di San Remo.  Successivamente, intorno alle 20, l'abbordaggio delle motovedette dei carabinieri accuratamente programmato con il comandante della nave e con la capitaneria di porto.

Il magrebino si troverebbe già presso il carcere di Bergamo, in via Glemo, e circa un ora e mezzo fa si è concluso il primo interrogatorio con la pubblico ministero Letizia Ruggeri. Sia la pm che i carabinieri del comando provinciale di Bergamo mantengono il più rigoroso silenzio con la stampa.

L'idea che si evince da ogni articolo è che il magrebino, già dipendente presso il cantiere a lungo ispezionato da uomini e cani, sia stato solo un partner del sequestro e presunto omicidio di Yara. Il suo repentino allontanamento, probabilmente anche grazie alle intercettazioni, non ha lasciato dubbi negli inquirenti. Del secondo uomo, un italiano più volte citato come a bordo della Berkane, la sola notizia certa è che si trovava sicuramente sulle auto dei carabinieri che hanno trasportato il magrebino da San Remo a Bergamo.

Alla luce di codesti fatti acquista miglior vigore la deposizione del diciannovenne vicino di casa, Enrico Tironi che aveva dichiarato di aver visto Yara insieme a due uomini adulti descrivendo anche la presunta automobile usata, una vecchia Cytroen rossa. Il ragazzo fu immediatamente smentito in modo fin violento e "denunciato" per "falso ideologico". Oggi, sussistono alcune ipotesi per ritenere la risonanza data alla "punizione" una possibile operazione in "false flag", per la necessità di non intimorire i veri responsabili del sequestro non ancora identificati. Questa però è solo una mia intuizione.

In queste ore è ripresa in modo febbrile la ricerca, ma senza più speranza di ritrovare viva Yara.

Tra ieri e sabato, nonostante il mancato atterraggio del circo mediatico su Brembane, si sono scatenati gli  opinionisti, giornalisti e non. Due articoli hanno suscitato parecchio scalpore: Viva Yara di Massimo Gramellini, nella rubrica blog "Buongiorno" per La Stampa e Matteo Pandini, giornalista di Libero, che risponde alle lamentele della madre di Sarah Scazzi nei confronti della quale non sono state usate le stesse forze che per Yara e al collega de Il Messaggero.

La verità è nel mezzo. E' giusto credere che Yara fosse una delizia di bambina, interamente devoluta ad affetti e amicizie tutte vere ed alla sua amata atletica leggera, la cui vita è stata strappata senza ombra di dubbi dall'interesse morboso di un pedofilo. Brembate paese io lo descriverei come una comunità tenuta con pugno di ferro dai Carabinieri nel guanto di velluto della preghiera nelle Parrocchie, in cui tutte le autorità agendo all'unisono anche se severe hanno svolto un ruolo perfetto e umanizzante. Grazie.

Ora, dopo l'ultimo atto del cordoglio, deve passare il vero concetto di paura.

La popolazione italiana deve avere paura.

Dopo la tragedia di Avetrana, il cui il vecchio aguzzino ha preannunciato a mezzo stampa la quarta versione dell'omicidio ad integrare il suo personale vilipendio della memoria della nipote uccisa, come ultimo tentativo di coprire l'aiuto dato alla figlia e per coprire contestualmente l'onnipresente personaggio ancora mai indagato, che deve cadere.

Oggi, il sequestro e l'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio è il caso gravissimo, di pedofilia e violenza ai danni di minori, accaduto in Italia nell'escalation degli ultimi dieci giorni.

L'hanno preceduta:

Chiara Cavaleri, 14enne di Genova, ritrovata a Rivarolo nelle mani di un pedofilo trentunenne e di un pregiudicato agli arresti domiciliari, che l'avevano circuita su Facebook. Nessun fidanzato: 14 anni plagiata da un pedofilo, fortunatamente, non omicida.

Il quindicenne seviziato da un pedofilo di 63 anni negli spogliatoi di una piscina a Milano.

Il caso dell'adescamento via chat su Palermo.

Le violenze su una bambina rumena a Camerino.

Napoli, Teresa Bonocore, una madre uccisa per aver denunciato il pedofilo che seviziò la figlia (fine settembre).

Al novero dei casi italiani voglio iscrivere i figli della Morandi, a lungo minacciati e stalkizzati dall'ottobre 2008 al 6 ottobre di quest'anno, quando la sottoscritta ha denunciato anche a tutela del magistrato Luca Tescaroli.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 04/12/2010 @ 17:31:03, in Giuristi, linkato 1367 volte)
Da Europa quotidiano: Nel giorno della divulgazione dei documenti di Wikileaks, Vittorio Grevi nelle pagine interne del Corriere della Sera commenta i dati di Trasparency International, l’organizzazione non governativa “contro la corruzione” che da una ventina d’anni si batte «per analizzare la dimensione dei fenomeni corruttivi a livello globale e per favorire la adozione nelle varie legislazioni di principi comuni nella prevenzione e nella repressione dei vari fenomeni». Quest’anno, il tema prescelto nel rapporto di approfondimento «era quello dei nessi intercorrenti tra reati di corruzione e disciplina della prescrizione».
L’Italia
– che scivola nella graduatoria mondiale al 67° posto (dopo Ghana e Ruanda) – è messa davvero male. C’è «una realtà scoraggiante, sebbene certo non sconosciuta scrive GreviVale a dire la realtà di un paese dove la disciplina dei termini di prescrizione non tiene conto della complessità e delle difficoltà dei processi per reati di corruzione, con la conseguenza di assicurare spesso l’impunità a corruttori e corrotti, magari già condannati in primo o secondo grado. E questo è tanto più vero oggi, dopo che la legge ex Cirielli del 2005 ha del tutto irragionevolmente dimezzato i suddetti termini per i più comuni fatti corruttivi». Chissà se il premier così occupato tra un viaggio in Libia e uno in Russia avrà tempo di leggere un commento così autorevole.


Le condizioni del giurista si sono aggravate durante la notte

È morto Vittorio Grevi

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/vittorio_grevi.jpg

Aveva 68 anni, era ricoverato a Pavia nel reparto di ematologia per una forma di leucemia fulminante

MILANO - Il giurista Vittorio Grevi è morto a Pavia dove abitava. Aveva 68 anni ed era ricoverato al San Matteo nel reparto di ematologia per una forma di leucemia fulminante. Le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate la scorsa notte. «Abbiamo perso una delle menti più libere che avevamo e che per questo era sgradito a molti», è il primo commosso commento del pm milanese Armando Spataro.

LA CARRIERA - Nato a Pavia il 2 settembre del 1942, Vittorio Grevi si era laureato in giurisprudenza all'Università di Pavia nel 1965. Dopo aver insegnato la stessa materia nella facoltà di giurisprudenza dell'Università di Macerata (1971-75), nel 1974 è diventato professore ordinario a tempo pieno di Procedura penale nella Facoltà di giurisprudenza dell'Ateneo della sua città. Socio fondatore e segretario (dal 1985 al 1997) dell'Associazione tra gli studiosi del processo penale era membro della Fondation internationale penale et penitentiaire. È stato componente delle Commissioni governative per il nuovo codice di procedura penale e per le relative integrazioni (a più riprese dal 1974 al 1998) e di numerose altre commissioni ministeriali in tema di giustizia penale. Faceva parte della direzione delle riviste "Cassazione penale" e "Rivista italiana di diritto e procedura penale". Era direttore della collana "Giustizia penale oggi" (Cedam, Padova) e condirettore della collana '"Procedura penale" (Giappichelli, Torino). Per molti anni ha collaborato con il Corriere della Sera. Ricchissima la sua produzione scientifica. Ha scritto saggi su tutte le tematiche relative al processo penale.

Corriere Sera

La Rassegna

E' morto il giurista Vittorio Grevi

Libero-News.it - ‎44 minuti fa‎
E' stato professore di Procedura penale a Pavia e Macerata. Spataro: "Era una delle menti più libere, dunque sgradito a molti" ' morto il giurista Vittorio ...

È morto Vittorio Grevi

Corriere della Sera - ‎1 ora fa‎
MILANO - Il giurista Vittorio Grevi è morto a Pavia dove abitava. Secondo quanto si è appreso il professor Grevi, che aveva 68 anni, era ricoverato al San ...

Muore Vittorio Grevi: aveva 68 anni

Italia News - ‎11 minuti fa‎
(IAMM) Il giurista Vittorio Grevi, commentatore del Corriere della Sera, è morto in seguito al ricovero all'ospedale San Matteo di Pavia per una forma di ...

MORTO A PAVIA IL GIURISTA VITTORIO GREVI

Diritto-oggi - ‎19 minuti fa‎
(AGI) - Milano, 4 dic. - E' morto oggi a Pavia, Vittorio Grevi, giurista ea lungo componente di diverse commissioni ministeriali di giustizia penale ...

E' morto al San Matteo il professor Vittorio Grevi

Il Giorno - ‎52 minuti fa‎
Secondo quanto appreso, il giurista era ricoverato al policlinico per una forma di leucemia fulminante. Le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate ...
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Di Loredana Morandi (del 04/12/2010 @ 09:03:58, in Magistratura, linkato 1550 volte)
Per cortesia, Tutti: salvate la Procura di Caltanissetta da simili personaggi. Magistrati fate la differenza: e se un giorno capitasse ai vostri figli? Colui che parla di Gianni De Gennaro, figlio di Herman magistrato presidente di Corte di Cassazione e di sua moglie Lina, un uomo e una donna di altissima moralità e ferma rettitudine, è il figlio di un mafioso che deve tutta la sua fortuna alle fotocopie stampate quand'era  il "postino" del padre presso Provenzano. E' di moda e piace a Santoro e Travaglio, ok, ma le referenze editoriali dicono il resto, perché patto scellerato vuole, che il sedicente mancino pubblichi direttamente sul semiasse destro della "Escort" di Berlusconi. L.M.


De Gennaro denuncia Ciancimino, calunnia


Non mi lascio intimidire, affermazioni sono evidentemente false

(ANSA) - ROMA, 3 DIC - Il responsabile del Dipartimento informazioni per la sicurezza (Dis), Gianni De Gennaro intende denunciare per calunnia Massimo Ciancimino dopo le dichiarazioni del figlio dell'ex sindaco di Palermo che l'ha definito 'molto vicino' all'agente dei Servizi che avrebbe avallato il presunto patto tra Stato e Cosa Nostra. Le affermazioni, dice De Gennaro, 'mi lasciano del tutto indifferente, tanto evidente e' la loro falsita'. Non mi lascero' intimidire da quest'ennesimo attacco mafioso'.

Mafia: Ciancimino Jr cita De Gennaro

Il teste poi fa dietro front, fu mio padre a farmi il suo nome

(ANSA) - PALERMO, 3 DIC - Trattativa su Stato e mafia: Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, ha fatto il nome dell'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, indicandolo come personaggio dell'ambiente del 'signor Franco', e definendolo come 'molto vicino' al misterioso 007 che avrebbe avallato il patto tra Cosa nostra e le istituzioni e che, per anni, avrebbe protetto e garantito l'ex sindaco corleonese. Poi ha fatto dietro front e ha detto di aver avuto queste notizie da suo padre.

Mafia, Ciancimino tira in ballo De Gennaro

Il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo fa poi dietro front: fu mio padre a farmi il nome dell'ex capo della Polizia.

PALERMO - Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, che sta raccontando ai magistrati i retroscena della trattativa tra Stato e mafia, ha fatto il nome dell'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, indicandolo come personaggio dell'ambiente del ''signor Franco'', e definendolo come ''molto vicino'' al misterioso agente dei Servizi segreti che avrebbe avallato il patto tra Cosa nostra e le istituzioni e che, per anni, avrebbe protetto e garantito l'ex sindaco corleonese.

Interrogato dai magistrati di Caltanissetta per specificare le sue affermazioni, rese di fronte a ufficiali di polizia giudiziaria, il superteste delle inchieste palermitane e nissene ha pero' fatto retromarcia, attribuendo al padre, morto nel novembre 2002 e che aveva fortissimi motivi di risentimento nei confronti dell'investigatore che lavoro' a lungo con Giovanni Falcone, informazioni, giudizi e valutazioni su De Gennaro. Punti di vista dell'ex politico Dc, insomma, da cui Ciancimino jr ha detto di prendere le distanze. Nonostante il figlio di don Vito abbia sostenuto di essere stato equivocato e abbia precisato di avere saputo dal padre soltanto che De Gennaro sarebbe stato vicino al piu' anziano 007, i sostituti che lo interrogavano lo hanno incalzato sulla identita' del signor Franco, a lungo da lui taciuta. Le risposte non sarebbero apparse convincenti e potrebbero ora costare a Ciancimino un'indagine per calunnia. I pm nisseni starebbero valutando l'ipotesi di iscriverlo nel registro degli indagati. La questione e' stata al centro di una riunione congiunta tra le procure di Palermo, che pure indaga sulla trattativa e per cui Ciancimino e' ormai un teste chiave in diverse inchieste, e Caltanissetta. L'incontro tra i magistrati si e' svolto alla Direzione Nazionale Antimafia. Secondo indiscrezioni, la dda palermitana avrebbe espresso perplessita' sull'iscrizione di Ciancimino, sostenendo che si sarebbe limitato a riferire le parole del padre. Ciancimino, gia' condannato per il riciclaggio del tesoro dell'ex sindaco, e' stato iscritto per concorso in associazione mafiosa, dai magistrati di Palermo mesi fa per il ruolo avuto nella trattativa. Lui stesso ha ammesso di avere, tra l'altro, fatto da 'postino' tra il padre e il boss Bernardo Provenzano.

La Rassegna

Ciancimino cita De Gennaro ma fa subito retromarcia

Il Sole 24 Ore - ‎1 ora fa‎
Massimo Ciancimino cita Gianni De Gennaro nella trattativa su stato e mafia. E sostiene che il superpoliziotto, oggi ai vertici dei servizi segreti, ...

La credibilità tra i fuochi di due procure

La Stampa (Blog) - ‎1 ora fa‎
Non è facile districarsi fra le contraddizioni del guazzabuglio nel quale sembra essere caduto Massimo Ciancimino con le sue «rivelazioni» sul misterioso e ...

Mafia, Ciancimino jr cita De Gennaro. La replica: "Falso, lo ...

Adnkronos/IGN - ‎10 ore fa‎
Palermo - (Adnkronos/Ign) - Il figlio dell'ex sindaco di Palermo, interrogato dai magistrati di Caltanissetta, ai quali sta raccontando i retroscena della ...

De Gennaro denuncia Ciancimino, calunnia

ANSA.it - ‎11 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 3 DIC - Il responsabile del Dipartimento informazioni per la sicurezza (Dis), Gianni De Gennaro intende denunciare per calunnia Massimo ...

Ciancimino Jr fa il nome di De Gennaro e il capo del Dis lo ...

La Repubblica - ‎13 ore fa‎
L'ex capo della Polizia tirato in ballo sulla presunta trattativa fra Stato e cosche e sulle stragi del 1992. I magistrati di Palermo e Caltanissetta non ...

Stato-Mafia: Ciancimino jr tira in ballo

Corriere della Sera - ‎13 ore fa‎
Il figlio di Don Vito fa il nome dell'ex capo della polizia. Ma i magistrati ipotizzano l'incriminazione per calunnia per i pm nisseni troppe incertezze. de ...

Mafia:Ciancimino,De Gennaro vicino allo 007 della trattativa

ANSA.it - ‎14 ore fa‎
(ANSA) - PALERMO, 3 DIC - Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, che sta raccontando ai magistrati i retroscena della trattativa ...

Mafia: Ciancimino Jr cita De Gennaro

ANSA.it - ‎14 ore fa‎
(ANSA) - PALERMO, 3 DIC - Trattativa su Stato e mafia: Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, ha fatto il nome dell'ex capo ...

Mafia: Ciancimino a Roma per sopralluoghi incontri 'signor Franco'

Libero-News.it - ‎02/dic/2010‎
oma, 2 dic. (Adnkronos) - Massimo Ciancimino, che da mesi racconta i retroscena della cosiddetta 'trattativa' tra lo Stato e Cosa nostra, ha eseguito oggi ...

L'ex Capo della Polizia De Gennaro denuncia Cancimino jr per calunnia

italiah24.it - ‎2 ore fa‎
Roma - L'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro ha dato mandato ai sui legali per sporgere denuncia per calunnia contro Massimo Ciancimino, figlio dell'ex ...

DE GENNARO QUERELA CIANCIMINO PER CALUNNIA

Esperto Seo (Comunicati Stampa) - ‎10 ore fa‎
Il responsabile del Dis (Dipartimento informazioni per la sicurezza) ha dichiarato che sporgera denuncia nei confronti di Massimo Ciancimino in seguito alle ...

De Gennaro denuncia Ciancimino, calunnia

euronews - ‎11 ore fa‎
(ANSA) – ROMA, 3 DIC – Il responsabile del Dipartimentoinformazioni per la sicurezza (Dis), Gianni De Gennaro intendedenunciare per calunnia Massimo ...

Stato-mafia: Ciancimino chiama in causa De Gennaro

Il Quotidiano Italiano - ‎12 ore fa‎
Nuove rivelazioni del testimone di giustizia Massimo Ciancimino, che da mesi racconta ai magistrati di Palermo e Caltanissetta i lati oscuri delle ...

Mafia, il mistero dello 007 nelle rivelazioni di Massimo Ciancimino

BlogSicilia.it (Blog) - ‎12 ore fa‎
3 dicembre 2010 - PALERMO - Sembra infittirsi sempre di più il mistero intorno allo 007 tirato in ballo da Massimo Ciancimino come uno dei soggetti ...

Trattative Stato-mafia: Ciancimino jr fa il nome di De Gennaro

DirettaNews.it - ‎13 ore fa‎
STATO-MAFIA: CIANCIMINO PARLA DI DE GENNARO - L'ex capo della polizia Gianni De Gennaro è stato tirato in ballo da Massimo Ciancimino, che sta collaborando ...

Mafia, Ciancimino alla Dia: "Qui a Roma incontravo il signor Franco"

SiciliaInformazioni.com - ‎02/dic/2010‎
Massimo Ciancimino, superteste della trattativa tra Stato e Cosa nostra e figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, ha indicato alla Dia di ...

Mafia, Ciancimino cita De Gennaro Il capo del Dis: lo querelo per ...

Il Messaggero - ‎12 ore fa‎
Tanti anni fa venni svegliato da un mio stretto parente (io sono sempre andato a letto molto presto); mi raccontò la storia di una persona a lui cara che si ...

Ciancimino jr coinvolge De Gennaro

TGCOM - ‎12 ore fa‎
Nuovo capitolo nel racconto di Massimo Ciancimino sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo ha fatto il nome ...

Mafia: De Gennaro querela Massimo Ciancimino

Il Secolo XIX - ‎13 ore fa‎
Roma, 3 dic. (Adnkronos) - "Le affermazioni del signor Ciancimino, riportate da alcune agenzie di stampa, mi lasciano del tutto indifferente, tanto evidente ...

Trattativa Stato mafia. Ciancimino jr. tira in ballo De Gennaro ...

Dazebao - ‎10 ore fa‎
ROMA - Massimo Ciancimino, figlio di Vito l'ex sindaco mafioso di Palermo ha tirato in ballo nella famosa trattativa tra Stato e mafia l'ex capo della ...

Ciancimino jr chiama in causa De Gennaro

Live Sicilia - ‎14 ore fa‎
Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, che sta raccontando ai magistrati i retroscena della trattativa tra Stato e mafia, ...

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Di Loredana Morandi (del 04/12/2010 @ 08:48:34, in Magistratura, linkato 1502 volte)
Mafia/ Palamara: Su vicende '93
sono stato strumentalizzato


"L'Anm non ha il potere di dire chi indagare o cosa fare"




Il leader dell'Anm, Luca Palamara, si sente vittima di una "strumentalizzazione" per gli attacchi ricevuti dopo aver detto ieri che sulla presunta trattativa Stato-mafia del 1993 "sarà la storia a giudicare". "L'Anm - dice oggi il presidente a margine del Salone della Giustizia di Rimini - non mette alcun veto, non ha il potere di dire cosa fare o no, chi indagare o no. Sono stato vittima di una strumentalizzazione".

"In un convegno in cui si stava parlando dei problemi della giustizia - ha spiegato Palamara - il senatore Gasparri, per portare l'Anm su un terreno politico che non le appartiene, ha chiesto la nostra posizione sulle vicende del '93". "Respingo al mittente - ha aggiunto Palamara - l'insinuazione secondo cui quando una notizia riguarda un governo di sinistra la magistratura fa finta di niente: il riferimento alla storia non mette in discussione gli accertamenti che la magistratura può compiere nei confronti di tutti".

Il presidente dell'Anm ha anche espresso il "massimo rispetto per i familiari delle vittime" delle stragi.

La Rassegna

La trattativa Stato-mafia? Roba da storici, non da pm

RaiNews24 - ‎22 ore fa‎
Le parole di Luca Palamara, presidente dell'Anm, sulla trattativa tra Stato e mafia nel 1993, e in particolare sull'operato dell'allora ministro Giovanni ...

MAFIA: CASOLI (PDL), PALAMARA POCO ATTENTO E MOLTO FAZIOSO ...

AgenParl - Agenzia Parlamentare - ‎14 ore fa‎
(AGENPARL) - Roma, 03 dic - "Palamara ha detto ieri una sciocchezza ed oggi fa marcia indietro prendendo atto che Gasparri ha ragione. ...

Mafia/ Palamara: Su vicende '93 sono stato strumentalizzato

Virgilio - ‎15 ore fa‎
Il leader dell'Anm, Luca Palamara, si sente vittima di una "strumentalizzazione" per gli attacchi ricevuti dopo aver detto ieri che sulla presunta ...

Mafia/ Quagliariello: Palamara contraddittorio -2-

Virgilio - ‎02/dic/2010‎
Roma, 2 dic. (Apcom) - "Più o meno la stessa coerenza - dice ancora Quagliariello - per cui i deliri di Spatuzza al processo Dell'Utri hanno meritato la ...

Mafia/ Quagliariello: Palamara contraddittorio

Virgilio - ‎02/dic/2010‎
Roma, 2 dic. (Apcom) - Polemica fra il Pdl e l'Anm sul tema delle stragi di mafia del '93. "Abbiamo sempre osservato il massimo rispetto per le ...
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Di Loredana Morandi (del 04/12/2010 @ 08:44:16, in Magistratura, linkato 1324 volte)
Giustizia/ Md: Pratiche a tutela magistrati sono indispensabili

Morosini-Marini: Giusto Csm eviti tensioni ma preoccupa dibattito


Roma, 3 dic. (Apcom) - Magistratura democratica è "preoccupata" che possa essere messo in discussione l'istituto delle 'pratiche a tutela' dei magistrati, dopo l'appello ad "evitare inopportune tensioni" indirizzato dal capo dello Stato al Consiglio superiore della magistratura. "Preoccupa - dichiarano in una nota congiunta Piergiorgio Morosini e Luigi Marini, rispettivamente segretario e presidente di Md - il dibattito che nei giorni scorsi ha interessato le cosiddette 'pratiche a tutela' dei magistrati. Nessuno dubita sul fatto che il Csm debba avere attenzione per la situazione politica complessiva e debba agire con quella serenità che evita di alimentare, anche indirettamente, tensioni nella società e nella vita pubblica. Ma la duttilità e la serenità nell'utilizzo dell'istituto è cosa diversa dalla sua messa in discussione".

"Le pratiche a tutela - prosegue la nota dei vertici di Md - sono indispensabili. Nel momento in cui, anche con regole disciplinari, si chiede al magistrato di non rilasciare commenti su procedimenti che sta seguendo e di non reagire personalmente ad attacchi ingiustificati o addirittura strumentali che gli vengono mossi, è necessario che il Csm possa assumere su di sé gli interventi idonei a ristabilire verità negate, di rispondere ad insinuazioni, di tutelare l'immagine e l'onorabilità del magistrato sia come rappresentante dell'istituzione sia come persona, tutelando in tal modo anche la credibilità dell'intera giurisdizione. Questo è il senso delle 'pratiche a tutela', come spiegato dalla risoluzione del Csm che affrontò in modo sistematico i diversi aspetti coinvolti (1.12.1994)". (segue)


Giustizia/ Md: Pratiche a tutela magistrati sono... -2-

Con modifiche norme rischio vanificarne funzione

Roma, 3 dic. (Apcom) - "In un intervento al plenum del Csm del 27 Marzo 2007, il Capo dello Stato - ricordano Morosini e Marini - sottolineò l'esigenza di una 'tutela' concessa 'solo quando l'intervento del Consiglio è insostituibile per tutelare il prestigio e la credibilità dell'Istituzione giudiziaria nel suo complesso ed è mirato a reagire ad attacchi e azioni denigratorie chiaramente tendenti a mettere in dubbio l'imparzialità dei magistrati anche insinuando la loro soggezione a condizionamenti politici o di altra natura'".

"Il suggerimento ad un uso calibrato dell'istituto - prosegue la dichiarazione dei due magistrati di Md - è stato valorizzato in una delibera del Csm del 2 luglio 2009, che ha introdotto nel proprio Regolamento l'art.21-bis. Le nuove norme, frutto di un ampio confronto conclusosi con un voto unanime, hanno individuato un punto di equilibrio che rappresenta per noi un approdo non rinunciabile, la cui modificazione potrebbe vanificare la funzione essenziale delle pratiche a tutela".

"Siamo rispettosi - sottolineano i due rappresentanti dla corrente di sinistra della magistratura associata - delle critiche provenienti anche da rappresentanti di altri organi istituzionali sull'operato dei magistrati. Ma siamo altrettanto convinti della necessità istituzionale e sociale che la critica sia responsabile ed informata e non si riduca a semplice aggressione mossa con un linguaggio inaccettabile, come ormai troppo spesso accade. Siamo certi - concludono Morosini e Marini - che il Csm saprà trovare le risposte adeguate, con serenità e saggezza, anche in ragione della delicata fase politica che stiamo attraversando".
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