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Mozione finale al XV Congresso di Magistratura Democratica
Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:31:01, in Magistratura, linkato 1428 volte)

Mozione finale del XV congresso di Md

Il XV Congresso nazionale di Magistratura democratica, richiamata la relazione del Segretario generale, approva la seguente

mozione finale

1. Il segno di questo congresso

Un segno comune allaccia molte voci che si sono espresse nel corso del congresso che è appena terminato: la richiesta condivisa della ripresa, da parte di md, di un'iniziativa forte nella difesa dei diritti - diritti sociali e della persona -, attaccati a più riprese e con diverse iniziative, in attuazione di una strategia politica che punta a determinarne l'arretramento, in alcuni casi l'annullamento, dal punto di vista delle tutele e delle garanzie. Una difesa che deve partire innanzitutto dalle aule dove la giustizia si amministra, per porsi come presupposto per il confronto, e il dialogo, con le aggregazioni esterne che in altri ambiti perseguono lo stesso obbiettivo.

Questa richiesta è venuta a coincidere con un fatto senz'altro nuovo nella storia di md, l'impulso ad una vera svolta nelle modalità di partecipazione alla vita del gruppo: la presenza ed il contributo al dibattito comune di un numero mai prima raggiunto di donne all'esito di una discussione durata per mesi, partita dalla constatazione della loro assenza dai luoghi della rappresentanza politica per giungere, da un lato all'elaborazione di strumenti statutari capaci di promuovere da subito la partecipazione paritaria di donne e uomini negli organismi direttivi di magistratura democratica; dall'altro, all'assunzione di un impegno politico complessivo, che ha lo scopo di costruire un modo nuovo e diverso di praticare la vita del nostro gruppo.

Linguaggi, tempi e contenuti diversi, per dar modo a tutte, ed a tutti, di esprimersi, e di partecipare.

La contemporanea presenza di questi due fatti non è casuale.

Nel momento e nel luogo in cui è emerso un comune bisogno di ritrovare lo slancio per ripartire per la difesa dei valori e dei principi che la Costituzione afferma, ha trovato corpo, e voce, una nuova domanda di partecipazione, di donne ma anche di uomini, le cui istanze non riguardano altro che rifondare dal basso l'idea stessa della democrazia, e le modalità della vita del gruppo.

Più partecipazione per dare voce e forza alla ripresa di un'azione comune, che nell'identità di md, nella sua storia e nel suo modo d'essere, trovi radici ed energie: per affrontare gli anni a venire, le sfide che ci aspettano, e che ognuna ed ognuno sente di dovere e volere contrastare, con gli strumenti che la propria esperienza di magistrato mette a disposizione.

Con questa nuova ispirazione sentiamo di poterci presentare anche ai giovani magistrati, con una diversa capacità di attrazione nei loro confronti, per superare in questo modo il rifiuto preconcetto all'attività associativa sentita come lontana dalle singole realtà lavorative quotidiane e dalle proprie priorità di carattere familiare.

2. Le difficoltà dello Stato costituzionale di diritto

L'attuale fase istituzionale e politica non è il contingente risultato di una serie di cause transeunti.

Essa presenta certamente aspetti particolari, legati agli orientamenti delle forze politiche tuttora dominanti ed al rischio di un declino economico e sociale del Paese.

Ma altri elementi strutturali nascono al di là dei confini nazionali e trovano origine in trasformazioni complessive dei modi di produzione e di distribuzione della ricchezza e nelle pulsioni autoritarie che si manifestano in molti Paesi, col pericolo di una messa in discussione dello Stato costituzionale di diritto. Ciò ci impone di allargare lo sguardo e di confrontarsi con le modificazioni globali della sfera pubblica dell'economia, della politica e del diritto.

Emerge ovunque una tendenza alla compressione dei diritti, anche fondamentali, individuali e collettivi, con particolare evidenza in alcuni ambiti quali la salvaguardia della sicurezza collettiva, la sfera del diritto penale, la tutela del lavoro, la tutela dell'ambiente, l'immigrazione, il diritto allo studio, il diritto alla salute, il diritto ad informare ed essere informati, la tutela dei minori davanti a tutti gli organi giurisdizionali.

I diritti vengono riconosciuti solo se compatibili con le scelte politiche e con le logiche di mercato.

Si assiste inoltre alla riduzione della garanzia giuridica a tutto vantaggio della dimensione della forza politica, attraverso l'enfatizzazione del principio di maggioranza e l'esaltazione dell'onnipotenza del legislatore, anche col sacrificio del principio di eguaglianza davanti alla legge.

Si è, infine di fronte ad un attacco all'indipendenza della magistratura ed in genere ad una contestazione di tutte le autorità che operano al fuori del circuito del consenso politico, nel quadro di un disegno che mira a ridimensionare il ruolo costituzionale della giurisdizione e lo spazio proprio delle istituzioni di garanzia.

3. La crisi della democrazia in Italia

In Italia questa tendenze si sono espresse nel progetto di mutare radicalmente la Costituzione e nella proposta "complementare" di stravolgere lo statuto della magistratura.

Le numerose leggi ad personam approvate in questi anni hanno già rappresentato una lesione della legalità costituzionale e del diritto uguale. Ma sino ad ora è rimasto impregiudicato (ed in parte ha concretamente operato) il ricorso alla giustizia costituzionale.

La controriforma dell'ordinamento giudiziario, ove fosse approvata, non potrà reggere ad una seria verifica di conformità alla Costituzione da parte di un Corte costituzionale autorevole, libera e indipendente. Ma perché ciò accada è necessario, appunto, che la Corte costituzionale resti tale.

Ciò significa che per MD il terreno prioritario di attenzione è quello della difesa della Costituzione e del contrasto degli attuali progetti di modifica.

Contro la rottura costituzionale costituita dal disegno di legge già approvato in prima lettura dalle Camere, che -modificando il rapporto tra i vari poteri e le relazioni Stato e Regioni, delineati nella II Parte della Carta costituzionale- finisce con l'incidere sugli stessi diritti fondamentali, non basta più la parola d'ordine, pure nobile e significativa, della resistenza costituzionale.

In questi anni è stata ripetutamente compromessa la cultura politico-costituzionale che aveva alimentato e vivificato la Costituzione repubblicana. Si pensi, da un lato, allo svuotamento dell'art. 11 della Costituzione ed alla legittimazione dell'uso della forza per esportare o espandere la democrazia; e dall'altro, al concreto abbandono della prospettiva dell'eguaglianza di fatto, affermata dall'art. 3 cpv. della Costituzione, a favore della sola garanzia di livelli minimi di fruizione di diritto sociali.

Per altro verso hanno acquisito il predominio forze politiche, estranee allo spirito di una Costituzione che non avevano concorso a scrivere ed interessate a disegnarne una a misura dei loro eterogenei interessi e delle loro diverse aspirazioni.

A fronte di questi guasti profondi, è necessaria un'opera di rigenerazione e di rilancio dei valori costituzionali che veda come protagoniste forze sociali, politiche e culturali interessate a restituite alla Costituzione la sua dimensione di progetto politico di emancipazione e di sviluppo.

In questa battaglia per il rilancio del Costituzionalismo e dello Stato costituzionale di diritto, la magistratura deve sentirsi impegnata e coinvolta.

Con la consapevolezza che la democrazia costituzionale è certamente fondata sul consenso e alla legittimazione popolare del potere politico e legislativo, ma si caratterizza anche per altri fondamentali elementi costitutivi:

- la previsione di diritti fondamentali, operanti limiti e vincoli al potere di maggioranza politica;
- la separazione dei poteri, garanzia di equilibrio tra diverse istanze;
- la garanzia giurisdizionale e l'interpretazione costituzionalmente orientata della legge, affidate a giudici autonomi e indipendenti dal circuito della maggioranza politica.

Autorevoli voci hanno indicato i rischi di una concezione tutta e solo giuridica della Costituzione e sottolineato l'esigenza di riflettere intorno al fondamento materiale e sociale della validità della Costituzione. Magistratura democratica, per la sua storia e la sua attitudine culturale, è in profonda sintonia con questa linea di ragionamento e di pensiero e ritiene perciò che, soprattutto in momenti di crisi del senso della Costituzione, compete ai giuristi e ai giudici un ruolo di lotta per la Costituzione e per il costituzionalismo, forma moderna della "lotta per il diritto".

E' questo oggi uno degli impegni principali dei magistrati per salvaguardare le condizioni di una reale risposta alle domanda di giustizia, d'equità, di dignità, d'uguaglianza, consapevolmente poste da una società divenuta più esigente e dagli strati sociali che hanno meno voce e rappresentanza.

Inoltre, nella nuova realtà del regionalismo introdotto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, la giurisdizione, ordinaria e amministrativa, è rimasta l'unica funzione statale unitaria sottratta a logiche strettamente politiche; e perciò i magistrati devono avvertire come compito primario quello di continuare ad assolvere, anche nel mutato contesto, alla funzione di garanti d'ultima istanza del godimento -in condizioni di uguaglianza su tutto il territorio nazionale- dei fondamentali diritti sociali, tra cui il diritto alla salute e il diritto all'istruzione.

Su questi temi, importanti e decisivi per l'intera collettività nazionale, md intende continuare a incontrare forze politiche, movimenti sociali, organizzazioni dei lavoratori e associazioni, oltre che tutti gli organismo che riuniscono i professionisti della giustizia, avvocati, magistrati onorari, dirigenti e funzionari amministrativi. La tradizionale apertura all'esterno di md dovrà essere l'asse portante anche della sua futura attività.

A ciò si aggiunge l'affievolimento dell'attenzione da parte delle istituzioni sul fronte del contrasto alla criminalità di tipo mafioso e, in particolare, sul tema degli intreccci fra poteri e pezzi delle politica e settori istituzionali. Md riafferma la consapevolezza che la difesa della legalità costituzionale e la promozione dei diritti passa anche attraverso una forte ripresa dell'impegno su questi temi.

4. L'impegno per il servizio giustizia

La stessa ambizione di questi obiettivi deve misurarsi con le difficoltà e i limiti non solo materiali dell'organizzazione giudiziaria e con la diffusa insoddisfazione della società e dei cittadini per l'inefficienza del sistema di giustizia.

Si ripresenta un interrogativo fondamentale posto in questi anni difficili: perché il Governo e la maggioranza politica riescono a scaricare sulla magistratura le responsabilità della giustizia che non funziona ?

Dare risposte serie e non autoconsolatorie a questo interrogativo è la premessa per un dialogo vero e fecondo con la società e la pubblica opinione.

Per difendere la sostanza dei principi costituzionali, è necessario che l'indipendenza dei magistrati sia sentita come valore permanente dai cittadini.

A tal fine occorre che la giurisdizione sia vissuta come "strumento" per realizzare i diritti delle persone, soprattutto di quelle che si rivolgono al giudice perché non hanno altro potere se non la forza del diritto.

Nella giurisdizione come potere diffuso occorre in primo luogo la tensione etica e professionale di ciascun magistrato nell'esercizio quotidiano delle sue funzioni. Se ogni persona che entra nei tribunali e nelle corti ricevesse dall'incontro con il giudice elementi per trarne considerazione e stima, al di là della situazione di difficoltà dell'organizzazione e del sistema, la martellante campagna mediatica contro i magistrati sarebbe neutralizzata e politicamente controproducente.

Perciò bisogna essere pronti a raccoglierne le critiche e le sollecitazioni per l'autoriforma di comportamenti e di prassi nella gestione degli uffici giudiziari, nell'amministrazione degli strumenti dell'autogoverno, nel rapporto con gli utenti del servizio giustizia e con l'opinione pubblica.

Non si può negare che al disegno controriformatore siano stati offerti troppi pretesti, che se non giustificano minimamente gli intenti restauratori dell'attuale maggioranza, le consentono di propagandare, grazie anche al potere di cui dispone sull'informazione, che la cosiddetta riforma dell'ordinamento è volta ad eliminare privilegi dei magistrati.

Forti di questo rigore verso se stessi, i magistrati avranno più titolo per rivendicare strumenti moderni ed incisivi per amministrare giustizia: procedure più snelle ed essenziali, realmente ispirate al principio di ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.), mezzi materiali al passo dei tempi, collaboratori cui venga garantita un'adeguata formazione professionale, un'organizzazione degli uffici razionale ed efficiente.

Coniugando, come sempre, orizzonte politico-culturale e dimensione tecnica, Md offre indicazioni e proposte sui temi cruciali per il rinnovamento della giustizia: interventi sul processo civile, razionalizzazione del processo penale, linee di tutele del lavoro in trasformazione, idee sui nodi principali della questione immigrazione. Su ciascuno di questi temi sono stati formulati documenti che corredano la mozione conclusiva.

A chi oggi guida il Paese e a chi si candida a guidarlo in futuro dobbiamo dire che una politica per la giustizia è possibile, ma che occorre cambiare alla radice l'approccio sin qui seguito, facendo cessare la contrapposizione ostile e preconcetta verso il giudiziario e verso qualunque potere terzo. Un progetto per una giustizia efficiente non può nascere e prendere vita, se non attraverso la consultazione ed il coinvolgimento delle categorie interessate. Il modello virtuoso a cui ispirarsi è quello degli Osservatori per la giustizia civile, che, già presenti in molte realtà, si vanno via via costituendo in altre sedi giudiziarie, dove promuovono l'approvazione di protocolli comuni, la sperimentazione di nuove prassi organizzative, l'individuazione delle ragioni di crisi e di malfunzionamento del servizio giustizia.

5. Come affrontare i problemi dell'autogoverno

Il sistema italiano di autogoverno della magistratura è un modello virtuoso, che ha garantito l'indipendenza del potere giudiziario e che è stato preso a modello in numerosi Paesi. Esso deve essere difeso da tutti i magistrati e non devono trovare spazio, in seno alla magistratura, né tendenze qualunquistiche né generiche e non motivate recriminazioni nei confronti del Consiglio superiore.

L'autogoverno, per essere effettivo, deve essere messo in condizione di funzionare.

La legge elettorale approvata in questa legislatura, con l'abbandono del sistema proporzionale e la diminuzione irragionevole ed immotivata del numero dei componenti, la mancanza di risorse materiali ed il rifiuto, spesso ostentato, di "leale collaborazione" da parte del Ministro (che ha costretto il CSM a percorrere la strada del conflitto di attribuzioni) hanno quindi costituito altrettanti attacchi, diretti o indiretti, alla stessa indipendenza della magistratura.

Il Consiglio, in condizioni spesso difficili, ha saputo esprimersi in questi anni a difesa dell'ordine giudiziario e di singoli magistrati ingiustamente offesi a causa dell'esercizio delle loro funzioni.

E' però vero che alcune decisioni in tema di nomina dei dirigenti, di attribuzione dei punteggi per i tramutamenti, di valutazioni di professionalità, nonché la lentezza di alcune procedure, sono state frutto di pattuizioni e di compromessi deteriori, ciò che ha creato un senso diffuso di malessere cui va data una risposta.

Occorre perciò riaprire il dibattito sull'autogoverno e sulle sue istituzioni fra tutti i magistrati e i gruppi associativi, partendo dall'idea che "autogoverno" non è il solo CSM, ma un sistema più ampio ed articolato che comprende i Consigli giudiziari, i capi degli uffici e tutti i magistrati, che devono sentirsi protagonisti ed artefici di prassi organizzative e di modelli operativi positivi ed efficaci.

Si tratta anche di ridiscutere una normazione secondaria talvolta invecchiata e inadeguata ai fini del vaglio del lavoro quotidiano e delle molteplici professionalità che esistono oggi in magistratura; di ripensare i criteri di scelta dei dirigenti degli uffici giudiziari e di accesso alle funzioni di legittimità; di coniugare trasparenza ed efficienza nella assegnazione degli affari e nella redazione delle "tabelle", le quali - oltre a garantire il rispetto del principio del giudice naturale, devono costituire un progetto di organizzazione degli uffici che assicuri la piena ed effettiva tutela dei diritti in tempi ragionevoli. Sul rispetto delle tabelle e sul raggiungimento degli obbiettivi il CSM dovrà esercitare il necessario controllo per la valutazione dell'operato dei dirigenti.

Migliori regole e maggiore trasparenza garantiranno anche più spazio ed incisività alla critica libera, puntuale ed informata delle singole decisioni consiliari, critica che costituisce un antidoto efficace a errori, parzialità e deviazioni nell'esercizio dell'ineliminabile discrezionalità sottesa ad alcune scelte del Consiglio.

6. MD nell'ANM

Magistratura democratica esprime consenso ed approvazione per la linea seguita in questi anni dall'Associazione Nazionale Magistrati, che sul terreno decisivo dell'azione di contrasto del progetto di controriforma, ha manifestato apertura e confronto al dialogo con tutti, ma fermezza assoluta sui principi.

Come era già avvenuto nel difficile confronto sul progetto della Commissione Bicamerale, l'ANM ha saputo esprimere razionalità e capacità di lotta, critiche puntuali e argomentate ed efficaci forme di mobilitazione.

Fondamentale è stata la capacità di dar vita ad un rapporto con la migliore cultura giuridica, cui va il merito di aver colto i rischi propri di una umiliazione del giudiziario e di aver fornito un contributo di pensiero e di riflessione, ispirato da una passione civile che ha superato ogni angustia specialistica.

Md intende continuare ad animare, unitamente a tutte le altre componenti dell'ANM, l'impegno di elaborazione e di proposte sui temi del diritto, della giurisdizione e dell'assetto della magistratura.

7. La costruzione europea ed il ruolo dei giudici

Md riconferma l'impegno per una vera Costituzione europea, per un'Europa federale, luogo di pace, di diritti e di giustizia per tutti coloro che in essa risiedono.

Necessario punto di partenza è l'entrata in vigore dell'attuale Trattato costituzionale, che ha incorporato la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, ispirata alla valorizzazione della logica dei diritti, di contro alla logica dei mercati e dei mercanti.

La piena vigenza giuridica di questa Carta, di cui abbiamo criticato alcuni aspetti, è un risultato di per sé sufficiente a giustificare l'approvazione del Trattato, nella prospettiva un processo costituente in corso di cui occorre favorire l'evoluzione positiva.

Anche in assenza di una Carta costituzionale la giurisdizione ha fornito un rilevante apporto ala costruzione di un'Europa dei diritti. Nella nuova cornice disegnata dal "trattato costituzionale", i giudici hanno un compito di straordinaria importanza: tessere la tela dell'ordinamento europeo, fornire il loro contributo alla costruzione di una Europa-ordinamento, preludio di un'Europa federale.

E' forte perciò l'esigenza di continuare, allargandola a tutto il gruppo ed tutta la magistratura, la riflessione che Md ha svolto da Venezia in poi sul processo costituente europeo.

Ferma la consapevolezza che è compito essenziale della politica assicurare le condizioni economiche e sociali necessarie a garantire la tenuta dei diritti fondamentali della persona, ogni giudice può e deve divenire un agente di realizzazione dell'effettività dei diritti, e innanzitutto di quelli dei soggetti deboli contro le logiche economiche di sfruttamento, di oppressione, di esclusione. Ciò sarà tanto più possibile se all'azione della magistratura si accompagnerà l'impegno dei movimenti per l'affermazione di un modello di sviluppo ispirato ai principi di uguaglianza e solidarietà.

Se i capitali finanziari e le ricchezze di pochi si muovono attraverso i mercati internazionali e guidano la globalizzazione dell'economia mondiale, è illusorio pensare che i diritti possano essere effettivamente tutelati in una dimensione solamente nazionale.

Nella nostra agenda deve figurare come una priorità l'elaborazione e la realizzazione di azioni capaci di rendere effettivi i diritti che spettano a tutti gli abitanti del pianeta e la formazione di solide giurisprudenze idonee allo sviluppo della promozione e della tutela di libertà e di uguaglianza sostanziale, promesse dalle più avanzate Carte costituzionali e internazionali. E' anche con questo spirito che affrontiamo i problemi dell'immigrazione.

La globalizzazione selvaggia dell'economia non può essere contrastata soltanto con la logica del diritto interno, ma accettando le sfide e rispondendo alla mondializzazione economica mercantile con la globalizzazione giuridica; non quella predicata dalla Banca Mondiale a tutela della proprietà e dei mercati, ma quella fondata sull'effettività dei diritti delle persone indipendentemente dal luogo o dallo Stato in cui risiedono.

Questo obiettivo si persegue con il rilancio del costituzionalismo a tutti i livelli (nazionale, sopranazionale e internazionale), con il rinnovamento del diritto internazionale (anche come rete per imbrigliare la forza smisurata della potenza imperiale), con la riproposizione dei diritti dell'uomo come limiti alla sovranità degli Stati. Contrapponendo la cultura e la prassi dei diritti e della pace alla teoria e alla pratica della guerra preventiva e dell'esportazione della democrazia con la forza.