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UNICOST: LE DECISIONI NON CAPITE
Di Loredana Morandi (del 21/02/2005 @ 19:48:05, in Magistratura, linkato 1481 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

Le decisioni non capite

Ancora una volta una decisione giudiziaria - adottata dal GIP di Palermo dr. Mazzeo al quale appare doveroso esprimere un forte senso di comunanza - ha suscitato forti critiche  e strumentalizzazioni non accettabili nell'interpretazione offerta all'opinione pubblica.

Esiste un problema reale -che viene accentuato da una informazione non "educativa" ma conformista rispetto al comune sentire - rappresentato da decisioni giudiziarie - che pure vengono assunte nel pieno rispetto dell'applicazione di norme di diritto sostanziale e processuale con i margini di discrezionalità tipici della funzione giurisdizionale (che deve tradurre un fatto concreto in una norma e quindi interpretare quella norma in funzione del diritto leso) - che i cittadini non riescono a capire.

Si tratta della applicazione di pene ritenute non congrue  rispetto ai gravi fatti di sangue commessi (omicidi) ma contenute grazie alla presenza del giudizio abbreviato che consente la riduzione di 1/3 della pena astrattamente irrogabile, dell'interpretazione di concetti non ancora definiti dal legislatore o da una giurisprudenza consolidata (nozione di terrorismo internazionale), dell'applicazione di norme del processo che - rafforzando la posizione di garanzia del giudice rispetto al pubblico ministero - consentono ed anzi impongono al giudice di dissentire in ordine alle richieste del Procuratore della Repubblica anche nel momento della valutazione dell'esercizio dell'azione penale.

Il magistrato deve rendersi conto dell'impatto della sua decisione nell'opinione pubblica ma non può esserne in alcun modo condizionato. L'interpretazione della norma infatti deve avvenire in maniera conforme allo sviluppo dei principi della legislazione soltanto con riferimento all'attualità dei valori costituzionali. In ogni decisione - qualificata sempre da serenità ed equilibrio - non può subentrare la suggestione condizionante della reazione dell'opinione pubblica.

In tal senso è opportuno che tutti soggetti dotati di responsabilità e senso istituzionale operino per una corretta informazione che ponga i termini di un problema reale nelle sue corrette dimensioni e non esponga il magistrato - in quanto attore della giurisdizione - a controproducenti aggressioni.

Milano 21 febbraio 2005
Fabio Roia
Segretario Generale