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QUESTIONI E PRESUPPOSTI SULL'ESTINZIONE DEI REATI EDILIZI
Di Loredana Morandi (del 24/01/2005 @ 16:20:52, in Magistratura, linkato 2038 volte)

Questioni in ordine all'accertamento dei presupposti per la estinzione dei  reati edilizi.

di Alberto Maria Picardi

Questioni nuove si pongono, dopo l'entrata in vigore dell'art. 32 del  D.L. 269/03 e successive modificazioni, in materia di condono edilizio, ed in particolare in ordine all'accertamento dei presupposti perchè il giudice penale possa dichiarare estinti i reati contravvenzionali indicati all'art. 38 comma 2 L. 47/85.

Decorso il termine per il pagamento rateale (terza ed ultima  rata al 30-9-05, ex  all. 1 del DL 269/03, come modificato dal recente art. 10 del D.L. 29-11-04 n. 282), o, comunque, anche in un termine precedente se vi è stato già pagamento integrale, il giudice penale, acquisita la prova del suddetto pagamento da parte dell'imputato, ne deve accertare la congruità, anche, eventualmente, attraverso la relativa attestazione rilasciata dal dirigente responsabile procedimento amministrativo di condono edilizio.

In caso di accertamento di congruità della somma autoliquidata e decorso del termine di legge di 36 mesi dal predetto versamento completo, il giudice deve dichiarare estinti i reati edilizi e quelli strettamente connessi (leggi cd. sul cemento armato e sull'antisismica,  64/1974 e 1086/1971, oggi "in parte qua" refluite nel D.P.R. 380/01) ai sensi del comma 36 dell'art. 32 DL 269/03, che a sua volta richiama, al compimento dei predetti adempimenti, gli effetti di cui all'art. 38 comma 2 L. 47/85 (estinzione dei predetti reati).

Insomma, a differenza del "vecchio" condono edilizio, non è più sufficiente, ai fini dell'estinzione del reato, il versamento integrale delle somme a titolo di oblazione, ma vi è ulteriore necessità del decorso di 36 mesi dal dì del predetto versamento integrale perchè il giudice possa ritenere estinti i reati contravvenzionali suddetti.

Ma vi è un'altra peculiarità: il comma 37 del prefato art. 32 statuisce che per "silenzio assenso" si intende concessa la sanatoria nei casi di decorso di 24 mesi (N.B.: "24" e non "36" come statuito al comma 36) dal dì del versamento degli oneri concessori e dalla presentazione della documentazione tecnico-amministrativa ivi indicata. E' poi statuito, sempre nel corpo del prefato comma 37, che il mancato integrale versamento della oblazione determina, comunque, l'applicazione dei reati contravvenzionali di cui sopra.

Il legislatore, quindi, anche nei casi di silenzio della P.A. sulla domanda di condono, ha distinto, all'evidenza:

- l'estinzione delle sanzioni amministrative (e non anche di quelle penali) come conseguente al rilascio -  espresso o tacito per "silenzio assenso" -  del titolo abilitativo edilizio in sanatoria (oggi qualificato, per le ipotesi di competenza del giudice penale,  come "permesso di costruire" ai sensi del D.P.R. 380/01),

- l'estinzione delle sanzioni penali di cui ai reati contravvenzionali, in conseguenza del  versamento integrale dell'oblazione, unitamente al decorso del tempo.
 
Ne consegue che, ai sensi del citato comma 37,  nei casi di:

- versamento integrale degli oneri concessori;

- effettuazione di tutti gli adempimenti tecnico-amministrativi indicati nel comma 37 dell'art. 32 del D.L. 269/03;

- decorso del termine di 24 mesi;

- mancata pronuncia espressa del dirigente comunale sulla domanda di condono;

il giudice penale, stando ad una interpretazione letterale del combinato disposto normativo,  benché, nel caso di cui sopra, si sia verificata una ipotesi di permesso "tacito" di costruire in sanatoria per il verificarsi del silenzio assenso, non può ancora dichiarare estinti i reati contravvenzionali di cui all'art. 38 comma 2 L. 47/85  senza attendere il decorso di altri 12 mesi prescritto, per il maturarsi del termine di 36 mesi, al comma 36 del prefato art. 32.

Tale interpretazione, pur apparentemente illogica (non si estinguono i reati benché vi sia già stata "concessione" in sanatoria, seppur tacita), diviene coerente con le premesse di cui sopra, finalizzate a separare gli effetti amministrativi (estinzione delle sanzioni amministrative) dagli effetti penali (estinzione delle sanzioni penali per effetto della estinzione dei reati); anche perchè, come visto sopra, il silenzio assenso per il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria sembrerebbe, all'apparenza, non ancorato alla prova del versamento integrale della oblazione, che è, invece, un presupposto pacifico per il rilascio espresso del suddetto titolo.

Ma poiché l'estinzione dei reati contravvenzionali è saldamente ancorata alla prova del versamento integrale della oblazione, devono ritenersi estinti i reati in oggetto anche nei casi di rilascio "espresso" del titolo abilitativo in sanatoria prima del decorso del termine di 24 mesi di cui al comma 37 ai fini del cd. silenzio-assenso e,  comunque, prima del termine di 36 mesi espressamente previsto a fini estintivi al comma 36?

Pur non essendo testualmente affrontata la suddetta questione dal legislatore, lo scrivente ritiene, in questi casi di permesso di costruire in sanatoria "espresso", che devono ritenersi estinti i reati contravvenzionali senza attendere il decorso dei termini  di cui sopra perchè:

-  il presupposto per il rilascio "espresso" del titolo in sanatoria è anche l'accertamento del versamento della oblazione, cioè il presupposto essenziale per la estinzione dei reati;

- il decorso del termine di 24 mesi di cui al comma 37 non ha alcun senso, visto che vi è già titolo abilitativo espresso;

- il decorso del termine di 36 mesi di cui al comma 36 non avrebbe senso, visto che vi è stato già un controllo espresso e positivo da parte della PA sulla congruità della oblazione come presupposto per il rilascio della concessione in sanatoria;

Ovviamente, mai come in tali casi, ai fini della estinzione dei reati il giudice dovrà controllare che il provvedimento del dirigente sia legittimo, in particolare quanto allo accertamento della congruità dell'oblazione versata (giurisprudenza consolidata).
 
Una diversa interpretazione sarebbe poco armonica e palesemente illogica: il giudice penale dovrebbe, nonostante il rilascio della concessione in sanatoria per provvedimento espresso, attendere ulteriormente fino a 36 mesi per dichiarare estinti reati ai sensi del comma 36, e ciò benché la sanatoria si fondi proprio sul versamento integrale dell'oblazione (che in tali casi è accompagnata dal versamento di altro danaro a titolo di oneri concessori).

E allora, estendendo "al massimo" gli effetti dell'orientamento di cui sopra, il giudice penale potrebbe, a parere dello scrivente, anche dichiarare estinti reati contravvenzionali nei casi di realizzazione dei presupposti per il silenzio assenso ex art. 13 comma 37 (permesso di costruire in sanatoria "tacito") quando, oltre alla prova del pagamento degli oneri concessori e della effettuazione di tutti gli adempimenti tecnico amministrativi ivi indicati, vi sia anche la prova del versamento integrale e congruo (con, ad esempio, attestazione di congruità) della oblazione, e ciò benché siano trascorsi solo 24 mesi e non 36 come prescritto nel comma 36 dell'art. 32 D.L. cit.

Insomma, ed in conclusione, a parere di chi scrive, l'estinzione dei reati contravvenzionali di cui al comma  2 dell'art. 38 L. 47/85, si realizza:

a) nella ipotesi testuale (e perciò pacifica) di cui al comma 36 dell'art. 32 del D.L. 269/03 , e perciò, come detto, nei casi di   versamento integrale della oblazione e decorso di 36 mesi dal dì del predetto versamento integrale: ne consegue che, in ipotesi,  qualora la terza rata sia stata versata proprio l'ultimo giorno utile (il 30-9-2005), l'estinzione dovrebbe inverarsi (previo accertamento della congruità della somma autoliquidata), in data lontanissima, e cioè non prima del 30-9-2008;

b) in data anteriore al termine finale massimo del 30-9-08, in caso di permesso di costruire  "espresso" in sanatoria, intervenuto prima del termine di 24 mesi di cui al comma 37 dell'art. 32 del D.L. cit.  (previa verifica giudiziale della legittimità del suddetto provvedimento amministrativo anche in ordine all'accertamento della congruità della somma autoliquidata dal privato);

c) in data anteriore al termine finale massimo del 30-9-98, nei casi di permesso di costruire "tacito" in sanatoria per l'inverarsi del silenzio assenso ex art. 32 comma 37 D.L. cit., nei casi di versamento integrale della oblazione (previa verifica di tutti i presupposti del silenzio assenso ed anche, in aggiunta,  della congruità della soma versata dal privato a titolo di oblazione).

Aderendo, invece, al mero dettato letterale della norma, il giudice penale dovrebbe, anche nei casi di concessione in sanatoria espressa o tacita, attendere il termine di 36 mesi di cui al comma 36 dell'art. 32 D.L. 269/03, cioè limitarsi ad applicare "sempre e solo" l'ipotesi di cui sub a), con violazione dei criteri di logicità ed economia processuale che imporrebbero una diversa, e più estensiva, interpretazione.

Il giudice penale, quindi, nel momento in cui dichiara la sospensione dei procedimenti penali in corso per effetto della presentazione della domanda di condono "in termini" (cioè depositata entro il 10-12-04) con prova del versamento autoliquidato di (almeno) la prima rata dell'oblazione (ex art. 38 co. I L. 47/85, richiamato dal D.L. 269/03), dovrebbe rinviare i processi in questione a notevole distanza di tempo ("ad anni" e non "a mesi") visto che il rilascio, nelle more, di titoli abilitativi espressi, non determinerebbe alcun effetto sul procedimento penale.

Per coloro che, invece, riterranno di aderire all'orientamento "estensivo" di cui sopra, si pone, però, il problema di un eventuale rigetto della domanda di sanatoria da parte dell'ente comunale, alla luce dell'applicazione di normative regionali particolarmente "restrittive" sugli  ambiti  di applicazione del condono in oggetto. E' il caso, per esempio, della legge della Regione Campania, che limita la condonabilità degli intreventi edilizi ai soli casi di assenza di violazioni cd. formali, limite che non sussiste, invece, nella normativa nazionale (cfr. art. 3 comma 1 L. Reg. Campania 18-11-04 n. 10).

In tali casi, è necessario che il giudice, ancora una volta, distingua gli effetti penali da quelli amministrativi, come chiaramente affermato dalla recente sentenza della Corte Cost. 196/2004, intervenuta proprio in ordine alla legittimità costituzionale del citato art. 32 del D.L. 269/03.

Egli, invero, dovrà verificare se l'obazione versata dall'imputato sia congrua in relazione al disposto della normativa nazionale: tanto basta ai fini della estinzione dei reati, poichè il mancato rilascio della sanatoria (tranne che nei casi di insanabilità previsti dalla normativa nazionale) avrà influenza solo sulla mancata estinzione delle sanzioni amministrative e non anche sulla mancata estinzione di quelle penali.

A comprova del suddetto assunto, vi è anche l'espresso dettato dell'art. 39 L. 47/85, pure richiamato dalla Consulta nella prefata sentenza 196/04, dove viene espressamente statuito che l'effettuazione della oblazione "qualora le opere non possano conseguire la sanatoria, estingue i reati contravvenzionali di cui all'art. 38".

Ne consegue che anche nei casi di diniego della sanatoria fondati sulla applicazione di norme restrittive regionali, il giudice, accertata la congrutà della somma versata e la condonabilità dell'opera ai sensi dell'art. 32 D.L. 269/03, dovrà dichiarare estinti i reati di cui all'art. 38 comma 2 L. 47/85 anche nei casi diniego -  perciò necessariamente "espresso" -  di permesso in costruire in sanatoria, emesso prima del "silenzio-assenso" di cui al comma 37 dell'art. 32 D.L. cit., e comunque prima del decorso dei 36 mesi di cui al comma 37. 
 
Alberto Maria Picardi (magistrato)