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E' ora dell'Amnistia? - rassegna da Tempi
Di Loredana Morandi (del 23/11/2011 @ 08:55:02, in Magistratura, linkato 1497 volte)

È l'ora dell'amnistia/1. «Il governo tecnico può darci una chance»


Giro di opinioni sulla proposta lanciata da Luigi Amicone e Marco Pannella. Ecco le adesioni entusiaste, i suggerimenti e le perplessità di Calvi, Boato, Nordio, Manconi, Nello Rossi, Armeni, Macaluso, Sansonetti, Introvigne, Loquenzi, Bellasio, Cascioli

«Sono d'accordo con questa proposta» dice a tempi.it Guido Calvi, membro del Consiglio superiore della magistratura. «L'amnistia per i reati minori alleggerisce la sofferenza delle persone detenute in carceri disumane e può servire per organizzare meglio le carceri. Non solo, alleggerisce anche il carico di lavoro dei magistrati che così possono concentrarsi sui processi più importanti».

Lunedì alle 12 il leader dei Radicali Marco Pannella e il direttore di Tempi Luigi Amicone, nel corso di una conferenza stampa pubblica a Milano nella sede di Tempi, che verrà trasmessa in diretta video da Radio Tempi e audio da Radio Radicale, chiederanno che venga votata dal Parlamento l'amnistia. "Per restituire umanità e legalità alle subumane e illegali condizioni in cui versano i detenuti. Per costituzionalizzare la fine di un ventennio di guerra civile strisciante".

«Non so come faccia la gente a non spaventarsi davanti ai dati delle carceri, ai numeri di detenuti, messi in ultima pagina dai giornali, relegati nelle stesse celle in situazioni disumane, per cui la gente si uccide. Oggi, di certo, tra le cose più gravi in Italia c'è questa e se davvero questo governo non vuole disattendere le speranze che ha suscitato serve che dia un segnale importante». La giornalista e opinionista Ritanna Armeni coglie subito il cuore del problema. Rincara la dose il giornalista del Sole 24 Ore Daniele Bellasio: «Quella delle carceri è un'emergenze nazionale, sociale e di giustizia. Come dice il capo dello Stato è di "prepotente urgenza". È sicuramente tra quelle cinque riforme che il nuovo governo, ora che ci dovrebbero essere un nuovo clima e una nuova maggioranza, deve fare partendo dagli ultimi». «In fondo» insiste Giancarlo Loquenzi, direttore dell'Occidentale, «se Monti può servire ai partiti per chiedere lacrime e sangue senza metterci la faccia, perché non affidargli anche il compito di risolvere il problema delle carceri salvando i partiti dalle pressioni delle loro componenti più forcaiole?».

«Sono entusiasta, favorevolissimo, anche se ho qualche dubbio sul fatto che si possa realizzare perché ho una pessima idea del governo che si è appena insediato. L'idea che sta dietro alla battaglia per l'amnistia è fondamentale, è quella del garantismo, volto a favorire quel principio di libertà su cui si deve basare la giustizia. Bisogna smetterla di pensare alla pena come soluzione di tutti i problemi sociali» commenta l'iniziativa il direttore de Gli Altri, Piero Sansonetti. È d'accordo anche Emanuele Macaluso, direttore de Il Riformista: «Sono favorevolissimo all'amnistia più che all'indulto. E mi pare che sia oggi l'unica soluzione per svuotare le carceri applicandola ai reati minori». «Ho constatato personalmente e in più occasioni» interviene il docente di Economia Michele Boato, «la situazione in cui versano le carceri italiane e nella maggior parte dei casi la parola migliore per identificarle è lager. Una soluzione come l’amnistia potrebbe prima di tutto salvaguardare la vita delle persone detenute, ridurre i suicidi ed evitare che la prigione rimanga la scuola di delinquenza che è oggi, priva di attività lavorative volte al reinserimento. Sono assolutamente d’accordo con l’iniziativa». Anche un esperto in materia come Luigi Manconi, del Pd, appoggia l'amnistia: «Sono incondizionatamente d’accordo. Nel 2006 sono stato coinvolto fino in fondo nell’indulto, un provvedimento sacrosanto, dai risultati positivi, ma avrei voluto anche l'amnistia. Un gesto così poi consentirebbe di porre mano a riforme strutturali. L'iniziativa è bella, opportuna e saggia».

Nessuno nasconde che l'amnistia sia un provvedimento destinato a far discutere e difficile da approvare. Come spiega il procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi: «Conosco bene quanto sia complicata la situazione delle carceri italiane ma un provvedimento del genere richiede uno studio attento e accurato, un’analisi dei pregi e dei difetti. Non mi sento né di appoggiare né di criticare questa iniziativa». Anche l'opinionista, sociologo e storico Massimo Introvigne espone i suoi dubbi, pur infine avvallando la bontà di un provvedimento del genere: «Qui ci sono una serie di problemi di carattere pratico. Da sociologo dico che le amnistie non sono una buona cosa, perché danno l'idea che l'effetto penale sia inesistente. In questo momento, tuttavia, la teoria deve cedere il passo alla realtà: c'è un sovraffollamento delle carceri disumano, quindi penso che sia il momento di discutere di provvedimenti di sconto di pene per alcuni reati».

Alcuni non si fermano a questo provvedimento, ma chiedono di andare oltre: «Condivido l’idea dell’amnistia, però solo se inserita in un contesto più ampio. Deve passare attraverso la riforma del codice penale» spiega il magistrato Carlo Nordio. «Il carcere deve essere la soluzione estrema della pena, mentre dovrebbe esserci spazio per pene alternative. Più che svuotare le carceri, dobbiamo rendere più difficile l’ingresso. Ci vogliono pene più miti ma più certe». D'accordo Ritanna Armeni: «L'amnistia va bene ma non è sufficiente se i processi restano lenti e non si fa una riforma seria del sistema giudiziario. La riforma della giustizia sarebbe un passo da gigante». «È chiaro il problema carceri è da risolvere» spiega Riccardo Cascioli, direttore della Bussola Quotidiana. «Ma mi sembra difficile sia possibile risolverlo con l'amnistia. Il problema vero è la riforma della giustizia. Anche perché la carcerazione preventiva e il carcere in attesa di giudizio non fanno che alzare i numeri. Il sovraffollamento è tale che l'amnistia risolverebbe per qualche mese la questione, ma non nel lungo periodo».

Resta il problema dei due terzi dei consensi da trovare in Parlamento. È realistico? Risponde Manconi: «Certo non sarà facile, anzi è davvero difficile. Però c’è una chance: un governo tecnico può essere meno condizionabile dal clima ostile che forze giustizialiste potrebbero attizzare nella società».

http://www.tempi.it/lora-dellamnistia1-il-governo-tecnico-pu-darci-una-chance

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È l'ora dell'amnistia/2 «Tutti consapevoli della crisi delle carceri. Forse è la volta buona»


Ancora interventi sulla proposta lanciata da Luigi Amicone e Marco Pannella. I pareri positivi, i dubbi e le critiche di Lucia Annunziata, Antonio Polito, Guido Brambilla, don Virginio Rigoldi, Franca Fossati, Yasha Reibman, Marco Follini, Giuseppe Cruciani, Riccardo Barenghi e Giuseppe Caldarola

Don Virginio Rigoldi, educatore e cappellano del carcere minorile Beccaria, accoglie con favore l'iniziativa di Tempi e Radio Radicale. Lunedì alle 12 il leader dei Radicali Marco Pannella e il direttore di Tempi Luigi Amicone, nel corso di una conferenza stampa pubblica a Milano nella sede di Tempi, che verrà trasmessa in diretta video da Radio Tempi e audio da Radio Radicale, faranno al Parlamento perché voti l'amnistia. "Per restituire umanità e legalità alle subumane e illegali condizioni in cui versano i detenuti. Per costituzionalizzare la fine di un ventennio di guerra civile strisciante".
Il sostegno di don Rigoldi non si limita a un "sì" all'iniziativa, ma guarda più in là, puntando sul reinserimento: «Un’amnistia ha il grande valore di togliere da situazioni francamente bestiali tanti detenuti, ma per non riportarli dentro altrettanto velocemente occorre affiancarla ad altre misure, a un paracadute. Svuotare le carceri è un dovere morale. Bisognerebbe accompagnare questa liberazione con un po’ di risorse, finalizzate al reinserimento sociale. Mi piacerebbe che sotto il cappello dell’amnistia si cominciassero a fare dei passaggi di traghettamento». 

Sullo stesso versante si trovano Franca Fossati, giornalista e storica voce dei movimenti femministi, e Yasha Reibman, portavoce della comunità ebraica di Milano. Secondo la prima, «nelle nostre carceri si verifica ogni giorno una gravissima violazione dei più basilari diritti: i detenuti, oltre alla pena, patiscono la tortura di condizioni disumane. Per avviare una qualsiasi riforma bisogna prima snellire i tribunali. E l’unico modo è l’amnistia». Il secondo afferma di essere «favorevolissimo a un’amnistia. Mi sembra vada incontro a varie necessità, sia a livello umano, sia rispetto alla legge del nostro paese. Le carceri sno in condizioni disumane, non assolvono al loro compito, e bisogna urgentemente tornare a un sistema penitenziario che possa permettere alle persone di cambiare. Iniziamo a fare un primo passo».

Lucia Annunziata
, giornalista e conduttrice di In mezz'ora, accoglie così l'idea di Amicone e Pannella: «Credo che il presente clima politico potrebbe accogliere e favorire un’amnistia. Però, poiché non ha a che fare solamente con le carceri, occorre capire come in questo governo verrà gestita la più generale questione giustizia. Il vero problema dell'amnistia è che oggi, più che essere vista come una salvaguardia dei diritti dei più deboli, viene percepita come una scappatoia per la classe dirigente corrotta».

Guido Brambilla, 
magistrato di sorveglianza presso il Tribunale di Milano, articola così il suo ragionamento: «Certamente siamo di fronte a una situazione disovraffollamento carceraio, e tutti, dai magistrati alle forze politiche, ne sono consapevoli. O si costruiscono più carceri, ma tocca capire se le risorse necessarie ci sono, oppure occorre affrontare il problema con l’amnistia. Che ha dei limiti: è una risposta al problema sintomatica, ma non risolutiva. E va necessariamente accompagnata da provvedimenti di inclusione sociale reinserimento lavorativo. Ora il sistema sanzionatorio si basa sulla reclusione e sulla pena pecuniaria, ma esistono delle misure alternative, come ad esempio gli strumenti di mediazione penale. Bisogna concepire il carcere come extrema ratio. Non so che durata avrà questo governo, però l’emergenza c’è. Forse è la volta buona».

Riccardo Barenghi,
giornalista della Stampa, si dichiara assolutamente a favore e aggiunge: «Credo che sia una buona idea da suggerire al premier Monti, visto che il suo è un governo sostenuto da tutti e in cui nessuno ha paura di perdere il consenso con una proposta così delicata».

Giuseppe Caldarola
, ex direttore dell'Unità, da anni appoggia la campagna di Pannella perché pone l'accento su due drammatici problemi della giustizia italiana: «La situazione penosa in cui versano le carceri e gli innumerevoli procedimenti in corso, che aggravano il sistema giudiziario italiano. Credo che i tempi siano maturi per una proposta di questo tipo, dato che il governo tecnico nasce anche con l’intento di modificare il clima politico del paese. È una battaglia di civiltà a cui accordo il mio pieno appoggio».

Antonio Polito
, editorialista del Corriere della Sera, pur non essendo «contrario di principio all'amnistia», ritiene che «l'argomento sia complicato e il momento estremamente delicato, troppo per un'iniziativa del genere che potrebbe far pensare a una scappatoia per i "colletti bianchi"».
Restano dubbiosi sull'utilità di un intervento di questo tipo il senatore Pd Marco Follini, secondo cui «ci sono priorità diverse in questo momento. Il governo dovrà affrontare altri problemi».
Anche il giornalista Giuseppe Cruciani, conduttore del programma radiofonico La zanzara, pur concordando sul fatto che «le condizioni delle carceri sono assurde», ritiene che «un’amnistia certifichi il fallimento di uno Stato e che sia più urgente un intervento legislativo che limiti l’ingresso in carcere delle persone».

http://www.tempi.it/e-lora-dellamnistia2-tutti-consapevoli-della-crisi-delle-carceri-forse-la-volta-buona

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Giovanna Di Rosa (Csm): «Sì all'amnistia, e poi non lasciamoli in mezzo a una strada»

La responsabile per le carceri del Consiglio superiore della magistratura Giovanna Di Rosa aderisce all'iniziativa di Amicone e Pannella in favore dell'amnistia e dichiara a Tempi.it: «Questa misura va accompagnata alla costruzione di una rete sul territorio, perché in carcere ci sono i cittadini più poveri, e non devono trovarsi fuori, in mezzo a una strada, senza un soldo»

«È indispensabile intervenire, è un rimedio estremo, ma da adottare». Giovanna di Rosa, responsabile per le carceri del Consiglio superiore della magistratura, aderisce all'iniziativa di Amicone e Pannella, che lunedì 21 alle 12 lanceranno in diretta video su Radio Tempi e Radio Radicale un appello a favore dell'amnistia.

Di Rosa ha dichiarato a Tempi.it: «Sono assolutamente a favore dell'amnistia, perché l’emergenza è sotto gli occhi di tutti gli operatori tecnici e la situazione non è all’altezza delle nostre disposizioni costituzionali. È indispensabile intervenire, è un rimedio estremo, ma da adottare. Credo che potrebbe aiutare a decomprimere la fortissima pressione che i detenuti vivono quotidianamente. Certo, va accompagnata alla costruzione di una rete sul territorio, perché in carcere ci sono i cittadini più poveri, e non devono trovarsi fuori, improvvisamente, in mezzo a una strada, senza un soldo. Occorre accompagnare questo provvedimento immediato alla messa in piedi di una rete, altrettanto immediata. Un’azione che si ispira alla pacificazione nazionale ha il dovere di preparare anche questo percorso, allertando gli enti del territorio e le associazioni di volontariato. E ognuno dovrà fare la sua parte, proprio perché la solidarietà è un valore nazionale».

http://www.tempi.it/giovanna-di-rosa-csm-s-allamnistia-e-poi-non-lasciamoli-mezzo-una-strada