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Giudice, madre in comunitŕ o perde figlia
Di Loredana Morandi (del 12/11/2011 @ 16:30:45, in Osservatorio Famiglia, linkato 1521 volte)

La news ansa non riporta alcuna indicazione in merito allo status sociale del padre, che nella peggiore delle ipotesi è un disabile o grande invalido impossibilitato dalla malattia nel recarsi in visita alla propria figlia. Alla pietà umana non c'è limite, ma è davvero inconsueta l'imposizione alla madre di perdere il posto di lavoro come insegnante. Una onorevole attività professionale, originata da un concorso e faticose graduatorie se statale, il cui esercizio non lascia affatto presupporre storie di tossicodipendenza o di alcolismo, ma neppur dubitare che si tratti di una donna italiana e non di una straniera. Lascia comunque sorpresi e preoccupati il dover rilevare che i diritti di due persone, la madre e la bambina, e la loro intera vita sociale in seno alla quale potrebbero esserci i nonni materni, zii, fratelli ed altri affini, siano di fatto sacrificati per tutelare solo l'interesse del padre. Un caso questo che, nonostante la drammaticità, potrebbe rivelare alcuni principi di incostituzionalità nella applicazione della legge 54/2006 (Affido condiviso) in merito ai quali sarà assolutamente necessario ricorrere alla Corte Costituzionale. Inoltre suppongo che interverranno anche le forze sindacali a tutela della lavoratrice, perché nell'attuale periodo di crisi del paese solo una "legge ingiusta" può obbligare la magistratura all'atto di imporre uno status di povertà oggettiva nei confronti di un libero cittadino. Anche oltre ogni possibile errore in buona fede, la legge priva delle garanzie costituzionali non offre una reale tutela della minore, là dove si condanni la minore stessa a subire la responsabilità della povertà del genitore obbligato a lasciare il proprio dignitoso lavoro, danneggiandolo per la vita, obbligata da sola o con la madre alla perdita della libertà personale e alla semi detenzione di un istituto.  L.M.


Giudice, madre in comunità o perde figlia

Dalla Basilicata in Piemonte. 'Perderò lavoro, come farò?'


12 novembre, 2011

(ANSA) - ROMA, 12 NOV - Una donna separata dovrà trasferirsi con la figlia di tre anni dalla Basilicata in una comunità in Piemonte, dove vive l'ex marito, per favorire normali rapporti tra la minore ed il padre.

Lo ha stabilito un giudice del Tribunale di Torino.

Se la donna non accetterà, la figlia le sarà tolta e inserita da sola in comunità. La donna, insegnante in una scuola media, lamenta una lesione di diritti costituzionali, ma ancor più il danno economico per via della perdita del posto di lavoro.