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Fojadelli: «Processi uccisi da investigatori incompetenti, non certo dai magistrati»
Di Loredana Morandi (del 06/10/2011 @ 13:42:06, in Magistratura, linkato 1364 volte)

Il procuratore ha ragione, gira voce negli ambienti che in alcuni casi entri in funzione addirittura la squadra "guastatori" a distruggere le prove. Vero come ho detto più volte che la magistratura sia composta di esseri umani, i quali, messi sotto pressione, sbagliano esattamente come tutti gli altri. Contro il processo di Perugia si è mossa la macchina governativa americana, una macchina che in nome di un qualche tipo di giornalismo residuale libera dall'obiettivo imposto si sta interrogando in queste ore e chiede di sapere chi sia stato l'assassino di Meredith, o se questo non sia stato appena rimesso in libertà. L.M. 

Fojadelli: «Processi uccisi da investigatori incompetenti, non certo dai magistrati»

Il procuratore dopo il caso Perugia: «Ai politici interessa poco la loro preparazione, perché si tirerebbero la zappa sui piedi»


di Giuliano Pavan

TREVISO - «Basta con il cialtronismo all'italiana». Parola di Antonio Fojadelli, procuratore capo di Treviso. Che assolve non solo i suoi colleghi, ma la categoria in generale. «A rovinare i processi non sono i magistrati ma le troppe persone impreparate che vengono mandate a fare i rilievi sulle scene del crimine». Il vero scandalo sarebbe insomma proprio quello. «E una volta inquinate le prove iniziali, è chiaro che il processo non lo salva nemmeno il Padreterno».

Una presa di posizione ferma, quella del procuratore, che tira in ballo il Ris e i reparti di investigazione scientifica, rispondendo così agli attacchi sferrati dall'ex ministro della Giustizia Angelino Alfano, ora coordinatore del Pdl, a margine della sentenza d'appello che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall'accusa di aver ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia.

«Alfano dice che i giudici non pagano mai per i propri errori - ha dichiarato Fojadelli -. Ma alla sua domanda rispondo con un'altra domanda: perchè non chiede invece di indagare e di prendere provvedimenti nei confronti di gente scandalosamente impreparata, ma spedita a effettuare i rilievi sulle scene del crimine?». La questione è delicata ma chiara: è la stessa politica a mettere i bastoni tra le ruote alla magistratura. Nulla contro la professionalità degli investigatori, ma sulla loro preparazione sì. Ed è una preparazione che non dipende da chi le indagini le coordina, ma da chi mette a disposizione i fondi e i professionisti per addestrare proprio coloro che le devono portare avanti al fine di avere giustizia.

«Alla classe politica non gliene frega nulla - continua Fojadelli - perchè nessuna classe politica permetterà a una magistratura che effettua i controlli di poter disporre di mezzi che potrebbero ritorcersi loro contro». In altre parole nessuno sarebbe così pazzo da tirarsi la zappa sui piedi, o meglio, chi decide (ovvero il governo, questo come quelli precedenti e forse anche quelli futuri) ha la possibilità di garantirsi l'impunità. A scatenare la reazione del procuratore Fojadelli è stato l'ennesimo attacco alla magistratura portato in seguito alla sentenza d'appello del delitto di Perugia. «Serve gente specializzata, basta con il cialtronismo all'italiana. Ma alla classe politica evidentemente fa comodo così: è facile infatti additarci come la causa di tutti i mali della giustizia italiana».

L'inquinamento delle prove nel procedimento penale a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, così com'è successo per il delitto di Cogne (anche se la conclusione è stata diversa), o ad esempio anche nel caso di Unabomber (con tanto di condanna per la manomissione del famoso lamierino) è figlio secondo Fojadelli di una preparazione superficiale, e di fatto anche di una scarsa competenza.

E chi ne deve rispondere? «Di certo non i magistrati» tuona Fojadelli. L'ex ministro Alfano, intervenendo sull'ingiusta detenzione di Amanda e Raffaele (ingiusta secondo Alfano, anche se in realtà c'era una sentenza di condanna in primo grado) e sul chi dovrebbe risarcirli, aveva concluso affermando che in Italia il tema è che per gli errori giudiziari nessuno paga. I mali della giustizia sono altri per Fojadelli, come sarebbero altri, e non i magistrati, i responsabili. D'altronde la mancanza di risorse, di personale, di magistrati e di mezzi è cronica in quasi tutto lo Stivale. E nel mondo delle forze dell'ordine la situazione non è diversa, con buona pace della politica che ha trovato il capro espiatorio, sempre lo stesso.

Giovedì 06 Ottobre 2011
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=165491&sez=NORDEST