\\ Home Page : Articolo : Stampa
L'appello di Nino Di Matteo al congresso Unicost
Di Loredana Morandi (del 27/06/2011 @ 19:50:32, in Magistratura, linkato 1539 volte)
L'appello di Nino Di Matteo al congresso Unicost


di Lorenzo Baldo - 17 giugno 2011

Palermo. Le parole del presidente della sezione palermitana dell'Associazione nazionale magistrati Antonino Di Matteo irrompono nel quarto congresso nazionale della corrente dell'Anm Unicost “La magistratura nel cambiamento”.

L'appello del magistrato impegnato nelle delicate inchieste sulla “trattativa” mafia-Stato arriva nella giornata che ha visto la presenza a Palermo del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, impegnato negli incontri istituzionali con i magistrati. Già in mattinata, durante il primo di questi incontri, lo stesso Di Matteo aveva rimarcato la sua forte preoccupazione per la campagna di denigrazione da parte della politica nei confronti della magistratura. Veri e propri attacchi mirati ai quali si sono accostati in questi giorni le agghiaccianti rivelazioni sullo scandalo P4.

Dopo l'introduzione del procuratore generale di Palermo Luigi Croce e del Presidente della Corte di Appello di Palermo Vincenzo Oliveri è il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ad accennare i rischi e le incognite della “riforma” della giustizia. Ma è l'intervento di Nino Di Matteo a focalizzare il nervo scoperto. Il magistrato palermitano ripercorre le tappe di quella che erroneamente è stata chiamata una “guerra” tra politica e magistratura. Di fatto si tratta a tutti gli effetti di un attacco unilaterale da parte di chi si prefigge lo scopo di minare alle fondamenta di un pilastro della democrazia quale è la magistratura. Di Matteo illustra minuziosamente come un simile attacco sia diventato via via ulteriormente violento e distruttivo una volta che i santuari del potere sono finiti alla sbarra. E' un gioco sottile quanto nefasto quello intrapreso da una parte del sistema politico attuale: addossare le colpe del malfunzionamento della giustizia agli stessi magistrati facendo leva sulla domanda di giustizia dei comuni cittadini. Il mondo politico continua quindi ad instillare nell'opinione pubblica una graduale insofferenza nei confronti degli stessi magistrati che rischia di trasformarsi in un vero e proprio astio. Il rischio dell'instaurazione di un nuovo clima di isolamento verso i magistrati diventa giorno dopo giorno sempre più reale. Le relative responsabilità ricadono tanto sulla politica quanto sul mondo dei media.

Di Matteo affronta quindi quella che definisce “l'offensiva finale” nei confronti della magistratura attraverso la famigerata “riforma epocale” della giustizia. Il magistrato evidenzia come nessuno dei gravi problemi del pianeta giustizia verrà risolto con questa “riforma”. Tutt'altro. E' evidente che sarà proprio l'ingerenza politica a condizionare profondamente lo strumento della giustizia nell'eventualità che questa “riforma” diventi legge. La perdita di autonomia e indipendenza da parte di una magistratura assoggettata al potente di turno resta quindi il rischio più plausibile. Di Matteo insiste nell'illustrare come tutto ciò non andrà solamente a discapito degli stessi magistrati,  ma soprattutto a discapito dell'intera società che si ritroverà priva di una giustizia uguale per tutti. Nel suo intervento il pm affronta di seguito il tema della necessità di un ridimensionamento del “peso delle correnti” affinchè si abbandonino definitivamente “gli scambi di favori tra i gruppi correntizi”. Ed è la questione dell'approvazione del “codice etico” approvato nel novembre del 2010 il passaggio successivo della sua relazione. Di fatto uno degli articoli di questo codice raccomanda ai magistrati eletti negli organismi di autogoverno, centrali o periferici, di agire “senza vincolo di mandato rispetto all'elettorato e ai gruppi associativi”. Di Matteo sottolinea l'articolo successivo che evidenzia come per garantire l'indipendenza del proprio ruolo il magistrato debba evitare “di accettare candidature e di assumere incarichi politico-amministrativi negli enti locali”. “I magistrati del distretto di Palermo – rimarca Di Matteo – sono quelli che in tutta Europa hanno pagato in termini più alti, anche con il sangue di tanti colleghi uccisi, la volontà di affermare la legalità e il diritto. Ciò ci riempie di orgoglio, ma ci grava di responsabilità ulteriori. Io credo che la prima di queste responsabilità consista nella chiarezza e nel coraggio”. “Noi – conclude il magistrato palermitano – non vogliamo fare politica. Non la faremo mai. Ma abbiamo anche il dovere di parlare chiaramente e di spiegare ai cittadini quali sono i pericoli delle riforme che sono in cantiere. Non è certo questo il momento della prudenza, del quieto vivere, del silenzio, del compromesso. E' il momento del coraggio, della verità e della chiarezza! E' il momento di intensificare, nonostante tutto, il nostro impegno quotidiano nell'esercizio della giurisdizione, nell'esclusivo interesse del popolo, guidati da un unico e insostituibile riferimento: quello segnato dai valori della nostra Carta costituzionale. Sono certo che questo momento di dibattito culturale, con la passione civile che l'accompagnerà, contribuirà ad alimentare in ciascuno di noi la consapevolezza e la bellezza del nostro essere magistrati”.


http://www.antimafiaduemila.com/content/view/34693/78/

ARTICOLI CORRELATI

-
Vietti: "I magistrati attaccati oltre i limiti''

- Di Matteo: ''Contro magistrati campagna denigratoria''

- P4: ANM "FATTO INQUIETANTE, A MAGISTRATURA SERVE CREDIBILITA'"