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Sulla giustizia il rischio dello stop alla riforma di Francesco Grignetti
Di Loredana Morandi (del 03/06/2011 @ 08:42:15, in Politica, linkato 1574 volte)
Dopo la scelta del "delfino", o la posa in opera della prima pietra mediatica difensiva, è iniziato il toto nomine per il Guardasigilli. Però, francamente, non sono preoccupata dai "ritardi" alla Riforma della Giustizia. Fin qui hanno già fatto abbastanza per la giustizia civile da non far rimpiangere alcuno stop. L.M.

Sulla giustizia il rischio
dello stop alla riforma

I detrattori di Angelino: non cambia nulla, decide tutto Ghedini
FRANCESCO GRIGNETTI

ROMA - E ora che Angelino Alfano si dovrà occupare di altro, che ne sarà delle grandi riforme della giustizia? Rallenteranno il passo, si bloccheranno, o procederanno come prima? Quesito più che legittimo. Che l’attuale Guardasigilli avesse investito tutta la sua capacità di mediazione e di dialogo nella «mission impossible» di rivoluzionare la giustizia italiana, è noto. Ancora due giorni fa, per dire, con in ballo la nomina a segretario del Pdl, Alfano ha partecipato coscienziosamente ai lavori di commissione a Montecitorio dove si discute la riforma che porta la sua firma. Era un segnale non secondario di quanto quelle leggi gli stiano a cuore: erano (e restano) il suo investimento politico più importante. «Il che non significa - spiega una autorevole fonte del Pdl - un progressivo disimpegno di Alfano dalla sua creatura. Anzi. In quanto segretario del partito, se pure non ci sarà più il suo intervento tecnico, demandato al ministro della Giustizia che verrà, non mancherà certo il suo sostegno politico. E’ ovvio che il nuovo ministro non sarà mai scelto senza o peggio contro l’avviso di Alfano. E va da sé che non sarà mai scelto senza o contro il parere di Niccolò Ghedini».

Magari qualcuno mugugnerà, dentro il partito. Magari Gianni Letta proverà a buttare lì che in quella posizione occorrerebbe un bravo tecnico per sostituire un bravo tecnico che se ne va. Ma la sorte delle riforme è segnata perché Berlusconi è arciconvinto che si tratta della battaglia finale per la sua stagione politica e per il «redde rationem» contro i magistrati italiani.

Che insomma il futuro ministro Guardasigilli sia Fabrizio Cicchitto (in fondo il capogruppo del Pdl alla Camera non ha scritto un libro ben meditato sul tema, dal titolo “L’uso politico della giustizia”?) oppure Maurizio Lupi, o ancora Elio Vito, dentro il Pdl si dà per ovvio che le riforme continueranno con lo stesso passo di prima. Ovvero: discussione nelle commissioni riunite di Affari costituzionali e Giustizia per l’intero giugno e metà di luglio, poi discussione in Aula, e se le cose andranno bene alla maggioranza il voto dovrebbe arrivare prima della pausa festiva di agosto. Questo il timing che Alfano & Ghedini si erano imposti; questo quel che farà la prossima coppia al comando. Perché questo ritmo è quanto vuole fortissimamente Berlusconi in persona. «La riforma della giustizia - commenta infatti Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione alla Camera - sicuramente manterrà l’impulso politico che le era stata data». E se ciò comporterà una rottura aspra con i magistrati e con l’opposizione, poco male.

Racconta chi non ha mai molto amato Alfano che il vero dominus della situazione, in tema di giustizia, è e resta Niccolò Ghedini. E’ lui, il consigliere avvocato del premier, a decidere tattiche e strategie avendo ben presente la connessione tra aule di giustizia e aule parlamentari. E sarà quindi Ghedini a fare le scelte di fondo anche domani. «Senza la sua parola non si fa un passo sulla giustizia». Alfano ci aveva messo la sua faccia gentile. Anche la capacità di tenere aperto il dialogo nei momenti più difficili. Con il leader dei magistrati, quel Luca Palamara che alcuni dentro il Pdl ritengono una sorta di pericoloso sovversivo, Alfano due giorni fa scherzava di cuore nei giardini del Quirinale. «Dovremmo organizzare - rideva il ministro - una partita di calcio tra la Nazionale dei parlamentari e quella dei magistrati... Così facciamo come il film “In fuga per la vittoria”».

Intanto c’è già chi rimpiange l’impegno di Alfano a via Arenula. Il sindacato della polizia penitenziaria Sappe implora il ministro di mantenere il doppio incarico. Donato Capece, il segretario, in relazione alla situazione nelle carceri, si chiede: «A cosa sono serviti gli incontri e gli impegni di modifica strutturale dell’esecuzione penale e del ruolo della polizia penitenziaria se domani il ministero della Giustizia avrà un nuovo Guardasigilli?».

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/405244/