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Occupare una scuola non č reato
Di Loredana Morandi (del 08/02/2011 @ 09:47:18, in Magistratura, linkato 1671 volte)
La notizia, trattata da Il Giornale con sprezzo, in verità reca al lettore la certezza dell'umanità e dell'alta cultura  giuridica dei due pubblici ministeri. Può una richiesta di archiviazione fare giurisprudenza? Si, perché manifestare il proprio disagio è un diritto, anche per il più piccino tra gli studenti di una scuola e la giurisdizione amministra il diritto di tutti i cittadini, non solo quello di chi detiene già un "potere".
Temo però, che il contenuto della notizia che ha grande validità civile e sociale possa essere strumentalizzato, oltre che denigrato.
Così ribadisco il concetto che: Disobbedire forse non è "peccato" ma sicuramente è "reato", ciò è stato dimostrato centinaia di volte, ma ancor oggi intere generazioni studentesche cadono vittime di quello che è una ideologia politica sbagliata e non rispettosa del diritto reclamato dallo studente presso l'istituzione. Tanto grave da ottenere solo il Non ascolto.
Le scuole si occupavano ieri e si occuperanno domani, ma attenzione: senza picchettaggio, senza distruggere il materiale didattico o l'arredo e senza macchiarsi di interruzione di un servizio pubblico. Ok?

L.M.

Dopo Arcore altra sentenza choc
Per i pm occupare non è reato


di Luca Fazzo

Denunciati 40 ragazzi della scuola superiore di Milano, ma per i magistrati la protesta è durata solo una notte e non ha interrotto le lezioni. Il preside li aveva denunciati, ma la protesta era "motivata" quindi legittima

Agli studenti del liceo artistico Caravaggio che nel novembre scorso occuparono la scuola la giustizia mostra la sua faccia meno scontata: quella che sa capire e giustificare, adilà delle asprezze del codice, anche le ragioni degli inquisiti. Denunciati dalla loro preside per avere invaso i locali della scuola e avervi pernottato senza autorizzazione, i quaranta liceali vedono riconoscere la loro innocenza da due pubblici ministeri noti per la loro severità come Grazia Pradella e Ferdinando Pomarici, che chiedono l’archiviazione dell’indagine. Secondo la Procura, mancano i requisiti «soggettivi e oggettivi» del reato contestato ai ragazzi del Caravaggio, ovvero l’occupazione abusiva di edificio pubblico.

Fuori dal gergo giuridico, la decisione della Procura si basa su due elementi. Il primo è un dato di fatto: essendo durata una sola notte (la mattina arrivò la Celere e mandò tutti quanti a prendere un tè caldo) l’occupazione non ha interrotto le lezioni del liceo di via Prinetti, e non ha causato danni alla struttura nè agli arredi. Il secondo elemento è meno scontato, ed è una valutazione che riconosce la liceità del comportamento degli occupanti alla luce di alcune delle sentenze degli anni Settanta, quando manifestazioni di questo genere erano assai frequenti. Secondo tali sentenze (confermate anche dalla Cassazione), gli studenti non sono semplici «utenti» della scuola ma suoi protagonisti: la scuola, insomma, appartiene anche a loro. E se decidono di pernottarvi per rivendicare i loro diritti non invadono un bene altrui.

La decisione della Procura, che ora dovrà passare al vaglio del giudice preliminare, sconfessa la linea dura seguita da Ada Mora, preside del Caravaggio, e dagli altri presidi di scuole medie superiori che nello scorso autunno decisero il pugno di ferro nei confronti degli occupanti. Al Caravaggio le prime denunce erano partite già all’inizio di novembre, quando la Mora aveva indicato ai poliziotti del commissariato di zona i nomi di tre studenti responsabili dell’occupazione del liceo. Dopo la metà del mese, in contemporanea con altre scuole milanesi, gli allievi del Caravaggio avevano deciso una nuova occupazione. A quel punto la preside non ci aveva pensato due volte e aveva chiamato la Celere. La mattina di buon’ora una ventina di studenti erano stati svegliati, identificati e sgomberati dalla polizia. Per tutti era scattata la denuncia, e nei giorni successivi l’elenco degli inquisiti si era arricchito di altri venti nomi.