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ANM: CONTRORIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO DUE CASI PRATICI
Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 20:12:23, in Magistratura, linkato 1588 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

UN SISTEMA MACCHINOSO, LENTISSIMO ED INGESTIBILE PER LA COPERTURA DELLE VACANZE  IN APPELLO

OGGI: il CSM pubblica normalmente ogni sei mesi (salvo le pubblicazioni straordinarie in caso di urgenza) il bollettino con l’elenco delle sedi scoperte da attribuire. Ad esempio, se il 5 gennaio 2005  si rende  vacante un posto in corte d’appello, il C.S.M. lo pubblica in un periodo ricompreso da un minimo di un giorno ad un massimo di sei mesi, e le procedure necessarie per l’attribuzione non durano normalmente più di qualche mese

Data scopertura: 5 gennaio 2005. Presumibile copertura al più tardi entro il 31 dicembre 2005

DOMANI (SECONDO LA RIFORMA) sarà necessario:

-aspettare la fine dell’anno per determinare le due diverse quote (da assegnare una con esami e l’altra senza) basate sui posti “annualmente” vacanti;

-assegnare un termine ai magistrati che già svolgono funzioni analoghe da tre anni che hanno una priorità su tali posti;

-se nessuna priorità viene esercitata, espletare i due concorsi unici nazionali con modalità diverse per le due diverse quote, con la apposita commissione esterna;

-compilare due graduatorie uniche nazionali, previa rivalutazione dal parte del Csm, ed assegnare i posti vacanti riservati ad ognuna di esse  sulla base presumibilmente dell’ordine di graduatoria.

Vi è in più la possibilità concreta che alcuni posti rimangano comunque scoperti  alla fine della procedura perché nessuno dei vincitori in graduatoria sia interessato ad essi perché comporterebbero un trasferimento di sede eccessivamente disagiato

Data scopertura: 5 gennaio 2005. Presumibile copertura nel 2006 o 2007 (e ancora oltre in casi di rinuncia del vincitore del concorso)

LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE MASCHERATA

Al momento del  concorso unico iniziale  il magistrato indica la sua preferenza per la funzione di giudice o di pm. Il Csm effettua, dopo i due anni di tirocinio, la prima assegnazione di ufficio per coprire le sedi disagiate e meno richieste. Saranno assegnazioni, in grande misura, ad uffici di pm, anche per coloro che hanno espresso la preferenza per la giudicante.
Entro i successivi  tre anni  i magistrati possano partecipare a concorsi per i posti “vacanti” nella funzione diversa da quella svolta inizialmente, e  questa è l’unica possibilità per poter cambiare funzione.

In pratica se i posti vacanti nelle funzioni giudicanti, nei tre anni di primo esercizio delle funzioni dei vincitori di uno stesso concorso dovessero essere 100 e fossero messi tutti a concorso, qualora i partecipanti al concorso fossero 200 e risultassero tutti idonei, solo i primi cento otterrebbero l’accesso alle funzioni richieste.Gli altri cento sarebbero destinati per tutto il resto della loro carriera (in media circa 35 anni su 40) a rivestire la prima funzione assegnata loro, eventualmente anche contro la loro indicazione iniziale, senza mai poter accedere alla diversa funzione per la quale erano non solo comunque legittimati (avendo superato il concorso iniziale di ingresso), ma addirittura particolarmente qualificati (essendo risultati idonei nel concorso specifico superato entro i primi tre anni di esercizio delle funzioni).

La definitiva  assegnazione ad una piuttosto che all’altra funzione sarà, nella maggior parte dei casi, determinata dal caso piuttosto che dalla preferenza iniziale dichiarata e dalla riconosciuta idoneità.

Allo stesso modo, la disciplina transitoria per i magistrati in servizio, renderà del tutto casuale riuscire ad ottenere entro i cinque anni il trasferimento alla diversa funzione  desiderata e per la quale si è stati dichiarati idonei.

In conclusione  la separazione delle funzioni si tradurrà di fatto in una separazione definitiva delle carriere, in contrasto con la vigente costituzione.  La assegnazione definitiva all’una o all’altra funzione avverrà per la gran parte dei casi secondo criteri casuali, una sorta di lotteria dei posti vacanti; un sistema palesemente illogico ed illegittimo.

Roma, 26 ottobre 2004
La Giunta Esecutiva Centrale