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Magistratura Democratica: Le spese per la giustizia del 2005
Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 19:50:25, in Magistratura, linkato 1520 volte)

La legge finanziaria per il 2005 rischia di essere il colpo di grazia per un sistema giustizia sempre più ansimante.   

Difatti il disegno di legge (AC 5310) della legge Finanziaria 2005, che ha cominciato il suo iter alla Camera il 4 ottobre 2004, prevede per il Ministero della Giustizia (tabella n. 5) una riduzione degli stanziamenti di € 717.752.987, e cioè  da € 7.828.955.601 (previsioni assestate anno finanziario 2004) a € 7.111.202.614. La riduzione ammonta quindi ad oltre il 9%.

Il Governo potrebbe obiettare che nel 2004 vi era stato un incremento delle spese del 23,4%  (+1.463,4 milioni di euro) rispetto all'anno precedente. Tuttavia, l'88,1 per cento della spesa (6.807,6 milioni di euro) era rappresentata da  spese giuridicamente vincolanti, in massima parte (5.793,2 milioni di euro) dipendenti da fattori legislativi e da spese obbligatorie (relazione della maggioranza alla Commissione giustizia della Camera, on. Vitali, FI, seduta del 20.11.2003).
Inoltre gran parte dell'aumento era assorbito dalla restituzione di somme anticipate dalle Poste. Si legge infatti nella relazione citata: "L'articolo 8, comma 3, autorizza la spesa di 823 milioni di euro, allo scopo di provvedere alla estinzione delle anticipazioni effettuate da Poste Italiane SpA per spese di giustizia fino al 31 dicembre 2002. Per spese di giustizia si intendono le spese che lo Stato deve anticipare, a norma di legge, nei procedimenti civili e penali".
Su 1.463,4 milioni di euro quindi 823 milioni  dovevano essere restituite alle Poste che le aveva dovuto anticipare, a dimostrazione della assoluta insufficienza degli stanziamenti per la giustizia.
Rimanevano poco più di 600 milioni di euro, quasi interamente destinate al capitolo di spesa n. 1360 (su 321 capitoli di spesa per la giustizia complessive).
Ma il cap. 1360 riguardava spese "obbligatorie" sulle quali Governo e Ministero non hanno margini di scelta, non possono cioè decidere di non pagare. Si tratta, infatti, di spese per periti, consulenti, testimoni, custodi, giudici popolari, difensori d'ufficio, ufficiali giudiziari, magistrati onorari, trasferte,  gratuito patrocinio e intercettazioni telefoniche. Anche le altre "spese non classificabili", come risulta dalla legenda del capitolo, sono comunque obbligatorie, riguardando le spese per estradizioni, traduzioni, notifiche.  
Per il resto la spesa complessiva era rimasta immutata e, poiché è evidente che era aumentata la spesa per il personale (tra l'altro per la proroga dell'età pensionabile dei magistrati a 75 anni), ne conseguiva inevitabilmente un ulteriore riduzione delle altre spese relative al funzionamento della giustizia (in particolare per l'informatica).
Tale ulteriore riduzione era particolarmente grave, perché incideva su importi già notevolmente ridotti nel 2003  rispetto agli anni passati.

Questa situazione già estremamente grave peggiora quest’anno giungendo ormai al limite di guardia. Al calo del 9 % corrisponde la crescita esponenziale delle spese “obbligatorie”. Si tratta di spese per le intercettazioni ( + 11,14 % nel primo semestre del 2004), per i magistrati onorari ( + 3,68 %), per i difensori di ufficio e il gratuito patrocinio ( + 14,37 %), per gli interpreti, gli ausiliari per la verbalizzazione e le trascrizioni ( + 19,37 %), oltre che per consulenti, testimoni, custodi, trasferte, giudici popolari; complessivamente nel primo semestre del 2004 + 13,14 %.
Spese in parte doverose ed in parte derivanti da scelte legislative poco avvedute ( si pensi a quella relativa al patrocinio a spese dello Stato, in larga parte a favore di imputati irreperibili, che ha avuto un boom in questo periodo con una decuplicazione in dieci anni) che paiono destinate a una crescita difficilmente controllabile. Il risultato è un sistema nel contempo inefficiente e costoso, in cui manca qualsiasi progettualità e dove a breve gli uffici rischieranno di bloccarsi per i locali fatiscenti e la mancanza di risorse elementari. Sommando il taglio del 9 %, con la crescita esponenziale delle spese obbligatorie arriviamo a tagli che rischiano di arrivare al 15 % e che minano lo stesso quotidiano funzionamento della giustizia.
Da un lato un declino che sembra inarrestabile della giustizia, dall’altra la mancanza di qualsiasi strategia lungimirante per il futuro. Il taglio di 22 milioni di euro per lo sviluppo dei progetti informativi ( compreso il processo telematico), di cui circa la metà di investimenti, è il simbolo di un Governo che non ha e non dà prospettive, salvo improbabili controriforme che guardano al passato.
Non è più questione che riguardi solo i magistrati o gli addetti ai lavori, ma di una grande questione nazionale che incide sulla realizzazione dei diritti di ciascuno di noi e sullo stesso benessere collettivo.

Milano, 25 ottobre 2004

Il segretario nazionale
Claudio Castelli