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A 72 anni Alberto Bernardi lascia la magistratura
Di Loredana Morandi (del 31/10/2010 @ 19:07:26, in Magistratura, linkato 3628 volte)
31/10/2010 - il personaggio

L'ultima udienza del pm dei brigatisti

A 72 anni Alberto Bernardi
lascia la magistratura


Alberto Gaino

Torino - A mezzanotte e un minuto non sarò più un magistrato», ripeteva ieri Alberto Bernardi nel suo ufficio di ex procuratore capo di Cuneo aspettando l’ultima sentenza. Non importante come altre, tante altre nei 43 anni di vita con la toga sulle spalle. Ma pur sempre importante: gli è costata quattro anni di indagini per riuscire a far processare e condannare un colonnello della Guardia di Finanza, ex capo ufficio operazioni del comando di corso IV novembre (Maurizio Caboni), e l’attuale presidente della Federazione italiana sport invernali che a Torino era stato a capo della security Crt (Giovanni Morzenti).

L’orologio alla parete è fermo, alla porta c’è un’affettuosa fila di collaboratori che vogliono salutarlo. Bernardi: «E’ stata un’inchiesta per tangenti molto faticosa, non volevo lasciare un fardello così pesante ai più giovani colleghi, così sono tornato un semplice sostituto procuratore, il ruolo che avevo più di vent’anni fa. Mentre aspetto la sentenza metto via la mia roba. Vado in pensione lo stesso giorno di mia moglie Flora. La prima domenica da pensionati la festeggiamo con i nostri 4 figli e nipoti, dopo farò altro. Soprattutto farò il nonno di quattro bambini».

Finalmente sorride: a 72 anni attende con ansia vera anche quest’ultima sentenza, come un qualsiasi pm alle prime armi. Lui, che un qualsiasi magistrato non è lo è stato: pretore e dopo pochi anni alla Procura della Repubblica di Torino, è tra i primissimi ad occuparsi di terrorismo e continua a farlo per un decennio. Il 1° aprile 1980, nella caserma dei carabinieri di Cambiano, Giancarlo Caselli, Mario Griffey (giudici istruttori) e Alberto Bernardi (pm) si sedettero di fronte a Patrizio Peci, il capo della colonna torinese e componente della direzione nazionale delle Bierre. Aveva deciso di collaborare.

«Sono stati tre giorni e tre notti decisive per la lotta al terrorismo. Peci sapeva tutto e tutto cominciò a dirci. Noi avevamo pensato sino ad allora che dietro i killer ci fossero i grandi vecchi, scoprimmo che non esistevano. Ricordo ancora oggi con emozione la contabilità delle vittime che Peci ci andava snociolando con la meticolosità di un archivista. Cominciava: “Abbiamo ucciso quello, eravamo io... “. Poi, ci tracciava gli schizzi che comprendevano i dettagli degli agguati». Bernardi si interrompe per inseguire un suo pensiero. «Ricordando ho fissato ciò che anche oggi più mi colpisce di quei giorni: ascoltare un pentito che raccontava le sue “gesta” di morte in cui ancora credeva, tale era la vivacità delle sue terribili descrizioni».

Peci guidò i magistrati a Sandalo «che voleva passare da Prima Linea alle Br». Sandalo si pentì all’istante e rovesciò sui taccuini di Bernardi centinaia di nomi, fra cui quello del figlio di Carlo Donat Cattin, fra i leader storici della Dc. Fu uno scandalo di quegli anni: Cossiga ministro dell’Interno che avverte il collega di partito. Bernardi ricorda come fosse ieri anche quel fatto: «Da Torino inviammo gli atti alla Commissione Inquirente e in risposta ci misero sotto inchiesta disciplinare tutti, compresi i capi dell’ufficio istruzione, Mario Carassi, e della procura, Bruno Caccia. Ero talmente indignato che, convocato per rispondere della mia condotta, mi rifiutai. Scrissi una memoria che ho ancora qui, fra le mie carte», indica gli scatoloni in attesa come lui di lasciare il palazzo di giustizia di Cuneo.

L’ultima sua requisitoria è stata di 4 ore. Quella al maxi-processo dei Catanesi durò 15 giorni. In seguito diventò giuidice, presidente di sezione, la «volante rossa» definì scherzosamente l’avvocato Zancan il collegio formato da Bernardi, Paolo Borgna e dal compianto Franco Giordana, tutti di Magistratura democratica. «Ci assegnarono un solo processo contro uomini politici, di maggioranza e opposizione: l’unico che condannammo fu un esponente del pci». Personaggio di indiscussa verve, Bernardi si concede un po’ di polemica: «Ogni giorno sento e vedo in tv i vari Cicchitto gridare ai complotti politici della magistratura. Noi vorrei ricordare quanto e come siamo sempre stati liberi da condizionamenti».

Non dice altro, per pudore. Evoca appena, su nostra insistenza, un paio di episodi della lotta al terrorismo. Quando Sandalo rivelò di aver fatto visita ai portinai di Bernardi in preparazione ad un attentato contro il magistrato. Ad un secondo il neopensionato sfuggì per un soffio: un capo piellino, Zambianchi, fu casualmente arrestato poco prima di sparagli. «Lo seppi dopo, allora non si aveva nemmeno il tempo per pensare di avere paura».

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