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La pubblicazione dell'Apologia dei reati di pedofilia sul caso Scazzi
Di Loredana Morandi (del 26/10/2010 @ 07:31:34, in Indagini, linkato 1374 volte)
La pubblicazione dell'Apologia
dei reati di pedofilia sul caso Scazzi



In questi giorni tutti parlano di Sarah, dalle tv ai socialnetwork. E all'opinionismo su questo caso non mancano all'appello neppure gli apologi della pedofilia in rete.

Il blog di cui narro, conosciutissimo e stradenunciato sia da me che da Frassi della Prometeo onlus, non è un "blog satirico", ma un vero e proprio strumento intellettuale di apologia dei reati di pedofilia.

L'analisi a cui mi accingo sarà semplicissima e solo descrittiva, per realizzarla userò la forma dell'immagine con l'aiuto del codice penale per darvi conto dell'ideologia della pedofilia espressa da quel sito.

Le immagini sono tutte estrapolate da testi pubblici e pubblicati online.


L'età del consenso sessuale per i minori:

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-26_07.10_bambina.JPG

La prima impresa dell'ideologo è la negazione. Sarah non era una bambina, ma una giovane donna. La legge non ammette ignoranza, ma l'apologia del reato è ricompresa nella inammissibilità del comportamento in chi contesta la Legge e finge di "non conoscerla".

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-26_084313_pedofilia_dolce.jpg

L'articolo 609 del Codice Penale:

Art. 609-ter.
Circostanze aggravanti.

La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all'articolo 609-bis sono commessi:
1) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici;
2) con l'uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa;
3) da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;
4) su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale;
5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore.
5 bis) all’interno o nelle immediate vicinanze di istituto d’istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa. (1)
La pena è della reclusione da sette a quattordici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci.

(1) Numero aggiunto dall’art. 3, comma 23, della L. 15 luglio 2009, n. 94

_______________

Cfr. Cassazione penale, sez. I, sentenza 7 febbraio 2008, n. 6072 e Tribunale di Enna, sentenza 21 maggio 2008 in Altalex Massimario.

Art. 609-quater.
Atti sessuali con minorenne.

Soggiace alla pena stabilita dall'articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:
1) non ha compiuto gli anni quattordici;
2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest'ultimo, una relazione di convivenza. (1)
Al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 609-bis, l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni. (2)
Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi.
Si applica la pena di cui all'articolo 609-ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci.

(1) Numero così sostituito dall’art. 6, comma 1, lett. a) della L. 6 febbraio 2006, n. 38
(2) Comma inserito dall’art. 6, comma 1, lett. b) della L. 6 febbraio 2006, n. 38

_______________

Cfr. Cassazione penale, sez. III, sentenza 4 ottobre 2007, n. 36389 e Tribunale di Enna, sentenza 21 maggio 2008 in Altalex Massimario.


La Necrofilia:

E' il reato accessorio del "pedofilo", tipico del meta programma intellettuale di tale devianza, qui  di seguito in immagine ancora esposto in apologia  del reato, ovvero nella forma di "negazione interrogativa" e rivolto alla platea dei lettori del web.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10.26_07.04_necrofilia.JPG

Sotto un profilo meramente tecnico con questa affermazione dell'ideologo dei reati di pedofilia si passa dall'apologia dei reati contro "la persona" del caso "minori" all'apologia dei reati contro "la pietà per i defunti". Infatti, per la "tutela penale del cadavere" il nostro codice penale prevede ben quattro articoli.


Art. 410. Vilipendio di cadavere.


Chiunque commette atti di vilipendio sopra un cadavere o sulle sue ceneri è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Se il colpevole deturpa o mutila il cadavere, o commette, comunque, su questo atti di brutalità o di oscenità, è punito con la reclusione da tre a sei anni.

Art. 411.
Distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere.

Chiunque distrugge, sopprime o sottrae un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne sottrae o disperde le ceneri, è punito con la reclusione da due a sette anni.
La pena è aumentata se il fatto è commesso in cimiteri o in altri luoghi di sepoltura, di deposito o di custodia.
Non costituisce reato la dispersione delle ceneri di cadavere autorizzata dall'ufficiale dello stato civile sulla base di espressa volontà del defunto.
La dispersione delle ceneri non autorizzata dall'ufficiale dello stato civile, o effettuata con modalità diverse rispetto a quanto indicato dal defunto, è punita con la reclusione da due mesi a un anno e con la multa da euro 2.582 a euro 12.911.

Art. 412.
Occultamento di cadavere.

Chiunque occulta un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne nasconde le ceneri, è punito con la reclusione fino a tre anni.

Art. 413.
Uso illegittimo di cadavere.

Chiunque disseziona o altrimenti adopera un cadavere, o una parte di esso, a scopi scientifici o didattici, in casi non consentiti dalla legge, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.
La pena è aumentata se il fatto è commesso su un cadavere, o su una parte di esso, che il colpevole sappia essere stato da altri mutilato, occultato o sottratto.

Corte di Cassazione – Penale, Sentenza 21 febbraio 2003, n.17050:

“Il reato di vilipendio di cadavere è integrato da qualunque manipolazione di resti umani che consista in comportamenti idonei ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti, non resi necessari da prescrizioni tecniche dettate dal tipo di intervento o addirittura vietati, con la consapevolezza del loro carattere ultroneo o incompatibile con le prescrizioni proprie del tipo di attività svolto. Infatti, secondo consolidato indirizzo interpretativo della giurisprudenza di legittimità che, seppur risalente nel tempo, non è stato mai contrastato da pronunce di segno opposto, il dolo del reato di cui all’art. 410 c.p. è generico, di talché l’elemento psicologico di detto delitto è integrato dalla consapevolezza del fatto che, come nel caso di specie, l’azione posta in essere non è conforme alle prescrizioni o esigenze tecniche afferenti al tipo attività espletata ed è idonea ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti”.

Conclusioni:

Ora, i problemi cagionati a tutti da questo signore, che rammento essere amico del "giustiziere", amico dell'agenzia di porno stalking che mi perseguita dopo l'aver strappato un bene dello Stato alla criminalità del file sharing illegale (il server UniNa - Federico II di Napoli) e amico di tanti altri che esprimono i medesimi concetti in rete, si risolveranno con il "benedetto" sequestro del computer e con la chiusura definitiva del blog osceno.

Per tutti gli altri: ditemi con chi andate e vi dirò chi siete.


Loredana Morandi