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Il processo breve agita maggioranza e opposizione. No dai finiani e da Casini
Di Loredana Morandi (del 30/08/2010 @ 11:18:23, in Politica, linkato 1787 volte)
.. una lunga estate calda.

Il processo breve agita
maggioranza e opposizione.
No dai finiani e da Casini



di Celestina Dominelli
29 agosto 2010

Nella maggioranza non si spengono le polemiche dopo la durissima contrapposizione registrata ieri sul processo breve tra il guardasigilli Angelino Alfano e l'Anm. Contro cui oggi si è scagliato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che ha definito «inaccettabile» la posizione dei magistrati. «A fronte dell'impegno preso dal ministro Alfano per mobilitare risorse allo scopo di dare sostanza alla legge impropriamente detta del "processo breve", o meglio sulla ragionevole durata del processo, adesso l'Anm fa le barricate confermando la sua politicizzazione e la volontà di essere la controparte del governo e del Parlamento senza il cui assenso nulla si potrebbe fare sul terreno della giustizia».

Cicchitto ha quindi riassunto la linea del Pdl e la volontà di non fare passi indietro rispetto all'annuncio dato ieri da Alfano. Che ha indicato il processo breve come una delle priorità dell'esecutivo. «È indispensabile che, all'interno dei 5 punti programmatici, sul terreno della giustizia e del cosiddetto "processo breve" - avverte Cicchitto - vengano assunti impegni precisi e non si giochi a ripetere ciò che è avvenuto per il disegno di legge sulle intercettazioni. L'eccesso di furbizia può provocare disastri». Mentre il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha chiamato in causa anche il Quirinale ricordando come nel 2006 il Pd, di cui Giorgio Napolitano era un esponente, «propose un'ampia amnistia a causa della quale si rischia di celebrare molti processi che poi non porteranno a condanne». Quindi, aggiunge, «sicuramente il presidente Napolitano ricorderà quelle scelte e saprà valutare con equilibrio le decisioni del Parlamento di oggi».

Un riferimento nemmeno troppo velato ai fedelissimi di Gianfranco Fini che hanno già fatto sapere di non essere disponibili ad accettare aut aut sul provvedimento. Il capogruppo alla Camera di Futuro e libertà, Italo Bocchino, lo aveva detto ieri (ricordando le perplessità del Colle sul ddl) e lo ha ribadito anche oggi dalle pagine di Repubblica. «Il testo approvato dal Senato è un'amnistia mascherata e dovrà essere corretto a Montecitorio». Affermazioni puntellate oggi anche da un altro falco finiano, Carmelo Briguglio, che ha confermato il suo no al provvedimento. «Così come è formulato, io non lo voto», ha detto l'esponente di Fli. «Il ministro Alfano, voglio sperare in buona fede, al tempo del voto in aula al Senato ci fornì delle cifre sui processi che sarebbero andati in prescrizione con l'approvazione del processo breve. Dati che si sono poi rivelati fortemente inesatti».

Lo stop dei finiani agita naturalmente il Pdl che risponde ai legionari dell'ex leader di An. Per il vicepresidente dei deputati, Osvaldo Napoli, «Bocchino sa che su questo terreno non ci sono riflessioni o approfondimenti da fare. Insistetre su questo punto significa sbarrare la strada alla legislatura». Mentre il ministro Gianfranco Rotondi prova a riportare la calma. «Più che di processo breve si potrebbe parlare di processo giusto cioè di una legge che punta a una durata ragionevole dell'iter processuale. L'auspicio è che la tensione di questi giorni tra politica e magistratura trovi un punto di equilibrio in una mediazione possibile».

Ma sul processo breve si appuntano anche le critiche dell'opposizione. A cominciare da quelle di Pierferdinando Casini che, in una intervista al Corriere della sera, ha ribadito il no dei centristi al ddl. «L'Udc non voterà quel testo. Se vogliamo pensare a una tutela per le alte cariche, siamo disponibili. Ma cancellare centinaia di processi per farne finire uno o due sarebbe una follia. Di tutto il Paese sente il bisogno, tranne che di un'amnistia». E anche il Pd è tornato a ribadire oggi, con il vicepresidente dei deputati Alessandro Maran, la sua netta contrarietà al provvedimento. Ieri era stato il segretario dei democratici, Pierluigi Bersani, a promettere una durissima battaglia parlamentare aprendo la festa democratica a Torino. Mentre il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si dice pronto a occupare il Parlamento per impedire il via libera al ddl. «Sarà la nostra rivoluzione d'autunno - scrive l'ex pm sul suo blog - per la cacciata del Re Sola».

Il Sole 24 ore

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