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Intervista a Fiorella Pilato - Presidente Prima Commissione CSM
Di Loredana Morandi (del 15/07/2010 @ 17:32:20, in Magistratura, linkato 1496 volte)
Fiorella Pilato del Csm:
"E' bene che i casi dubbi sui giudici emergano,
la magistratura ne uscirà più pulita"


di Antonella Loi

Un caso delicato quello che la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura si trova a vagliare. Il presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, è il protagonista del procedimento di trasferimento d'ufficio, "ancora tutto da istruire", avviato dopo il coinvolgimento del magistrato nell'inchiesta sull'Eolico in Sardegna e sulla nuova "loggia massonica", già denominata "P3". Al suo interno pericolosi intrecci tra faccendieri, politici di rilievo e criminalità organizzata. Ma non è tutto perché all'interno di queste "cricche" sempre più spesso compaiono nomi di magistrati. Il caso Marra è solo l'ultimo.

"Tutto vero, ma bisogna ricordare che ci sono situazioni diverse tra loro, casi e casi, coinvolgimenti e coinvolgimenti" ci spiega Fiorella Pilato, presidente della prima commissione del Csm, durante una pausa della seduta nella quale si dà l'avvio al delicato procedimento. "Ci sono magistrati chiamati in causa ma che non c'entrano niente - dice ancora -, quindi bisogna stare attenti. Un esempio?".

Prego.
"Ho letto sulla stampa la trascrizione di una conversazione di Cappellacci con un componente di questo gruppo di persone arrestate (Carboni, Lombardi e Martino ndr) che si era attivato per mettersi in contatto con un consigliere del Csm, nel corso di una procedura normalissima che è stata discussa in plenum già da marzo per l'eventuale incompatibilità del presidente del tribunale di Cagliari. Ecco, quella era stata un'iniziativa autonoma di Capellacci che peraltro non aveva avuto alcun effetto, perché il consigliere che lui si prefiggeva di contattare ha votato contro l'archiviazione e quindi per il trasferimento. E quindi diciamo che seppure ci fosse stato un interessamento del genere questo non è andato a buon fine ed è avvenuto all'insaputa del presidente del tribunale di Cagliari".

Sì, però ci sono altri casi dove i magistrati appaiono come parti attive.
"Altre situazioni, che bisogna vagliare singolarmente. Magistrati intercettati, certo. Ma noi le dobbiamo distinguere una per una; la competenza è del Consiglio e della prima commissione in particolare in riferimento al trasferimento d'ufficio. Le situazioni vanno vagliate una per una perché dove possono esserci comportamenti di rilevanza disciplinare non è più il Consiglio a occuparsene ma i titolari dell'azione disciplinare. In questo senso la prima commissione può fare da filtro e trasmettere gli atti ai titolari dell'azione disciplinare. Una procedura necessaria per evitare di fare di tutta l'erba un fascio e di fare un polverone nel quale le responsabilità effettive di chi le ha vengono annacquate. Quindi distinguere i coinvolgimenti veri di magistrati da inconsapevoli vittime di questi maneggi".

Il presidente dell'Anm, Palamara, chiede però che tutti i giudici coinvolti si dimettano. E' giusto secondo lei?
"Iniziativa che giustamente prende l'Anm. Ma il Consiglio superiore della magistratura ha un altro ruolo, costituzionale e non politico. E quindi deve andare a verificare in quali casi ci sono i presupposti per un suo intervento. Tenga conto che noi abbiamo ancora una settimana davanti, forse due, di lavoro. Ma insomma faremo sicuramente sedute straordinarie vista l'emergenza. Però il  nostro tempo sta per scadere, quindi molto probabilmente non potremo fare altro nel caso in cui si rivelasse indispensabile... E' chiaro che qui dentro siamo assai sensibili anche al tema della questione morale e dobbiamo avviare almeno una parte del lavoro che poi faciliterà l'insediamento della nuova consiliatura".

Secondo lei, dopo gli ultimi casi - il procuratore aggiunto di Roma Toro coinvolto nell'inchiesta "Grandi eventi", il giudice Martone che partecipa ad una cena con il fine di influenzare i giudici costituzionali sul Lodo Alfano, o da ultimo il giudice Marra - c'è il problema della questione morale da affrontare nella magistratura?
"Da quello che vien fuori è evidente che ci sia un problema di alcuni. Il magistrato secondo me deve evitare taluni comportamenti. Io provengo dalla magistratura sarda che si caratterizza per una sobrietà di comportamenti e un riserbo emblematico che ne fa una magistratura sana e forse rimango ancora più sorpresa di altri nel constatare che questo costume non è di tutta la magistratura. E che ci sono alcuni che invece, attraverso frequentazioni disinvolte, hanno famigliarità con gruppi di potere che dovrebbero rimanere assolutamente estranei alla funzione giurisdizionale. Di questi comportamenti il Csm deve farsi carico e adoperarsi per eliminarli. Questa è la volontà del Consiglio che deve fare la sua parte in quest'opera. Perché altrimenti si riperquote in termini di discredito e delegittimazione in tutta la magistratura che invece nella stragrande maggioranza - e ne ho avuto la conferma stando al Consiglio - è fatta di persone perbene".

Tanto più che in questo momento storico, in cui è in atto uno scontro tra poteri dello Stato e in cui si parla di riforma della Giustizia, la percezione potrebbe essere falsata.
"Non è un caso infatti che lo scontro che viene rappresentato come uno scontro tra politica e magistratura non mira mai ad eliminare le eventuali zone d'ombra di collusione tra i due poteri ma piuttosto la politica se la prende con i magistrati che con la politica non sono collusi. Nessuno si scandalizzava per determinati comportamenti di taluni magistrati che posso definire dubbi. Infatti, non erano questi i magistrati che venivano indicati come politicizzati, pur avendo legami col potere e con la politica. Quelli che vengono considerati politicizzati sono quelli che con la politica non hanno nulla a che fare".

Questi ultimi fatti possono secondo lei mettere la magistratura in una posizione di maggiore fragilità nei confronti di un potere politico che cerca la contrapposizione con quello giudiziario?
"Secondo me la trasperenza è fondamentale perché il fatto di sapere le cose dà maggiore forza a chi invece a questi andazzi si oppone. Quindi la magistratura non può che uscirne più ripulita se si fa luce e vengon fuori certe cose".

Quindi rafforzata dice lei?
"L'importante, dico io, è non fare di tutte l'erba un fascio che servirebbe solo a coprire e diluire il discorso 'così fan tutti'. Non è vero che così fan tutti".

15 luglio 2010