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Carboni, Verdini e le ingerenze nelle istituzioni dello Stato
Di Loredana Morandi (del 11/07/2010 @ 09:45:06, in Magistratura, linkato 1407 volte)
Quello che segue è un collage di quanto hanno pubblicato i quotidiani.
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La Repubblica (Corrado Zunino)

Carboni, cene segrete da Verdini per pilotare nomine e giudici

ROMA - In carcere l'intramontabile uomo delle trame Flavio Carboni, 78 anni, il giudice tributario Pasquale Lombardi, 77 anni, e l'imprenditore napoletano Arcangelo Martino, lui 63. Avevano costituito, dice la Procura di Roma, un'associazione a delinquere che con la corruzione, l'abuso d'ufficio, la diffamazione e la violenza privata mirava a condizionare "il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale" nonché di "apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali". Come si legge nelle ultime tre righe della lunga ordinanza di custodia cautelare, la loro era "una realtà organizzata del tutto corrispondente alla cosiddetta legge della Loggia P2". La P2 del 2010.

-omissis -

Il "clou" dell'attività del gruppo si realizzò il 23 settembre con una riunione - se ne  contano sei, prima e dopo - nella splendida casa romana alle pendici del Campidoglio di Denis Verdini, coordinatore del Pdl, già indagato per l'eolico, il filone toscano dell'inchiesta sulla Protezione civile e la ricostruzione all'Aquila. Oltre a Carboni, Lombardi e Martino, quel giorno parteciparono Marcello Dell'Utri, il sottosegretario alla Giustizia (e magistrato) Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller.

Al telefono preparando l'incontro, Lombardi dirà a Caliendo: "E poi stasera chiamo Antonio (Martone) per quanto riguarda la Corte costituzionale. Amm' fà nu poc' na conta a vedé quanti sonn' i nostri e quanti sonc i loro... andò sta o' buono e ando sta o' malamente... Poi vediamo come bisognerà raggiungere i contrari... ci sono tutti i mezzi possibili". Parallelamente il gruppo si è mosso per ottenere la candidatura alla presidenza della Regione Campania di Nicola Cosentino, sottosegretario alle Finanze indagato per concorso esterno in associazione camorristica. Lombardi esercitando pressioni su componenti del Csm, cercò di pilotare diverse nomine di alti magistrati, tra cui il campano Alfonso Marra alla presidenza della Corte di appello di Milano. Il 4 febbraio Marra, sostenuto dalle correnti della magistratura di centrodestra, fu eletto. A Marra l'ex magistrato Lombardi chiese subito un intervento per riammettere la lista formigoniana "Per la Lombardia" alle ultime elezioni regionali, "ma fu infruttuoso", registrano gli inquirenti. In una telefonata il gruppo, invece, si vantò di aver fatto ritirare un candidato in Puglia. In diverse intercettazioni, ancora, s'ipotizza l'intervento sulla Suprema Corte per evitare alla Mondadori il pagamento di 200 milioni di euro per evasione fiscare. Il magistrato Martone si difende: "Non ho mai fatto nessuna pressione sui giudici della Corte costituzionale". Il sottosegretario Caliendo conferma la sua partecipazione a una cena, "ma non si parlò del lodo".


Il Tempo (Nicola Imberti)

L'eolico fa volare soldi per ingraziarsi Verdini

-omissis - Ma l'ordinanza parla anche dei «colloqui intrattenuti da terzi in cui» si fa riferimento al coordinatore Pdl e pure dell'«interesse dell'onorevole Verdini sotteso ai versamenti effettuati in favore della Società Toscana di Edizioni Spa (Verdini detiene una quota delle Società Toscana di Edizioni Srl ndr)». Secondo il nucleo speciale di polizia valutaria, infatti, «fra il 5 giugno 2009 e il 24 dicembre 2009» soggetti terzi hanno versato 800mila euro nelle casse della società. Il gip spiega che «gli elementi raccolti fanno ritenere che il versamento risponda, in realtà, ad un interesse di Verdini (peraltro presidente del Credito Cooperativo Fiorentino presso il quale gli assegni circolari impiegati per tale operazioni risultano negoziati)».

Ma nelle pagine dell'ordinanza spunta anche il nome del vicepresidente del Csm Nicola Mancino. Succede quando il «sodalizio» si muove per far nominare «magistrati graditi» ad «alcune cariche direttive». Tra questi Alfonso Marra aspirante alla carica di presidente della Corte di Appello di Milano. E così il 24 novembre Lombardi incontra Mancino. Al termine (ore 18.22) telefona a Martino per relazionarlo sull'esito del faccia a faccia. E si vanta: «Io stavo a Roma e ho fatto quello che dovevo fare è andata bene!...quindi abbiamo fatto un ottimo lavoro ho fatto!». Poi, però, forse poco convinto dell'appoggio del vicepresidente Lombardi (ore 19.15) chiama l'avvocato Donato Pennetta «chiedendogli di intercedere nei confronti di "Nicola", affinché si convinca a votare per Marra». La sera del 3 febbraio Lombardi riceve la telefonata di Mena Di Santo («segretaria - si legge nell'ordinanza - addetta all'ufficio di Cosimo Ferri, componente togato del Csm») che gli comunica la vittoria di Marra per «14-12» e gli dice che hanno votato per lui «Mancino, Carbone e la Tinelli». Lombardi informa Martino dell'esito: «Allora abbiamo fatto il...presidente della Corte d'Appello (...) È tutto apposto!».


Corriere Sera  (Gio.Bia.)

Associazione segreta: Verdini indagato con Flavio Carboni

-omissis-  Il parlamentare, già inquisito per corruzione nel filone d’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna, è dunque indagato anche per il reato di «associazione segreta», e il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo dovrà decidere quando inviare alla Camera dei deputati la richiesta di utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei suoi confronti.

Proprio nell’abitazione romana di Verdini a due passi dal Campidoglio, si sarebbero svolte nell’autunno scorso almeno due riunioni per pianificare i tentativi di incidere sulla Corte costituzionale che di lì a poco doveva giudicare la cosiddetta legittimità del «Lodo Alfano» che bloccava i processi a carico di Silvio Berlusconi. Ad uno degli incontri, oltre al padrone di casa e i tre arrestati, hanno partecipato anche il senatore Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e il capo degli ispettori dello stesso ministero Arcibaldo Miller. La voce e il nome del coordinatore del Pdl, uno degli uomini più vicini al presidente del Consiglio, ricorrono spesso nelle conversazioni registrate di Carboni, il quale mentre era intercettato stava affrontando il giudizio d’appello per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi (poi conclusosi con l’assoluzione, come in primo grado). «È, come dire, la partecipazione che gli ha promesso... l’uomo verde... Hai capito, no?—diceva il 9 settembre 2009 —. Devo sentire Denis... per sapere qual è, secondo lui, la partecipazione più giusta da dare a questo... ». E il 27 agosto: «E poi faccio chiamare i nostri sardi direttamente dall’amico Verdini...».

Secondo l’accusa i rapporti tra i «sodali», Verdini compreso, «sono usati in evidente funzione di pressione esterna», e poco importa che molte iniziative non siano andate in porto: per la legge «è sufficiente che il gruppo persegua uno scopo di interferenza istituzionale, mentre non è necessario che esso sia raggiunto». E il quadro indiziario raccolto desta «un forte e giustificato allarme sociale e istituzionale» anche se nella maggior parte dei casi, aggiunge il giudice, «fortunatamente le istituzioni pubbliche hanno dimostrato di restare impenetrabili ai concreti tentativi di condizionamento illecito». -omissis -


La Stampa (Francesco Grignetti)

Il pressing sulla Cassazione per Cosentino

- omissis - La magistratura ha messo in evidenza sei episodi: il business eolico in Sardegna, il tentativo d’interferire con le decisioni della corte costituzionale, le candidature alla presidenza della Regione Campania, le nomine del Consiglio superiore della magistratura, il tentativo di influire sulle decisioni del tribunale di Milano a proposito della Lista Formigoni, le pressioni perché il ministero della Giustizia ordinasse un’ispezione sul medesimo tribunale che non aveva preso le decisioni che essi si attendevano. Ma c’è altro. «Il materiale indiziario raccolto - scrive ancora De Donato - documenta anche l’esistenza di altri contatti e di ulteriori iniziative».

- omissis - Contiguità. Come definire altrimenti, il colloquio tra il signor nessuno Pasquale Lombardi («Un geometra», lo definisce Nicola Mancino, che nega di avergli dato alcuna confidenza) e il presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone? Lombardi: «Preside’ quando?». Carbone: «28 gennaio». Lombardi: «Ah, 28 gennaio... E nun putimmo fa’ nu poco prima?». Carbone: «Statte buono». Da considerare che questo discorso riguarda un ricorso in Cassazione del sottosegretario Nicola Cosentino contro un ordine di arresto a suo carico emesso dalla procura di Napoli. Lombardi sa come riverire il presidente della Cassazione. Il 17 gennaio: «Ieri sono stato con molti amici bravi». Il 25 gennaio istruisce Cosentino: «Tu domani mattina te ne vai un po’ da Letta, mi segui?». Il 26 gennaio, due giorni prima dell’udienza in questione, Lombardi richiama Carbone: «Stammi a sentire... Ti ha chiamato Letta?». Carbone: «No, perché?». Lombardi: «Ti doveva chiamare...». A Carbone avevano fatto balenare la possibilità di una proroga nell’incarico di altri due anni. Scrivono i giudici che comunque non c’è traccia di questa fatidica telefonata.

Tanta influenza nel mondo della giustizia rimane insomma incomprensibile se non si tiene conto del versante politico. Il gruppo Carboni è di casa a via Aracoeli, dove abita Verdini, e dove una volta incontrano il senatore Marcello Dell’Utri, ma anche il sottosegretario Giacomo Caliendo o il capo degli ispettori ministeriali Arcibaldo Miller. I carabinieri registrano almeno sei visite in pochi mesi. «Questi rapporti dei quali i sodali non fanno mistero, e anche spesso esibiscono strumentalmente all’esterno, sono usati in evidente funzione di pressione», commenta il giudice.

Poi, a volte, esagerano. Quando c’è da decidere l’ispezione al tribunale di Milano, Lombardi tempesta Caliendo di telefonate perché convinca il ministro Alfano. Finché quello sbuffa: «L’ho chiesto trenta volte. Basta!». La cosa non si farà e Formigoni se ne lamenta al telefono con Arcangelo Martino, un altro degli arrestati. Le loro pressioni portano all’esasperazione anche Ugo Cappellacci, il governatore della Sardegna, il quale firma un regolamento sull’eolico che al gruppo non piace. Cappellacci, che la settimana prossima sarà sentito dai giudici di Roma, sbotta: «Basta, mi sono veramente rotto».

Un potere davvero inspiegabile. Ma evidentemente Flavio Carboni è ancora un potente d’Italia. Il 5 agosto 2008, Verdini lo chiama al telefono: «Ti volevo ricordare anche del mio problema a Firenze sul giornale... Eh, ricordatene Flavio». Qualche settimana dopo a Firenze arriva una montagna di euro messi insieme da una cordata di imprenditori dell’eolico per rilevare quote della Società toscana di Edizioni, la Spa di Verdini che edita l’edizione fiorentina de «Il Giornale». Giovedì il caso si discute davanti al tribunale della Libertà.


L'Unione Sarda (Antony Muroni)

Slitta l'audizione di Cappellacci

Carboni respinge le accuse nell'interrogatorio di garanzia, Verdini lo fa a mezzo stampa. Smentendo di essere mai stato affiliato ad associazioni segrete e di aver ospitato nella sua casa di Roma riunioni «meno che oneste». Intanto slitta l'interrogatorio del presidente della Regione Ugo Cappellacci, a sua volta indagato per corruzione nell'inchiesta sull'eolico in Sardegna. Mentre da ambienti della procura di Roma si fa sapere che le indagini vanno avanti e che i tre arresti già eseguiti rappresentano solo la fase uno dell'inchiesta.

CARBONI Nel corso dell'interrogatorio di venerdì l'imprenditore (arrestato all'alba del giorno prima assieme agli amici Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, con l'accusa di far parte di una società segreta finalizzata ad atti illeciti) ha respinto le accuse, spiegando che il senso di alcune telefonate è stato travisato: «Non ho mai svolto attività illegali né esercitato pressioni sulla Corte Costituzionale». Carboni ha confermato di aver partecipato, nel settembre scorso, a un incontro nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini e di aver svolto un'attività di supporto elettorale per le elezioni regionali in Campania, rivendicando di essere totalmente estraneo ad attività illecite tese a screditare la candidatura di Stefano Caldoro, attuale governatore della Campania. Intanto il tribunale del riesame ha fissato per giovedì l'udienza per decidere sull'istanza di scarcerazione presentata dall'avvocato Renato Borzone. Oggi il Gip Giovanni De Donato affiderà una consulenza medica per verificare lo stato di salute dell'uomo d'affari sardo, in passato colto da tre infarti e reduce da una operazione chirurgica per una ernia, per stabilirne la relativa compatibilità allo stato di detenzione. - omissis -

Il Fatto (Antonella Mascali)

L’amico giudice eletto a Milano con il sì di Mancino

“Non ti preoccupare. Ci facciamo anche a Berruti”. È il 22 ottobre del 2009 quando il giudice milanese Alfonso Marra discute per telefono con il faccendiere Pasquale Lombardi la strategia per essere nominato dal Csm presidente della Corte d’Appello di Milano. Uno dei gradi più alti e importanti di Palazzo di Giustizia. Lombardi ora è in carcere perché accusato di aver fatto parte di una sorta di nuova P2 in grado condizionare la politica e la magistratura e con Marra dimostra grande confidenza. L’operazione che i due progettano per telefono alla fine avrà successo. Marra otterrà la poltrona che tanto gli interessa. Solo che Giuseppe Maria Berruti, il consigliere togato del Csm su cui si voleva fare pressioni, dirà coraggiosamente di no e sarà l’unico esponente della sua corrente Unicost a continuare, assieme a Md e Movimento per la giustizia, ad opporsi alla promozione. Marra comunque ce la farà lo stesso. Lui del resto è fortissimo. Dietro di sé non ha solo gli strani confratelli della nuova P2 legati a Marcello Dell’Utri e Denis Verdini. Chi si muove con forza in suo favore è il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo – buon amico di questa nuova cricca – che, come Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare, telefona personalmente ad alcuni membri del Csm per caldeggiare la nomina. Il tutto mentre, come raccontano fonti qualificate del Consiglio, il faccendiere Lombardi staziona in permanenza nei corridoi. A fare le spese di questa oscura manovra sarà così Renato Rordorf, giudice di Cassazione da tutti stimato per la sua preparazione. Era lui infatti il favorito. Ma le carte alla fine si mescolano. “Diversi consiglieri hanno cambiato idea, ci sono state pressioni politiche pazzesche”, dicono le fonti de Il Fatto. Alcuni hanno ricevuto pressioni direttamente da Caliendo. In vista della probabile nomina di Edmondo Bruti Liberati (poi avvenuta) a procuratore capo di Milano, il sottosegretario dice a uno dei membri del Csm: “Non devi votare Rordorf. Non possono andare due magistrati di sinistra (sono entrambi di MD) ai vertici degli uffici di Milano”. L’azione di lobbing del faccendiere Lombardi e di Caliendo emerge anche dalle intercettazioni (di cui non potremmo darvi conto se ci fosse già la legge bavaglio).
Lombardi, ex dc campano della provincia di Avellino, chiama la consigliera laica del centrosinistra, Celestina Tinelli. Incontra il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone. Chiama la segretaria del consigliere di Magistratura indipendente Cosimo Ferri (citato nell’inchiesta di Trani sulle pressioni per chiudere Annozero). Fa rapporto al sottosegretario Caliendo. Al telefono insulta il consigliere Berruti e se la prende anche con Ezia Maccora, la consigliera di Magistratura democratica che durante il plenum parlerà apertamente di “pressioni esterne alla magistratura”.
In una intercettazione tra Lombardi e la consigliera Tinelli si legge: “Lì è Berruti eh! È Berruti eh! Che ha creato il problema! Sia ben chiaro eh!….”. E Lombardi:” Allora pure Giacomo (Caliendo, ndr) deve vedere di poterlo sca… scannare a questo. Sennò qua non si esce”. Tinelli spiega ancora che il vicepresidente Nicola Mancino, “sta ragionando nel senso di votare per questo Rordorf…”. Ma al plenum il vice presidente (vedi intercettazione pubblicata qui sopra) cambia idea. E assieme al primo presidente della Cassazione Carbone vota per Marra.
Il vero problema, insomma rimarrà, Berruti. Lombardi lo sa e al telefono con Marra lo definisce “l’unico stronzo”.
Berruti è però irremovibile. E nel suo intervento al plenum spiega l’anomalia della scelta di Marra: il giudice tanto caro alla nuova P2 è da poco più di un anno presidente della Corte d’Appello di Brescia, non si può spostarlo dopo un lasso di tempo così breve. Poi denuncia che: “La spinta verso Marra risponde anche ad una diffusa quanto non chiaramente espressa domanda di riequilibrio dei direttivi di Milano. Il riequilibrio. Questo sarebbe peggio del peggior correntismo. Significherebbe ammettere, come assurdamente si teme in alcuni palazzi della politica, che le sentenze, certe sentenze, possono essere diverse a seconda del dirigente l’ufficio”. Il riferimento è tutto per le sentenze che riguardano la Fininvest di Berlusconi. E oggi leggendo delle pressioni della nuova P2 si capisce che forse Berruti aveva proprio ragione.

Nota: io sconsiglio vivamente a Tutti i magistrati che conosco e che stimo di  non scrivere più ancora un rigo onde non alimentare il giustizialismo di facciata de Il Fatto quotidiano.