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Da Craxi a Clinton: i flop dei pm caccia-massoni
Di Loredana Morandi (del 10/07/2010 @ 19:07:30, in Magistratura, linkato 1585 volte)
Riporto un interessante articolo di Gianluigi Nuzzi per Libero, che analizza il rapporto massonerie/pubblici ministeri, con il quale non concordo. Criticare è cosa sterile e se concordo sulla notorietà tutta costruita  sul pacchetto scandalo/ricatto di un De Magistris, mi sento di affermare che Agostino Cordova e il pool di magistrati che lavorò con lui ad una indagine sulla Massoneria subì le mille e una peripezie del boicottaggio, fino all'eccesso di un trasferimento in un bunker dove non avevano neppure le sedie per sedere o modo di rinfrescarsi e riposare. Non è bene illudersi, la massoneria degli affari "esiste"  ed è strutturata per divenire comitato e compagnonaggio di "merende". Il compito anche ingrato o inglorioso della magistratura è quello di svelarne gli asset. Coraggio: ciò che è nascosto muore della sua "visibilità". Le influenze massoniche sul mondo della politica sono state sempre estremamente rilevanti, dalla leggenda dei 300 deputati massoni al parlamento monarchico, agli anni nostri quando nessun politico è giunto dalla Sardegna al Parlamento senza tessera, o partiti come i DS che favorivano l'iscrizione alle logge regolari per sdirozzare (nel vero termine della parola) i propri parlamentari neoeletti appena giunti nella capitale. Certo la tessera di Berlusconi è più interessante e le più recenti inchieste sono orientate a "destra", ma come non vedere l'impronta repubblicana e di sinistra del Grande Oriente d'Italia? Le logge all'estero o collocate in paradisi adamitici e fiscali esistono ed esisteranno sempre, mentre è più complesso giustificarne una nella trasparenza di uno staterello come San Marino, che ha una propria massoneria regolare, ed affitta la rupe di Cagliostro per le "gran logge" dei solstizi di tutte le comunioni. Qui la chiave di volta è proprio l'opportunità dell'incontro tra realtà economiche differenti su territorio neutrale e la "gran loggia" è l'evento nell'evento. Così il mito, ma concordo con la visione data dal gip romano De Donato sulle condizioni generali della Sardegna sull'indagine del dottor Capaldo e dal pm Sabelli. Le condizioni della Sardegna sono pietose, molto di più di quanto egli stesso non creda, perché finita l'epopea dei Berlinguer e dei Cossiga  quelle massonerie partoriscono solo mediocrità. Una chicca: la fonte di Nuzzi è un oncologo, non un cardiochirurgo. : - ) L.M. 

Da Craxi a Clinton: i flop dei pm caccia-massoni



Scritto da Gianluigi Nuzzi  
Saturday 10 July 2010

Libero - Passare da Bill Clinton agli abusi edilizi dei roof garden deve essere un’immensa amarezza e un gran brutto affare, è come per un generale dell’esercito finire alla polizia mortuaria, quella con gli uffici nelle camere ardenti degli ospedali che chiudono le palpebre ai cadaveri. Ci spieghiamo subito: le indagini sull’associazionismo segreto, su logge massoniche e compassi si sono concluse tutte in modo inglorioso. Pensate al giudice Carlo Palermo. Associò Craxi al traffico d’armi, riesumò il già allora archeologico dossier Mi.Fo.Biali, tracciò scenari internazionali tra logge siciliane, mafia. Lasciò la toga.

L’inchiesta di David Monti, invece, è quella di Clinton. Da Aosta l’allora Pm era volato negli Usa inseguendo una pista di massoni che volevano influenzare Berlusconi nel suo primo governo. Monti ha interrogato tra le montagne tutta la nomenclatura del paese degli anni ’90 per poi vedere sul Corriere una notizia che determinò la fine dell’inchiesta: “Monti vuole interrogare Clinton”. A via Veneto, in ambasciata, devono essersi chiesti chi fosse questo Monti e perché volesse interrogare l’allora presidente degli Stati Uniti. Non devono averla presa bene. In poche ore la Del Savio Bonaudo venne nominata procuratrice capo ad Aosta, Monti si vide avocare l’inchiesta e chiese di essere mandato a Firenze, l’indagine venne trasferita a Roma e archiviata a tempi record. Il massone Enzo de Chiara continuò a ricevere i suoi amici all’hotel Ambasciatori di Roma.

Insomma, la giustizia offre mille velocità. Certo, Monti era irruente, e mi sia permesso di ricordare un modesto episodio personale. Arrivò a leggere in un mio scoop dell’epoca addirittura lo strumento per influenzare l’allora nostro presidente della Repubblica, il sempre amato (!) Oscar Luigi Scalfaro. Mi fece portare in stampelle e interrogare alla Criminalpol convinto di aver scoperto un’altra trama. Finì tutto in niente. E lui oggi fa il gip a Firenze sparendo dalle prime pagine dei giornali e non avendo più condotto inchieste di portata nazionale.

Con questo non si vuol certo dire che in Italia l’associazionismo segreto sia ligio alle leggi e trasparente, elementi probatori sono spesso emersi nelle indagini ma per motivi diversi ed opposti le inchieste mai hanno espresso condanne e colpevoli. Nemmeno la P2 di Licio Gelli ha subito sentenze. Perché? Di motivi se ne possono indicare tre lontani tra loro. A volte è colpa della normativa, come la legge Anselmi che non avverte come siano cambiati i tempi. Punisce le associazioni segrete solo se tendono a sovvertire l’ordine costituito dello stato o a esercitare pressioni su un organo istituzionale in modo incontrovertibile. Insomma se sono sovversive e destabilizzanti. E, infatti, il Venerabile di Arezzo uscì pulito con un enorme danno per la giustizia. Dura lex sed lex.

Emerge anche un motivo chiamiamolo di pancia. Certi magistrati hanno il vezzo di vedere gruppi occulti sovversivi che tramano dietro chi vede nella segretezza un elemento di potere. Tracciano scenari planetari, guerre stellari che sì dilettano noi giornalisti ma che rimangono di dubbia consistenza penale. Persino uno che si considera più scaltro degli scaltri, più acuto di tutti come il mitico John Henry John Woodcock dovette qualche anno fa chiedere l’archiviazione al gip per un’inchiesta dove aveva ipotizzato i reati dell’Anselmi. Certo il sagace magistrato indicò tutta la gravità per pubblici ufficiali ad aderire a gruppi segreti ma i reati specifici non c’erano. Amen.

Queste indagini a tutto campo che si concludono in niente sono un grave danno per tutti. A iniziare dagli stessi magistrati che conducono le inchieste, basti ricordare il procuratore Agostino Cordova che dopo l’indagine sulla massoneria da Palmi si vide recapitare da Francesco Cossiga una serie di regali: un cavallo di legno a dondolo, un triciclo e un gioco da tavolo sulle investigazioni. Con un biglietto d’accompagnamento nel quale lo invitava a prendersi “un po’ di svago”. Per tutta risposta il senatore a vita si vide recapitare una citazione a giudizio per oltraggio ma il Senato aprì lo scudo.

E così ancora un anno fa sui disegni calabresi di Luigi de Magistris nell’inchiesta Why Not. L’allora magistrato si vide smontare dalla procura generale di Catanzaro la parte riguardante l’associazione segreta visto. La procura generale era “nell’impossibilità” di “dimostrare l’esistenza di un’associazione segreta denominata loggia di San Marino”. Certo, aggiungevano i magistrati, ci sono indizi che indicano l’esistenza di un gruppo che aveva certi interessi ma “non si ravvisa alcuna fattispecie di reato stante la libertà riconosciuta nelle attività meramente affaristiche”.

Di peso assai diverso, almeno leggendo l’ordinanza, pare l’imputazione mossa a Flavio Carboni che indica una ragnatela di attività illecite sulla Corte Costituzionale. Se ciò verrà dimostrato e se la stessa azione prevedeva come compenso la nomina di Cosentino alla regione Campania saremo di fronte a un caso cristallizzato dalla legge Anselmi. Con un inciso doveroso: se pressioni ci sono state queste non abbiano sortito effetto alcuno, anzi Cosentino non è mai salito al piano nobile che fu di Bassolino. Così chi magari determina gravi delitti in nome della fratellanza (deviata) la scampa sempre o quasi. Provate a raccogliere una confidenza di qualche chirurgo cardioplastico o cardio-anestesista...

gianluigi.nuzzi@libero-news.eu