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CSM: la rosa dei futuri laici. Vietti in pole per la vicepresidenza
Di Loredana Morandi (del 07/07/2010 @ 07:14:13, in Magistratura, linkato 1527 volte)
CSM: LA ROSA DEI FUTURI 'LAICI'.
VIETTI IN POLE PER VICEPRESIDENZA

 

(ASCA) - Roma, 6 lug - Conto alla rovescia per il nuovo Consiglio Superiore della Magistratura. Domani si conosceranno i 16 consiglieri togati e l'8 luglio, dal Parlamento riunito in seduta comune (la prima votazione, l'1 luglio, e' andata a vuoto per mancanza del numero legale) dovrebbero essere eletti gli 8 consiglieri laici che dalla fine del mese di luglio si insedieranno a Palazzo dei Marescialli per i prossimi quattro anni. Ma, cosa ovviamente ancora piu' importante, si conoscera' l'indicazione del nome del vicepresidente del CSM, di colui cioe' che - di concerto con il presidente di diritto del Consiglio, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano - dovra' guidare l'organismo nella gestione, nell'organizzazione, nell'indipendenza e nell'autonomia, nel governo della magistratura italiana. Una carica, quella del vicepresidente, considerata da sempre delicata e che per questo ha visto ricoprirla personalita' di spicco e di equilibrio della politica e del mondo accademico italiani.

Mai come in questo caso la posta in gioco e' alta. Il nuovo Consiglio Superiore si insediera' in uno dei momenti piu' difficili nella storia della magistratura italiana. Gli scontri con la politica sono ormai all'ordine del giorno, le 'invasioni di campo' da parte di alcuni magistrati sempre piu' frequenti - e tali da aver provocato i richiami del Capo dello Stato. La politica pero' non e' stata a guardare, rendendosi protagonista anch'essa di attacchi all'operato dei giudici e soprattutto dei pubblici ministeri e di iniziative legislative (come il ddl intercettazioni) che molti hanno visto come il tentativo di contrastare la legittima azione dei magistrati. Il tutto con sullo sfondo un continuo riproporsi di inchieste giudiziarie che coinvolgono (per tangenti, corruzione, appalti) una significativa quota del mondo politico di vertice. Per non parlare infine dei continui e ripetuti richiami ai ''magistrati comunisti'' fatti dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

In un quadro del genere ecco che allora la composizione del nuovo CSM, ed il successore di Nicola Mancino alla vicepresidenza, riveste particolare importanza. Nei giorni scorsi i circa 9.000 magistrati italiani hanno eletto i loro 16 rappresentanti - i cosiddetti 'togati'. I risultati si conosceranno domani e, nonostante la riforma, le quattro correnti della magistratura (Unicost, di centro; Magistratura indipendente, di centrodestra; Magistratura democratica e Movimenti per il centrosinistra) sembrano avere in mano la situazione ed essere in grado di portare in Consiglio i candidati designati.

Non sembrano essere invece ancora fatti i giochi in Parlamento. Al Parlamento in seduta comune spetta eleggere 8 membri - i cosiddetti 'laici' - di cui 5 della maggioranza e 3 dell'opposizione. La votazione si svolge a scrutinio segreto e con la maggioranza dei tre quinti dei componenti l'assemblea per i primi due scrutini, mentre dal terzo scrutinio e' sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti. Sui nomi pero' non c'e' ancora accordo e, di conseguenza, resta ancora nelle nebbie la figura del vicepresidente. Anche se un nome, al momento, sembra emergere su tutti. E' quello di Michele Vietti, dell'Udc, ex sottosegretario alla Giustizia nel secondo governo Berlusconi e gia' componente del CSM. La candidatura di Vietti - una candidatura sottovoce, si potrebbe dire, una candidatura non imposta e sulla quale potrebbe naturalmente 'rotolare' il consenso - sarebbe in effetti, secondo un'opinione diffusa in Parlamento, la soluzione ideale in un momento cosi' critico.

L'esponente dell'Udc verrebbe sostenuto dai consiglieri laici di centrodestra ma, cosa piu' importante, dai due terzi dei togati. Non sarebbe e non potrebbe essere una candidatura berlusconiana ma e' di tutta evidenza come la figura dell'ex sottosegretario possa essere gradita ad un presidente del Consiglio in perenne scontro con la magistratura. Da non dimenticare che Vietti e' l'autore della prima versione della legge sul legittimo impedimento.

L'esponente dell'Udc sembra pero' non essere ben visto dall'ala 'radicale' del Pd e dall'Italia dei Valori, che preferirebbero un vicepresidente pronto a contrastare - e' quello che sostengono - l'offensiva giudiziaria di Berlusconi nei prossimi anni. In questo senso verrebbe preferito l'ex ministro Sergio Mattarella, personalita' di equilibrio certo ma comunque, a detta da alcuni in Transatlantico, noto per posizioni antiberlusconiane. Fra i nomi che circolano in queste ore rimangono su buone posizioni Guido Calvi e il giurista Vittorio Grevi. Non e' escluso il ricorso all'ex presidente della Corte Costituzionale ed ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick.

Per l'Udc, oltre a Vietti, gira il nome di Francesco D'Onofrio. Sul fronte del centrodestra i nomi che circolano - come componenti laici ma non solo, in gioco c'e' come detto anche la vicepresidenza - sono quelli di Gaetano Pecorella, Giuseppe Gargani, Annibale Marini, Matteo Brigandi'. Tutti pero' con un unico, comune problema: il pericolo di trovarsi in mezzo al gioco dei veti inrociati e di non essere quindi in grado di far convergere su di loro la significativa maggioranza dei voti dei togati, necessaria per l'elezione a vicepresidente. Ecco che allora rimarrebbe la soluzione Vietti, certamente non espressione del centrodestra - ambienti dell'Udc fanno sapere di avere riufiutato avances di Berlusconi in questo senso - ma sicuramente, inutile nasconderlo, favorita dallo schieramento berlusconiano.

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