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PDL: Inchiesta parlamentare sulla magistratura
Di Loredana Morandi (del 21/02/2010 @ 09:31:16, in Politica, linkato 1305 volte)
Il Pdl torna alla carica

"Inchiesta parlamentare
sulla magistratura"

Proposta di legge che riprende un'idea del 2001

FRANCESCA SCHIANCHI

ROMA - Una commissione parlamentare d’inchiesta, venti deputati e venti senatori in carica per un anno per scoprire se esiste un uso politico della giustizia. E’ la proposta di legge presentata da due parlamentari del Pdl e già bocciata da tutte le opposizioni, dal Pd all’Idv all’Udc, e dall’Associazione nazionale magistrati. La proposta in cinque articoli, presentata dai deputati berlusconiani Jole Santelli e Giorgio Stracquadanio e anticipata ieri dal «Fatto Quotidiano», prevede la creazione di una commissione col compito di accertare «lo stato dei rapporti tra forze politiche e magistratura», «se esistano correnti interne alla magistratura organizzate in funzione di preponderanti obiettivi politici o ideologici» e ancora se ci siano stati casi concreti di esercizio dell’azione penale «in modo selettivo, discriminatorio ed inusuale».

Indagine da svolgere, ovviamente, con gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria: acquisizione di atti, testimonianze, documenti. «Quando esiste un dibattito su certe questioni che attengono alla storia del nostro Paese, non è sufficiente parlarne solo a mezzo stampa: occorre usare gli strumenti parlamentari a disposizione», motiva la proposta la Santelli, che sottolinea la data di presentazione, il 3 febbraio scorso, per mostrare «che non era nelle intenzioni di chi la proponeva riferirsi agli accadimenti successivi e attuali». «Si tratta di capire se c’è un problema di uso politico della giustizia e una volta che il quadro è chiaro questo può servire anche per una serie di riforme», spiega il collega Stracquadanio, che promette di insistere, dopo le Regionali, «perché il gruppo la faccia propria e la metta al più presto all’ordine del giorno».

La convinzione dell’esistenza di un uso politico della giustizia, si sa, non è nuova tra i berlusconiani. E infatti il testo ne riprende uno già presentato nel 2001, due legislature fa, da Fabrizio Cicchitto, attuale capogruppo del Pdl, e Michele Saponara, oggi componente del Csm. Oggi come allora, la proposta scatena reazioni negative. A cominciare dall’Anm: «È singolare che invece di concentrarsi sulle riforme nell’interesse dei cittadini, la politica pensi solo a situazioni che nulla hanno a che vedere con questi temi e che rischiano solo di condizionare il lavoro dei giudici», commenta critico il presidente Luca Palamara. «Non abbiamo bisogno di parlamentari che indaghino sui giudici per come fanno il loro lavoro. Abbiamo bisogno di giudici lasciati in pace a lavorare», sostiene Antonio Di Pietro di Idv. «Un’idea un po’ datata rispetto agli ultimi eventi», commenta Michele Vietti, capogruppo dell’Udc in commissione Giustizia alla Camera: «La politica pensi a rafforzare se stessa, non a fare le pulci ai magistrati, che per quanto sbaglino sbagliano meno della politica».

Parere negativo anche dalle parti del Pd: «E’ una vera ossessione. Può essere che il presidente del Consiglio e la sua maggioranza non pensino ad altro?», sbotta il vicepresidente dei deputati Alessandro Maran. «Dopo le leggi ad personam siamo alle commissioni ad personam, mentre all’Italia servirebbero proposte di riforme», ironizza il responsabile Giustizia Andrea Orlando.
Il presidente della sezione penale del tribunale lametino Pino Spadaro qualche giorno fa in una lettera aperta aveva lanciato un appello alla mobilitazione delle istituzioni per la legalità, in sintonia con quanto oggi sostengono Palamara e il sindacato nazionale magistrati.

La Stampa