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Napoli, irruzione dei parenti dell'imputato, Pm si alza e scappa via
Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:00:22, in Magistratura, linkato 1492 volte)
A Napoli siamo alla pazzia. Solidarietà alla pm Ivana Fulco e alla gip Luisa Toscano! L.M.

Napoli, irruzione dei parenti dell'imputato

pm si alza e scappa via

       
di Leandro Del Gaudio

NAPOLI (11 febbraio) - Hanno tentato di fare irruzione in aula, urlando e inveendo contro il pm che aveva da poco ultimato la propria requisitoria. Attimi di paura, in aula, al termine di un procedimento a carico di presunti esponenti di un gruppo criminale dedito a racket e droga. C’è un tentativo di sfondamento, il pm Ivana Fulco è costretta a lasciare l’aula, a indietreggiare, a trovare rifugio all’interno di una delle aule interne, in genere riservate alle camere di consiglio. Aula 211, sono appena le due, la requisitoria sta per terminare. L’atmosfera è tesa, all’esterno dell’aula dove si sta celebrando il processo con il rito abbreviato a carico del gruppo riconducibile al crimine di Casavatore e Ponticelli. Cinque imputati detenuti, all’esterno una ventina di persone: uomini e donne a cui non è consentito l’accesso in aula, perché l’udienza è a porte chiuse. Il momento clou, quando il pm cala gli assi e detta la richiesta delle pene, frutto di un lavoro investigativo durato mesi: quattordici anni la richiesta di condanna più alta, poco più basse le altre pene. Brusio iniziale, all’esterno però la notizia arriva deformata. C’è chi confonde le richieste di pena per condanne e scoppia l’inferno. Venti, trenta tra parenti e amici puntano al pm: aprono la porta, incedono minacciosi contro Ivana Fulco. Offese, spintoni.

Ma è miracoloso l’intervento delle forze dell’ordine: ci pensano gli agenti di polizia penitenziaria a serrare le fila, a stroncare il passo, tempestivo l’intervento dei carabinieri guidati dal colonnello Enrico Carpentieri e degli agenti di polizia del commissariato locale. Si forma una cintura umana: le divise impediscono lo sfondamento, ma il tira e molla va avanti per una manciata di attimi scanditi da urla e offese. Immancabile la donna che sviene nel bel mezzo del parapiglia, mentre il pm Fulco è costretta a lasciare l’aula, lasciando fascicoli aperti sulla propria scrivania.

Sfodera sangue freddo il gip Luisa Toscano, che decide di passare alle vie di fatto. Capisce che la folla è inviperita, prova a calmare i più esagitati: fa qualche passo in avanti, si avvicina al cordone di militari e agenti, che dal canto loro fanno pressione per spingere all’esterno parenti e amici dei detenuti. Anche un avvocato esorta il giudice a tornare sui suoi passi, mentre le forze dell’ordine hanno la meglio.

Baci dalla gabbia, la scena ora è da soap criminale da hinterland metropolitano: baci e gesti di incoraggiamento da parte degli imputati in gabbia, che dal canto loro si sforzano di tranquillizzare mogli, mamme, fidanzate, fratelli e amici. Si sparge una voce: «È solo una richiesta, non è la sentenza, ora devono parlare gli avvocati».

L’udienza può finire, si torna a parlare di sicurezza dentro e fuori le aule, al di là ovviamente del lavoro svolto da agenti e carabinieri, da anni pronti ad affrontare la rabbia di decine di donne e uomini dopo sentenze di condanna che non piacciono al pubblico interessato. Un caso che ha fatto discutere. Interviene il presidente dell’Anm Francesco Cananzi, da anni gip in forza al Tribunale di Napoli: «Un episodio grave che purtroppo non accade per la prima volta. Voglio esprimere solidarietà per le colleghe e ringraziare le forze dell’ordine intervenute per evitare che la situazione degenerasse.

È indispensabile un intervento da parte dello Stato per garantire serenità ai magistrati dentro e fuori gli uffici giudiziari. Mi auguro che su questo tema venga convocato un comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, anche alla luce dei precedenti episodi di intimidazione, penso ad esempio all’incendio dell’auto subita da un’altra collega gip».

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=90951&sez=NAPOLI

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