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Arriva il decreto anti-scarcerazioni
Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 18:56:53, in Magistratura, linkato 1247 volte)
10/2/2010 (13:20)  - MAFIA- IL RIMEDIO DELL'ESECUTIVO

Arriva il decreto anti-scarcerazioni

Via libera del Consiglio dei ministri:
«Impedita la liberazione dei boss»

ROMA - Sui reati di associazione mafiosa continueranno a decidere i tribunali. Lo stabilisce il decreto legge approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Giustizia Angelino Alfano. È una “toppa”, lo ha definito il Guardasigilli (che ha avuto i complimenti del sottosegretario Gianni Letta), per rimediare al rischio di azzeramento di 338 processi e del ritorno in libertà di detenuti «di alto lignaggio e curriculum criminale», in base alla sentenza della Cassazione che aveva attribuito alle Corti di Assise, anzichè ai tribunali, la competenza a giudicare i boss accusati di reati aggravati per i quali le pene superano i 24 anni. Un effetto “paradosso” prodotto dalla legge ex Cirielli che nel 2005 ha inasprito le pene per capimafia, promotori, affiliati e concorrenti di associazioni mafiose «armate».

Il governo ha però deciso di ampliare le attribuzioni della Corte di Assise, che deciderà su delitti consumati o tentati di terrorismo, sequestro di persona, riduzione o mantenimento in schiavitù, tratta, (ma la lista è ancora in fase di limatura e sarebbe oggetto di interlocuzione tra ministero della Giustizia e Quirinale). L’ intervento anticipa, ad eccezione dei reati di mafia, una parte della riforma del processo penale (l’art.1 comma 1) presentata lo scorso anno dallo stesso Alfano e ora in commissione giustizia al Senato. L’ ampliamento delle competenze per le corti di assise riguarderà solo i processi futuri, per i quali cioè non c’ è stato ancora il rinvio a giudizio.

La soluzione adottata dal Governo da un lato accontenta in parte il Pd, favorevole a mantenere ai tribunali la competenza sui reati di mafia, dall’ altro tiene conto anche delle ragioni della Lega sul coinvolgimento dei giudici popolari nella valutazione di altri reati di gravità rilevante. Tre i punti del decreto illustrati dal Guardasigilli in conferenza stampa. Con una norma transitoria si è «posto rimedio a un errore compiuto non dal legislatore ma di chi ha interpretato la norma», per cui i processi in corso riguardanti reati di associazione mafiosa, comunque aggravata, resteranno di competenza dei Tribunali. Il secondo riguarda l’attribuzione, a regime, dei delitti di 416 bis ai Tribunali. Il terzo, che per il ministro Alfano è «il primo in ordine logico», riguarda la modifica delle competenze delle Corti di assise, per cui «l’art. 1 di questo decreto coincide con l’art. 1 primo comma della riforma del codice di procedura penale con l’unica eccezione dei reati di mafia» che, appunto, resteranno presso i Tribunali.

Il recente pronunciamento della Cassazione «ci ha posto la necessità di intervenire», ha spiegato Alfano spiegando di aver chiesto ai vertici degli uffici giudiziari il quadro dei procedimenti a rischio. Risultato: 243 i processi pendenti presso Corti di Appello e Tribunali; 4 presso le procure generali e 141 presso la Direzione distrettuale antimafia, in totale 388. Alto anche il rischio di scarcerazioni di pericolosi detenuti per decorrenza dei termini di custodia cautelare: stando a una ricostruzione parziale, il Tribunale di Nola ha indicato 206 detenuti, 61 a Palermo, 38 la dda di Catania, 56 a Milano. «Sarebbe stato un impatto notevole. Siamo lieti - ha detto Alfano - di aver posto una toppa al buco che si era creato».

Dalla maggioranza arriva il plauso all’ intervento del Governo. «Il posto dei mafiosi è il carcere: non ci possono essere alternative al di là delle sentenze dei magistrati» Federico Bricolo (Lega Nord). Fabio Granata, vice presidente della commissione Antimafia, sottolinea «l’importantissimo segnale politico costituito dalla volontà di evitare sempre e comunque la competenza della Corte d’Assise che proprio perchè ha al suo interno la componente della giuria popolare è oggettivamente la più permeabile ai condizionamenti o all’azione intimidatoria delle mafie». Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, osserva: «Abbiamo varato importanti leggi contro la mafia. Oggi confermiamo il nostro impegno e ci attiveremo da subito per convertire in legge un decreto opportuno, che ferma e corregge una grave distrazione della magistratura». Il Pd, per bocca del capogruppo in commissione Giustizia, Donatella Ferranti, apprezza «il pronto dietrofront dell’esecutivo che sembrerebbe aver disconosciuto la competenza delle Corti d’Assise per i processi di mafia correggendo così il pasticcio causato dal combinato disposto della legge Cirielli e del pacchetto sicurezza» ma esprime «forte perplessità e scetticismo per la decisione di ampliare le competenze delle corti d’assise, peraltro per decreto e quindi senza adeguati approfondimenti. Temiamo che questo intervento si riveli l’ennesimo provvedimento sfascia giustizia».

Positivo il giudizio del procuratore di Palermo, Francesco Messineo per l’ intervento del governo «puntuale ed efficace che scongiura situazioni potenzialmente molto critiche».

La Stampa