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Un'Informazione Libera e Corretta - F. De Bortoli - da La Guerra dei Giornali
Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 22:12:18, in Sindacato, linkato 1490 volte)
Cari signori Tutti, basta prostituzione di comodo e soprattutto basta alle azioni mediatiche che ci portino oltre in questo ritrovato medioevo delle Donne. La Bindi mi piace più di quanto non piaccia veramente alla sinistra, ma chi se ne frega se ha litigato in tv con Berlusconi. In certe situazioni anche un bel vaffanculo è corretto nel nuovo galateo televisivo, perché no? Io però continuerò a sentirmi offesa come donna dai colleghi del fronte antiberlusconiano, per come è stata trattata la polemica del Viagra e per come è stata magnificata la figura di una comune puttana. Si vede bene come due gruppi editoriali si stiano affrontando senza esclusione di colpi. La stampa estera? Quella legata a Murdok di Sky è stata sempre embedded e puntava al pacchetto Rai tanto che, quando non lo ha avuto, "lui" ha scaricato i Laburisti. Gli spagnoli hanno fatto letteralmente vomitare, perché con il polverone delle foto a Villa Certosa coprivano il voto in parlamento della leggina per sollevare Israele dai crimini di guerra. Berlusconi ha tutti i difetti, ma se la stampa è davvero libera, qualcuno dovrebbe rifiutarsi di firmare le penose interviste a personaggi come il pregiudicato ex fidanzato di Noemi, perché l'unica cosa che abbiam capito è che la ragazza non fosse "illibata". Suvvia! Adesso basta! L.M.

Doppio attacco al Corriere


UN'INFORMAZIONE LIBERA E CORRETTA

di Ferruccio De Bortoli


Non potevamo ricevere miglior attestato dell'indipendenza del Corriere. Nel giro di due giorni siamo stati attaccati sia da destra sia da sinistra.

Al Cavaliere non sono andate giù le inchieste di Bari, svelate per primo dal Corriere, né forse alcune posizioni che abbiamo ospitato sul lodo Alfano, sullo scudo fiscale o la difesa delle regole costituzionali.
Marco Travaglio ed Eugenio Scalfari, che ieri hanno scritto sui rispettivi giornali, Il Fatto e La Repubblica, (a loro rispondo a pagina 12) ci rimproverano sostanzialmente di non far parte dell'esercito mediatico che Berlusconi lo vorrebbe mandare a casa, senza chiedere agli italiani se sono d'accordo.

Un giornale non è un partito. L'informazione è corretta se fornisce al lettore tutti gli elementi necessari per formarsi senza condizionamenti un'opinione. Non lo è quando amplifica o sottostima una notizia chiedendosi prima se giova o no alla propria parte o al proprio padrone.

Ed è quello che sta accadendo oggi: i fatti non sono più separati dalle opinioni. Sono al servizio delle opinioni. I lettori rischiano di essere inconsapevolmente arruolati in due trincee, dalle quali di danno vita a campagne stampa e raccolte di firme. Tutti liberi di farlo, naturalmente. A volte con qualche ottima ragione. Ma senza trattare poi coloro che non vi aderiscono come alleati di fatto del nemico o pavidi spettatori.

Gli avvenimenti sono spesso manipolati, piegati alla bisogna. Trionfa la logica dell'attacco personale, della delegittimazione morale. C'è il regime in Italia, come scrivono alcuni giornali stranieri? No, e la pronuncia della Consulta lo dimostra.

La libertà di stampa è in pericolo? Le querele sono gravi e da condannare, specie se vengono dal potere a scopo intimidatorio, ma il pluralismo c'è, nonostante tutto.

Il premier deve rispondere alle domande? A tutte, anche alle più reiterate e innocue. Purtroppo, però, le regole di base di questa professione sono saltate. Chi non si mette un elmetto e si schiera è un traditore o un venduto, non un professionista al servizio del proprio pubblico.

Una buona e corretta informazione, scriveva Luigi Einaudi, che collaborò a queste colonne, fornisce al cittadino gli ingredienti non avariati, per deliberare, per essere più responsabile e libero. E non un tifoso ancora più assetato del sangue dell'avversario.

Noi restiamo fedeli a questo spirito, nel rispetto dei valori costituzionali e nel tracciato storico di una tradizione liberale e democratica. Al Corriere, che ha le sue idee, si rispettano quelle degli altri. Altrove no.

Una tregua è oggi necessaria. Berlusconi ha commesso (anche ieri) i suoi errori. Mostri più rispetto per le istituzioni e per la stampa, anche estera. Gli altri, per la volontà della maggioranza degli elettori.

I giornali facciano il proprio dovere, fino in fondo. Il clima conflittuale creato nel Paese ha qualcosa di inquietante e dovrebbe indurre tutti a fermarsi un attimo, a chiedersi se per abbattere l'avversario sia davvero necessario bruciare l'intero edificio civile, istituzioni comprese, mostrando uno spettacolo ingiusto e amaro.

L'italia vera, per fortuna, è diversa.

Corriere Sera, ed. 12 ottobre 2009, prima pagina.