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Lettera di Nichi Vendola alla Pm Desiree Digeronimo
Di Loredana Morandi (del 08/08/2009 @ 08:48:47, in Politica, linkato 1405 volte)
Mi dispiace, ma io non credo ad una sola parola, perché come minimo Nichi è stato un cattivo amministratore, e che la facesse finita subito, con questo falso ricatto morale perché si dice "soldi" anche a casa degli omosessuali. I depressi malinconici non fanno gli amministratori pubblici. E basta infinocchiare il popolo della sinistra, perché dopo i diritti degli omosessuali viene sempre il diritto delle compagne prostitute, ma con le migliaia di schiave non mi pare proprio il caso di battersi il petto per una che si auto gestisce. Caro Nichi, per il polverone prenditela con Franceschini (Tedeschi) e la cattiva riuscita delle Escort baresi a casa del Premier, quale che sia, anche Berlusconi, che proprio come Te è uomo che delle prostitute può fare a meno... L.M.

Per me che amo disperatamente la vita


Autore: redazione

La lettera aperta di Nichi Vendola al Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Bari Desirè Digeronimo titolare di una delle inchieste sulla sanità pugliese.

Gent.ma Dott.ssa Digeronimo,


l’amore per la verità non mi consente più di tacere. Ho l’impressione di assistere ad un paradossale capovolgimento logico per il quale i briganti prendono il posto dei galantuomini e viceversa. Io ho la buona e piena coscienza non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità.

“Nichi il puro” titola “Panorama” per stigmatizzare le mie presunte relazioni con un imprenditore che non conosco e a cui ho chiuso, dopo trent’anni, una discarica considerata un autentico eco-mostro (stupefacente notare che “L’Espresso” pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale: sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura!).

In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare. In questi anni di governo ogni volta che ne ho ravvisato la necessità ho adottato provvedimenti tanto tempestivi quanto drastici a tutela delle istituzioni: sono fatti noti, che fanno la differenza tra il presente e il passato.

Ma la sua indagine, dott.ssa Digeronimo, sta diventando, suo malgrado, lo strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpire la mia persona pur non essendo io accusato di nulla. Per antico rispetto verso la magistratura e verso di lei ho evitato, in queste settimane, di reagire alla girandola di anomalie con le quali si coltiva un’inchiesta la cui efficacia si può misurare esclusivamente sui Tg.

La prima anomalia è che lei non abbia sentito il dovere di astenersi, per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività questa specifica inchiesta.

La seconda anomalia riguarda l’aver trattenuto sotto la competenza della Procura Antimafia una mole di carte che hanno attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione.

La terza riguarda l’acquisizione di atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente.

La quarta riguarda la incredibile e permanente spettacolarizzazione dell’inchiesta: che si svolge, in ogni suo momento, a microfoni aperti e sotto i riflettori.

Così per la mia convocazione in Procura. Così per l’inaudita acquisizione dei bilanci di alcuni partiti e addirittura di alcune liste elettorali.

Il polverone si è mangiato i fatti: quelli circostanziati legati al cosiddetto sistema Tarantini: e nella festosa scena abitata da questo imprenditore io, a differenza persino di alcuni magistrati, non ho mai messo piede. Lei è così presa dalla sua inchiesta che forse non si è accorta di come essa clamorosamente precipita fuori dal recinto della giurisdizione: sono diventato io, la mia immagine, la mia storia, la posta in gioco di questa ignobile partita. Non dico altro. Il dolore lo può intuire. Qualcuno sta costruendo scientificamente la mia morte. Per me che amo disperatamente la vita è difficile non reagire. Le chiedo solo di riflettere su queste scarne parole.

Nichi Vendola
Bari, 7 Agosto 2009