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Magistratura. 1909-2009: i 100 anni della Associazione Magistrati - rassegna
Di Loredana Morandi (del 26/06/2009 @ 01:36:57, in Magistratura, linkato 2368 volte)
Magistratura
1909-2009: i 100 anni dell’Anm,
l’Associazione Nazionale Magistrati
 


giovedì 25 giugno 2009

Un’occasione speciale per festeggiare i 100 anni dalla nascita: l’Anm, l'Associazione Nazionale Magistrati, celebra il suo Centenario con una cerimonia in Campidoglio giovedì 25 giugno, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

di Gianluca Marchionne

CELEBRAZIONI E DIFFICOLTÀ - L’Associazione Nazionale Magistrati festeggia i suoi 100 anni di vita in un periodo particolare, proprio nel momento in cui la possibilità di usare uno dei suoi strumenti più impiegati per le indagini, le intercettazioni, sembra essere fortemente limitata dal Lodo Alfano; questo a pochi mesi dal 19 novembre dello scorso anno, quando si è appellata all’Onu per “i duri attacchi alle decisioni della magistratura venuti da esponenti politici e dallo stesso primo ministro”, oltre che per i progetti di riforma del Csm che vogliono “sminuirne il ruolo di garanzia dell'indipendenza della magistratura”. Un’opportunità per un momento di celebrazione e, perché no, di riflessione arriva dalla cerimonia prevista per il 25 giugno, nella Sala degli Orazi e dei Curiazi in Campidoglio a Roma, a partire dalle 17. Intanto, ripercorriamo la storia dell’Anm.

LA NASCITA - Era il 13 giugno 1909 quando a Milano nasceva, per iniziativa di quarantaquattro magistrati, l’Associazione Generale fra i Magistrati d’Italia, figlia di discussioni teoriche che avevano cominciato a fermentare qualche anno prima, precisamente nel 1904. Nell’aprile di quell’anno, infatti, 116 magistrati, in servizio nel distretto della Corte di Appello di Trani, firmarono un documento, poi noto come “Proclama di Trani”, diretto al capo del governo ed al ministro della Giustizia, con il quale si sollecitava la riforma dell'ordinamento giudiziario. Un documento, questo, di portata storica, perché rappresentava la prima azione collettiva a livello nazionale dei pubblici funzionari giuridici, e che ricevette grande risalto nella scena italiana legislativa e forense, venendo pubblicato dal “Corriere giudiziario” e ottenendo 350 adesioni al suo testo provenienti da tutta Italia.

L’ANM CRESCE - Adesioni che testimoniavano la volontà, soprattutto da parte della bassa magistratura, di cambiamenti e modifiche della situazione esistente. La fondazione dell’Agmi, il cui primo presidente fu Giovanni Sola, s’inserì dunque in questo humus culturale in maniera naturale, tanto da veder moltiplicare enormemente i propri iscritti, che nel 1911 ammontavano già a 1700, per toccare nell’aprile 1914 la quota di 2067 magistrati. Le proposte su cui si assestò la linea di condotta dell’associazione nei suoi primi anni furono essenzialmente incentrate su migliori condizioni economiche e su una riforma dell’ordinamento, richieste alle quali il governo dell’epoca rispose con sanzioni disciplinari e leggeri aumenti di stipendio. Il primo congresso dell’associazione si tenne nel settembre 1911, ospitato in una sala di Castel Sant’Angelo, con 592 partecipanti, mentre due anni esatti prima era nato l’organo ufficiale dell’organizzazione, “La Magistratura”.

IL PARERE DI VITTORIO EMANUELE ORLANDO - Secondo quanto proclamato fin dallo statuto provvisorio dell’Agmi, dall’associazione era “escluso ogni carattere e fine politico”, tuttavia l’attività e le rivendicazioni del sindacato suscitarono la preoccupazione di governo e alta magistratura, in particolare del Guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando, che aveva espresso “dubbi gravissimi sulla possibilità che l'iniziativa produca frutti utili e degni”, dato che, a suo avviso, “la magistratura italiana ha una costituzione rigorosamente gerarchica” e “la gerarchia ne costituisce l'essenza”. Per Orlando, intervenuto sulla questione sul “Corriere del Lavoro”, infatti la parità tra i membri della futura Anm avrebbe portato a situazioni dove si sarebbero danneggiate “la dignità e l’autorità” degli esponenti di livello più elevato. L’uomo politico palermitano aveva però giustamente notato un punto chiave nella condotta dell’organizzazione, ovvero che “tutte le associazioni fra funzionari cominciano col dichiararsi apolitiche”, ma “poi nella loro effettiva attività difficilmente vi si mantengono fedeli”.

I CONTRASTI CON IL REGIME FASCISTA - Con l’avvento al potere del regime fascista, che dispose lo scioglimento di tutte le libere associazioni, l’Agmi fu costretta a cessare la propria attività, rifiutando di trasformarsi in sindacato fascista e deliberando la conclusione della propria esperienza nell’assemblea generale del 21 dicembre 1925. “La Magistratura” terminò le pubblicazioni con l’ultimo numero del 15 gennaio 1926, dove apparve in prima pagina un editoriale dal titolo “L’idea che non muore”, nel quale si sostennero le ragioni della decisione presa. Il rifiuto dell’associazione di sottostare alle condizioni fasciste viene motivato nella convinzione che “la ‘mezzafede’ non è il nostro forte, e la ‘vita a comodo’ è troppo semplice per spiriti semplici come i nostri”, perciò “abbiamo preferito morire”. La sfida alla dittatura provocò però la rappresaglia del regime che, con il Regio Decreto del 16 dicembre 1926, destituisce dalla magistratura i più noti dirigenti dell’Agmi, in primis il segretario generale Vincenzo Chieppa (padre di Riccardo, attualmente presidente emerito della Corte costituzionale), colpevoli di essersi posti “in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo”.

LA RINASCITA - Dopo il blackout del Ventennio e della guerra, è il 1945 a segnare la rinascita dell’associazione, con la denominazione di Associazione Nazionale Magistrati Italiani, di nuovo supportata dalla “Magistratura”, che riprende l’attività nell’aprile dello stesso anno e di nuovo guidata, tra gli altri, da Vincenzo Chieppa, riammesso tra i pubblici funzionari giudiziari. Importante è poi il contributo dell’Anm alla Costituzione, nella quale definisce il ruolo della giurisdizione, sottolineando inoltre l’indipendenza della magistratura.

CORRENTI, SCISSIONI E RIENTRI - Negli anni successivi l’Anm conoscerà la nascita di vere e proprie “correnti” al suo interno, che concorrono a eleggerne gli organi direttivi: la prima è “Terzo potere”, che raccoglieva pressoché tutta la “bassa magistratura” (pretori, giudici di tribunale, sostituti procuratori) e che conquistò nel 1959 la guida della Associazione Nazionale Magistrati, strappandola all’“alta magistratura” (capi degli uffici, Consiglieri di Cassazione). Quest’ultima nel 1961, non condividendo l’impostazione che prevedeva pari dignità di tutte le funzioni giudiziarie, con abbattimento della carriera, si distaccò dall’Anm formando l’Unione Magistrati Italiani (Umi). L’Unione comunque non riuscì mai a superare il 7-8% dei magistrati, ma conservò fino al 1972 una forte rappresentanza nel Consiglio Superiore della Magistratura, detenendo infatti la maggioranza nella Corte di Cassazione (che eleggeva 6 componenti del Csm su 14). La situazione cambiò con l’introduzione del principio “un uomo un voto”, che tolse il primato alla Cassazione e la principale ragion d’essere per l’Umi, che nel 1972 non elesse alcun componente del Csm e, seppur avendo conquistato nel ’76 509 voti e un seggio, si sciolse e rientrò nell’Anm prima delle elezioni del 1981. L’anno precedente c’era stata un’altra fuoriuscita di magistrati, provenienti da “Terzo potere” e non entrati a far parte della neonata “Unità per la Costituzione”, che fondarono il Sindacato Nazionale Magistrati, presentatosi alle elezioni dell’81, dove non ottenne neppure un seggio al Csm. Diversa sorte cinque anni più tardi, nel 1986, quando totalizzò il 6% dei voti, risultato rimasto però isolato, tanto che dal ’91 l’associazione ha cessato la sua attività. Nel frattempo, nel ’64 era nata “Magistratura Democratica”, espressione di una parte dell’ala progressista e di sinistra dei magistrati, mentre nel ’62-’63 si era formato il nucleo di “Magistratura Indipendente”, corrente tradizionalista che mantenne la maggioranza nell’Anm fino all’81, quando fu sorpassata da “Unità per la Costituzione”.

COMPOSIZIONE E STRUTTURA - Attualmente, l’Associazione Nazionale Magistrati, membro fondatore dell’Unione Internazionale dei Magistrati, conta 8284 magistrati sul totale di 8886 magistrati italiani in servizio, e il suo Comitato Direttivo Centrale, composto di 36 membri, è eletto ogni quattro anni con il metodo proporzionale. Al momento ne fanno parte esponenti delle quattro correnti che operano nel sindacato: Unità per la Costituzione (14 eletti), Magistratura Indipendente (9 eletti), Magistratura Democratica (8 eletti), Movimento per la giustizia - Articolo 3 (5 eletti). Il Comitato ha il compito di eleggere la esecutiva centrale composta da nove membri, tra i quali Presidente, (in carica è Luca Palamara), vice Presidente, Segretario generale, vice Segretario generale e direttore della rivista “La Magistratura”. Infine, ogni due anni si tiene un Congresso pubblico.

Gianluca Marchionne
Fondazione Italiani ( giovedì 25 giugno 2009 )

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