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L'ingiustizia della giustizia - storia di una madre da Il Messaggero
Di Loredana Morandi (del 29/05/2009 @ 05:42:23, in Osservatorio Famiglia, linkato 2184 volte)

Mi sento vicina a questa mamma, perché ho avuto anche io una esperienza ospedaliera in Umbria. Diversamente io un figlio lo stavo perdendo in quel di un ospedaletto satellite a quello di Perugia, dal quale invece un ottimo medico guidò dettagliatamente tutta la rianimazione.

L'ingiustizia della giustizia



Premetto che sono una semplice cittadina italiana in alcun modo interessata alla politica né ideologicamente né in maniera attiva ma sono solo una persona che vive mettendo in pratica valori che mi sono stati insegnati.

Mi rivolgo in particolare alle Istituzioni, a coloro che decidono per me e che mi “governano” e ancora più nello specifico a Silvio Berlusconi prima in qualità di uomo e poi, in qualità di Presidente del Consiglio Italiano. Ma anche al mio Presidente della Repubblica. Spero di avere una risposta da loro e da tutti quelli che si sentiranno implicati in questa vicenda.

Quella che vado a raccontare è una tragica storia, come probabilmente tante altre, ma è la mia e la difendo pagando con il mio impegno alquanto doloroso. Nel 2003, dopo anni di grandi delusioni e di dolori (5 aborti, una extrauterina e vari esami invasivi) attraverso inseminazione intrauterina rimango incinta ed inizia per me un periodo meraviglioso.

Durante i nove mesi comunque, vengo sottoposta anche a cerchiaggio cervicale per evitare problemi di ogni tipo visto che la mia era considerata “gravidanza preziosa” e, negli ultimi mesi interviene un diabete gestazionale che comporta una dieta e punture di insulina che mi somministravo più volte al giorno. Ma, nonostante questo il mio bambino cresce in maniera puntuale e i miei ginecologi sono tranquilli e rassicuranti.

A dicembre, vado a partorire nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Perugia; una struttura pubblica che dovrebbe garantire i cittadini. Mio figlio muore dentro quella sala parto, estratto con l’utilizzo della ventosa ostetrica. Viene sottoposto ad autopsia dall’Ospedale e la causa della morte viene indicata come “emorragia subdurale”.

Ho avviato un procedimento penale, attraverso una querela che dopo più di 5 anni di tormenti, interrogatori di periti, udienze inutili, rinvii e sangue avvelenato, ha portato il 9 febbraio scorso al rinvio a giudizio del Dr Gianfrancesco Brusco per omicidio colposo. Il capo di imputazione è motivato dal PM con “imperizia, imprudenza e negligenza” ovvero per aver commesso una serie di errori e di omissioni che lo vedono oggi rinviato a giudizio. La storia è molto più complessa e grave ma credo basti per far capire lo stato dei fatti.

Il 18 maggio si è “svolta” la prima udienza dibattimentale durante la quale, per la prima volta, sono rimasta senza parole. L’imputato ha chiesto l’applicazione del “pacchetto sicurezza” ovvero la cosiddetta “norma blocca processi”. Il Giudice, obbligato dalla Legge ad accettare, ha quindi sospeso il processo penale che mi vede parte offesa fissando la prossima udienza, ovvero la prima dibattimentale, al 21 settembre 2010.

Ho cercato di capire cosa fosse successo perché, come spesso accade, nessuno sa mai niente in questo Paese soprattutto se trattasi di informazioni che toccano i diritti di tutti.

Già avevo ottimi motivi per essere profondamente “indignata” dal sistema della giustizia italiana ma poi, quando ho appreso che è stato approvato dal Governo questo “pacchetto sicurezza” che prevede, e nessuno ce lo ha mai spiegato, la sospensione di processi penali fino ad un max di 18 mesi per reati cosiddetti minori o, spesso chiamati meno gravi, commessi entro il 2 maggio 2006 (peraltro già indultati).

Ora, chiedo al Presidente della Repubblica e soprattutto al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi se, secondo loro si può considerare reato minore un omicidio colposo (presunto) avvenuto dentro la sala parto di una struttura pubblica quale l’Ospedale di Perugia che ha portato alla morte di un neonato: mio figlio, la mia unica speranza. Vorrei sapere dal Presidente del Consiglio se, a suo avviso, sia giusta questa decisione di sospendere processi già così lunghi in Italia per un reato così grave, così doloroso per chi ha il coraggio di affrontarlo. Questo è il modo di andare verso un sistema che scoraggia ulteriormente chi si vede danneggiato così gravemente da qualcuno.

Vorrei in ultimo sapere dal Presidente della Repubblica e soprattutto dal Presidente del Consiglio se è giusto che, il ragionevole dubbio che un medico che esercita dentro una struttura pubblica (rinviato a giudizio per presunto omicidio colposo con le imputazioni di imperizia, imprudenza e negligenza) non porti a far prendere, da chi amministra, dei provvedimenti cautelativi.

È chiaro che penalmente, so che tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva ma, come si fa ad accettare tutto questo? Ho scelto a suo tempo di iniziare una causa penale proprio perché volevo giustizia, volevo credere nella giustizia e volevo dare un senso a quella che è la tragedia che ha travolto la mia vita ovvero la morte del mio bambino.

Ora, sono passati a dicembre prossimo saranno sei anni e mi ritrovo a dover subire quella che ritengo una grande ingiustizia di fronte alla quale non ho possibilità di fare niente… sono drammaticamente impotente. La sensazione di impotenza che avverto è sconcertante e mi indigna profondamente. Mi auguro di avere risposta a questa mia lettera che ho inviato a tutti i quotidiani nazionali, alle redazioni televisive nazionali, ai programmi televisivi che ritengo più seri ed, infine al Presidente del Consiglio che, sono certa, mi darà una risposta … prima di tutto come uomo.

Grazie

Cristina Sensi (28 maggio 2009)