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Toghe Elette dal Popolo - rassegna stampa
Di Loredana Morandi (del 19/05/2009 @ 02:02:52, in Magistratura, linkato 1304 volte)

L'associazione nazionale magistrati insorge contro la proposta di Umberto Bossi

«Magistrati eletti dal popolo?
Così si calpesta la Costituzione»

«Difficile immaginare l'avvio di certe inchieste se il pm fosse strettamente legato al potere politico»

ROMA - Insorgono le toghe italiane, per bocca del presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara alla proposta del leader della lega Nord Umberto Bossi di una magistratura eletta dal popolo. Magistrati eletti? Così si calpesta la Costituzione e non si garantisce l'indipendenza della magistratura dal potere politico a garanzia dei cittadini, dice Palamara. «La Costituzione, su questo punto, va tutelata evitando qualsiasi discriminazione». A Palamara fa eco il segretario dell'associazione Giuseppe Cascini: «L'Italia è un Paese che tutto il mondo guarda con attenzione e rispetto per la capacità che ha avuto la magistratura italiana di contrastare fenomeni come la corruzione della politica, la mafia, il terrorismo e i loro legami con centri di potere più o meno occulti. E questo è stato possibile grazie all'elevato livello di professionalità e di indipendenza dei magistrati italiani. Certamente è difficile immaginare che certe inchieste potessero solo essere avviate in un sistema in cui il pm fosse stato strettamente legato al potere politico».

PERCHÉ NO - Per Palamara, la proposta di Bossi «non tiene conto di quanto previsto dalla Costituzione per realizzare la più ampia professionalità e indipendenza della magistratura a garanzia dei cittadini. Cioè - spiega - tramite la previsione di un concorso selettivo e non tramite una elezione popolare che, inevitabilmente, comporterebbe una politicizzazione della nomina e quindi del potere giudiziario». Palamara poi aggiunge: «È vero che ci sono sistemi che prevedono l'elezione dei magistrati direttamente dal popolo, come in America per quanto riguarda i Pm distrettuali, ma deve considerarsi che siamo di fronte a sistemi completamente diversi da quello nostro e che di conseguenza rendono impossibile prendere singoli pezzi di un sistema e trasportarli in un altro». In questo modo, secondo il presidente dell'Anm «inevitabilmente avremmo un pubblico ministero espressione di una singola parte e quindi quella garanzia di indipendenza andrebbe persa. La funzione giudiziaria non può dipendere dalla provenienza regionale di un magistrato».

REAZIONI - Non mancano ovviamente le reazioni politiche. Niccolò Ghedini (Pdl) ad "Affaritaliani.it" afferma: «Bisogna andare avanti con giudizio» sostiene. «Quella dei pm votati dai cittadini - prosegue il consigliere giuridico (nonché avvocato) del premier - non è un'idea della Lega, è un'idea che l'avvocatura e il mondo liberale portano avanti da quarant'anni. Io che sono venticinque anni che faccio politica sulla giustizia ho sempre portato avanti questa ipotesi, ovvero far sì che ci sia una maggiore partecipazione del popolo alla gestione della giustizia». Posizione contraria da parte di Federico Palomba, deputato dell'Italia dei Valori e vicepresidente della commissione giustizia alla Camera: «L'Idv è per l'affrancamento della giustizia da ogni dipendenza politica. Siamo, pertanto, fermamente contrari alla proposta di Bossi, di fare eleggere i magistrati dal popolo». «Tale proposta - aggiunge Palomba - oltre ad andare contro la Costituzione, darebbe luogo ad una magistratura fortemente politicizzata, l'esatto contrario di ciò cui noi e i cittadini tutti aspiriamo». Anche per Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, «gli esponenti del governo, progressivamente e a turno, tentano di erodere i principi fondamentali della Costituzione che garantiscono i diritti e l'uguaglianza dei cittadini di fronte alle legge».


18 maggio 2009 (ultima modifica: 19 maggio 2009)

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''Giudici eletti dal popolo? Incostituzionale'',

l'Anm liquida l'idea di Bossi

Il leader della Lega Nord ha avanzato nei giorni scorsi più volte la proposta. Le risposte.

Franco Pennello
Altolà dell'Associazione nazionale magistrati al leader della Lega Nord, Umberto Bossi. Dopo che nei giorni scorsi il ministro delle Riforme aveva annunciato che presto i magistrati saranno eletti direttamente dal popolo, oggi l'Anm prende posizione ufficialmente stoppando l'esponente del governo.
“La Costituzione italiana è una cosa molto seria e non dovrebbe mai essere affrontata con battute estemporanee”, ha detto il segretario dell'Associazione, Giuseppe Cascini.

Questo accesso è previsto dalla Costituzione

“Il sistema italiano di accesso in magistratura è previsto dalla Costituzione ed è un sistema tra i migliori nel mondo per le garanzie che offre in termini di professionalità e indipendenza; mentre non credo che lo stesso possa dirsi con riferimento ad altre funzioni di nomina elettiva”: questo l'affondo di Ciaschini.
Quanto alla provenienza territoriale dei magistrati reclamata da Bossi, Cascini ha aggiunto: “Appare sconcertante che ancora oggi si debbano sentire manifestazioni di razzismo legate alla provenienza regionale dei funzionari dello Stato, ed è molto grave che una così grande offesa alla Costituzione venga da un ministro della Repubblica”.

Due interventi di Bossi

In effetti il ministro delle Riforme nei giorni scorsi, in piena campagna elettorale in Veneto, era intervenuto su questo tema in ben due occasioni. Prima, venerdì scorso, annunciando che “tra poco i magistrati saranno eletti dal popolo. Il Veneto avrà i suoi magistrati perché non se ne può più di non avere neppure un magistrato veneto. E credo che questo si possa fare ancor prima di andare al voto”.
Un annuncio che aveva tra l'atro trovato la condivisione del ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Poi, sabato, sempre in campagna elettorale in Veneto, Bossi si è ripetuto dicendo che “il prossimo passo dopo il federalismo è quello dell'elezione da parte dei popoli dei magistrati perché ogni popolo deve avere la propria possibilità di esprimersi. Bisogna fare come con i cantoni in Svizzera”.

Tutte le componenti dell'Anm contrarie

Ma oggi i magistrati hanno fatto sentire la loro voce. Tutte le componenti dell'Anm, infatti, si sono trovate compatte a criticare il leader della Lega Nord. E oltre al segretario, Ciascini, anche altri esponenti dell'associazione hanno risposto per le rime al ministro delle Riforme. Fabio Roia, di Unicost, ha detto: “Non si capisce il senso della proposta di Bossi alla luce dei principi costituzionali e delle opinioni culturali che vogliono i magistrati non politicizzati. Il magistrato, inoltre, è espressione di identità nazionale e trovare magistrati legati a territorialità regionali sarebbe introdurre un sistema dirompente per l'applicazione della legge che deve trovare sempre dei riferimenti nazionali”.

I magistrati sono italiani e basta
Sempre sul tema dei magistrati veneti Ciro Riviezzo, di Movimento per la giustizia, ha replicato: “I magistrati sono italiani e basta”. Cosimo Maria Ferri, di Magistratura indipendente, invece, è andato oltre indicando la strada da intraprendere per snellire l'iter dei processi: “Occorre piuttosto che con la politica si passi a riforme serie: c'è l'esigenza di un tavolo comune per riformare in modo serio il processo civile e quello penale. Non partendo da riforme ordinamentali che non risolvono il problema della ragionevole durata dei processi. Ma attraverso un'intesa e una sinergia con gli enti locali e territoriali per far funzionare al meglio gli uffici giudiziari”.


Il Salvagente - Ultimo aggiornamento: 18/05/09

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Toghe scelte dal popolo: un coro di no alla proposta di Bossi

di Redazione

Per Umberto Bossi l’elezione dei pm sarebbe una «scelta di democrazia», ma l’Anm insorge: «Così si calpesta la Costituzione e si provoca la politicizzazione delle toghe».
La proposta fatta tre giorni fa dal ministro per le Riforme anche per il centrosinistra è «inaccettabile».

Niccolò Ghedini, consigliere del premier per la giustizia, attacca l’Anm «arroccata sui privilegi di casta» e invita alla cautela. «L’idea è percorribile, ma va valutata con attenzione per verificare la possibilità di un intervento a Costituzione vigente». Ghedini ricorda che l’ipotesi di eleggere i Pm (come in Usa o in Svizzera) è già anticipata nel ddl sulla giustizia, per le udienze di fronte al giudice di pace.

Giuseppe Consolo, ex-An, trova l’idea «buona ma prematura», mentre Giulia Bongiorno teme che così non si garantirebbe l’indipendenza dei pm e il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano propone all’Anm di discuterne senza «demonizzazioni».

Se fossero scelti dal popolo come vorrebbe Bossi, per Lanfranco Tenaglia del Pd i Pm «sarebbero espressione di parte e non tutela dell’interesse dei cittadini».

Antonio Di Pietro attacca, schierandosi con l’Anm: «Semmai il magistrato dovrebbe esercitare dove non ha alcun rapporto personale pregresso». Proposta «ridicola», per Michele Vietti dell’Udc.

Che le toghe siano preoccupate lo dimostrano anche le reazioni dal Csm delle varie correnti. «Il magistrato è espressione di identità nazionale - dice Fabio Roia di Unicost -, non può essere legato a territorialità regionali».

Critico anche Cosimo Maria Ferri, togato di Magistratura indipendente, che propone però una maggiore «collaborazione territoriale» per far funzionare la giustizia. Solo una proposta «campata in aria», la definisce Ciro Riviezzo del Movimento per la giustizia. Dice no anche il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso.

Il Giornale

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